Art. 600 ter – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Pornografia minorile

Articolo 600 ter - Codice Penale

(1) (2) È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 24.000 a euro 240.000 chiunque:
1) utilizzando minori di anni diciotto, realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico;
2) recluta o induce minori di anni diciotto a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici ovvero dai suddetti spettacoli trae altrimenti profitto (3).
Alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pornografico di cui al primo comma.
Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde (4) o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da € 2.582 a € 51.645.
Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico di cui al primo comma, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.549 a euro 5.164 (5).
Nei casi previsti dal terzo e dal quarto comma la pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale sia di ingente quantità (6).
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque assiste a esibizioni o spettacoli pornografici in cui siano coinvolti minori di anni diciotto è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000 (7).
Ai fini di cui al presente articolo per pornografia minorile si intende ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni diciotto coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore di anni diciotto per scopi sessuali (7).

Articolo 600 ter - Codice Penale

(1) (2) È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 24.000 a euro 240.000 chiunque:
1) utilizzando minori di anni diciotto, realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico;
2) recluta o induce minori di anni diciotto a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici ovvero dai suddetti spettacoli trae altrimenti profitto (3).
Alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pornografico di cui al primo comma.
Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde (4) o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da € 2.582 a € 51.645.
Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico di cui al primo comma, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.549 a euro 5.164 (5).
Nei casi previsti dal terzo e dal quarto comma la pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale sia di ingente quantità (6).
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque assiste a esibizioni o spettacoli pornografici in cui siano coinvolti minori di anni diciotto è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000 (7).
Ai fini di cui al presente articolo per pornografia minorile si intende ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni diciotto coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore di anni diciotto per scopi sessuali (7).

Note

(1) A norma dell’art. 609 decies, primo comma, c.p. così come sostituito dall’art. 4, comma 1, lett. v), n. 1), della L. 1° ottobre 2012, n. 172, quando si procede per taluno dei delitti previsti dagli articoli 600, 600 bis, 600 ter, 600 quinquies, 601, 602, 609 bis, 609 ter, 609 quinquies, 609 octies e 609 undecies commessi in danno di minorenni, ovvero per il delitto previsto dall’articolo 609 quater, il procuratore della Repubblica ne dà notizia al tribunale per i minorenni.
(2) A norma dell’art. 11 del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, nella L. 23 aprile 2009, n. 38, così come modificato dall’art. 1, comma 4 bis, del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, nella L. 15 ottobre 2013, n. 119, le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori, hanno l’obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della vittima. Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta.
(3) Questo comma è stato, da ultimo, così sostituito dall’art. 4, comma 1, lett. h), n. 1), della L. 1° ottobre 2012, n. 172.
(4) La parola: «, diffonde» è stata inserita dall’art. 2, comma 1, lett. b), della L. 6 febbraio 2006, n. 38.
(5) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. c), della L. 6 febbraio 2006, n. 38.
(6) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 2, comma 1, lett. d), della L. 6 febbraio 2006, n. 38.
(7) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 4, comma 1, lett. h), n. 2), della L. 1° ottobre 2012, n. 172.

Tabella procedurale

Arresto: primo e secondo comma, obbligatorio in flagranza; terzo e quarto comma, facoltativo in flagranza; sesto comma non consentito. 380 c.p.p.; 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: primo e secondo comma, consentito; terzo, quarto, quinto e sesto comma, non consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: primo, secondo e terzo comma, consentite; quarto, quinto e sesto comma, consentito l’allontanamento dalla casa familiare se il delitto è commesso in danno dei prossimi congiunti o del convivente. 280287 c.p.p.; 282 bis c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: primo, secondo e terzo comma, Tribunale collegiale; quarto, quinto e sesto comma, Tribunale monocratico. 33 bis c.p.p.; 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Competente a conoscere del reato di pornografia minorile commesso per via telematica è l’ufficio giudiziario nella cui circoscrizione si trova il dispositivo informatico mediante il quale è stato impartito il comando di immissione in rete del materiale pedopornografico. Cass. pen. sez. I 16 ottobre 2018 n. 47086

E’ configurabile il dolo generico del reato di divulgazione e diffusione di materiale pedopornografico e non semplicemente della condotta di procacciamento e detenzione nel fatto del navigatore in “internet” che non si limiti alla ricerca e raccolta di immagini e filmati di pornografia minorile tramite programmi di “le-sharing” (nella specie “Gigatribe”) o di condivisione automatica ma operi anche una selezione del materiale scaricato inserendo i prodotti multimediali in apposite cartelle di condivisione distinte per oggetto. Cass. pen. sez. III 12 settembre 2018 n. 40437

In tema di pornografia minorile la sussistenza del reato di cui all’art. 600-ter comma terzo cod. pen. deve essere esclusa nel caso di semplice utilizzazione di programmi di “le sharing” che comportino nella rete internet l’acquisizione e la condivisione con altri utenti dei les contenenti materiale pedopornografico solo quando difettino ulteriori elementi indicativi della volontà dell’agente di divulgare tale materiale anche sotto il profilo del dolo eventuale desumibili dall’esperienza dell’imputato dalla durata del possesso del materiale dalla sua entità numerica e dalla condotta connotata da accorgimenti volti a rendere difficoltosa l’individuazione dell’attività. (Fattispecie in cui l’elemento soggettivo del reato è stato desunto dalla condivisione per lunghissimo periodo dei les scaricati condivisi da altri utenti e quindi divulgati). Cass. pen. sez. III 26 marzo 2018 n. 14001

Ai fini dell’integrazione delle condotte di cui all’art. 600 ter c.p. non è necessario il pericolo né astratto né concreto della diffusione del materiale pedopornografico. Anche la produzione ad uso personale è reato perché la stessa relazione sia pure senza contatto fisico tra adulto e minore di anni 18 contemplata nell’articolo de qua è considerata come degradante e gravemente offensiva della dignità del minore in funzione del suo sviluppo sano e armonioso. Cass. pen. sez. III 6 marzo 2018 n. 10167  

Ai fini dell’integrazione del reato di pornografia minorile di cui al primo comma dell’art. 600-ter cod. pen. è necessario che la condotta del soggetto agente abbia una consistenza tale da implicare il concreto pericolo di diffusione del materiale pornografico prodotto sicché esulano dall’area applicativa della norma solo quelle ipotesi in cui la produzione pornografica sia destinata a restare nella sfera strettamente privata dell’autore. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza di merito che aveva desunto il pericolo di diffusione dal fatto che le immagini pedopornografiche erano state inviate tramite l’applicazione “WhatsApp” di un telefono cellulare ai minori divenuti oggetto delle mire sessuali dell’imputato quale strumento di persuasione e corruzione). Cass. pen. sez. III 28 luglio 2017 n. 37835

La modica introdotta dall’art. 4 comma primo lett. L) della legge 1 ottobre 2012 n. 172 (di ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale approvata a Lanzarote il 25 ottobre 2007) al delitto di pornografia minorile (art. 600 ter c.p.) ai sensi della quale per l’integrazione del reato non è necessaria una esibizione lasciva degli organi genitali di soggetti minori di anni diciotto ma è sufficiente una qualunque rappresentazione degli stessi organi per scopi sessuali è applicabile solo alle condotte commesse successivamente all’entrata in vigore del mutamento normativo. (Fattispecie relativa a detenzione di materiale pedopornografico consistente in foto di glutei ed organi genitali di bambini ritratti in spiaggia). Cass. pen. sez. III 6 febbraio 2013 n. 5874

La perdita accidentale di una “memory-card” per telefoni cellulari contenente materiale pedopornografico esclude la volontà del reo di consentire a terzi la fruizione dei “le” e pertanto non configura gli estremi della divulgazione prevista dell’art. 600 ter c.p. integrando unicamente gli elementi costitutivi della detenzione punita dall’art. 600 quater c.p.. Cass. pen. sez. III 17 ottobre 2012 n. 40847

Integra il reato di offerta o cessione gratuita di materiale pedopornografico (art. 600 ter comma quarto c.p.) la condivisione di “les” pedopornografici tramite conversazione per via telematica (cosiddetta “in chat”) rappresentando la condivisione una forma di scambio di documenti informatici. Cass. pen. sez. III 3 ottobre 2011 n. 35696

L’invio tramite posta elettronica ad un gruppo di discussione o “newsgroup” di “les” contenenti immagini pedopornografiche resi disponibili ai partecipanti alla discussione solo dopo la loro visione da parte del “moderatore” del gruppo integra il delitto di divulgazione di materiale pedopornografico punito dall’art. 600 ter comma terzo c.p. e non quello meno grave di offerta o cessione anche gratuita del predetto materiale previsto dal comma quarto del medesimo articolo. (In motivazione la Corte in una fattispecie in cui i “les” dopo l’invio confluivano prima della loro visione da parte del moderatore in appositi server “NTTP” – Network News Transport Protocol protocollo usato dal servizio internet Usenet per permettere la lettura dei newsgroup – ha precisato che tale condotta non rientra nell’ambito della connessione privata stante la messa a disposizione dei “les” di un numero indeterminato di utenti essendo irrilevante la presenza del “moderatore” punibile a titolo di concorso con l’autore dell’invio). Cass. pen. sez. III 2 agosto 2011 n. 30564

Il carattere pornografico o meno di immagini ritraenti un minore costituisce apprezzamento di fatto demandato al giudice di merito in quanto tale sottratto al sindacato di legittimità se sorretto da una motivazione immune da vizi logici e giuridici. Cass. pen. sez. III 7 giugno 2010 n. 21392

Il delitto di pornografia minorile è configurabile esclusivamente nel caso in cui il “materiale pornografico” oggetto materiale della condotta criminosa prevista dall’art. 600 ter c.p. ritragga o rappresenti visivamente un minore degli anni diciotto implicato o coinvolto in una condotta sessualmente esplicita quale può essere anche la semplice esibizione lasciva dei genitali o della regione pubica. (In applicazione di tale principio che si richiama alla nozione di “pedopornografia” di cui all’art. 1 della Decisione Quadro del Consiglio n. 2004/68/GAI del 22 dicembre 2003 la Corte ha escluso la configurabilità del reato nella condotta di un soggetto che trovandosi sulla spiaggia si era limitato a fotografare insistentemente alcuni minori in costume da bagno in assenza di esibizioni lascive o di atteggiamenti sessualmente allusivi). Cass. pen. sez. III 22 marzo 2010 n. 10981

La natura pornografica della rappresentazione di minori in pose che ne lasciano scoperti integralmente o parzialmente gli organi sessuali al fine di distinguerla dal materiale di natura diversa (pubblicazioni pubblicitarie reportage giornalistici) deve essere individuata in base all’accertamento della destinazione della rappresentazione ad eccitare la sessualità altrui e dalla sua idoneità a detto scopo di talché si palesa rilevante a tal fine la valutazione della natura erotica delle pose assunte o dei movimenti che esegue il minore. Cass. pen. sez. III 8 giugno 2004 n. 25464

In tema di reati sessuali ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 600-ter comma primo cod. pen. non assume valore esimente la circostanza che la vittima alla quale viene chiesta la realizzazione e l’invio di materiale pedopornografico sia “avvezza” alla divulgazione di proprie immagini erotiche in quanto anche in tali ipotesi è riscontrabile la condotta di “utilizzazione” da intendersi quale degradazione del minore ad oggetto di manipolazioni. (In motivazione la Corte ha precisato che la familiarità alla divulgazione di proprie immagini erotiche è invece sintomo di una particolare fragilità della minore). Cass. pen. sez. III 14 gennaio 2019 n. 1509

Ai fini dell’integrazione del reato di produzione di materiale pedopornografico di cui all’art. 600-ter comma 1 cod. pen. non è richiesto l’accertamento del concreto pericolo di diffusione di detto materiale. Cass. pen. Sezioni Unite 15 novembre 2018 n. 51815

In tema di pornografia minorile il momento di perfezionamento del delitto di distribuzione divulgazione o pubblicizzazione anche per via telematica di materiale pedo-pornografico previsto dall’art. 600-ter comma terzo cod. pen. coincide con l’immissione nella rete del materiale fotografico illecito a disposizione dei potenziali destinatari essendo pertanto irrilevante la successiva cancellazione dei le anche se definitiva. Cass. pen. sez. III 25 settembre 2018 n. 41231

In tema di pornografia minorile in virtù della modica introdotta dall’art. 4 comma 1 lett. l) della legge n. 172 del 2012 (Ratica della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale) – che ha sostituito il primo comma dell’art. 600-ter cod. pen. -costituisce materiale pedopornografico la rappresentazione con qualsiasi mezzo atto alla conservazione di atti sessuali espliciti coinvolgenti soggetti minori di età oppure degli organi sessuali di minori con modalità tali da rendere manifesto il fine di causare concupiscenza od ogni altra pulsione di natura sessuale. Cass. pen. sez. V 19 luglio 2018 n. 33862

Sussiste il reato di pornografia minorile anche nel caso in cui la divulgazione del materiale pedopornografico abbia dimensione familiare sanzionando detto reato una condotta che prescinde sia dall’identità del destinatario sia dall’utilità che si intende conseguire e che può essere anche di natura non economica. (Fattispecie in cui l’imputato aveva inviato in via telematica fotografie e filmati di una minorenne nuda al genitore della stessa). Cass. pen. sez. III 4 settembre 2018 n. 39685

In tema di pornografia minorile ai fini della configurabilità del delitto previsto dall’art. 600-ter comma terzo cod. pen. è necessario che il produttore del materiale pornografico sia persona diversa dal minore raffigurato. Cass. pen. sez. III 13 luglio 2017 n. 34357

Ai fini dell’integrazione del reato di pornografia minorile di cui all’art. 600 ter cod. pen. è necessario che la condotta del soggetto agente abbia una consistenza tale da implicare il concreto pericolo di diffusione del materiale pornografico prodotto sì che esulano dall’area applicativa della norma solo quelle ipotesi in cui la produzione pornografica sia destinata a restare nella sfera strettamente privata dell’autore. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto integrati gli estremi della diffusione nell’inserimento di materiale pedopornografico in una cartella informatica accessibile da parte di terzi attraverso l’uso del programma di condivisione “emule”). Cass. pen. sez. III 10 luglio 2017 n. 33298

La fattispecie di cui all’art. 600 ter comma primo c.p. per la sua natura di reato di pericolo concreto non ammette il tentativo. (Fattispecie in cui la S.C. ha annullato la sentenza della Corte di Appello che aveva condannato un soggetto per tentata pornografia minorile per avere richiesto ad una bambina di mostrarsi nuda dinanzi alla “webcam” di un computer). Cass. pen. sez. III 10 ottobre 2013 n. 41776

Lo sfruttamento pornografico di minori non richiede ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 600-ter comma terzo c.p. la commissione di atti sessuali attivi o passivi sulla vittima o da parte di quest’ultima. (Fattispecie di realizzazione di “books” fotografici ritraenti una minore in pose equivoche in cui la Corte ha precisato che il nudo è vietato non solo quando appaia indirizzato a risvegliare un interesse di carattere sessuale ma anche quando abbia connotazioni artistiche o commerciali che nessun collegamento possono avere con la “pornografia”). Cass. pen. sez. III 7 giugno 2010 n. 21392

Integra il delitto di sfruttamento sessuale di minori la realizzazione di raccolte di fotografie ritraenti immagini di minori in pose sessualmente equivoche non rilevando ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 600-ter comma terzo c.p. il carattere o la finalità pubblicitarie. (Fattispecie di realizzazione di “books” fotografici in cui la Corte ha precisato che dette condotte non solo mercificano il corpo umano ma invadono la sfera sessuale e la connotano di significati erotici distorcenti che vengono sfruttati da parte di chi produce e utilizza i documenti così formati). Cass. pen. sez. III 7 giugno 2010 n. 21392

Le condotte di pornografia minorile descritte dall’art. 600 ter comma terzo c.p. sono configurabili a prescindere dall’esistenza di una struttura organizzativa o dall’episodicità o meno delle stesse. Cass. pen. sez. III 30 ottobre 2009 n. 41743

La diffusione di materiale pedopornografico integra il reato di pornografia minorile anche se la condotta è stata posta in essere prima della novella dell’art. 600 ter comma terzo c.p. ad opera della L. n. 38 del 2006 perché ricompresa nella nozione di “divulgazione” menzionata “ab origine” dalla disposizione incriminatrice. Cass. pen. sez. III 3 luglio 2009 n. 27171.

Ai fini dell’integrazione del reato di cui all’art. 600 ter comma terzo c.p. la condotta di divulgazione di materiale pedopornografico che avvenga in via automatica mediante l’utilizzo di appositi programmi di scaricamento da “internet” che ne consentano al tempo stesso la condivisione con altri utenti (ad esempio il programma cosiddetto “eMule”) presuppone comunque che i “les” di cui si compone detto materiale siano interamente scaricati e visionabili nonché lasciati nella cartella dei “les” destinati alla condivisione. Cass. pen. sez. III 13 marzo 2009 n. 11169

In tema di pornografia minorile la partecipazione di un minore come mero spettatore di esibizioni pornografiche poste in essere in luogo pubblico o aperto al pubblico integra il delitto di cui all’art. 600 ter comma primo c.p. in quanto il coinvolgimento del minore in un’esibizione pornografica cui assistono terze persone è causa di degradazione della sua personalità. Cass. pen. sez. III 6 marzo 2009 n. 10068

In tema di pornografia minorile la condotta di divulgazione e diffusione nella rete “Internet” di materiale pornografico presuppone la consapevole detenzione del materiale stesso. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta involontaria la divulgazione e diffusione via internet di “les” pedopornografici compiute automaticamente dal programma di condivisione dati installato sul computer dell’indagato in quanto tali “les” erano stati rinvenuti nella memoria “cache” e non all’interno di una cartella). Cass. pen. sez. III 23 gennaio 2009 n. 3194

Ai fini dell’integrazione del reato di pornografia minorile di cui al primo comma dell’art. 600 ter c.p. è necessario che la condotta del soggetto agente abbia una consistenza tale da implicare il concreto pericolo di diffusione del materiale pornografico prodotto sì che esulano dall’area applicativa della norma solo quelle ipotesi in cui la produzione pornografica sia destinata a restare nella sfera strettamente privata dell’autore. (Nella specie il pericolo di diffusione è stato desunto dai giudici dal fatto che parte del materiale per la cui produzione erano state utilizzate contemporaneamente molte minorenni e per il cui utilizzo l’imputato aveva avuto il consenso di queste era detenuto in auto ed in alcune occasioni era stato mostrato a terzi). Cass. pen. sez. III 14 gennaio 2008 n. 1814

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 600 ter comma primo c.p. il concetto di «utilizzazione» comporta la degradazione del minore ad oggetto di manipolazioni non assumendo valore esimente il relativo consenso mentre le nozioni di «produzione» e di «esibizione» richiedono l’inserimento della condotta in un contesto di organizzazione almeno embrionale e di destinazione anche potenziale del materiale pornografico alla successiva fruizione da parte di terzi. Cass. pen. sez. III 12 luglio 2007 n. 27252

Il delitto di distribuzione divulgazione o pubblicizzazione di materiale pedopornografico non è un reato abituale e può concretizzarsi anche in un solo atto e lo sfruttamento delle immagini pedopornografiche consiste non solo in un utile economico ma in un qualunque vantaggio. (Nel caso di specie la S.C. ha ritenuto che integrasse il delitto l’aver riversato in un CD-rom distribuito all’interno di una scuola un filmato pornografico relativo ad una ragazza minorenne sfruttando le immagini della stessa al fine di diffamarla in quanto aveva posto fine ad una relazione sentimentale con esso imputato). Cass. pen. sez. III 16 gennaio 2007 n. 698

Il delitto di distribuzione divulgazione o pubblicizzazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento di minori degli anni diciotto sussiste quando il materiale sia propagato ad un numero indeterminato di destinatari come avviene con l’inserimento nella rete internet mediante il modello di comunicazione «peer to peer» di filmati aventi come oggetto esibizioni pornografiche da parte di minori di anni 18 ed anche di anni 14. Cass. pen. sez. III 5 luglio 2006 n. 23164

Il reato di cui all’art. 600 ter comma terzo c.p. (pornografia minorile commessa per via telematica) si consuma nel momento in cui i dati pedopornografici vengono immessi nella rete atteso che tale immissione pur collocandosi in un momento antecedente all’effettiva diffusione tra il pubblico del materiale vietato è sufficiente ad integrare il reato con natura di reato di pericolo concreto stante la possibilità di accesso ai dati ad un numero indeterminato di soggetti. Cass. pen. sez. III 12 luglio 2005 n. 25232

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 600 ter comma 3 c.p. (distribuzione divulgazione o pubblicizzazione del materiale pornografico minorile con qualsiasi mezzo anche in via telematica) non è sufficiente la cessione di detto materiale a singoli soggetti ma occorre che esso sia propagato ad un numero indeterminato di persone. Ne consegue che non è sufficiente ad integrare il reato di cui all’art. 660 ter comma 3 c.p. il mero utilizzo della rete Internet – essendo comunque necessario che l’offerta sia diretta ad un numero indeterminato di persone in quanto ove l’offerta sia destinata a persone determinate sussiste la più lieve ipotesi di cui all’art. 600 ter comma 4 c.p. indipendentemente dall’uso o meno del mezzo telematico – ma occorre accertare quale tipo di connessione telematica sia utilizzata al momento della commissione del reato in quanto ove si accerti trattarsi di connessione aperta sussiste il reato più grave di cui all’art. 660 ter comma 3 c.p. mentre nell’ipotesi di connessione riservata sussiste il reato più lieve di cui all’art. 600 ter comma 4 c.p. Cass. pen. sez. III 17 marzo 2003 n. 12372

Ai fini della sussistenza del delitto di distribuzione o divulgazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento di minori degli anni diciotto (art. 600 ter comma 3 c.p.) occorre che il materiale sia inserito in un sito accessibile a tutti al di fuori di un canale privilegiato o sia comunque propagato ad un numero indeterminato di destinatari. Di conseguenza quando la cessione avviene attraverso un canale di discussione (cosiddetta chat line) è necessario verificare se il programma consenta a chiunque si colleghi la condivisione di cartelle archivi documenti contenenti le foto pornografiche in questione in modo da essere accessibile a chiunque e da potere essere preso direttamente senza formalità rivelatrici di una volontà specifica e positiva. Laddove invece il prelievo avvenga solo a seguito della manifestazione di volontà dichiarata nel corso di una conversazione privata si versa nella più lieve ipotesi dì cui all’art. 600 ter quarto comma c.p. Cass. pen. sez. V 3 febbraio 2003 n. 4900

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 600 ter comma terzo c.p. (distribuzione distribuzione o pubblicizzazione del materiale pornografico di cui al precedente comma primo con qualsiasi mezzo anche per via telematica) se da una parte non basta la cessione di detto materiale a singoli soggetti dall’altra è sufficiente che indipendentemente dalla sussistenza o meno del fine di realizzare esibizioni pornografiche o di produrre il relativo materiale questo venga propagato ad un numero indeterminato di destinatari come ad esempio si verifica nel caso in cui venga effettuata la cessione a più persone di fotografie pornografiche di minori mediante l’uso di una c.d. chat-line (sistema di comunicazione in tempo reale che permette agli utenti di scambiarsi messaggi e altre informazioni in formato digitale e che è strutturato come uno spazio virtuale suddiviso in tante stanze [canali] in cui diversi soggetti possono dialogare). Cass. pen. sez. III 27 settembre 2000 n. 2842

Rientrano nella fattispecie di cui all’art. 600 ter c.p.: a) il commercio di materiale pornografico inerente i minori che richiede la predisposizione di un’attività di impresa con adeguati strumenti di distribuzione nella prospettiva di una offerta del prodotto destinata a durate nel tempo; b) la distribuzione che si configura come forma particolare di commercializzazione la quale deve ritenersi integrata dalla diffusione sica del materiale mediante l’invio ad un novero definito o meno di destinatari; c) la divulgazione e pubblicazione le quali richiedono sia che la condotta sia destinata a raggiungere una serie indeterminata di persone con cui l’agente ha stabilito un rapporto di comunicazione sia un numero di diffusione accessibile ad una pluralità di soggetti. La cessione occasionale singolarmente effettuata (ex comma 4) del materiale è fattispecie per sua natura sussidiaria rispetto a quelle previste nei commi precedenti dello stesso art. 600 ter c.p. che non può trovare applicazione quando sussistano gli elementi per la operatività degli stessi. (Conseguentemente la Corte ha ritenuto che integrasse il reato di cui all’art. 600 comma 3 c.p. l’avere veicolato fotografie oscene di minori attraverso la rete Internet). Cass. pen. sez. III 24 agosto 2000 n. 2421

Poiché il delitto di pornografia minorile di cui al primo comma dell’art. 600 ter c.p. – mediante il quale l’ordinamento appresta una tutela penale anticipata della libertà sessuale del minore reprimendo quei comportamenti prodromici che ne mettono a repentaglio il libero sviluppo personale con la mercificazione del suo corpo e l’immissione nel circuito perverso della pedofilia – ha natura di reato di pericolo concreto la condotta di chi impieghi uno o più minori per produrre spettacoli o materiali pornografici è punibile salvo l’ipotizzabilità di altri reati quando abbia una consistenza tale da implicare concreto pericolo di diffusione del materiale prodotto. (Nell’occasione la Corte ha altresì precisato che è compito del giudice accertare di volta in volta la configurabilità del predetto pericolo facendo ricorso ad elementi sintomatici della condotta quali l’esistenza di una struttura organizzativa anche rudimentale atta a corrispondere alle esigenze di mercato dei pedofili il collegamento dell’agente con soggetti pedofili potenziali destinatari del materiale pornografico la disponibilità materiale di strumenti tecnici di riproduzione e/o trasmissione anche telematica idonei a diffondere il materiale pornografico in cerchie pio meno vaste di destinatari l’utilizzo contemporaneo o differito nel tempo di più minori per la produzione del materiale pornografico – dovendosi considerare la pluralità di minori impiegati non elemento costitutivo del reato ma indice sintomatico della pericolosità concreta della condotta – i precedenti penali la condotta antecedente e le qualità soggettive del reo quando siano connotati dalla diffusione commerciale di pornografia minorile nonché gli altri indizi significativi suggeriti dall’esperienza; ed ha di conseguenza escluso la ricorrenza del concreto pericolo di diffusione del materiale in un’ipotesi in cui l’agente aveva realizzato e detenuto alcune fotografie pornografiche che ritraevano un minorenne consenziente per uso puramente «affettivo» anche se perverso). Cass. pen. Sezioni Unite 5 luglio 2000 n. 13

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 600-ter comma primo cod. pen. il consenso prestato dalla vittima anche se prossima al raggiungimento della maggiore età non assume valore esimente in quanto il concetto di “utilizzazione” si deve intendere come vera e propria degradazione del minore ad oggetto di manipolazioni. Cass. pen. sez. III 20 luglio 2018 n. 34162

Ai fini della configurabilità del delitto di pornografia minorile il carattere pedopornografico del “materiale prodotto” non presuppone necessariamente un’interazione consapevole fra l’autore della condotta e il minore presentato ben potendo essere individuato nella rappresentazione di movimenti in cui i minori assumono posizioni che si concretizzano in atteggiamenti lascivi ed eroticamente eccitanti seppur assunti involontariamente ed inconsapevolmente. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto corretta la condanna per fatti commessi prima della più rigorosa formulazione dell’art. 600 ter ult. comma cod. pen. da parte della l. n. 172 del 2012 di imputato colui che aveva ripreso con una telecamera nascosta immagini sessualmente allusive di minori intenti a cambiarsi e a farsi la doccia nello spogliatoio. Cass. pen. sez. III 26 ottobre 2015 n. 42964

In tema di pornografia minorile la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di divulgazione di materiale pedopornografico implica la volontà consapevole di divulgare o diffondere lo stesso. (La Corte in applicazione di tale principio ha precisato che l’utilizzo per lo scaricamento di “les” da “Internet” di un determinato tipo di programma di condivisione quale “Emule” o simili non è sufficiente di per sé a far ritenere provata la volontà altresì di diffusione del materiale). Cass. pen. sez. III 23 marzo 2010 n. 11082

Non è configurabile il concorso tra il reato di detenzione di materiale pornografico di cui all’art. 600-quater cod. pen. ed il reato di distribuzione divulgazione e diffusione di materiale pornografico di cui all’art. 600-ter comma terzo cod. pen. dovendo applicarsi in virtù della clausola di riserva di cui all’art. 600-quater cod. pen. la più grave fattispecie di cui all’art. 600-ter cod. pen. a condizione che vi sia sovrapposizione o comunque tendenziale identità tra materiale detenuto e materiale divulgato; ne consegue che quando il primo sia talmente ingente da doversi escludere – con accertamento di fatto riservato al giudice del merito – che sia stato integralmente divulgato la clausola di riserva non opera poiché la condotta di detenzione si prospetta come autonoma ed ulteriore sotto il profilo cronologico e naturalistico ed è dotata di una carica di offensività propria rispetto alle condotte tipizzate dall’art. 600-ter cod. pen. Cass. pen. sez. III 3 maggio 2017 n. 20891

Non è configurabile il concorso tra il reato di detenzione di materiale pornografico ed il reato di pornografia minorile dovendo applicarsi in virtù della clausola di riserva di cui all’art. 600 quater c.p. la più grave fattispecie di cui all’art. 600 ter c.p. rispetto alla quale la detenzione costituisce quindi un “post factum” non punibile. Cass. pen. sez. III 16 gennaio 2015 n. 2011

Non è configurabile il concorso tra il reato di detenzione di materiale pornografico ed il reato di pornografia minorile dovendo applicarsi in virtù della clausola di riserva di cui all’art. 600 quater c.p. la più grave fattispecie di cui all’art. 600 ter c.p. rispetto alla quale la detenzione costituisce quindi un post factum non punibile. Cass. pen. sez. III 14 gennaio 2008 n. 1814

Commette il delitto di divulgazione via internet di materiale pedo-pornografico previsto dal comma terzo dell’art. 600 ter c.p. e non quello di mera cessione dello stesso prevista al comma quarto del medesimo articolo non solo chi utilizzi programmi di lesharing peer to peer ma anche chi impieghi una chat line spazio virtuale strutturato in canali nella quale un solo nickname necessario ad accedere alla cartella-immagini o video venga utilizzato da più persone alle quali siano state rese note l’username e la password le quali possono in tal modo ricevere e trasmettere materiale pedo-pornografico; tale sistema rende possibile trasferire il materiale pedo-pornografico a molteplici destinatari e non si differenzia perciò dalla divulgazione vera e propria sempre che risulti provata in capo all’agente la volontà alla divulgazione come nel caso in cui la trasmissione sia stata reiteratamente rivolta a più persone. Cass. pen. sez. III 15 gennaio 2007 n. 593

Metti in mostra la tua 
professionalità!
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Novità giuridiche

Istituti giuridici