(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Offese in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle Autorità giudiziarie o amministrative

Articolo 598 - Codice Penale

Non sono punibili le offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro patrocinatori nei procedimenti dinanzi all’Autorità giudiziaria, ovvero dinanzi a un’Autorità amministrativa, quando le offese concernono l’oggetto della causa o del ricorso amministrativo.
Il giudice, pronunciando nella causa, può, oltre ai provvedimenti disciplinari, ordinare la soppressione o la cancellazione, in tutto o in parte, delle scritture offensive, e assegnare alla persona offesa una somma a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale (185; 2059 c.c.). Qualora si tratti di scritture per le quali la soppressione o cancellazione non possa eseguirsi, è fatta sulle medesime annotazioni della sentenza (89 c.p.c.).

Articolo 598 - Codice Penale

Non sono punibili le offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro patrocinatori nei procedimenti dinanzi all’Autorità giudiziaria, ovvero dinanzi a un’Autorità amministrativa, quando le offese concernono l’oggetto della causa o del ricorso amministrativo.
Il giudice, pronunciando nella causa, può, oltre ai provvedimenti disciplinari, ordinare la soppressione o la cancellazione, in tutto o in parte, delle scritture offensive, e assegnare alla persona offesa una somma a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale (185; 2059 c.c.). Qualora si tratti di scritture per le quali la soppressione o cancellazione non possa eseguirsi, è fatta sulle medesime annotazioni della sentenza (89 c.p.c.).

Note

Tabella procedurale

Massime

L’esimente di cui all’art. 598 cod. pen. – per il quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e nei discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie e amministrative – non si applica alle accuse calunniose contenute in tali atti considerato che la predetta disposizione si riferisce esclusivamente alle offese e non può pertanto estendersi alle espressioni calunniose. (Fattispecie relativa ad esposto disciplinare recante l’accusa a carico di un legale di aver preteso dalla controparte in una causa civile con toni intimidatori somme di denaro non dovute). Cass. pen. sez. V- 22 luglio 2019 n. 32823 

In tema di delitti contro l’onore perché possa ricorrere la scriminante prevista dall’art. 598 cod. pen. (relativa alle offese eventualmente contenute in scritti presentati o discorsi pronunciati dalle parti o dai loro difensori in procedimenti innanzi alla autorità giudiziaria od amministrativa) è necessario che le espressioni ingiuriose concernano in modo diretto ed immediato l’oggetto della controversia ed abbiano rilevanza funzionale per le argomentazioni poste a sostegno della tesi prospettata o per l’accoglimento della domanda proposta quand’anche non necessarie o decisive. (Fattispecie in cui la Corte ha censurato la decisione del giudice di merito e affermato l’applicabilità dell’art. 598 cod. pen. al ricorso in prevenzione presentato al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati per contestare alcuni crediti professionali considerato che il ricorrente era parte sia pure potenziale nell’eventuale giudizio di verifica presso il Consiglio dell’Ordine). Cass. pen. sez. V 26 febbraio 2019 n. 8421

L’esimente di cui all’art. 598 cod. pen. (non punibilità delle offese contenute in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle Autorità giudiziarie e amministrative) non è applicabile agli esposti inviati al Consiglio dell’Ordine forense in quanto l’autore dell’esposto non è parte nel successivo giudizio disciplinare e l’esimente di cui all’art. 598 cod. pen. attiene agli scritti difensivi in senso stretto con esclusione di esposti e denunce. (Fattispecie in cui la S.C. ha escluso l’operatività dell’esimente di cui all’art. 598 cod. pen. nei confronti dell’imputato che aveva accusato con un esposto inviato al Consiglio dell’Ordine forense territoriale un avvocato affermando che aveva istruito centinaia di cause basate sul mendacio e definendolo ‘sua falsità’). Cass. pen. sez. V 3 settembre 2018 n. 39486

In tema di diffamazione la causa di non punibilità prevista dall’art. 598 cod. pen. e la scriminante di cui all’art. 51 cod. pen. operano su piani diversi la prima non escludendo l’antigiuridicità del fatto ma solo l’applicazione della pena e ricomprendendo anche condotte di offesa non necessarie purchè inserite nel contesto difensivo; la seconda ricollegandosi invece all’esercizio del diritto di difesa e richiedendo il requisito della necessarietà ed il rispetto dei limiti di proporzionalità e strumentalità. (In applicazione del principio la Corte ha precisato che le offese non punibili ai sensi dell’art. 598 cod. pen. sono solo quelle che si riferiscono all’oggetto della causa ed hanno una qualche finalità difensiva). Cass. pen. sez. V 24 marzo 2017 n. 14542

L’applicabilità della scriminante di cui all’art. 598 comma primo cod. pen. presuppone che le espressioni offensive concernono in modo diretto ed immediato l’oggetto della controversia rilevino ai fini delle argomentazioni poste a sostegno della tesi prospettata e siano adoperate in scritti o discorsi dinanzi all’autorità giudiziaria. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza che aveva escluso la ricorrenza della scriminante in relazione a frasi calunniose pronunziate dall’imputato all’indirizzo del P.M. in udienza senza alcun collegamento con specifiche argomentazioni difensive). Cass. pen. sez. VI 29 luglio 2016 n. 33262

L’esimente di cui all’art. 598 c.p. – concernente la non punibilità delle offese contenute in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle Autorità giudiziarie e amministrative funzionale al libero esercizio del diritto di difesa è circoscritta all’ambito del giudizio ordinario od amministrativo nel corso del quale le offese siano proferite a condizione che siano pertinenti all’oggetto della causa o del ricorso amministrativo con la conseguenza che essa non è applicabile qualora le espressioni offensive siano divulgate in altra sede. (Fattispecie in cui sono state pubblicate affermazioni dell’imputato contenute in un esposto all’autorità amministrativa risultate infondate). Cass. pen. sez. V 14 maggio 2015 n. 20058

In tema di diffamazione sussiste l’esimente di cui all’art. 598 c.p. – per il quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie o amministrative – allorché le espressioni offensive siano contenute in uno scritto indirizzato dal dipendente al Collegio di conciliazione dell’Ufficio provinciale del lavoro previsto dall’art. 410 c.p.c. in quanto l’attività svolta dinanzi a detta Commissione cui è demandato dalla legge il compito di svolgere il tentativo obbligatorio di conciliazione delle controversie di lavoro – costituisce un’attività strumentale e quindi paragiudiziale e propedeutica a quella giudiziaria posto che deve essere obbligatoriamente esperita a pena di improcedibilità dell’azione giudiziaria dinanzi al giudice del lavoro; inoltre la predetta Commissione è organo istituito dal Ministero del Lavoro con la conseguenza che detta attività si svolge dinanzi ad una autorità amministrativa; inne le suddette espressioni offensive in quanto descrittive della condotta ingiusta e persecutoria del soggetto attivo concernono in modo diretto ed immediato l’oggetto della controversia e sono quindi strumentali all’esercizio del diritto di difesa che il legislatore vuole garantire nella sua pienezza anche a costo di soccombenza dei beni protetti dagli art. 594 e 595 c.p.. Cass. pen. sez. V 28 dicembre 2011 n. 48544

Ai fini dell’applicabilità dell’esimente di cui all’art. 598 c.p. – in virtù della quale non sono punibili le offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunziati dalle parti o dai loro patrocinatori innanzi alla autorità giudiziaria – è sufficiente che le offese provengano dalle parti o dai loro patrocinatori e che concernano l’oggetto della causa o del ricorso pendente innanzi alla autorità giudiziaria o a quella amministrativa a nulla rilevando che esse siano dirette a persone diverse dalle controparti o dai loro patrocinatori. Ne deriva che rientrano nel campo di operatività della norma in questione anche le offese dirette ai giudici delle precedenti fasi del giudizio o ai loro ausiliari purché esse concernano l’oggetto della causa dal momento che la “ratio legis” è quella di consentire la massima libertà nella esplicazione del diritto di difesa. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha ritenuto l’operatività dell’esimente di cui all’art. 598 c.p. relativamente ad offese – contenute in una memoria depositata nel corso di un giudizio civile – dirette al magistrato che in sede penale aveva condotto le indagini conclusesi con l’archiviazione su sua richiesta). Cass. pen. sez. V 7 giugno 2011 n. 22743

In tema di diffamazione qualora l’atto giudiziario redatto dal difensore contenga affermazioni o espressioni diffamatorie la relativa responsabilità penale in ordine al reato di cui all’art. 595 c.p. (ove non sussistano le condizioni per l’applicazione dell’esimente prevista dall’art. 598 c.p.) può estendersi in virtù della disciplina generale in materia di concorso di persone nel reato alla parte che abbia riferito al difensore quanto da questi poi trasfuso nel testo incriminato. (Nella specie l’imputato aveva ammesso di avere letto le espressioni oggetto di imputazione prima che il ricorso venisse depositato). Cass. pen. sez. V 25 maggio 2011 n. 20882

L’esimente di cui all’art. 598 c.p. – secondo il quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e nei discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie o amministrative – non si applica alle accuse calunniose contenute in tali atti in quanto la citata disposizione si riferisce esclusivamente alle “offese” e non può quindi estendersi alle eventuali espressioni calunniose. (Fattispecie relativa alla presentazione di un esposto contro un magistrato indirizzato al Consiglio superiore della magistratura al Ministro della giustizia e al dirigente dell’ufficio di appartenenza del magistrato stesso e inteso all’instaurazione di un procedimento disciplinare nei suoi confronti). Cass. pen. sez. VI 26 agosto 2010 n. 32325

L’esimente di cui all’art. 598 c.p. non è applicabile alle espressioni offensive contenute in un esposto inviato per comunicazione al Consiglio dell’Ordine forense. Cass. pen. sez. V 23 giugno 2010 n. 24003

In tema di diffamazione è applicabile l’esimente di cui all’art. 598 c.p. – per il quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie o amministrative – qualora le espressioni offensive siano contenute in un ricorso presentato al Presidente del Tribunale in funzione di presidente del comitato per la tenuta dell’Albo dei consulenti tecnici in quanto tale comitato è un organo pubblico avente giurisdizione disciplinare con la conseguenza che nel relativo procedimento l’autore dello scritto riveste la qualità di parte; tuttavia occorre anche ai fini dell’operatività dell’esimente di cui all’art. 598 c.p. che le espressioni ingiuriose concernano in modo diretto e immediato l’oggetto della controversia ed abbiano rilevanza funzionale per le argomentazioni poste a sostegno della tesi prospettata. (Nella specie la Corte ha rilevato che l’accertamento del nesso tra le offese e l’oggetto della contesa dipende da un giudizio di mero fatto incensurabile in sede di legittimità ove sorretto da adeguata motivazione). Cass. pen. sez. V 28 febbraio 2008 n. 9071

Sussiste l’esimente di cui all’art. 598 c.p. – per il quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e nei discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie o amministrative – qualora un legale scriva una lettera con la quale si addebitino fatti di reato (nella specie di avere reso dichiarazioni giudiziarie mendaci diffamatorie e calunniose in relazione ad un procedimento per minaccia successivamente archiviato) attribuiti dal proprio cliente alla destinataria della diffida stragiudiziale considerato che l’esercizio di un diritto scrimina sempre che sia rispettato il limite della continenza se il fatto offensivo è vero e che in tale ambito rientra anche lo ius postulandi e defendendi sia nel momento giudiziale e processuale sia in quello preprocessuale preparatorio e strumentale all’esercizio di esso. Cass. pen. sez. V 22 gennaio 2007 n. 1798

L’art. 598 c.p. nella parte in cui prevede il risarcimento del danno per le frasi offensive che «concernono» l’oggetto della causa va inteso come riferibile a quelle offese che pur non necessarie siano comunque strumentali alla difesa ed esso si pone in contraddizione solo apparente rispetto all’art. 89 c.p.c. che dispone il risarcimento soltanto per le frasi offensive che «non riguardano» l’oggetto della causa. Quest’ultima norma va infatti intesa come riferibile alle offese non necessarie alla difesa sebbene ad essa non estranee. Cass. pen. sez. V 22 febbraio 2006 n. 6701

In tema di diffamazione la competenza a decidere sulla richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale per le offese contenute negli scritti presentati nei procedimenti dinanzi alla autorità giudiziaria scriminabili ai sensi dell’art. 598 c.p. spetta solo al giudice della causa nell’ambito della quale furono scritte le frasi offensive il quale è l’unico idoneo a valutare a conclusione del giudizio se la giustificazione di quelle offese debba escludere anche la risarcibilità del danno non patrimoniale eventualmente patito da colui cui furono rivolte. (Fattispecie nella quale tali frasi erano contenute in un atto di opposizione a decreto ingiuntivo e la Corte ha dichiarato che il giudice penale che aveva applicato la causa di non punibilità era incompetente nella specie a decidere sul risarcimento del danno previsto dal comma secondo dell’art. 598 c.p.). Cass. pen. sez. V 22 febbraio 2006 n. 6701

In tema di diffamazione sussiste l’esimente di cui all’art. 598 c.p. – per il quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie o amministrative – allorché le espressioni offensive siano contenute in una diffida stragiudiziale prodromica alle successive iniziative legali ed in particolare all’instaurazione di un giudizio di natura arbitrale e quindi ricompresa nell’esercizio del diritto di difesa. Cass. pen. sez. V 22 dicembre 2005 n. 46864

La ragione dell’immunità giudiziale prevista dall’art. 598 c.p. sta nell’escludere la punibilità di quelle espressioni pronunciate nel corso di una vicenda giudiziaria che pur riguardando l’oggetto della causa siano esorbitanti rispetto alle necessità difensive restino cioè estranee all’ambito dell’esercizio della difesa tutelato dall’art. 51 c.p. Cass. pen. sez. VI 3 novembre 2005 n. 39934

In tema di diffamazione l’esimente di cui all’art. 598 c.p. in base al quale sono punibili le offese contenute negli scritti presentati nei discorsi pronunziati dalle parti o dai loro patrocinatori innanzi all’autorità giudiziaria costituisce applicazione estensiva del più generale principio posto dall’art. 51 c.p. (esercizio di un diritto o adempimento di un dovere) ed è applicabile anche alle offese contenute nell’atto di citazione sempre che le stesse riguardino l’oggetto della causa in modo diretto ed immediato. Deve essere esclusa al contrario la necessità che le offese abbiano anche un contenuto minimo di verità o che la stessa sia in qualche modo deducibile dal contesto in quanto l’interesse tutelato è la libertà di difesa nella sua correlazione logica con la causa a prescindere dalla fondatezza dell’argomentazione. Cass. pen. sez. V 15 ottobre 2004 n. 40452

L’esimente prevista dall’art. 598 c.p. (non punibilità delle offese contenute in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle Autorità giudiziarie e amministrative) non è applicabile qualora le espressioni offensive siano contenute in un esposto diretto ad una Commissione regionale di vigilanza (nella specie per l’edilizia economica e popolare) e preordinato a provocare controlli in quanto non si tratta di atto direttamente e tipicamente funzionale all’instaurazione di un procedimento giudiziario o amministrativo e pertanto non rientra nell’ambito di operatività della tutela di cui all’art. 598 c.p. Cass. pen. sez. V 2 aprile 2004 n. 15585

In tema di diffamazione l’esimente di cui all’art. 598 comma 1 c.p. è applicabile anche alle offese contenute in un’istanza di ricusazione proposta nell’ambito del procedimento principale trattandosi di atto funzionale all’esercizio del diritto di difesa anche se non direttamente connesso al merito della causa. Cass. pen. sez. V 5 febbraio 2003 n. 5384

In relazione ad offese contenute in scritti o discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie ed ai fini della applicabilità della esimente prevista dall’art. 598 c.p. è sufficiente che le offese provengano dalle parti o dai loro patrocinatori e che concernano l’oggetto della causa o del ricorso pendente innanzi alla autorità giudiziaria o a quella amministrativa a nulla rilevando che esse siano dirette a persone diverse dalle controparti o dai loro patrocinatori; rientrano pertanto nel campo di operatività della norma anche le offese dirette ai giudici delle precedenti fasi del giudizio o ai loro ausiliari purché esse concernano l’oggetto della causa dal momento che la ratio legis è quella di consentire la massima libertà nella esplicazione del diritto di difesa. (Fattispecie in cui l’imputato aveva offeso la reputazione di un magistrato onorario affermando in un ricorso di opposizione all’esecuzione avente ad oggetto il rilascio di un immobile che il predetto giudice era prevenuto in quanto infastidito dal fatto che altro magistrato aveva sospeso l’esecuzione ed anticipato l’udienza). Cass. pen. sez. V 25 settembre 2000 n. 10087

L’esimente di cui all’art. 598 c.p. è applicabile alle offese contenute in un esposto inviato al Consiglio dell’Ordine forense. Cass. pen. sez. V 14 agosto 2008 n. 33453

È legittima l’applicazione dell’esimente di cui all’art. 598 c.p. – che prevede la non punibilità delle offese contenute negli scritti presentati dalle parti o dai loro patrocinatori dinanzi all’autorità giudiziaria – alla persona offesa non costituita parte civile quando essa sia autorizzata a dedurre dinanzi all’autorità giudiziaria sull’oggetto della causa in vista della potenziale assunzione della veste di parte civile. Cass. pen. sez. V 15 aprile 2008 n. 15525

L’esimente prevista dall’art. 598 c.p. che prevede la non punibilità delle offese contenute negli scritti presentati dinanzi all’autorità giudiziaria quando le offese concernono l’oggetto della causa non si applica al consulente tecnico di parte nel giudizio civile in quanto lo stesso non è equiparabile né alle parti né ai loro patrocinatori ai quali espressamente ed esclusivamente si riferisce la citata disposizione. Cass. pen. sez. V 4 aprile 2007 n. 13791

L’esimente di cui all’art. 598 c.p. (non punibilità delle offese contenute in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle Autorità giudiziarie e amministrative) non è applicabile qualora le espressioni offensive siano contenute in un esposto inviato al Consiglio dell’Ordine forense in quanto l’autore dell’esposto non è parte nel successivo giudizio disciplinare e l’esimente di cui all’art. 598 c.p. attiene agli scritti difensivi in senso stretto con esclusione di esposti e denunce pur se redatti da soggetti interessati. Cass. pen. sez. V 4 dicembre 2002 n. 40725

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