(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Omicidio colposo

Articolo 589 - Codice Penale

(1) Chiunque cagiona per colpa (43) la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Se il fatto è commesso con violazione delle norme [sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle] (2) per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni (3) (4) (5).
Se il fatto è commesso nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena è della reclusione da tre a dieci anni (6).
Si applica la pena della reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da:
1) soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni;
2) soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope (7).
Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni (582) di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni quindici (4) (8).

Articolo 589 - Codice Penale

(1) Chiunque cagiona per colpa (43) la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Se il fatto è commesso con violazione delle norme [sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle] (2) per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni (3) (4) (5).
Se il fatto è commesso nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena è della reclusione da tre a dieci anni (6).
Si applica la pena della reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da:
1) soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni;
2) soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope (7).
Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni (582) di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni quindici (4) (8).

Note

(1) A norma dell’art. 590 sexies, comma 2, c.p., come inserito dall’art. 6, comma 1, della L. 8 marzo 2017, n. 24, qualora l’evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto.
(2) Le parole fra parentesi quadrate sono state soppresse dall’art. 1, comma 3, lett. c), della L. 23 marzo 2016, n. 41, a decorrere dal 25 marzo 2016.
(3) La parola: «cinque» è stata così sostituita dall’attuale: «sette» dall’art. 1, comma 1, lett. c), n. 1), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.
(4) A norma dell’art. 157, sesto comma, c.p., i termini di prescrizione sono raddoppiati per i reati di cui a questo comma.
(5) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 2, comma 1, della L. 21 febbraio 2006, n. 102.
(6) Questo comma è stato inserito dall’art. 12, comma 2, della L. 11 gennaio 2018, n. 3.
(7) Questo comma, inserito dall’art. 1, comma 1, lett. c), n. 2), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125, è stato abrogato dall’art. 1, comma 3, lett. d), della L. 23 marzo 2016, n. 41, a decorrere dal 25 marzo 2016.
(8) Le parole: «anni dodici» sono state così sostituite dalle attuali: «anni quindici» dall’art. 1, comma 1, lett. c), n. 3), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza, salvo le deroghe riportate in nota. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: primo comma, non consentito; secondo, terzo e quinto comma, consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Integra il reato d’omicidio colposo la condotta di colui cui è rimessa la custodia di un luogo che ancorchè in seguito ad un ordine legittimamente impartitogli se ne allontani senza aver predisposto le cautele necessarie a prevenire in sua assenza i pericoli che ivi sussistano per l’incolumità delle persone qualora in conseguenza dell’omissione nel medesimo luogo si verifichi la morte di una persona. (Fattispecie in cui è stata riconosciuta la responsabilità per la morte di un bambino caduto nella vasca di raccolta delle acque di un mattatoio del custode del luogo che allontanatosi su ordine del superiore gerarchico per svolgere accertamenti ispettivi presso una macelleria non aveva provveduto a dotare il coperchio della vasca di un accorgimento di chiusura idoneo ad impedirne il sollevamento in sua assenza ). Cass. pen. sez. IV 8 settembre 2008 n. 34771

Correttamente viene configurato il reato di omicidio colposo a carico di soggetto il quale minacciando a taluno un male ingiusto produca come conseguenza non voluta il decesso di altra persona per lo spavento da questo subito quando un tale evento sia da considerare non imprevedibile avuto riguardo alla natura ed alla gravità della minaccia ed all’età della persona offesa. (Nella specie la minaccia era consistita nel brandire un martello contro una persona nel corso di un alterco derivato da un sinistro stradale e la persona deceduta presente al fatto e legata alla prima da rapporto di coniugio era dell’età di 66 anni). Cass. pen. sez. V 14 gennaio 2002 n. 1201

La responsabilità per colpa generica per imprudenza imperizia e negligenza a carico del datore di lavoro per lesioni colpose al lavoratore rimasto vittima di infortunio sul lavoro non può essere esclusa dalla semplice osservanza di norme tecniche ossia nel caso in cui egli abbia adottato una delle misure di prevenzione previste dalla legge (nella specie cinture di sicurezza). Cass. pen. sez. IV 22 gennaio 2001 n. 2217

In tema di omicidio colposo sussiste il nesso di causalità tra l’intempestiva diagnosi di una malattia tumorale e il decesso del paziente anche a fronte di una prospettazione della morte ritenuta inevitabile laddove dal giudizio controfattuale risulti l’alta probabilità logica che la diagnosi tempestiva avrebbe consentito il ricorso a terapie atte a incidere positivamente sulla sopravvivenza del paziente nel senso che la morte si sarebbe verificata in epoca posteriore o con minore intensità lesiva. Cass. pen. sez. IV 8 novembre 2017 n. 50975

In tema di omicidio colposo in danno di lavoratori esposti ad amianto non è sufficiente per ritenere sussistente il nesso di causalità affermare che l’esposizione a polveri di amianto viene indicata da leggi scientifiche universali e probabilistiche come causa dell’asbestosi del tumore polmonare del mesotelioma pleurico e delle placche pleuriche essendo invece necessario accertare che la malattia che ha afflitto il singolo lavoratore sia insorta si sia aggravata o si sia manifestata in un più breve periodo di latenza per effetto dell’esposizione a rischio così come verificata. (Nella specie la Corte ha confermato la sentenza di assoluzione di un dirigente di un’azienda per non essere stato provato il nesso di causalità tra la sua condotta omissiva delle misure a tutela dei lavoratori esposti ad amianto e l’evento morte di un operaio avendo il predetto dirigente assunto la posizione di garanzia per appena sei mesi ed in un periodo in cui vi era anche stata contrazione dell’orario di lavoro rispetto alla durata complessiva dell’esposizione alle polveri di amianto del lavoratore deceduto). Cass. pen. sez. IV 12 luglio 2013 n. 30206

La posizione di garanzia attribuita al responsabile di uno spazio da lui aperto al pubblico nella sua qualità di proprietario aggravata dalla frequentazione di minori nonché la facile prevedibilità che attrezzature presenti nella stessa area seppure non funzionanti ma di per sè pericolose per la loro peculiarità meccanica possano essere fonte di insidie per i giovani frequentatori configurano un nesso di causalità tra il comportamento colpevole c.d. «omissivo improprio» e l’evento mortale verificatosi. Cass. pen. sez. IV 14 gennaio 2003 n. 1019

In tema di responsabilità per colpa risponde dell’evento secondo le regole ordinarie sulla causalità omissiva il soggetto cui incombe anche contrattualmente l’obbligo della verifica periodica di funzionalità o della manutenzione di impianto (nella fattispecie una giostra) la cui rottura risulti dovuta a difetti di progettazione e costruzioni macroscopici (o comunque evidenti a chi sia in possesso di cognizioni tecniche) atteso che in questo caso egli ha l’obbligo adempiendo alle regole di diligenza e di perizia richieste dall’attività svolta di non autorizzare (o consentire ove sia nei suoi poteri) l’uso dell’impianto pericoloso. Cass. pen. sez. IV 7 febbraio 2002 n. 4699

Ai fini dell’affermazione della penale responsabilità dell’imputato il fatto a questi addebitato dev’essere ricostruito dal giudice in termini di assoluta certezza intendendosi tuttavia per tale anche una probabilità vicina alla certezza mentre non può ritenersi sufficiente una probabilità qualificabile semplicemente come «elevata» pur quando essa raggiunga la soglia del 90%. (Nella specie in applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio la decisione di merito con la quale era stata affermata la penale responsabilità dell’imputato in ordine al reato di lesioni colpose connesso a violazione di norme sulla prevenzione sulla base di una ricostruzione della causa tecnica dell’evento in termini definiti di «elevata probabilità»). Cass. pen. sez. IV 6 gennaio 2002 n. 1585

In tema di omicidio colposo commesso mediante omissione qualora sussistano relativamente alla stessa situazione di pericolo più soggetti in posizione di garanzia sia pure a titolo diverso ciascuno di essi è per intero destinatario del compito di tutela demandatogli dalla legge ed autonomamente responsabile qualora ad esso non adempia. Cass. pen. sez. IV 12 febbraio 2001 n. 6816

In tema di causalità c.d. «omissiva» il rapporto eziologico tra condotta omissiva ed evento – di per sè non suscettibile di essere basato sulla sola esistenza di una «posizione di garanzia» della quale l’imputato sia titolare – deve sempre avere carattere di certezza potendo essere impostato in termini probabilistici il solo ragionamento ipotetico (cioè quello che ipotizza la condotta in relazione al probabile non verificarsi di un determinato evento) mentre una volta che si parta dall’evento realmente accaduto questo deve necessariamente riconnettersi causalmente all’omissione (non più ipotetica tanto che è dedotta di imputazione) con giudizio di certezza. Il giudice deve cioè nell’analizzare la causa dell’evento individuarla con certezza nell’omissione sia pure procedendo ad una valutazione probabilistica circa l’esito che l’omessa condotta assunta come doverosa avrebbe potuto avere (principio affermato nella specie con riguardo a responsabilità per colpa medica). Cass. pen. sez. IV 7 luglio 2000 n. 7993

In tema di delitti contro la persona il criterio distintivo tra la fattispecie di interruzione colposa della gravidanza e quella di omicidio colposo si individua nell’inizio del travaglio e dunque nel raggiungimento dell’autonomia del feto. (Fattispecie nella quale ai fini dell’integrazione del reato di omicidio colposo è stato ritenuto che la morte era sopraggiunta a travaglio iniziato quando il feto benché ancora nell’utero aveva raggiunto una propria autonomia con la rottura del sacco contenente il liquido amniotico). Cass. pen. sez. IV 19 febbraio 2013 n. 7967

Nell’ipotesi di successive cessione di sostanza stupefacente il nesso di causalità materiale tra la prima cessione e la morte dell’ultimo cessionario sopraggiunta quale conseguenza non voluta dell’assunzione della droga non è interrotto per effetto delle successive cessioni né delle modalità in cui è avvenuta l’assunzione trattandosi di fattori concausali sopravvenuti non anormali o eccezionali ma del tutto ragionevolmente prevedibili; pertanto risponde del reato di cui agli artt. 586 e 589 c.p. non solo colui che ha ceduto direttamente alla vittima la sostanza ma anche l’originario fornitore (nel caso di specie la Corte ha escluso che l’assunzione di alcool contestuale all’ingestione di cinque pasticche di ecstasy da parte della vittima possa considerarsi una concausa sopravvenuta non prevedibile e tale da interrompere il nesso causale tra la prima cessione e l’evento morte). Cass. pen. sez. VI 28 luglio 2003 n. 31760

Nell’omicidio preterintenzionale l’evento morte deve costituire il prodotto della specifica situazione di pericolo generata dal reo con la condotta intenzionale volta a ledere o percuotere una persona. Ne consegue che se la morte della vittima è del tutto estranea all’area di rischio attivato con la condotta iniziale che era intenzionalmente diretta a percuotere o provocare lesioni ed è invece conseguenza di un comportamento successivo posto in essere a seguito dell’erroneo convincimento della già avvenuta produzione dell’evento mortale quest’ultimo non può essere imputato a titolo preterintenzionale ma deve essere punito a titolo di colpa in quanto effetto di una serie causale diversa da quella avente origine dall’evento di percosse o lesioni dolose. (In base a tale principio è stata annullata con rinvio la sentenza di merito che aveva ritenuto responsabile di omicidio preterintenzionale un uomo che avendo spinto a terra una donna provocandole la perdita dei sensi l’aveva creduta morta e per simularne il suicidio le aveva posto un cuscino sul volto e aveva staccato il tubo del gas cagionando con tali ulteriori condotte la morte della stessa per soffocamento). Cass. pen. sez. V 28 gennaio 2003 n. 3946

In tema di omicidio colposo in relazione alla formulazione dell’art. 589 cod. pen. come risultante dal d.l. 23 maggio 2008 n. 92 conv. in legge 24 luglio 2008 n. 125 – anteriore all’introduzione ex art. 1 comma 1 e 2 legge 23 marzo 2016 n. 41 delle nuove fattispecie autonome dell’omicidio stradale e delle lesioni personali stradali gravi e gravissime -è configurabile il concorso materiale tra l’omicidio colposo qualificato dalla circostanza aggravante della violazione di norme sulla circolazione stradale quando detta violazione dia di per sé luogo ad un illecito contravvenzionale e le contravvenzioni di guida in stato di ebbrezza o sotto l’influenza di sostanze stupefacenti . Cass. pen. sez. IV 13 luglio 2018 n. 32221

In caso di omicidio colposo di persona già affetta da malattia l’azione dell’imputato deve considerarsi in rapporto di causalità con l’evento quando risulti dimostrato che essa abbia prodotto un trauma che ha influito sulla evoluzione dello stato morboso provocando o accelerando la morte mentre va escluso il rapporto di causalità quando si accerti che il trauma non era nemmeno in via indiretta sufficiente a cagionare l’evento letale. (Fattispecie in cui in un caso di investimento della vittima che decedeva dopo varie settimane dal fatto la Corte ha riconosciuto il nesso causale tra la condotta dell’agente ed il decesso atteso che questo era dovuto ai politraumatismi e alla frattura scomposta del bacino derivanti dal fatto mentre la pregressa patologia da cui la vittima era affetta – una neoplasia mammaria con metastasi ossee – non rivestiva il ruolo di causa che da sola potesse escludere il nesso di causalità tra la condotta colposa dell’imputato e l’evento morte). Cass. pen. sez. IV- 9 dicembre 2019 n. 49773

In tema di distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente e con riferimento ad eventi lesivi connessi alla circolazione stradale occorre rifuggire dalla tendenza a ricondurre nel fuoco del dolo ogni comportamento improntato a grave azzardo quasi che la distinzione tra dolo e colpa fosse basata su un dato “quantitativo” correlato alla maggiore o minore sconsideratezza alla guida (nel senso che alla maggiore sconsideratezza corrisponderebbe un maggiore tasso di rappresentazione e volizione) dovendo invece detta distinzione basarsi essenzialmente su un accurato esame delle specificità del caso concreto attraverso il quale pervenire al dato differenziale di fondo ossia l’attribuibilità o meno al soggetto attivo di un atteggiamento di volizione dell’evento lesivo o mortale inteso (tale atteggiamento) in senso ampio ossia comprensivo dell’accettazione consapevole della concreta eventualità del verificarsi di quell’evento in conseguenza della condotta posta in essere. (Nella specie in applicazione di tali principi la Corte ha escluso che potesse sanzionarsi a titolo di dolo eventuale anziché di colpa cosciente la condotta di un soggetto che avendo imboccato contromano e ad alta velocità in ora notturna una strada buia così esponendosi a gravi pericoli anche per la propria incolumità aveva investito un pedone cagionandone la morte). Cass. pen. IV 30 marzo 2018 n. 14663  

In tema di responsabilità colposa da sinistri stradali l’obbligo di moderare adeguatamente la velocità in relazione alle caratteristiche del veicolo ed alle condizioni ambientali va inteso nel senso che il conducente deve essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione tenendo altresì conto di eventuali imprudenze altrui purché ragionevolmente prevedibili. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto ragionevolmente prevedibile la presenza di sera in una strada cittadina poco illuminata in un punto situato nei pressi di una fermata della metropolitana di persone intente all’attraversamento pedonale nonostante l’insistenza “in loco” di apposito sottopassaggio). Cass. pen. sez. IV 23 maggio 2017 n. 25552

In tema di omicidio colposo per escludere la responsabilità del conducente per l’investimento del pedone è necessario che la condotta di quest’ultimo si ponga come causa eccezionale ed atipica imprevista e imprevedibile dell’evento che sia stata da sola sufficiente a produrlo. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta la responsabilità di un motociclista per l’investimento di un anziano pedone i cui movimenti erano agevolmente avvistabili). Cass. pen. sez. IV 7 marzo 2013 n. 10635

I soci e gli amministratori di una ditta di autotrasporti rispondono di omicidio colposo qualora il conducente di uno degli autocarri di proprietà della ditta provochi un incidente mortale determinato dalla stanchezza perché non sono stati rispettati i tempi massimi di guida dei conducenti loro sottoposti creando così condizioni tali da rendere “prevedibile” il verificarsi di incidenti determinati da colpi di sonno o da inefficienza sica del conducente. (Nella specie l’autotrasportatore si era fermato a fari spenti sulla corsia di sorpasso a causa di un colpo di sonno dovuto a serrati turni di lavoro cagionando la morte del conducente di un’autovettura che sopraggiungeva). Cass. pen. sez. IV 8 giugno 2010 n. 21810

Risponde di omicidio colposo il capo cantoniere dell’A.n.a.s. addetto alla sorveglianza di un tratto di strada statale che in violazione dei compiti previsti dall’art. 8 D.P.R. 11 dicembre 1981 n. 1126 ometta di provvedere in relazione alla presenza di un albero posto a meno di sei metri dal confine stradale cagionando così la morte di un automobilista che fuoriuscito dalla sede stradale andava ad impattare contro il suddetto ostacolo fisso. Cass. pen. sez. IV 7 maggio 2010 n. 17601

In materia di omicidio colposo l’automobilista il quale per colpa – consistita in violazione di regole di prudenza e delle norme sulla circolazione sbandi ripetutamente e si arresti alla ne ponendosi di traverso sulla carreggiata di una strada (tanto più se a rapido scorrimento) – pone in essere con la sua condotta una condizione necessaria dell’arresto del traffico e delle successive eventuali collisioni sempre che non sia ravvisabile l’intervento di fattori anomali eccezionali ed atipici che interrompano il legame di imputazione del fatto alla sua condotta colposa sì da relegarlo a mera occasione. In tal caso il conducente pone in essere un fattore causale originario di rischio (ostruzione della carreggiata) dei successivi eventi collisivi e l’eventuale condotta colposa (eccessiva velocità o mancato rispetto della distanza di sicurezza) dei guidatori dei veicoli sopraggiunti seppure sinergica non può ritenersi da sola sufficiente a determinare l’evento non essendo qualificabile come atipica ed eccezionale ma potendo bensì collocarsi nell’ambito della prevedibilità. Cass. pen. sez. IV 18 marzo 2010 n. 10676

In tema di circolazione stradale il conducente che impegna un incrocio senza diritto di precedenza può invocare come esimente di responsabilità per il sinistro causato la precedenza cronologica cosiddetta “di fatto” a condizione che sussistessero le condizioni per effettuare l’attraversamento con assoluta sicurezza e senza porre in essere alcun rischio per la circolazione. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto la responsabilità del guidatore gravato dall’obbligo di precedenza poichè aveva continuato ad impegnare l’incrocio anche dopo che l’altro mezzo era entrato nel suo campo visivo). Cass. pen. sez. IV 5 ottobre 2009 n. 38671

In tema di colpa nella circolazione stradale il conducente tenuto a cedere la precedenza deve astenersi dall’intraprendere una manovra di esito incerto ed attendere il momento più propizio per eseguirla con la conseguenza che ogni errore di calcolo deve essere posto a suo carico. Cass. pen. sez. IV 11 marzo 2009 n. 10788

In tema di circolazione stradale il conducente del veicolo tenuto a cedere la precedenza nell’impegnare un crocevia deve usare la prudenza e diligenza necessarie ad eseguire in sicurezza la manovra di attraversamento non potendo fare affidamento sul fatto che i veicoli favoriti siano a loro volta gravati dall’obbligo di rallentare in prossimità dell’incrocio giacché l’eccessiva velocità di questi ultimi se non costituisce un fatto sopravvenuto può rappresentare soltanto una causa concorrente dell’incidente eventualmente occorso di per sé non sufficiente ad escludere la responsabilità dello stesso conducente. Cass. pen. sez. IV 12 agosto 2008 n. 33385

In tema di responsabilità da sinistri stradali l’utente della strada deve regolare la propria condotta in modo che essa non costituisca pericolo per la sicurezza di persone e cose tenendo anche conto della possibilità di comportamenti irregolari altrui sempre che questi ultimi non risultino assolutamente imprevedibili. (Nella specie è stata esclusa la colpa generica del conducente dell’autovettura coinvolta in un sinistro stradale cui era seguita la morte della persona trasportata perché si è ritenuto che i conducente dell’altra autovettura aveva provocato imprevedibilmente l’incidente ponendosi alla guida in stato d’etilismo acuto che non gli consentiva di controllare adeguatamente la marcia del proprio veicolo). Cass. pen. sez. IV 30 giugno 2008 n. 26131

Nell’accertamento della colpa del reato di omicidio colposo conseguente allo scontro tra più veicoli non può trovare applicazione la presunzione di concorso di colpa a carico di ciascuno dei conducenti posta dall’art. 2054 comma secondo c.c. atteso che la stessa comporta una distribuzione degli oneri probatori incompatibile con i principi dettati in materia di prova per il giudizio penale. Cass. pen. sez. IV 22 aprile 2008 n. 16464

Il pubblico amministratore committente non perde in conseguenza dell’appalto dei lavori di manutenzione e sorveglianza delle strade l’obbligo di vigilanza la cui omissione è fonte di responsabilità qualora concorrano le circostanze della conoscenza del pericolo dell’evitabilità dell’evento lesivo occorso a terzi e dell’omissione dell’intervento diretto all’eliminazione del rischi. (Nella fattispecie la Corte ha confermato la pronunzia di merito che aveva ritenuto il dirigente comunale colpevole di omicidio colposo ai danni del conducente di un ciclomotore caduto a causa del cattivo stato della strada posto che era stato accertato che l’imputato aveva omesso di effettuare il controllo sui lavori di manutenzione dal Comune dati in appalto ad una ditta privata). Cass. pen. sez. IV 12 ottobre 2007 n. 37589

Ai fini della sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 589 comma secondo c.p. non è necessaria la violazione di una specifica norma del codice stradale essendo sufficiente l’inosservanza delle regole di generica prudenza perizia e diligenza. (In motivazione la Corte ha precisato che tali regole devono ritenersi far parte integrante della disciplina della circolazione stradale come si desume dal disposto dell’art. 140 c.s. la cui violazione dunque assume lo stesso valore della violazione di una disposizione specifica). Cass. pen. sez. IV 28 settembre 2007 n. 35665

Al fine di escludere la responsabilità del conducente è necessario che lo stesso si sia trovato per motivi estranei ad ogni suo obbligo di diligenza nella oggettiva impossibilità di avvistare il pedone e di osservare i movimenti attuati in modo rapido ed inatteso; occorre inoltre che nessuna infrazione alle norme della circolazione stradale ed a quelle di comune prudenza sia riscontrabile nel suo comportamento. (Mass. redaz.). Cass. pen. sez. IV 13 luglio 2007 n. 27740

In tema di circolazione stradale l’osservanza della regola cautelare imposta dalla legge non vale sempre ad esonerare dalla responsabilità per il reato colposo quando esistano concrete circostanze che la rendano inidonea nel caso concreto a garantire la tutela del bene cui la tutela è preordinata. (Fattispecie in tema di omicidio colposo da incidente stradale in cui è stata ritenuta insufficiente ai fini di escludere la responsabilità dell’imputato la circostanza che egli avesse rispettato i limiti di velocità avendo egli omesso di ridurre ulteriormente la velocità adeguandola alle concrete condizioni della strada che nel tratto interessato era bagnata con un restringimento della carreggiata e una curva che ostacolava la visuale). Cass. pen. sez. IV 26 giugno 2007 n. 24823

In tema di violazione stradale il conducente di un veicolo è tenuto a vigilare al fine di avvistare il pedone implicando il relativo avvistamento la percezione di una situazione di pericolo in presenza della quale il conducente è tenuto a porre in essere una serie di accorgimenti (in particolare moderare la velocità e all’occorrenza arrestare la marcia del veicolo) al fine di prevenire il rischio di un investimento. Da ciò consegue che nel caso di investimento di un pedone perché possa essere affermata la colpa esclusiva di costui per le lesioni subite o per la morte rileva la sua «avvistabilità» da parte del conducente del veicolo investitore. È cioè necessario che quest’ultimo si sia trovato per motivi estranei ad ogni suo obbligo di diligenza nella oggettiva impossibilità di avvistare il pedone e di osservarne tempestivamente i movimenti attuati in modo rapido ed inatteso; occorre inoltre che nessuna infrazione alle norme della circolazione stradale ed a quelle di comune prudenza sia riscontrabile nel comportamento del conducente del veicolo. Cass. pen. sez. IV 10 novembre 2005 n. 40908

L’obbligo di eliminare la fonte di pericolo su una pubblica via o di apprestare adeguate protezioni ripari cautele ed opportune segnalazioni sorge nel momento in cui la strada presenti situazioni tali da costituire un’insidia o un trabocchetto per gli utenti sicché venga a costituire una fonte di pericolo inevitabile con l’uso della normale diligenza; invece qualora adottando la normale diligenza che si richiede a chi usi una strada pubblica la situazione di pericolo sia conoscibile e superabile la causazione di un eventuale infortunio non può che far capo esclusivamente e direttamente a chi non abbia adottato la diligenza imposta. (Nella fattispecie la Corte decidendo in ordine alle statuizioni civili rese dal giudice di appello ha annullato con rinvio rilevando l’insufficienza della motivazione dalla quale non risultava compiutamente accertato se alla mancanza di guard-rail lungo la strada potesse ricondursi – sotto il profilo dell’esistenza di un’insidia – l’evento dannoso). Cass. pen. sez. IV 19 agosto 2005 n. 31302

In tema di circolazione stradale in ipotesi di svolta a destra il conducente di un veicolo (soprattutto – come nella specie – di grosse dimensioni) ha il dovere di assicurarsi con assoluta certezza che intraprendendo la manovra non crei pericolo o intralcio ad altri utenti della strada. (La Corte ha annullato la sentenza di merito che aveva assolto l’imputato il quale alla guida di un camion nel girare a destra aveva provocato la morte di una ciclista: la Corte ha ritenuto contraddittoria e illogica la sentenza nella quale si affermava come la precisa osservanza di tutte le regole durante la manovra avrebbe costituito una forma di diligenza impossibile da osservare per il guidatore). Cass. pen. sez. IV 16 marzo 2005

La condotta del guidatore che ostruisce la carreggiata stradale (tanto più se a rapido scorrimento) ponendosi di traverso non interrompe il nesso di casualità in ordine agli eventi collisivi verificatisi a causa della condotta colposa (per eccessiva velocità o mancato rispetto della distanza di sicurezza) dei conducenti dei veicoli nel frattempo sopraggiunti. Cass. pen. sez. IV 26 maggio 2004 n. 24079

Risponde di omicidio colposo per inosservanza del regolamento per la disciplina dei servizi in economia dell’ANAS approvato con il D.P.R. 423/1980 il capo-centro di manutenzione di una sezione che ometta l’adozione delle procedure d’urgenza previste dal citato regolamento per la realizzazione di opere di sicurezza stradale e specificamente per la installazione di nuove barriere obbligatorie,atte a contenere i veicoli in carreggiata in caso d’urto in sostituzione delle precedenti danneggiate ed inservibili. (In motivazione la Corte ha precisato che l’art. 1 del D.P.R. 423/1980 ha carattere aggiuntivo – e pertanto ampliativo – del D.P.R. 25.5.1895 n. 350 che all’art. 2 elenca i lavori relativi a strade e autostrade che possono essere eseguiti in economia tra essi comprendendo le riparazioni ordinarie e straordinarie le cui opere siano urgenti e indispensabili nell’interesse della sicurezza delle strade concernenti opere di di presidio o di difesa ovvero opere di sicurezza stradale). Cass. pen. sez. IV 28 novembre 2003 n. 46011

In materia di responsabilità colposa per fatti lesivi o mortali derivanti da violazione delle norme sulla circolazione stradale deve ritenersi che la presenza di veicoli fermi sulla corsia di sorpasso di un’autostrada costituisce un evento del tutto imprevedibile che si pone in contrasto oltre che con le norme anzidette anche con quelle della convivenza civile. (Nella specie in applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto che correttamente fosse stato escluso nonostante che si trattasse di fatto avvenuto in ora diurna in tratto rettilineo ed in condizioni di ottima visibilità il concorso di colpa del conducente di un autoveicolo il quale aveva tamponato riportando lesioni di esito mortale l’autoveicolo dell’imputato fermo sulla corsia di sorpasso a seguito di precedente collisione con altra autovettura da cui erano derivati solo danni alle cose). Cass. pen. sez. IV 17 giugno 2003 n. 25962

Qualora più autovetture diano luogo lungo una pubblica via ad una gara di velocità il fatto che una delle stesse dopo aver effettuato l’ultimo sorpasso venga tamponata da un’altra e il conducente del primo mezzo perda perciò il controllo del veicolo non esclude la sua concorrente responsabilità in ordine ai fatti lesivi o mortali da ciò derivati ove non risulti che con la suddetta manovra di sorpasso la gara di velocità fosse effettivamente cessata. (Nella specie in applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio la decisione di merito che aveva assolto il conducente del veicolo tamponato senza spiegare come l’eccessiva velocità da lui mantenuta dopo aver effettuato il sorpasso potesse conciliarsi con la ritenuta cessazione della gara). Cass. pen. sez. IV 17 giugno 2003 n. 25923

In tema di circolazione stradale il conducente di un veicolo che venga a trovarsi in una situazione di pericolo improvvisa e dovuta a condotta di guida illecita altrui non risponde a titolo di colpa per non aver posto in essere una manovra di emergenza adeguata ad evitare l’incidente. Cass. pen. sez. IV 18 aprile 2003 n. 18782

In tema di circolazione stradale è rinvenibile una condotta colposa del conducente che versando in una situazione di pericolo per fatto altrui non ponga in essere una manovra di emergenza solo ove questa sia utilmente ed agevolmente percepibile (tenuto conto dei tempi di avvistamento della repentinità o meno della condotta del soggetto antagonista degli spazi di manovra dei necessari tempi di reazione psico-fisica) e possa essere attuata oltre che in tempo utile anche senza esporre a pericoli il conducente medesimo e altri terzi. Cass. pen. sez. IV 14 gennaio 2003 n. 1031

In tema di circolazione stradale l’art. 177 comma 2 c.s. autorizza i conducenti dei veicoli adibiti a servizi urgenti di polizia a non osservare obblighi divieti e prescrizioni relativi alla circolazione ma impone pur sempre l’obbligo di rispettare le regole di comune prudenza e diligenza al fine di non creare ingiustificate situazioni di rischio per altre persone. (Applicando tale principio la Corte ha annullato ai fini civili la sentenza che aveva assolto il conducente di un veicolo dell’Arma dei carabinieri dall’accusa di omicidio colposo erroneamente interpretando l’art. 177 c.s. come giustificativo di tutti i comportamenti di guida salvo i casi di macroscopica violazione dei canoni di prudenza e diligenza). Cass. pen. sez. IV 7 novembre 2002 n. 37263

Rientra nella nozione di «strada» ai sensi del nuovo codice della strada quale area ad uso pubblico destinata alla circolazione dei pedoni dei veicoli e degli animali anche una strada interpoderale destinata a soddisfare le esigenze di una comunità indifferenziata restando escluse da tale nozione solo le strade riservate all’uso esclusivo di privati proprietari. (Fattispecie di incidente stradale avvenuto in una strada interpoderale in cui la Corte ha annullato la decisione che aveva escluso l’aggravante dell’art. 589 comma 2 c.p.). Cass. pen. sez. IV 10 maggio 2000 n. 3169

In tema di reato colposo devono intendersi norme per la prevenzione di infortuni sul lavoro – la cui violazione integra le circostanze aggravanti di cui all’art. 589 secondo comma e 590 terzo comma cod. pen. – non soltanto quelle contenute nelle leggi specificamente dirette ad essa ma anche tutte le altre che direttamente o indirettamente perseguono il fine di evitare incidenti sul lavoro o malattie professionali e che in genere tendono a garantire la sicurezza del lavoro in relazione all’ambiente in cui esso deve svolgersi. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto immune da censure il riconoscimento operato dalla sentenza impugnata della circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 589 cod. pen. in relazione al decesso di un operaio incaricato della riparazione di un autoclave dal proprietario di un’abitazione verificatosi in conseguenza della mancanza nell’impianto elettrico del cd. “salvavita” precisando che il d.m. 22 gennaio 2008 n. 37 reca prescrizioni volte a garantire la sicurezza dei lavori attinenti agli impianti sia per i lavoratori che per gli utilizzatori). (Conf. n. 1146/1984 Rv. 167681). Cass. pen. sez. IV 24 luglio 2019 n. 33244

In tema di reato colposo per norme sulla disciplina per la prevenzione di infortuni sul lavoro si intendono sia quelle contenute nelle leggi specificamente dirette ad essa sia quelle che direttamente o indirettamente perseguono il fine di prevenire malattie professionali e che in genere tendono a garantire i lavoratori in relazione ad agenti nocivi presenti nell’ambiente di lavoro. Cass. pen. sez. IV 18 maggio 2018 n. 22022

In tema di infortuni sul lavoro in presenza di patologie neoplastiche multifattoriali la sussistenza del nesso causale non può essere esclusa sulla sola base di un ragionamento astratto di tipo deduttivo che si limiti a prendere atto della ricorrenza di un elemento causale alternativo di innesco della malattia dovendosi procedere ad una puntuale verifica – da effettuarsi in concreto ed in relazione alle peculiarità della singola vicenda – in ordine all’efficienza determinante dell’esposizione dei lavoratori a specifici fattori di rischio nel contesto lavorativo nella produzione dell’evento fatale. Cass. pen. sez. IV 14 marzo 2017 n. 12175

In tema di infortuni sul lavoro ai sensi dell’art. 299 D.Lgs. n. 81 del 2008 la posizione di garanzia grava anche su colui che non essendone formalmente investito eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti al datore di lavoro e ad altri garanti ivi indicati sicchè l’individuazione dei destinatari degli obblighi posti dalle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro deve fondarsi non già sulla qualifica rivestita bensì sulle funzioni in concreto esercitate che prevalgono quindi rispetto alla carica attribuita al soggetto ossia alla sua funzione formale. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto esente da censure la sentenza che aveva affermato la responsabilità dell’imputato per il decesso di un lavoratore perchè assumendo il compito di organizzare e dirigere un sopralluogo per conto del datore di lavoro aveva assunto anche l’obbligo di garantire la sicurezza dei partecipi). Cass. pen. sez. IV 10 aprile 2017 n. 18090

In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro nell’ipotesi di noleggio “a caldo” di macchinari anche il noleggiatore risponde delle conseguenze dannose derivanti dall’inosservanza delle norme antinfortunistiche relative all’utilizzo del macchinario noleggiato. (In applicazione del suddetto principio la S.C. ha ritenuto configurabile la concorrente responsabilità dell’imputato titolare dell’impresa che a conoscenza dei lavori da eseguire aveva noleggiato un mezzo inadeguato). Cass. pen. sez. IV 13 settembre 2016 n. 38071

La relazione causale tra la violazione delle prescrizioni dirette a garantire la sicurezza degli ambienti di lavoro e gli infortuni che concretizzano i fattori di rischio avuti di mira dalle prescrizioni violate sussiste indipendentemente dall’attualità della prestazione lavorativa e quindi anche nei momenti di pausa riposo o sospensione dell’attività. (Nella fattispecie relativa alla morte di un lavoratore determinata dallo smottamento delle pareti di una trincea scavata per la posa in opera di tubi fognari la Corte ha ritenuto la rilevanza causale del mancato allestimento delle armature prescritte dal piano di sicurezza e dalle norme di legge nonostante lo smottamento si fosse verificato quando la vittima era scesa nello scavo per soddisfare un bisogno fisiologico). Cass. pen. sez. IV 16 ottobre 2013 n. 42501

In materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro l’obbligo di assicurarsi della stabilità del carico incombe sul manovratore della gru il cui giudizio sull’opportunità di effettuare la manovra di sollevamento è del tutto indipendente ed autonomo potendo e dovendo egli rifiutarsi di procedervi qualora secondo la sua valutazione non sussistano le condizioni di sicurezza. (Fattispecie in tema di affermata responsabilità del gruista per il decesso di un addetto allo scarico di alcune travi da un rimorchio il quale veniva travolto da una di queste a seguito della scelta dell’imputato di iniziare il varo delle medesime dalla più esterna senza prima essersi sincerato dell’effettiva stabilità del carico). Cass. pen. sez. IV 9 novembre 2007 n. 41294

In materia antinfortunistica devono ritenersi destinatari delle disposizioni di prevenzione coloro che presiedono direttamente o per delega alla organizzazione aziendale; non sono invece responsabili dell’incidente derivante dalla mancanza o dalla insufficienza di cautele e mezzi antinfortunistici coloro ai quali – non esplicando essi un potere di supremazia e di direzione nell’organizzazione del lavoro – spetta unicamente l’onere di vigilare sull’osservanza dei precetti imposti. Al preposto (destinatario delle norme per la prevenzione di infortuni sul lavoro ma svolgente attività sussidiaria) peraltro può essere delegato l’apprestamento delle misure preventive ma non anche quei compiti affidati in via esclusiva dalla legge ai dirigenti o all’imprenditore. Ne consegue che la delega non scagiona dalla responsabilità penale l’imprenditore o il direttore dei lavori in quanto il preposto non è tenuto ad assumere da solo l’obbligo di predisporre far realizzare e pretendere in concreto la utilizzazione delle norme protettive previste dalla legge. Cass. pen. sez. IV 7 dicembre 2005 n. 44650

Il legale rappresentante della società quale responsabile della sicurezza risponde dell’infortunio del lavoratore anche se avvenuto fuori dell’orario di lavoro in quanto le norme antinfortunistiche sono poste a tutela di tutti coloro che si trovano a contatto degli ambienti di lavoro a prescindere dall’orario di servizio. (Nella specie la Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva riconosciuto il datore di lavoro responsabile a titolo di colpa per la morte del lavoratore rimasto folgorato dalla dispersione di elettricità provocata dalla macchina idropulitrice appartenente alla ditta e utilizzata fuori dall’orario di servizio per il lavaggio della propria autovettura). Cass. pen. sez. IV 1 giugno 2005 n. 20559

In tema di infortuni sul lavoro poichè le norme di prevenzione mirano a tutelare il lavoratore anche in ordine ad incidenti che possano derivare da sua negligenza imprudenza e imperizia la responsabilità del datore di lavoro e in generale del destinatario dell’obbligo di adozione delle misure di prevenzione può essere esclusa per causa sopravvenuta solo in presenza di un comportamento del lavoratore del tutto imprevedibile e opinabile e tale dunque da presentare i caratteri dell’eccezionalità dell’abnormità e dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle precise direttive organizzative ricevute sempre che l’infortunio non risulti determinato da assenza o inidoneità delle misure di sicurezza nel qual caso nessuna efficienza causale può essere attribuita alla condotta del lavoratore che abbia dato occasione all’evento. Cass. pen. sez. IV 2 febbraio 2005 n. 3455

La specificazione dei doveri che incombono sul lavoratore ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. 27 aprile 1955 n. 547 implica che al lavoratore non è riconosciuta alcuna autonomia decisionale o iniziativa personale in ordine alla prevenzione infortuni ma solo il compito di attenersi fedelmente alle istruzioni e alle direttive che gli provengono dai soggetti indicati nell’art. 4 dello stesso decreto. Pertanto il lavoratore dipendente non ha il dovere di rifiutare la prestazione di lavoro ove l’imprenditore non adempia alle disposizioni delle leggi di prevenzione degli infortuni: la posizione di soggetto più debole del rapporto contrattuale impedisce la possibilità concreta di opporre un simile rifiuto e nessuna responsabilità penale può ipotizzarsi a suo carico qualora abbia usato una macchina priva dei prescritti dispositivi di sicurezza quando tali dispositivi non gli siano stato forniti dal suo datore di lavoro. Cass. pen. sez. IV 29 luglio 2004 n. 32925

In materia di infortuni sul lavoro le responsabilità del datore di lavoro relative a società di rilevanti dimensioni possono concernere solo i proli organizzativi nell’ambito dei quali sono da comprendere anche la predisposizione di adeguato organigramma dirigenziale ed esecutivo il cui corretto funzionamento esonera l’imprenditore da responsabilità di livello intermedio e finale. (In applicazione di tale principio la S.C. ha escluso la responsabilità del presidente del consiglio di amministrazione di una società di rilevanti dimensioni in ordine ad infortunio mortale occorso ad un operaio addebitatogli senza che vi fossero censure in ordine all’organizzazione del lavoro ed essendo l’infortunio stesso avvenuto all’interno di uno stabilimento diretto da funzionario idoneo e capace). Cass. pen. sez. IV 8 maggio 2001 n. 20176

In caso di affidamento di lavori in appalto o a lavoratori autonomi l’obbligo di redazione del documento di valutazione dei rischi derivanti dalle possibili interferenze tra le diverse attività che si svolgono in successione o contemporaneamente di cui all’art. 7 D.L.vo 17 settembre 1994 n. 626 grava sul datore di lavoro committente cioè su colui che ha la disponibilità giuridica dei luoghi in cui si svolge l’appalto o la prestazione di lavoro autonomo. (Fattispecie relativa al decesso di lavoratori di un autolavaggio durante le operazioni di pulizia di una cisterna a causa dell’inalazione di residui di zolfo presenti al suo interno in cui la Corte ha annullato la sentenza che aveva affermato la sola responsabilità del titolare dell’autolavaggio escludendo quella del titolare della società trasportatrice che conduceva in locazione finanziaria la cisterna di cui aveva commissionato le operazioni di bonifica a soggetto privo della necessaria idoneità tecnica e professionale senza informarlo dei rischi connessi alla presenza dei residui di zolfo e quella del titolare della società produttrice di acido solforico che per il trasporto dello stesso aveva pattuito con la società trasportatrice l’uso di tale cisterna previa bonifica). Cass. pen. sez. IV 25 marzo 2019 n. 12876

L’appaltatore di lavori in base al principio del “neminem laedere” deve osservare tutte le cautele necessarie per evitare danni alle persone non soltanto nel periodo di esecuzione delle opere appaltate ma anche nella fase successiva permanendo l’obbligo di non lasciare senza custodia le situazioni di grave pericolo che gli siano note. (Fattispecie nella quale la Corte ha rigettato il ricorso avverso la sentenza di condanna per il reato di omicidio colposo pronunciata a carico del titolare della ditta appaltatrice che dopo aver eseguito alcuni lavori nel vano ascensore di uno stabile ancora privo della cabina elevatrice aveva omesso di predisporre cautele idonee ad impedirvi l’accesso determinando la caduta ed il decesso di un minore). Cass. pen. sez. IV 14 giugno 2016 n. 24692

In tema di infortuni sul lavoro nel caso in cui i lavori siano stati affidati in appalto risponde a garanzia della prevenzione infortunistica anche il committente il quale si ingerisca nell’organizzazione del lavoro così partecipando all’obbligo di controllare la sicurezza del cantiere. (Nella fattispecie si trattava di lavori sulla sede stradale e l’imputato era risultato concreto e operativo referente della ditta sub-appaltatrice dei lavori). Cass. pen. sez. IV 13 dicembre 2007 n. 46383

In tema di infortuni sul lavoro risponde a titolo di colpa della morte del lavoratore – avvenuta durante l’esecuzione dell’attività – l’imprenditore che abbia dato disposizione di imbracare un compressore e di sollevarlo con la gru alla fine della giornata di lavoro così da prevenirne il furto durante la notte: tale pratica infatti integra non solo la violazione delle previsioni poste a tutela dei lavoratori in relazione al sollevamento di carichi nei cantieri ma anche le norme di diligenza e prudenza posto che essa implica una situazione di pericolo per le persone a fronte di una mero interesse patrimoniale. Cass. pen. sez. IV 18 maggio 2005 n. 18552

In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro e di reati colposi conseguenti all’inosservanza delle relative norme la responsabilità del committente o di chi lo rappresenta si configura a condizione che egli si ingerisca nell’organizzazione del lavoro ovvero risulti mancante in concreto un appaltatore fornito della capacità tecnica e professionale necessaria per assumere su di sè la responsabilità dell’attuazione delle prescrizioni contenute nelle suddette norme; ipotesi quest’ultima nella quale si determina a carico del committente il diritto-dovere di concreta ingerenza nel processo lavorativo mediante verifica del’esecuzione dei lavori e svolgimento del compito di direzione del cantiere. Cass. pen. sez. IV 3 ottobre 2001 n. 35823

Il committente risponde penalmente degli eventi dannosi subiti dai dipendenti dell’appaltatore quando si sia ingerito nell’esecuzione dell’opera mediante una condotta che abbia determinato o concorso a determinare l’inosservanza di norme di legge regolamento o prudenziali poste a tutela degli addetti esplicando così un effetto sinergico nella produzione dell’evento di danno; non può invece essere considerata ingerenza e non è pertanto idonea ad estendere all’appaltante obblighi e responsabilità proprie del datore di lavoro la condotta del committente che consista nella sollecitazione ad osservare le misure di sicurezza ad adottare i presidi di tutela a comportarsi con prudenza e cautela. Cass. pen. sez. IV 30 gennaio 2001 n. 3516

In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro il soggetto cui siano stati affidati i compiti del servizio di prevenzione e protezione quali previsti dall’art. 9 D.L.vo 19 settembre 1994 n. 626 ancorché sia privo di poteri decisionali e di spesa può tuttavia essere ritenuto corresponsabile del verificarsi di un infortunio (nella specie mortale) ogni qual volta questo sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare dovendosi presumere nel sistema elaborato dal legislatore che alla segnalazione avrebbe fatto seguito l’adozione da parte del datore di lavoro delle necessarie iniziative idonee a neutralizzare detta situazione. Cass. pen. sez. IV 17 aprile 2007 n. 15226

In materia di infortuni sul lavoro il coordinatore per l’esecuzione dei lavori – figura introdotta dall’art. 5 D.L.vo n. 494 del 1996 in attuazione della Direttiva 92/57/CEE sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute nei cantieri temporanei o mobili – deve assicurare nel caso della effettuazione dei lavori il collegamento fra impresa appaltatrice e committente al ne di realizzare la migliore organizzazione ed ha il compito di adeguare il piano di sicurezza in relazione alla evoluzione dei lavori di vigilanza sul rispetto del piano stesso e di sospendere in caso di pericolo grave e imminente le singole lavorazioni. Ne consegue che egli è responsabile delle conseguenze derivanti dalla violazione di tale posizione di garanzia. (Nella fattispecie l’imputato coordinatore dei lavori non aveva impedito una modica del piano di sicurezza in esito alla quale il crollo del solaio aveva determinato la morte di un operaio). Cass. pen. sez. IV 26 maggio 2004 n. 24010

In materia di infortuni sul lavoro il principio in forza del quale il datore di lavoro può trasferire la propria posizione di garanzia circa gli obblighi di prevenzione e sorveglianza imposti dalla normativa antinfortunistica solo attraverso un provvedimento formale di delega ad altro soggetto subentrante con esplicita indicazione delle funzioni ed esplicita accettazione va contemperato – quando tale principio debba trovare attuazione in un’impresa di grandi dimensioni – con la necessità di accertare in concreto l’effettiva situazione della gerarchia delle responsabilità all’interno delle posizioni di vertice così da verificare la predisposizione da parte del datore di lavoro di adeguato organigramma dirigenziale ed esecutivo il cui corretto funzionamento esonera l’imprenditore da responsabilità di livello intermedio e finale. (Nella fattispecie la Corte ha accolto il ricorso dell’imputato imprenditore censurando la condanna sotto il profilo della insufficiente motivazione circa la valutazione della complessità della struttura aziendale in ragione della quale il difetto formale di delega al sostituto non appariva sufficiente a sostenere il giudizio di responsabilità). Cass. pen. sez. IV 2 ottobre 2003 n. 37470

Nel caso di imprese gestite da società di capitali gli obblighi concernenti l’igiene e la sicurezza del lavoro gravano su tutti i componenti del consiglio di amministrazione. La delega di gestione in proposito conferita ad uno o più amministratori se specifica e comprensiva dei poteri di deliberazione e spesa può ridurre la portata della posizione di garanzia attribuita agli ulteriori componenti del consiglio ma non escluderla interamente poiché non possono comunque essere trasferiti i doveri di controllo sul generale andamento della gestione e di intervento sostitutivo nel caso di mancato esercizio della delega. (Fattispecie relativa ad impresa il cui processo produttivo riguardando beni realizzati anche con amianto aveva esposto costantemente i lavoratori al rischio di inalazione delle relative polveri. La Corte ha ritenuto pur a fronte dell’esistenza di amministratori muniti di delega per l’ordinaria amministrazione e dunque per l’adozione di misure di protezione concernenti i singoli lavoratori od aspetti particolari dell’attività produttiva che gravasse su tutti i componenti del consiglio di amministrazione il compito di vigilare sulla complessiva politica della sicurezza dell’azienda il cui radicale mutamento – per l’onerosità e la portata degli interventi necessari – sarebbe stato indispensabile per assicurare l’igiene del lavoro e la prevenzione delle malattie professionali). Cass. pen. sez. IV 14 gennaio 2003 n. 988

In tema di omicidio colposo la fattispecie disciplinata dall’art. 589 u.c. (morte di più persone ovvero morte di una o più persone e lesioni di una o più persone) non costituisce un’autonoma figura di reato complesso né dà luogo alla previsione di circostanza aggravante rispetto al reato previsto dall’art. 589 comma primo cod. pen. ma prevede un’ipotesi di concorso formale di reati unificati solo “quoad poenam” con la conseguenza che ogni fattispecie di reato conserva la propria autonomia e distinzione. Cass. pen. sez. IV 28 aprile 2017 n. 20340

In tema di omicidio colposo la fattispecie disciplinata dall’art. 589 u.c. non costituisce un’autonoma figura di reato complesso né dà luogo alla previsione di circostanza aggravante rispetto al reato previsto dall’art. 589 comma primo c.p. ma prevede un’ipotesi di concorso formale di reati unificati solo ‘quoad poenam’ con la conseguenza che ogni fattispecie di reato conserva la propria autonomia e distinzione. Cass. pen. sez. IV 3 ottobre 2011 n. 35805

L‘art. 589 comma 3 c.p. (morte e lesioni colpose in danno di più persone) non prevede un’autonoma figura di reato complesso ma integra un’ipotesi di concorso formale di reati nella quale l’unificazione è sancita unicamente quoad poenam con la conseguenza che ciascun reato resta autonomo e distinto ai fini della determinazione del giudice competente per materia. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto la competenza del tribunale in composizione monocratica sul rilievo che l’art. 33 bis c.p.p. richiama espressamente l’art. 4 dello stesso codice a norma del quale per determinare la competenza si ha riguardo alla pena stabilita per legge per ciascun reato consumato o tentato e non a quella risultante dall’applicazione delle norme sulla continuazione e sul concorso formale di reati). Cass. pen. sez. I 4 luglio 2001 n. 27019

Il reato di omicidio colposo plurimo non è configurabile come reato unico ma come concorso formale di più reati con unificazione soltanto quoad poenam sicché il termine di prescrizione del reato va computato con riferimento a ciascun evento di morte o di lesioni dal momento in cui ciascuno di essi si è verificato. Cass. pen. sez. IV 1 dicembre 2000 n. 12472

In tema di colpa medica in caso di lavoro in “equipe” e più in generale di cooperazione multidisciplinare nell’attività medico-chirurgica l’accertamento del nesso causale rispetto all’evento verificatosi deve essere compiuto con riguardo alla condotta ed al ruolo di ciascuno non potendosi configurare aprioristicamente una responsabilità di gruppo in particolare quando i ruoli ed i compiti di ciascun operatore sono nettamente distinti tra loro non potendosi trasformare l’onere di vigilanza in un obbligo generalizzato di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di invasione degli spazi di competenza altrui. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la responsabilità del chirurgo che in mancanza di un previo accertamento diagnostico che escludesse la possibilità di una tubercolosi aveva eseguito su decisione concordata dal primario pediatra e dal primario chirurgo un intervento su un minore poi deceduto a causa di sopravvenuta infezione polmonare). Cass. pen. sez. IV 9 dicembre 2019 n. 49774

Risponde di omicidio colposo per imperizia nell’accertamento della malattia e per negligenza per l’omissione delle indagini necessarie il medico che in presenza di sintomatologia idonea a porre una diagnosi differenziale rimanga arroccato su diagnosi inesatta benché posta in forte dubbio dalla sintomatologia dalla anamnesi e dalle altre notizie comunque pervenutegli omettendo così di porre in essere la terapia più profittevole per la salute del paziente. (Fattispecie in tema di omicidio colposo in cui la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza che aveva affermato la responsabilità del medico che visitando un paziente che riferiva dolori addominali alla fossa iliaca sinistra aveva proceduto solo ad un esame obiettivo limitandosi agli accertamenti strumentali di base con somministrazione di terapia medica per via endovenosa a mero scopo analgesico e dimissioni senza considerare l’ipotesi di aneurisma aortico riscontrabile con una semplice ecografia). Cass. pen. sez. IV 18 giugno 2019 n. 26906

Il medico in posizione apicale che abbia correttamente svolto i propri compiti di organizzazione direzione coordinamento e controllo non risponde dell’evento lesivo conseguente alla condotta colposa del medico di livello funzionale inferiore a cui abbia trasferito la cura del singolo paziente altrimenti configurandosi una responsabilità di posizione in contrasto col principio costituzionale di personalità della responsabilità penale. (La S.C. in applicazione di tale principio ha escluso la responsabilità penale di un primario di reparto per l’omicidio colposo di un paziente che non aveva visitato personalmente verificatosi nell’arco di dieci giorni senza che in tale ambito temporale gli fosse segnalato nulla dai medici della struttura). Cass. pen. sez. IV 26 aprile 2018 n. 18334

In tema di colpa professionale il medico che succede ad un collega nel turno in un reparto ospedaliero assume nei confronti dei pazienti ricoverati la medesima posizione di garanzia di cui quest’ultimo era titolare circostanza che lo obbliga ad informarsi circa le condizioni di salute dei pazienti medesimi e delle particolari cure di cui necessitano. Fattispecie relativa alla riconosciuta responsabilità per omicidio colposo del medico subentrante nel turno che omettendo di consultare la cartella clinica informatizzata in un caso di “riferita ingestione di osso di pollo” ometteva di disporre l’esame endoscopico del paziente poi deceduto per shock emorragico provocato dal corpo estraneo infisso nella parete dell’esofago). Cass. pen. sez. IV 27 settembre 2017 n. 44622

Il medico psichiatra è titolare di una posizione di garanzia che comprende un obbligo di controllo e di protezione del paziente diretto a prevenire il pericolo di commissione di atti lesivi ai danni di terzi e di comportamenti pregiudizievoli per se stesso. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure l’affermazione di responsabilità per il reato di omicidio colposo di un medico del reparto di psichiatria di un ospedale pubblico per il suicidio di una paziente affetta da schizofrenia paranoide cronica avvenuto qualche ora dopo che la paziente presentatasi in ospedale dopo avere ingerito un intero acone di Serenase era stata dimessa dal medico senza attivare alcuna terapia e alcun meccanismo di controllo). Cass. pen. sez. IV 21 settembre 2017 n. 43476

In tema di omicidio sussiste il nesso di causalità tra l’omessa adozione da parte del medico specialistico di idonee misure atte a rallentare il decorso della patologia acuta colposamente non diagnosticata ed il decesso del paziente quando risulta accertato secondo il principio di contrafattualità condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica universale o statistica che la condotta doverosa avrebbe inciso positivamente sulla sopravvivenza del paziente nel senso che l’evento non si sarebbe verificato ovvero si sarebbe verificato in epoca posteriore o con minore intensità lesiva. (Fattispecie nella quale il sanitario di turno presso il pronto soccorso non aveva disposto gli accertamenti clinici idonei ad individuare una malattia cardiaca in corso e di conseguenza non era intervenuto con una efficace terapia farmacologica di contrasto che avrebbe rallentato significativamente il decorso della malattia così da rendere utilmente possibile il trasporto presso struttura ospedaliera specializzata e l’intervento chirurgico risolutivo). Cass. pen. sez. IV 24 aprile 2013 n. 18573

In tema di trattamento medico-chirurgico risponde di omicidio preterintenzionale il medico che sottoponga il paziente ad un intervento (dal quale consegua la morte di quest’ultimo) in assenza di finalità terapeutiche ovvero per fini estranei alla tutela della salute del paziente ad esempio provocando coscientemente un’inutile mutilazione od agendo per scopi estranei (scientifici dimostrativi didattici esibizionistici o di natura estetica) non accettati dal paziente; al contrario non ne risponde nonostante l’esito infausto il medico che sottoponga il paziente ad un trattamento non consentito ed in violazione delle regole dell’arte medica quando nella sua condotta sia rinvenibile una finalità terapeutica o comunque la terapia sia inquadrabile nella categoria degli atti medici poiché in tali casi la condotta non è diretta a ledere e l’agente se cagiona la morte del paziente risponderà di omicidio colposo ove l’evento sia riconducibile alla violazione di una regola cautelare. Cass. pen. sez. IV 23 settembre 2010 n. 34521

In tema di colpa professionale il medico che all’interno di una struttura sanitaria ospedaliera venga chiamato per un consulto specialistico ha gli stessi doveri professionali del medico che ha in carico il paziente presso un determinato reparto non potendo esimersi da responsabilità adducendo di essere stato chiamato solo per valutare una specifica situazione. (Fattispecie in tema di omicidio colposo in cui due anestesisti chiamati ad intervenire per la presenza di una epiglottide dopo aver visitato la paziente richiedevano l’intervento dell’otorino e si allentavano dal reparto omettendo di intubare la paziente per prevenire il rischio di completa ostruzione delle vie respiratorie). Cass. pen. sez. IV 26 gennaio 2010 n. 3365

Risponde di omicidio colposo il cardiologo che attesti l’idoneità alla pratica sportiva agonistica di un atleta in seguito deceduto nel corso di un incontro ufficiale di calcio a causa di una patologia cardiologia (nella specie “cardiomiopatia ipertroca”) non diagnosticata dal sanitario per l’omessa effettuazione di esami strumentali di secondo livello che ancorché non richiesti dai protocolli medici dovevano ritenersi necessari in presenza di anomalie del tracciato elettrocardiografico desumibili dagli esami di primo livello. Cass. pen. sez. IV 29 settembre 2009 n. 38154 

Si configura una responsabilità per omicidio colposo a carico del soggetto che assiste al parto per la perdita della vita del feto pur se la fase espulsiva non sia ancora terminata quando la morte sia causata da imprudenza negligenza o imperizia perché l’autonoma vita biologica ha inizio con la rottura del sacco delle acque amniotiche. Cass. pen. sez. IV 9 settembre 2009 n. 35027

La responsabilità penale di ciascun componente di una “equipe” medica per il decesso del paziente sottoposto ad intervento chirurgico non può essere affermata sulla base dell’accertamento di un errore diagnostico genericamente attribuito alla “equipe” nel suo complesso ma va legata alla valutazione delle concrete mansioni di ciascun componente nella prospettiva di verifica in concreto dei limiti oltre che del suo operato anche di quello degli altri. Cass. pen. sez. IV 8 maggio 2009 n. 19755

In tema di colpa professionale medica ai fini dell’affermazione di responsabilità penale in relazione al decesso di una paziente dei medici operanti – non in posizione apicale – all’interno di una struttura sanitaria complessa a titolo di colpa omissiva è priva di rilievo la mera instaurazione del c.d. rapporto terapeutico occorrendo accertare la concreta organizzazione della struttura con particolare riguardo ai ruoli alle sfere di competenza ed ai poteri-doveri dei medici coinvolti nella specifica vicenda. (Fattispecie nella quale si contestava a due medici di guardia in servizio presso una struttura sanitaria operante all’interno di una Casa circondariale succedutisi nel compimento di singoli atti diagnostici o terapeutici di non avere diagnosticato per tempo la tubercolosi dalla quale era affetta una detenuta avendo omesso di eseguire gli accertamenti diagnostici e la visita infettivologica prescritti da un medico consulente esterno). Cass. pen. sez. IV 19 gennaio 2009 n. 1866

In tema di colpa medica il componente dell’equipe incaricato di eseguire un intervento chirurgico è titolare di una posizione di garanzia e deve essere effettivamente presente in sala operatoria onde avere una visione diretta dell’intervento e garantire una più attenta percezione delle problematiche eventualmente insorte. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta inadeguata la partecipazione dell’ “assistente di campo” del chirurgo ad un intervento eseguito in laparoscopia da una sala posta accanto alla sala operatoria). Cass. pen. sez. IV 22 dicembre 2008 n. 47490

Il medico è titolare di una posizione di garanzia a tutela della salute dei pazienti affidati alle sue cure che non può ritenersi in alcun modo ridimensionata dall’eventualità che in concreto il paziente sia a sua volta un medico e che il medesimo abbia cercato di influenzare il collega sulla diagnosi da adottare. Cass. pen. sez. IV 3 ottobre 2008 n. 37992

Integra il delitto d’omicidio colposo la condotta del medico che a seguito di un errore diagnostico dimette il paziente che necessitava di essere ricoverato e di essere sottoposto ad una terapia urgente e il quale a causa di tale omissione sia successivamente deceduto senza che la mancata colpevole correzione dell’errore da parte dello stesso paziente il quale ne aveva la possibilità essendo a sua volta un medico possa ritenersi idonea ad escludere il nesso di causalità tra la stessa condotta e l’evento non costituendo tale ultimo comportamento un fatto eccezionale ed imprevedibile. Cass. pen. sez. IV 3 ottobre 2008 n. 37992

In tema di colpa medica la preparazione del composto medicinale da somministrare rientra tra i compiti del medico chirurgo che deve controllarne la correttezza anche nel caso in cui fine deleghi l’esecuzione materiale a persona competente. Cass. pen. sez. IV 16 giugno 2008 n. 24360

In tema di colpa professionale il medico ha l’obbligo di assumere dal paziente ovvero se ciò non è possibile da altre fonti affidabili tutte le informazioni necessarie al ne di garantire la correttezza del trattamento chirurgico praticato allo stesso paziente. (Fattispecie in tema di riconosciuta responsabilità per omicidio colposo per il medico intervenuto per porre rimedio ad un trauma subito dal paziente alla gamba senza aver previamente assunto le opportune informazioni sulle preesistenti patologie sofferte dallo stesso e interferenti sulla scelta terapeutica). Cass. pen. sez. IV 15 maggio 2008 n. 19527

Va esclusa ai sensi degli artt. 32 comma secondo e 13 della Costituzione e dell’art. 33 L. n. 833 del 1978 la possibilità di accertamenti e di trattamenti sanitari contro la volontà del paziente se questi è in grado di prestare il suo consenso e non ricorrono i presupposti dello stato di necessità ; ricorrendo queste condizioni nessuna responsabilità è configurabile a carico del medico curante in ordine al decesso del paziente nolente. (Fattispecie nella quale il paziente poi deceduto a causa di una emorragia epidurale sottodurale e subaracnoidea aveva rifiutato dopo la caduta di essere trasportato in ospedale e sottoposto ai necessari approfondimenti diagnostici ). Cass. pen. sez. IV 21 aprile 2008 n. 16375

In tema di colpa professionale il medico che succede ad un collega nel turno in un reparto ospedaliero assume nei confronti dei pazienti ricoverati la medesima posizione di garanzia di cui quest’ultimo era titolare circostanza che lo obbliga ad informarsi dal medico che lo ha preceduto nel turno circa le condizioni di salute dei pazienti medesimi e delle particolari cure di cui necessitano. (Fattispecie relativa alla riconosciuta responsabilità per omicidio colposo del medico che in mancanza di ragguagli in merito da parte del collega «smontante» non si era informato presso il medesimo circa le necessarie modalità di somministrazione di una trasfusione di sangue disposta in precedenza e la cui errata esecuzione aveva in seguito cagionato la morte del paziente). Cass. pen. sez. IV 27 febbraio 2008 n. 8615

In tema di colpa professionale nel caso di équipe chirurgica e più in generale in quello in cui ci si trovi di fronte ad ipotesi di cooperazione multidisciplinare nell’attività medico-chirurgica sia pure svolta non contestualmente ogni sanitario oltre che al rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte è tenuto ad osservare gli obblighi ad ognuno derivanti dalla convergenza di tutte le attività verso il fine comune ed unico. Ne consegue che ogni sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l’attività precedente o contestuale svolta da altro collega sia pure specialista in altra disciplina e dal controllarne la correttezza se del caso ponendo rimedio o facendo in modo che si ponga opportunamente rimedio ad errori altrui che siano evidenti e non settoriali e come tali rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio. Cass. pen. sez. IV 18 maggio 2005 n. 18548

In tema di responsabilità medica con riferimento all’ipotesi di intervento effettuato da un’équipe chirurgica il principio di affidamento non opera quando colui che si affida sia in colpa per aver violato norme precauzionali o per aver omesso determinate condotte confidando che altri succedendo nella posizione di garanzia elimini la violazione o ponga rimedio all’omissione: ne consegue che l’eventuale evento dannoso derivante anche dall’omissione del successore avrà due antecedenti causali non potendo la seconda condotta configurarsi come fatto eccezionale e sopravvenuto di per sé sufficiente a produrre l’evento. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto l’intera équipe operatoria colpevole delle lesioni provocate al paziente nel cui addome era stata lasciata una pinza). Cass. pen. sez. IV 18 maggio 2005 n. 18568

La posizione di garanzia dell’équipe chirurgica nei confronti del paziente non si esaurisce con l’intervento ma riguarda anche la fase post operatoria gravando sui sanitari un obbligo di sorveglianza sulla salute del soggetto operato; ne consegue che dalla violazione di tale obbligo fondato anche sul contratto d’opera professionale può discendere la responsabilità penale dei medici qualora l’evento dannoso sia causalmente connesso ad un comportamento omissivo ex art. 40 comma secondo c.p. (Fattispecie in cui è stata riconosciuta la responsabilità per il reato di cui all’art. 589 c.p. dei componenti l’equipe chirurgica colpevoli di aver fatto rientrare il paziente nel reparto dopo l’intervento anzichè sottoporlo a terapia intensiva sottovalutando elementi significativi quali l’incremento progressivo della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca che rendevano prevedibile un’insufficienza respiratoria). Cass. pen. sez. IV 30 marzo 2005 n. 12275

In tema di responsabilità professionale del medico il capo dell’équipe operatoria è titolare di un’ampia posizione di garanzia nei confronti del paziente che si estende alla fase dell’assistenza post-operatoria che il chirurgo ha il dovere di controllare e seguire direttamente anche attraverso interposta persona. (Nella fattispecie – decesso della vittima nella fase successiva all’intervento chirurgico – il medico è stato ritenuto insieme agli altri operatori sanitari imputati responsabile del decesso proprio in quanto nella sua qualità avrebbe dovuto assicurarsi che la vittima fosse adeguatamente assistita dopo l’operazione da personale idoneo e presente in numero adeguato cui egli avrebbe dovuto anche fornire tutte le indicazioni terapeutiche necessarie: a maggior ragione per il fatto che il chirurgo stesso aveva imprudentemente deciso di praticare un intervento altamente specialistico nell’ultimo turno pomeridiano così precostituendo le condizioni di quella prevedibile carenza di assistenza notturna successiva che avrebbe determinato la morte del paziente). Cass. pen. sez. IV 11 marzo 2005 n. 9739

In materia di colpa medica la rottura durante un’operazione chirurgica all’addome del margine della pinza e il suo scivolamento nell’addome del paziente costituiscono condotta colpevole da parte dei sanitari sotto il profilo dell’omesso conteggio dei ferri dopo la sutura della ferita e della conseguente omessa rimozione del corpo estraneo: regole semplici di diligenza di prudenza e di perizia impongono infatti che quel controllo (mancato nella fattispecie) sia effettuato anche dopo la sutura in modo tale da poter porre rimedio immediatamente all’eventuale errore. (La Corte ha ulteriormente specificato che il controllo della rimozione dei ferri spetta all’intera équipe operatoria cioè ai medici che hanno la responsabilità del buon esito dell’operazione anche con riferimento a tutti gli adempimenti connessi e non può essere delegato al personale paramedico avendo gli infermieri funzioni di assistenza ma non di verifica). Cass. pen. sez. IV 6 ottobre 2004 n. 39062

L’ostetrica che abbia sotto la propria assistenza e controllo una partoriente deve sollecitare tempestivamente l’intervento del medico appena emergano fattori di rischio per la madre e comunque in ogni caso di sofferenza fetale. (Nella fattispecie relativa ad omicidio colposo del nascituro la Corte ha affermato la responsabilità dell’ostetrica la quale quantunque il monitoraggio cardiotocografico della paziente indicasse una progressiva sofferenza fetale aveva ritardato di avvertire i sanitari con la conseguenza del decesso del feto. Cass. pen. sez. IV 7 maggio 2004 n. 21709

La colpa del medico che è una delle cosiddette colpe speciali o professionali proprie delle attività giuridicamente autorizzate perché socialmente utili anche se rischiose per loro natura ha come caratteristica l’inosservanza di regole di condotta le leges che hanno per fine la prevenzione del rischio non consentito vale a dire dell’aumento del rischio. La prevedibilità consiste nella possibilità di prevedere l’evento che conseguirebbe al rischio non consentito e deve essere commisurata al parametro del modello di agente dell’homo eiusdem professionis et condicionis arricchito dalle eventuali maggiori conoscenze dell’agente concreto. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto legittima l’affermazione del giudice di merito circa la sussistenza della colpa grave di un ginecologo che nell’alternativa aveva scelto la manovra di «disancoramento» del feto meno corretta e più rischiosa per far nascere il neonato con conseguenti lesioni gravi di quest’ultimo). Cass. pen. sez. IV 2 ottobre 2003 n. 37473

In tema di nesso causale nei reati omissivi non può escludersi la responsabilità del medico il quale non si attivi e non porti il paziente a conoscenza della recidiva di una malattia tumorale anche a fronte di una prospettazione della morte ritenuta inevitabile laddove nel giudizio controfattuale vi è l’altissima probabilità che il ricorso ad altri rimedi terapeutici (oltre a quello radioterapico già praticato all’esordio della malattia) avrebbe determinato un allungamento della vita che è un bene giuridicamente rilevante anche se temporalmente non molto esteso. Cass. pen. sez. IV 14 aprile 2003 n. 17379

In tema di responsabilità professionale il medico che sia pure a titolo di consulto accerti l’esistenza di una patologia ad elevato ed immediato rischio di aggravamento in virtù della sua posizione di garanzia ha l’obbligo di disporre personalmente i trattamenti terapeutici ritenuti idonei ad evitare eventi dannosi ovvero in caso d’impossibilità di intervento è tenuto ad adoperarsi facendo ricoverare il paziente in un reparto specialistico portando a conoscenza dei medici specialistici la gravità e urgenza del caso ovvero nel caso di indisponibilità di posti letto nel reparto specialistico richiedendo che l’assistenza specializzata venga prestata nel reparto dove il paziente si trova ricoverato specie laddove questo reparto non sia idoneo ad affrontare la patologia riscontrata con la necessaria perizia professionale. (Fattispecie relativa ad un chirurgo vascolare che richiesto di un consulto dal sanitario del pronto soccorso dopo aver diagnosticato un sospetto aneurisma dell’aorta addominale retropancreatica aveva omesso l’immediato ricovero nel reparto gli immediati approfondimenti diagnostici il ricovero nel reparto di chirurgia vascolare l’immediato intervento chirurgico o comunque la segnalazione dell’immediata necessità dello stesso). Cass. pen. sez. IV 3 febbraio 2003 n. 4827

In tema di colpa medica il giudice nel valutare la correttezza della scelta operata dal professionista e quindi giudicare della sussistenza o meno del profilo di colpa (in particolare nella componente della imperizia) deve effettuare un giudizio ex ante collocandosi mentalmente nel momento in cui il medico fu chiamato ad operare la sua scelta valutando tutti gli elementi che consigliarono di adottare una soluzione piuttosto che un’altra e considerando la consistenza scientifica della scelta con esclusivo riferimento alle leges artis. Non è pertanto censurabile la condotta del medico che fra varie soluzioni terapeutiche prospettabili tutte ugualmente foriere di rischi per la vita del paziente scelga quella meno invasiva a nulla rilevando la circostanza che l’intervento terapeutico prescelto si dimostri solo ex post come non indicato. Cass. pen. sez. IV 25 gennaio 2002

In tema di lesioni colpose non sussiste l’aggravante della violazione di norme infortunistiche nella ipotesi in cui l’infortunio sia occorso a seguito dell’utilizzo di una struttura ricreativa aperta alla pubblica utenza. (Fattispecie relativa all’utilizzo da parte di un cliente di uno scivolo gonfiabile riservato all’utenza infantile posto all’esterno di una piscina aperta al pubblico). Cass. pen. sez. I 13 giugno 2013 n. 26087 

In tema di omicidio colposo rispondono della morte per annegamento di un minore sia l’educatrice addetta all’accompagnamento dello stesso la quale in violazione del dovere di costante vigilanza si sia allontanata dalla piscina per attendere momentaneamente alle esigenze di altro minore facente parte del gruppo affidatole omettendo la cautela di farlo uscire dall’acqua sia l’assistente bagnanti dell’impianto sportivo che con inosservanza di doverose regole di accortezza comportamentale non si sia posizionata adeguatamente per tenere sotto controllo tutta l’area sottoposta alla sua vigilanza non accorgendosi pertanto del malore della vittima. Cass. pen. sez. IV 4 giugno 2013 n. 24165 

Risponde dei reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose il funzionario della polizia di Stato che nonostante la pericolosità del richiedente evidenziata da numerosi atti del commissariato da lui diretto abbia rilasciato la licenza di porto d’armi ad un soggetto resosi successivamente autore di una sparatoria che abbia provocato la morte di due persone e il ferimento di altre quattro. (La Corte ha precisato che la discrezionalità del potere di valutazione del funzionario trova un limite insuperabile di ragionevolezza nelle situazioni di chiara ed evidente incompatibilità tra il profilo comportamentale del richiedente e la necessità assoluta che il medesimo soggetto sia fornito di una capacità di autocontrollo tale da scongiurare ogni abuso dell’arma). Cass. pen. sez. IV 27 settembre 2010 n. 34748

Il gestore di un ristorante non risponde del delitto di omicidio colposo in relazione all’annegamento di un cliente che si sia tuffato nella piscina dell’esercizio nonostante questa palesemente non fosse fruibile nelle ore serali per assenza di illuminazione. Cass. pen. sez. IV 17 giugno 2009 n. 25437

Integra il reato di omicidio colposo la condotta del direttore di un albergo che non inibisca materialmente ai clienti l’accesso alla piscina negli orari in cui non è garantito il servizio di salvataggio ma si limiti ad esporre il regolamento di utilizzo della medesima contenente un divieto in tal senso qualora degli ospiti vi anneghino facendo il bagno nell’orario non consentito. (In motivazione la Corte ha precisato che l’avventato comportamento dei clienti doveva ritenersi prevedibile dal direttore dell’albergo che dunque non poteva ritenere assolto l’obbligo connesso alla sua posizione di garanzia attraverso l’affidamento nella scrupolosa osservanza del regolamento della piscina da parte dei medesimi). Cass. pen. sez. IV 10 dicembre 2008 n. 45698

Il legale rappresentante della società che gestisce un complesso turistico in cui è presente una piscina è titolare di una posizione di garanzia in ordine all’incolumità degli utilizzatori della medesima e pertanto risponde del reato di omicidio colposo nel caso di annegamento di un minore a causa della insufficiente manutenzione dell’impianto e della non predisposizione di un presidio di salvataggio continuativo durante il funzionamento dello stesso. Cass. pen. sez. IV 3 dicembre 2008 n. 45006

Integra il reato di omicidio colposo la condotta dell’amministratore della società proprietaria di uno stabile e del soggetto incaricato della manutenzione del medesimo i quali omettano di predisporre le cautele necessarie a rendere palese un’insidia presente nell’immobile la cui mancata visibilità determini la caduta di uno degli inquilini cagionandone la morte. (In motivazione la Corte ha precisato che pur non operando agli effetti penali il disposto di cui all’art. 2051 c.c. in assenza di specifiche norme cautelari la pertinenza della cosa produttiva dell’evento lesivo alla normale disponibilità di colui che ne abbia la custodia impone una valutazione particolarmente attenta dell’osservanza da parte del medesimo degli obblighi cautelari sanciti dalle regole di comune prudenza ). Cass. pen. sez. IV 28 ottobre 2008 n. 40243

L’installatore di uno scaldabagno alimentato a gas metano risponde per colpa della morte dell’utente conseguita al cattivo funzionamento della canna fumaria ancorchè preesistente della quale al momento dell’installazione egli non abbia verificato appieno la funzionalità se non nei limiti impostigli dalla normativa vigente in quanto la peculiarità del lavoro affidatogli e la pericolosità dell’opera oggetto del medesimo impediscono di ritenere circoscrivibile alla mera indicazione normativa la condotta necessariamente prudenziale e diligente che egli deve osservare essendogli invece imposto di porre in essere tutte le cautele necessarie per evitare eventi dannosi prevedibili. Cass. pen. sez. IV 6 settembre 2007 n. 34115

Integra il reato di omicidio colposo la condotta del militare che lasci all’interno di un mezzo militare il proprio fucile mitragliatore dal quale sia partita una « scarica di colpi» che abbiano attinto altro militare mentre sistemava l’arma nell’apposito alloggiamento cagionandone la morte. In tal caso va ravvisata la colpa generica per la violazione della norma di « elementare prudenza militare» della quale le reclute n dal primo giorno del loro approccio alle armi sono resi edotti e cioè che l’arma ricevuta in dotazione non deve essere mai abbandonata e posta al di fuori dell’immediata sorveglianza e signoria del militare che la ha ricevuta. Cass. pen. sez. IV 18 maggio 2007 n. 19337

Configura il delitto di omicidio colposo la condotta dei proprietari di un appartamento che l’abbiano locato con una caldaia per il riscaldamento in pessimo stato di manutenzione cosicché durante il funzionamento si era determinata la fuoriuscita di monossido di carbonio che aveva mortalmente intossicato gli occupanti dell’immobile giacché il proprietario di un immobile si trova in «posizione di garanzia» nei confronti dell’affittuario in virtù della quale il primo deve consegnare al secondo un impianto di riscaldamento revisionato in piena efficienza e privo di carenze funzionali e strutturali. (Nell’occasione la Corte ha sottolineato che le componenti essenziali della posizione di garanzia sono costituite da un lato da una fonte normativa di diritto privato o pubblico anche non scritta o da una situazione di fatto per precedente condotta illegittima che costituisca il dovere di intervento; dall’altro lato dall’esistenza di un potere giuridico ma anche di fatto attraverso il corretto uso del quale il soggetto garante sia in grado attivandosi di impedire l’evento). Cass. pen. sez. IV 29 settembre 2006 n. 32298

In tema di omicidio colposo l’istruttore di un gruppo di subacquei che organizzi un’immersione è titolare di una posizione di garanzia nei confronti dei partecipanti all’immersione con la conseguenza che correttamente viene ravvisata la sua responsabilità per il decesso di uno dei partecipanti allorché siano accertate colpevoli inosservanze delle norme cautelari generiche o specifiche. (Nella specie era stato accertato in sede di merito che il subacqueo deceduto era stato coinvolto senza adeguata assistenza e senza le necessarie cautele in un’immersione pericolosa in ragione della profondità che doveva essere raggiunta avendo altresì l’istruttore omesso di verificare le modalità di risalita per impedire quegli errori tecnici cui era risultato riconducibile l’evento letale). Cass. pen. sez. IV 13 luglio 2006 n. 24201 

È ravvisabile il concorso di colpa tra coloro che partecipano ad una gara automobilistica in relazione ad un incidente stradale che veda coinvolto un automobilista estraneo alla competizione quando ciascuna condotta – sia che la si voglia ricondurre alla cooperazione sia che la si voglia assumere quale causa indipendente – è qualificabile come colposa essendo caratterizzata dalla violazione di una norma cautelare. (In applicazione di tali principi la Corte confermava la sentenza di merito che aveva ritenuto la responsabilità colposa degli imputati i quali alla guida delle rispettive autovetture avevano dato vita ad una gara di velocità ponendo in essere plurime violazioni del codice della strada ed aderendo alla condotta colposa di un altro che aveva materialmente cagionato il violento impatto,a seguito del quale era deceduto un automobilista proveniente dalla opposta direzione). Cass. pen. sez. IV 21 giugno 2006 n. 21476

È configurabile il delitto di omicidio colposo nella condotta del figlio anche temporaneamente convivente con il padre che per negligenza ometta di adottare tempestivamente ogni adeguata iniziativa volta ad assicurare la necessaria assistenza sanitaria all’anziano genitore malato in presenza di un progressivo aggravamento delle sue condizioni di salute e a prevenire il verificarsi di possibili e prevedibili eventi dannosi sempreché sia accertato il nesso di causalità tra la condotta omissiva dell’agente e l’evento morte. (Fattispecie in cui la Corte: a) ha ritenuto non censurabile la decisione dei giudici d’appello che avevano ravvisato proli di colpa sotto lo specifico profilo della grave negligenza nella condotta del figlio che nonostante le gravi condizioni patologiche dell’anziano genitore e il progressivo aggravarsi delle sue condizioni di salute sin dal giorno antecedente il decesso non aveva chiesto l’intervento di un medico e il giorno in cui poi si era verificata la morte lo aveva lasciato solo in casa; b) ha annullato con rinvio la pronunzia di secondo grado limitatamente all’omesso accertamento sulla base delle concrete emergenze processuali del nesso di causalità tra la condotta omissiva attribuita all’imputato e il decesso del padre). Cass. pen. sez. I 9 marzo 2005 n. 9386

Il titolare della ditta individuale che organizza l’attività sportiva di rafting e l’istruttore addetto alla guida del gommone in quanto titolari di una posizione di garanzia (o di «protezione») nei confronti dei soggetti che a loro si rivolgono per praticare tale attività sportiva pericolosa rispondono del reato di omicidio colposo per la morte di uno dei partecipanti all’esercitazione a seguito dell’incidente verificatosi nel corso della discesa lungo il fiume. (Nella specie la Corte ha individuato concreti elementi di colpa sia nella condotta del titolare della ditta per aver consentito la discesa lungo il fiume malgrado la notevole intensità della corrente che nei confronti dell’istruttore per non aver interrotto la discesa e per non essere stato in grado di governare l’imbarcazione ed evitare l’impatto con una roccia impatto che causava il rovesciamento del mezzo e l’annegamento del passeggero). Cass. pen. sez. IV 2 febbraio 2005 n. 3446

Sussiste la responsabilità del direttore dei lavori della ditta incaricata della collocazione di un impianto di distribuzione di gas metano per la morte di un pedone caduto all’interno di una voragine formatasi lungo la strada nel punto in cui sono stati effettuati i lavori per la sistemazione della conduttura di metano in quanto l’evento è dipeso dal difettoso ripristino del manto stradale consistito in particolare nell’aver sistemato le tubazioni ad una profondità di interramento inferiore a quella prevista dalla normativa vigente (D.M. 24 novembre 1984). (La Corte ha rigettato il ricorso dell’imputato ritenendo immune da vizi logici la sentenza con cui il giudice di merito aveva escluso che la pioggia abbondante caduta al momento del fatto potesse aver rappresentato una causa sopravvenuta idonea ad escludere il nesso causale ai sensi dell’art. 41 comma secondo c.p. individuando nella inidonea ricopertura del manto stradale la concausa dell’apertura improvvisa della buca). Cass. pen. sez. IV 22 aprile 2004 n. 18641

Il soggetto che assuma il compito di guida-accompagnatore di un gruppo di escursionisti attesa “la posizione di garanzia” di cui deve ritenersi investito risponde del delitto di omicidio colposo in relazione alla morte di un escursionista il quale sia pure contravvenendo al generico previo avvertimento di non allontanarsi dal gruppo si sia avventurato non imprevedibilmente in un passaggio la cui particolare pericolosità non era stata in precedenza segnalata. Cass. pen. sez. IV 24 marzo 2003 n. 13323

Risponde di omicidio colposo in quanto titolare di una posizione di garanzia riconducibile alla previsione di cui all’art. 2051 c.c. il direttore di un oratorio dotato di attrezzature sportive destinate all’uso ancorché gratuito dei frequentatori quando l’evento mortale sia derivato dall’utilizzazione di dette strutture ritenute nella specie carenti sotto il profilo della sicurezza. Cass. pen. sez. IV 12 febbraio 2001 n. 6816

Sussiste la responsabilità per colpa in capo a colui il quale dirigendo un oratorio con attrezzature sportive destinate ai giovani non preveda la possibilità di un utilizzo assolutamente inconsueto delle strutture medesime da parte dei giovani frequentatori dell’oratorio essendo il comportamento di questi ultimi generalmente contrassegnato da vivacità ed imprevedibilità. (Nella specie le lesioni mortali erano derivate dal fatto che la vittima nel corso della lezione di educazione sica che si svolgeva nell’oratorio alla presenza dell’insegnante si era aggrappata alla traversa della porta del campo di calcetto e quest’ultima non ancorata al terreno si era ribaltata provocando il decesso del giovane). Cass. pen. sez. IV 12 febbraio 2001 n. 6816

In tema di responsabilità per omicidio colposo colui che conduce un trattore agricolo cui è agganciata una fresatrice non solo è tenuto a prestare l’ovvia attenzione a quanto accade nel proprio campo visivo ma è anche obbligato dalle regole della prudenza ad evitare che la parte maggiormente pericolosa della macchina complessa con cui opera posta a rimorchio del trattore che la fa avanzare e ne aziona il movimento rotatorio non costituisca fonte di pericolo per persone e cose. Se in prossimità della macchina in movimento si trovi o si porti un bambino l’operatore non può limitarsi a rimbrottarlo o scacciarlo ma prima di continuare la sua opera è tenuto ad assicurarsi che il bambino si sia effettivamente e definitivamente allontanato dal raggio di azione complessivo della macchina essendo peraltro perfettamente prevedibile che il minore per immaturità curiosità disattenzione o per naturale incapacità di valutare il rischio si avvicini pericolosamente alla macchina fino ad entrare nel raggio di azione della stessa. Cass. pen. sez. IV 13 aprile 2000 n. 4557

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