(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Prostituzione minorile

Articolo 600 bis - Codice Penale

(1) (2) È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque:
1) recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto;
2) favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000.

Articolo 600 bis - Codice Penale

(1) (2) È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque:
1) recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto;
2) favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000.

Note

(1) A norma dell’art. 609 decies, primo comma, c.p. così come sostituito dall’art. 4, comma 1, lett. v), n. 1), della L. 1° ottobre 2012, n. 172, quando si procede per taluno dei delitti previsti dagli articoli 600, 600 bis, 600 ter, 600 quinquies, 601, 602, 609 bis, 609 ter, 609 quinquies, 609 octies e 609 undecies commessi in danno di minorenni, ovvero per il delitto previsto dall’articolo 609 quater, il procuratore della Repubblica ne dà notizia al tribunale per i minorenni.
(2) A norma dell’art. 11 del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, nella L. 23 aprile 2009, n. 38, così come modificato dall’art. 1, comma 4 bis, del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, nella L. 15 ottobre 2013, n. 119, le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori, hanno l’obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della vittima. Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta.

Tabella procedurale

Arresto: primo comma, obbligatorio in flagranza (380 c.p.p.); secondo comma, facoltativo in flagranza (381 c.p.p.).
Fermo di indiziato di delitto: primo comma, consentito (384 c.p.p.); secondo comma, non consentito.
Misure cautelari personali: consentite (280287 c.p.p.); consentito allontanamento dalla casa familiare (282 bis c.p.p.) se il delitto è commesso in danno dei prossimi congiunti o del convivente.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale collegiale (33 bis c.p.p.).
Procedibilità: d’ufficio (50 c.p.p.).

Massime

In tema di violenza sessuale la reazione violenta posta in essere dalla persona offesa per impedire il protrarsi della condotta dell’autore del reato ed il conseguente danno riportato da quest’ultimo non rilevano quanto alla circostanza attenuante del fatto di minore gravità dovendo aversi riguardo ai fini della graduazione della gravità del reato esclusivamente alla violenza subita dalla vittima.(Fattispecie in cui persona offesa aveva provocato al suo aggressore con un coltello una lesione guaribile in trenta giorni). Cass. pen. sez. III- 23 agosto 2019 n. 36372

Il reato di prostituzione minorile di cui all’art. 600-bis comma secondo cod. pen. che punisce i rapporti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni in cambio di corrispettivo in denaro o di altra utilità anche solo promessi presenta come elemento costitutivo il consenso del minore. Cass. pen. sez. III 12 settembre 2018 n. 40446

L’instaurazione di un rapporto di convivenza “more uxorio” con una donna non discrimina alla stregua di quanto avviene nei rapporti coniugali l’attività di favoreggiamento e di sfruttamento della prostituzione della stessa a nulla rilevando data la “ratio” della norma incriminatrice che i proventi della prostituzione siano impiegati allo scopo dichiarato di mandare avanti il “menage” familiare. (Nella specie la S.C. ha ritenuto immune da vizi la sentenza di merito che ha escluso la sussistenza di una mera convivenza non punibile con riferimento alla condotta di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di una minore di anni sedici per la presenza costante e vigile dell’imputato in casa su cui all’evenienza poteva contare la minore e per la messa a disposizione dell’abitazione e dell’utenza cellulare utilizzata da questa per contattare i clienti). Cass. pen. sez. III 10 aprile 2018 n. 15829

In tema di violenza sessuale in danno di minori sussiste la circostanza aggravante della minorata difesa in tutti i casi in cui le particolari modalità dell’azione connesse a situazioni oggettive o soggettive consentano di approfittare della condizione di fragilità della vittima a prescindere dalla minore età in quanto tale. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto corretta la contestazione dell’aggravante di cui all’art. 61 n. 5 cod. pen. avuto riguardo alla condotta di imputato che aveva compiuto atti sessuali su di un minore facendolo accompagnare in un’ abitazione a questo sconosciuta dopo averlo convinto a recarsi in quel luogo per giocare.). Cass. pen. sez. III 24 settembre 2015 n. 38785

In tema di prostituzione minorile le condotte di induzione favoreggiamento o sfruttamento possono concorrere tra loro in quanto l’art. 600 bis comma primo c.p. anche dopo le modiche introdotte nell’art. 600 bis c.p. dalla L. n. 172 del 2012 – è norma a più fattispecie tra loro distinte e costituite da elementi materiali differenti in rapporto alla condotta ed all’evento. Cass. pen. sez. III 12 maggio 2015 n. 19539

Integra il reato di induzione alla prostituzione minorile di cui all’art. 600 bis comma primo c.p. la condotta di chi determina persuade o convince il soggetto passivo a concedere il proprio corpo per pratiche sessuali da tenersi anche con un solo soggetto purché diverso dall’induttore. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurabile L’art. 600 bis comma primo c.p. nella condotta di due indagati che avevano autonomamente organizzato incontri destinati a soddisfare gli istinti sessuali anche di colui che non aveva preso accordi preventivi con le ragazze minorenni). Cass. pen. sez. III 10 febbraio 2015 n. 5927

Integra il reato di induzione alla prostituzione minorile (art. 600 bis comma primo c.p.) qualsiasi condotta idonea ad influire sul processo volitivo della vittima determinandola a compiere atti sessuali sia con il reo che con altri in cambio di denaro o di altra utilità. (In motivazione la Corte ha precisato che diversamente ove il reo non solleciti incoraggi o blandisca il minore la condotta essendo neutra rispetto alla determinazione della pur immatura volontà di quest’ultimo di assentire al compimento di atti sessuali ricade nella fattispecie meno grave del comma secondo). Cass. pen. sez. III 4 febbraio 2011 n. 4235

Nel reato di prostituzione minorile le condotte di induzione di favoreggiamento o di sfruttamento giacché contemplate in un unico contesto non danno luogo a più fattispecie di reato rappresentando invece modalità diverse di commissione di un unico delitto. Cass. pen. sez. III 7 dicembre 2010 n. 43414

Il delitto di sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600-bis comma primo c.p.) che richiede la consapevole partecipazione anche occasionale ai guadagni che il minore si procura con il commercio del proprio corpo non è un reato abituale in quanto anche il singolo episodio di percezione del denaro o di altra utilità è idoneo ad integrarne gli estremi. (Fattispecie nella quale la Corte ha disatteso la tesi difensiva tendente ad escludere la configurabilità del tentativo in quanto incompatibile con lo sfruttamento in base all’assunto erroneo che tale delitto richiederebbe la reiterazione delle condotte). Cass. pen. sez. III 4 giugno 2010 n. 21335

Il reato di induzione alla prostituzione minorile è configurabile anche nel caso in cui il minore sia un soggetto non iniziato né dedito alla vendita del proprio corpo in quanto è sufficiente che l’agente ponga in essere una condotta idonea a vincere le resistenze di ordine morale che trattengono la vittima dal prostituirsi al fine di una qualsiasi attività economica. (In motivazione la Corte ha precisato che la semplice dazione di denaro è sufficiente a persuadere un minore a consentire agli atti sessuali). Cass. pen. sez. III 14 maggio 2010 n. 18315

Nella nozione di sfruttamento sessuale del minore di anni diciotto di cui alla previgente formulazione della norma in tema di pornografia minorile rientra anche il suo coinvolgimento senza fini di lucro e non reiterato nel tempo per la realizzazione di materiale pornografico. Cass. pen. sez. III 24 giugno 2009 n. 26256

L’esercizio della violenza o della minaccia nei confronti della vittima non è evento necessario all’integrazione del reato di induzione alla prostituzione minorile che può essere commesso a differenza del reato di violenza sessuale anche solo con un’attività di persuasione ad acconsentire agli atti sessuali. Cass. pen. sez. III 20 maggio 2009 n. 21181

Il delitto di cui all’art. 600 bis c.p. introdotto dall’art. 2 della legge 3 agosto 1998 n. 269 in adesione ai principi contenuti nella Convenzione sui diritti del fanciullo è diretto a proteggere l’integrità e la libertà sica e psichica del minore ed ha pertanto natura autonoma attesa la sua diversa oggettività giuridica rispetto ad analoghe fattispecie criminose in materia di prostituzione di soggetti adulti contemplate nella legge 20 febbraio 1958 n. 75 la quale mira a tutelare soltanto il buon costume e la pubblica moralità; tale affermazione trova conferma anche nell’intera venuta abrogazione dell’aggravante prevista dall’art. 4 n. 2 della suddetta legge per i fatti commessi in danno di minori. Cass. pen. sez. III 22 aprile 2003 n. 18854

È configurabile il tentativo di induzione alla prostituzione (art. 600 bis c.p.) nella condotta di chi dopo aver intrattenuto telematicamente plurime conversazioni con soggetti minorenni aventi ad oggetto prestazioni sessuali dietro corrispettivo in denaro pianifichi i successivi incontri poi non avvenuti. (Nella specie la Corte ha escluso che in assenza di riscontri obiettivi i contatti via “web” ed “e-mail” fossero finalizzati al mero soddisfacimento della concupiscenza del soggetto agente in ragione del tenore esplicito e scurrile dei colloqui). Cass. pen. sez. III 10 febbraio 2011 n. 4967

Le condotte criminose di induzione favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione minorile possono concorrere tra loro in quanto l’art. 600 bis comma primo c.p. è norma a più fattispecie tra loro distinte e costituite da elementi materiali differenti in rapporto alla condotta ed all’evento. (Fattispecie di tentata induzione di una minore alla prostituzione e di tentato sfruttamento dell’attività di quest’ultima nella quale la Corte ha escluso che fosse ravvisabile un unico delitto commesso con diversificate modalità). Cass. pen. sez. III 4 giugno 2010 n. 21335

In tema di reati contro la prostituzione minorile ove il tentativo di indurre un minore a prostituirsi sia commesso mediante conversazioni telefoniche la competenza per territorio spetta al giudice del luogo ove si trovava il minore all’atto di ricevere le telefonate e non a quello del luogo da cui le stesse provengono ciò in quanto l’attività persuasiva diretta a vincere la resistenza della vittima si realizza nel momento in cui il minore ha ricevuto le telefonate e nel luogo in cui si trovava al momento della ricezione. Cass. pen. sez. III 16 novembre 2007 n. 42371

Soggetto attivo del reato di induzione alla prostituzione di minore di cui all’art. 600 bis comma primo c.p. può essere anche la persona che abbia rapporti a pagamento con quest’ultimo essendo tuttavia necessario che la stessa ponga in essere una attività di convincimento volta a superare le inibizioni morali e a vincere le resistenze del soggetto passivo altrimenti potendosi configurare nel caso di minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni la diversa ipotesi dell’art. 600 bis commi secondo terzo e quarto c.p.. Cass. pen. sez. III 9 luglio 2010 n. 26216

Il reato di prostituzione minorile che punisce le condotte di induzione favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione del minore degli anni diciotto concorre con quello di atti sessuali con minorenne compiuti nell’ambito delle attività di prostituzione di quest’ultimo sia per la differente oggettività giuridica che per la diversità degli elementi costitutivi. (In motivazione la Corte ha osservato che l’elemento aggiuntivo e dominante del mercimonio del corpo rende la fattispecie di cui all’art. 600-bis comma primo cod. pen. ontologicamente diversa da quella di cui all’art. 609-quater cod. pen.). Cass. pen. sez. III 2 ottobre 2019 n. 40383

Il delitto di prostituzione minorile che punisce la condotta di induzione favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione del minore degli anni diciotto assorbe dando luogo ad un concorso meramente apparente di norme incriminatici il delitto di atti sessuali con minorenne compiuti nell’ambito delle attività di prostituzione di quest’ultimo. Cass. pen. sez. III 14 luglio 2009 n. 28640

Il delitto di cui all’art. 600 bis c.p. sussiste anche nel caso il cui l’autore del reato abbia indotto soggetti minorenni ad avere rapporti retribuiti non già con una pluralità indiscriminata di persone ma solo con l’agente stesso; infatti l’interesse protetto dalla fattispecie – a differenza di quello tutelato nella legge n. 75 del 1958 in materia di sfruttamento della prostituzione – è il libero sviluppo psicofisico del minore il quale può essere messo a repentaglio da qualsiasi tipo di mercificazione del suo corpo. Per tale ragione il legislatore ha previsto in riferimento alla prostituzione minorile nei commi secondo e terzo della citata disposizione la punibilità del «cliente» per la quale è sufficiente che il minore abbia ricevuto denaro od altra utilità economica in cambio di prestazioni di tipo sessuale. (Nel caso di specie si trattava di un soggetto che dopo avere svolto un’attività di convincimento volta a superare le inibizioni morali e ad influire sulle determinazione di minori di anni quattordici per indurli al meretricio aveva avuto con gli stessi rapporti sessuali a pagamento). Cass. pen. sez. III 5 ottobre 2006 n. 33470

La fattispecie criminosa di cui all’art. 600 bis c.p. (prostituzione minorile) introdotta dall’art. 2 della legge 3 agosto 1998 n. 269 in adesione ai principi della Convenzione sui diritti del fanciullo è diretta a proteggere l’integrità e la libertà sica e psichica del minore ed ha pertanto natura autonoma attesa la sua diversa oggettività giuridica rispetto ad analoghe fattispecie criminose in materia di prostituzione di soggetti adulti contemplate nella legge 20 febbraio 1958 n. 75 la quale mira a tutelare soltanto il buon costume e la pubblica moralità; il che trova conferma anche nell’intervenuta abrogazione dell’aggravante prevista dall’art. 4 n. 2 della suddetta legge per i fatti commessi in danno di minori. Cass. pen. sez. III 10 maggio 2002 n. 17717

L’esclusione del reato di cui all’art. 600 bis c.p. (prostituzione minorile) introdotto dall’art. 2 comma primo L. 3 agosto 1998 n. 269 da quelli per i quali è prevista l’applicabilità dell’indulto concesso con L. 31 luglio 2006 n. 241 opera anche con riguardo al corrispondente reato già previsto prima dell’entrata in vigore della suddetta legge dagli artt. 3 comma primo n. 8 e 4 comma primo n. 2 prima parte L. 20 febbraio 1958 n. 75 essendovi continuità tra tali norme incriminatrici. Cass. pen. sez. I 3 giugno 2009 n. 22756

L’esclusione del reato di cui all’art. 600 bis c.p. (prostituzione minorile) introdotto dall’art. 2 comma primo L. 3 agosto 1998 n. 269 da quelli per i quali è prevista l’applicabilità dell’indulto concesso con L. 31 luglio 2006 n. 241 opera anche con riguardo al corrispondente reato già previsto prima dell’entrata in vigore della suddetta legge dagli artt. 3 e 4 comma primo n. 2 prima parte L. 20 febbraio 1958 n. 75. Cass. pen. sez. I 20 giugno 2007 n. 24188

L’elemento soggettivo del reato di prostituzione minorile è il dolo generico anche nella forma del dolo eventuale sicché ai fini della sua concreta sussistenza è sufficiente che l’autore del reato accetti anche solo il rischio di favorire o sfruttare la prostituzione di ragazze minori degli anni diciotto. Cass. pen. sez. III 28 settembre 2011 n. 35147

In tema di induzione agevolazione e sfruttamento della prostituzione per effetto della novella di cui alla legge 3 agosto 1998 n. 269 – che ha inserito nel codice penale l’art. 600 bis – si è verificato un fenomeno di successione di leggi penali nel tempo per le ipotesi in cui il soggetto passivo sia persona al di sotto di una certa età; se antecedentemente alla modica predetta infatti la condotta criminosa era aggravata ove posta in essere ai danni di soggetto minore degli anni ventuno attualmente essa qualora riguardi una persona minore degli anni diciotto realizza un’ipotesi autonoma di reato mentre rimane disciplinata dall’art. 3 della legge 20 febbraio 1958 n. 75 l’azione rivolta avverso chi abbia età compresa fra i diciotto ed i ventuno anni. Ne deriva ai fini dell’applicazione dell’art. 2 c.p. che qualora il soggetto passivo sia di età minore degli anni diciotto la condotta precedentemente punita rientra nella nuova previsione criminosa e che quanto al trattamento sanzionatorio continua ad applicarsi ai fatti commessi prima dell’entrata in vigore della riforma quella di cui agli artt. 3 e 4 della legge n. 75 del 1958 il quale alla luce del minimo edittale si palesa più favorevole rispetto all’attuale. Cass. pen. sez. V 19 giugno 2000 n. 7198

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