(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri

Articolo 495 - Codice Penale

(1) (2) Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona è punito con la reclusione da uno a sei anni.
La reclusione non è inferiore a due anni:
1) se si tratta di dichiarazioni in atti dello stato civile (483, 567);
2) se la falsa dichiarazione sulla propria identità, sul proprio stato (567) o sulle proprie qualità personali è resa all’autorità giudiziaria da un imputato o da una persona sottoposta ad indagini, ovvero se, per effetto della falsa dichiarazione, nel casellario giudiziale (686 c.p.p.) una decisione penale viene iscritta sotto falso nome.

Articolo 495 - Codice Penale

(1) (2) Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona è punito con la reclusione da uno a sei anni.
La reclusione non è inferiore a due anni:
1) se si tratta di dichiarazioni in atti dello stato civile (483, 567);
2) se la falsa dichiarazione sulla propria identità, sul proprio stato (567) o sulle proprie qualità personali è resa all’autorità giudiziaria da un imputato o da una persona sottoposta ad indagini, ovvero se, per effetto della falsa dichiarazione, nel casellario giudiziale (686 c.p.p.) una decisione penale viene iscritta sotto falso nome.

Note

(1) Questo articolo è stato così sostituito dall’art. 1, comma 1, lett. b ter), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.
(2) Si veda l’art. 25 della L. 21 novembre 1967, n. 1185, recante norme sui passaporti.

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Integra il reato di falsa attestazione o dichiarazione ad un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri la condotta di colui che rende molteplici dichiarazioni, tutte fra loro diverse, in merito alle proprie generalità non rilevando, a tal fine, il fatto che non sia stato possibile accertare le vere generalità del soggetto e che questi, in una sola delle molteplici occasioni, possa, eventualmente, avere detto il vero. Cass. pen. sez. V 4 agosto 2020 n. 23556

La condotta del privato che attesti falsamente al pubblico ufficiale l’identità del coniuge nell’atto di matrimonio, vertendo sull’accertamento delle qualità personali del dichiarante (l’identità della sposa), integra il delitto di cui all’art. 495, comma secondo, n. 1) cod. pen., con esclusione sia di quello previsto dall’art. 483 cod. pen., che ricorre quando la falsa attestazione abbia ad oggetto “fatti”, sia di quello previsto dall’art. 496 cod. pen., configurabile solo in via residuale quando la falsità non abbia alcuna attinenza, neppure indiretta, con la formazione dell’atto pubblico. Cass. pen. sez. V 28 gennaio 2019 n. 4054

Integra il delitto di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale di cui all’art. 495 cod. pen. la condotta di colui che declini generalità false al “controllore” di un’azienda di trasporto urbano in quanto le dichiarazioni del privato sono destinate ad incidere direttamente sulla formazione dell’atto pubblico costituito dal verbale di accertamento dell’infrazione. (In motivazione la Corte ha precisato che il “controllore” riveste la qualità di pubblico ufficiale in ragione dell’attribuzione di poteri autoritativi e certificativi individuati nelle funzioni di accertamento dell’infrazione di identificazione personale dell’autore della violazione e di redazione del relativo verbale di accertamento attribuiti dalle norme di legge regionale e nazionale). Cass. pen. sez. V 6 giugno 2018 n. 25649

In tema di reati contro la fede pubblica costituiscono generalità ufficiali di identificazione da parte dell’ordinamento italiano quella che il soggetto extracomunitario dichiara all’atto della richiesta di asilo politico in relazione alle quali gli sia stato rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari con la conseguenza che successive diverse declinazioni delle proprie generalità integrano il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità. Cass. pen. sez. V 25 luglio 2017 n. 36904

Integra il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un P.U. sulla identità o su qualità personali proprie o di altri (art. 495 cod. pen.) la condotta di colui che rende molteplici dichiarazioni tutte fra loro diverse in ordine alle proprie generalità non rilevando a tal fine il fatto che non sia stato possibile accertare le vere generalità del dichiarante e che questi in una sola delle molteplici occasioni possa eventualmente avere detto il vero. Cass. pen. sez. V 15 giugno 2017 n. 29874

Integra il reato di cui all’art. 495 cod. pen. – e non quello di falsità ideologica determinata dall’altrui inganno – la condotta di chi dichiari ad un notaio la propria falsa qualità di erede (basata su testamenti ologra apocri) poichè con il rogito non viene attestata l’effettività delle qualità personali dichiarate dalla parte bensì solo la sua identità e le dichiarazioni svolte. Cass. pen. sez. V 25 gennaio 2017 n. 3832

Integra il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri (art. 495 cod. pen.) nella formulazione antecedente alle modiche introdotte dalla L. 24 luglio 2008 n. 125 la condotta di chi dichiari un falso nome nel corso di una perquisizione essendo tale dichiarazione destinata ad essere trasfusa in un atto pubblico. Cass. pen. sez. V 5 settembre 2016 n. 36834

Integra il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un P.U. sulla identità o su qualità personali proprie o di altri (art. 495 cod. pen.) la condotta di colui che rende molteplici dichiarazioni tutte fra loro diverse in ordine alle proprie generalità non rilevando a tal fine il fatto che non sia stato possibile accertare le vere generalità del dichiarante e che questi in una sola delle molteplici occasioni possa eventualmente avere detto il vero. Cass. pen. sez. V 19 febbraio 2015 n. 7712

Integra il reato di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale di cui all’art. 495 cod. pen. la condotta di chi fornisce false generalità alla polizia ferroviaria all’atto della redazione di un verbale di identificazione in quanto tali dichiarazioni diventano parte integrante del predetto verbale che costituisce atto pubblico. Cass. pen. sez. V 5 febbraio 2015 n. 5622

In tema di falsità personali la nozione di “altra qualità della propria o altrui persona” cui si riferisce la norma dell’art. 495 cod. pen. comprende soltanto le indicazioni che concorrono a stabilire le condizioni della persona ad individuare il soggetto e a consentire la sua identificazione. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto che la falsa affermazione di essere proprietario di un immobile non integra la condotta del delitto previsto dall’art. 495 cod. pen.). Cass. pen. sez. IV 12 luglio 2013 n. 30192

In tema di false attestazioni di generalità una volta che l’indicazione di generalità false risulti accertata quanto meno per taluna delle occasioni oggetto di contestazione l’incertezza sul “tempus commissi delicti” rileva solo ai fini della prescrizione del reato. Cass. pen. sez. V 16 marzo 2011 n. 10938

Integra il delitto previsto dall’art. 495 c.p. la presentazione di dichiarazione sostitutiva di certificazione antimafia ai sensi dell’art. 46 D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445 attestante falsamente l’insussistenza in capo al dichiarante di cause di divieto di decadenza o di sospensione relative alle iscrizioni indicate nell’art. 10 L. 31 maggio 1965 n. 575. Cass. pen. sez. V 11 giugno 2010 n. 22603

È configurabile il reato di cui all’art. 495 c.p. nella condotta di chi in sede di formazione di un atto pubblico di compravendita immobiliare attesti falsamente al notaio rogante di essere coniugato in regime di separazione dei beni nulla rilevando sotto il profilo psicologico l’eventuale errore dell’agente circa la disciplina civilistica di riferimento trattandosi di errore di diritto da considerare incidente su di un elemento normativo della fattispecie penale. Cass. pen. sez. V 31 maggio 2004 n. 24699

In tema di falsa dichiarazione o attestazione circa l’identità o qualità propria della persona destinata ad essere riportata in un atto pubblico va esclusa la sussistenza del reato di cui all’art. 495 c.p. nei suoi proli materiali quando il mendacio riguardi una qualità della persona del tutto ininfluente rispetto alle finalità per le quali l’atto pubblico deve essere redatto di talché non rileva la falsa giustificazione fornita per motivare l’esercizio di una facoltà che la legge riconosce indiscriminatamente all’interessato. (Fattispecie nella quale l’agente nell’esercitare la facoltà di non sottoscrivere un processo verbale relativo alla contestazione di violazioni del codice della strada aveva dichiarato ai militari procedenti di «non essere in grado di apporre la firma» sull’atto). Cass. pen. sez. V 22 luglio 2003 n. 30809

I cartellini segnaletici – redatti dagli organi di polizia nel corso dell’attività destinata a raccogliere le generalità degli stranieri sottoposti al loro controllo – costituiscono atti pubblici in quanto formati nell’esercizio di un potere autoritativo conferito dalla legge. Ne consegue che le dichiarazioni mendaci rese al pubblico ufficiale integrano gli estremi del reato di cui all’art. 495 c.p. Cass. pen. sez. VI 22 ottobre 2001 n. 37868

In tema di prova un fatto costituente reato non può ritenersi insussistente allorquando benché sia incerta la data della sua commissione ne sia però sicura ed indiscussa la perpetrazione. Invero il “tempus commissi delicti” una volta che sia certa la consumazione del reato può rilevare solo ai fini della prescrizione dello stesso. (Nella fattispecie la Cassazione su ricorso del P.M. ha annullato con rinvio la sentenza del giudice di merito che in tema di false attestazioni di generalità avendo l’imputato in due diverse occasioni declinato differenti generalità lo aveva assolto con la formula della insussistenza del fatto sul rilievo che rimaste ignote le sue reali generalità non era possibile stabilire quando e se ne avesse fornito di false. La Corte nell’enunciare il principio di cui sopra ha osservato che indubbiamente l’imputato almeno una volta aveva fornito false generalità). Cass. pen. sez. V 1 febbraio 2000 n. 1074

Integra il reato di cui all’art. 495 cod. pen. la condotta di colui che privo di documenti di identificazione fornisca ai carabinieri nel corso di un controllo stradale false dichiarazioni sulla propria identità considerato che dette dichiarazioni – in assenza di altri mezzi di identificazione – rivestono carattere di attestazione preordinata a garantire al pubblico ufficiale le proprie qualità personali e quindi ove mendaci ad integrare la falsa attestazione che costituisce l’elemento distintivo del reato di cui all’art. 495 cod. pen. nel testo modificato dalla legge n. 125 del 2008 rispetto all’ipotesi di reato di cui all’art. 496 cod. pen. Cass. pen. sez. V 18 febbraio 2015 n. 7286

Il reato di falsa attestazione di qualità personali (art. 495 c.p.) resta assorbito nella ipotesi delittuosa di indebita percezione di erogazioni pubbliche in danno dello Stato quando esso integri un elemento essenziale per la configurazione di quest’ultima e ne costituisca la modalità tipica di consumazione. (Fattispecie in cui l’imputato straniero aveva presentato falsa dichiarazione sostitutiva di certificazione in cui attestava l’inesistente possesso della cittadinanza italiana al fine di ottenere l’erogazione del contributo assistenziale del ” bonus bebè”). Cass. pen. sez. VI 14 novembre 2012 n. 44230

Integra il reato di cui all’art. 495 cod. pen. la condotta di colui che privo di documenti di identificazione fornisca ai carabinieri nel corso di un controllo stradale false dichiarazioni sulla propria identità considerato che dette dichiarazioni – in assenza di altri mezzi di identificazione – rivestono carattere di attestazione preordinata a garantire al pubblico ufficiale le proprie qualità personali e quindi ove false ad integrare la falsa attestazione che costituisce l’elemento distintivo del reato di cui all’art. 495 nel testo modificato dalla legge n. 125 del 2008 rispetto all’ipotesi di reato di cui all’art. 496 cod. pen.. Cass. pen. sez. V 27 gennaio 2011 n. 3042

Integra il reato di cui all’art. 496 c.p. (false dichiarazioni sull’identità o su qualità personali proprie o di altri) – e non quello di cui all’art. 495 c.p. (falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri) la condotta di colui che dichiari falsamente in sede di dichiarazione sostitutiva di atto notorio presentata al fine di conseguire il passaporto di non avere precedenti penali in quanto in tal caso la dichiarazione del privato ancorché preordinata ad ottenere una autorizzazione amministrativa non è destinata ad incidere direttamente o indirettamente anche sulla formazione di un atto pubblico. Cass. pen. sez. V 11 settembre 2009 n. 35447

È configurabile il reato di cui all’art. 405 c.p. e non l’illecito attualmente depenalizzato previsto dall’art. 25 della legge 21 novembre 1967 n. 1185 nel caso di falsa attestazione circa l’assenza di precedenti penali contenuta nell’autocertificazione prodotta a corredo della richiesta di rinnovo del passaporto. Cass. pen. sez. V 29 gennaio 2008 n. 4415

La mancata indicazione nell’apposito modulo di richiesta del passaporto dell’esistenza di precedenti penali dà luogo alla configurabilità del reato di cui all’art. 495 ultimo comma c.p. trattandosi di implicita falsa attestazione inerente ad una qualità personale del dichiarante con esclusione quindi tanto del reato di cui all’art. 483 c.p.(poiché la falsa attestazione non ha per oggetto «fatti») quanto di quello di cui all’art. 496 c.p. configurabile solo in via residuale quando la falsità non abbia alcuna attinenza né diretta né indiretta con la formazione di un atto pubblico inteso in senso lato. Cass. pen. sez. V 29 gennaio 2008 n. 4420

Integra il reato di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale previsto dall’art. 495 c.p. e non il reato di false dichiarazioni sulla propria identità di cui all’art. 496 c.p. la condotta di chi fornisce false generalità alla polizia giudiziaria all’atto della redazione di un verbale di identificazione in quanto tali dichiarazioni diventano parte integrante del predetto verbale e del cartellino fotosegnaletico. Cass. pen. sez. I 23 novembre 2007 n. 43718

Non risponde del reato di calunnia ma esclusivamente del reato previsto dall’art. 495 comma terzo n. 2 c.p. il soggetto che nell’ambito di un procedimento penale a suo carico dichiari all’autorità giudiziaria false generalità corrispondenti a quelle di una persona effettivamente esistente. Cass. pen. sez. VI 4 luglio 2005 n. 24572

Integra il reato di cui all’art. 483 c.p.(falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e non il diverso reato di cui all’art. 479 c.p.) la condotta consistita in una dichiarazione di vendita al pubblico registro automobilistico con indicazioni non veritiere in ordine all’acquirente in quanto detta condotta si traduce nell’attestare falsamente al pubblico ufficiale in un atto pubblico fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità. Cass. pen. sez. V 4 aprile 2005 n. 12447

L’esercizio abusivo della professione legale non implica necessariamente la spendita al cospetto del giudice o di altro pubblico ufficiale della qualità indebitamente assunta per cui il reato si perfeziona per il solo fatto che l’agente curi pratiche legali dei clienti e predisponga ricorsi anche senza comparire in udienza qualificandosi come avvocato. Ne deriva che quando quest’ultima condotta si accompagni alla prima viene leso anche il bene giuridico della fede pubblica tutelato dall’art. 495 c.p. e si configura il concorso di tale reato con quello di cui all’art. 348. Cass. pen. sez. II 22 aprile 2004 n. 18898

In tema di falsità personale deve ritenersi punibile ai sensi dell’art. 495 c.p. (falsa attestazione o dichiarazione ad un pubblico ufficiale sull’identità o su qualità personali proprie o di altri) e non dell’art. 374 bis c.p. (false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria) la condotta di chi allo scopo di essere annesso a colloquio con un detenuto dichiari falsamente di essere legato a quest’ultimo da un rapporto di convivenza. (La Corte nell’affermare il principio ha precisato che la tutela penale della fede pubblica deve intendersi estesa oltre che ai connotati della persona che valgono in ogni caso ad integrare la sua identità o il suo status anche ad ogni altro aspetto cui una particolare norma colleghi effetti giuridici). Cass. pen. sez. V 12 marzo 2002 n. 10123

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