(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Vendita di prodotti industriali con segni mendaci

Articolo 517 - Codice Penale

(1) Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell’ingegno (25752594 c.c.) o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri (25632574 c.c.), atti a indurre in inganno il compratore sull’origine, provenienza o qualità dell’opera o del prodotto, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a due anni e (2) con la multa fino a ventimila euro (473, 474, 514, 516, 518) (3).

Articolo 517 - Codice Penale

(1) Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell’ingegno (25752594 c.c.) o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri (25632574 c.c.), atti a indurre in inganno il compratore sull’origine, provenienza o qualità dell’opera o del prodotto, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a due anni e (2) con la multa fino a ventimila euro (473, 474, 514, 516, 518) (3).

Note

(1) Si veda l’art. 16, comma 4, del D.L.25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, nella L. 20 novembre 2009, n. 166, che così dispone:
«Chiunque fa uso di un’indicazione di vendita che presenti il prodotto come interamente realizzato in Italia, quale “100% made in Italy”, “100% Italia”, “tutto italiano”, in qualunque lingua espressa, o altra che sia analogamente idonea ad ingenerare nel consumatore la convinzione della realizzazione interamente in Italia del prodotto, ovvero segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione, al di fuori dei presupposti previsti nei commi 1 e 2, è punito, ferme restando le diverse sanzioni applicabili sulla base della normativa vigente, con le pene previste dall’articolo 517 del codice penale, aumentate di un terzo.».
(2) Le parole: «fino a un anno o» sono state così sostituite dalle attuali: «fino a due anni e» dall’art. 15, comma 1, lett. d), della L. 23 luglio 2009, n. 99.
(3) Le parole: «due milioni» (N.d.R.: € 1.032) sono state così sostituite dalle attuali: «ventimila euro» dall’art. 1, comma 10, del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, nella L. 14 maggio 2005, n. 80.

Tabella procedurale

Arresto: non consentito.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: consentito il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali. 287290 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

In tema di vendita di prodotti industriali con segni mendaci deve escludersi la natura di reato di pericolo del delitto di cui all’art. 517 c.p. in quanto il bene tutelato non è l’interesse dei consumatori o quello degli altri produttori ma è l’interesse generale concernente l’ordine economico sicché il mettere in vendita o porre altrimenti in circolazione prodotti con segni mendaci costituisce già una lesione effettiva e non meramente potenziale della lealtà degli scambi commerciali. Cass. pen. sez. III 15 gennaio 2008 n. 2003

L’oggetto giuridico del reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci di cui all’art. 517 c.p. non consiste nella tutela del marchio bensì in quella dell’ordine economico che deve essere garantito contro gli inganni tesi ai consumatori. (Nella specie relativa a rigetto di ricorso l’imputato aveva sostenuto l’insussistenza del reato di cui all’art. 517 c.p. poiché il marchio in questione non era tutelabile in quanto ignoto). Cass. pen. sez. VI 5 luglio 1989 n. 9584

In tema di vendita di prodotti industriali con segni mendaci l’art. 517 c.p. tutela l’onestà degli scambi commerciali: pertanto è sufficiente ad integrare la condotta criminosa l’uso di un nome o marchio che senza essere contraffatti risultino idonei ad indurre in errore il consumatore circa l’origine la provenienza o la qualità del prodotto. Cass. pen. sez. VI 22 novembre 1985 n. 11119

Il delitto di cui all’art. 517 c.p. è un reato di pericolo nel quale l’obiettività giuridica è data dalla tutela dell’ordine economico che deve essere garantito dagli inganni tesi ai compratori mediante l’uso di nomi marchi e segni distintivi che pur se non contraffatti possono indurre in errore i compratori sull’origine la provenienza e le qualità del prodotto. Basta quindi che l’inganno sia soltanto possibile in rapporto alla media dei compratori i quali nel corso dei consueti acquisti e specialmente nei loro quotidiani rapporti con i venditori al dettaglio o con i gestori di pubblici esercizi per la celerità e la scarsa ponderazione che caratterizzano tali rapporti possono con grave facilità essere tratti in inganno. È in relazione a siffatto abituale atteggiamento del medio consumatore il quale non porta il suo controllo su tutto ciò che è scritto nelle etichette apposte sulle bottiglie dalle quali gli vengono servite le bevande che deve essere valutata l’attitudine del senso mendace a trarlo in inganno. Cass. pen sez. VI 11 dicembre 1969 n. 2499.

In tema di vendita di prodotti industriali con segni mendaci la condotta descritta dall’art. 517 cod. pen. con la formula “mette altrimenti in circolazione” si riferisce a qualsiasi attività con cui si mira a far uscire a qualsiasi titolo la “res” dalla sfera giuridica e di custodia del detentore ossia a qualunque operazione di movimentazione della merce tra le quali pertanto deve essere ricompresa anche la mera presentazione alla dogana di prodotti industriali che recano segni atti ad indurre in inganno il compratore sulla loro origine. Cass. pen. sez. III 14 gennaio 2019 n. 1513

L’imprenditore che pur non riproducendo sulla confezione del bene commercializzato l’immagine del marchio protetto vi apponga una dicitura ingannevole con cui attesti che lo stesso è stato prodotto in un territorio diverso da quello di effettiva produzione risponde del delitto di cui all’art. 517 cod. pen. (Fattispecie relativa all’apposizione dell’etichetta “prodotto nella regione DOP San Marzano” a barattoli di pomodori pelati coltivati in una diversa regione). Cass. pen. sez. III 26 settembre 2018 n. 41714

In tema di tutela penale dei prodotti dell’industria e del commercio la “fallace indicazione” del marchio di provenienza o di origine impressi sui prodotti presentati in dogana per l’immissione in commercio integra: a) il reato previsto dall’art. 4 comma 49 della legge n. 350 del 2003 qualora attraverso indicazioni false e fuorvianti o l’uso con modalità decettive di segni e figure il consumatore è indotto a ritenere che la merce sia di origine italiana; b) l’illecito amministrativo previsto dall’art. 4 comma 49-bis della medesima legge qualora a causa di indicazioni di provenienza insufcienti o imprecise ma non ingannevoli il consumatore è indotto in errore sulla effettiva origine dei prodotti. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto esente da censure il decreto di convalida emesso in relazione al predetto reato di un sequestro avente ad oggetto una partita di pasta le cui confezioni recavano ben visibili i caratteri relativi all’area geograca di provenienza “Napoli Italia” e alla ditta produttrice “Gragnano” mentre l’indicazione “made in Turkey” sotto la data di scadenza era poco leggibile e apposta con inchiostro diverso facilmente rimuovibile”). Cass. pen. sez. IV 19 maggio 2017 n. 25030

Integra il reato previsto dall’art. 517 cod. pen. la vendita di oggetti realizzati con materie prime italiane ma completamente riniti all’estero e corredati dalla dicitura “Made in Italy” per la potenzialità ingannatoria dell’indicazione sul luogo di fabbricazione del prodotto. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittimo il sequestro di portafogli confezionati in Romania con pelle italiana e recanti stampigliatura “Genuine Leather Made in Italy”). Cass. pen. sez. III 23 settembre 2013 n. 39093

Il reato di cui all’art. 517 c.p. è integrato dalla somiglianza del segno distintivo tale da creare confusione nel consumatore mediamente diligente sulla provenienza del prodotto non essendo necessaria né la registrazione o il riconoscimento del marchio né la sua effettiva contraffazione né inne la concreta induzione in errore dell’acquirente sul bene acquistato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto congurabile il reato con riferimento alla messa in vendita di un orologio da polso che conteneva dati identificativi ed un marchio molto simili a quello di un modello brevettato). Cass. pen. sez. III 8 luglio 2013 n. 28905

Non è configurabile il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.) qualora la vendita abbia per oggetto magliette aventi scritte uguali a quelle apposte sui propri prodotti da una società in quanto ai fini dell’integrazione della fattispecie incriminatrice di cui all’art. 517 c.p. è necessario che l’induzione in errore sia prodotta da nomi marchi o segni distintivi e pertanto è necessaria la riproduzione di un segno distintivo inteso quale elemento – nominativo o figurativo – che identica il produttore del bene mentre la riproduzione del motivo estetico-creativo che caratterizza il prodotto nella specie riprodotto sulle predette magliette non comporta violazione del marchio non solo perché marchio non è ma anche perché non ne svolge la medesima funzione identificativa potendo invece costituire imitazione servile dei prodotti altrui idonea ad ipotizzare la sussistenza di illeciti civili e commerciali ad esempio per concorrenza sleale. Cass. pen. sez. V 24 gennaio 2012 n. 2975

Integra il reato previsto dall’art. 517 c.p. in relazione all’art. 4 comma 49 della L. 24 dicembre 2003 n. 350 la commercializzazione di prodotti agroalimentari con marchio “d.o.p.” (denominazione di origine protetta) non corrispondente al vero o fallace in quanto per i prodotti di natura alimentare aventi una tipicità territoriale l’origine cui si riferisce la norma sanzionatoria non è solo quella imprenditoriale ma soprattutto quella geografica. (Nella specie si trattava di pomodori pelati commercializzati con etichetta “prodotto della regione DOP San Marzano Pomodori Pelati Italiani” ma in realtà coltivati e raccolti in Puglia). Cass. pen. sez. III 19 luglio 2011 n. 28740

Il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci è configurabile anche con riferimento a prodotti qualificabili come “oggetti di design”. (La Corte ha precisato che sono “oggetti di design” quelli che si connotano per il profilo estetico particolare per le singolari caratteristiche funzionali o di progettazione o ancora per le particolari metodologie di lavorazione e produzione). Cass. pen. sez. III 21 febbraio 2011 n. 6254

Il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci non è configurabile nel caso di merce in transito nel territorio nazionale non destinata all’immissione in consumo o alla libera pratica in Italia. (Nella specie l’impugnato sequestro riguardava merce recante la dicitura “made in Spain” o “Echo en Espana” proveniente dalla Romania trasportata su un camion di proprietà di una società rumena risultato diretto in Spagna fermato in Italia per controlli doganali). Cass. pen. sez. III 4 marzo 2010 n. 8734

Il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci è integrato dalla mera attitudine del marchio “imitato” a trarre in inganno il consumatore sulle caratteristiche essenziali del prodotto non essendo necessaria né la registrazione o il riconoscimento del marchio né la sua effettiva contraffazione né infine la concreta induzione in errore dell’acquirente sul bene acquistato. Cass. pen. sez. III 9 giugno 2009 n. 23819

In tema di vendita di prodotti industriali con segni mendaci la riproduzione di una figura o di un personaggio di fantasia di per sé costituente marchio o segno distintivo del prodotto (cosiddetto marchio figurativo ) impone ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 517 c.p. che detta raffigurazione sia idonea ad ingenerare in qualche modo confusione nei consumatori in ordine ad una determinata origine provenienza o qualità della merce risultante dal marchio apposto e regolarmente registrato ; diversamente il fumus del predetto reato non è ipotizzabile ove la riproduzione abusiva delle immagini apposte sugli oggetti ha solo la funzione di richiamare l’interesse dei possibili acquirenti per venire incontro ai gusti della clientela. (Fattispecie in tema di sequestro preventivo di grembiuli recanti immagini riproducenti personaggi di fumetti o cartoni animati ). Cass. pen. sez. III 9 luglio 2008 n. 27986

La riproduzione di una figura o di un personaggio di fantasia che costituisce esso stesso marchio o segno distintivo del prodotto (c.d. marchio figurativo) impone ai fini della configurabilità del reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.) che detta raffigurazione sia idonea ad ingenerare in qualche modo confusione nei consumatori in ordine ad una determinata origine provenienza o qualità della merce risultante dal marchio apposto e regolarmente registrato; diversamente il fumus del predetto reato non è ipotizzabile ove la riproduzione abusiva delle immagini apposte sugli oggetti ha solo la funzione di richiamare l’interesse dei possibili acquirenti per venire incontro ai gusti della clientela. Cass. pen. sez. III 9 luglio 2008 n. 27986

In tema di vendita di prodotti industriali con segni mendaci di cui agli artt. 517 c.p. e 4 comma 49 L. 24 dicembre 2003 n. 350 (mod. dal D.L. 14 marzo 2005 n. 35 conv. in L. 14 maggio 2005 n. 80) con l’espressione origine e provenienza del prodotto si è inteso fare riferimento alla provenienza di un prodotto da un determinato produttore e non da un determinato luogo con la conseguente non integrabilità del reato de qua allorchè il prodotto presentato con la dicitura Italian design sia stato prodotto all’estero su progetto italiano. Cass. pen. sez. III 1 marzo 2007 n. 8684

In tema di vendita di prodotti industriali con segni mendaci l’espressione «mette altrimenti in circolazione» comporta la configurabilità del reato di cui all’art. 517 c.p. a seguito di qualsiasi attività con la quale si miri a fare uscire a qualsiasi titolo la res dalla sfera di disponibilità del detentore ivi compresa la presentazione della stessa alla dogana per lo sdoganamento. Cass. pen. sez. III 6 luglio 2006 n. 23514

Non integra il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci (artt. 517 c.p. e 4 comma quarantanovesimo legge 24 dicembre 2003 n. 350) la messa in vendita di occhiali da sole recanti la dicitura conceived by accompagnata dalla indicazione della ditta italiana in quanto il corrispondente termine in lingua italiana «concepito» e/o «immaginato» non sta ad indicare né la provenienza né l’origine nazionale del prodotto ma soltanto il modello ed il marchio utilizzato per la realizzazione di esso. Cass. pen. sez. III 22 giugno 2006 n. 21797

Integra il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci la commercializzazione di beni del settore abbigliamento con la dicitura «Italy» che pur essendo prodotti da una ditta italiana su disegno e tessuto italiano siano confezionati all’estero da maestranze locali in quanto in questo particolare settore l’Italia gode di un prestigio internazionale fondato anche sulla particolare specializzazione delle maestranze impiegate e pertanto il sottacere tale dato fattuale o il fornire fallaci indicazioni ha l’intento di conferire al prodotto una maggiore affidabilità promuovendone l’acquisto. Cass. pen. sez. III 20 gennaio 2006 n. 2648

In tema di elemento oggettivo del delitto di vendita di prodotti industriali con segni mendaci la condotta descritta con la formula «mette altrimenti in circolazione» si riferisce a qualsiasi attività con cui si miri a far uscire a qualsiasi titolo la res dalla sfera giuridica e di custodia del mero detentore ossia a qualunque operazione di movimentazione della merce. Ne consegue che la mera presentazione di prodotti industriali con segni mendaci alla dogana per lo sdoganamento può integrare la condotta prevista dall’art. 517 c.p. Cass. pen. sez. III 13 ottobre 2005 n. 37139

Integra il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci (artt. 517 c.p. e 4 comma quarantanovesimo L. 24 dicembre 2003 n. 350) la messa in vendita con la dicitura «Made in Italy» di un prodotto che non può considerarsi di origine italiana in quanto la disciplina di settore (art. 4 comma sessantunesimo L. n. 350 del 2003) considera tale marchio posto a tutela di merci integralmente prodotte sul territorio italiano o assimilate ai sensi della normativa europea in materia di origine. (Fattispecie nella quale era stato messo in commercio con la dicitura «Made in Italy» un prodotto fabbricato all’estero per conto di un produttore italiano che aveva inviato prodotti semilavorati per l’assemblaggio secondo un modello predefinito; nell’occasione la Corte ha precisato che secondo gli artt. 23 e 24 Regolamento Cee n. 2913 del 12 ottobre 1992 il marchio «Made in Italy» può essere utilizzato quando il prodotto è interamente fabbricato in Italia o in Italia sia avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione). Cass. pen. sez. III 23 settembre 2005 n. 34103

In tema di vendita di prodotti industriali con segni mendaci la cosiddetta regolarizzazione delle merci attraverso la eliminazione delle etichette e delle altre scritte recanti la falsa indicazione sull’origine e provenienza delle stesse pur non comportando l’estinzione del reato di cui all’art. 517 c.p. è idonea ad evitare la possibilità di trarre in inganno gli eventuali acquirenti e conseguentemente legittima il dissequestro della merce che alla fine delle operazioni risulti regolarizzata. Cass. pen. sez. III 23 dicembre 2004 n. 49394

In tema di vendita di prodotti industriali con segni mendaci di cui all’art. 517 c.p. la presentazione della merce alla dogana per l’operazione di sdoganamento non costituisce atto di messa in circolazione dei prodotti per tale dovendosi intendere ogni atto diffusivo della merce e quindi non integra l’elemento oggettivo del reato. Cass. pen. sez. III 2 luglio 2001 n. 26754

In tema di tutela penale dei prodotti dell’industria e del commercio integra l’elemento soggettivo del reato previsto dall’art. 4 comma 49 della legge 24 dicembre 2003 n. 350 in relazione all’art. 517 cod. pen. la consapevolezza dell’importazione per la commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza o di origine. (Nella fattispecie l’imputato aveva importato prodotti dalla Romania che presentavano la stampigliatura “Made in Italy”). Cass. pen. sez. III 9 ottobre 2018 n. 45271

L’elemento soggettivo del reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci richiede trattandosi di dolo generico la consapevolezza della natura mendace ed ingannevole del segno utilizzato. (In motivazione la Corte ha precisato che tale consapevolezza va accertata anche nei confronti di soggetto che ponendo in essere il commercio dei prodotti in questione abbia competenze specifiche nel relativo settore). Cass. pen. sez. III 13 dicembre 2011 n. 46198

In tema di vendita di prodotti industriali con segni mendaci è configurabile il tentativo del reato di cui all’art. 517 cod. pen. qualora l’attività di messa in circolazione dei prodotti contraffatti sia preceduta da una serie di attifi nalisticamente orientati al conseguimento del risultato offensivo e pervenuti ad uno stadio di evoluzione dell’”iter criminis” tale da fare ritenere probabile che detto risultato sia effettivamente raggiunto. (Fattispecie relativa alla detenzione in prossimità del punto di uscita dei clienti di un supermercato di due borsoni contenenti profumi simili nel nome nel colore della confezione esterna nella forma e nel colore della boccetta e del tappo ad un noto profumo in commercio). Cass. pen. sez. III 21 marzo 2017 n. 13646

In tema di vendita di prodotti industriali con segni mendaci è configurabile il tentativo del reato di cui all’art. 517 c.p. (nella specie ravvisabile nel rinvenimento di un punzone metallico utilizzato per la produzione di merce con marchio ingannevole) in quanto il fatto stesso della disponibilità di un punzone può costituire attività idonea diretta in modo non equivoco a produrre e mettere in circolazione merce con tale marchio. Cass. pen. sez. III 15 gennaio 2008 n. 2003

In tema di elemento oggettivo del delitto di vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.) la condotta di messa in vendita o di messa in circolazione si verifica quando il prodotto esce dalla sfera di custodia del fabbricante per un qualsiasi scopo che non escluda la possibilità di circolazione. (Nel caso di specie i prodotti recanti segni mendaci erano detenuti nel deposito di un centro commerciale in attesa della loro distribuzione finale nei punti vendita). Cass. pen. sez. III 20 aprile 2005 n. 14644

Con l’art. 4 comma quarantanovesimo della legge 24 dicembre 2003 n. 350 il legislatore ha inteso unicamente risolvere il contrasto interpretativo esistente in ordine al momento consumativo del reato di vendita di prodotti con segni mendaci di cui all’art. 517 c.p. precisando che esso si perfeziona sin dal momento della presentazione dei prodotti e delle merci in dogana ma non ha in alcun modo inteso estendere anche la portata precettiva della disposizione citata. Cass. pen. sez. III 2 febbraio 2005 n. 3352

In tema di vendita di prodotti industriali con segni mendaci per quanto riguarda i prodotti agroalimentari la disciplina dettata dall’art. 4 comma 49 della L. 24 dicembre 2003 n. 350 (tutela del made in Italy) deve essere interpretata nel senso che l’origine degli stessi è definita dalla loro derivazione geografica ed indipendentemente dalla localizzazione delle fasi di lavorazione esclusivamente per i prodotti recanti marchio DOP (denominazione di origine protetta) ovvero IGP (indicazione geografica protetta) attributivi di una garanzia di tipicità e di qualità mentre per tutti gli altri prodotti agroalimentari «generici» perchè sprovvisti di detti marchi per stabilirne l’origine deve farsi riferimento ai criteri dettati dagli artt. 23 e 24 del codice doganale europeo (Reg. CEE 12 ottobre 1992 n. 2913). Cass. pen. sez. III 12 luglio 2007 n. 27250

Deve essere esclusa la configurabilità del reato di cui all’art. 4 comma 49 della L. 24 dicembre 2003 n. 350(tutela del made in Italy) nel caso in cui i prodotti agroalimentari o vegetali commercializzati come prodotti in Italia in quanto recanti la stampigliatura made in Italy abbiano subito in Italia un processo di lavorazione o di trasformazione «sostanziale» pur provenendo dall’estero in tutto od in parte la materia prima utilizzata per produrli. (Nella specie si trattava di macedonia di frutta in cui una modesta percentuale del prodotto era di provenienza estera nonchè di prugne allo sciroppo raccolte interamente all’estero; la Corte nell’enunciare il predetto principio ha precisato che ai fini della citata disposizione di legge se normalmente per i prodotti agroalimentari per «paese di origine» deve intendersi quello in cui i prodotti sono stati raccolti ovvero quello dove la merce è stata interamente ed esclusivamente ottenuta dai prodotti ivi raccolti o dai loro derivati nel caso in cui si tratti di prodotti non commercializzati così come prodotti ovvero non ottenuti interamente ed esclusivamente da prodotti raccolti in un determinato paese o dai loro derivati il criterio per determinarne l’origine è quello ssato dall’art. 24 del codice doganale europeo che lo individua in quello ove è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale). Cass. pen. sez. III 12 luglio 2007 n. 27250

Il reato di cui all’art. 517 c.p. punisce la commercializzazione di prodotti industriali (oltre che di opere dell’ingegno) recanti marchi o segni distintivi fallaci ossia atti a trarre in inganno sulla origine provenienza o qualità del prodotto ed ha carattere sussidiario rispetto al reato introdotto dall’art. 4 comma quarantanove della legge n. 350 del 2003 (legge finanziaria 2004) che ha un’estensione più ampia sia sotto il profilo dell’oggetto materiale del reato che in relazione alla condotta in quanto punisce la commercializzazione di prodotti industriali agricoli o alimentari i quali abbiano un’indicazione di origine o di provenienza falsa ossia non corrispondente alla realtà ovvero fallace ossia atta a trarre in inganno e questo anche se le indicazioni consistano in segni distintivi emblemi o denominazioni non registrati né riconosciuti giuridicamente. Cass. pen. sez. III 14 aprile 2005 n. 13712

In tema di tutela penale dei prodotti dell’industria e del commercio commette il reato di cui all’art. 4 comma quarantanove della legge n. 350 del 2003 (legge finanziaria 2004) chiunque commercializza prodotti industriali agricoli o alimentari recanti l’indicazione di origine o di provenienza falsa ossia non corrispondente alla realtà ovvero fallace ossia atta a trarre in inganno a prescindere dal fatto che le indicazioni consistano in segni distintivi emblemi o denominazioni registrati o riconosciuti giuridicamente. (Nel caso di specie la Corte ha ritenuto non integrata la fattispecie di cui trattasi nella condotta di commercializzazione da parte di una società italiana di prodotti tessili recanti l’indicazione della società italiana produttrice – ma fabbricati in Cina a seguito di delocalizzazione del processo produttivo posta in essere dalla società per l’irrilevanza della mancata indicazione del luogo estero della loro fabbricazione in quanto i prodotti tessili non vengono identificati in base all’origine geografica ossia all’ambiente territoriale ove il processo produttivo si svolge ma la loro qualità viene assicurata dalla materia prima e dalla tecnica produttiva usate riconducibili alla società produttrice). Cass. pen. sez. III 14 aprile 2005 n. 13712

L’art. 517 c.p. nel prevedere come condotta penalmente rilevante accanto a quella del porre in vendita anche quella del porre «altrimenti in circolazione» opere dell’ingegno o prodotti industriali con segni mendaci si differenzia dal precedente art. 516 c.p. nella parte in cui questo prevede come condotta alternativa a quella del porre in vendita quella del mettere «altrimenti in commercio» le sostanze alimentari cui esso si riferisce nel senso che con la prima delle suddette espressioni deve intendersi qualsiasi attività diretta a far uscire a qualsiasi titolo la res dalla sfera giuridica e di custodia del mero detentore ivi comprese quindi anche le operazioni di immagazzinamento in vista della successiva distribuzione e circolazione della merce destinata alla vendita rimanendo escluse soltanto ipotesi marginali di mera detenzione non ricollegabile alla distribuzione o all’immagazzinamento per la cui individuazione deve riconoscersi particolare funzione selettiva all’elemento psicologico. (Nella specie in applicazione di tali principi è stato ritenuto che rientrasse nelle previsioni di cui all’art. 517 c.p. la condotta costituita dalla detenzione in magazzino in vista della successiva distribuzione per il commercio di prodotti di profumeria recanti denominazioni e segni distintivi suscettibili di creare confusione con altri prodotti similari di larga diffusione). Cass. pen. sez. III 5 marzo 2003 n. 9979

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