Art. 600 quater – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Detenzione di materiale pornografico

Articolo 600 quater - Codice Penale

(1) Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 600 ter, consapevolmente si procura o detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore a euro 1.549.
La pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale detenuto sia di ingente quantità.

Articolo 600 quater - Codice Penale

(1) Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 600 ter, consapevolmente si procura o detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore a euro 1.549.
La pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale detenuto sia di ingente quantità.

Note

(1) Questo articolo, inserito dall’art. 4 della L. 3 agosto 1998, n. 269, è stato così sostituito dall’art. 3 della L. 6 febbraio 2006, n. 38.

Tabella procedurale

Arresto: primo comma, non consentito; facoltativo in flagranza nell’ipotesi aggravata del secondo comma. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: consentito l’allontanamento dalla casa familiare se il delitto è commesso in danno dei prossimi congiunti o del convivente; consentite nell’ipotesi aggravata del secondo comma. 282 bis c.p.p.; 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: primo comma, Tribunale monocratico; secondo comma Tribunale collegiale. 33 ter c.p.p.; 33 bis c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

La configurabilità della circostanza aggravante della “ingente quantità” nel delitto di detenzione di materiale pedopornografico (previsto dall’art. 600-quater comma secondo cod. pen.) impone al giudice di tener conto non solo del numero dei supporti informatici detenuti dato di per sé indiziante ma anche del numero di immagini da considerare come obiettiva unità di misura che ciascuno di essi contiene. (In motivazione la Corte ha precisato che l’aggravante in esame risulta configurabile in ipotesi di detenzione di almeno un centinaio di immagini pedopornografiche). Cass. pen. sez. III 30 agosto 2017 n. 39543

In tema di reato di detenzione di materiale pornografico le condotte di procurarsi e detenere tale materiale non integrano due distinti reati ma rappresentano due diverse modalità di perpetrazione del medesimo illecito sì che non possono concorrere tra loro se riguardano lo stesso materiale; nell’ipotesi invece di materiale pedopornografico procurato in momenti diversi e poi detenuto ricorre la continuazione tra i reati. (In applicazione del principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la configurazione della continuazione tra reati di cui all’art. 600-quater cod. pen. in una fattispecie in cui era contestata la detenzione di immagini alcune procurate con accesso alla rete internet ed altre contenute in diversi dischi ssi). Cass. pen. sez. III 1 agosto 2017 n. 38221

Integra il delitto di cui all’art. 600-quater cod. proc. pen. l’accertato possesso di “les” pedopornografici successivamente cancellati dalla memoria accessibile del sistema operativo di personal computer in quanto l’avvenuta cancellazione determina solo la cessazione della permanenza del reato e non invece un’elisione “ex tunc” della rilevanza penale della condotta per il periodo antecedente alla eliminazione dei “les” sino a quel momento detenuti. Cass. pen. sez. III 8 marzo 2017 n. 11044

Integra il delitto di detenzione di materiale pedopornografico la cancellazione di “les” pedopornografici “scaricati” da internet mediante l’allocazione nel “cestino” del sistema operativo del personal computer in quanto gli stessi restano comunque disponibili mediante la semplice riattivazione dell’accesso al “le” mentre solo per i “les” definitivamente cancellati può dirsi cessata la disponibilità e quindi la detenzione. Cass. pen. sez. III 8 giugno 2015 n. 24345

In tema di detenzione di materiale pornografico la prova che i soggetti raffigurati nelle immagini riproducono effettivamente ragazze minori di anni diciotto può essere desunta anche dai connotati fisici delle adolescenti ritratte e dal prelievo dei “le” da siti “internet” il cui indirizzo “URL” evoca la minore età e denominazioni chiaramente riferibili a bambini o a contenuti pedopornografici. Cass. pen. sez. III 2 febbraio 2015 n. 467

La configurabilità della circostanza aggravante della “ingente quantità” nel delitto di detenzione di materiale pedopornografico (art. 600 quater comma secondo c.p.) impone al giudice di tener conto non solo del numero dei supporti detenuti dato di per sé indiziante ma anche del numero di immagini da considerare come obiettiva unità di misura che ciascuno di essi contiene. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto configurabile detta aggravante in una fattispecie di detenzione di 175 DVD contenenti numerosi les pedopornografici). Cass. pen. sez. III 3 maggio 2011 n. 17211

La responsabilità per il reato di detenzione di materiale pedopornografico è esclusa in capo al soggetto che detto materiale abbia prodotto sempre che questi sia concretamente punibile per la condotta di produzione. (Fattispecie di ritenuta applicabilità del reato di detenzione a fronte della non ricorribilità del reato di produzione per mancanza del pericolo di diffusione). Cass. pen. sez. III 25 marzo 2011 n. 11997

La configurabilità del reato di detenzione di materiale pedopornografico non è esclusa dalla circostanza che il materiale stesso sia stato prodotto con il consenso del minore. Cass. pen. sez. III 7 dicembre 2010 n. 43414

La nozione di sfruttamento sessuale del minore di anni diciotto di cui alla previgente formulazione della norma in tema di detenzione di materiale pornografico (art. 600 quater c. p.) lungi dal caratterizzarsi esclusivamente sul piano economico va intesa come connotante le condotte di approfittamento della condizione propria del minore. (Nella specie il ricorrente assumeva la diversità tra loro della originaria nozione di “sfruttamento” e della successiva nozione di “utilizzo” di persone minori impiegate dalla norma). Cass. pen. sez. III 22 settembre 2010 n. 34201

In tema di reato di detenzione di materiale pornografico le condotte di procurarsi e detenere tale materiale non integrano due distinti reati ma rappresentano due diverse modalità di perpetrazione del medesimo reato sì che non possono concorrere tra loro. Cass. pen. sez. III 19 novembre 2008 n. 43189

Integra il reato previsto dall’art. 600 quater c.p. (detenzione di materiale pornografico utilizzando minori degli anni diciotto) la condotta consistente nel procurarsi materiale pedopornografico «scaricato» (cosiddetta operazione di “download”) da un sito internet a pagamento in quanto il comportamento di chi accede al sito e versa gli importi richiesti per procurarsi il materiale pedopornografico offende la libertà sessuale e individuale dei minori coinvolti come il comportamento di chi lo produce. (In motivazione la Corte nell’enunciare il predetto principio ha altresì dichiarato manifestamente infondata la questione di costituzionalità della norma sanzionatoria sollevata dalla difesa per presunta violazione degli artt. 2 3 24 25 27 e 111 Cost.). Cass. pen. sez. III 12 novembre 2007 n. 41570

Nel reato di detenzione di materiale pornografico l’elemento oggettivo consiste nelle condotte tra loro alternative del procurarsi che implica qualsiasi modalità di procacciamento compresa la via telematica e del disporre che implica un concetto più ampio della detenzione mentre l’elemento soggettivo costituito dal dolo diretto consiste nella volontà di procurarsi o detenere materiale pornografico proveniente dallo sfruttamento dei minori. (Fattispecie relativa al reato di cui all’art. 600 quater c.p. prima delle modiche operate dall’art. 3 L. n. 38 del 2006 e in cui la volontà di detenzione è risultata integrata dal rinvenimento di «les» pornografici scaricati e salvati nel computer dell’imputato benché successivamente lo stesso avesse cancellato parte di essi). Cass. pen. sez. III 8 novembre 2007 n. 41067

In tema di reati contro la libertà sessuale dei minori ai fini della configurazione del delitto di cui all’art. 600 quater c.p. la disponibilità del materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori deve essere intesa come possibilità di libera utilizzazione di detto materiale senza che ne sia necessario l’effettivo uso. (In applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha ritenuto sussistente il reato in questione nella detenzione di materiale pedopornografico conservato in un vecchio quaderno custodito in un armadio di cui era comunque garantito l’accesso in ogni tempo). Cass. pen. sez. V 31 ottobre 2006 n. 36094

Al fine di configurare il reato di cui all’art. 600 quater c.p. è necessario che si disponga o ci si procuri materiale pornografico ottenuto mediante lo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto atteso che nel nostro ordinamento dal punto di vista generale è lecita la detenzione di materiale pornografico stante la sua differenziazione da quello pedopornografico. Cass. pen. sez. III 23 settembre 2003 n. 36390

In tema di valutazione delle prove la ritrattazione da parte di un collaboratore di giustizia di dichiarazioni accusatorie in precedenza rese non costituisce elemento in grado di escluderne l’attendibilità potendo il giudice legittimamente riconoscere valore probatorio alle stesse a condizione che eserciti su di esse un controllo più incisivo esteso ai motivi della variazione del dichiarato potendo anche ritenere che la ritrattazione si traduca in un ulteriore elemento di conferma delle originarie accuse. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la decisione di condanna fondata su dichiarazioni accusatorie di un collaboratore di giustizia successivamente ritrattate mediante l’invio di una lettera al difensore dell’imputato il quale la depositava in copia chiedendo l’escussione del collaborante richiesta immotivatamente disattesa dal giudice del merito che si limitava a sottolineare che la ritrattazione prodotta in copia era priva di valenza probatoria). Cass. pen. sez. VI 6 agosto 2019 n. 35680

La prova del dolo del reato di detenzione di materiale pedopornografico di cui all’art. 600-quater cod. pen. può desumersi dal solo fatto che quanto scaricato sia stato collocato in supporti informatici diversi (ad es nel “cestino” del sistema operativo) evidenziando tale attività una selezione consapevole dei “le” senza che abbia alcuna rilevanza il fatto che non siano stati effettivamente visionati. Cass. pen. sez. III 19 ottobre 2017 n. 48175

La detenzione di materiale pornografico di cui all’art. 600 quater c.p. non riguarda il materiale prodotto dallo stesso soggetto agente contemplando tale norma di carattere residuale tutte quelle condotte consistenti nel procurarsi o detenere materiale pornografico fuori delle ipotesi previste dall’art. 600 ter c.p. (In applicazione di tale principio la Corte ha escluso in relazione all’art. 600 ter c.p. la configurabilità della circostanza aggravante di cui all’art. 61 n. 2 c.p. con riguardo al ne di detenere il materiale in precedenza prodotto). Cass. pen. sez. III 3 marzo 2010 n. 8285

In tema di pornografia minorile mentre è configurabile il concorso formale tra il delitto di detenzione di materiale pedopornografico e quello di divulgazione di notizie finalizzate allo sfruttamento di minori diversamente il concorso è escluso tra il delitto di cessione di materiale pedopornografico e quello di detenzione dello stesso materiale in quanto la condotta di detenzione rappresenta un antefatto non punibile rispetto a quella di cessione rimanendo assorbita in quest’ultima. Cass. pen. sez. III 23 settembre 2008 n. 36364

In tema di reati relativi alla pornografia minorile mentre il delitto di cui all’art. 600 ter comma primo c.p. ha natura di reato di pericolo concreto la fattispecie di cui all’art. 600 quater c.p. (anche nella formulazione applicabile al caso di specie anteriore a quella introdotta con la legge n. 38 del 2006) richiede la mera consapevolezza della detenzione del materiale pedo-pornografico senza che sia necessario il pericolo della sua diffusione ed infatti tale fattispecie ha carattere sussidiario rispetto alla più grave ipotesi delittuosa della produzione di tale materiale a scopo di sfruttamento. Cass. pen. sez. III 14 giugno 2006 n. 20303

Integra il reato di detenzione di materiale pedopornografico (art. 600 – quater c.p.) la semplice visione di immagini pedopornografiche “scaricate” da un sito internet poichè per un tempo anche limitato alla sola visione le immagini sono nella disponibilità dell’agente. (Nella specie trattavasi di fatto commesso prima delle modiche introdotte dalla L. 26 febbraio 2006 n. 38). Cass. pen. sez. III 13 gennaio 2011 n. 639

La condotta di chi detenga consapevolmente materiale pedopornografico dopo esserselo procurato (art. 600 quater c.p.) configura un’ipotesi di reato commissivo permanente la cui consumazione inizia con il procacciamento del materiale e si protrae per tutto il tempo in cui permane in capo all’agente la disponibilità del materiale. (Fattispecie nella quale la Corte nel disattendere la richiesta del P.G. di parziale annullamento con rinvio per prescrizione ha individuato il momento di cessazione della permanenza nell’esecuzione della perquisizione domiciliare all’esito della quale venne sequestrato il materiale che l’imputato facente parte di comunità virtuali pedopornografiche operanti su internet aveva scaricato in tempi diversi). Cass. pen. sez. III 10 giugno 2010 n. 22043

In relazione al delitto di detenzione di materiale pedopornografico previsto dall’art. 600 quater cod. pen. sebbene non sia ammissibile l’impiego dell’attività di contrasto a mezzo di agente provocatore disciplinata dall’art. 14 della legge 3 agosto 1998 n. 269 è tuttavia legittimo e utilizzabile come prova il sequestro probatorio del corpo di reato o delle cose pertinenti al reato eventualmente rinvenuti attraverso siti web “civetta”. Cass. pen. sez. III 24 giugno 2016 n. 26432

Non sono punibili a norma dell’art. 600 quater c.p. (pornografia virtuale) i fatti commessi in data antecedente all’entrata in vigore della L. 6 febbraio 2006 n. 38 in quanto detta fattispecie introdotta dall’art. 4 della citata legge nell’attribuire rilievo anche all’ipotesi in cui il materiale pornografico oggetto dei delitti di cui agli artt. 600 ter e 600 quater c.p. rappresenti immagini “virtuali” ha portata innovativa e non meramente ricognitiva e chiarificatrice di significati già ricompresi in alcuna delle predette fattispecie incriminatrici. Cass. pen. sez. III 8 giugno 2010 n. 21631

È utilizzabile in relazione al delitto di detenzione di materiale pedopornografico il sequestro probatorio del computer contenente detto materiale pur effettuato a seguito di autorizzazione di perquisizione in relazione alla diversa fattispecie criminosa di pornografia minorile trattandosi di atto dovuto espletato dalla P.G. nell’ambito dei propri poteri e riguardando bene comunque pertinente al reato di detenzione suddetto. Cass. pen. sez. III 11 maggio 2009 n. 19887

In relazione al delitto di detenzione di materiale pedopornografico i risultati delle intercettazioni disposte in un diverso procedimento sono utilizzabili nell’ambito delle indagini preliminari al fine di acquisire ulteriori fonti probatorie mediante una perquisizione ed il relativo sequestro del materiale. In tal caso il sequestro risulta legittimo anche se i decreti emessi dal P.M. siano stati adottati ipotizzando la fattispecie criminosa di cui all’art. 600 ter c.p. diversa da quella per la quale l’indagato è sottoposto ad indagini (art. 604 quater c.p.) trattandosi di cose obiettivamente sequestrabili e soggette a confisca obbligatoria con conseguente applicazione del principio male captum bene retentum Cass. pen. sez. III 22 novembre 2005 n. 41957

In tema di reati contro la libertà sessuale non può essere svolta attività di contrasto attraverso l’agente provocatore per l’accertamento di elementi di prova in ordine al reato di detenzione di materiale pedopornografico e conseguentemente gli elementi di prova acquisiti sono inutilizzabili in ogni stato e grado del procedimento ai sensi dell’art. 191 c.p.p. ivi compresa la fase delle indagini preliminari. (La Corte ha altresì affermato che la situazione è mutata per effetto dell’entrata in vigore dell’art. 10 della legge 11 agosto 2003 n. 228 il quale fa salva al comma secondo la disciplina dettata dall’art. 14 della legge 3 agosto 1998 n. 269). Cass. pen. sez. III 22 settembre 2004 n. 37074

L’indulto previsto dall’art. 1 comma secondo n. 16 della L. 31 luglio 2006 n. 241 non si applica alle pene inflitte per il delitto di detenzione di materiale pornografico di cui all’art. 600 quater c.p. in quanto la limitazione dell’esclusione del beneficio dell’indulto alla sola ipotesi aggravata costituita dalla detenzione di materiale pornografico di ingente quantità prevista nell’art. 600 quater comma secondo c.p. deve essere riferita alla sola fattispecie di reato costituita dalla detenzione di materiale pornografico di natura virtuale prevista dall’art. 600 quater n. 1 c.p. e non anche all’ipotesi di detenzione di materiale pornografico di natura reale contemplata dall’art. 600 quater c.p. Cass. pen. sez. III 7 agosto 2007 n. 32179

Metti in mostra la tua 
professionalità!
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Novità giuridiche

Istituti giuridici