(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Omicidio del consenziente

Articolo 579 - Codice Penale

Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso (50) di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni.
Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61.
Si applicano le disposizioni relative all’omicidio (575577) se il fatto è commesso:
1) contro una persona minore degli anni diciotto (2 c.c.);
2) contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
3) contro una persona il cui consenso (50) sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione (613), ovvero carpito con inganno.

Articolo 579 - Codice Penale

Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso (50) di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni.
Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61.
Si applicano le disposizioni relative all’omicidio (575577) se il fatto è commesso:
1) contro una persona minore degli anni diciotto (2 c.c.);
2) contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
3) contro una persona il cui consenso (50) sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione (613), ovvero carpito con inganno.

Note

Tabella procedurale

Arresto: primo comma, facoltativo in flagranza; terzo comma, obbligatorio in flagranza. 381 c.p.p.; 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280, 287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Corte di assise; nell’ipotesi del tentativo, Tribunale collegiale. 5 c.p.p.; 33 bis c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

È configurabile il delitto di omicidio volontario e non l’omicidio del consenziente nel caso in cui il soggetto passivo sia affetto da una patologia psichica che incida sulla piena e consapevole formazione del consenso alla propria eliminazione sica: in difetto di elementi di prova univoci circa la effettiva e consapevole volontà della vittima di morire deve infatti attribuirsi prevalenza al diritto alla vita indipendentemente dal grado di salute di autonomia e di capacità di intendere e volere della vittima e della percezione che altri possono avere della qualità della sua vita. Cass. pen. sez. I 28 marzo 2008 n. 13410

Il discrimine tra il reato di omicidio del consenziente e quello di istigazione o aiuto al suicidio va individuato nel modo in cui viene ad atteggiarsi la condotta e la volontà della vittima in rapporto alla condotta dell’agente: si avrà omicidio del consenziente nel caso in cui colui che provoca la morte si sostituisca in pratica all’aspirante suicida pur se con il consenso di questi assumendone in proprio l’iniziativa oltre che sul piano della causazione materiale anche su quello della generica determinazione volitiva; mentre si avrà istigazione o agevolazione al suicidio tutte le volte in cui la vittima abbia conservato il dominio della propria azione nonostante la presenza di una condotta estranea di determinazione o di aiuto alla realizzazione del suo proposito e lo abbia realizzato anche materialmente di mano propria. Cass. pen. sez. I 12 marzo 1998 n. 3147

La speciale configurazione data all’omicidio del consenziente e la sua sussunzione in un’autonoma e tipica ipotesi di reato nella quale sono previste pene edittali minori rispetto al comune omicidio volontario sono fondamentalmente derivate dalla considerazione che seppure ivi figuri legislativamente consacrata l’indisponibilità del bene della vita pure da parte del titolare del relativo diritto tuttavia alla configurazione della fattispecie partecipa proprio il consenso della persona offesa che negli altri casi scrimina la condotta dell’autore (art. 50 c.p.). Ciò trova conferma nella configurazione del terzo comma dell’art. 579 c.p. nel quale si ripristina la ravvisabilità delle disposizioni relative all’omicidio (artt. 575-577 c.p.) ogni qual volta la manifestazione di volontà del consenziente debba ritenersi viziata in conseguenza di presunzione legale o di accertamenti di fatto. Cass. pen. sez. I 22 febbraio 1990 n. 2501

Per il riconoscimento dell’attenuante dei motivi di particolare valore morale o sociale non è sufficiente che i motivi del reato siano genericamente apprezzabili o positivamente valutabili da un punto di vista etico o sociale. I motivi considerati dall’art. 62 n. 1 c.p. devono corrispondere a finalità principi criteri i quali ricevano l’incondizionata approvazione della società in cui agisce chi tiene la condotta criminosa ed in quel determinato momento storico appunto per il loro valore morale o sociale particolarmente elevato in modo da sminuire l’antisocialità dell’azione criminale e da riscuotere il generale consenso della collettività. In tema di eutanasia le discussioni tuttora esistenti sulla sua condivisibilità sono sintomatiche della mancanza di un generale suo attuale apprezzamento positivo risultando anzi larghe fasce di contrasto nella società italiana contemporanea; ciò esclude che ricorra quella generale valutazione positiva da un punto di vista etico-morale che condiziona la qualificazione del motivo come «di particolare valore morale e sociale». (Nella specie l’imputato aveva ucciso la moglie gravemente inferma e condannato per il delitto di cui all’art. 579 c.p. si doleva del mancato riconoscimento dell’attenuante di cui all’art. 62 n. 1 c.p. asserendo di aver agito solo per porre fine alle sofferenze della moglie; la Cassazione pur affermando la compatibilità tra la suddetta attenuante e il delitto di omicidio del consenziente ne ha escluso la ravvisabilità enunciando il principio di cui in massima). Cass. pen. sez. I 22 febbraio 1990 n. 2501

Il delitto previsto dall’art. 579 c.p. presuppone un consenso non solo serio esplicito e non equivoco ma perdurante anche sino al momento in cui il colpevole commette il fatto. Cass. pen. sez. I 13 novembre 1970 n. 1155

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