Art. 578 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale

Articolo 578 - Codice Penale

La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da quattro a dodici anni.
A coloro che concorrono (110) nel fatto di cui al primo comma si applica la reclusione non inferiore ad anni ventuno. Tuttavia, se essi hanno agito al solo scopo di favorire la madre, la pena può essere diminuita (65) da un terzo a due terzi.
Non si applicano le aggravanti stabilite dall’articolo 61 del codice penale.

Articolo 578 - Codice Penale

La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da quattro a dodici anni.
A coloro che concorrono (110) nel fatto di cui al primo comma si applica la reclusione non inferiore ad anni ventuno. Tuttavia, se essi hanno agito al solo scopo di favorire la madre, la pena può essere diminuita (65) da un terzo a due terzi.
Non si applicano le aggravanti stabilite dall’articolo 61 del codice penale.

Note

Tabella procedurale

Arresto: primo comma, facoltativo in flagranza; secondo comma, obbligatorio in flagranza. 381 c.p.p.; 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: primo comma, Tribunale collegiale; secondo comma, Corte di assise. 33 bis c.p.p.; 5 c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Lo stato di abbandono materiale e morale in cui deve versare il colpevole del reato di infanticidio non è ontologicamente incompatibile con la presenza nel territorio ove il parto si verifica di strutture socio-sanitarie idonee sempreché l’agente si trovi nelle condizioni sociali e culturali di utilizzare detti sussidi secondo una valutazione da compiersi in concreto da parte del giudice di merito con un giudizio insindacabile in sede di legittimità ove risulti correttamente motivato ed immune da vizi logici. Cass. pen. sez. I 1 agosto 1991 n. 8489

Non è configurabile il delitto di infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale ma quello di omicidio volontario del neonato qualora lo stato di abbandono predetto sia stato artatamente e volontariamente creato e mantenuto col fine precipuo di farne derivare la morte. In tal caso infatti il decesso è collegato causalmente a tali condizioni che hanno a loro volta determinato la causa patologica sica ultima dell’evento letale. Cass. pen. sez. I 17 luglio 1989 n. 10413

Il delitto di cui all’art. 578 c.p. dopo la modica intervenuta in virtù dell’art. 2 della L. 5 agosto 1981 n. 442 si differenzia dalla precedente ipotesi criminosa per la qualità del soggetto attivo che è la madre e non pi«chiunque» e sul piano soggettivo perché quanto alla madre il «fatto» deve essere stato determinato dalle condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto e quanto ai correi in presenza di tali condizioni perché essi devono agire «al solo scopo di favorire la madre» abbandonandosi perciò sul piano normativo la ragione dell’incriminazione consistente nel fine di salvare l’onore proprio o di un prossimo congiunto. Rispetto alla previgente formulazione immodificato è invece il momento del fatto: immediatamente dopo il parto trattandosi di un neonato o durante il parto trattandosi di un feto. Cass. pen. sez. I 14 marzo 1988 n. 3326

L’integrazione della fattispecie criminosa di infanticidio non richiede che la situazione di abbandono materiale e morale rivesta un carattere di oggettiva assolutezza trattandosi di un elemento oggetto da leggere in chiave soggettiva in quanto è sufficiente anche la percezione di totale abbandono avvertita dalla donna nell’ambito di una complessa esperienza emotiva e mentale quale quella che accompagna la gravidanza e poi il parto. Cass. pen. sez. I 22 novembre 2010 n. 40993

Per la configurabilità del reato di infanticidio di cui all’art. 578 c.p. è necessario che la madre sia lasciata in balia di se stessa senza alcuna assistenza e nel completo disinteresse dei familiari in modo che venga a trovarsi in uno stato di isolamento totale che non lasci prevedere alcuna forma di soccorso o di aiuto finalizzati alla sopravvivenza del neonato. (Nel caso di specie la Corte di cassazione ha ritenuto corretta la qualificazione come omicidio volontario della condotta della madre che nonostante fosse assistita anche economicamente da un genitore e potesse inoltre contare sull’aiuto di altri parenti dopo aver occultato la gravidanza aveva causato la morte del neonato). Cass. pen. sez. I 26 giugno 2007 n. 24903

La fattispecie criminosa delineata dall’art. 578 c.p. postula uno stato di abbandono della madre inteso non come fatto contingente legato al momento culminante della gravidanza bensì come condizione di vita che si sostanzia nell’isolamento materiale e morale della donna dal contesto familiare e sociale (situazione d’indigenza e difetto di assistenza pubblica e privata; solitudine causata da insanabili contrasti con parenti e amici e conseguente allontanamento spontaneo o coatto dal nucleo originario di appartenenza e così via) produttivo di un profondo turbamento spirituale che si aggrava grandemente sfociando in una vera e propria alterazione della coscienza in molte partorienti immuni da processi morbosi mentali e tuttavia coinvolte psichicamente al punto da smarrire almeno in parte il lume della ragione. (Fattispecie relativa a ritenuta configurabilità di omicidio volontario nella soppressione subito dopo la nascita del figlio da parte della madre). Cass. pen. sez. I 4 febbraio 2000 n. 1387

Il delitto di cui all’art. 578 c.p. nella sua attuale formulazione dopo la modica intervenuta con l’art. 2 L. 5 agosto 1981 n. 442 si differenzia da quello di omicidio ex art. 575 stesso codice perché richiede non solo che la morte del neonato sia stata cagionata «immediatamente dopo il parto» ma anche che il fatto sia stato determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto» (avendo il legislatore abbandonato la precedente ragione dell’incriminazione speciale consistente nel fine di salvare l’onore proprio e di un prossimo congiunto). Le suddette condizioni devono sussistere congiuntamente cioè le une e le altre; devono esistere oggettivamente e non essere soltanto semplicemente supposte; infine devono essere connesse al parto nel senso che in conseguenza della loro oggettiva esistenza la madre ritenga di non poter assicurare la sopravvivenza del figlio subito dopo il parto. (In motivazione la Suprema Corte ha chiarito che le condizioni di abbandono materiale e morale possono ritenersi sussistenti solo quando la madre sia lasciata in balia di se stessa e venga a trovarsi al momento del parto o subito prima o dopo di esso in uno stato di derelizione ovvero di isolamento tale che non consente l’intervento o l’aiuto di terzi né un qualsiasi soccorso fisico o morale; e che quando invece lo stato di abbandono materiale e morale viene volontariamente creato e mantenuto se la morte interviene ed è collegata causalmente a tali condizioni che hanno a loro volta determinato l’evento letale il fatto è riconducibile all’ipotesi legislativa dell’omicidio volontario). Cass. pen. sez. V 18 agosto 1993 n. 7756

In tema di reato punito dall’art. 578 c.p. nella formulazione attualmente vigente le condizioni di abbandono materiale e morale di cui al primo comma debbono coesistere congiuntamente ed oggettivamente non potendo essere semplicemente presupposte; esse inoltre debbono essere connesse al parto nel senso che ove in conseguenza della loro oggettiva esistenza la madre ritenga di non poter assicurare la sopravvivenza del neonato o la nascita del feto è necessario individuare quando il soggetto attivo e cioè la madre venga a trovarsi in condizioni di abbandono materiale e morale sì da determinarsi al fatto. Ne consegue che quando la madre si venga a trovare isolata nel seno della propria famiglia e privata dell’affetto e delle cure dell’uomo con il quale abbia concepito il neonato essa viene a vivere condizioni di abbandono materiale e morale di tal che l’azione consumata (morte del neonato) appare rettamente ricondotta nello schema legislativo di cui all’art. 578 c.p. perché quelle condizioni di abbandono non possono essere ovviate dal ricorso da parte dell’agente al momento del parto all’aiuto di presidi sanitari o di altre strutture. Cass. pen. sez. I 14 marzo 1988 n. 3326

Il delitto di infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale è configurabile soltanto se l’evento letale avviene di turbamento psichico che costituisce la ragione del diverso trattamento sanzionatorio rispetto all’omicidio volontario. Manca tale immediatezza quando la morte sia cagionata oltre i due giorni dal parto (nella specie è stato ritenuto sussistente il reato di omicidio volontario). Cass. pen. sez. I 17 luglio 1989 n. 10434

Il reato di infanticidio di cui all’art. 578 c.p. come modificato dalla L. 5 agosto 1981 n. 442 non è compatibile con l’aggravante della premeditazione. Nel reato di infanticidio di cui all’art. 578 c.p. come modificato dalla L. 5 agosto 1981 n. 442 le condizioni di abbandono materiale e morale possono ritenersi sussistenti solo quando la madre venga a trovarsi al momento del parto in uno stato di isolamento tale che non consenta l’aiuto di presidi sanitari o di altre persone e che detto isolamento non sia stato determinato dalla madre stessa per sua incuria o indifferenza. Nel reato di infanticidio di cui all’art. 578 c.p. così come modificato dalla L. 5 agosto 1981 n. 442 le condizioni di abbandono materiale e morale menzionate dalla norma devono sussistere congiuntamente; esistere oggettivamente; essere connesse al parto nel senso che in conseguenza della loro oggettiva esistenza la madre ritenga di non potere assicurare la sopravvivenza del figlio subito dopo il parto. Cass. pen. sez. I 12 settembre 1985 n. 7997

In tema di delitti contro la persona l’elemento distintivo delle fattispecie di soppressione del prodotto del concepimento è costituito anche dal momento in cui avviene l’azione criminosa. La condotta di procurato aborto prevista dall’art. 19 L. 22 maggio 1978 n. 194 si realizza in un momento precedente il distacco del feto dall’utero materno; la condotta prevista dall’art. 578 c.p. si realizza invece dal momento del distacco del feto dall’utero materno durante il parto se si tratta di un feto o immediatamente dopo il parto se si tratta di un neonato. Di conseguenza qualora la condotta diretta a sopprimere il prodotto del concepimento sia posta in essere dopo il distacco naturale o indotto del feto dall’utero materno il fatto in assenza dell’elemento specializzante delle condizioni di abbandono materiale e morale della madre previsto dall’art. 578 c.p. configura il delitto di omicidio volontario di cui agli artt. 575 e 577 n.1 c.p. Cass. pen. sez. I 2 dicembre 2004 n. 46945

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