Art. 596 bis – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Diffamazione col mezzo della stampa

Articolo 596 bis - Codice Penale

Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all’editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57 bis e 58.

Articolo 596 bis - Codice Penale

Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all’editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57 bis e 58.

Note

Tabella procedurale

Massime

L’effetto preclusivo derivante dal giudicato non si esplica nei confronti dei coimputati neppure se concorrenti nello stesso reato a cagione dell’autonomia di ciascun rapporto processuale. Peraltro il giudice di legittimità ben può utilizzare gli elementi di fatto risultanti dalla sentenza irrevocabile del giudice di primo grado correttamente introdotta negli atti processuali dalla difesa attraverso lo strumento dell’impugnazione così ovviando alla omissione del giudice di appello. (Fattispecie di diffamazione a mezzo stampa nella quale la Suprema corte ha pronunciato l’annullamento senza rinvio perché il fatto non costituisce reato ai sensi dell’art. 129 comma 2 c.p.p. nei confronti del redattore di un quotidiano sulla scorta della sentenza irrevocabile con la quale il direttore era stato assolto dal fatto pur se addebitato a titolo di colpa con la stessa formula). Cass. pen. sez. V 11 dicembre 1995 n. 12058 

La prova del concorso del direttore di un periodico nel reato di diffamazione a mezzo stampa è desumibile da un complesso di circostanze esteriorizzate nella pubblicazione come il contenuto dello scritto la sua correlazione con il contesto sociale dal quale trae ispirazione la forma della esposizione l’evidenza e la collocazione tipografica ad esso assegnata nello stampato. Cass. pen. sez. V 5 agosto 1992 n. 8848

In materia di reati di stampa la responsabilità del direttore a titolo di colpa per non avere impedito la commissione del reato è ben diversa da quella a titolo di concorso la quale ultima in tanto può sussistere in quanto siano presenti tutti gli elementi generalmente occorrenti a norma dell’art. 110 c.p. tra i quali in primo luogo il dolo. Per affermare il concorso nella diffamazione commessa dall’autore dello scritto occorre dimostrare che il direttore ha voluto la pubblicazione nell’esatta conoscenza del suo contenuto lesivo e quindi con la consapevolezza di aggredire la reputazione altrui. Quando invece al direttore è addebitabile solo l’omissione del controllo dovuto ci si trova in presenza della diversa fattispecie colposa di cui all’art. 57 c.p. rispetto alla quale l’eventuale diffamazione si configura come l’evento dello specifico reato previsto a carico del direttore. Cass. pen. sez. V 17 agosto 1990 n. 11494

Il momento consumativo del reato di diffamazione a mezzo stampa è quello della consegna da parte dello stampatore delle prescritte copie in adempimento dell’obbligo previsto dalla legge 2 febbraio 1939 n. 374 in quanto tale momento costituisce di per sé pubblicazione in senso tecnico dello stampato e realizza la sua prima diffusione. (In motivazione la Suprema Corte ha precisato che notoriamente la data di copertina dei settimanali è di circa otto giorni successiva a quella di consegna delle copie d’obbligo e quindi di effettiva pubblicazione del periodico). Cass. pen. sez. fer. 4 agosto 1990 n. 11178

Ai fini dell’applicabilità dell’amnistia al reato di diffamazione a mezzo stampa commesso dal direttore o dal vicedirettore responsabile quando sia noto l’autore della pubblicazione deve considerarsi «autore» il giornalista che utilizzando la fonte della notizia ha prodotto l’articolo e non la persona che abbia fornito le informazioni. Cass. pen. sez. V 12 ottobre 1989 n. 13585

Se è vero che la responsabilità del direttore viene configurata dalla legge come un’agevolazione colposa del delitto commesso da altri ai sensi dell’art. 57 c.p. è pur vero che il direttore del periodico possa egli stesso essere ritenuto colpevole di diffamazione vera e propria e non di omissione del controllo imposto dalla legge al direttore quando rimanga accertato che lo stesso abbia compiuto atti diretti a ledere l’altrui reputazione ovvero abbia concorso con i suoi collaboratori consapevolmente a raggiungere tale evento. Cass. pen. sez. VI 20 aprile 1978 n. 4724

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