Art. 609 bis – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Violenza sessuale

Articolo 609 bis - Codice Penale

(1) (2) (3) Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da sei a dodici anni (4) (609 nonies).
Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:
1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto (609 quater, 609 sexies, 609 decies);
2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.

Articolo 609 bis - Codice Penale

(1) (2) (3) Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da sei a dodici anni (4) (609 nonies).
Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:
1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto (609 quater, 609 sexies, 609 decies);
2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.

Note

(1) A norma dell’art. 157, sesto comma, c.p., così come modificato dall’art. 4, comma 1, lett. a), della L. 1° ottobre 2012, n. 172, i termini di prescrizione sono altresì raddoppiati per il reato di cui all’articolo 572 e per i reati di cui alla sezione I del capo III del titolo XII del libro II e di cui agli articoli 609 bis, 609 quater, 609 quinquies e 609 octies, salvo che risulti la sussistenza delle circostanze attenuanti contemplate dal terzo comma dell’articolo 609 bis ovvero dal quarto comma dell’articolo 609 quater.
(2) A norma dell’art. 609 decies, primo comma, c.p. così come sostituito dall’art. 4, comma 1, lett. v), n. 1), della L. 1° ottobre 2012, n. 172, quando si procede per taluno dei delitti previsti dagli articoli 600, 600 bis, 600 ter, 600 quinquies, 601, 602, 609 bis, 609 ter, 609 quinquies, 609 octies e 609 undecies commessi in danno di minorenni, ovvero per il delitto previsto dall’articolo 609 quater, il procuratore della Repubblica ne dà notizia al tribunale per i minorenni.
(3) A norma dell’art. 11 del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, nella L. 23 aprile 2009, n. 38, così come modificato dall’art. 1, comma 4 bis, del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, nella L. 15 ottobre 2013, n. 119, le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori, hanno l’obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della vittima. Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta.
(4) Le parole: «da cinque a dieci anni» sono state così sostituite dalle attuali: «da sei a dodici anni» dall’art. 13, comma 1, della L. 19 luglio 2019, n. 69.

Tabella procedurale

Arresto: obbligatorio in flagranza, terzo comma facoltativo in flagranza, nei casi di procedibilità a querela di parte, occorre che questa sia presentata. 380 d bis c.p.p., 381 c.p.p., 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite, consentito l’allontanamento dalla casa familiare se il delitto è commesso in danno dei prossimi congiunti o del convivente. 280287 c.p.p., 282 bis c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale collegiale. 33 bis c.p.p.
Procedibilità: a querela di parte, irrevocabile; d’ufficio se ricorrano le ipotesi previste dall’art. 609 septies, quarto comma, c.p. 336 c.p.p.; 609 septies c.p.; 50 c.p.p., 609 septiess c.p.

Massime

In tema di reati contro la libertà sessuale deve escludersi la configurabilità dell’attenuante della minore gravità del fatto nel caso in cui la condotta sia stata tenuta ai danni di una minore nell’ambito di un rapporto fiduciario di affidamento tra l’autore del reato e la vittima. (Fattispecie relativa al delitto di violenza sessuale commesso da un insegnante e educatore nei confronti di una bambina di anni dieci a lui affidata). Cass. pen. sez. III 3 ottobre 2018 n. 43623

In tema di violenza sessuale l’espressione “abuso di autorità” che costituisce unitamente alla “violenza” o alla “minaccia” una delle modalità di consumazione del reato previsto dall’art. 609-bis c.p. ricomprende non solo le posizioni autoritative di tipo pubblicistico ma anche ogni potere di supremazia di natura privata di cui l’agente abusi per costringere il soggetto passivo a compiere o a subire atti sessuali. (Fattispecie relativa a violenza sessuale commessa nei confronti di una dipendente con mansioni di segretaria mediante abuso dell’autorità derivante dalla posizione di datore di lavoro). Cass. pen. sez. III 1 dicembre 2014 n. 49990

In tema di violenza sessuale l’abuso di autorità presuppone una posizione autoritativa di tipo formale e pubblicistico derivante dal pubblico ufficio ricoperto dall’agente. (Fattispecie nella quale è stata esclusa la posizione pubblicistica dell’agente che esercitava le funzioni di responsabile di un centro di accoglienza quale ente ausiliario riconosciuto dalla regione ed iscritto nel Registro generale del Volontariato). Cass. pen. sez. III 10 dicembre 2012 n. 47869

L’espressione “abuso di autorità” che costituisce unitamente alla “violenza” o alla “minaccia” una delle modalità di consumazione del reato previsto dall’art. 609 bis c.p. non include la violenza sessuale commessa abusando della potestà di genitore o di altra potestà privata. (In motivazione la Corte nell’escludere che possa intendersi per “autorità” ogni posizione sovraordinata pubblicistica o privatistica ha precisato che a ritenere diversamente resterebbe inapplicabile l’art. 609 quater comma secondo c.p. che presuppone l’inapplicabilità delle ipotesi previste dall’art. 609 bis c.p. tra cui rientra appunto anche quella di ogni atto sessuale commesso con abuso di autorità). Cass. pen. sez. III 23 gennaio 2012 n. 2681

In tema di reati sessuali rientra nella nozione di minaccia impiegata dall’art. 609 bis c.p. anche la prospettazione da parte del soggetto agente di esercitare un diritto quando essa sia nalizzata al conseguimento dell’ulteriore vantaggio di tipo sessuale non giuridicamente tutelato ottenendosi per tale via un profitto ingiusto e contra ius. (Fattispecie di minaccia rappresentata dal prospettato esercizio di un’azione di sfratto ). Cass. pen. sez. III 1 ottobre 2008 n. 37251

Alla madre che esercita la potestà su persona di minore età affetta da menomazione psichica incombe l’obbligo di protezione e di educazione e quindi l’obbligo di impedire un evento di cui sia chiaramente consapevole quale il compimento di atti di abuso sessuale e di sfruttamento della prostituzione del minore ad opera del convivente. Cass. pen. sez. III 21 dicembre 2006 n. 42092

Integra il delitto di violenza sessuale non solo la violenza che pone il soggetto passivo nell’impossibilità di opporre tutta la resistenza possibile realizzando un vero e proprio costringimento fisico ma anche quella che si manifesta con il compimento di atti idonei a superare la volontà contraria della persona offesa soprattutto se la condotta criminosa si esplica in un contesto ambientale tale da vanificare ogni possibile reazione della vittima. (Nel caso di specie l’imputato aveva accompagnato una propria dipendente in auto con un pretesto connesso allo svolgimento del lavoro e sostando lungo il percorso contro la volontà della stessa in un luogo appartato l’aveva percossa e trattenuta con la forza compiendo sulla stessa atti sessuali consistiti in toccamenti e baci mentre si masturbava). Cass. pen. sez. III 12 dicembre 2006 n. 40443

In tema di reati contro la libertà sessuale nei rapporti di coppia di tipo coniugale non ha valore scriminante il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca quando è provato che l’autore per le violenze e minacce precedenti poste ripetutamente in essere nei confronti della vittima aveva la consapevolezza del rifiuto implicito della stessa agli atti sessuali. (Nella fattispecie si trattava di due episodi di violenza sessuale perpetrati dal marito nei confronti della moglie – dalla quale viveva da anni separato – costretta ad incontrarlo a seguito di ripetute minacce di morte e di comportamenti aggressivi tra i quali un tentativo di incendio della di lei abitazione). Cass. pen. sez. III 12 maggio 2006 n. 16292

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 609 bis c.p. violenza sessuale non è necessaria una violenza che ponga il soggetto passivo nell’impossibilità di opporre una resistenza essendo sufficiente che l’azione si compia in modo insidiosamente rapido tanto da superare la volontà contraria del soggetto passivo. Cass. pen. sez. III 17 febbraio 2006 n. 6340

Il reato di violenza sessuale è configurabile anche all’interno del rapporto di coppia coniugale o paraconiugale che sia ogni qual volta vi sia un costringimento fisico-psichico idoneo ad incidere sulla libertà di autodeterminazione del partner sempre che sul piano soggettivo risulti dimostrata la consapevolezza da parte dell’agente dell’altrui rifiuto anche non espresso ma chiaramente percepibile all’atto sessuale. Cass. pen. sez. III 26 marzo 2004 n. 14789

Deve includersi nella nozione di atti sessuali il «palpeggiamento» delle natiche in quanto tale comportamento costituisce una effettiva e concreta intrusione nella sfera sessuale della vittima e sebbene superficiale integra una oggettiva manifestazione di sessualità. Cass. pen. sez. III 3 luglio 2003 n. 28505

In applicazione della regola dettata dall’art. 40 cpv. c.p. secondo cui il non impedire un evento che si abbia l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo deve ritenersi responsabile di concorso nel reato di violenza sessuale continuata commesso da un padre nei confronti della glia minore la madre di quest’ultima la quale benché resa compiutamente edotta dei fatti abbia sistematicamente omesso di denunciarli e di chiedere l’intervento dell’autorità limitandosi invece ad esortare la vittima alla sopportazione ed al perdono. Cass. pen sez. III 15 novembre 2001 n. 40712

In tema di reati contro la libertà sessuale la violenza richiesta per la integrazione del reato non è soltanto quella che pone il soggetto passivo nell’impossibilità di opporre tutta la resistenza voluta tanto da realizzare un vero e proprio costringimento fisico ma anche quella che si manifesta nel compimento insidiosamente rapido dell’azione criminosa così venendosi a superare la contraria volontà del soggetto passivo. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto integrato il reato di cui all’art. 609 bis c.p. nel caso di improvvisi palpamenti del seno di alcune alunne da parte di un funzionario scolastico). Cass. pen. sez. III 1 febbraio 2001 n. 3990

In tema di violenza sessuale la repentinità di azione idonea a limitare la libertà di autodeterminazione della vittima e a renderne inoperante la capacità di resistenza facendole subire un atto che in altre condizioni non sarebbe stato compiuto costituisce una forma di aggressione alla libertà sessuale. (Fattispecie relativa a palpeggiamenti «repentini e improvvisi» ad opera di un impiegato di un istituto scolastico nei confronti di alcune studentesse). Cass. pen. sez. III 1 febbraio 2001 n. 3990

Ai fini della qualificazione di un atto come «atto sessuale» quale previsto dall’art. 609 bis c.p. non deve necessariamente farsi riferimento all’istinto sessuale del soggetto agente ben potendo rientrare nella nozione in questione anche un atto il quale pur non valendo ad appagare il detto istinto costituisca indebita invasione della sfera sessuale del soggetto passivo. (Nella specie in applicazione di tale principio è stato ritenuto che correttamente fosse stato configurato il reato di violenza sessuale in un caso in cui il soggetto passivo era stato costretto a subire la penetrazione in vagina di alcuni oggetti ad opera degli imputati). Cass. pen. sez. III 7 dicembre 2000 n. 3553

In tema di violenza sessuale l’«abuso di autorità» di cui all’art. 609 bis primo comma c.p. presuppone nell’agente una posizione autoritativa di tipo formale e pubblicistico. (In applicazione di tale principio la Corte ha escluso la configurabilità dell’abuso di autorità in un’ipotesi in cui l’agente aveva compiuto atti sessuali con un minore degli anni sedici che gli era stato affidato nella sua qualità di insegnante privato per ragioni di istruzione ed educazione ed ha conseguentemente ritenuto corretta la decisione del giudice di merito che aveva qualificato il fatto come atti sessuali con minorenne – art. 609 quater c.p. – anziché come violenza sessuale – art. 609 bis c.p.). Cass. pen. Sezioni Unite 5 luglio 2000 n. 13

Deve ritenersi corretta la qualificazione di incaricato di pubblico servizio attribuita al medico convenzionato con il servizio sanitario nazionale perché investito di funzioni di carattere pubblicistico aventi nel contempo natura sanitaria ed amministrativa infatti una volta inseritosi nella struttura il medico non può scindere le funzioni di competenza. Momento di rilievo pubblicistico è non solo quello certificativo perché questo non è altro che l’attestazione delle mansioni già espletate dall’agente come incaricato di un servizio avente certamente finalità pubblica la cui parte più delicata non consiste nella certificazione bensì nelle attività prodromiche alla stessa. (In applicazione di tale principio la Corte ha affermato la procedibilità di ufficio per i reati contro la libertà sessuale commessi da un medico del servizio sanitario nazionale durante le visite ambulatoriali). Cass. pen. sez. III 21 febbraio 2000 n. 1913

L’idoneità della violenza o della minaccia a coartare la volontà della vittima nei reati di violenza sessuale vanno esaminate non secondo criteri astratti aprioristici ma tenendosi conto in concreto di ogni circostanza oggettiva e soggettiva; sicché anche una semplice minaccia o intimidazione psicologica attuata in situazioni particolari tali da influire negativamente sul processo mentale di libera determinazione della vittima può esser sufficiente ad integrare senza necessità di protrazione nel corso della successiva fase della condotta tipica dei reati in esame gli estremi della violenza. Cass. pen. sez. III 21 febbraio 2000 n. 1911

Costituisce abuso di autorità rilevante ai fini della commissione del reato di violenza sessuale punito dall’art. 609 bis c.p. la condotta dell’ufficiale comandante di un battaglione dell’esercito il quale strumentalizzi la sua posizione di preminenza nella gerarchia militare e prevarichi mediante i poteri direttivi connessi con la titolarità della funzione esercitata al fine di sottoporre i militari in servizio di leva alle sue dipendenze ad atti sessuali. (Nella specie la violenza si esercitava mediante svolgimento di temi e tests su argomenti e situazioni a sfondo sessuale ritraendone le pose in fotografie). Cass. pen. sez. III 27 gennaio 2000 n. 860

In tema di violenza sessuale di gruppo rientrano tra le condizioni di “inferiorità psichica o sica ” previste dall’art. 609-bis secondo comma n. 1 cod. pen. anche quelle conseguenti alla volontaria assunzione di alcolici o di stupefacenti in quanto anche in tali casi la situazione di menomazione della vittima a prescindere da chi l’abbia provocata può essere strumentalizzata per il soddisfacimento degli impulsi sessuali dell’agente. Cass. pen. sez. III 4 ottobre 2017 n. 45589

In tema di reati sessuali l’idoneità della violenza o della minaccia a coartare la volontà della vittima va esaminata non secondo criteri astratti e aprioristici ma valorizzando in concreto ogni circostanza oggettiva e soggettiva sicché essa può sussistere anche in relazione ad una intimidazione psicologica attuata in situazioni particolari tali da influire negativamente sul processo mentale di libera determinazione della vittima senza necessità di protrazione nel corso della successiva fase esecutiva. (Fattispecie nella quale è stato attribuito valore di coercizione psicologica alle reazioni scomposte del marito percepibili di notte dal figlio convivente e dal vicinato che avevano ingenerato una situazione di disagio e vergogna tale da indurre la moglie ad accettare rapporti sessuali contro la sua volontà). Cass. pen. sez. III 26 marzo 2013 n. 14085

Integra il reato di violenza sessuale con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o sica (art. 609 bis comma secondo n. 1 c.p.) la condotta di chi si congiunga carnalmente con una donna addormentatasi a seguito di ingestione di sostanze alcooliche essendo l’aggressione alla sfera sessuale della vittima connotata da modalità insidiose e fraudolente. Cass. pen. sez. III 16 gennaio 2012 n. 1183

L’abuso delle condizioni di inferiorità psichica o sica (art.609 bis comma secondo n. 1 c.p.) consiste nel doloso sfruttamento della menomazione della vittima e si verifica quando le richiamate condizioni sono strumentalizzate per accedere alla sfera intima della persona che versando in uno stato di difficoltà viene ridotta ad un mezzo per l’altrui soddisfacimento sessuale. Cass. pen. sez. III 3 giugno 2010 n. 20766

Il reato di induzione a compiere o subire atti sessuali con l’inganno per essersi il reo sostituito ad altra persona (art. 609 bis comma secondo n. 2 c.p.) è integrato anche dalla falsa attribuzione di una qualifica professionale rientrando quest’ultima nella nozione di sostituzione di persona di cui all’art. 609 bis c.p. (Nella specie il ricorrente aveva convinto la vittima a sottoporsi ad una visita ginecologica “tantrica” qualificandosi come medico ginecologo qualifica di cui non era in possesso). Cass. pen. sez. III 1 giugno 2010 n. 20578

I reati di cui agli artt. 519 e 521 c.p. sono esclusi dal beneficio dell’indulto concesso con legge n. 241 del 2006 essendo posti in rapporto di continuità normativa con la fattispecie dell’art. 609 bis c.p. espressamente menzionata tra i reati per i quali il predetto beneficio non opera. Cass. pen. sez. III 3 luglio 2008 n. 26740

In tema di violenza sessuale la condizione di inferiorità psichica della vittima al momento del fatto prescinde da fenomeni di patologia mentale in quanto è sufficiente ad integrarla la circostanza che il soggetto passivo versi in condizioni intellettive e spirituali di minore resistenza all’altrui opera di coazione psicologica o di suggestioni anche se dovute ad un limitato processo evolutivo mentale e culturale ma con esclusione di ogni causa propriamente morbosa. (In motivazione la Corte nell’enunciare il predetto principio ha ulteriormente precisato che siffatte situazioni psichiche devono ritenersi idonee ad elidere comunque in tutto o in parte la capacità della vittima di esprimere un valido consenso sì da impedirle di respingere efficacemente gli atti sessuali dell’agente). Cass. pen. sez. III 17 ottobre 2007 n. 38261

L’incapacità della parte offesa di un abuso sessuale di testimoniare per deficienze psichiche non determina automaticamente l’inattendibilità delle dichiarazioni accusatorie rese dalla vittima ma impone che le stesse siano sostenute da altri elementi. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto congrua la motivazione dei giudici di merito che avevano affermato la colpevolezza dell’imputato in ordine ai fatti esposti dalla parte lesa in quanto tali fatti erano corroborati da altri elementi). Cass. pen. sez. III 25 settembre 2007 n. 35492

In tema di violenza sessuale in danno di persona che si trovi in stato di inferiorità psichica o sica ex art. 609 bis comma secondo c.p. la nuova disciplina – a differenza di quella previgente dettata dall’abrogato art. 519 c.p. per il quale la violenza carnale era presunta per il solo fatto che l’agente si fosse consapevolmente congiunto con persona malata di mente o psichicamente inferiore – in linea con l’intenzione del legislatore di assicurare anche ai soggetti in condizioni di inferiorità psichica una sfera di estrinsecazione della loro individualità anche sotto il profilo sessuale purché manifestata in un clima di assoluta libertà ha inteso punire soltanto le condotte consistenti nell’induzione all’atto sessuale mediante abuso delle suddette condizioni di inferiorità. L’induzione si realizza quando con un’opera di persuasione spesso sottile o subdola l’agente spinge o convince il partner a sottostare ad atti che diversamente non avrebbe compiuto. L’abuso a sua volta si verifica quando le condizioni di menomazione sono strumentalizzate per accedere alla sfera intima della persona che versando in situazione di difficoltà viene ad essere ridotta al rango di un mezzo per il soddisfacimento della sessualità altrui. È pertanto dovere del giudice espletare un’indagine adeguata per verificare se l’agente abbia avuto la consapevolezza non soltanto delle minorate condizioni del soggetto passivo ma anche di abusarne per fini sessuali. Cass. pen. sez. IV 5 aprile 2007 n. 14141

In tema di violenza sessuale il rapporto sessuale con persone che si trovano in stato di inferiorità sica o psichica è penalmente rilevante solo quando è caratterizzato da un qualificato differenziale di potere cioè quando è connotato da induzione da parte del soggetto forte e da abuso delle condizioni di inferiorità del soggetto debole induzione che si configura come attività di vera e propria sopraffazione nei confronti della vittima la quale non è in grado di aderire perché convinta a farlo ma soggiace al volere del soggetto attivo in quanto è ridotta a mero strumento di soddisfazione delle sue voglie. (Nel caso di specie la Suprema Corte ha ritenuto corretto il riconoscimento dell’induzione delle persone offese di età minore a compiere atti sessuali mediante abuso di inferiorità psichica benché la stessa non fosse collegata ad uno stato patologico di carattere organico ma fosse conseguenza di una situazione ambientale di soggezione generale nella quale l’imputato appariva come persona dotata di poteri occulti temibile e pertanto in grado sotto l’egida dei riti magici di vincere i poteri di resistenza delle vittime abusando sessualmente delle stesse). Cass. pen. sez. III 19 gennaio 2006 n. 2215

Ai fini della configurabilità del reato di violenza sessuale con abuso delle condizioni di inferiorità sica o psichica della persona offesa di cui all’art. 609 bis comma secondo n. 1 c.p. occorre accertare non soltanto se la persona con la quale è intercorso il rapporto sessuale abbia espresso il proprio consenso ma altresì se tale consenso non si configuri quale conseguenza di una strumentalizzazione della inferiorità della vittima da parte dell’autore del fatto che abbia sfruttato le condizioni di minorata capacità di resistenza o di comprensione della natura dell’atto da parte del soggetto passivo. Cass. pen. sez. III 27 maggio 2004 n. 24212

In riferimento ad un’accusa per il delitto di violenza sessuale ex art. 609 bis comma primo n. 1 c.p. commesso con abuso delle condizioni di inferiorità sica e psichica della vittima la sentenza che dichiara invece accertata una condotta di violenza e minaccia viola il principio di correlazione tra fatto contestato e quello ritenuto in sentenza ed è pertanto affetta da nullità se nel corso del processo l’imputato non è stato posto in grado di difendersi concretamente anche in merito a tale distinta condotta ancorché non inserita nel capo di imputazione. Cass. pen. sez. III 6 maggio 2004 n. 21584

In tema di violenza sessuale in danno di persona che si trovi in stato di inferiorità sica o psichica si ha induzione punibile quando la condotta configuri una vera e propria sopraffazione nei confronti della vittima che soggiace al volere del soggetto attivo ridotta a strumento di soddisfazione. (Fattispecie relativa a persona offesa che aveva bevuto una quantità di bevande alcooliche tale da determinare un evidente indebolimento psichico di cui era pienamente consapevole il soggetto attivo per essere stato presente all’assunzione delle bevande per tutta la sera). Cass. pen. sez. III 27 gennaio 2004 n. 2646

Il delitto di violenza sessuale in danno di persona che si trovi in stato di inferiorità psichica o sica è integrato da una condotta posta in essere con la piena consapevolezza della condizione di inferiorità della vittima e se l’azione sia conseguente ad induzione ed abuso. (La Corte ha altresì affermato che si ha induzione quando il soggetto passivo viene convinto a compiere od a subire l’atto sessuale mentre si ha abuso quando si realizza una distorta utilizzazione delle condizioni di menomazione della vittima). Cass. pen. sez. III 11 dicembre 2003 n. 47453

In tema di atti sessuali compiuti in danno di persona in condizioni di inferiorità psichica la semplice mancanza di resistenza della parte offesa sia nella fase iniziale che durante lo svolgimento dell’atto non preceduto o accompagnato da atti di violenza sica o da minaccia non può di per sé ritenersi inequivocamente sintomatica di quello stato di inferiorità psichica che ai sensi dell’art. 609 bis comma 2 n. 1 c.p. rende invalido il consenso. Cass. pen. sez. III 20 marzo 2003 n. 12854

La figura di violenza sessuale delineata al comma 2 n. 1 dell’art. 609 bis c.p. centrata sull’induzione all’atto sessuale di persona in condizioni di inferiorità sica o psichica si distingue sia dalla fattispecie di costrizione mediante abuso di autorità (comma 1 della stessa norma) che da quella di atti sessuali compiuti con minori degli anni sedici ad opera dell’ascendente o di altri soggetti in rapporto qualificato con la persona offesa (comma 1 n. 2 dell’art. 609 quater c.p.). L’abuso di autorità rilevante per il comma 1 dell’art. 609 bis c.p. presuppone nell’agente una posizione autoritativa di tipo formale e pubblicistico sostanzialmente dipendente dall’affidamento del soggetto passivo in ragione del pubblico ufficio ricoperto dall’agente stesso (secondo la previsione dell’abrogato art. 520 c.p.) e determina una costrizione al compimento degli atti sessuali mentre nella figura delineata al comma 2 n. 1 della stessa norma manca una relazione siffatta e sussiste invece per quanto viziato dalla condizione di inferiorità un consenso della vittima all’atto sessuale. Detto consenso ricorre anche nell’ipotesi di atti sessuali con minorenni da parte dei soggetti indicati al comma 1 n. 2 dell’art. 609 quater c.p. ma tale ultima fattispecie prescinde dalla concreta soggezione della persona offesa assegnando rilevanza al dato formale della relazione di parentela di affidamento o di convivenza. Cass. pen. sez. III 30 settembre 2002 n. 32513

In tema di violenza sessuale la diminuente prevista dall’art. 609-bis terzo comma cod. pen. concorre nel giudizio di comparazione di cui all’art. 69 cod. pen.. (In motivazione la S.C. ha osservato che la partecipazione al giudizio di bilanciamento consegue alla sentenza della Corte costituzionale n.106 del 2014 che ha dichiarato illegittimo il quarto comma del predetto art. 69 cod. pen. – come sostituito dall’art. 3 della legge 5 dicembre 2005 n. 251 nella parte in cui prevedeva il divieto di prevalenza della attenuante di cui al citato terzo comma dell’art. 609-bis cod. pen. sulla recidiva reiterata). Cass. pen. sez. III 22 marzo 2017 n. 13866

In tema di atti sessuali con un minorenne è concedibile l’attenuante di cui all’art. 62 n. 6 cod. pen. in presenza di un’offerta di risarcimento del danno anche non formale che tenuto conto degli effetti del reato (se del caso da determinarsi anche con l’ausilio di perizie mediche o psicologiche) abbia i requisiti della congruità e della serietà pure quando la persona offesa non abbia accettato l’offerta. Cass. pen. sez. III 22 luglio 2015 n. 31927

Non può essere riconosciuta la circostanza attenuante del fatto di minore gravità (art. 609-bis ult. comma cod. pen.) ove il reato di violenza sessuale sia commesso da un docente all’interno di un istituto scolastico posto che questo è un luogo all’interno del quale l’alunno deve sentirsi protetto e che per rende particolarmente vulnerabile la vittima per il rischio di attenzioni sessuali illecite derivanti dall’approfittamento del rapporto fiduciario intercorrente con l’insegnante. Cass. pen. sez. III 27 marzo 2014 n. 14437

In tema di abusi sessuali il riconoscimento o meno della diminuente del fatto di minore gravità prevista dall’art. 609 bis comma terzo c.p. non è collegato in alcun modo alla reiterazione degli episodi bensì alla minima invasione della sfera sessuale del soggetto passivo. Cass. pen. sez. III 27 gennaio 2014 n. 3638

In tema di reati contro la libertà sessuale l’attenuante prevista dall’ultimo comma dell’art. 609 bis c.p. per l’ipotesi di minore gravità non può essere concessa quando risulta commesso il reato di violenza sessuale di gruppo trattandosi di attenuante specifica relativa alla sola violenza sessuale individuale. Cass. pen. sez. III 18 aprile 2013 n. 17699

Il rifiuto di continuare una relazione sentimentale non integra un “fatto ingiusto” idoneo a legittimare nel delitto di violenza sessuale il riconoscimento della circostanza attenuante della provocazione costituendo tale rifiuto espressione del diritto alla libertà sessuale. Cass. pen. sez. III 23 gennaio 2012 n. 2702

Ai fini della configurabilità della circostanza attenuante del fatto di minore gravità nel tentativo di violenza sessuale non si deve tenere conto dell’azione effettivamente compiuta dall’agente ma di quella che lo stesso aveva intenzione di porre in essere e che non è stata realizzata per cause indipendenti dalla sua volontà. Cass. pen. sez. III 30 novembre 2011 n. 44416

Il consenso del minore al rapporto sessuale pur se inidoneo ad escludere la configurabilità del reato di violenza sessuale può essere valutato dal giudice al fine di riconoscere la circostanza attenuante della “minore gravità”. (Nella specie gli atti sessuali consistenti in leggeri toccamenti erano di minima intrusività e la vittima quattordicenne aveva intrapreso una relazione sessuale con l’imputato liberamente accettata e voluta). Cass. pen. sez. III 25 luglio 2011 n. 29618

I criteri soggettivi di commisurazione della pena (art. 133 comma secondo c.p.,) non rilevano ai fini della configurabilità dell’ipotesi di minore gravità del reato di violenza sessuale non rispondendo la mitigazione della pena all’esigenza di adeguamento alla colpevolezza del reo e alle circostanze attinenti alla sua persona ma alla minore lesività del fatto da rapportare al grado di violazione del bene giuridico della libertà sessuale della vittima. Cass. pen. sez. III 8 giugno 2011 n. 23093

In tema di violenza sessuale ai fini del riconoscimento della circostanza attenuante della “minore gravità” non rileva la semplice assenza di un rapporto sessuale con penetrazione in quanto è necessario valutare il fatto nella sua complessità. (Fattispecie nella quale sono stati presi in considerazione elementi aggiuntivi e tra questi l’approfittamento da parte dell’imputato delle condizioni di vita degradata della vittima minore di età). Cass. pen. sez. III 6 marzo 2009 n. 10085

In tema di violenza sessuale ai fini della configurabilità dell’attenuante della minore gravità del fatto non rileva la circostanza che la vittima eserciti la prostituzione in quanto il diritto al rispetto della libertà sessuale prescinde da condizioni e qualità personali dal motivo e dal numero dei rapporti avuti in passato con persone pio meno conosciute. Cass. pen. sez. II 22 gennaio 2009 n. 3189

In tema di reati sessuali la circostanza attenuante di cui all’art. 62 n. 6 c.p. è compatibile con il reato di violenza sessuale dovendo peraltro il risarcimento del danno intervenire prima del giudizio in misura integrale non essendo sufficiente a tal fine una qualsivoglia forma di accordo in via transattiva. Cass. pen. sez. III 17 aprile 2008 n. 16146

In tema di reati sessuali non è sufficiente ai fini della concedibilità dell’attenuante speciale prevista dall’art. 609 bis comma terzo c.p. (casi di minore gravità ) l’assenza di congiunzione carnale tra vittima ed autore del reato. Cass. pen. sez. III 4 aprile 2008 n. 14230

In tema di reati sessuali deve escludersi la concedibilità dell’attenuante speciale prevista dall’art. 609 bis comma terzo c.p. (casi di minore gravità) ove gli abusi perpetrati in danno della vittima si siano protratti nel tempo. (Fattispecie nella quale gli abusi sessuali si erano protratti per un periodo di cinque anni). Cass. pen. sez. III 15 gennaio 2008 n. 2001

In tema di reati sessuali non ricorre l’attenuante della minore gravità del fatto (art. 609 bis comma terzo c.p.) nel caso in cui la violenza sessuale sia perpetrata dal genitore ai danni del proprio figlio in quanto ponendo in essere tale condotta il genitore lede la libertà di autodeterminazione sessuale di quest’ultimo così determinando uno sviamento dalla funzione di accudimento e protezione tipica della figura genitoriale. Cass. pen. sez. III 11 gennaio 2008 n. 1190

In tema di violenza sessuale la diminuente prevista dall’art. 609 bis ultimo comma c.p. per i casi di minore gravità non è soggetta al giudizio di comparazione di cui all’art. 69 c.p.p. stante l’obbligatorietà della sua applicazione allorchè ne ricorrano le condizioni. Cass. pen. sez. III 17 settembre 2007 n. 34902

In tema di reati contro la libertà sessuale la circostanza attenuante della minore gravità del fatto è riferibile anche alle condotte di violenza sessuale aggravate in conseguenza dell’età inferiore ai dieci anni della vittima in quanto seppure gli atti sessuali commessi in danno di bambini in tenera età sono reati da considerare gravi per le ripercussioni negative sullo sviluppo del minore non può escludersi che per le circostanze concrete del fatto tale delitto possa manifestare una minore lesività. Cass. pen. sez. III 23 giugno 2006 n. 22036

L’abuso sessuale particolarmente invasivo dell’intimità del soggetto passivo in quanto posto in essere con modalità subdole tali da carpire prima e tradire poi la fiducia della persona offesa ponendola in posizione di inferiorità sica rispetto alla condotta aggressiva dell’agente è ostativo alla concessione dell’attenuante del fatto di minore gravità (art. 609 bis c.p. ultimo comma). Cass. pen. sez. III 18 giugno 2004 n. 27485  

In tema di reati contro la libertà sessuale ai fini dell’accertamento della sussistenza o meno dell’attenuante speciale del fatto di minore gravità prevista dall’art. 609 bis terzo comma c.p. deve farsi riferimento oltre che alla materialità del fatto a tutte le modalità della condotta criminosa ed al danno arrecato alla parte lesa ovvero agli elementi indicati dal primo comma dell’art. 133 c.p. ma non possono venire in rilievo gli ulteriori elementi di cui al secondo comma dello stesso articolo 133 utilizzabili solo per la commisurazione complessiva della pena. Cass. pen. sez. III 26 gennaio 2004 n. 2597

In tema di abusi sessuali ai fini della configurabilità della diminuente del fatto di minore gravità prevista dall’art. 609 bis terzo comma c.p. non può farsi riferimento esclusivo alla materialità del fatto come nel precedente assetto normativo ma in proposito rilevano tutte le modalità che hanno caratterizzato la condotta criminosa ed il danno cagionato alla persona offesa soprattutto in considerazione dell’età della stessa o di altre condizioni psichiche nelle quali questa versava al momento della commissione dell’abuso. Cass. pen. sez. III 15 dicembre 2003 n. 47730 

La circostanza attenuante ad effetto speciale di cui all’art. 609 bis c.p. deve considerarsi applicabile in tutte quelle fattispecie in cui avuto riguardo alle modalità esecutive ed alle circostanze dell’azione sia possibile ritenere che la libertà sessuale personale della vittima sia stata compressa in maniera non grave anche in relazione all’età della stessa sicché è necessaria una valutazione globale del fatto non limitata alle sole componenti oggettive del reato bensì estesa a quelle soggettive ed a tutti gli elementi menzionati dall’art. 133 c.p. Cass. pen. sez. III 16 maggio 2000 n. 5646

In tema di violenza sessuale stante il carattere indefinito e discrezionale della circostanza attenuante ad effetto speciale di cui all’art. 609 bis è necessario fare riferimento a criteri normativi certi quali gli elementi menzionati dall’art. 133 c.p. ed all’oggettiva minore lesività del fatto in concreto rapportata al bene giuridico tutelato. Pertanto assumono particolare importanza la «qualità» dell’atto compiuto piche la «quantità» di violenza sica il grado di coartazione esercitato sulla vittima le condizioni siche e mentali di quest’ultima le caratteristiche psicologiche valutate in relazione all’età l’entità della compressione della libertà sessuale ed il danno arrecato alla vittima anche in termini psichici piche l’avvenuta penetrazione corporale. Cass. pen. sez. III 16 maggio 2000 n. 5646

L’attenuante di cui all’art. 609 comma 3 c.p. non risponde ad esigenze di adeguamento del fatto alla colpevolezza del reo ma concerne la minore lesività del fatto in concreto rapportata al bene giuridico tutelato e quindi assume particolare importanza la qualità dell’atto compiuto piche la quantità di violenza sica. Ovvero assumono rilievo il grado di coartazione esercitato sulla vittima e le condizioni siche e mentali di quest’ultima le caratteristiche psicologiche valutate in relazione all’età l’entità della compressione della libertà sessuale ed il danno arrecato alla vittima anche in termini psichici. (Nella specie la Corte ha escluso l’attenuante in questione in caso di violenza su minore infraquattordicenne anche se non si era realizzata la penetrazione). Cass. pen. sez. III 16 maggio 2000 n. 5646

In tema di abusi sessuali ai fini dell’accertamento della diminuente del fatto di minore gravità prevista dall’art. 609 bis comma 3 c.p. deve farsi riferimento oltre che alla materialità del fatto a tutte le modalità che hanno caratterizzato la condotta criminosa nonché al danno arrecato alla parte lesa anche e soprattutto in considerazione dell’età della stessa o di altre condizioni psichiche in cui versi. (Fattispecie di annullamento con rinvio per carenza di motivazione essendosi limitato il giudice di merito a far coincidere la minore gravità esclusivamente con la natura dell’abuso sessuale analogamente a quanto previsto dall’abrogato sistema normativo; la Corte ha osservato che la citata diminuente è stata invece introdotta al fine di svincolare la valutazione della gravità del fatto dai limiti della materialità della condotta posta in essere così come era in precedente elevandola ad un giudizio più ampio che deve tener conto di tutte le componenti del caso). Cass. pen. sez. III 5 aprile 2000 n. 972

In tema di reati sessuali il bacio sulla guancia in quanto atto non direttamente indirizzato a zone chiaramente definibili come erogene configura violenza sessuale nella forma consumata e non tentata allorquando in base ad una valutazione complessiva della condotta che tenga conto del contesto ambientale e sociale in cui l’azione è stata realizzata del rapporto intercorrente tra i soggetti coinvolti e di ogni altro dato fattuale qualificante possa ritenersi che abbia inciso sulla libertà sessuale della vittima. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva confermato la condanna di un professore che all’interno della scuola aveva abbracciato da dietro un’alunna baciandola sulla guancia dopo aver provato a farlo sulla bocca). Cass. pen. sez. III 23 ottobre 2019 n. 43423

L’art. 292 comma 2-ter cod. proc. pen. non impone al giudice del riesame l’indicazione di qualsiasi elemento ritenuto favorevole dal difensore né la confutazione di qualsivoglia argomento difensivo di cui appaia manifesta l’irrilevanza o la pertinenza restando circoscritto l’obbligo motivazionale alla disamina di specifiche allegazioni difensive oggettivamente contrastanti con gli elementi accusatori essendo gli ulteriori elementi assorbiti nella valutazione complessiva del giudice che rilevati i gravi indizi applica la misura cautelare. Cass. pen. sez. I 25 febbraio 2019 n. 8236 

In tema di violenza sessuale di gruppo rientrano tra le condizioni di “inferiorità psichica o sica ” previste dall’art. 609-bis secondo comma n. 1 cod. pen. anche quelle conseguenti alla volontaria assunzione di alcolici o di stupefacenti in quanto anche in tali casi la situazione di menomazione della vittima a prescindere da chi l’abbia provocata può essere strumentalizzata per il soddisfacimento degli impulsi sessuali dell’agente. Cass. pen. sez. III 11 aprile 2018 n. 16046

Il reato di induzione a compiere o subire atti sessuali con l’inganno per essersi il reo sostituito ad altra persona è integrato anche dalla falsa attribuzione di una particolare qualifica professionale rientrando quest’ultima nella nozione di sostituzione di persona di cui all’art. 609-bis comma secondo n. 2 cod. pen. (Nella specie il ricorrente fingendo di essere un datore di lavoro richiedeva alla vittima di fare un colloquio ed un provino tramite il sistema di web chat “skype” tentando al contempo di convincerla a compiere atti sessuali su se stessa quale contropartita dell’assunzione). Cass. pen. sez. III 21 settembre 2017 n. 43164

In tema di atti sessuali con minorenne ai fini del riconoscimento dell’attenuante speciale prevista dall’art. 609- quater quarto comma c.p. deve farsi riferimento al fatto nella sua globalità e non può essere esclusa sulla scorta della valutazione dei medesimi elementi costitutivi della fattispecie criminosa (età della vittima e atto sessuale) essendo invece necessario considerare tutte le caratteristiche oggettive e soggettive del fatto che possono incidere in termini di minore lesività rispetto al bene giuridico tutelato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretto il mancato riconoscimento della circostanza attenuante sul presupposto della tipologia e delle modalità degli atti sessuali che venivano praticati sulla vittima contemporaneamente da due uomini). Cass. pen. sez. III 13 gennaio 2015 n. 965

Ai fini della configurabilità del delitto di violenza sessuale la rilevanza di tutti quegli atti che in quanto non direttamente indirizzati a zone chiaramente definibili come erogene possono essere rivolti al soggetto passivo anche con finalità del tutto diverse come i baci o gli abbracci costituisce oggetto di accertamento da parte del giudice del merito secondo una valutazione che tenga conto della condotta nel suo complesso del contesto in cui l’azione si è svolta dei rapporti intercorrenti fra le persone coinvolte e di ogni determinazione della sessualità del soggetto passivo. (In applicazione del principio la S.C. ha rigettato il ricorso contro la condanna di un preside che aveva ripetutamente abbracciato e baciato sulle guance un’alunna in luoghi appartati trattenendola per i fianchi chiedendole di baciarlo e rivolgendole apprezzamenti per il suo aspetto fisico). Cass. pen. sez. III 4 marzo 2014 n. 10248

In tema di violenza sessuale commessa mediante strumenti telematici di comunicazione a distanza la mancanza di contatto fisico tra l’autore del reato e la vittima non è determinante ai fini del riconoscimento della circostanza attenuante del fatto di minore gravità. (Fattispecie di esclusione della circostanza relativa a condotta posta in essere da un soggetto che aveva costretto due minori infraquattordicenni ad inviargli telematicamente foto e video che le ritraevano nude e in atteggiamenti osceni). Cass. pen. sez. III 2 maggio 2013 n. 19033

Non integra concorso nell’altrui reato di violenza sessuale il mero “voyeurismo” salvo che l’atto del guardare sia stato oggetto di un preventivo accordo tra i soggetti oppure venga palesato all’esecutore materiale della violenza in modo tale da contribuire a sollecitare o rafforzare il proposito criminoso di quest’ultimo incidendo direttamente sul reato in corso di consumazione. Cass. pen. sez. III 28 settembre 2011 n. 35150

Non risponde del reato sessuale commesso da terzi in danno dei nipoti minori l’avo (nella specie la nonna) che consapevole di tale fatto non si attivi per impedirlo stante l’inesistenza a suo carico di un obbligo giuridico in tal senso. Cass. pen. sez. III 27 settembre 2011 n. 34900

Il concorso di persone nel reato di violenza sessuale è configurabile solo nella forma del concorso morale con l’autore materiale della condotta criminosa ove il concorrente non sia presente sul luogo del delitto configurandosi diversamente il reato di violenza sessuale di gruppo. Cass. pen. sez. III 6 luglio 2011 n. 26369

La fattispecie criminosa di violenza sessuale di gruppo richiede per l’integrazione la presenza di più persone al momento e sul luogo del delitto e in ciò si differenzia dall’ipotesi di concorso nel reato di violenza sessuale. (Nella specie la Corte ha qualificato quale concorso in violenza sessuale la condotta dell’indagata che si recava a turno con altre donne nella stanza della vittima tentando di convincerla a consumare il matrimonio con il marito con cui quest’ultima si rifiutava di avere rapporti sessuali come poi avvenuto). Cass. pen. sez. III 15 giugno 2011 n. 23988

Il delitto di violenza carnale di cui all’art. 519 c.p. rientra nel catalogo di quelli ostativi ai fini dell’applicazione dell’indulto benché la legge n. 241 del 2006 non ne faccia menzione perché essa fa espresso riferimento al delitto di cui all’art. 609 bis c.p. che è in rapporto di continuità normativa con quello disciplinato nell’abrogato art. 519 c.p. Cass. pen. sez. I 7 febbraio 2008 n. 6072

Il sanitario dell’INPS ufficialmente incaricato di eseguire la visita di controllo sul lavoratore a seguito di assenza per malattia ricopre una posizione di autorità derivante dalla funzione pubblica esercitata: ne consegue che detto medico risponde del reato di violenza sessuale ai sensi dell’art. 609 bis c.p. qualora nel corso della visita ed abusando della propria autorità induce la paziente a denudarsi ed a tollerare palpeggiamenti di carattere sessuale. Cass. pen. sez. III 27 febbraio 2007 n. 8047

In tema di reati sessuali la condotta vietata dall’art. 609 bis c.p. comprende oltre ad ogni forma di congiunzione carnale qualsiasi atto che risolvendosi in un contatto corporeo ancorché fugace ed estemporaneo tra soggetto attivo e soggetto passivo o comunque coinvolgendo la corporeità sessuale di quest’ultimo sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale non avendo rilievo determinante ai ni del perfezionamento del reato la finalità dell’agente e l’eventuale soddisfacimento del proprio piacere sessuale. Cass. pen. sez. III 5 ottobre 2006 n. 33464

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 609 bis comma secondo c.p. (induzione all’atto sessuale con abuso delle condizioni di inferiorità della persona offesa) non è necessario che l’induzione determini un inganno della vittima essendo sufficiente che questa venga spinta verso l’atto sessuale anche a seguito di un opera di persuasione sottile o subdola che convinca il soggetto a compiere o subire l’atto sessuale. Cass. pen. sez. III 7 settembre 2005 n. 32971

La condotta vietata dall’art. 609 bis c.p. ricomprende oltre ad ogni forma di congiunzione carnale qualsiasi atto che risolvendosi in un contatto corporeo ancorché fugace ed estemporaneo tra soggetto attivo e soggetto passivo ovvero in un coinvolgimento della corporeità sessuale di quest’ultimo sia idoneo e finalizzato a porne in pericolo la libera autodeterminazione della sfera sessuale. Pertanto la valutazione del giudice sulla sussistenza dell’elemento oggettivo non deve fare riferimento unicamente alle parti anatomiche aggredite ed al grado di intensità sica del contatto instaurato ma deve tenere conto dell’intero contesto in cui il contatto si è realizzato e della dinamica intersoggettiva esaminando la vicenda con un approccio interpretativo di tipo sintetico: di conseguenza possono costituire un’indebita intrusione sica nella sfera sessuale non solo i toccamenti delle zone genitali ma anche quelli delle zone ritenute «erogene» – ossia in grado di stimolare l’istinto sessuale – dalla scienza medica psicologica ed antropologico-sociologica. (Nel caso di specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che esaminato il contesto complessivo della vicenda aveva ricompreso nella nozione di atto sessuale anche ripetuti palpeggiamenti dei glutei ed altre «molestie sessuali» poste in essere nel luogo di lavoro e nei confronti di molteplici vittime da un soggetto in posizione sovraordinata rispetto alle stesse). Cass. pen. sez. III 23 settembre 2004 n. 37395

Le prestazioni sessuali eseguite in videoconferenza in modo da consentire al fruitore delle stesse di interagire in via diretta ed immediata con chi esegue la prestazione con la possibilità di richiedere il compimento di atti sessuali determinati assume il valore di atto di prostituzione e configura il reato di sfruttamento della prostituzione a carico di coloro che abbiano reclutato gli esecutori delle prestazioni o ne abbiano consentito lo svolgimento creando i necessari collegamenti via internet o ne abbiano tratto guadagno atteso che è irrilevante il fatto che chi si prostituisce ed il fruitore della prestazione si trovino in luoghi diversi in quanto il collegamento in videoconferenza consente all’utente di interagire con chi si prostituisce in modo tale da potere richiedere a questi il compimento di atti sessuali determinati che vengono immediatamente percepiti da chi ordina la prestazione sessuale a pagamento. Cass. pen. sez. III 8 giugno 2004 n. 25464

Ai fini della configurabilità del reato di violenza sessuale di cui all’art. 609 bis c.p. a seguito del suo inquadramento tra i delitti contro la libertà personale e non più tra quelli contro la moralità pubblica l’illiceità dei comportamenti deve essere valutata alla stregua del rispetto dovuto alla persona e sulla loro attitudine ad offendere la libertà di determinazione della sfera sessuale che prescinde dal grado di intrusione corporale subita dalla vittima assumendo minore rilievo l’indagine sul loro impatto nel contesto sociale e culturale in cui avvengono. Cass. pen. sez. III 28 aprile 2004 n. 19562

In tema di reati contro la libertà sessuale integra la violazione dell’art. 609 bis c.p. qualsiasi forma di costringimento psico-fisico idonea ad incidere sull’altrui libertà di autodeterminazione a nulla rilevando l’esistenza di un rapporto di coppia coniugale o paraconiugale tra le parti atteso che non esiste all’interno di un tale rapporto un “diritto all’amplesso” nè conseguentemente il potere di esigere o imporre una prestazione sessuale. Cass. pen. sez. III 26 marzo 2004 n. 14789

In tema di violenza sessuale sui minori avvenuta in ambito familiare le dichiarazioni dei congiunti che hanno raccolto le confidenze del minore costituiscono veri e propri riscontri allorché integrano qualificate deposizioni de relato e riferiscono informazioni rese in un contesto di normalità allo scopo di soddisfare un naturale bisogno di difesa e protezione del minore stesso. Cass. pen. sez. III 3 dicembre 2003 n. 46289

In tema di violenza sessuale deve ritenersi «atto sessuale» previsto dall’art. 609 bis c.p. oltre al coito di qualsiasi natura ogni atto diretto ed idoneo a compromettere la libertà della persona attraverso l’eccitazione o il soddisfacimento dell’istinto sessuale dell’agente. Ne consegue che per la configurabilità del reato occorre la contestuale presenza di un requisito soggettivo consistente nel fine di concupiscenza (ravvisabile anche nel caso in cui l’agente non ottenga il soddisfacimento sessuale) e di un requisito oggettivo consistente nella concreta idoneità della condotta a compromettere la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale e a suscitare o soddisfare la brama sessuale dell’agente (in applicazione di tale principio la Corte ha ravvisato il suddetto reato nella condotta dell’agente consistita in toccamenti e palpeggiamenti in zone erogene della vittima non consenziente in quanto invasiva dell’altrui sfera sessuale e motivata da finalità di libidine). Cass. pen. sez. III 25 settembre 2003 n. 36758

La condotta vietata dall’art. 609 bis c.p. (violenza sessuale) comprende – se connotata da costrizione – sia ogni forma di congiunzione carnale tra autore del reato e soggetto passivo sia qualsiasi atto che offende in modo diretto ed univoco la libertà sessuale della vittima (requisito oggettivo) attraverso l’eccitazione dell’agente e l’eventuale soddisfacimento del suo istinto sessuale (requisito soggettivo). Di conseguenza il delitto di violenza sessuale è configurabile non solo nei casi in cui avvenga un contatto fisico diretto tra soggetto attivo e soggetto passivo ma anche quando il soggetto attivo al fine del soddisfacimento del proprio piacere sessuale costringa due soggetti diversi da considerare entrambi soggetti passivi a “compiere o subire” atti sessuali solo tra loro. Cass. pen. sez. III 22 aprile 2003 n. 18847

In tema di tentativo di violenza sessuale in assenza del contatto fisico dell’imputato con la persona offesa la prova della finalità di soddisfacimento dell’impulso sessuale può essere desunta da elementi esterni alla condotta tipica. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza di condanna che aveva attribuito rilievo al rinvenimento nel “personal computer” dell’imputato di alcuni video riproducenti pratiche sessuali compatibili con la scena che lo stesso aveva cominciato a ricreare con le vittime minorenni prima dell’involontaria interruzione dell’”iter criminis”). Cass. pen. sez. V 24 settembre 2019 n. 39044

In tema di atti sessuali la condotta vietata dall’art. 609 bis c.p. è solo quella finalizzata a soddisfare la concupiscenza dell’aggressore o a volontariamente invadere e compromettere la libertà sessuale della vittima con la conseguenza che il giudice al fine di valutare la sussistenza dell’elemento oggettivo del reato non deve fare riferimento unicamente alle parti anatomiche aggredite ma deve tenere conto con un approccio interpretativo di tipo sintetico dell’intero contesto in cui il contatto si è realizzato e della dinamica intersoggettiva. (In motivazione la Corte ha escluso che potesse qualificarsi “atto sessuale” la sodomizzazione di una donna con una chiave nel corso di un litigio se si fosse accertato che tale condotta fosse stata posta in essere non per soddisfare impulsi sessuali ma esclusivamente al fine di umiliare e punire la vittima). Cass. pen. sez. III 11 giugno 2015 n. 24683

L’intenzionale e prolungata pressione sulla zona genitale della vittima sia essa protetta o meno dalla biancheria integra il reato di violenza sessuale anche nel caso in cui sia ispirata da una finalità diversa da quella a sfondo sessuale. (In motivazione la Corte a titolo esemplificativo ha richiamato la volontà di umiliare la vittima o quella di vendicarsi di condotte precedenti). Cass. pen. sez. III 3 novembre 2011 n. 39710

La fattispecie criminosa di violenza sessuale è integrata pur in assenza di un contatto fisico diretto con la vittima quando gli “atti sessuali” quali definiti dall’art. 609 bis c.p. coinvolgano oggettivamente la corporeità sessuale della persona offesa e siano finalizzati ed idonei a compromettere il bene primario della libertà individuale nella prospettiva del reo di soddisfare od eccitare il proprio istinto sessuale. (Nella specie il reo aveva indotto la vittima a compiere su se stessa atti sessuali di autoerotismo culminati nel conseguimento del piacere sessuale di entrambi). Cass. pen. sez. III 24 marzo 2011 n. 11958

Il delitto di violenza sessuale è configurabile sia nel caso di rapporto sessuale completo sia nel caso di compimento di atti sessuali in quanto ai fini della configurabilità del reato è sufficiente un’intrusione nella sfera sessuale della vittima. Cass. pen. sez. III 21 aprile 2009 n. 16757

In tema di reati sessuali è atto sessuale sia il contatto fisico diretto che quello simulato con una zona erogena del corpo (nella specie la bocca ) in quanto atto parimenti invasivo dell’altrui sfera sessuale. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta assimilabile ad un coito orale dissimulato l’introduzione nel cavo orale della vittima non del membro virile ma dello sperma prodotto dell’eiaculazione ). Cass. pen. sez. III 11 luglio 2008 n. 28815

Ai fini della configurabilità del reato di violenza sessuale va qualificato come «atto sessuale» anche il bacio sulla bocca che sia limitato al semplice contatto delle labbra potendosi detta connotazione escludere solo in presenza di particolari contesti sociali culturali o familiari nei quali l’atto risulti privo di valenza erotica come ad esempio nel caso del bacio sulla bocca scambiato nella tradizione russa come segno di saluto. Cass. pen. sez. III 2 luglio 2007 n. 25112

In materia di reati sessuali non è affetta da indeterminatezza la nozione di atti sessuali di cui all’art. 609 bis c.p. la quale – interpretata alla luce della libertà sessuale interesse protetto dalla fattispecie – comprende tutti quegli atti indirizzati verso zone erogene della vittima e quindi anche i toccamenti palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime anche sopra i vestiti suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale dell’autore. Cass. pen. sez. III 20 giugno 2006 n. 21167

In tema di violenza sessuale (art. 609 bis c.p.) la condotta sanzionata comprende qualsiasi atto che risolvendosi in un contatto corporeo pur se fugace ed estemporaneo tra soggetto attivo e soggetto passivo del reato ovvero in un coinvolgimento della sfera sica di quest’ultimo ponga in pericolo la libera autodeterminazione della persona offesa nella sfera sessuale. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto giuridicamente corretto l’inquadramento nella fattispecie di molestie sanzionata a norma dell’art. 660 anziché in quella di cui all’art. 609 bis c.p. della condotta posta in essere dall’imputato consistita nel «toccamento dei glutei» di una donna contro la volontà di quest’ultima). Cass. pen. sez. I 1 marzo 2006 n. 7369

Integra il delitto di violenza sessuale di cui all’art. 609 bis c.p. anche il mero sfioramento con le labbra del viso altrui per dare un bacio posto che tra gli atti suscettibili di integrare tale delitto possono essere ricompresi anche quelli insidiosi e rapidi riguardanti zone erogene su persona non consenziente (come ad es. palpamenti al seno e tentativi di baci sulla bocca). Cass. pen. sez. III 11 gennaio 2006 n. 549

In tema di violenza sessuale la nozione di atti sessuali è la risultante della somma dei concetti di congiunzione carnale ed atti di libidine previsti dalle previgenti fattispecie di violenza carnale ed atti di libidine violenti per cui essa viene a comprendere tutti gli atti che secondo il senso comune e l’elaborazione giurisprudenziale esprimono l’impulso sessuale dell’agente con invasione della sfera sessuale del soggetto passivo. Devono pertanto essere inclusi i toccamenti palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime delle vittime suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale anche in modo non completo e/o di breve durata essendo irrilevante ai fini della consumazione del reato che il soggetto attivo consegua la soddisfazione erotica. (Nel caso di specie la S.C. ha ritenuto che anche i toccamenti delle parti intime o più in generale erogene effettuati sopra i vestiti e gli abbracci accompagnati da toccamenti di parti del corpo della vittima integrano gli elementi del delitto di cui all’art. 609 bis c.p.). Cass. pen. sez. III 5 dicembre 2005 n. 44246

I reati di violenza sessuale offendono la libertà personale intesa come libertà di autodeterminazione a compiere un atto sessuale e non già la libertà morale della vittima oppure il pudore e l’onore sessuale. Ne consegue che non ogni atto espressivo della concupiscenza dell’agente configura un atto sessuale idoneo a ledere la libertà di determinazione sessuale del soggetto passivo essendo indispensabile che tale atto offenda la sfera della sessualità sica della vittima. La nozione di atti sessuali è in pratica la somma dei concetti di congiunzione carnale ed atti di libidine previsti dalle previgenti fattispecie di violenza carnale ed atti di libidine violenti: non possono essere inclusi in tale nozione quei comportamenti quali un gesto di esibizionismo sessuale o un atto di autoerotismo compiuto davanti a terzi – che pur essendo manifestazione di istinto sessuale non si concretano in un contatto corporeo tra soggetto attivo e soggetto passivo ovvero non coinvolgono la corporeità di quest’ultimo. Cass. pen. sez. III 1 aprile 2004 n. 15464

La nozione di atti sessuali contenuta nell’art. 609 bis c.p. è per quanto attiene all’elemento oggettivo del reato la somma in un’unica categoria generale delle due nozioni previgenti alla legge n. 66 del 1996 di congiunzione carnale e di atti di libidine e trova il suo fondamento nel mutato oggetto giuridico dei reati sessuali e nell’esigenza di evitare alla vittima invasive indagini processuali. Cass. pen. sez. III 20 marzo 2003 n. 12862

In tema di atti sessuali con minorenne la nozione di “atti sessuali” così come del resto l’ipotesi di “minore gravità” non si differenzia da quella prevista dall’art. 609 bis c.p. e non può essere caratterizzata da una concezione psicologico-comportamentale alla luce della qualità della parte offesa dovendo piuttosto basarsi sull’effettiva lesività del bene protetto e quindi sulla compressione della libertà sessuale della vittima. Cass. pen. sez. III 14 marzo 2003 n. 12007

La condotta vietata dall’art. 609 bis c.p. (violenza sessuale) ricomprende se connotata da costrizione (violenza minaccia o abuso di autorità) sostituzione ingannevole di persona ovvero abuso di condizione di inferiorità sica o psichica qualsiasi atto – anche se non esplicato attraverso il contatto fisico diretto con il soggetto passivo – che sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo il bene primario della libertà dell’individuo attraverso l’eccitazione o il soddisfacimento dell’istinto sessuale dell’agente atteso che il riferimento al sesso non deve limitarsi alle zone genitali ma ricomprendere anche quelle ritenute dalla scienza non solo medica ma anche psicologica ed antropologica-sociologica erogene ovvero tali da dimostrare l’istinto sessuale. Cass. pen. sez. III 1 dicembre 2000 n. 12446

Devono includersi nella nozione di atti sessuali tutti quegli atti indirizzati verso zone erogene e che siano idonei a compromettere la libera determinazione della sessualità del soggetto passivo e ad entrare nella sua sfera sessuale con modalità connotate dalla costrizione sostituzione di persona abuso di condizioni di inferiorità sica o psichica. Tra questi vanno ricompresi i toccamenti palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime delle vittime suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale anche in modo non completo e/o di breve durata essendo del tutto irrilevante ai fini della consumazione che il soggetto abbia o meno conseguito la soddisfazione erotica. La prevalenza dell’aspetto oggettivo e non di quello soggettivo come avveniva in precedenza per gli atti di libidine discende dalla differente collocazione e dal diverso bene giuridico protetto dai reati introdotti dalla legge 15 febbraio 1996 n. 66 rispetto a quelli in precedenza contemplati dal codice del 1930. Cass. pen. sez. III 4 luglio 2000 n. 7772

Nella nozione di atti sessuali di cui all’art. 609 bis c.p. si devono includere non solo gli atti che involgono la sfera genitale bensì tutti quelli che riguardano zone del corpo note secondo la scienza medica psicologica antropologico-sociologica come erogene. Tali zone sono quelle note come stimolanti l’istinto sessuale sicché detti atti quando commessi su persona non consenziente o infraquattordicenne ledono il bene protetto cioè la libertà sessuale del soggetto passivo. Cass. pen. sez. III 30 marzo 2000 n. 4005

Integra l’elemento oggettivo del reato di violenza sessuale non soltanto la condotta invasiva della sfera della libertà ed integrità sessuale altrui realizzata in presenza di una manifestazione di dissenso della vittima ma anche quella posta in essere in assenza del consenso non espresso neppure in forma tacita della persona offesa come nel caso in cui la stessa non abbia consapevolezza della materialità degli atti compiuti sulla sua persona. (Fattispecie in tema di atti sessuali realizzati nei confronti di una persona dormiente). Cass. pen. sez. III 8 maggio 2017 n. 22127

L’assenza di segni di violenza sica o di lesioni sulla vittima non esclude la configurabilità del delitto di violenza sessuale in quanto il dissenso della persona offesa può essere desunto da molteplici fattori e perché è sufficiente la costrizione ad un consenso viziato. Cass. pen. sez. III 25 giugno 2010 n. 24298

In tema di dichiarazioni accusatorie rese a terzi dal minore (nella specie bambino di anni quattro) vittima del reato di violenza sessuale la ricostruzione della genesi della notizia di reato delle reazioni emotive e delle domande degli adulti coinvolti e delle ragioni dell’eventuale amplificazione nel tempo della narrazione rappresentano utili strumenti al fine di controllare che il minore non abbia inteso compiacere l’interlocutore ed adeguarsi alle sue aspettative. Cass. pen. sez. III 24 giugno 2010 n. 24248

Il delitto di violenza sessuale è configurabile anche nel caso in cui si eserciti violenza o minaccia per costringere una prostituta a consumare un rapporto sessuale non consensuale in quanto il principio di libera autodeterminazione della sfera sessuale trova applicazione anche nei suoi confronti attenendo all’esclusiva disponibilità di quest’ultima la vendita del proprio corpo. Cass. pen. sez. III 25 maggio 2010 n. 19732

In caso di violenza sessuale presunta di cui all’art. 609 bis comma secondo c.p. nella quale la persona offesa consente all’atto sessuale ma il suo consenso è viziato dall’inganno o dall’abuso che il soggetto agente compie giovandosi dello stato di inferiorità sica o psichica della stessa persona offesa il consenso si configura quale elemento strutturale della fattispecie criminosa e non può essere conseguentemente valutato quale circostanza attenuante ai sensi dell’art. 62 n. 5 c.p. Cass. pen. sez. III 14 aprile 2005 n. 13710

In tema di reati contro la libertà sessuale il consenso agli atti sessuali deve perdurare nel corso dell’intero rapporto senza soluzione di continuità con la conseguenza che integra il reato di cui all’art. 609 bis c.p. la prosecuzione di un rapporto nel caso in cui il consenso originariamente prestato venga meno in itinere a seguito di un ripensamento o della non condivisione delle forme o modalità di consumazione dell’amplesso. Cass. pen. sez. III 9 giugno 2004 n. 25727

In tema di violenza sessuale l’elemento oggettivo consiste sia nella violenza sica in senso stretto sia nella intimidazione psicologica che sia in grado di provocare la coazione della vittima a subire gli atti sessuali sia anche nel compimento di atti di libidine subdoli e repentini compiuti senza accertarsi del consenso della persona destinataria o comunque prevenendone la manifestazione di dissenso.(Nel caso di specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva affermato la responsabilità per il delitto di violenza sessuale di un medico convenzionato il quale profittando della circostanza di dover effettuare un’iniezione ad una paziente nel proprio ambulatorio l’aveva indotta a spogliarsi e repentinamente palpeggiandole i seni aveva avvicinato il proprio organo genitale a quello della donna). Cass. pen. sez. III 19 febbraio 2004 n. 6945

In tema di libertà sessuale non è necessario che il dissenso della vittima si manifesti per tutto il periodo di esecuzione del delitto essendo sufficiente che si estrinsechi all’inizio della condotta antigiuridica. Conseguentemente gli imputati non possono invocare a loro giustificazione di aver agito in presenza di un consenso dell’avente diritto tacito o presunto stante la tempestiva reazione della vittima nel momento iniziale. Cass. pen. sez. III 29 febbraio 2000 n. 2512

In tema di violenza sessuale è illogico affermare che una ragazza possa subire supinamente uno stupro che è una grave violenza alla persona nel timore di patire altre ipotetiche e non certo più gravi offese alla propria incolumità sica. (Fattispecie nella quale la Corte di cassazione ha ritenuto potersi dedurre presunzione di consenso al rapporto sessuale dalla circostanza che la vittima al momento dell’amplesso vestiva pantaloni tipo jeans costituendo dato di comune esperienza l’impossibilità di sfilarli senza la fattiva collaborazione di chi li indossa). Cass. pen. sez. III 10 febbraio 1999 n. 1636

Ai fini dell’integrazione dell’elemento soggettivo del reato di violenza sessuale non è necessario che la condotta sia specificamente finalizzata al soddisfacimento del piacere sessuale dell’agente essendo sufficiente che questi sia consapevole della natura oggettivamente “sessuale” dell’atto posto in essere volontariamente ossia della sua idoneità a soddisfare il piacere sessuale o a suscitarne lo stimolo a prescindere dallo scopo perseguito. (Fattispecie di palpeggiamento dei glutei e del seno delle persone offese). Cass. pen. sez. III 25 gennaio 2018 n. 3648

La pedofilia se non accompagnata da un’accertata malattia mentale o da altri gravi disturbi della personalità rappresenta una semplice devianza sessuale senza influenza alcuna sulle capacità intellettive e volitive della persona. Cass. pen. sez. III 14 aprile 2011 n. 15157

L’integrazione della fattispecie criminosa di violenza sessuale non richiede che l’atto sessuale sia finalizzato al soddisfacimento del piacere erotico essendo necessario e sufficiente a fronte del dolo generico del reato che l’agente abbia la coscienza e volontà di realizzare gli elementi costitutivi del medesimo. (Fattispecie di palpeggiamento dei glutei e toccamento del seno della persona offesa posti in essere al fine di intimorire ed umiliare la stessa). Cass. pen. sez. III 4 giugno 2010 n. 21336

La prova del dolo nei reati sessuali è desunta in assenza di esplicite ammissioni dell’imputato da elementi esterni in particolare da quei dati della condotta del reo che per l’offensività o per l’obiettivo disvalore sociale si presentano come maggiormente idonei ad esprimere il fine perseguito dall’agente. (In motivazione la Corte ha ulteriormente precisato che gli stessi devono essere controllabili sulla base sia di elementi empiricamente riscontrabili che di pertinenti massime di esperienza rilevando soprattutto le modalità della condotta e le circostanze ad essa precedenti e susseguenti come nella specie i disagi causati alla vittima). Cass. pen. sez. III 26 marzo 2010 n. 11866

In tema di reati sessuali ai fini della configurabilità del delitto di violenza sessuale è sufficiente il dolo generico consistente nella coscienza e volontà di compiere un atto invasivo e lesivo della libertà sessuale della vittima non consenziente mentre è irrilevante l’eventuale ne ulteriore (di concupiscenza ludico o d’umiliazione ) che ha spinto l’agente a commettere il reato. Cass. pen. sez. III 11 luglio 2008 n. 28815

La diminuente del vizio parziale di mente è compatibile con una maggiore intensità del dolo che può giustificare il diniego delle attenuanti generiche in considerazione delle gravi modalità della condotta criminosa. (Nel caso di specie la Corte di cassazione ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici di merito i quali pur avendo accertato la sussistenza di un vizio parziale di mente dell’imputato avevano negato il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche sulla base dell’elevata gravità della condotta da questi posta in essere consistita in reiterate molestie anche di carattere sessuale – ai danni di una giovane donna di natura simile ad altri specifici precedenti penali). Cass. pen. sez. III 20 maggio 2005 n. 19248

Ai fini della configurabilità del reato ex art. 609 bis è sufficiente e necessario sotto il profilo soggettivo l’ordinario dolo generico inteso quale coscienza e volontà di compiere atti di invasione nella sfera sessuale altrui senza l’ulteriore necessità di quelle finalità particolari quali il soddisfacimento dell’istinto sessuale che non rientrano nella fattispecie tipica. Cass. pen. sez. III 4 maggio 2000 n. 1405

In tema di violenza sessuale devono ritenersi integrati gli “atti sessuali” previsti dall’art. 609 bis c.p. allorché la condotta illecita offende in modo diretto e univoco la libertà sessuale della vittima mentre le finalità dell’agente e l’eventuale soddisfacimento dei suoi desideri non assumono un rilievo decisivo ai fini del perfezionamento del reato che è caratterizzato dal dolo generico e richiede semplicemente la coscienza e volontà dell’offesa. Cass. pen. sez. III 10 aprile 2000 n. 4402

Integra il reato di tentata violenza sessuale la condotta di colui che all’esplicito rifiuto di consumare un rapporto sessuale reitera più volte la richiesta ponendo in essere violenze o minacce che sebbene non comportino una immediata e concreta intrusione nella sfera sessuale della vittima siano comunque chiaramente finalizzate a vincerne la resistenza. Cass. pen. sez. III 14 ottobre 2015 n. 41214

In tema di violenza sessuale il tentativo è configurabile non solo nel caso in cui gli atti idonei diretti in modo non equivoco a porre in essere un abuso sessuale non si siano estrinsecati in un contatto corporeo ma anche quando il contatto sia stato superficiale o fugace e non abbia attinto una zona erogena o considerata tale dal reo per la reazione della vittima o per altri fattori indipendenti dalla volontà dell’agente mentre per la consumazione del reato è sufficiente che il colpevole raggiunga le parti intime della persona offesa (zone genitali o comunque erogene) essendo indifferente che il contatto corporeo sia di breve durata che la vittima sia riuscita a sottrarsi all’azione dell’aggressore o che quest’ultimo consegua la soddisfazione erotica. (Fattispecie in cui è stata ritenuta la fattispecie consumata in relazione alla condotta dell’imputato consistita nel leccamento di una guancia dovuto ad un bacio non riuscito ed al contemporaneo toccamento delle parti intime di una ragazza minorenne). Cass. pen. sez. III 2 febbraio 2015 n. 4674

Integra il reato di violenza sessuale tentata e non un’ipotesi di desistenza volontaria (art. 56 comma terzo c.p.) il mancato soddisfacimento delle richieste a sfondo sessuale del reo da parte della vittima conseguente al rifiuto opposto da quest’ultima in quanto l’impossibilità di portare a consumazione il reato per l’opposizione della parte offesa costituisce un fatto indipendente dalla volontà del reo. Cass. pen. sez. III 17 gennaio 2012 n. 1397

Il compimento di atti sessuali tra loro intervallati da un apprezzabile periodo di tempo non integra un unico reato bensì plurimi reati unificati dal vincolo della continuazione. Cass. pen. sez. III 30 novembre 2011 n. 44424

Il reato di omesso collocamento di segnali o ripari di cui all’art. 673 cod. pen. deve ritenersi sussistente ogniqualvolta il soggetto destinatario delle prescrizioni dettate dall’Autorità sulla sicurezza delle strade non esegua le opere necessarie allo scopo nei termini stabiliti anche qualora tali opere siano soggette a provvedimenti autorizzativi di terzi essendo compito del soggetto preposto di adoperarsi sollecitamente per rimuovere gli eventuali ostacoli che si frappongano all’attuazione dell’adempimento. Cass. pen. sez. I 11 febbraio 2011 n. 5098

È configurabile il tentativo del delitto di violenza sessuale quando pur in mancanza del contatto fisico tra imputato e persona offesa la condotta tenuta dal primo denoti il requisito soggettivo dell’intenzione di raggiungere l’appagamento dei propri istinti sessuali e quello oggettivo dell’idoneità a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale. (Nella specie si è ritenuto che configurasse atto idoneo diretto in modo non equivoco a commettere il reato di violenza sessuale e non quello di estorsione la trasmissione di una missiva contenente la minaccia alla sua destinataria di diffusione di un fotomontaggio della sua figura in pose oscene in riviste pornografiche qualora essa non avesse registrato una videocassetta che la riprendeva in atteggiamenti osceni e l’avesse poi depositata in luogo previamente indicato). Cass. pen. sez. III 12 ottobre 2006 n. 34128

Integra un tentativo di violenza sessuale l’usare minaccia – nella specie con una pistola sparachiodi – per ottenere da una prostituta il consenso alla proposta di consumare un rapporto sessuale non protetto al prezzo di uno protetto. Cass. pen. sez. III 17 dicembre 2004 n. 48521

È configurabile il tentativo di violenza sessuale di cui all’art. 609 bis c.p. quando pur in mancanza di atti di contatto fisico tra imputato e persona offesa la condotta tenuta denoti il requisito soggettivo dell’intenzione di raggiungere l’appagamento di propri istinti sessuali e quello oggettivo della idoneità a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto la sussistenza del delitto tentato in fattispecie in cui l’imputato deviò la propria auto dal tragitto ordinario per ricondurre la persona offesa a casa si fermò in zona isolata si spostò sul sedile posteriore dell’auto dove si trovava la ragazza le rivolse frasi espressive della volontà di avere approcci sessuali e quindi la inseguì dopo che si era data alla fuga). Cass. pen. sez. III 28 maggio 2001 n. 21577

Attesa la qualificabilità del reato di violenza sessuale di cui all’art. 609 bis c.p. come reato di pura condotta ed avuto riguardo alla nozione di “atti sessuali” cui la norma incriminatrice si riferisce deve escludersi la configurabilità del tentativo vertendosi invece in ipotesi di reato consumato qualora la condotta posta in essere sia consistita in comportamenti in sé stessi riconducibili alla sfera della sessualità umana e tali da coinvolgere nella loro connotazione oggettiva la corporeità sessuale della persona offesa compromettendo la libertà di autodeterminazione di quest’ultima ed al tempo stesso realizzando il risultato di eccitare o sfogare l’istinto sessuale del soggetto attivo. (Nella specie in applicazione di tali principi la S.C. ha ritenuto la sussistenza del reato consumato di violenza sessuale in un caso in cui il soggetto attivo aveva costretto la persona offesa a masturbarlo nonché a subire degli strofinamenti con il pene in erezione sul fondo schiena). Cass. pen. sez. III 3 novembre 2000 n. 11278

Il delitto di violenza sessuale concorre con quello di maltrattamenti in famiglia qualora attesa la diversità dei beni giuridici offesi le reiterate condotte di abuso sessuale oltre a cagionare sofferenze psichiche alla vittima ledano anche la sua libertà di autodeterminazione in materia sessuale potendosi configurare l’assorbimento esclusivamente nel caso in cui vi sia piena coincidenza tra le due condotte ovvero quando il delitto di maltrattamenti sia consistito nella mera reiterazione degli atti di violenza sessuale. Cass. pen. sez. III 29 settembre 2016 n. 40663

In tema di reati sessuali non è ravvisabile un’ipotesi di concorso apparente di norme tra il delitto di atti sessuali con minorenne e quello di corruzione di minorenne così da ritenere il secondo assorbito nel primo in quanto mentre la fattispecie di cui all’art. 609 quater c.p. presuppone il compimento di atti sessuali attraverso un contatto corporeo con la vittima il reato di cui al successivo art. 609 quinques c.p. ricorre solo quando il soggetto minorenne non è il destinatario degli atti sessuali ma si limita a fare da spettatore rispetto ad atti sessuali commessi da altri. (In applicazione del principio la Corte ha escluso che il palpeggiamento di zone erogene della vittima rientrasse nel paradigma di corruzione di minorenne). Cass. pen. sez. III 16 aprile 2015 n. 15827

Il reato di violenza sessuale non assorbe quello di lesioni personali trattandosi di fattispecie che offendono beni giuridici diversi e che non si pongono in rapporto di necessaria strumentalità tra di loro. (Nella specie la S. C. ha precisato che la privazione della libertà sessuale può essere perpetrata anche con mezzi che non vulnerano l’integrità sica e che vi è concorso di reati qualora alla vittima si cagionino conseguenze lesive anche solo per vincerne la resistenza). Cass. pen. sez. III 11 aprile 2013 n. 16446

Il reato di prostituzione minorile che punisce le condotte di induzione favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione del minore degli anni diciotto concorre con quello di atti sessuali con minorenne sia per la diversa oggettività giuridica che per la diversità degli elementi costitutivi. Cass. pen. sez. III 21 gennaio 2011 n. 1860

In tema di reati sessuali il toccamento non casuale di una parte del corpo non considerata come zona erogena ma suscettibile di eccitare la concupiscenza sessuale configura il delitto di violenza sessuale tentata e non quello di molestia sessuale (art. 660 c.p. ) dovendosi quest’ultimo ritenere integrato solo in presenza di espressioni volgari a sfondo sessuale ovvero di atti di corteggiamento invasivo ed insistito diversi dall’abuso sessuale. Cass. pen. sez. III 8 luglio 2008 n. 27762

Il reato di violenza sessuale commesso mediante abuso di autorità può concorrere formalmente con il reato di concussione non operando il principio di specialità trattandosi di reati che tutelano beni giuridici diversi. (Principio affermato nella specie con riguardo ad un caso in cui un agente penitenziario aveva costretto due detenuti a commettere atti sessuali). Cass. pen. sez. III 14 gennaio 2008 n. 1815

In tema di reati sessuali è ammissibile il concorso del reato di violenza sessuale con il delitto di violenza privata quando quest’ultimo pur strumentale rispetto alla condotta criminosa di cui all’art. 609 bis c.p. rappresenta un «quid pluris» che eccede il compimento dell’attività sessuale coatta. (Nel caso di specie la Suprema Corte ha confermato la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto la coartazione morale a trattenersi nel luogo di lavoro oltre l’orario imposta con abuso della posizione di datore di lavoro come condotta autonoma rispetto alla minaccia di licenziamento utilizzata invece per costringere la vittima ad acconsentire al soddisfacimento delle pulsioni libidinose dell’agente). Cass. pen. sez. III 6 ottobre 2006 n. 33662

La molestia sessuale si differenzia dall’abuso – anche nella forma tentata – in quanto prescinde da contatti fisici a sfondo sessuale e normalmente si estrinseca o con petulanti corteggiamenti non graditi o con petulanti telefonate o con espressioni volgari nelle quali lo sfondo sessuale costituisce un motivo e non un momento della condotta. Cass. pen. sez. III 19 dicembre 2005 n. 45957

Il reato di violenza sessuale concorre con quello di maltrattamenti allorché la condotta di maltrattamenti sia del tutto autonoma rispetto a quella che ha caratterizzato i rapporti sessuali non rilevando in proposito il vincolo della continuazione eventualmente ritenuto tra le diverse condotte mentre il concorso va escluso nell’ipotesi in cui vi sia piena coincidenza tra le due condotte nel senso che il delitto di maltrattamenti sia stato ravvisato per la mera reiterazione degli atti sessuali. Cass. pen. sez. III 13 maggio 2005 n. 17843

In tema di concorso di reati il delitto di violenza sessuale (art. 609 bis c.p.) può concorrere con quello di sequestro di persona (art. 605 c.p.) in quanto la condotta di violenza minaccia o abuso di autorità preordinata a costringere la vittima a compiere o subire atti sessuali che caratterizza la fattispecie di cui all’art. 609 bis c.p. non necessariamente comporta la privazione della libertà in danno della persona offesa. Cass. pen. sez. V 27 aprile 2005 n. 15638

La circostanza aggravante del delitto di omicidio prevista dall’art. 576 comma primo n. 5 c.p. (avere commesso il fatto nell’atto di commettere taluno dei delitti previsti dagli artt. 519 520 e 521 che contemplavano rispettivamente la violenza carnale la congiunzione carnale commessa con abuso della qualità di pubblico ufficiale e gli atti di libidine violenti) è configurabile con riferimento a tutti i delitti di violenza sessuale di cui agli artt. 609 bis e ss. stesso codice come introdotti dalla legge 15 febbraio 1996 n. 66 (recante norme contro la violenza sessuale) a nulla rilevando che tale legge abbia disposto l’espressa abrogazione dei citati artt. 519 520 e 521 in quanto il richiamo a questi ultimi nell’art. 576 rientra nella figura del rinvio formale e non di quello recettizio sicché quella abrogazione non ha comportato una abolitio criminis ma solo un ordinario fenomeno di successione di leggi penali incriminatici nel tempo e il mancato adeguamento della formulazione di quest’ultima norma è ascrivibile a mero difetto di coordinamento legislativo. (Fattispecie concernente il delitto di violenza sessuale di gruppo di cui all’art. 609 octies c.p. con riferimento al quale la Corte dopo avere argomentatamente escluso che la sua autonoma configurazione di figura delittuosa plurisoggettiva e a concorso necessario lo ponga in rapporto di discontinuità con la normativa previgente ha ritenuto la sua piena sovrapponibilità alle ipotesi criminose già previste dagli artt. 110 e 519-521 c.p. unificate nel nuovo art. 609 bis stesso codice) Cass. pen. sez. I 22 febbraio 2005 n. 6775

Il reato di violenza sessuale di cui all’art. 609 bis c.p. non assorbe quello di lesioni personali trattandosi di fattispecie che offendono beni diversi e che non si pongono in relazione di progressione e ciò in quanto la privazione della libertà sessuale può essere realizzata con mezzi che non producono lesioni personali; conseguentemente allorché oltre alla violenza sessuale si cagionano lesioni personali alla vittima del reato anche soltanto per vincerne la resistenza si configurano entrambi i reati in concorso. Cass. pen. sez. III 2 dicembre 2004 n. 46760

Il reato di sequestro di persona di cui all’art. 605 c.p. attuato attraverso la privazione della libertà del soggetto passivo di una violenza sessuale per un tempo superiore a quello di consumazione della violenza stessa concorre con quello di cui violenza sessuale di cui all’art. 609 bis c.p. Cass. pen. sez. III 13 ottobre 2004 n. 39936

In caso di maltrattamenti in famiglia integratisi anche attraverso la condotta di ripetute violenze sessuali non è ipotizzabile il concorso fra il delitto di violenza sessuale di cui all’art. 609 bis c.p. ed il delitto di maltrattamenti in famiglia di cui all’art. 572 c.p. atteso che in tale ipotesi in applicazione del principio di specialità si configura il solo delitto di violenza sessuale continuata caratterizzato da un dolo unitario e programmatico. Cass. pen. sez. III 3 settembre 2004 n. 35849

Il delitto di maltrattamenti in famiglia può concorrere con quello di violenza sessuale in quanto non vi è assorbimento fra tali reati attesa la diversità dei beni giuridici protetti dai due delitti. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto correttamente configurata la continuazione fra i delitti nel caso di ripetute violenze siche e morali adottate nei confronti anche della sorella minore che tentava di sottrarsi a non gradite pretese sessuali dell’imputato). Cass. pen. sez. III 20 gennaio 2004 n. 984

Il delitto di violenza sessuale continuata non concorre formalmente con il delitto di maltrattamenti atteso che anch’esso è caratterizzato da un dolo unitario e programmatico né il concorso tra i due reati può essere giustificato dalla loro diversa obiettività giuridica trattandosi di criterio estraneo alla configurazione codicistica del principio di specialità. Cass. pen. sez. III 1 febbraio 2001 n. 3998

Il delitto di violenza sessuale commessa ai danni di persona infraquattordicenne di cui agli artt. 609-bis comma secondo n. 1 e 609-ter comma primo n. 1 cod. pen. si distingue dalla fattispecie a forma libera di atti sessuali con minorenne per la presenza di una condotta di induzione ossia per l’attività di persuasione del minore succube e passivamente tollerante che manca nel reato disciplinato dall’art. 609-quater cod. pen. nel quale il consenso del minore è viziato dalla condizione di inferiorità dovuta all’età. Cass. pen. sez. III 5 ottobre 2018 n. 44530

In tema di violenza sessuale il medico nell’esercizio di attività diagnostica o terapeutica può lecitamente compiere atti incidenti sulla sfera della libertà sessuale di un paziente solo se abbia acquisito il suo consenso esplicito e informato o se sussistono i presupposti dello stato di necessità e deve inoltre immediatamente fermarsi in caso di dissenso del predetto. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la decisione con la quale era stata esclusa la sussistenza del dolo nell’agire di un medico attribuendo rilevanza all’errore dell’imputato che aveva reputato non necessario il consenso delle pazienti ad una manovra incidente sulla propria sfera sessuale). Cass. pen. sez. III 6 maggio 2019 n. 18864

In tema di violenza sessuale il mancato dissenso ai rapporti sessuali con il proprio coniuge in costanza di convivenza non ha valore scriminante quando sia provato che la parte offesa abbia subito tali rapporti per le violenze e le minacce ripetutamente poste in essere nei suoi confronti con conseguente compressione della sua capacità di reazione per timore di conseguenze ancor più pregiudizievoli dovendo in tal caso essere ritenuta sussistente la piena consapevolezza dell’autore delle violenze del rifiuto seppur implicito ai congiungimenti carnali. Cass. pen. sez. III 29 aprile 2019 n. 17676

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