(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Alterazione di stato

Articolo 567 - Codice Penale

Chiunque, mediante la sostituzione di un neonato, ne altera lo stato civile è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Si applica la reclusione da cinque a quindici anni a chiunque, nella formazione di un atto di nascita, altera lo stato civile di un neonato, mediante false certificazioni, false attestazioni o altre falsità (569; 236 ss. c.c.) (1).

Articolo 567 - Codice Penale

Chiunque, mediante la sostituzione di un neonato, ne altera lo stato civile è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Si applica la reclusione da cinque a quindici anni a chiunque, nella formazione di un atto di nascita, altera lo stato civile di un neonato, mediante false certificazioni, false attestazioni o altre falsità (569; 236 ss. c.c.) (1).

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 236 del 10 novembre 2016, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma, nella parte in cui prevede la pena edittale della reclusione da un minimo di cinque a un massimo di quindici anni, anziché la pena edittale della reclusione da un minimo di tre a un massimo di dieci anni.

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p

Massime

Non integra il reato di alterazione di stato previsto dall’art. 567 comma secondo cod.pen. la trascrizione in Italia di un atto di nascita legittimamente formato all’estero non potendosi considerare ideologicamente falso il certificato conforme alla legislazione del paese di nascita del minore neppure nel caso in cui la procreazione sia avvenuta con modalità non consentite in Italia. (Fattispecie relativa a minore nato in Ucraina nazione che ammette la maternità surrogata eterologa nel caso in cui il patrimonio biologico del minore appartenga almeno per metà ad uno dei due genitori). Cass. pen. sez. VI 17 novembre 2016 n. 48696

Concorre nel reato di alterazione di stato mediante falso di cui all’art. 567 comma secondo c.p. chiunque pur senza rendere alcuna falsa dichiarazione di nascita contribuisca materialmente o moralmente con adeguata efficienza causale all’evento tipico realizzato dall’autore della dichiarazione che altera lo stato di nascita. Cass. pen. sez. VI 12 agosto 2009 n. 32854

Il processo per il delitto di alterazione di stato commesso mediante falsa attestazione della paternità nella formazione dell’atto di nascita può essere sospeso in relazione alla controversia civile sulla questione di stato perché essa condiziona in termini di pregiudizialità la pronuncia sull’imputazione e la sentenza del giudice civile sul rapporto di paternità naturale esplica effetti vincolanti nel procedimento penale pur non sospeso Cass. pen. sez. VI 27 agosto 2007 n. 33326

La fattispecie delittuosa di cui all’art. 567 c.p. punisce l’attribuzione al neonato di un genitore diverso da quello naturale. Ne consegue che non risponde del suddetto delitto la madre che nel dichiarare all’ufficiale di stato civile che il figlio è stato concepito da un’unione naturale occulti il suo stato di persona coniugata. Nè il silenzio serbato su tale circostanza concomitante al fatto regolarmente attestato può integrare una reticenza punibile ai sensi dell’art. 495 c.p. trattandosi di dichiarazione che non incide sull’essenza del documento e non è lesiva della funzione probatoria dell’atto in relazione allo specifico contenuto per cui esso è stato formato. Cass. pen. sez. VI 8 febbraio 2005 n. 4453

La condotta di chi riceve un minore uti lius attraverso il falso riconoscimento della paternità naturale sia pure verso il pagamento di una somma di denaro od altra utilità integra il reato di alterazione di stato (art. 567 c.p.) e non quello di cui all’art. 71 legge 4 maggio 1983 n. 184 il quale – pur non essendo reato «proprio» – sanziona non la attività che consiste nel «ricevere» ma quella che consiste nel «cedere» in affidamento il minore o nell’avviarlo all’estero mentre la previsione del comma quinto dell’art. 71 che estende la sanzione a chi «riceve» il minore in illecito affidamento con carattere di definitività ha ad oggetto soltanto l’attività di fatto preordinata ad una futura adozione. Cass. pen. sez. fall. 6 ottobre 2004 n. 39044

Integra il delitto di alterazione di stato ipotizzato dall’art. 567 secondo comma c.p. (falsità nella formazione di un atto di nascita) la falsa dichiarazione resa in sede di formazione dell’atto di nascita del neonato nella quale si attesti falsamente che il neonato sia figlio proprio e di persona che non intende essere nominata poiché il riconoscimento di un figlio come naturale configura una dichiarazione di scienza che è rivolta ad esprimere tale rapporto di discendenza fondato nella procreazione. Cass. pen. sez. VI 14 aprile 2003 n. 17627

Il reato di alterazione di stato di cui all’art. 567 comma 2 c.p. si commette nella formazione dell’atto di nascita. Pertanto le false dichiarazioni incisive sullo stato civile di una persona rese quando l’atto di nascita è già formato esulano dalla sfera specifica di tutela dell’alterazione di stato e rientrano nella previsione dell’art. 495 comma 3 n. 1. (In applicazione di tale principio la Corte ha affermato che il coniuge che dichiara falsamente la propria paternità naturale nei confronti della glia naturale della moglie con atto distinto posteriore alla nascita non commette il reato di alterazione di stato bensì quello di falsa dichiarazione in atto dello stato civile). Cass. pen. sez. VI 4 febbraio 2003 n. 5356

Il delitto di alterazione di stato mediante false attestazioni nella formazione dell’atto di nascita sussiste anche se la sottoscrizione dell’atto da parte dell’ufficiale di stato civile non sia stata contestuale alla redazione dell’atto medesimo e sia intervenuta successivamente a nulla rilevando che la dichiarazione sia stata resa all’impiegato addetto all’ufficio anziché all’ufficiale di stato civile quando risulta che quell’impiegato era appunto incaricato di redigere gli atti di nascita che solo in un secondo momento venivano sottoscritti dall’ufficiale di stato civile. Cass. pen. sez. VI 4 gennaio 1996 n. 29

Il delitto di alterazione di stato previsto dall’art. 567 comma 2 c.p. sussiste quando con le false attestazioni all’ufficiale dello stato civile nella formazione dell’atto di nascita si determina l’attribuzione ad un neonato di uno stato non conforme alla sua effettiva discendenza con conseguente sostanziale divergenza tra la sua posizione quale dovrebbe essere secondo natura e quella che risulta documentata per effetto della falsità. L’alterazione di stato si realizza anche quando taluno si attribuisca falsamente la paternità di un neonato che il padre naturale incestuoso non in buona fede non avrebbe mai potuto attribuirsi. Cass. pen. sez. VI 25 novembre 1995 n. 11425

In tema di falso la differenza fra il reato previsto dall’art. 567 comma 2 c.p. e quello di cui all’art. 495 c.p. va ravvisata nel fatto che quest’ultima norma punisce l’immutazione del vero in se stessa mentre quella di cui all’art. 567 cpv. punisce l’immutazione del vero in quanto da essa derivi la perdita del vero stato civile del neonato: i due reati hanno in comune l’elemento del falso ideologico documentale mentre il reato di cui all’art. 567 ha in più l’elemento dell’alterazione di stato atteggiandosi come reato complesso. Cass. pen. sez. VI ord. 14 settembre 1994 n. 9938

Integra alterazione di stato ogni dichiarazione resa in sede di formazione dell’atto di nascita con la quale si attribuisce al figlio riconosciuto una discendenza che non gli compete secondo natura. Mentre nel caso di sostituzione di neonato già denunciato allo stato civile (art. 567 comma 1 c.p.) l’interesse tutelato è quello (della collettività e del neonato) alla conservazione dello stato civile acquisito in forza dell’iscrizione nell’ipotesi del capoverso dell’art. 567 c.p. tutelato è l’interesse a che il neonato non acquisti uno stato civile difforme da quello a lui spettante in conformità dei dati costitutivi reali o – quando ciò non sia possibile – in conformità della disciplina sostitutiva prevista negli artt. 75 77 e 77 bis dell’ordinamento dello stato civile. Cass. pen. sez. VI 30 maggio 1994 n. 6318

L’ipotesi di reato prevista dall’art. 567 comma 2 c.p. si realizza ogni volta che in un atto di nascita venga attribuito ad un infante lo stato di figlio (non importa se legittimo o naturale) di una persona che non lo abbia realmente generato poiché con questa norma il legislatore ha inteso tutelare l’interesse del minore alla verità dell’attestazione ufficiale della propria ascendenza. Cass. pen. sez. VI 21 aprile 1994 n. 4633

In tema di alterazione di stato l’ipotesi prevista dal secondo comma dell’art. 567 c.p. non è una forma aggravata della previsione del primo comma trattandosi di due distinte forme del delitto di alterazione di stato. Infatti mentre l’alterazione di cui al primo comma riguarda lo status filiationis di neonati già iscritti nei registri dello stato civile quella di cui al secondo comma è l’effetto di una falsa attestazione o di altra falsità posta in essere nel momento in cui l’ufficiale dello stato civile sulla loro base compila l’originale dell’atto di nascita. Cass. pen. sez. VI 20 maggio 1993 n. 5225

In tema di alterazione di stato dal tenore della norma di cui all’art. 567 c.p. si desume che mentre l’alterazione di cui al primo comma riguarda lo status filiationis di neonati già iscritti nei registri dello stato civile quella di cui al secondo comma è l’effetto di una falsa attestazione o di altra falsità posta in essere nel momento in cui l’ufficiale dello stato civile sulla loro base compila l’originale dell’atto di nascita. Cass. pen. sez. VI 30 gennaio 1991 n. 1064

La fattispecie delittuosa di cui al secondo comma dell’art. 567 c.p. non è limitata alla filiazione legittima ma tutela anche lo status di figlio naturale mirando a prevenire la difformità tra lo stato reale del neonato e quello derivante dal falso operare dell’agente: lo stato di figlio naturale si fonda sul rapporto di procreazione per cui integra l’alterazione di stato ogni dichiarazione resa in sede di formazione dell’atto di nascita con la quale si attribuisce al figlio riconosciuto una discendenza che non gli compete secondo natura. Cass. pen. sez. VI 30 gennaio 1991 n. 1064

In tema di alterazione di stato qualora il giudice dubiti circa la reale paternità della persona alla quale la generazione dell’infante venne riferita (con attribuzione del relativo stato) venendo meno la certezza sul presupposto del reato deve pronunciarsi assoluzione con la formula «il fatto non sussiste». (Fattispecie di neonato anagrafato come figlio di taluno della cui paternità poi si dubit. Cass. pen. sez. VI 17 febbraio 1990 n. 2213

In tema di reato di alterazione di stato integra il comportamento criminoso ogni dichiarazione resa in sede di formazione dell’atto di nascita con la quale si attribuisca al figlio riconosciuto una discendenza che non gli compete secondo natura. (Si trattava nel caso di specie di una falsa dichiarazione di paternità compiuta nei confronti del figlio naturale di donna nubile da un soggetto che non era il vero padre). Cass. pen. sez. VI 17 dicembre 1988 n. 12658

Sussiste il reato di alterazione di stato quando la falsità nella formazione dell’atto di nascita importa una sostanziale diversità tra la posizione del neonato quale dovrebbe essere secondo natura e quella che risulta documentata dopo la commissione del fatto vale a dire quando gli vengano attribuiti genitori diversi da quelli che lo hanno procreato. Cass. pen. sez. VI 7 aprile 1987 n. 4299

Il riconoscimento di un figlio come naturale integra non già un negozio giuridico ma una dichiarazione di scienza che è rivolta ad attribuire certezza giuridica al fatto naturale della procreazione e al relativo stato e che esso in tanto può realizzare in modo duraturo tale funzione in quanto in realtà sussista sul piano naturalistico il rapporto di discendenza. Ne consegue che risponde del delitto di alterazione di stato colui il quale attesti falsamente che il neonato sia glia propria e di persona che non intende essere nominata. Cass. pen. sez. VI 20 marzo 1987 n. 3374

Lo status di figlio naturale si fonda sul rapporto di procreazione per cui integra l’alterazione di stato ogni dichiarazione resa in sede di formazione dell’atto di nascita con la quale si attribuisce al figlio riconosciuto una discendenza che non gli compete secondo natura. (Nella specie si era dichiarata da parte del soggetto coniugato che la glia era propria e di donna che non voleva essere nominata mentre erano certi e conosciuti i genitori della neonata). Cass. pen. sez. VI 20 marzo 1987 n. 3374

Nell’ipotesi di alterazione di stato descritta dall’art. 567 secondo comma c.p. il dolo richiesto è quello generico e consiste nella coscienza e volontà di rendere una dichiarazione contraria alla realtà tale da attribuire al neonato uno stato civile diverso da quello che gli spetterebbe secondo natura. Le norme civili sullo status personae e sullo status familiae costituiscono infatti il presupposto ed il completamento del precetto contenuto nel detto art. 567 c.p. e pertanto l’ignoranza o l’errore sulle medesime sempreché non risulti inevitabile risolvendosi in ignoranza o errore sulla legge penale non possono essere invocati come discriminante. Cass. pen. sez. VI 20 maggio 1993 n. 5225

Ai fini della sussistenza del dolo nel delitto di alterazione di stato è sufficiente la coscienza e volontà di rendere una dichiarazione contraria alla realtà tale da attribuire al neonato uno stato civile diverso da quello che gli spetterebbe secondo natura. (Nella specie la madre del neonato lo aveva dichiarato all’ufficiale dello stato civile come figlio del marito dal quale viveva separata e con il quale aveva in corso giudizio rotale di annullamento del matrimonio pur sapendo che il bambino era figlio di altra persona). Cass. pen. sez. VI 3 novembre 1989 n. 15039

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