(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di un servizio pubblico

Articolo 493 - Codice Penale

Le disposizioni degli articoli precedenti sulle falsità commesse da pubblici ufficiali si applicano altresì agli impiegati dello Stato, o di un altro ente pubblico, incaricati di un pubblico servizio (358) relativamente agli atti che essi redigono nell’esercizio delle loro attribuzioni.

Articolo 493 - Codice Penale

Le disposizioni degli articoli precedenti sulle falsità commesse da pubblici ufficiali si applicano altresì agli impiegati dello Stato, o di un altro ente pubblico, incaricati di un pubblico servizio (358) relativamente agli atti che essi redigono nell’esercizio delle loro attribuzioni.

Note

Tabella procedurale

Massime

Il reato di falso in atti pubblici commesso da pubblici impiegati incaricati di pubblico servizio (art. 493 c.p.) in quanto basato sul presupposto che trattisi di atti redatti nell’esercizio delle attribuzioni proprie dei soggetti responsabili non può essere configurato con riguardo alle firme apposte sui fogli di presenza da dipendenti di un’azienda municipalizzata in quanto costoro – a prescindere dalla mancanza in essi della necessaria qualificazione soggettiva – con l’apposizione di dette firme non redigono comunque atti connessi alle loro mansioni ma assolvono soltanto all’onere loro imposto di provare l’adempimento del sinallagma contrattuale. Cass. pen. sez. V 31 gennaio 2001 n. 3901

In tema di falso è al di fuori del paradigma dell’art. 479 c.p. l’ipotesi di falsificazione da parte di pubblici ufficiali o – per l’estensione di cui all’art. 493 c.p. – di impiegati incaricati di un pubblico servizio del contenuto di atti che in quanto non siano esternazione delle competenze funzionali dei soggetti che li hanno formati non possono considerarsi emessi «nell’esercizio delle loro attribuzioni» come esplicitamente richiesto dalla norma incriminatrice. Cass. pen. sez. I 6 settembre 1990 n. 12254

La disposizione dell’art. 493 c.p. non dilata l’area degli atti pubblici (sono tali solo quelli formati nell’esercizio di una pubblica funzione) ma equipara quelli redatti da pubblici impiegati incaricati di un pubblico servizio agli atti pubblici estendendo ai primi la tutela penale predisposta per i secondi. Cass. pen. sez. V 11 luglio 1983 n. 6436

Ai fini dell’art. 493 c.p. i dipendenti del comune addetti al servizio della nettezza urbana rivestono la qualità di pubblici impiegati incaricati di un servizio pubblico; alle attestazioni di presenza da essi redatte sui moduli predisposti dal comune si applicano pertanto le disposizioni sulle falsità commesse da pubblici ufciali. Cass. pen. sez. V 11 maggio 1983 n. 4284

Con la raccolta della firma di ricevuta del destinatario sull’apposito modulo il portalettere attesta univocamente seppure implicitamente di aver consegnato personalmente al medesimo la raccomandata. Pertanto in caso di mancata consegna il portalettere che apponga sul registro la firma apocrifa del destinatario fa apparire contrariamente al vero come avvenuta la consegna e commette quindi falsità ideologica ai sensi degli artt. 477 476 493 c.p. a nulla rilevando la mancanza della sua firma sul registro. Cass. pen. sez. V 5 ottobre 1982 n. 8603

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