(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Sottrazione di persone incapaci

Articolo 574 - Codice Penale

Chiunque sottrae un minore degli anni quattordici, o un infermo di mente, al genitore esercente la responsabilità genitoriale (1) (316 c.c.), al tutore (346 ss. c.c.), o al curatore (424 c.c.), o a chi ne abbia la vigilanza o la custodia, ovvero lo ritiene contro la volontà dei medesimi, è punito, a querela (120; 336 c.p.p.) del genitore esercente la responsabilità genitoriale (1), del tutore o curatore, con la reclusione da uno a tre anni.
Alla stessa pena soggiace, a querela delle stesse persone, chi sottrae o ritiene un minore che abbia compiuto gli anni quattordici, senza il consenso di esso, per fine diverso da quello di libidine o di matrimonio.
Si applicano le disposizioni degli [artt. 525 e 544] (2).

Articolo 574 - Codice Penale

Chiunque sottrae un minore degli anni quattordici, o un infermo di mente, al genitore esercente la responsabilità genitoriale (1) (316 c.c.), al tutore (346 ss. c.c.), o al curatore (424 c.c.), o a chi ne abbia la vigilanza o la custodia, ovvero lo ritiene contro la volontà dei medesimi, è punito, a querela (120; 336 c.p.p.) del genitore esercente la responsabilità genitoriale (1), del tutore o curatore, con la reclusione da uno a tre anni.
Alla stessa pena soggiace, a querela delle stesse persone, chi sottrae o ritiene un minore che abbia compiuto gli anni quattordici, senza il consenso di esso, per fine diverso da quello di libidine o di matrimonio.
Si applicano le disposizioni degli [artt. 525 e 544] (2).

Note

(1) Le parole: «potestà dei genitori» sono state così sostituite dalle attuali: «responsabilità genitoriale» dall’art. 93, comma 1, lett. q), del D.L.vo 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (G.U. n. 5 dell’8 gennaio 2014).
(2) L’art. 544 c.p. è stato abrogato dall’art. 1 della L. 5 agosto 1981, n. 442. L’art. 525 c.p. è stato abrogato dall’art. 1 della L. 15 febbraio 1996, n. 66.

Tabella procedurale

Arresto: non consentito.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: non consentite.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: a querela del genitore o tutore o curatore. 336 ss. c.p.p.

Massime

Integra il reato di cui all’art. 574 cod. pen. la condotta di un genitore che contro la volontà dell’altro sottragga a quest’ultimo il figlio per un periodo di tempo significativo impedendo l’altrui esercizio della potestà genitoriale e allontanando il minore dall’ambiente d’abituale dimora. (Fattispecie relativa alla sottrazione di minore da parte della madre che portava la glia per un periodo di circa quindici giorni in una località ignota al padre affidatario in via esclusiva interrompendo ogni contatto tra quest’ultimo e la glia). Cass. pen. sez. V 20 giugno 2018 n. 28561

Il rifiuto di consegna di un minore da parte di uno dei genitori – o di colui che per conto di questi esercita la potestà (nella specie la nonna) – all’altro non integra il reato di sottrazione di persona incapace se il trattenimento del minore sia stato limitato a poche ore. Cass. pen. sez. VI 1 marzo 2012 n. 8076

La condotta di uno dei genitori integra il reato di cui all’art. 574 c.p. qualora contro la volontà dell’altro egli sottragga il figlio per un periodo di tempo rilevante impedendo l’altrui esercizio della potestà genitoriale e allontanando il minore dall’ambiente d’abituale dimora. Cass. pen. sez. V 1 ottobre 2008 n. 37321

L’art. 574 c.p. configura un reato contro la famiglia plurioffensivo in quanto lede non soltanto il diritto di chi esercita la patria potestà ma anche quello del figlio a vivere secondo le indicazioni e determinazioni del genitore stesso. Ed infatti il reato si commette anche disponendo del minore in contrasto con l’autorità di chi esercita la potestà di genitore su di lui e con i connessi poteri di custodia e di vigilanza conducendolo o trattenendolo in luogo non autorizzato senza il consenso espresso o tacito dei genitori. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurarsi il reato nella condotta dell’imputato che del tutto sconosciuto al bambino ed ai suoi genitori lo aveva prelevato dal luogo in cui questi ultimi lo avevano mandato insieme con il fratello conducendo con sè sulla propria autovettura sia pure con lo scopo di offrirgli un gelato e ritenendo che ciò sia avvenuto senza il consenso quantomeno presunto dei genitori). Cass. pen. sez. VI 12 maggio 2003 n. 20950

In tema di sottrazione di minori poiché il principale bene giuridico tutelato dall’art. 574 c.p. è la potestà genitoriale in mancanza di uno specifico provvedimento giudiziario che affidi i gli in via esclusiva a uno dei genitori è configurabile il delitto di cui all’art. 574 c.p. da parte di uno dei genitori nei confronti dell’altro sia nel caso di sussistente matrimonio sia nell’ipotesi di famiglia di fatto. Cass. pen. sez. VI 26 luglio 2002 n. 28863

Risponde del delitto di sottrazione di persona incapace (art. 574 c.p.) il genitore che senza consenso dell’altro porta via con sé il figlio minore allontanandolo dal domicilio stabilito ovvero lo trattiene presso di sé quando tale condotta determina un impedimento per l’esercizio delle diverse manifestazioni della potestà dell’altro genitore come le attività di assistenza e di cura la vicinanza affettiva la funzione educativa identificandosi nel regolare svolgimento della funzione genitoriale il principale bene giuridico tutelato dalla norma. Cass. pen. sez. VI 20 maggio 2002 n. 11415

Affinché la condotta di uno dei due coniugi possa integrare l’ipotesi criminosa prevista dall’art. 574 c.p. è necessario che il comportamento dell’agente porti a una globale sottrazione del minore alla vigilanza dell’altro così da impedirgli la funzione educativa e i poteri inerenti all’affidamento rendendogli impossibile l’ufficio che gli è stato conferito dall’ordinamento nell’interesse del minore stesso e della società. Cass. pen. sez. VI 16 giugno 1999 n. 7836

Al fine di configurare il delitto di sequestro di persona che può concorrere con il reato di sottrazione di persone incapaci non è sufficiente la ritenzione del minore degli anni quattordici contro la volontà del genitore esercente la patria potestà ma è necessaria la limitazione della libertà personale del minore. Cass. pen. sez. V 14 agosto 1991

L’attribuzione della potestà sui gli minori congiuntamente ad entrambi i genitori che la esercitano di comune accordo non esclude la configurabilità del reato di cui all’art. 574 c.p. a carico di colui dei due genitori che sottragga il minore all’altro cui sia stato legalmente affidato. Cass. pen. sez. VI 2 aprile 1990 n. 4515

L’elemento soggettivo del reato di sottrazione di persone incapaci che ha natura permanente consiste nella coscienza e volontà di sottrarre il minore nel senso che l’agente deve avere la consapevolezza che il suo comportamento realizza una situazione antigiuridica mediante la ritenzione dell’incapace attuata con un comportamento sempre attivo diretto a mantenere l’esclusivo suo controllo sullo stesso. (Fattispecie in tema di sottrazione di un minore da parte di un coniuge in danno dell’altro coniuge). Cass. pen. sez. VI 16 giugno 1999 n. 7836

È integrata la fattispecie di sequestro di persona a scopo di estorsione e non quella di cui all’art. 574 c.p. qualora mediante una “abductio” o una ritenzione violenta o fraudolenta “l’infans” o “l’amens” siano sottratti alla custodia o vigilanza del legale rappresentante e sottoposti ad uno stato di cattività allo scopo di conseguire un ingiusto profitto come prezzo della liberazione. (Nella specie la S.C. ha configurato il delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione in danno di un bambino di cinque mesi rilevando che l’art. 630 c.p. è diretto a preservare la libertà personale del soggetto la cui inviolabilità è stabilita dall’art. 13 Cost. mentre il delitto previsto dall’art. 574 c.p. risulta introdotto dall’ordinamento al solo fine di tutelare la potestà genitoriale come è dimostrato dalla sua collocazione normativa). Cass. pen. sez. VI 30 dicembre 2011 n. 48744

Integra gli estremi del delitto di cui all’art. 574 c.p. (sottrazione di persone incapaci) e non quelli di cui all’art. 605 stesso codice (sequestro di persona) il fatto di chi sottrae un minore degli anni quattordici al genitore – nella specie di un neonato alla madre – mediante rapimento. Infatti il concetto di libertà personale di cui all’art. 605 citato deve essere interpretato come libertà di locomozione libertà sica di movimento in uno spazio fisico non come diritto di vivere in un certo ambiente di realizzare la propria personalità nell’habitat naturale: tale diritto trova tutela nell’art. 574 c.p. che punisce un reato appartenente alla categoria dei delitti contro la famiglia da considerarsi plurioffensivo in quanto lede non soltanto il diritto di chi esercita la potestà (che è potere-dovere) del genitore ma altresì quello del figlio a «vivere nell’habitat naturale» secondo le indicazioni e determinazioni del genitore stesso. Cass. pen. sez. V 19 settembre 1992 n. 9538

Il delitto di sequestro di persona può concorrere con quello di sottrazione d’incapaci a condizione per che trattandosi di fatto commesso nei confronti di minore infraquattordicenne possa in concreto affermarsi che si sia in presenza di una limitazione della libertà del minore rispetto alla quale quest’ultimo avendo acquistato una sufficiente capacità di esprimersi abbia verbalmente o in altro modo manifestato il proprio dissenso. (Nella specie in applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio la sentenza del giudice di merito che aveva ritenuto senza verificare la sussistenza della predetta condizione la configurabilità del reato di sequestro di persona in concorso con quello di sottrazione d’incapace in un caso in cui il sequestrato sarebbe stato un bambino di soli 18 mesi d’età sottratto dal padre alla madre da cui viveva separato ). Cass. pen. sez. V 30 maggio 2008 n. 21954

È configurabile il concorso formale tra il reato di sottrazione di minori previsto dall’art. 574 c.p. e quello di elusione di provvedimenti del giudice concernenti l’affidamento di minori attesa la differenza dei rispettivi elementi strutturali che esclude il rapporto di specialità dal momento che la prima delle suindicate fattispecie mirando a tutelare il legame fra minore e genitore si incentra sulla cesura di tale legame che si realizza mediante la sottrazione mentre l’altra ha il suo «accento» sulla elusione del provvedimento del giudice. Cass. pen. sez. VI 10 marzo 2006 n. 8577

Non vi è concorso tra il delitto di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice e quello di sottrazione di persone incapaci puniti rispettivamente dagli artt. 388 e 574 c.p. quando l’agente disattende un ordine del giudice avente ad oggetto esclusivo la consegna di un minore a persona che su di lui eserciti la potestà di genitore poiché il reato di sottrazione è assorbito in tal caso da quello di mancata esecuzione del provvedimento giudiziale. Cass. pen. sez. VI 20 gennaio 2004 n. 1275

Le norme di cui agli artt. 388 e 574 c.p. che prevedono rispettivamente il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice e quello di sottrazione di persona incapace non danno luogo ad un concorso di norme governato dal principio di specialità (art. 15 c.p.) tutelando le suddette fattispecie obiettività giuridiche diverse che si realizzano congiuntamente quando con la stessa condotta vengono violate entrambe le norme. Cass. pen. sez. VI 24 aprile 2003 n. 19520

Il delitto di sequestro di persona può concorrere con quello di sottrazione di persona incapace atteso che le due fattispecie tutelano beni giuridici e diritti soggettivi distinti (la libertà di movimento per quanto attiene al reato di cui all’art. 605 c.p. ed il diritto dell’affidatario dell’incapace di mantenere il predetto sotto la propria custodia per quanto riguarda il delitto di cui all’art. 574 dello stesso codice) e solo occasionalmente coincidenti nella stessa condotta antigiuridica. Cass. pen. sez. V 26 ottobre 2001 n. 38438

Le norme di cui agli artt. 388 e 574 c.p. che prevedono rispettivamente il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice e quello di sottrazione di persona incapace non danno luogo ad un concorso di norme governato dal principio di specialità (art. 15 c.p.). Ed infatti il primo reato è caratterizzato dalla elusione di un provvedimento del giudice mentre il secondo è qualificato da un’incidenza su un rapporto di cui il minore è parte e che si collega alla patria potestà o ad altre situazioni particolari. Le diverse componenti delle fattispecie sono indicative di offese diverse che si realizzano congiuntamente quando con la stessa condotta vengono violate entrambe le norme. Cass. pen. sez. V 19 marzo 1993 n. 2620

È configurabile il tentativo nel delitto di sottrazione di incapaci a condizione che gli atti compiuti siano idonei a creare una situazione di pericolo attuale di lesione del bene protetto dalla norma incriminatrice. (Fattispecie in cui l’agente presentatosi presso una scuola elementare aveva chiesto con insistenza la consegna di un minore asserendo falsamente di essere stato incaricato dai genitori impossibilitati a provvedervi e non era riuscito nel suo intento per l’opposizione della insegnante). Cass. pen. sez. VI 30 ottobre 2013 n. 44260

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