(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Circostanze aggravanti. Ergastolo

Articolo 576 - Codice Penale

(1) Si applica la pena dell’ergastolo (2) se il fatto preveduto dall’articolo precedente è commesso:
1) col concorso di taluna delle circostanze indicate nel n. 2 dell’articolo 61;
2) contro l’ascendente o il discendente (540; 75 c.c.), quando concorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell’articolo 61 o quando è adoperato un mezzo venefico o un altro mezzo insidioso ovvero quando vi è premeditazione;
3) dal latitante (296 c.p.p.), per sottrarsi all’arresto, alla cattura o alla carcerazione ovvero per procurarsi i mezzi di sussistenza durante la latitanza;
4) dall’associato per delinquere (416), per sottrarsi all’arresto, alla cattura o alla carcerazione;
5) in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 572, 583 quinquies, (3) 600 bis, 600 ter, 609 bis, 609 quater e 609 octies (4);
5.1) dall’autore del delitto previsto dall’articolo 612 bis nei confronti della stessa persona offesa (5);
5 bis) contro un ufficiale o agente di polizia giudiziaria, ovvero un ufficiale o agente di pubblica sicurezza, nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio (6).
È latitante, agli effetti della legge penale, chi si trova nelle condizioni indicate nel n. 6 dell’articolo 61 (296 c.p.p.).

Articolo 576 - Codice Penale

(1) Si applica la pena dell’ergastolo (2) se il fatto preveduto dall’articolo precedente è commesso:
1) col concorso di taluna delle circostanze indicate nel n. 2 dell’articolo 61;
2) contro l’ascendente o il discendente (540; 75 c.c.), quando concorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell’articolo 61 o quando è adoperato un mezzo venefico o un altro mezzo insidioso ovvero quando vi è premeditazione;
3) dal latitante (296 c.p.p.), per sottrarsi all’arresto, alla cattura o alla carcerazione ovvero per procurarsi i mezzi di sussistenza durante la latitanza;
4) dall’associato per delinquere (416), per sottrarsi all’arresto, alla cattura o alla carcerazione;
5) in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 572, 583 quinquies, (3) 600 bis, 600 ter, 609 bis, 609 quater e 609 octies (4);
5.1) dall’autore del delitto previsto dall’articolo 612 bis nei confronti della stessa persona offesa (5);
5 bis) contro un ufficiale o agente di polizia giudiziaria, ovvero un ufficiale o agente di pubblica sicurezza, nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio (6).
È latitante, agli effetti della legge penale, chi si trova nelle condizioni indicate nel n. 6 dell’articolo 61 (296 c.p.p.).

Note

(1) Le parole: «Pena di morte» sono state così sostituite dalla parola: «Ergastolo» dall’art. 4, comma 1, lett. e), n. 3), della L. 1° ottobre 2012, n. 172.
(2) Le parole: «la pena di morte» sono state così sostituite dalle attuali: «la pena dell’ergastolo» dall’art. 4, comma 1, lett. e), n. 1), della L. 1° ottobre 2012, n. 172.
(3) Le parole: «583 quinquies,» sono state inserite dall’art. 12, comma 2, della L. 19 luglio 2019, n. 69.
(4) Questo numero è stato, da ultimo, così sostituito dall’art. 4, comma 1, lett. e), n. 2), della L. 1° ottobre 2012, n. 172.
(5) Questo numero è stato inserito dall’art. 1, comma 1, lett. b), del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, nella L. 23 aprile 2009, n. 38.
(6) Questo numero è stato aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. b sexies), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.

Tabella procedurale

Arresto: obbligatorio in flagranza. 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Corte di assise; nel caso di tentato omicidio, Tribunale collegiale. 5 c.p.p.; 33 bis c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Non può ritenersi validamente contestata “in fatto” la circostanza aggravante di cui all’art. 576 comma 5-bis cod. pen. in un capo di imputazione per lesioni che menzioni la qualità di ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza della vittima (nella specie indicata come carabiniere scelto) senza contenere riferimenti chiari e precisi alla commissione del fatto “nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio” che è parte integrante della previsione circostanziale. (In applicazione del principio la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per difetto di querela). Cass. pen. sez. V 24 luglio 2019 n. 33523

Ai fini della configurabilità della circostanza aggravante del fatto commesso nei confronti di pubblico ufficiale o di agente di polizia giudiziaria ovvero di pubblica sicurezza “nell’atto dell’adempimento delle funzioni o del servizio” di cui all’art. 576 comma primo n. 5-bis cod. pen. occorre un collegamento logico tra il fatto delittuoso e l’adempimento delle funzioni o del servizio con conseguente esclusione di tale circostanza in caso di mera connessione temporale tra di essi. (Fattispecie relativa all’omicidio commesso da un carabiniere ai danni di altro carabiniere all’interno di una caserma in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva escluso l’aggravante in oggetto non essendo emersa la sussistenza di un legame diretto tra il fatto delittuoso e l’esercizio delle funzioni). Cass. pen. sez. I 1 marzo 2019 n. 9108

L’aggravante di cui all’art. 576 comma 1 n. 5 cod. pen. sussiste anche quando il delitto di omicidio sia stato commesso nell’atto di un tentativo di violenza sessuale in quanto l’espressione “in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli artt. 572 600 bis 600 ter 609 bis 609 quater e 609 octies cod. pen.” si riferisce a tutto il processo esecutivo di tali reati e quindi anche al tentativo. Cass. pen. sez. I 1 agosto 2017 n. 38331

Nella ipotesi di omicidio aggravato perchè commesso “in occasione” della commissione di una violenza sessuale (art. 576 primo comma n. 5 cod. pen.) il reato previsto dall’art. 609 -bis cod.pen. non resta assorbito nel reato di omicidio ma concorre con esso qualora difetti la contestualità tra le due condotte. (Fattispecie in cui la Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’imputato avverso la sentenza che riteneva sussistente il concorso tra i due reati in ragione della netta cesura temporale tra l’atto sessuale e l’omicidio adeguatamente valorizzata nella motivazione del giudice di appello). Cass. pen. sez. I 12 giugno 2017 n. 29167

In tema di omicidio l’aggravante di cui all’art. 576 comma primo n. 5.1) cod. pen. – e cioè l’aver commesso il fatto da parte di chi sia l’autore del delitto di cui all’art. 612-bis cod. pen. nei confronti della stessa persona offesa – è configurabile nel caso di improcedibilità del reato di atti persecutori per mancanza di querela ed anche in assenza di una precedente condanna dell’imputato per detto reato. Cass. pen. sez. I 1 febbraio 2016 n. 4133

In tema di lesioni personali l’aggravante di cui all’art. 576 comma primo n. 5. 1) c.p. – e cioè l’aver commesso il fatto da parte di chi sia l’autore del delitto di cui all’ art. 612 bis c.p. nei confronti della medesima persona offesa – è configurabile anche se sia stata rimessa la querela per il delitto di cui all’art. 612 bis c.p.. (Nella specie la Corte ha ritenuto procedibile d’ufficio il reato di lesioni personali lievi anche a seguito della remissione della querela per il delitto di cui all’art. 612 bis c.p.). Cass. pen. sez. V 19 settembre 2013 n. 38690

I caratteri della fermezza e dell’irrevocabilità della risoluzione criminosa necessari per la configurazione dell’aggravante della premeditazione non ricorrono nel caso in cui pur essendovi stata accurata programmazione di un’azione letale muti l’oggetto della stessa venendo di fatto l’azione impulsivamente rivolta contro persona diversa da quella cui si rivolgeva l’ideazione criminosa investita da un accesso d’ira per essersi posta come ostacolo imprevisto rispetto all’intento originario. Cass. pen. sez. I 22 dicembre 2011 n. 47880

Integra il delitto di omicidio aggravato dai motivi abietti la condotta di colui che uccide per vendetta e con l’intenzione di affermare il proprio prestigio criminale la persona offesa di un tentativo di estorsione che lo aveva denunziato confermando le proprie accuse nel corso del relativo giudizio. Cass. pen. sez. I 25 febbraio 2009 n. 8410

La circostanza aggravante del delitto di omicidio prevista dall’art. 576 comma primo n. 5 c.p. (avere commesso il fatto nell’atto di commettere taluno dei delitti previsti dagli artt. 519 520 e 521 che contemplavano rispettivamente la violenza carnale la congiunzione carnale commessa con abuso della qualità di pubblico ufficiale e gli atti di libidine violenti) è configurabile con riferimento a tutti i delitti di violenza sessuale di cui agli artt. 609 bis e ss. stesso codice come introdotti dalla legge 15 febbraio 1996 n. 66 (recante norme contro la violenza sessuale) a nulla rilevando che tale legge abbia disposto l’espressa abrogazione dei citati artt. 519 520 e 521 in quanto il richiamo a questi ultimi nell’art. 576 rientra nella figura del rinvio formale e non di quello recettizio sicché quella abrogazione non ha comportato una abolitio criminis ma solo un ordinario fenomeno di successione di leggi penali incriminatici nel tempo e il mancato adeguamento della formulazione di quest’ultima norma è ascrivibile a mero difetto di coordinamento legislativo. (Fattispecie concernente il delitto di violenza sessuale di gruppo di cui all’art. 609 octies c.p. con riferimento al quale la Corte dopo avere argomentatamente escluso che la sua autonoma configurazione di figura delittuosa plurisoggettiva e a concorso necessario lo ponga in rapporto di discontinuità con la normativa previgente ha ritenuto la sua piena sovrapponibilità alle ipotesi criminose già previste dagli artt. 110 e 519-521 c.p. unificate nel nuovo art. 609 bis stesso codice) Cass. pen. sez. I 22 febbraio 2005 n. 6775

La circostanza aggravante del delitto di omicidio prevista dall’art. 576 comma primo n. 5 c.p. (aver commesso il fatto nell’atto di commettere taluno dei delitti già previsti dagli artt. 519 520 e 521 e oggi dagli artt. 609 bis e seguenti introdotti dalla legge n. 66 del 1996 recante norme contro la violenza sessuale) è compatibile con l’aggravante teleologica prevista dal precedente n. 1 dello stesso articolo che sia stata contestata con riferimento a uno di tali delitti in quanto l’assorbimento di essi in quello di omicidio in funzione di inasprimento sanzionatorio per quest’ultimo non cancella la loro autonomia ai plurimi e diversi effetti di volta in volta rilevanti per l’ordinamento giuridico. Cass. pen. sez. I 22 febbraio 2005 n. 6775

In materia di delitti contro la persona pur essendo richiesto per la sussistenza della aggravante di cui all’art. 576 n. 5 c.p. il requisito della contestualità nel senso che gli atti di violenza sessuale devono essere contemporanei alla uccisione della vittima non può escludersi la sussistenza della aggravante in parola allorché l’agente contemporaneamente agli atti di violenza sessuale ponga in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte della vittima anche se il decesso della stessa si sia verificato non contestualmente agli atti di violenza sessuale ma poco dopo. Cass. pen. sez. I 16 aprile 1997 n. 3536

In applicazione del principio di specialità sancito dall’art. 15 c.p. e del principio secondo cui lo stesso fatto non può essere posto a carico dell’agente una seconda volta la violenza o minaccia adoperata dopo la sottrazione di una cosa mobile altrui per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta o per procurare a sé o ad altri l’impunità è elemento costitutivo del reato di rapina impropria di cui all’art. 628 primo capoverso c.p. valutato dal legislatore per configurare tale fattispecie di reato e pertanto non può essere valutata una seconda volta a titolo di circostanza aggravante del nesso teleologico prevista dall’art. 576 n. 1 c.p. in relazione all’art. 61 n. 2 c.p. Cass. pen. sez. I 25 maggio 1996 n. 5189

Nell’omicidio l’aggravante del nesso teleologico ex art. 576 n. 1 c.p.p. ha natura meramente soggettiva e per la sua struttura concerne i motivi soggettivi dell’agire e non già l’elemento materiale del reato: conseguentemente per essere estesa ai concorrenti è necessario che costoro abbiano voluto la finalità conseguita dall’agente materiale ed abbiano con cosciente volontà a tal uopo delegato l’esecutore del reato; ciò in quanto l’art. 113 c.p. così come novellato dall’art. 3 della L. 7 febbraio 1990 n. 19 – afferma che le circostanze concernenti tra l’altro i motivi a delinquere sono valutate soltanto con riguardo alla persona cui si riferiscono. (Fattispecie relativa ad ipotesi di concorso ex art. 116 c.p. in omicidio non voluto rappresentante sviluppo di concordata rapina. Affermando il principio di cui sopra la Cassazione ha rilevato che dall’atteggiamento psicologico inerente a tale anomala figura di concorrente esula qualsiasi rappresentazione e volizione dei motivi a delinquere – tipici della suddetta aggravante – che hanno determinato l’autore materiale del reato diverso a realizzarlo sicché non è normativamente e logicamente estendibile nei confronti di detto concorrente l’aggravante del nesso teleologico). Cass. pen. sez. I 20 dicembre 1994 n. 12584

Pur dovendosi escludere in linea generale che la vendetta possa costituire motivo abietto idoneo a configurare l’aggravante prevista dall’art. 61 n. 1 c.p. l’aggravante stessa deve invece ritenersi configurabile nell’ipotesi di omicidio per vendetta attuata nei confronti del supposto delatore esercitata per consolidare il vincolo di omertà di un gruppo criminoso indebolito da fughe di notizie e collaborazioni alle indagini. La finalità di impedire la denuncia di delitti e di garantire la compattezza di un gruppo criminoso ostacolando la difesa della collettività costituisce motivo in contrasto con le norme fondamentali della convivenza civile è considerato con profonda riprovazione da coloro che della comunità si sentono parte ed integra pertanto l’aggravante prevista dall’art. 61 n. 1 c.p. Cass. pen. sez. I 27 maggio 1994 n. 6231

La circostanza aggravante prevista dall’art. 576 n. 3 c.p. si applica anche all’evaso. Cass. pen. sez. I 10 settembre 1992 n. 9483

In tema di omicidio sussiste la circostanza aggravante di cui all’art. 576 primo comma n. 5 c.p. alla sola condizione necessaria e sufficiente che il delitto di omicidio sia commesso contestualmente al fatto integrativo di una delle fattispecie criminose previste dagli artt. 519 520 e 521 c.p. senza che sia richiesta in aggiunta alcuna connessione di tipo finalistico fra i due delitti. Verificandosi la detta ipotesi deve escludersi in applicazione dei principi che disciplinano il reato complesso (art. 84 c.p.) il concorso formale fra l’omicidio e il reato sessuale rimanendo quest’ultimo assorbito sotto specie di aggravante nel primo. Cass. pen. sez. I 15 aprile 1992 n. 4690

Qualora la detenzione di sostanze stupefacenti che può essere anche legittima diventa ad un certo punto illecita ciò non comporta che esse diventino res nullius ai fini della configurabilità del delitto di rapina. È a tal fine sufficiente il requisito dell’alienità della cosa costituente oggetto dell’impossessamento della cosa mobile mediante minaccia sottraendola al detentore. Persiste pertanto l’aggravante di cui all’art. 576 n. 1 c.p. in relazione alla circostanza del nesso teleologico ex art. 61 n. 2 c.p. in caso di omicidio volontario commesso al fine di impossessamento di droga illecitamente detenuta dalla vittima. Cass. pen. sez. I 5 settembre 1991 n. 8755

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