Art. 590 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Lesioni personali colpose

Articolo 590 - Codice Penale

(1) Chiunque cagiona ad altri, per colpa (43), una lesione personale (582) è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a € 309.
Se la lesione è grave (583) la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da € 123 a € 619; se è gravissima (583), della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da € 309 a € 1.239.
Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme [sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle] (2) per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni. [Nei casi di violazione delle norme sulla circolazione stradale, se il fatto è commesso da soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, ovvero da soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, la pena per le lesioni gravi è della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni] (3) (4).
Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena per lesioni gravi è della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per lesioni gravissime è della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni (5).
Nel caso di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo; ma la pena della reclusione non può superare gli anni cinque.
Il delitto è punibile a querela (120; 336 c.p.p.) della persona offesa, salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale.

Articolo 590 - Codice Penale

(1) Chiunque cagiona ad altri, per colpa (43), una lesione personale (582) è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a € 309.
Se la lesione è grave (583) la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da € 123 a € 619; se è gravissima (583), della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da € 309 a € 1.239.
Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme [sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle] (2) per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni. [Nei casi di violazione delle norme sulla circolazione stradale, se il fatto è commesso da soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, ovvero da soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, la pena per le lesioni gravi è della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni] (3) (4).
Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena per lesioni gravi è della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per lesioni gravissime è della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni (5).
Nel caso di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo; ma la pena della reclusione non può superare gli anni cinque.
Il delitto è punibile a querela (120; 336 c.p.p.) della persona offesa, salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale.

Note

(1) A norma dell’art. 590 sexies, comma 2, c.p., come inserito dall’art. 6, comma 1, della L. 8 marzo 2017, n. 24, qualora l’evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto.
(2) Le parole fra parentesi quadrate sono state soppresse dall’art. 1, comma 3, lett. e), della L. 23 marzo 2016, n. 41, a decorrere dal 25 marzo 2016.
(3) Questo periodo, aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. d), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125, è stato soppresso dall’art. 1, comma 3, lett. f), della L. 23 marzo 2016, n. 41, a decorrere dal 25 marzo 2016.
(4) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 2, comma 2, della L. 21 febbraio 2006, n. 102.
(5) Questo comma è stato inserito dall’art. 12, comma 3, della L. 11 gennaio 2018, n. 3.

Tabella procedurale

Arresto: primo, secondo, terzo comma e quarto comma, ipotesi lesioni gravi, non consentito; quarto comma, ipotesi lesioni gravissime, facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: primo, secondo, terzo comma e quarto comma, ipotesi lesioni gravi, non consentite; quarto comma, ipotesi lesioni gravissime, consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Giudice di pace (4, lett. a), D.L.vo n. 274/2000) limitatamente alle fattispecie perseguibili a querela di parte e ad esclusione delle fattispecie connesse alla colpa professionale e dei fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale quando, nei casi anzidetti, derivi una malattia di durata superiore a venti giorni; Tribunale monocratico per le aggravanti (4, D.L.vo n. 274/2000).
Procedibilità: a querela della persona offesa, salvo le eccezioni previste dall’ultimo comma dell’art. 590 c.p. 336 c.p.p.; 590 c.p.

Massime

In tema di prevenzione infortuni nelle istituzioni scolastiche soggetto destinatario dell’obbligo di sicurezza è il dirigente che abbia poteri di gestione. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto immune da censure il riconoscimento della posizione di garanzia in capo al dirigente scolastico di un liceo in relazione alle lesioni subite da un alunno in conseguenza della caduta da un lucernaio presente su un solaio in quanto nonostante fosse privo dei poteri di spesa aveva omesso di segnalare alla Provincia la pericolosità del solaio in questione e di sollecitare i conseguenti necessari interventi strutturali). Cass. pen. sez. IV 12 settembre 2019 n. 37766

In tema di colpa professionale il medico che succede ad un collega nel turno in un reparto ospedaliero assume nei confronti dei pazienti ricoverati la medesima posizione di garanzia di cui quest’ultimo era titolare circostanza che lo obbliga ad informarsi circa le condizioni di salute dei pazienti medesimi e delle particolari cure di cui necessitano. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva affermato la responsabilità di un ginecologo per il reato di lesioni colpose ai danni di un feto ritenendo irrilevante la tesi difensiva secondo la quale l’imputato era stato informato dello stato di sofferenza del feto solo a danno compiuto essendosi accertato che i primi segnali di sofferenza erano emersi in epoca successiva all’inizio del turno ed egli aveva omesso di informarsi dello stato di salute dei pazienti). Cass. pen. sez. IV 19 ottobre 2018 n. 47801

L’obbligo di custodia di un animale sorge ogni qualvolta sussista una relazione di semplice detenzione anche solo materiale e di fatto tra l’animale e una data persona non essendo necessario un rapporto di proprietà in senso civilistico. (Fattispecie in tema di responsabilità per lesioni colpose cagionate dal morso di un cane). Cass. pen. sez. IV 10 novembre 2017 n. 51448

Risponde di lesioni personali colpose il medico ospedaliero che omettendo di effettuare i dovuti esami clinici dimetta con la diagnosi errata di gastrite un paziente affetto da patologia tumorale così prolungando per un tempo significativo le riscontrate alterazioni funzionali (nella specie vomito acuti dolori gastrici ed intestinali) ed uno stato di complessiva sofferenza di natura sica e morale che favorivano un processo patologico che se tempestivamente curato sarebbe stato evitato o almeno contenuto. Cass. pen. sez. IV 20 gennaio 2010 n. 2474

Il medico che prescriva medicinali off label (cioè per finalità terapeutiche diverse da quelle che gli sono riconosciute ) e che non agisca in via del tutto sperimentale risponde a titolo di colpa e non di dolo delle lesioni riportate dal paziente a causa della loro somministrazione qualora non abbia compiuto un’attenta valutazione comparativa tra i benefici perseguiti ed i rischi connessi alla particolare utilizzazione del farmaco che era possibile prevedere sulla base della situazione clinica del paziente medesimo. (Fattispecie relativa alla prescrizione di un medicinale antiepilettico nell’ambito di un terapia relativa alla cura dell’obesità in cui il medico nell’aumentare il dosaggio del farmaco aveva omesso di procedere ad adeguata attività di monitoraggio del paziente e di valutare le ragioni della mancanza di una reazione positiva ai dosaggi inferiori ). Cass. pen. sez. IV 30 settembre 2008 n. 37077

In tema di lesioni colpose la scelta degli interventi terapeutici purchè tecnicamente validi è rimessa alla discrezionalità del medico cosicché la colpa di quest’ultimo nell’ipotesi d’alternativa terapeutica non può essere valutata con riguardo alla necessità della certezza del risultato bensì in relazione all’osservanza delle regole di condotta proprie della professione che sono finalizzate alla prevenzione del rischio collegato all’opzione terapeutica eletta. Cass. pen. sez. IV 12 agosto 2008 n. 33384

In tema di lesioni colpose provocate dalla somministrazione di farmaci ai fini della sussistenza del consenso informato non basta comunicare al paziente il nome del prodotto che gli sarà somministrato accompagnato da generiche informazioni occorrendo indicare gli eventuali effetti negativi della somministrazione in modo da consentire una congrua valutazione del rapporto costi-benefici del trattamento che tenga conto anche delle possibili conseguenze negative. Cass. pen. sez. IV 1 agosto 2008 n. 32423

In tema di colpa omissiva la posizione di garanzia che assumono il gestore e il responsabile della sicurezza di un impianto sciistico non origina dalla presunta intrinseca pericolosità dell’attività svolta atteso che pericolosa è in realtà la pratica sportiva dello sci bensì dal contratto concluso con lo sciatore che utilizza l’impianto e le piste dallo stesso servite. (Fattispecie relativa alla responsabilità per colpa in merito alle lesioni riportate da uno sciatore e causate dall’omessa delimitazione della pista in un punto ritenuto pericoloso). Cass. pen. sez. IV 26 ottobre 2007 n. 39619

La circostanza dello «scioglimento dell’équipe operatoria» che abbia a verificarsi quando ancora l’intervento deve essere completato da adempimenti di particolare semplicità esclude l’elemento della colpa per negligenza in capo al medico che ha abbandonato anticipatamente l’équipe sempre che non si tratti di intervento operatorio ad alto rischio e l’allontanamento sia giustificato da pressanti ed urgenti necessità professionali. Cass. pen. sez. IV 16 giugno 2005 n. 22579

Integra il reato di lesioni colpose la condotta del chirurgo estetico che successivamente all’intervento di mastoplastica additiva abbia omesso di sottoporre la paziente ad adeguati controlli nel periodo post-operatorio sottovalutando gli inconvenienti dalla stessa lamentati intervenendo in modo intempestivo e con pratiche mediche non corrette (cosiddetto «squeezing») nonostante l’evidente processo infiammatorio delle mammelle. Cass. pen. sez. IV 2 febbraio 2005 n. 3448

Risponde del delitto di lesioni colpose il responsabile del laboratorio di scienze di una università il quale a conoscenza del funzionamento irregolare dell’apparecchio laser privo di dispositivi di sicurezza non abbia impedito ad uno studente (vittima delle lesioni) di provare a far funzionare la macchina pur non essendo egli il tecnico specialista cui sarebbe spettato l’intervento di riparazione e di manutenzione. Cass. pen. sez. IV 2 febbraio 2005 n. 3444

Sussiste la responsabilità per il reato di lesioni colpose del medico che abbia omesso di prescrivere al paziente i necessari esami emato-chimici che avrebbero consentito di rilevare tempestivamente l’insorgere della malattia renale (nefrite interstiziale) causata dal pregresso uso di un farmaco adoperato per la cura di una preesistente patologia farmaco di cui doveva conoscere i possibili effetti nefrotossici e di cui avrebbe dovuto sospendere la somministrazione impedendo l’aggravarsi della malattia stessa. Cass. pen. sez. IV 1 dicembre 2004 n. 46586

In tema di colpa medica nel caso di prestazioni di natura specialistica effettuate da chi sia in possesso di diploma di specializzazione devono essere considerate ai fini della valutazione della condotta le condizioni generali e fondamentali proprie di un medico specialista nel relativo campo per cui va richiesto con maggior rigore l’uso della massima prudenza e diligenza. Cass. pen. sez. IV 13 ottobre 2004 n. 40183

In tema di lesioni colpose incombe al gestore di impianti sciistici l’obbligo di porre in essere ogni cautela per prevenire i pericoli anche esterni alla pista ai quali lo sciatore può andare incontro in caso di uscita dalla pista medesima là dove la situazione dei luoghi renda probabile per conformazione naturale del percorso siffatta evenienza accidentale. (Nella fattispecie la pista battuta fino all’orlo rendeva probabile in mancanza di reti di protezione lo scivolamento per il declivio al lato in caso di perdita di controllo da parte dello sciatore). Cass. pen. sez. IV 21 giugno 2004 n. 27861

In tema di lesioni gravissime per contagio da HIV deve ritenersi sufficiente a provare il dolo eventuale inteso come accettazione della probabilità dell’evento il fatto che l’agente pienamente consapevole di essere portatore del virus abbia ciononostante ripetutamente consumato rapporti sessuali non protetti senza avvisare il partner del proprio stato. (Fattispecie in cui la Corte ha precisato come la risalente diagnosi di malattia con prescrizione di retrovirali escludesse nel caso di specie la possibilità di inquadrare l’imputato come “uomo della strada” inconsapevole del rischio di trasmissione sessuale del virus). Cass. pen. sez. V 26 luglio 2019 n. 34139

Il sovrintendente dell’impianto di risalita di una stazione sciistica è portatore di una posizione di garanzia nei confronti del pubblico che usa la seggiovia: ne consegue che l’elemento soggettivo del reato di lesioni colpose è integrato dalla mera inosservanza delle norme di prudenza e di diligenza a causa della quale resti provato l’evento dannoso. (Nella fattispecie l’imputato che aveva fatto salire un bambino di pochi anni aveva omesso di avvisare il suo collaboratore a monte della situazione delicata così rendendosi responsabile dell’incidente occorso ad altro passeggero e causato dall’inesperienza del piccolo viaggiatore). Cass. pen. sez. IV 4 maggio 2005 n. 16695

In tema di colpa professionale medica chirurgia maxillo-facciale non connotata dall’urgenza ma finalizzata a migliorare l’aspetto fisico del paziente in funzione della sua vita di relazione oltre che a regolarne la postura dentale il consenso informato del paziente esclude la colpa del sanitario solo se esso non si limiti alla semplice enumerazione dei possibili rischi ed alla prospettazione delle possibili scelte ma investa non soltanto la mera riuscita dell’intervento ma anche il giudizio globale su come la persona risulterà all’esito di quest’ultimo. (Nella specie la S.C. ha ritenuto carente la motivazione assolutoria adottata dalla Corte d’Appello relativamente alla condotta di un chirurgo che benché avesse concordato l’operazione di osteotomia mandibolare con altri specialisti su una paziente per eliminare l’eccessiva sporgenza degli incisivi superiori da cui la predetta era affetta anziché sconsigliare l’intervento alla luce degli enormi rischi che esso comportava vi procedeva ugualmente provocando alla donna tumefazioni e gonfiori permanenti al viso difficoltà respiratorie e perdita di sensibilità al labbro così costringendola ad un ulteriore intervento riparatore a distanza di quattro anni). Cass. pen. sez. IV 29 gennaio 2013 n. 4541

Nel caso di attività sportiva esplicantesi in esibizione-allenamento di arti marziali i contendenti debbono usare particolare prudenza e diligenza per non travalicare i limiti connessi a siffatte modalità di pratica sportiva caratterizzata da una minore carica agonistica da un maggiore controllo delle manifestazioni di violenza agonistica e della velocità dei colpi con specifico riferimento alla capacità ed esperienza dell’avversario ed ai mezzi di protezione in concreto utilizzati. Cass. pen. sez. IV 25 febbraio 2000 n. 2286

L’illecito sportivo presuppone la sussistenza del consenso dell’avente diritto. Esso ricorre quando la condotta lesiva quale quella del diretto controllo del tiro del pallone del tentativo di impossessarsene o di contenderlo all’avversario ovvero di introdursi nell’azione di gioco sia finalisticamente inserita nel contesto di un’attività sportiva. In tema di lesioni cagionate nel corso di quest’ultima allorquando venga posta a repentaglio coscientemente l’incolumità del giocatore – che legittimamente si attende dall’avversario un comportamento agonistico anche rude ma non esorbitante dal dovere di lealtà fino a trasmodare nel disprezzo per l’altrui integrità sica – si verifica il superamento del cosiddetto rischio consentito con il conseguente profilarsi della responsabilità per dolo o per colpa. Il fatto è doloso ove la gara sia solo l’occasione dell’azione volta a cagionare lesioni è colposo se innestato nello svolgimento dell’attività agonistica e dipendente dalla violazione di norme regolamentari. L’accertamento del rischio consentito è questione di fatto da risolvere caso per caso in relazione al tipo di pratica sportiva nonché nell’ambito di questa al tipo di attività agonistica. (La S.C. ha escluso il dolo – nel caso di specie – poiché il fatto lesivo ebbe a verificarsi nel corso di un’azione di gioco tesa ad impedire che l’avversario si proiettasse col pallone verso la rete avversaria ma ha ritenuto la colpa poiché il difensore commise fallo con un violento calcio durante un incontro tra dilettanti). Cass. pen. sez. V 8 ottobre 1992 n. 9627

In tema di circolazione stradale il pedone che attraversi la carreggiata al di fuori delle strisce pedonali è responsabile delle lesioni cagionate al conducente di un ciclomotore caduto a causa del repentino attraversamento nonostante procedesse a velocità moderata. Cass. pen. sez. IV 13 ottobre 2009 n. 39971

Integra il reato di lesioni colpose la condotta del conducente di un veicolo che investa un pedone in autostrada quando quest’ultimo già si trovi sulla carreggiata nel momento in cui l’agente abbia percepito la sua presenza atteso che in tale situazione appare prevedibile la pur imprudente intenzione dello stesso pedone di attraversare la carreggiata ed è dunque dovere del conducente porre comunque in atto le manovre necessarie ad evitare il suo investimento. (In motivazione la Corte ha precisato che diversamente qualora il pedone fosse stato fermo sulla piazzola di sosta la particolare conformazione dell’autostrada quale sede destinata al traffico veloce avrebbe consentito legittimamente al conducente di escludere l’intenzione del pedone di attraversare la carreggiata trattandosi di comportamento in tali condizioni non prevedibile). Cass. pen. sez. IV 3 novembre 2008 n. 41029

In tema di responsabilità da sinistri stradali gli organizzatori di corse automobilistiche (nella specie: “rally” di montagna) hanno l’obbligo giuridico di porre in essere tutte le cautele possibili onde evitare incidenti di gara non potendo in difetto invocare il carattere intrinsecamente pericoloso della predetta attività che soltanto con riguardo alle condotte dei partecipanti può dirsi non ispirata al comune concetto di prudenza. Cass. pen. sez. IV 15 settembre 2008 n. 35326

Il dirigente del servizio manutenzione strade del comune risponde del reato di lesioni colpose in merito alle lesioni riportate da un pedone in seguito alla caduta causata da una fenditura aperta nel manto stradale e non segnalata. (In motivazione la Corte ha evidenziato che il dirigente del servizio assume una specifica posizione di garanzia in ordine alla prevenzione di eventi di questo genere e che soltanto l’accertata impossibilità di procedere al controllo dell’esistenza di significative anomalie nelle sedi stradali percorse da pedoni lo libera da ogni responsabilità). Cass. pen. sez. IV 26 ottobre 2007 n. 39623

L’amministratore o il legale rappresentante di un ente pubblico o privato non può essere automaticamente ritenuto responsabile a causa della carica ricoperta di tutti gli eventi penalmente rilevanti verificatisi nella gestione dell’ente qualora l’attività del medesimo sia stata preventivamente suddivisa in settori ai cui preposti sia stata attribuita autonomia organizzativa e di esecuzione sufficienti a garantire il verificarsi di tali eventi. (Fattispecie avente ad oggetto l’esclusione della responsabilità per il reato di lesioni colpose da incidente stradale in capo al dirigente della manutenzione delle strade provinciali e statali di una Provincia in ordine al mancato intervento di rimozione di un tombino pericoloso dalla sede stradale intervento ritenuto di competenza del preposto ad una delle zone in cui era stato suddiviso il servizio). Cass. pen. sez. IV 12 ottobre 2007 n. 37642

Il conducente di uno scuolabus ha il dovere di adottare tutte le necessarie cautele suggerite dalla ordinaria prudenza in relazione alle specifiche circostanze di tempo e di luogo al fine di garantire la sicurezza dei minori che gli sono affidati per il trasporto non solo durante le fasi preparatorie ed accessorie di salita e discesa dal veicolo ma altresì in quella ulteriore dell’attraversamento della strada quando alla fermata gli stessi minori non siano presi in consegna dai genitori o da altri soggetti da loro incaricati. (Fattispecie avente ad oggetto la riconosciuta responsabilità per il delitto di lesioni colpose del conducente dello scuolabus che non aveva evitato che un minore una volta disceso dal veicolo attraversasse in maniera imprudente la strada venendo così investito da un’autovettura in transito). Cass. pen. sez. fal. 11 agosto 2007 n. 32822

Integra il reato di lesioni colpose la condotta omissiva del responsabile dell’ufficio tecnico comunale nella attività di manutenzione di una strada sulla quale per tale causa si è verificato un incidente. (Nella fattispecie la Corte nell’ escludere che l’addebito potesse essere ascritto al Consiglio comunale ha affermato tale principio facendo riferimento all’art. 107 del D.L.vo 18 agosto 2000 n. 267 Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali che distingue tra i poteri di indirizzo e di controllo politico-amministrativo demandati agli organi di governo degli enti locali e compiti di gestione amministrativa finanziaria e tecnica attribuiti ai dirigenti cui sono conferiti autonomi poteri di organizzazione delle risorse strumentali e di controllo). Cass. pen. sez. IV 17 settembre 2004 n. 36760

L’esimente della obbedienza gerarchica dovuta ad un ordine militare non è applicabile nel caso di reato commesso alla guida di un autoveicolo atteso che la relativa responsabilità incombe anche sul conducente cui compete nella concreta esecuzione della manovra il diritto-dovere di valutare e scegliere le più opportune modalità di esecuzione dell’ordine ricevuto. Cass. pen. sez. IV 1 dicembre 2000 n. 12472

In tema di adempimento di un dovere imposto da un ordine legittimo è sempre necessario al fine di accertare l’effettiva sussistenza della esclusione della antigiuridicità del fatto compiere in concreto un giudizio di bilanciamento tra il bene protetto dalla norma incriminatrice e la finalità cui mira la causa di giustificazione; ne consegue che non può ritenersi scriminata la condotta dell’agente appartenente alle forze di polizia che nell’ambito dell’ampio margine di discrezionalità a lui riconosciuto dall’ordine di recarsi «con urgenza» in un determinato luogo pur avendo attivato dispositivi lampeggianti ed acustici cagioni lesioni a terze persone in conseguenza della sua condotta di guida tenuta in violazione di norme del codice della strada e dell’obbligo generico di rispettare le regole imposte dalla prudenza. Cass. pen. sez. IV 1 dicembre 2000 n. 12489

In materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro in base al principio di effettività assume la posizione di garante colui il quale di fatto si accolla e svolge i poteri del datore di lavoro del dirigente o del preposto indipendentemente dalla sua funzione nell’organigramma dell’azienda. (Fattispecie relativa ad infortunio di dipendente di una ditta addetta al posizionamento di cartelli di segnalazione con lavoro in quota in cui anche il “project manager” responsabile di funzione per quanto non superiore diretto dell’infortunato è stato ritenuto preposto in quanto aveva di fatto commissionato il lavoro da cui era originato l’infortunio e aveva provveduto a realizzare corsi di formazione nell’ambito del reparto riguardanti l’uso della cesta per le lavorazioni in quota). Cass. pen. sez. IV- 18 luglio 2019 n. 31863

In tema di infortuni sul lavoro il coordinatore per l’esecuzione dei lavori ha una funzione di autonoma vigilanza che riguarda la generale configurazione delle lavorazioni e non anche il puntuale controllo momento per momento delle singole attività lavorative che è demandato ad altre figure operative (datore di lavoro dirigente preposto). (In applicazione di tale principio la Corte di cassazione ha ritenuto immune da vizi la sentenza che aveva escluso la responsabilità del coordinatore per la sicurezza dei lavori in relazione alle lesioni patite da un operaio intento allo smontaggio di una rete metallica con l’ausilio di una scala inidonea per dimensioni e struttura rilevando la puntuale verifica dell’adeguatezza delle prescrizioni previste nel piano di sicurezza e della loro messa in opera rispetto ai lavori previsti dal capitolato d’appalto tra le quali non rientrava l’attività svolta dal lavoratore). Cass. pen. sez. IV 5 ottobre 2017 n. 45853

In tema di responsabilità amministrativa degli enti derivante dal reato di lesioni personali aggravate dalla violazione della disciplina antinfortunistica sussiste l’interesse dell’ente nel caso in cui l’omessa predisposizione dei sistemi di sicurezza determini un risparmio di spesa mentre si configura il requisito del vantaggio qualora la mancata osservanza della normativa cautelare consenta un aumento della produttività. (In motivazione la Corte ha affermato che la responsabilità dell’ente non può essere esclusa in considerazione dell’esiguità del vantaggio o della scarsa consistenza dell’interesse perseguito in quanto anche la mancata adozione di cautele comportanti limitati risparmi di spesa può essere causa di lesioni personali gravi). Cass. pen. sez. IV 14 giugno 2016 n. 24697

Nel reato di lesioni personali colpose causate da un infortunio sul lavoro la prescrizione inizia a decorrere dal momento dell’evento non assumendo alcun rilievo la data di definitiva stabilizzazione dei postumi dell’incidente. Cass. pen. sez. fer. 22 gennaio 2015 n. 3148

In tema di individuazione delle responsabilità penali all’interno delle strutture complesse la delega di funzioni esclude la riferibilità di eventi lesivi ai deleganti solo se tali eventi siano il frutto di occasionali disfunzioni mentre nel caso in cui siano determinati da difetti strutturali aziendali ovvero del processo produttivo permane la responsabilità dei vertici aziendali. (In applicazione del principio la Corte ha riconosciuto la responsabilità del legale rappresentante della società pur in presenza di una delega in materia di prevenzione sugli infortuni e sull’igiene del lavoro conferita ad altro componente del consiglio di amministrazione in quanto le lesioni occorse al lavoratore erano dipese dalla violazione delle disposizioni antinfortunistiche afferenti un aspetto strutturale e permanente del processo produttivo mai sottoposto ad adeguata considerazione e neanche considerato nel documento di valutazione dei rischi). Cass. pen. sez. IV 31 gennaio 2014 n. 4968

In tema di prevenzione nei luoghi di lavoro le norme antinfortunistiche sono dettate a tutela non soltanto dei lavoratori nell’esercizio della loro attività ma anche dei terzi che si trovino nell’ambiente di lavoro indipendentemente dall’esistenza di un rapporto di dipendenza con il titolare dell’impresa di talché ove in tali luoghi si verifichino a danno del terzo i reati di lesioni o di omicidio colposi è configurabile l’ipotesi del fatto commesso con violazione delle norme dirette a prevenire gli infortuni sul lavoro di cui agli artt. 589 comma secondo e 590 comma terzo cod. pen. con conseguente perseguibilità d’ufficio delle lesioni gravi e gravissime ex art. 590. u.c. cod. pen. purché sussista tra siffatta violazione e l’evento dannoso un legame causale e la norma violata miri a prevenire l’incidente verificatosi. (Fattispecie in cui è stata affermata la colpevolezza sia del legale rappresentante della società gerente il “kartodromo” sia del responsabile della pista per il decesso di una cliente alla quale era stato consentito di accedere al “kart” nonostante indossasse una sciarpa che le cingeva il collo la quale impigliandosi nei meccanismi del circuito ne aveva provocato la morte per soffocamento). Cass. pen. sez. IV 20 gennaio 2014 n. 2343

In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro costituisce “posto di lavoro” anche lo spazio limitrofo ad un autocarro che deve essere protetto al fine di evitare cadute pericolose di materiali in grado di arrecare lesioni al personale addetto alla movimentazione del carico. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta la responsabilità del datore di lavoro che aveva consentito di caricare su un autocarro oltre il limite di sicurezza delle sponde materiali che fuoriuscendo travolgevano un dipendente). Cass. pen. sez. IV 27 febbraio 2013 n. 9459

L’infortunio sul lavoro determinato da un errore del lavoratore che abbia prestato il proprio consenso ad operare in condizioni di pericolo non esclude la responsabilità del datore di lavoro il quale abbia omesso di osservare le norme antinfortunistiche atteso che queste ultime sono dirette a prevenire anche il comportamento imprudente negligente o dovuto ad imperizia dello stesso lavoratore che non può altresì disporre del proprio diritto alla salute. Cass. pen. sez. IV 20 marzo 2008 n. 12348

In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro qualora il lavoratore presti la propria attività in esecuzione di un contratto d’appalto o di un contratto d’opera non per questo viene meno la responsabilità del committente per gli infortuni subiti dal medesimo atteso che il committente è esonerato dagli obblighi in materia antinfortunistica esclusivamente con riguardo ai rischi specifici delle attività proprie dell’appaltatore o del prestatore d’opera. (Fattispecie in cui è stata affermata la responsabilità del committente per la mancata predisposizione nel cantiere in cui era stato chiamato a prestare la propria attività il lavoratore autonomo infortunatosi di un parapetto idoneo ad evitare cadute a chi operava in altezza). Cass. pen. sez. IV 20 marzo 2008 n. 12348

In tema di lesioni personali colpose la configurabilità della circostanza aggravante della violazione di norme antinfortunistiche esula dalla sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato atteso che il rispetto di tali norme è imposto anche quando l’attività lavorativa venga prestata anche solo per amicizia riconoscenza o comunque in situazione diversa dalla prestazione del lavoratore subordinato purchè detta prestazione sia stata posta in essere in un ambiente che possa definirsi di «lavoro». (Fattispecie in cui è stata riconosciuta la responsabilità del parroco per l’infortunio occorso ad un fedele impegnatosi volontariamente nell’approntamento della struttura deputata allo svolgimento della festa della parrocchia). Cass. pen. sez. IV 20 febbraio 2008 n. 7730

Il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire la sicurezza dell’ambiente di lavoro e dunque anche quello di accertarsi che i macchinari messi a disposizione dei lavoratori siano sicuri ed idonei all’uso rispondendo in caso di omessa verifica dei danni subiti da questi ultimi per il loro cattivo funzionamento e ciò a prescindere dalla eventuale configurabilità di autonome concorrenti responsabilità nei confronti del fabbricante o del fornitore dei macchinari stessi. Cass. pen. sez. IV 8 febbraio 2008 n. 6280

In tema di infortuni sul lavoro l’art. 48 D.L.vo n. 626 del 1994 che detta gli obblighi del datore di lavoro ai fini della prevenzione antinfortunistica in caso di movimentazione manuale di carichi non si limita ad indicare generiche norme di prudenza ma configura una regola cautelare specifica idonea a far ritenere sussistente l’aggravante prevista dall’art. 590 comma terzo c.p. e pertanto la procedibilità di ufficio ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo citato. Cass. pen. sez. IV 9 novembre 2007 n. 41307

In tema di infortuni sul lavoro indipendentemente dalla esistenza o meno della figura del preposto – la cui specifica competenza è quella di controllare l’ortodossia antinfortunistica dell’esecuzione delle prestazioni lavorative per rapporto all’organizzazione dei dispositivi di sicurezza – il datore di lavoro risponde dell’evento dannoso laddove si accerti che egli abbia omesso di rendere disponibili nell’azienda i predetti dispositivi di sicurezza. (Nella fattispecie il «trabattello» sebbene acquistato non era stato fornito ai lavoratori che pertanto dovevano usare una scala a forbice). Cass. pen. sez. IV 1 giugno 2007 n. 21593

In tema di lesioni colpose il nesso causale tra ambiente di lavoro insalubre ed affezioni morbose contratte dal lavoratore sussiste non solo quando emerge con certezza che l’adozione delle norme precauzionali avrebbe scongiurato il prodursi dell’evento dannoso ma anche nei casi in cui pur non potendosi escludere in assoluto la possibilità di un diverso meccanismo causale non risultino dotate di ragionevole concretezza ipotesi alternative dell’insorgere dei processi morbosi per cause ovvero concause del tutto indipendenti dall’accertata insalubrità dell’ambiente. Cass. pen. sez. IV 21 dicembre 2006 n. 41939

In tema di normativa antinfortunistica sussiste la responsabilità del datore di lavoro il quale introduce nell’azienda e mette a disposizione del lavoratore una macchina che per vizi di costruzione possa essere fonte di danno per la persone senza avere appositamente accertato che il costruttore e l’eventuale diverso venditore abbiano sottoposto la stessa macchina a tutti i controlli rilevanti per accertarne la resistenza e l’idoneità all’uso non valendo ad escludere tale responsabilità la mera dichiarazione resa dal datore di lavoro medesimo di avere fatto affidamento sull’osservanza da parte del costruttore delle regole della migliore tecnica. Cass. pen. sez. IV 20 gennaio 2006 n. 2382

In tema di infortuni sul lavoro non occorre per configurare la responsabilità del datore di lavoro che sia integrata la violazione di specifiche norme dettate per la prevenzione degli infortuni essendo sufficiente che l’evento dannoso si sia verificato a causa dell’omessa adozione di quelle misure e accorgimenti imposti all’imprenditore dall’art. 2087 c.c. ai fini della più efficace tutela dell’integrità sica del lavoratore. Cass. pen. sez. III 18 febbraio 2005 n. 6360

Le disposizioni in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro si applicano anche ai prestatori d’opera. Ne consegue che risponde del reato di lesioni colpose commesso con violazione delle norme antinfortunistiche l’operatore del «muletto» di carico che abbia usato un mezzo non appropriato al volume alla forma e al peso del carico medesimo. Cass. pen. sez. IV 2 febbraio 2005 n. 3433

In tema di prevenzione infortuni il datore di lavoro deve controllare che il preposto nell’esercizio dei compiti di vigilanza affidatigli si attenga alle disposizioni di legge e a quelle eventualmente in aggiunta impartitegli; ne consegue che qualora nell’esercizio dell’attività lavorativa si instauri con il consenso del preposto una prassi contra legem foriera di pericoli per gli addetti in caso di infortunio del dipendente la condotta del datore di lavoro che sia venuto meno ai doveri di formazione e informazione del lavoratore e che abbia omesso ogni forma di sorveglianza circa la pericolosa prassi operativa instauratasi integra il reato di lesione colposa aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche. (Fattispecie di infortunio occorso all’addetto alla macchina denominata «lupa» durante l’operazione di «lisciatura» manuale effettuata durante il funzionamento della macchina stessa secondo una prassi illegittima instaurata in fabbrica con il tacito assenso del preposto in violazione della prescrizione ex art. 49 commi primo e terzo D.P.R. 27 aprile 1955 n. 547). Cass. pen. sez. IV 22 aprile 2004 n. 18638

Integra il reato di lesioni personali colpose aggravate dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la condotta del responsabile legale di un’impresa che in violazione dell’art. 214 D.P.R. 27 aprile 1955 n. 547 abbia omesso di rendere inaccessibile lo spazio sottostante al nastro trasportatore di materiale inerte privo di protezione idonea ad impedire la caduta di detto materiale provocando così l’infortunio del proprio dipendente colpito da una pietra fuoriuscita dal nastro. Cass. pen. sez. IV 22 aprile 2004 n. 18609

Il datore di lavoro è destinatario delle norme antinfortunistiche proprio per evitare che il dipendente compia scelte irrazionali che se effettuate possono pregiudicarne l’integrità psico-sica. Egli pertanto è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente sia eccezionale imprevedibile tale da non essere preventivamente immaginabile e non già quando l’irrazionalità della condotta del dipendente sia controllabile pensabile in anticipo risolvendosi nel fare l’esatto contrario di quel che si dovrebbe fare per non incorrere in infortuni. Cass. pen. sez. IV 26 settembre 2003 n. 37001

Integra il reato di lesioni personali colpose aggravate dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la condotta del titolare di un esercizio o di un’impresa il quale consente che una persona – a lui non legata da un rapporto di lavoro subordinato – utilizzi strutture o macchinari in dotazione all’impresa non conformi alla legge quanto al rispetto dei presidi antinfortunistici procurandosi in tal modo lesioni. Cass. pen. sez. IV 27 febbraio 2002 n. 7726

Nell’ambito della legislazione antinfortunistica al presidente o commissario straordinario di una Asl o di un ente ospedaliero spetta il controllo su tutta l’organizzazione amministrativa e gestionale dell’ente cui egli è preposto; il che comporta anche l’obbligo di prendere conoscenza specie quando ne sia stata segnalata l’esistenza di atti relazioni suggerimenti e denunce risalenti anche a prima del suo insediamento. (Nella specie in applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto corretta l’affermazione di penale responsabilità dell’imputato commissario straordinario e legale rappresentante di un ente ospedaliero in ordine al reato di lesioni colpose in danno di una dipendente infortunatasi nel far uso di una macchina lavatrice priva dei prescritti dispositivi di sicurezza rilevando sulla scorta di quanto accertato dal giudice di merito che allo stesso imputato era stato più volte segnalato lo stato di usura di impianti e macchinari in dotazione all’Ente ivi compresi quelli del reparto lavanderia). Cass. pen. sez. III 14 settembre 2000 n. 9667

In materia di prevenzione infortuni ed igiene sul lavoro nell’ambito di un ente pubblico territoriale quale un comune attesa la posizione di garanzia del sindaco – e degli assessori la delega di funzioni in favore di altri soggetti quale il dirigente o il funzionario preposto assume valore al fine di escludere la responsabilità in capo ai deleganti solo ove gli organi elettivi siano incolpevolmente estranei alle inadempienze del delegato e non siano neppure stati informati di tali inadempienze così da escludere un atteggiamento di inerzia e di colpevole tolleranza. Cass. pen. sez. III 28 luglio 2000 n. 8585

In tema di lesioni colpose da infortunio sul lavoro ai fini dell’identificazione della persona responsabile nell’ambito di un’impresa di grandi dimensioni in cui la ripartizione delle funzioni è imposta dall’organizzazione aziendale occorre accertare l’effettiva situazione di responsabilità all’interno delle posizioni di vertice per individuare i soggetti cui i compiti di prevenzione sono concretamente affidati con la predisposizione e l’attribuzione dei correlativi e necessari poteri per adempierli. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto che sull’assenza di alcuni requisiti formali della delega al responsabile per la sicurezza quali la sottoscrizione del delegante la data certa ed il riferimento alla delibera autorizzativa del consiglio di amministrazione doveva prevalere la realtà effettiva risultando dalle decisioni di merito che al delegato – il quale era capo di uno dei quattro stabilimenti della società ed in tale posizione operava con sufficiente indipendenza per la gestione produttiva e la capacità di spesa – erano stati conferiti articolati poteri attinenti alla sicurezza). Cass. pen. sez. IV 24 giugno 2000 n. 7402

È perseguibile in base alla legislazione italiana e davanti al giudice italiano la violazione di norme in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro accertata a bordo di una nave battente bandiera straniera attraccata in un porto italiano quando detta violazione ed i conseguenti effetti lesivi non abbiano interessato soggetti appartenenti alla c.d. «comunità navale» sottoposta come tale alla giurisdizione dello Stato cui la nave appartiene ma bensì soggetti estranei alla detta comunità quali nella specie lavoratori italiani addetti alle operazioni di carico. (Fattispecie in cui delle lesioni colpose di un lavoratore socio di una cooperativa caduto dall’alto durante lo stivaggio di una nave è stato ritenuto responsabile il presidente della cooperativa). Cass. pen. sez. IV 24 giugno 2000 n. 7409

In materia di lesioni colpose se i fatti sono commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale sussiste sempre la procedibilità d’ufficio ai sensi dell’art. 590 comma 5 c.p. indipendentemente dalla qualifica rivestita dall’imputato in quanto le valutazioni di carattere soggettivo non influiscono sulla procedibilità. Cass. pen. sez. IV 23 settembre 2004 n. 37666

In tema di riparazione per l’ingiusta detenzione con riferimento all’ipotesi di abrogazione della rilevanza penale di condotte in precedenza sanzionate è compito del giudice di verificare se le condotte addebitate all’istante ritenute sanzionabili in base alla precedente normativa siano state ritenute esistenti dal giudice di merito – e quindi l’assoluzione sia stata pronunziata solo per l’intervenuta modica legislativa – oppure se il giudice di merito abbia escluso o ritenuto non provati comportamenti sanzionati penalmente in base alla precedente normativa: in tal caso la riparazione non potrà essere esclusa. Cass. pen. sez. IV 20 maggio 2005 n. 19275

Sussiste concorso materiale tra i reati previsti dalle norme relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro ed i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose atteso che la diversa natura dei reati medesimi (i primi di pericolo e di mera condotta i secondi di danno e di evento) il diverso elemento soggettivo (la colpa generica nei primi la colpa specifica nei secondi nell’ipotesi aggravate di cui al comma 2 dell’art. 589 e al comma 3 dell’art. 590) i diversi interessi tutelati (la prevalente finalità di prevenzione dei primi e lo specifico bene giuridico della vita e dell’incolumità individuale protetto dai secondi) impongono di ritenere non applicabile il principio di specialità di cui all’art. 15 del codice penale. Cass. pen. sez. IV 3 ottobre 2001 n. 35773

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