Art. 585 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Circostanze aggravanti

Articolo 585 - Codice Penale

Nei casi previsti dagli articoli 582, 583, 583 bis, 583 quinquies, (1) e 584, la pena è aumentata da un terzo alla metà, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 576, ed è aumentata fino a un terzo, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 577, ovvero se il fatto è commesso con armi o con sostanze corrosive, ovvero da persona travisata o da più persone riunite (2).
Agli effetti della legge penale, per «armi» s’intendono:
1) quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona;
2) tutti gli strumenti atti ad offendere, dei quali è dalla legge vietato il porto in modo assoluto, ovvero senza giustificato motivo.
Sono assimilate alle armi le materie esplodenti e i gas asfissianti o accecanti.

Articolo 585 - Codice Penale

Nei casi previsti dagli articoli 582, 583, 583 bis, 583 quinquies, (1) e 584, la pena è aumentata da un terzo alla metà, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 576, ed è aumentata fino a un terzo, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 577, ovvero se il fatto è commesso con armi o con sostanze corrosive, ovvero da persona travisata o da più persone riunite (2).
Agli effetti della legge penale, per «armi» s’intendono:
1) quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona;
2) tutti gli strumenti atti ad offendere, dei quali è dalla legge vietato il porto in modo assoluto, ovvero senza giustificato motivo.
Sono assimilate alle armi le materie esplodenti e i gas asfissianti o accecanti.

Note

(1) Le parole: «583 quinquies,» sono state inserite dall’art. 12, comma 4, della L. 19 luglio 2019, n. 69.
(2) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 3, comma 59, della L. 15 luglio 2009, n. 94.

Tabella procedurale

Massime

Il delitto di lesioni personali, commesso per eseguire il delitto di rapina, è procedibile d’ufficio e non a querela di parte, ricorrendo l’aggravante del nesso teleologico ai sensi del combinato disposto degli artt. 585, 576, primo comma, n. 1 e 61, primo comma, n. 2, cod. pen. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 22081 del 23 luglio 2020 (Cass. pen. n. 22081/2020)

In tema di delitti contro la vita e l’incolumità individuale, ai fini della configurabilità dell’aggravante del fatto commesso da più persone riunite, introdotta dalla legge 15 luglio 2009, n. 94, nel corpo dell’art. 585, comma primo, cod. pen., è richiesta la simultanea presenza di non meno di due persone nel luogo ed al momento di realizzazione della condotta violenta, pur se questa sia posta in essere da una soltanto di esse. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 12743 del 22 aprile 2020 (Cass. pen. n. 12743/2020)

In tema di lesioni personali, l’aggravante di cui all’art. 585 cod. pen., dell’essere il fatto commesso con l’uso delle armi, ha natura oggettiva e, pertanto, si comunica anche ai concorrenti, non venendo in rilievo le circostanze soggettive indicate nell’art. 118 cod. pen. (Fattispecie relativa a lesioni procurate con un coltello ed una catena). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 50947 del 17 dicembre 2019 (Cass. pen. n. 50947/2019)

La circostanza aggravante della premeditazione è compatibile con il delitto di omicidio preterintenzionale, tuttavia il giudice è tenuto a rendere specifica motivazione circa gli indicatori della stessa, al fine evitare ricadute di illogicità nella coniugazione tra l’evento non voluto e l’intensità del dolo afferente la condotta volontaria di lesioni. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di merito che si era limitata a ricondurre l’aggravante ai rapporti deteriorati tra le parti e ad un precedente alterco tra le stesse). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 50505 del 7 novembre 2018 (Cass. pen. n. 50505/2018)

In tema di lesioni personali volontarie, ricorre la circostanza aggravante dell’uso di uno strumento atto ad offendere di cui all’art. 585, comma secondo, n. 2, cod. pen., laddove la condotta lesiva sia in concreto realizzata adoperando qualsiasi oggetto, anche di uso comune e privo di apparente idoneità all’offesa. Ne consegue che anche un pezzo di legno, se usato in un contesto aggressivo (nella specie, scagliato contro la persona offesa), costituisce arma impropria ai fini dell’applicazione dell’aggravante in esame, da ciò derivando la procedibilità d’ufficio del reato. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8640 del 2 marzo 2016 (Cass. pen. n. 8640/2016)

Sussiste l’aggravante prevista dall’art. 585, comma secondo n. 2, cod.pen., nel caso in cui le lesioni personali siano state cagionate alla vittima, all’interno della propria abitazione, con l’uso di una stampella da deambulazione, ritenuto che devono considerarsi armi improprie tutti gli strumenti, ancorchè non da punta o da taglio, che, in particolari circostanze di tempo o di luogo, possono essere utilizzati per l’offesa alla persona. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 41284 del 14 ottobre 2015 (Cass. pen. n. 41284/2015)

Sussiste l’aggravante di cui all’art. 585, comma secondo, n. 2 c.p., nel caso di lesioni personali provocate da un coltello “multiuso”, cioè dal coltello che, oltre alla lama da taglio, incorpora altre funzioni (forbice, apribottiglie, cacciavite ecc.), trattandosi di strumento che, al di là della sua diffusione e dell’ordinario impiego per scopi pacifici ed innocui, può, in determinate circostanze, essere usato per offendere e, in quanto tale, riconducibile alla nozione di arma di cui all’art. 585, comma secondo, n. 2, c.p.. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 51237 del 10 dicembre 2014 (Cass. pen. n. 51237/2014)

Il “nunchaku”, strumento utilizzato per aggressione e difesa nelle arti marziali, e costituito da due bastoni corti uniti da una breve catena o corda, rientra nel novero delle armi comuni non da sparo o “bianche”, essendo destinato all’offesa alla persona perché idoneo a strangolare, oltre che a colpire e ledere. (Fattispecie relativa a lesioni aggravate dall’uso di armi). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5066 del 31 gennaio 2014 (Cass. pen. n. 5066/2014)

In tema di lesioni personali volontarie, ricorre la circostanza aggravante del fatto commesso con armi quando il soggetto agente utilizzi nella colluttazione una stampante fuori uso (raccolta da un vicino cassonetto dei rifiuti), trattandosi di arma impropria ai sensi dell’art. 4, comma secondo, della L. n. 110 del 1975, per il quale rientrano in questa categoria, oltre gli strumenti da punta e taglio e gli altri oggetti specificamente indicati, anche qualsiasi strumento che, nelle circostanze spazio-temporali dell’azione, sia potenzialmente utilizzabile per l’offesa della persona. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 42428 del 17 novembre 2011 (Cass. pen. n. 42428/2011)

In tema di lesioni personali volontarie, ricorre la circostanza aggravante del fatto commesso con armi quando il soggetto agente utilizzi un manico di scopa ed un ombrello, trattandosi di armi improprie, ai sensi dell’art. 4, comma secondo, legge n. 110 del 1975, per il quale rientra in questa categoria, oltre agli strumenti da punta e taglio e gli altri oggetti specificamente indicati, anche qualsiasi strumento, che, nelle circostanze di tempo e di luogo in cui sia portato, sia potenzialmente utilizzabile per l’offesa della persona. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 27768 del 16 luglio 2010 (Cass. pen. n. 27768/2010)

Integra lo “sfregio permanente”, quale circostanza aggravante del delitto di lesioni volontarie, qualsiasi segno idoneo ad alterare la fisionomia della persona, ancorché di dimensioni contenute, rispetto ai tratti naturali dei lineamenti, escludendone l’armonia con effetto sgradevole o di ilarità, anche se non di ripugnanza, e compromettendone l’immagine in senso estetico, in rapporto ad un osservatore comune, di gusto normale e di media sensibilità. Né, a tal fine, rileva la possibilità di eliminazione o di attenuazione del danno fisionomico mediante speciali trattamenti di chirurgia facciale. (Nella specie lo sfregio è consistito in una cicatrice al viso della lunghezza di 3 cm). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 26155 del 8 luglio 2010 (Cass. pen. n. 26155/2010)

Ricorre la circostanza aggravante di cui all’art. 585, comma secondo n. 2, c.p. (lesione personale procurata con l’uso di strumenti atti ad offendere) nel fatto di minaccia commesso con l’uso di un randello di legno, qualificabile come arma impropria, in quanto si tratta di attrezzo che, in date circostanze, può essere usato come strumento contundente e, pertanto, di offesa. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4405 del 2 febbraio 2009 (Cass. pen. n. 4405/2009)

In tema di lesioni personali volontarie, ricorre la circostanza aggravante del fatto commesso con armi quando il soggetto agente faccia uso di una catena di ferro, rientrando la stessa nella nozione d’arma impropria. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 43759 del 21 novembre 2008 (Cass. pen. n. 43759/2008)

In tema di lesioni personali volontarie, ricorre la circostanza aggravante del fatto commesso con armi quando il soggetto agente utilizzi una spranga di ferro, essendo questa un’arma impropria. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 43753 del 21 novembre 2008 (Cass. pen. n. 43753/2008)

In tema di lesioni personali volontarie, ricorre la circostanza aggravante del fatto commesso con armi quando il soggetto agente faccia uso di sassi, rientrando gli stessi nella nozione d’arma impropria. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 43348 del 20 novembre 2008 (Cass. pen. n. 43348/2008)

Sussiste l’aggravante di cui all’art. 585, comma secondo, n. 2, c.p. (lesione personale procurata con l’uso di strumenti atti ad offendere) nel caso in cui le lesioni siano procurate con l’uso di un bastone ricavato dalla gamba di un tavolino, né rileva in senso contrario la circostanza che si tratti di uso momentaneo od occasionale dello strumento atto ad offendere, considerato che tale previsione non richiede che l’uso dello strumento offensivo integri anche la contravvenzione di cui all’art. 4 della L. n. 110 del 1975. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9388 del 17 marzo 2006 (Cass. pen. n. 9388/2006)

Sono da ritenere armi, sia pure improprie, ex art. 4 della legge n. 110 del 1975, gli strumenti, ancorché non da punta o da taglio, che, in particolari circostanze di tempo e di luogo, possono essere usati per l’offesa alla persona. Ne consegue che anche un bastone, se usato in un contesto aggressivo, diventa uno strumento atto ad offendere e costituisce, pertanto, arma ai fini dell’applicazione dell’aggravante prevista dall’art. 585 comma 2 c.p. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11872 del 20 novembre 2000 (Cass. pen. n. 11872/2000)

Il crick, la cui destinazione naturale non è quella dell’offesa alla persona ed il cui porto fuori dell’abitazione è giustificato dall’uso stesso cui l’oggetto è destinato, non è idoneo ad integrare l’aggravante del reato di lesioni prevista dall’art. 585 comma 2 n. 2 c.p. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2333 del 23 febbraio 1998 (Cass. pen. n. 2333/1998)

Il porto senza giustificato motivo, disciplinato dall’art. 4 comma secondo legge 18 aprile 1975, n. 110, concerne qualsiasi strumento non considerato espressamente come arma da punta e taglio purché chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e luogo, per l’offesa alla persona. È tale un bastone di legno, atto a cagionare contusioni. Ma il reato non sussiste qualora, nel corso del diverbio, il bastone sia stato raccolto estemporaneamente sul luogo e immediatamente utilizzato per ledere. Difatti è necessario che la condotta pericolosa, di porto dello strumento fuori della propria abitazione senza giustificato motivo, abbia una durata apprezzabile oltre il tempo occorrente per cagionare le lesioni, non ravvisandosi altrimenti una diversa ed autonoma situazione di pericolo, che il reato, c.d. di sbarramento, mira ad evitare rispetto all’evento lesivo in concreto cagionato. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 8222 del 3 settembre 1996 (Cass. pen. n. 8222/1996)

Poiché, ai sensi dell’art. 4 della L. 18 aprile 1975, n. 110, devono considerarsi armi, sia pure improprie, tutti quegli strumenti, ancorché non da punta o da taglio, che in particolari circostanze di tempo e di luogo possono essere utilizzati per l’offesa alla persona, anche il cosiddetto «taglierino», quando sia utilizzato al fine di minaccia in un contesto aggressivo, e, quindi, senza giustificato motivo, diventa uno strumento atto ad offendere e deve pertanto considerarsi arma anche ai fini dell’applicazione delle aggravanti previste dagli artt. 628, comma 3, n. 1 e 585 c.p. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5488 del 31 maggio 1996 (Cass. pen. n. 5488/1996)

Nell’ipotesi di lesioni volontarie con l’uso di una lima, sussiste l’aggravante prevista dall’art. 585 cpv. n. 2 c.p., e la conseguente procedibilità di ufficio, ed è del tutto irrilevante che il fatto sia accaduto all’interno dell’abitazione dell’imputato senza, cioè, che lo strumento atto ad offendere sia stato portato fuori dalla abitazione. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 11523 del 17 novembre 1994 (Cass. pen. n. 11523/1994)

In tema di lesioni personali, la circostanza aggravante del fatto commesso con armi, prevista dall’art. 585, comma primo, ult. parte, c.p., ricorre solo quando l’oggetto qualificato come arma è usato in maniera propria, conformemente alla sua funzione di strumento idoneo e destinato all’offesa dell’incolumità personale (nella specie la Cassazione ha escluso la sussistenza dell’aggravante de qua sul rilievo che l’imputato aveva utilizzato impropriamente un’arma comune da sparo, usandola come corpo contundente). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7524 del 12 luglio 1991 (Cass. pen. n. 7524/1991)

La circostanza aggravante speciale, di carattere obiettivo e ad effetto comune, del delitto di lesione personale volontaria costituita dal fatto commesso con armi, postula per il suo riconoscimento che lo strumento qualificabile come arma sia stato usato secondo la sua destinazione, sì che deve escludersi la configurabilità dell’aggravante nel caso in cui un’arma comune da sparo, corta o lunga, sia stata usata come corpo contundente. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1449 del 7 febbraio 1987 (Cass. pen. n. 1449/1987)

Un ago innestato in una siringa, usato in un contesto aggressivo, è arma impropria poiché presenta chiare caratteristiche che lo rendono utilizzabile per l’offesa alla persona. (Fattispecie relativa a ritenuta applicabilità dell’aggravante di cui all’art. 585, secondo comma, n. 2 c.p. al reato di lesioni personali volontarie). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1367 del 6 febbraio 1987 (Cass. pen. n. 1367/1987)

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