(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Atti osceni

Articolo 527 - Codice Penale

Chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni (529) è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 30.000 (726) (1) (2).
Si applica la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi (3) se il fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano (4).
Se il fatto avviene per colpa (43), si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da € 51 a € 309.

Articolo 527 - Codice Penale

Chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni (529) è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 30.000 (726) (1) (2).
Si applica la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi (3) se il fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano (4).
Se il fatto avviene per colpa (43), si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da € 51 a € 309.

Note

(1) Le parole: «è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni» sono state così sostituite dalle attuali: «è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 30.000» dall’art. 2, comma 1, lett. a), del D.L.vo 15 gennaio 2016, n. 8.
(2) A norma dell’art. 8 del D.L.vo 15 gennaio 2016, n. 8, le disposizioni del presente decreto che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto stesso (G.U. Serie gen. – n. 17 del 22 gennaio 2016), sempre che il procedimento penale non sia stato definito con sentenza o con decreto divenuti irrevocabili.
Se i procedimenti penali per i reati depenalizzati dal presente decreto sono stati definiti, prima della sua entrata in vigore, con sentenza di condanna o decreto irrevocabili, il giudice dell’esecuzione revoca la sentenza o il decreto, dichiarando che il fatto non è previsto dalla legge come reato e adotta i provvedimenti conseguenti. Il giudice dell’esecuzione provvede con l’osservanza delle disposizioni dell’articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale.
Ai fatti commessi prima della data di entrata in vigore del presente decreto non può essere applicata una sanzione amministrativa pecuniaria per un importo superiore al massimo della pena originariamente inflitta per il reato, tenuto conto del criterio di ragguaglio di cui all’articolo 135 del codice penale.
A tali fatti non si applicano le sanzioni amministrative accessorie introdotte dal presente decreto, salvo che le stesse sostituiscano corrispondenti pene accessorie.
(3) Le parole: «La pena è aumentata da un terzo alla metà» sono state così sostituite dalle attuali: «Si applica la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi» dall’art. 2, comma 1, lett. b), del D.L.vo 15 gennaio 2016, n. 8.
(4) Questo comma è stato inserito dall’art. 3, comma 22, della L. 15 luglio 2009, n. 94.

Tabella procedurale

Arresto: secondo comma, facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: secondo comma, consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Ai fini della configurabilità del reato cui all’art. 527 comma secondo cod. pen. i luoghi abitualmente frequentati da minori – al cui interno o nelle cui immediate vicinanze deve essere commesso il fatto -sono quelli riconoscibili come tali per vocazione strutturale (come le scuole i luoghi di formazione sica e culturale i recinti creativi all’interno dei parchi gli impianti sportivi le ludoteche e simili) ovvero per elezione specifica di volta in volta scelti dai minori come punto di abituale di incontro o di socializzazione ove si trattengono per un termine non breve (come un muretto sulla pubblica via i piazzali adibiti a luogo ludico il cortile condominiale). (In applicazione del suddetto principio la S.C. ha annullato la sentenza che aveva ritenuto configurabile il reato di atti osceni in luogo pubblico alla presenza di un minore nella condotta di un automobilista che si masturbava all’interno dell’auto sulla pubblica via per la presenza occasionale di minori al momento del fatto). Cass. pen. sez. III 13 giugno 2017 n. 29239

Integra il delitto di cui all’art. 527 c.p. il toccamento lascivo di parti intime del corpo sia pure al di sopra degli abiti in quanto la nozione di atti osceni non si limita alla sola rappresentazione di un atto sessuale comprendendo anche l’oscenità insita in azioni e comportamenti che richiamino tale atto come nel caso di atteggiamenti licenziosi che offendono ugualmente in modo grave il senso di riservatezza che deve presiedere alle manifestazioni in luogo pubblico. (Fattispecie di abbassamento della chiusura lampo dei pantaloni e di toccamento dei genitali dall’esterno). Cass. pen. sez. III 8 maggio 2015 n. 19178

Integra il delitto d’atti osceni e non quello d’ingiuria l’esibizione dell’organo genitale maschile con palpeggiamento simulatorio di una masturbazione in quanto tale condotta lede palesemente il comune sentimento del pudore attinente alla verecondia sessuale. Cass. pen. sez. III 17 dicembre 2008 n. 46356

Non configura il reato di cui all’art. 527 c.p. (atti osceni) l’attività della ballerina che denudandosi mimi atti sessuali allorchè la condotta sia destinata alla visione di persone adulte che abbiano richiesto di assistervi previa conoscenza della natura dello spettacolo in locale pubblico destinato allo svolgimento di tale tipo di esibizione ed al quale si accede previo pagamento di un biglietto di ingresso. Cass. pen. sez. III 9 febbraio 2005 n. 4701

Non è configurabile il reato di atti osceni nel caso di uno spettacolo di lap dance consistente nell’esibizione di ballerine che in un locale pubblico denudandosi si toccano e mimano rapporti sessuali coinvolgendo anche gli spettatori presenti difettando in concreto l’offensività della condotta. (La Corte ha osservato che nella specie correttamente il giudice di merito aveva evidenziato il rispetto di particolari modalità di riservatezza e di cautela finalizzate ad assicurare l’accesso al locale ad un pubblico adulto informato). Cass. pen. sez. III 17 dicembre 2004 n. 48532

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 527 cod. pen. è qualificabile come luogo aperto al pubblico lo studio anche privato ove viene effettuata la visita medica in quanto funzionalmente destinato all’accesso di determinate categorie di persone quali medici personale ausiliario e pazienti. Cass. pen. sez. III 18 novembre 2013 n. 46184

In tema di reato d’atti osceni in luogo pubblico il pronto soccorso di un ospedale deve considerarsi come luogo aperto al pubblico in quanto accessibile liberamente a tutti coloro che richiedono un’assistenza sanitaria urgente. Cass. pen. sez. III 25 marzo 2009 n. 12988

Il reato di atti osceni in luogo pubblico è configurabile anche nel caso in cui il fatto si verifichi nelle parti comuni di un edificio condominiale le quali devono qualificarsi come «luogo aperto al pubblico» in quanto la possibilità di accedervi è consentita non solo a tutti i condomini che abitano nell’edificio ma anche agli estranei che si recano a trovare i condomini. Cass. pen. sez. III 11 febbraio 2008 n. 6434

La distinzione tra gli atti osceni e gli atti contrari alla pubblica decenza va individuata nel fatto che i primi offendono in modo intenso e grave il pudore sessuale suscitando nell’osservatore sensazioni di disgusto oppure rappresentazioni o desideri erotici mentre i secondi ledono il normale sentimento di costumatezza generando fastidio e riprovazione. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurabile il reato di cui all’art. 527 cod. pen. nel comportamento di un soggetto che mostrava e si toccava i genitali su una spiaggia affollata di bagnanti). Cass. pen. sez. III 4 febbraio 2014 n. 5478

Integra il delitto di atti osceni in luogo pubblico e non la contravvenzione di atti contrari alla pubblica decenza la condotta consistente nello sbottonarsi i pantaloni ed esporre in pubblico i genitali toccandoli in quanto l’intenzionalità di tali gesti ha inequivoca attinenza con la sfera sessuale piuttosto che con il comune senso di decenza. Cass. pen. sez. III 23 aprile 2010 n. 15676

Il criterio di distinzione tra il reato di atti osceni e quello di atti contrari alla pubblica decenza va individuato nel contenuto più specifico del delitto di atti osceni che si richiama alla verecondia sessuale rispetto al contenuto del reato di cui all’art. 726 c.p. che invece sanziona la violazione dell’obbligo di astenersi da quei comportamenti che possano offendere il sentimento collettivo della costumatezza e della compostezza. (Nella fattispecie la Corte ha qualificato atti contrari alla pubblica decenza il palpeggiamento dei genitali davanti ad altri soggetti in quanto appariva manifestazione di scostumatezza e di scompostezza piche concupiscenza e dimostrazione di libido). Cass. pen. sez. III 11 giugno 2004 n. 26388

La esibizione degli organi genitali maschili integra il reato di atti osceni di cui all’art. 527 c.p. e non quello di atti contrari alla pubblica decenza di cui all’art. 726 stesso codice stante la inequivoca attinenza di tale gesto allorché sia intenzionale alla sfera sessuale. (Nell’occasione la Corte ha altresì affermato che al fine della configurabilità del reato de quo non è necessario il turbamento subito da chi sia stato destinatario del gesto non essendo tale elemento ricompreso nella fattispecie tipica del citato art. 527 c.p.). Cass. pen. sez. III 22 novembre 2001 n. 41735

L’esibizione in pubblico degli organi genitali al fine di soddisfare la libido dell’esibente integra il delitto di atti osceni e non la contravvenzione di atti contrari alla pubblica decenza in quanto attese le finalità e modalità che la caratterizzano si configura come offensiva del sentimento collettivo della più elementare costumatezza. Cass. pen. sez. III 19 settembre 2000 n. 9786

La condotta consistente nel masturbarsi davanti ad una donna in luogo aperto al pubblico non costituisce atto contrario alla pubblica decenza bensì un atto osceno contrario ai principi della morale sessuale perché offensivo del comune senso del pudore. Cass. pen. sez. III ord. 5 giugno 2000 n. 366

Il compimento di atti osceni in luogo pubblico o esposto al pubblico punibile ai sensi dell’art. 527 c.p. non comporta anche la configurabilità del reato di violenza privata in danno dei soggetti che si trovino ad assistere agli stessi senza esservi in alcun modo costretti. Cass. pen. sez. V 4 dicembre 2007 n. 45025

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