(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Soppressione, distruzione e occultamento di atti veri

Articolo 490 - Codice Penale

Chiunque, in tutto o in parte, distrugge, sopprime od occulta un atto pubblico vero o, al fine di recare a sè o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, distrugge, sopprime od occulta un testamento olografo, una cambiale o un altro titolo di credito trasmissibile per girata o al portatore veri, soggiace rispettivamente alle pene stabilite negli articoli 476, 477 e 482, secondo le distinzioni in essi contenute (1).
[Si applica la disposizione del capoverso dell’articolo precedente (491)] (2).

Articolo 490 - Codice Penale

Chiunque, in tutto o in parte, distrugge, sopprime od occulta un atto pubblico vero o, al fine di recare a sè o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, distrugge, sopprime od occulta un testamento olografo, una cambiale o un altro titolo di credito trasmissibile per girata o al portatore veri, soggiace rispettivamente alle pene stabilite negli articoli 476, 477 e 482, secondo le distinzioni in essi contenute (1).
[Si applica la disposizione del capoverso dell’articolo precedente (491)] (2).

Note

(1) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. c), n. 1), del D.L.vo 15 gennaio 2016, n. 7.
(2) Questo comma è stato abrogato dall’art. 2, comma 1, lett. c), n. 2), del D.L.vo 15 gennaio 2016, n. 7.

Tabella procedurale

Massime

Costituisce atto pubblico il registro di passaggio di un ufficio pubblico trattandosi di atto interno preordinato all’esercizio di una pubblica funzione attinente all’esigenza di documentare l’attività del personale addetto a ricevere gli atti con la conseguenza che integra il delitto di falso per soppressione la condotta del pubblico ufficiale che abbia occultato o distrutto detto registro. Cass. pen. sez. V 31 marzo 2017 n. 16208

Integra il delitto di falso per soppressione di certificati commesso da privato (art. 477 482 e 490 c.p.) la condotta di colui che disponendo di animali bovini regolarmente muniti di marchio identificativo auricolare e del corrispondente passaporto cartaceo – attestante l’avvenuta sottoposizione ai prescritti controlli sanitari -abbini abusivamente tali documenti ad altri animali destinati alla macellazione ed al successivo impiego alimentare non sottoposti ai summenzionati controlli. Cass. pen. sez. V 19 aprile 2013 n. 17979

Integra il delitto di falso in atto pubblico per soppressione (art. 490 c.p.) la distruzione di riproduzioni fotografiche – nella specie di rilievo dello stato dei luoghi e di verifica di prosecuzione dei lavori – eseguite da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni e che documentino i risultati di un accertamento compiuto dal p.u. redigente o comunque abbiano una propria distinta e autonoma efficacia giuridica che sono atti pubblici ancorché destinate ad essere allegate con autonoma capacità probatoria e dimostrativa alla informativa di reato. Cass. pen. sez. V 19 dicembre 2006 n. 41552

Integra gli estremi del delitto di cui all’art. 490 c.p. (soppressione distruzione e occultamento di atti veri) la condotta del pubblico ufficiale che custodisca un atto giuridicamente rilevante in modo tale da renderlo sia pure temporaneamente irreperibile. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha confermato la decisione con cui il giudice di merito ha ritenuto integrata la fattispecie di cui all’art. 490 c.p. nella condotta del Sindaco che ricevuta in tale qualità una missiva che gli comunicava l’esistenza di una dichiarazione di fallimento a suo carico la protocollava personalmente impedendo all’impiegato addetto al protocollo ed al segretario comunale di prenderne visione per poi consegnarla solo successivamente a quest’ultimo in modo da rendere nota la causa di ineleggibilità conseguente a detta sentenza di fallimento quando essa non poteva essere più dichiarata essendo decorso il termine quinquennale ex art. 1 L. n. 15 del 1992). Cass. pen. sez. V 20 marzo 2006 n. 9611

È configurabile il reato di falso per occultamento di atto pubblico nella condotta del primario ospedaliero il quale sottragga dagli atti dell’ente ospedaliero occultandola quindi nella propria abitazione una cartella clinica relativa al ricovero di un paziente sia pure al dichiarato (e realizzato) scopo di sostituirla con un’altra contenente una più precisa ed accurata descrizione dell’intervento chirurgico subito durante il ricovero dal medesimo paziente. Cass. pen. sez. V 14 dicembre 2004 n. 48086

Ai fini della sussistenza del reato di falso per soppressione di cui all’art. 490 c.p. non è rilevante la qualificazione dell’atto in quanto la norma in questione riguarda sia atti pubblici che scritture private con la sola condizione che si tratti di atti veri. Dunque integra gli estremi del reato in questione anche la condotta di soppressione di una scrittura privata intendendosi per tale qualsiasi documento redatto senza l’assistenza del pubblico ufficiale nel quale sia racchiusa una dichiarazione di volontà o di scienza avente rilevanza giuridica cioè riguardante qualsiasi circostanza idonea a spiegare effetti nell’ambito di un rapporto giuridico. (Nel caso di specie la S.C. ha qualificato come scrittura privata una domanda di ferie di un pubblico dipendente con riferimento però al periodo di tempo precedente al deposito ed alla registrazione e non anche a quello successivo all’apposizione sullo stesso documento del «nulla osta» del segretario comunale e del provvedimento del sindaco che in quanto atti amministrativi per oggetto contenuto e provenienza da pubblico ufficiale erano tali da conferire all’intero documento carattere di atto pubblico). Cass. pen. sez. VI 22 gennaio 2003 n. 22522

Integra l’elemento materiale del reato di occultamento di atto vero la condotta del pubblico ufficiale che ometta di protocollare un documento dal momento che l’agente in tal modo ha reso fisicamente inesistente l’atto stesso sottraendolo alla conoscenza del destinatario né l’eventuale reperimento del documento quando le indagini di polizia giudiziaria siano state avviate vale ad escludere o neutralizzare l’avvenuto occultamento rappresentando un post factum irrilevante. Cass. pen. sez. V 10 agosto 2000 n. 8989

In tema di falso per soppressione dalla formulazione della norma di cui all’art. 490 c.p. si ricava che il legislatore con i termini alternativi “distrugge” “sopprime” “occulta” ha voluto indicare diverse modalità di un’azione di sottrazione la quale per sua natura si consuma nel momento nel quale viene posta in essere togliendo il documento dalla disponibilità della pubblica amministrazione: in tale senso l’espressione “occulta” va intesa nel significato di prendere e collocare l’atto in luogo ignoto all’avente diritto e non invece in quello di mantenere nascosto lo stesso. Ne consegue il carattere istantaneo del reato anche qualora venga realizzato tramite occultamento. Cass. pen. sez. V 16 marzo 2000 n. 3404

Integra l’elemento soggettivo del delitto di soppressione distruzione e occultamento di atti veri (art. 490 c.p. ) la consapevolezza che la condotta nella specie taglio della parte superiore in cui sia indicata la data di alcune bolle di accompagnamento utilizzate successivamente in giudizio per ottenere il pagamento delle relative forniture impedisce all’atto di adempiere alla funzione di prova con la specifica intenzione nel caso in cui l’atto sia una scrittura privata di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno che può consistere in un vantaggio qualsiasi di natura economica o anche soltanto morale e persino legittimo e giuridicamente lecito sicchè non è affatto necessaria a tal ne la prova di un profitto ingiusto. Cass. pen. sez. V 24 luglio 2008 n. 31061

Ai fini della configurabilità dell’elemento soggettivo del delitto di cui all’art. 490 c.p. (soppressione distruzione e occultamento di atti veri) è necessaria la consapevolezza di frustrare la funzione probatoria dell’atto distrutto occultato o soppresso. Ne deriva che difetta detta consapevolezza allorché l’agente – risentitosi per ostacoli burocratici al rinnovo del proprio passaporto – reagisca in modo plateale recuperando immediatamente il passaporto e quindi revocando la richiesta di rinnovo strappandolo in alcune parti nell’evidente convinzione di poter disporre liberamente del documento una volta rientratone in possesso negandogli quale esclusivo dominus la funzione probatoria condizionata al rinnovo di validità. Cass. pen. sez. V 21 luglio 2004 n. 31742

Integra gli estremi del reato di cui all’art. 490 cod. pen. in relazione agli artt. 477 e 482 dello stesso codice la condotta di distruzione soppressione od occultamento delle targhe di un autoveicolo poiché queste costituiscono certificazioni amministrative trattandosi di documenti che attestano la immatricolazione e l’iscrizione al pubblico registro automobilistico. (Fattispecie relativa all’occultamento della targa di una vettura mediante terriccio in cui la S.C. ha escluso l’applicabilità della contravvenzione di cui all’art. 102 Cod. Strad. riservata alle ipotesi in cui l’occultamento della targa sia stato determinato da fattori occasionali). Cass. pen. sez. V 16 marzo 2015 n. 11072

Sono configurabili e concorrono tra loro i reati di contraffazione di sostanze alimentari (art. 440 c.p.) commercio di sostanze alimentari nocive (art. 444 c.p.) e falso per soppressione di certificati commesso da privato (artt. 477 482 e 490 c.p.) nella condotta di chi disponendo di animali bovini regolarmente muniti di marchio identificativo auricolare e del corrispondente «passaporto» cartaceo attestanti l’avvenuta sottoposizione ai prescritti controlli sanitari asporti il suddetto marchio per applicarlo abbinandolo al relativo «passaporto» ad altri animali destinati alla macellazione ed al successivo impiego alimentare non sottoposti ai summenzionati controlli. Cass. pen. sez. I 4 maggio 2004 n. 20999

Non può ritenersi assorbito nel delitto di riciclaggio il delitto di falso per soppressione della targa e della carta di circolazione di un’autovettura (art. 490 c.p.) perché il fatto costituente tale reato non è contemplato tra gli estremi del reato di cui all’art. 648 bis c.p. giacchè ai fini della configurazione del reato complesso (art. 84 c.p.) è necessario che una norma di legge operi la fusione in unica figura criminosa di fatti costituenti reati autonomi. Cass. pen. sez. II 12 dicembre 2003 n. 47684

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