(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto

Articolo 586 - Codice Penale

Quando da un fatto preveduto come delitto doloso deriva, quale conseguenza non voluta dal colpevole, la morte o la lesione (582) di una persona, si applicano le disposizioni dell’articolo 83, ma le pene stabilite negli articoli 589 e 590 sono aumentate (64, 571, 572, 584, 591, 593, 630).

Articolo 586 - Codice Penale

Quando da un fatto preveduto come delitto doloso deriva, quale conseguenza non voluta dal colpevole, la morte o la lesione (582) di una persona, si applicano le disposizioni dell’articolo 83, ma le pene stabilite negli articoli 589 e 590 sono aumentate (64, 571, 572, 584, 591, 593, 630).

Note

Tabella procedurale

Massime

In tema di reati contro la persona l’omicidio preterintenzionale si configura allorquando l’azione aggressiva dell’autore del reato sia diretta soltanto a percuotere la vittima o a causarle lesioni così che la morte costituisca un evento non voluto ancorché legato da nesso causale alla condotta dell’agente; pertanto quando la lesione produttiva dell’evento letale sia recata per mezzo di un’arma l’accertamento del fine perseguito dall’agente deve essere attuato tenendo conto del tipo dell’arma della reiterazione e direzione dei colpi della distanza di sparo della parte vitale del corpo presa di mira e di quella concretamente attinta. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto la sussistenza di un omicidio volontario in considerazione della direzione impressa al colpo di pistola rivolto verso il torace e quindi verso le parti vitali allocate in tale sede nonché dell’utilizzo di micidiali armi da fuoco e della limitata distanza fra lo sparatore e la vittima). Cass. pen. sez. V 5 ottobre 2011 n. 36135

In tema di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto pur definendosi il rapporto tra il delitto voluto e l’evento non voluto in termini di causalità materiale la condotta delittuosa deve avere insito in sè il rischio non imprevedibile nè eccezionale di porsi come concausa di morte o lesioni. Ne consegue che nell’ipotesi di incendio doloso di un’abitazione appiccato per provocare danni la deflagrazione – che ha determinato la morte del proprietario – inserendosi in un contesto di non imprevedibile eccezionalità non può ritenersi causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento escludente il nesso di causalità tra la condotta e l’evento non voluto. Cass. pen. sez. IV 1 giugno 2006 n. 19179

Per la configurabilità del reato di cui all’art. 586 c.p. è necessario che l’evento lesivo costituito dalla morte e dalle lesioni non sia voluto neppure in via indiretta o con dolo eventuale dall’agente poiché questi se pone in essere la propria condotta pur rappresentandosi la concreta possibilità del verificarsi di ulteriori conseguenze di essa e ciononostante accettandone il rischio risponde in concorso di reati del delitto inizialmente preso di mira e del delitto realizzato come conseguenza voluta del primo. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure il giudizio di colpevolezza anche per il reato di lesioni personali con riferimento ad un insegnante che commettendo reiteratamente nel tempo plurimi episodi di violenza sessuale in danno di una giovane vittima la quale versava in condizioni di difficoltà psichica provocava alla stessa come conseguenza prevedibile dell’azione illecita una malattia consistente nel disturbo post-traumatico da stress). Cass. pen. sez. III 18 luglio 2014 n. 31841

La disciplina di cui all’art. 586 c.p. è incompatibile con il riconoscimento della responsabilità a titolo di concorso anomalo ai sensi dell’art. 116 c.p. (La Corte ha osservato che la prevedibilità dell’evento non voluto caratterizzante il concorso cosiddetto anomalo esclude la fattispecie descritta dall’art. 586 c.p. nella quale l’evento non voluto non deve essere conseguenza di una colposa mancanza di previsione da parte dell’agente). Cass. pen. sez. I 23 gennaio 2012 n. 2652

In tema di responsabilità penale per morte o lesioni costituenti conseguenza non voluta di un delitto doloso (art. 586 c.p.) si deve ritenere configurabile il reato solo a condizione che sussista un coefficiente di riferibilità psicologica a titolo di colpa dell’evento non investito dal dolo del reato di base. (Fattispecie in cui era stato configurato il reato di cui all’art. 586 c.p. a carico dell’imputato per aver cagionato la morte di un subacqueo che si trovava nei pressi dell’imbarcazione dalla quale venivano lanciate bombe per praticare la pesca di frodo). Cass. pen. sez. I 20 gennaio 2003 n. 2595

La disciplina di cui all’art. 586 cod. pen. è incompatibile con il riconoscimento della responsabilità a titolo di concorso anomalo ai sensi dell’art. 116 cod. pen. in quanto la morte della vittima nel primo caso non è voluta da alcuno dei compartecipi all’azione delittuosa principale nel secondo è invece voluta con dolo diretto o indiretto da taluno dei concorrenti ed è causalmente legata al delitto base programmato da tutti i correi. (In applicazione del principio la Corte ha escluso l’ipotesi di cui all’art. 586 cod. pen. e ritenuto sussistenti i presupposti del concorso anomalo nei confronti di taluni degli imputati che avevano partecipato ad una azione intimidatoria e violenta in danno della persona offesa nel corso della quale altro imputato aveva fatto fuoco e ucciso la vittima utilizzando un’arma che deteneva all’insaputa dei correi). Cass. pen. sez. I 31 marzo 2016 n. 12929

La disposizione di cui all’art. 586 cod. pen. non prevede l’automatica applicazione degli artt. 589 e 590 cod. pen. per ogni categoria di omicidio e di lesioni colpose ma solo che le relative pene siano aumentate qualora l’evento effettivamente cagionato sia sussumibile in tali fattispecie sicchè l’aumento di pena previsto da tale disposizione non si applica ove i fatti siano sussumibili nelle fattispecie speciali di cui agli artt. 589-bis e 590bis cod. pen. Cass. pen. sez. III 10 giugno 2019 n. 25538

Al fine della sussistenza del delitto di cui all’art. 586 c.p. (morte o lesioni come conseguenza di altro delitto) è necessario oltre al legame eziologico che l’evento di morte o lesioni sia conseguenza prevedibile del delitto base nella specie sequestro di persona (art. 605 c.p.). (In applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto conseguenza prevedibile del delitto di sequestro di persona – integrato dalla condotta del capotreno che rinchiuda a chiave in uno scompartimento un viaggiatore pur munito di documento di identità e di danaro per pagare eventuali multe perché privo di biglietto con l’intenzione di consegnarlo alla polizia ferroviaria – le gravi lesioni subite dal sequestrato nell’intento di calarsi dal finestrino per liberarsi). Cass. pen. sez. V 22 gennaio 2007 n. 1795

Non è configurabile il delitto di cui all’art. 586 c.p. nel caso in cui la morte della vittima sia stata la conseguenza di un delitto di rapina con violento pestaggio di quest’ultima. Infatti mentre nella preterintenzionalità è necessario che la lesione giuridica si riferisca allo stesso genere di interessi protetti (vita o incolumità) nell’ipotesi di cui all’art. 586 c.p. la morte deve essere conseguenza di un delitto doloso diverso dalle percosse o lesioni. Cass. pen. sez. I 6 giugno 2005 n. 21039

In tema di responsabilità per morte o lesioni costituenti conseguenza non voluta di un delitto doloso deve ritenersi esclusa la configurabilità della continuazione fra quest’ultimo e quello del quale l’agente deve rispondere ai sensi dell’art. 586 c.p. mentre è possibile riconoscere la sussistenza del concorso formale di reati essendosi in presenza di un’unica condotta dalla quale sono scaturiti due eventi diversi. Cass. pen. sez. I 20 gennaio 2003 n. 2595

In tema di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto la morte dell’assuntore di sostanza stupefacente è imputabile alla responsabilità del cedente sempre che oltre al nesso di causalità materiale sussista la colpa in concreto per violazione di una regola precauzionale (diversa dalla norma che incrimina la condotta di cessione) e con prevedibilità ed evitabilità dell’evento da valutarsi alla stregua dell’agente modello razionale tenuto conto delle circostanze del caso concreto conosciute o conoscibili dall’agente reale. Cass. pen. Sezioni Unite 29 maggio 2009 n. 22676

In tema di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto la morte dell’assuntore di sostanza stupefacente è imputabile alla responsabilità del cedente sempre che oltre al nesso di causalità materiale sussista la colpa in concreto per violazione di una regola precauzionale (diversa dalla norma che incrimina la condotta di cessione) e con prevedibilità ed evitabilità dell’evento da valutarsi alla stregua dell’agente modello razionale tenuto conto delle circostanze del caso concreto conosciute o conoscibili dall’agente reale. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto congruamente motivata la prevedibilità dell’evento essendo emerso che l’imputato era consapevole del fatto che la sostanza stupefacente ceduta presentava un’elevata concentrazione di principio attivo tale da essere potenzialmente pericolosa per gli assuntori). Cass. pen. sez. VI 29 ottobre 2018 n. 49573

In tema di responsabilità penale per morte come conseguenza non voluta del delitto di cessione di sostanze stupefacenti è necessario che il comportamento che venga posto in relazione di causa-effetto con la morte della vittima integri la fattispecie delittuosa ossia che la sostanza che sia stata ceduta per essere assunta dalla vittima risulti inserita nelle tabelle delle sostanze stupefacenti allegate al D.P.R. n. 309 del 1990. (Nel caso di specie la S.C. ha escluso la sussistenza del delitto di cui all’art. 586 c.p. in conseguenza della cessione di semi di « rosa hawaiana» in quanto né tali semi nè la relativa pianta risultavano inclusi in tabella mentre non poteva assumere alcuna rilevanza l’avere accertato la presenza nei semi di un principio attivo inserito nella prima tabella) Cass. pen. sez. I 17 maggio 2007 n. 19056

In tema di responsabilità penale per morte o lesioni costituenti conseguenza non voluta di altro delitto doloso (art. 586 c.p.) si deve ritenere sussistente la responsabilità non sulla base del mero rapporto di causalità materiale (purché non interrotto ai sensi dell’art. 41 comma secondo c.p. da eccezionali fattori eziologici sopravvenuti) fra la precedente condotta e l’evento diverso ed ulteriore ma solo allorquando si accerti la sussistenza di un coefficiente di «prevedibilità» della morte o delle lesioni sì da potersene dedurre una forma di «responsabilità per colpa». (Nella specie era stato chiamato a rispondere ex art. 586 c.p. della morte per overdose dell’assuntore della sostanza stupefacente colui che gliela aveva ceduta; la Corte di cassazione nel rigettare il ricorso avverso la sentenza di condanna ha evidenziato come in sede di merito in linea con il principio suesposto ci si fosse soffermati sulla prevedibilità in concreto in capo al cedente del rischio connesso all’assunzione dello stupefacente in ragione delle «visibili menomate condizioni della parte offesa»alla ricerca «spasmodica» della sostanza stupefacente assunta immediatamente dopo l’acquisto e considerato del resto il fatto notorio del grave rischio per la salute derivante dall’assunzione di «droga pesante»). Cass. pen. sez. V 21 aprile 2006 n. 14302

Nell’ipotesi di successive cessione di sostanza stupefacente il nesso di causalità materiale tra la prima cessione e la morte dell’ultimo cessionario sopraggiunta quale conseguenza non voluta dell’assunzione della droga non è interrotto per effetto delle successive cessioni né delle modalità in cui è avvenuta l’assunzione trattandosi di fattori concausali sopravvenuti non anormali o eccezionali ma del tutto ragionevolmente prevedibili; pertanto risponde del reato di cui agli artt. 586 e 589 c.p. non solo colui che ha ceduto direttamente alla vittima la sostanza ma anche l’originario fornitore (nel caso di specie la Corte ha escluso che l’assunzione di alcool contestuale all’ingestione di cinque pasticche di ecstasy da parte della vittima possa considerarsi una concausa sopravvenuta non prevedibile e tale da interrompere il nesso causale tra la prima cessione e l’evento morte). Cass. pen. sez. VI 28 luglio 2003 n. 31760

In tema di trattamento medico-chirurgico risponde di omicidio preterintenzionale il medico che sottoponga il paziente ad un intervento (dal quale consegua la morte di quest’ultimo) in assenza di finalità terapeutiche ovvero per fini estranei alla tutela della salute del paziente ad esempio provocando coscientemente un’inutile mutilazione od agendo per scopi estranei (scientifici dimostrativi didattici esibizionistici o di natura estetica) non accettati dal paziente; al contrario non ne risponde nonostante l’esito infausto il medico che sottoponga il paziente ad un trattamento non consentito ed in violazione delle regole dell’arte medica quando nella sua condotta sia rinvenibile una finalità terapeutica o comunque la terapia sia inquadrabile nella categoria degli atti medici poiché in tali casi la condotta non è diretta a ledere e l’agente se cagiona la morte del paziente risponderà di omicidio colposo ove l’evento sia riconducibile alla violazione di una regola cautelare. Cass. pen. sez. IV 23 settembre 2010 n. 34521

Il reato di somministrazione di pratiche dopanti è punito a titolo di dolo specifico in quanto oltre alla consapevolezza di procurare ad altri o somministrare assumere o favorire l’uso di farmaci ricompresi nelle classi previste dalla legge che non siano giustificati da condizioni patologiche l’agente deve avere l’intenzione di alterare la prestazione agonistica dell’atleta ovvero di modificare l’esito dei controlli su tali pratiche. Cass. pen. sez. III 9 luglio 2018 n. 30889

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