Art. 584 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Omicidio preterintenzionale

Articolo 584 - Codice Penale

Chiunque, con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli articoli 581 e 582, cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni (43, 585, 586; 1151 c.n.).

Articolo 584 - Codice Penale

Chiunque, con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli articoli 581 e 582, cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni (43, 585, 586; 1151 c.n.).

Note

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Corte di assise. 5 c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

 

Massime

La circostanza aggravante della premeditazione è compatibile con il delitto di omicidio preterintenzionale tuttavia il giudice è tenuto a rendere specifica motivazione circa gli indicatori della stessa al fine evitare ricadute di illogicità nella coniugazione tra l’evento non voluto e l’intensità del dolo afferente la condotta volontaria di lesioni. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di merito che si era limitata a ricondurre l’aggravante ai rapporti deteriorati tra le parti e ad un precedente alterco tra le stesse). Cass. pen. sez. V 7 novembre 2018 n. 50505

Ai fini dell’integrazione dell’omicidio preterintenzionale è necessario che l’autore dell’aggressione abbia commesso atti diretti a percuotere o ledere e che esista un rapporto di causa ed effetto tra gli atti predetti e l’evento letale senza necessità che la serie causale che ha prodotto la morte rappresenti lo sviluppo dello stesso evento di percosse o di lesioni voluto dall’agente. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello ha confermato l’affermazione di responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 584 c.p. nei confronti degli imputati che avevano sottoposto a percosse e calci la vittima la quale nel disperato tentativo di sottrarsi all’inseguimento degli aggressori urlanti e manifestamente animati dalla volontà di sottoporla ad ulteriori atti di violenza era precipitata da un parapetto che aveva scavalcato nella fuga). Cass. pen. sez. V 19 ottobre 2012 n. 41017

Il delitto preterintenzionale di cui all’art. 584 c.p. come quello aggravato dall’evento di cui all’art. 586 c.p. è caratterizzato dal verificarsi di un evento non voluto che comporta un più severo trattamento sanzionatorio; pertanto esso è incompatibile con il tentativo e con la desistenza volontaria che presuppongono invece un evento voluto e non verificatosi per circostanze indipendenti o nella desistenza per resipiscenza dell’agente con la conseguenza che non è possibile configurare un’ipotesi di omicidio preterintenzionale tentato. Cass. pen. sez. I 20 ottobre 2004 n. 41095

In tema di omicidio preterintenzionale anche la spinta volontariamente inferta costituendo attiva applicazione di forza sica rivolta contro un avversario costituisce atto volto quanto meno a percuotere per cui quando da essa derivi come conseguenza non voluta ancorché imprevedibile la morte correttamente viene ritenuta sussistente la suddetta figura di reato. Cass. pen. sez. V 5 maggio 2004 n. 21056

Ai fini della sussistenza della ipotesi criminosa dell’omicidio preterintenzionale prevista dall’art. 584 c.p. è sufficiente che l’autore dell’aggressione abbia commesso atti diretti a percuotere o ledere e che esista un rapporto di causa ed effetto tra i predetti atti e l’evento morte. Infatti nell’art. 581 c.p. il termine “percuotere” non è utilizzato solo nel significato di battere colpire o picchiare ma anche in un significato più ampio comprensivo di ogni violenta manomissione dell’altrui persona sica. Anche la spinta integra un’azione violenta estrinsecandosi in un’energia sica pio meno rilevante esercitata direttamente nei confronti della persona; tale condotta ove consapevole e volontaria rivela la sussistenza del dolo di percosse o di lesioni per cui quando da essa derivi la morte dà luogo a responsabilità a titolo di omicidio preterintenzionale. Cass. pen. sez. V 29 marzo 2004 n. 15004

Il delitto previsto dall’art. 586 cod. pen. (morte come conseguenza di altro delitto) si differenzia dall’omicidio preterintenzionale perché nel primo reato l’attività del colpevole è diretta a realizzare un delitto doloso diverso dalle percosse o dalle lesioni personali mentre nel secondo l’attività è finalizzata a realizzare un evento che ove non si verificasse la morte costituirebbe reato di percosse o lesioni. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione di omicidio preterintenzionale in relazione alla morte causata da un’azione violenta consistita in strattoni e spintoni nei confronti della vittima che a causa di tale condotta era caduta dal pianerottolo riportando gravissime lesioni craniche alle quali era seguito il decesso). Cass. pen. sez. V 25 maggio 2018 n. 23606

L’elemento soggettivo del delitto di omicidio preterintenzionale non è costituito da dolo e responsabilità oggettiva né dal dolo misto a colpa ma unicamente dal dolo di percosse o lesioni in quanto la disposizione di cui all’art. 43 c.p. assorbe la prevedibilità di evento più grave nell’intenzione di risultato. Pertanto la valutazione relativa alla prevedibilità dell’evento da cui dipende l’esistenza del delitto “de quo” è nella stessa legge essendo assolutamente probabile che da una azione violenta contro una persona possa derivare la morte della stessa. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la responsabilità dell’imputato per avere nel corso di una colluttazione colpito la vittima la quale cadeva a terra e decedeva per “un accidente cardiovascolare acuto in soggetto cardiopatico”). Cass. pen. sez. V 8 gennaio 2013 n. 791

Ai fini della sussistenza dell’ipotesi criminosa del delitto di omicidio preterintenzionale (art. 584 c.p.) è sufficiente che l’agente abbia posto in essere atti diretti a percuotere o ledere una persona e che esista un rapporto di causa ed effetto tra i predetti atti e l’evento morte mentre proprio l’azione violenta (che può essere costituita anche da una spinta) estrinsecandosi in un’energia sica pio meno rilevante esercitata direttamente nei confronti della persona – ove consapevole e volontaria è rivelatrice della sussistenza del dolo di percosse e di lesioni per cui quando da essa derivi la morte dà luogo a responsabilità a titolo di omicidio preterintenzionale. Cass. pen. sez. V 26 aprile 2010 n. 16285

L’integrazione dell’omicidio preterintenzionale richiede l’accertamento di una condotta dolosa (atti diretti a percuotere o a ledere) e di un evento (morte) legato eziologicamente a tale condotta; l’elemento soggettivo del delitto in questione va identificato nell’inosservanza del precetto di non porre in essere atti lesivi dell’altrui incolumità mentre il riferimento normativo ad “atti diretti a percuotere o a ledere” non esclude che tali atti possano essere sorretti da un dolo eventuale poiché la direzione degli atti va intesa come requisito strutturale oggettivo dell’azione comprendente anche quelli costituenti semplice tentativo (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello in parziale riforma della sentenza di primo grado ha affermato la responsabilità a titolo di omicidio preterintenzionale nei confronti dell’imputato che guidando un autocarro in condizioni di alterazione psichica correlata all’uso di stupefacenti aveva investito la vittima cagionandone la morte ritenendo sulla base di una serie di elementi – ripartenza lenta aumento di giri del motore andatura a singhiozzo l’uso dell’avvisatore acustico – che egli si era avveduto della presenza di quest’ultimo ed aveva sospinto in avanti la vittima anche a costo di toccarla con la motrice e di provocargli possibili lesioni). Cass. pen. sez. V 29 gennaio 2009 n. 4237

In tema di omicidio preterintenzionale (art. 584 c.p.) l’elemento soggettivo è costituito non già da dolo e responsabilità oggettiva né da dolo misto a colpa ma unicamente dal dolo di percosse o lesioni in quanto la disposizione di cui all’art. 43 c.p. assorbe la prevedibilità di evento più grave nell’intenzione di risultato. Cass. pen. sez. V 14 aprile 2006 n. 13673

Nell’omicidio preterintenzionale l’evento morte deve costituire il prodotto della specifica situazione di pericolo generata dal reo con la condotta intenzionale volta a ledere o percuotere una persona. Ne consegue che se la morte della vittima è del tutto estranea all’area di rischio attivato con la condotta iniziale che era intenzionalmente diretta a percuotere o provocare lesioni ed è invece conseguenza di un comportamento successivo posto in essere a seguito dell’erroneo convincimento della già avvenuta produzione dell’evento mortale quest’ultimo non può essere imputato a titolo preterintenzionale ma deve essere punito a titolo di colpa in quanto effetto di una serie causale diversa da quella avente origine dall’evento di percosse o lesioni dolose. (In base a tale principio è stata annullata con rinvio la sentenza di merito che aveva ritenuto responsabile di omicidio preterintenzionale un uomo che avendo spinto a terra una donna provocandole la perdita dei sensi l’aveva creduta morta e per simularne il suicidio le aveva posto un cuscino sul volto e aveva staccato il tubo del gas cagionando con tali ulteriori condotte la morte della stessa per soffocamento). Cass. pen. sez. V 28 gennaio 2003 n. 3946

L’elemento psicologico dell’omicidio preterintenzionale non è costituito da dolo misto a colpa ma unicamente dalla volontà di infliggere percosse o provocare lesioni a condizione che la morte dell’aggredito sia causalmente conseguente alla condotta dell’agente il quale dunque risponde per fatto proprio sia pure in relazione ad un evento diverso da quello effettivamente voluto che per esplicita previsione legislativa aggrava il trattamento sanzionatorio (v. Corte Cost. ord. 152/1984 e 364/1988) Cass. pen. sez. V 6 aprile 2002 n. 13114

Sussistendo il delitto di lesioni volontarie nella condotta di colui che inietta sostanza stupefacente nelle vene di un’altra persona in quanto ne determina uno stato di alterazione fisio-psichica deve rispondere del delitto di omicidio preterintenzionale qualora come conseguenza non voluta ne determini la morte a nulla rilevando l’eventuale consenso della vittima. Cass. pen. sez. V 30 aprile 2003 n. 19838

In tema di attività medico-chirurgica allo stato attuale della legislazione (non avendo ancora trovato attuazione la delega di cui all’art. 3 della legge 28 marzo 2001 n. 145 con la quale è stata ratificata la Convenzione di Oviedo del 4 aprile 1997 sui diritti dell’uomo e sulla biomedica) deve ritenersi che il medico sia sempre legittimato ad effettuare il trattamento terapeutico giudicato necessario per la salvaguardia della salute del paziente affidato alle sue cure anche in mancanza di esplicito consenso dovendosi invece ritenere insuperabile l’espresso libero e consapevole rifiuto eventualmente manifestato dal medesimo paziente. In tale ultima ipotesi qualora il medico effettui ugualmente il trattamento rifiutato potrà profilarsi a suo carico il reato di violenza privata ma non mai – ove il trattamento comporti lesioni chirurgiche ed il paziente venga successivamente a morte – il diverso e più grave reato di omicidio preterintenzionale non potendosi ritenere che le lesioni chirurgiche strumentali all’intervento terapeutico possano rientrare nelle previsioni di cui all’art. 582 c.p. Cass. pen. sez. I 11 luglio 2002 n. 26446

In tema di trattamento medico-chirurgico qualora in assenza di urgente necessità venga eseguita una operazione chirurgica demolitiva senza il consenso del paziente prestato per un intervento di dimensioni più ridotte rispetto a quello poi eseguito che ne abbia determinato la morte non è configurabile il reato di omicidio preterintenzionale poiché per integrare quest’ultimo si richiede che l’agente realizzi consapevolmente ed intenzionalmente una condotta diretta a provocare un’alterazione lesiva dell’integrità sica della persona offesa. (Nella specie la Corte ha ritenuto che fosse correttamente configurabile il reato di omicidio colposo a carico del medico chirurgo che aveva eseguito in assenza di ragioni di urgenza l’asportazione di una massa tumorale e degli organi genitali pur in presenza del consenso espresso soltanto per l’asportazione di una cisti ovarica). Cass. pen. sez. IV 12 luglio 2001 n. 28132

È configurabile il concorso di persone nell’omicidio preterintenzionale quando vi è la partecipazione materiale o morale di più soggetti attivi nell’attività diretta a percuotere o ledere una persona senza la volontà di ucciderla e vi sia un evidente rapporto di causalità tra tale attività e l’evento mortale. (Fattispecie relativa al violento pestaggio con calci pugni ed oggetti contundenti di un soggetto tratto in arresto e già ammanettato da parte di numerosi agenti di polizia). Cass. pen. sez. V 21 gennaio 2005 n. 1751

Nel caso di uccisione di persona diversa da quella che si intendeva solo percuotere o ferire si configura l’omicidio preterintenzionale. Ciò ai sensi dell’art. 82 c.p. poiché l’agente deve rispondere a titolo di dolo come se avesse commesso l’atto di lesioni in danno di persona diversa e quindi – in applicazione dell’art. 584 c.p. – è chiamato a rispondere dell’evento morte derivato dall’atto violento. Cass. pen. sez. V 23 febbraio 2000 n. 2146

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