Art. 599 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Provocazione

Articolo 599 - Codice Penale

(1) Nei casi preveduti dall’articolo 594, se le offese sono reciproche, il giudice può dichiarare non punibili uno o entrambi gli offensori (2).
Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti dall’articolo 595 (3) nello stato d’ira (90) determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso.
La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche all’offensore che non abbia proposto querela (120; 336 c.p.p.) per le offese ricevute (2).

Articolo 599 - Codice Penale

(1) Nei casi preveduti dall’articolo 594, se le offese sono reciproche, il giudice può dichiarare non punibili uno o entrambi gli offensori (2).
Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti dall’articolo 595 (3) nello stato d’ira (90) determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso.
La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche all’offensore che non abbia proposto querela (120; 336 c.p.p.) per le offese ricevute (2).

Note

(1) La precedente rubrica: «Ritorsione e provocazione» è stata così sostituita dall’attuale dall’art. 2, comma 1, lett. i), n. 1), del D.L.vo 15 gennaio 2016, n. 7.
(2) Questo comma è stato abrogato dall’art. 2, comma 1, lett. i), n. 2), del D.L.vo 15 gennaio 2016, n. 7.
(3) Le parole: «dagli articoli 594 e» sono state così sostituite dalle attuali: «dall’articolo» dall’art. 2, comma 1, lett. i), n. 3), del D.L.vo 15 gennaio 2016, n. 7.

Tabella procedurale

Massime

In tema di ingiuria il riconoscimento della causa di non punibilità fondata sul carattere reciproco delle offese (art. 599 comma primo c.p.) è rimesso all’apprezzamento discrezionale del giudice il quale peraltro qualora vengano allegati gli estremi della stessa è tenuto a giustificare il mancato esercizio del proprio potere. Cass. pen. sez. V 30 novembre 2004 n. 46317

In tema di ingiuria l’applicazione della causa di non punibilità fondata sul carattere reciproco delle offese (art. 599 primo comma c.p.) è interamente rimessa alla valutazione discrezionale del giudice non necessita di sollecitazione da parte dell’interessato e può intervenire ad opera del giudice di appello anche nel caso in cui l’omesso riconoscimento nel giudizio di primo grado non abbia costituito oggetto di specifica doglianza nei motivi di gravame. Cass. pen. sez. V 22 luglio 2003 n. 30839

In tema di reciprocità delle offese può beneficiare della speciale causa di non punibilità prevista dall’art. 599 primo comma c.p. anche colui che abbia ingiuriato per primo in quanto considerandosi ciascuna offesa come pena dell’altra il primo offensore con l’ingiuria ricevuta ha già subito una pena e tale reciprocità spiega la rinuncia dello Stato alla potestà punitiva. Cass. pen. sez. V 16 ottobre 2002 n. 34616

In tema di ingiuria l’applicazione della esimente di cui all’art. 599 c.p. è condizionata alla sola reciprocità delle offese e non anche alla loro punibilità atteso che il comportamento dell’agente viene scriminato in ragione dello stato di turbamento che l’offesa è in grado di provocare “nell’uomo medio” con la conseguenza che è giuridicamente irrilevante che il comportamento di colui che ha provocato la reazione non sia assoggettabile a sanzione penale. (Fattispecie in cui le offese provenienti da un soggetto erano contenute in un atto giudiziario). Cass. pen. sez. V 27 aprile 2001 n. 17060

Per la sussistenza dell’esimente della reciprocità di cui al primo comma dell’art. 599 c.p. non è necessario un rapporto di immediatezza delle accuse ma è pur sempre richiesto che tra le stesse intercorra un evidente nesso di dipendenza nel senso che il secondo offensore offende solo perché il primo ha precedentemente offeso. (Fattispecie in cui si è esclusa la ritorsione ritenendo che una lettera ingiuriosa inviata 25 giorni dopo un alterco costituisse espressione di una sedimentata situazione di astio per fatti pregressi e non potesse dar conto del necessario rapporto di interdipendenza). Cass. pen. sez. IV 1 febbraio 2000 n. 1177

La speciale causa di non punibilità della «ritorsione» prevista dall’art. 599 comma 1 c.p. per il reato di ingiuria non trova applicazione per quello concorrente di molestie con il mezzo del telefono commesso nel medesimo contesto stante la non corrispondenza delle condotte punibili e dei beni giuridici protetti dalle rispettive norme incriminatrici. Cass. pen. sez. I 24 aprile 2001 n. 16729

In tema di ingiuria e diffamazione la causa di non punibilità della provocazione di cui all’art. 599 comma 2 cod. pen. sussiste non solo quando il fatto ingiusto altrui integra gli estremi di un illecito codificato ma anche quando consiste nella lesione di regole di civile convivenza purché apprezzabile alla stregua di un giudizio oggettivo con conseguente esclusione della rilevanza della mera percezione negativa che di detta violazione abbia avuto l’agente. (In applicazione del principio la S.C. ha escluso che integrasse l’esimente in parola l’intenzione di un datore di lavoro di procedere al licenziamento di alcuni dipendenti in conseguenza del cui annuncio l’imputato nel corso di un’assemblea sindacale aveva adoperato espressioni offensive all’indirizzo del medesimo). Cass. pen. sez. V 11 maggio 2018 n. 21133

Ai fini del riconoscimento dell’esimente della provocazione nei delitti contro l’onore sebbene sia sufficiente che la reazione abbia luogo finchè duri lo stato d’ira suscitato dal fatto provocatorio non essendo necessaria una reazione istantanea è richiesta tuttavia l’immediatezza della reazione intesa come legame di interdipendenza tra reazione irata e fatto ingiusto subito sicchè il passaggio di un lasso di tempo considerevole può assumere rilevanza al fine di escludere il rapporto causale e riferire la reazione ad un sentimento differente quale l’odio o il rancore. (Nel caso di specie la S.C. ha ritenuto sussistente lo stato d’ira per le offese pronunciate all’indirizzo della persona offesa lo stesso giorno della condotta provocatoria a seguito di un incontro casuale in strada ma non per le dichiarazioni diffamatorie rese ai giornali il giorno dopo le quali persa la natura di sfogo immediato per l’ingiustizia subita avevano assunto la veste di mera ritorsione vendicativa). Cass. pen. sez. V 24 febbraio 2016 n. 7244

In tema di reati contro l’onore la causa di non punibilità della provocazione sussiste in presenza dell’immediatezza della reazione concetto questo che va inteso in senso relativo richiedendo che tra l’insorgere della reazione ed il fatto ingiusto altrui vi sia una reale contiguità temporale. Cass. pen. sez. V 15 luglio 2013 n. 30502

Ai fini dell’applicabilità dell’esimente della provocazione di cui all’art. 599 c.p. non costituisce “fatto ingiusto” l’esercizio di un diritto. Cass. pen. sez. V 21 novembre 2011 n. 42933

Integra il fatto ingiusto idoneo a determinare l’integrazione dell’esimente di cui all’art. 599 c.p. la condotta di colui che instauri una relazione sentimentale con il coniuge dell’offensore contrastante con l’obbligo di fedeltà reciproca dei coniugi stabilito dall’art. 143 comma secondo c.c. Cass. pen. sez. V 28 luglio 2009 n. 31177

In tema di ingiuria costituisce fatto ingiusto idoneo ad integrare l’esimente della provocazione la condotta dell’ingiuriato che intraprenda autonomamente l’attività demolitoria di un manufatto asseritamente illegittimo invece di sollecitare l’intervento dell’autorità in quanto a tal fine la caratterizzazione di ingiustizia deve essere parametrata non già all’ipotetica illegittimità del comportamento di controparte quanto piuttosto alla conformità della condotta dell’ingiuriato alle ordinarie regole del vivere civile le quali esigono che l’illegittimità sia accertata ed eventualmente rimossa nelle forme di L.. Cass. pen. sez. V 26 maggio 2009 n. 21709 

In tema di ingiuria la causa di non punibilità della provocazione sussiste non solo quando il fatto ingiusto altrui integra gli estremi dell’illecito civile o penale ma anche quando esso sia lesivo di regole comunemente accettate nella civile convivenza. (Fattispecie in cui è stata ritenuta rilevante ai fini del riconoscimento della causa di non punibilità la violazione delle regole deontologiche che devono informare i rapporti tra due avvocati). Cass. pen. sez. V 22 maggio 2009 n. 21455

In tema di ingiuria il fatto ingiusto altrui idoneo ad integrare la causa di non punibilità della provocazione di cui all’art. 599 comma secondo c.p. può essere costituito anche dall’esercizio di un diritto che si svolga con modalità ,le quali alla stregua del costume sociale e delle regole della civile convivenza siano vessatorie sconvenienti e rappresentino espressione di iattanza dispetto rivalsa. (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto limitativi e umilianti gli incontri tra padre e glia sottoposti a condizioni puntigliosamente e rigorosamente imposte dalla ex convivente madre della bimba la quale imponeva sempre la sua presenza o quella di altro familiare oltre che il luogo dell’incontro costituito dall’interno dell’abitazione con videoripresa delle sequenze degli stessi e conseguente pericolo di trasformare detti incontri in un rigido rituale ha ritenuto integrata l’esimente della provocazione). Cass. pen. sez. V 28 ottobre 2008 n. 40256

Deve riconoscersi la scriminante della provocazione prevista dall’art. 599 comma secondo c.p. nel caso di una insegnante la quale a fronte dell’ingiustificata accusa rivoltale dalla madre di un’alunna di usare un metodo d’insegnamento «hitleriano» aveva replicato dicendo alla donna che ella insegnava alla glia a mentire. Cass. pen. sez. V 21 gennaio 2008 n. 3131

In tema di delitti contro l’onore l’esimente della provocazione (art. 599 comma secondo c.p.) è applicabile anche nel caso in cui la reazione dell’agente sia diretta contro persona diversa dal provocatore quando quest’ultimo sia legato all’offeso da rapporti tali da giustificare alla stregua delle comuni regole di esperienza lo stato d’ira e quindi la reazione offensiva; essa è invece inapplicabile quando l’offeso sia un mandatario preposto ad una mansione di ufficio cui non abbia la possibilità di sottrarsi. (Fattispecie relativa a un impiegato esecutivo tenuto ad un comportamento comunicativo per sè non offensivo di una decisione altrui ancorchè ingiusta al quale non possa sottrarsi per obbligo d’ufficio). Cass. pen. sez. V 21 novembre 2007 n. 43087

In tema di ingiuria sussiste l’esimente della provocazione di cui all’art. 599 comma secondo c.p. nel caso in cui lo stato d’ira che ha provocato la reazione ingiuriosa sia stato determinato dalla richiesta di un pagamento non dovuto e contrario alle norme di civile convivenza. (In applicazione di questo principio la S.C. ha escluso la punibilità della reazione offensiva di un dirigente di una azienda sanitaria locale nei confronti di altro dirigente che gli aveva richiesto di pagare direttamente le spese di un necrologio pubblicato a nome tra gli altri di entrambi richiesta contraria non solo alle norme giuridiche ma anche alle regole di civile convivenza considerato che tali spese possono rientrare in quelle di rappresentanza consentite ad un ente pubblico solo quando il necrologio sia pubblicato a nome dei vertici istituzionali dell’ente e non già a nome di un rilevante numero di dirigenti o funzionari). Cass. pen. sez. V 2 agosto 2007 n. 31470

Ai fini dell’integrazione dell’esimente della provocazione l’immediatezza della reazione deve essere intesa in senso relativo avuto riguardo alla situazione concreta e alle stesse modalità di reazione in modo da non esigere una contemporaneità che finirebbe per limitare la sfera di applicazione dell’esimente in questione e di frustarne la ratio e tanto più deve considerarsi il tempo necessario alla reazione quando questa assuma la forma della diffamazione; ne deriva che per l’integrazione della provocazione è sufficiente che l’azione reattiva sia condotta a termine persistendo l’accecamento dello stato d’ira provocato dal fatto ingiusto altrui e che tra l’insorgere della reazione e tale fatto sussista una reale contiguità temporale senza che occorra che la reazione si esaurisca in una reazione istantanea. (In applicazione di questo principio la S.C. ha censurato la decisione con cui il giudice di appello ha escluso l’esimente di cui all’art. 599 comma secondo c.p. – nei confronti di un soggetto che aveva inviato ad alcuni professori di una Università un plico contenente alcuni stralci del diario della moglie ed una missiva con appellativi offensivi della reputazione di quest’ultima il tutto dopo averne scoperto il tradimento con il cognato – ritenendo che i tempi intercorsi tra la scoperta della relazione (3 agosto 1999) e la diffusione del plico succitato (successivo 4 agosto) non consentissero di configurare l’immediatezza necessaria ad integrare l’esimente in questione). Cass. pen. sez. V 27 febbraio 2007 n. 8097

Nei delitti di ingiuria e di diffamazione la scriminante costituita dalla provocazione postula che la risposta reattiva sia pronta e immediata nel perdurare dello stato d’ira; tuttavia il concetto di immediatezza ai fini della predetta esimente non è da intendersi nel senso che la reazione debba attuarsi nello stesso momento in cui si riceve l’offesa bensì in senso relativo essendo sufficiente che essa abbia luogo finchè duri lo stato di reazione suscitato dal fatto provocatorio a nulla rilevando che sia trascorso del tempo ove il ritardo nel dare la risposta sia dipeso unicamente dalla natura e dalle esigenze proprie degli strumenti adoperati per ritorcere l’offesa. (Fattispecie in tema di diffamazione commessa mediante pubblicazione di un articolo subito dopo la precedente pubblicazione da parte della persona offesa di altro articolo ritenuto dalla Corte motivo di provocazione a causa della ingiustizia delle accuse all’imputato in esso contenute). Cass. pen. sez. V 19 aprile 2006 n. 13735

In tema di ingiuria (art. 594 c.p.) sussiste l’esimente della provocazione di cui all’art. 599 comma secondo c.p. nel caso in cui lo stato d’ira che ha provocato la reazione ingiuriosa sia stato determinato – nel contesto di una banale controversia di risarcimento di danni modesti e per di più controversi – dalla minaccia di riferire la vicenda alla stampa con conseguente pubblicità negativa e con ripercussioni sull’attività lavorativa svolta dalla controparte in quanto ciò costituisce fatto ingiusto perché del tutto sproporzionato rispetto al preteso diritto; ne deriva che in tal caso il comportamento ingiurioso tenuto dal destinatario della minaccia non è punibile in virtù dell’esimente della provocazione di cui all’art. 599 comma secondo c.p. Cass. pen. sez. V 14 settembre 2005 n. 33643

Ai fini dell’applicabilità dell’esimente della provocazione di cui all’art. 599 cod. pen. non costituisce “fatto ingiusto” rispetto alle offese poi indirizzate alla persona offesa e riferite al suo aspetto fisico la condotta della stessa vittima della diffamazione la quale durante una conferenza stampa quale difensore civico esercitando il proprio diritto di critica politica abbia fatto riferimento alla condanna dell’autore della diffamazione per il reato di associazione mafiosa. (Nella specie la Corte ha ritenuto irrilevante che la persona offesa non avesse correttamente richiamato il titolo del reato attribuito all’imputato). Cass. pen. sez. V 18 giugno 2018 n. 27922

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