(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Atti e oggetti osceni: nozione

Articolo 529 - Codice Penale

Agli effetti della legge penale, si considerano «osceni» gli atti e gli oggetti, che, secondo il comune sentimento, offendono il pudore (725, 726).
Non si considera oscena l’opera d’arte o l’opera di scienza, salvo che, per motivo diverso da quello di studio, sia offerta in vendita, venduta o comunque procurata a persona minore degli anni diciotto.

Articolo 529 - Codice Penale

Agli effetti della legge penale, si considerano «osceni» gli atti e gli oggetti, che, secondo il comune sentimento, offendono il pudore (725, 726).
Non si considera oscena l’opera d’arte o l’opera di scienza, salvo che, per motivo diverso da quello di studio, sia offerta in vendita, venduta o comunque procurata a persona minore degli anni diciotto.

Note

Tabella procedurale

Massime

La nozione di “offesa del pudore” che ha mantenuto rilievo penale ai fini della qualifica di un atto come “osceno” ai sensi dell’art. 529 cod. pen. è unicamente quella che si riferisce al sentimento comune dei minori atteso che la depenalizzazione del reato di cui all’art. 527 comma primo cod. pen. rende configurabile il reato di “atti osceni” solo in relazione al possibile coinvolgimento di questi ultimi. Cass. pen. sez. III 27 ottobre 2017 n. 49550

Secondo la nozione di cui all’art. 529 c.p. è osceno ciò che avendo connotazione sessuale – tenuto conto della sensibilità dei consociati di normale levatura morale intellettuale e sociale nell’attuale momento storico – suscita nell’osservatore rappresentazioni e desideri erotici ovvero cagiona una reazione emotiva immediata di disagio turbamento e repulsione in ordine ad organi del corpo o comportamenti sessuali i quali per ancestrale istintività continuità pedagogica e stratificazione di costumi ed esigenze morali tendono a svolgersi nell’intimità e nel riserbo. In particolare il carattere osceno del toccamento delle parti anatomiche anche erogene del corpo altrui dipende dal contesto in cui avviene il contatto fisico e ne va accertata caso per caso la potenziale lesione per il pudore tenendo conto della situazione complessiva e delle modalità con le quali il comportamento si sia estrinsecato. [Nel caso di specie la S.C. ha ritenuto che poiché il semplice toccamento dei glutei di una donna (della quale non fosse percepibile il dissenso) non assume sempre un chiaro contenuto erotizzante non avesse un oggettivo carattere di oscenità il palpeggiamento dei glutei di alcune donne avvenuto nel luogo di lavoro considerando che dato il contesto del fatto chi avesse assistito a tali atti non avrebbe provato alcuna eccitazione erotica ma avrebbe piuttosto espresso un giudizio negativo circa la correttezza del contegno senza ricondurre in via immediata tale comportamento alla sfera sessuale]. Cass. pen. sez. III 23 settembre 2004 n. 37395

Non costituisce violazione dell’art. 528 c.p. la esposizione e la messa in commercio di oggetti di forma fallica quando il contenuto palesemente ironico e canzonatorio degli oggetti stessi ne escluda il carattere di oscenità. Cass. pen. sez. III ord. 21 ottobre 1995 n. 3027

Il comune modo di sentire ai fini del concetto di osceno va determinato non in base alla sensibilità di quei cittadini che attribuiscono scarso rilievo ai valori morali e spirituali ma in relazione a quella dei consociati di normale levatura morale intellettuale e sociale nell’attuale momento storico. Ora non è dubitabile che nonostante la spregiudicata opera di minoranze volta a determinare l’abbassamento del comune sentimento del pudore e della decenza ancora oggi in Italia il modo di pensare e di sentire del cosiddetto uomo medio non solo non accetta ma ritiene intollerabile uno spettacolo il cui tessuto connettivo sia esclusivamente o quasi costituito dalla brutale riproduzione di atti di generazione o di atti che chiaramente evidenziano il rapporto sessuale. Cass. pen. sez. III 3 marzo 1986 n. 1780

Ai fini dell’indagine sul comune sentimento del pudore assume rilevanza il pensare e sentire dell’intera comunità nazionale; quindi è irrilevante la circostanza che il fatto sia avvenuto in un piccolo centro in cui sopravvivono mentalità e costumi superati dall’evoluzione dei tempi. (Fattispecie relativa a cantante che nel corso di uno spettacolo tenuto in luogo pubblico in un piccolo centro si denudava completamente). Cass. pen. sez. III 29 novembre 1985 n. 11696

Agli effetti della nozione di osceno ai fini penali di cui all’art. 529 c.p. atti ed oggetti si equivalgono sicché è arbitraria l’adozione di un criterio meno restrittivo nel giudizio di oscenità di un oggetto di quello che dovrebbe darsi in un atto in cui il bene giuridico protetto sia aggredito con pari offesa del pubblico pudore. Cass. pen. sez. III 15 aprile 1985 n. 3493 

La particolare sensibilità e riservatezza in materia di cose e di atti pertinenti alla vita sessuale è offesa con riguardo ai valori della coscienza sociale ed alle reazioni dell’uomo medio normale anche dagli oggetti cosiddetti «coadiuvanti» che hanno la funzione di risvegliare e stimolare l’istinto sessuale rappresentando organi genitali o pose atteggiamenti aventi chiaro significato erotizzante. Cass. pen. sez. III 15 aprile 1985 n. 3494

La nozione di comune sentimento del pudore di cui all’art. 529 c.p. va risolta nel senso della verifica e dell’aggiornamento di esso nella sua mutevolezza con il divenire dei costumi e con l’evoluzione del pensiero medio dei consociati nel momento storico in cui avviene il fatto incriminato (cosiddetto criterio storico-evolutivo). (Nella specie relativa al film «Caligola» oltre all’affermazione che tale opera cinematografica viola «il minimo etico» è stato altresì affermato che il comune senso del pudore pur affievolito dalla evoluzione dei costumi ha ancora una sua attuale dimensione sia pure limitata e che questa è travolta dalla brutalità e bestialità descrittiva delle immagini e dalla loro corrosività rispetto alla sensibilità e riservatezza della generalità dei cittadini). Il valore artistico dell’opera va riferito al suo complesso. Pertanto l’osceno non si pone necessariamente in conflitto con l’arte a condizione per che sussista un equilibrio tra il contenuto e la forma tra il messaggio che l’autore propone ed i mezzi di cui egli si è avvalso. (Nella specie è stato ritenuto osceno il film «Caligola» poiché l’interpretazione data dagli attori la scelta delle inquadrature il colore gli ambienti e quanto altro non potevano in tale situazione determinare alcun apprezzabile risultato estetico neppure sul piano formale posto che l’integrità espressiva presuppone una chiarezza epifonica dell’oggetto considerato ben lontane dalla banalità e dal cattivo gusto del kolossal porno nel quale l’immagine cinematografica fu relegata). Cass. pen. sez. III 7 giugno 1984 n. 5308

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