(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Reato supposto erroneamente e reato impossibile

Articolo 49 - Codice Penale

Non è punibile chi commette un fatto non costituente reato, nella supposizione erronea che esso costituisca reato.
La punibilità è altresì esclusa quando, per la inidoneità dell’azione o per l’inesistenza dell’oggetto di essa, è impossibile l’evento dannoso o pericoloso (56).
Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se concorrono nel fatto gli elementi costitutivi di un reato diverso, si applica la pena stabilita per il reato effettivamente commesso.
Nel caso indicato nel primo capoverso il giudice può ordinare che l’imputato prosciolto sia sottoposto a misura di sicurezza (229).

Articolo 49 - Codice Penale

Non è punibile chi commette un fatto non costituente reato, nella supposizione erronea che esso costituisca reato.
La punibilità è altresì esclusa quando, per la inidoneità dell’azione o per l’inesistenza dell’oggetto di essa, è impossibile l’evento dannoso o pericoloso (56).
Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se concorrono nel fatto gli elementi costitutivi di un reato diverso, si applica la pena stabilita per il reato effettivamente commesso.
Nel caso indicato nel primo capoverso il giudice può ordinare che l’imputato prosciolto sia sottoposto a misura di sicurezza (229).

Note

Tabella procedurale

Massime

In tema di falso nummario, la grossolanità della contraffazione che dà luogo al reato impossibile attiene alla materialità della condotta di alterazione della moneta, da chiunque percepibile, e non alle modalità di utilizzo della stessa. (In applicazione del principio la Corte ha escluso la sussistenza del reato con riguardo all’inserimento in una “slot machine” di banconote grossolanamente contraffatte mediante un rudimentale assemblaggio con nastro adesivo di una parte autentica ad una copia, ritenendo che la radicale insussistenza della possibilità di lesione della fede pubblica non venga meno quando il controllo sia affidato ad una macchina piuttosto che ad un uomo). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 16952 del 4 giugno 2020 (Cass. pen. n. 16952/2020)

In tema di reati tributari, i principi giurisprudenziali in materia di falso innocuo o grossolano non trovano applicazione in relazione alla fattispecie di dichiarazione infedele di cui all’art. 4 del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, in quanto l’indicazione di elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o di elementi passivi inesistenti nella dichiarazione annuale, da cui discende il non corretto calcolo dell’imposta e la sua mancata corresponsione, non richiede alcun carattere ingannatorio, essendo sufficiente che sia stata posta in essere al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8969 del 5 marzo 2020 (Cass. pen. n. 8969/2020)

In tema di reato impossibile, l’inidoneità dell’azione – da valutarsi con riferimento al tempo del commesso reato in base al criterio di accertamento della prognosi postuma – deve essere assoluta, nel senso che la condotta dell’agente deve essere priva di astratta determinabilità causale nella produzione dell’evento, per inefficienza strutturale o strumentale del mezzo usato, indipendentemente da cause estranee o estrinseche, ancorché riferibili all’agente. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza che aveva affermato la responsabilità dell’imputato che, nel corso di una rapina, dopo aver sottratto una pistola alla persona offesa, aveva premuto più volte il grilletto senza riuscire a far fuoco per l’inserimento del dispositivo di sicurezza manuale dell’arma). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 870 del 13 gennaio 2020 (Cass. pen. n. 870/2020)

In tema di falso documentale, ai fini dell’esclusione della punibilità per inidoneità dell’azione ai sensi dell’art. 49, comma secondo, cod. pen., la modificazione grafica dell’atto con abrasioni o con scritturazioni sovrapposte a precedenti annotazioni non è indice univoco di una falsità talmente evidente da escludere la stessa eventualità di un inganno alla pubblica fede, potendo apparire una correzione irrituale ma non delittuosa di un errore materiale compiuto durante la formazione di un documento veridico. (Fattispecie relativa alla correzione degli orari riportati in una cartella clinica, operata al fine di sollevare l’imputato da responsabilità per la morte di un paziente). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 32414 del 19 luglio 2019 (Cass. pen. n. 32414/2019)

In tema di falso ideologico, non ricorre l’ipotesi del reato impossibile per inidoneità dell’azione ove la contestata falsità dell’attestazione non emerga dal documento stesso in cui questa è trasfusa, ma “ab extra”, per effetto di enunciati descrittivi o valutativi di segno contrario incorporati in altri documenti, in quanto il reato impossibile presuppone l’originaria, assoluta inefficienza causale dell’azione, da valutare oggettivamente in concreto e con giudizio “ex ante”, in relazione alle intrinseche caratteristiche dell’azione. (Fattispecie riferita al verbale di una seduta di esame per il concorso di ricercatore universitario in cui era stata omessa l’annotazione della posposizione della prova orale di una candidata risultata poi vincitrice, consentendole, in tal modo, di ribaltare una iniziale esposizione incerta, in violazione della “par condicio” tra i candidati). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 20815 del 10 maggio 2018 (Cass. pen. n. 20815/2018)

Ai fini della configurabilità del reato impossibile, l’inidoneità dell’azione deve essere assoluta per inefficienza strutturale e strumentale del mezzo usato così da non consentire neppure in via eccezionale l’attuazione del proposito criminoso. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto che correttamente la sentenza impugnata avesse ritenuto sussistente il tentativo di furto con riferimento un’autovettura dotata di accensione elettronica mediante centralina, osservando che, pur in mancanza della chiave originale, era comunque possibile attivare i circuiti elettrici mediante l’utilizzo di idonee apparecchiature e che, comunque, il veicolo poteva essere spostato a motore spento in un luogo irrintracciabile per la persona offesa). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9254 del 3 marzo 2015 (Cass. pen. n. 9254/2015)

In tema di tentata rapina, la non punibilità dell’agente per inesistenza dell’oggetto può aversi solo quando l’inesistenza sia assoluta, cioè quando manchi qualsiasi possibilità che in quel contesto di tempo la cosa possa trovarsi in un determinato luogo e non, invece, quando essa sia puramente temporanea e accidentale. (Fattispecie nella quale è stato affermata la sussistenza del reato di tentata rapina, benché risultasse non determinato l’importo della somma che doveva essere sottratta). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 8026 del 20 febbraio 2014 (Cass. pen. n. 8026/2014)

Non è configurabile il reato impossibile, in presenza dell’attività di agenti “infiltrati” o “provocatori”, quando l’azione criminosa non deriva esclusivamente, dagli spunti e dalle sollecitazioni istigatrici di questi, ma costituisce l’effetto di stimoli ed elementi condizionanti autonomamente riferibili all’agente, posto che l’inidoneità della condotta deve essere valutata oggettivamente con giudizio “ex ante”, nel suo valore assoluto e non di relazione con la simultanea azione dell’”infiltrato”. (Fattispecie relativa a condotta di concorso esterno in associazione di tipo mafioso consistita nell’attività di interlocuzione con l’”infiltrato” per conto della cosca criminale al fine di “assicurare la pace sociale” alle imprese aggiudicatarie dei lavori per i treni ad alta velocità). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 39216 del 23 settembre 2013 (Cass. pen. n. 39216/2013)

In tema di corruzione, è prospettabile l’ipotesi di cui all’art. 49 comma secondo, cod. pen. solo quando la promessa da parte del pubblico agente, accettata dal privato, si riferisca ad un atto o ad un comportamento che appaia, in base ad un giudizio “ex ante”, in modo assoluto impossibile si verifichi. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurabile il delitto di corruzione in un caso in cui era stata accolta la promessa di compiere un atto contrario ai doveri di ufficio che poi, per ragioni contingenti, non era stato posto in essere). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 34489 del 8 agosto 2013 (Cass. pen. n. 34489/2013)

In tema di falso ideologico è configurabile il reato impossibile di cui al comma secondo dell’art. 49 c.p., a condizione che la difformità dell’atto dal vero non risulti riconoscibile “ictu oculi”, ovvero in base alla mera disamina dello stesso. (Fattispecie in tema di falso grossolano). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5687 del 5 febbraio 2013 Cass. pen. n. 5687/2013)

Non si ha reato impossibile, in riferimento alla fattispecie criminosa di cui all’art. 12 D.L. n. 143 del 1991, nel caso in cui la carta di credito clonata venga “bloccata” dal titolare, essendo sufficiente, per l’integrazione del reato, il semplice possesso della carta clonata a prescindere dall’utilizzazione, in considerazione della natura di reato di pericolo della fattispecie criminosa disciplinata dagli articoli richiamati. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 37016 del 14 ottobre 2011 (Cass. pen. n. 37016/2011)

Ai fini della configurabilità del reato di istigazione di militari a disobbedire alle leggi la relativa condotta deve rivestire carattere di effettiva pericolosità per l’esistenza di beni costituzionalmente protetti ed essere concretamente idonea a promuovere la commissione di delitti. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 44789 del 21 dicembre 2010 (Cass. pen. n. 44789/2010)

In tema di delitti contro la libertà individuale, l’inidoneità, ex art. 49 c.p., della minaccia ad offendere la libertà morale del destinatario, richiede l’oggettiva irriconoscibilità del male ingiusto, mentre non è sufficiente l’improbabilità che il male si verifichi in futuro desunta da un giudizio dell’offeso sul passato, giacché essa non garantisce alcuna certezza e, quindi, non esclude l’offensività attuale della minaccia. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 35914 del 6 ottobre 2010 (Cass. pen. n. 35914/2010)

La circostanza che gli organi investigativi, attraverso indagini continue e accurate, riescano a monitorare e tenere sotto controllo la dinamica dell’azione criminosa che si protrae nel tempo, non vale di per sé a rendere la stessa inidonea ed inadeguata ai fini del secondo comma dell’art. 49 c.p. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 36699 del 24 settembre 2008 (Cass. pen. n. 36699/2008)

Ai fini della punibilità della coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, spetta al giudice verificare in concreto l’offensività della condotta ovvero l’idoneità della sostanza ricavata a produrre un effetto drogante rilevabile. Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 28605 del 10 luglio 2008 (Cass. pen. n. 28605/2008)

Reato impossibile per inidoneità dell’azione si ha soltanto quando la condotta, per la sua natura in sè considerata, risulti inidonea secondo una valutazione « ex ante» a cagionare l’evento e non quando tale inidoneità sia determinata dall’incidenza di un fattore esterno, quale deve essere considerata l’attività prestata dall’agente provocatore che acquista della sostanza stupefacente da colui che ne abbia la disponibilità. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 16474 del 22 aprile 2008 (Cass. pen. n. 16474/2008)

L’inesistenza dell’oggetto del reato dà luogo a reato impossibile solo dove l’oggetto sia inesistente in rerum natura o si tratti di inesistenza originaria ed assoluta, non anche quando l’oggetto sia mancante in via temporanea o per cause accidentali. (Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto sussistente il tentativo di omicidio, nonostante la vittima designata fosse assente, nel luogo del progettato agguato organizzato dagli appartenenti ad un clan camorristico, in quanto tempestivamente avvertita del pericolo dalle forze dell’ordine). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 22722 del 11 giugno 2007 (Cass. pen. n. 22722/2007)

Non ricorre la figura del reato impossibile per inidoneità dell’azione quando il cattivo stato di conservazione delle sostanze alimentari, palese ed evidente, sia facilmente percepibile dal consumatore. (Fattispecie nella quale il prodotto risultava esposto negli appositi banchi di vendita ed il cui prelevamento solitamente — soprattutto nei supermercati — non induce il consumatore ad esercitare una verifica attenta del prodotto). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 21797 del 5 giugno 2007 (Cass. pen. n. 21797/2007)

L’inidoneità degli atti, valida per l’integrazione della figura del delitto tentato, deve essere considerata nella sua potenzialità in quanto casualmente atta a conseguire il risultato progettato e prescinde dal contemporaneo inserimento di interventi esterni che abbiano impedito la realizzazione dell’evento. Mentre, per la configurabilità del reato impossibile, l’inidoneità deve essere assoluta per inefficienza strutturale e strumentale del mezzo usato tale da non consentire neppure in via eccezionale l’attuazione del proposito criminoso. (Nel caso esaminato dalla Corte si è ritenuto che solo il casuale intervento preventivo dei Carabinieri aveva impedito al ricorrente di ricevere un bene rubato, sicchè doveva comunque configurarsi il tentativo nel delitto di ricettazione). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 7630 del 23 febbraio 2004 (Cass. pen. n. 7630/2004)

Non sussiste il reato di falso documentale per inesistenza dell’oggetto ex art. 49 c.p., quando la falsificazione ha ad oggetto una copia fotostatica, presentata come tale, atteso che quest’ultima non ha, di per sè, valore di documento, e può essere produttiva di effetti giuridici solo se autenticata o non espressamente disconosciuta, secondo quanto previsto dagli artt. 477 c.p. e 2719 c.c. (Fattispecie di esibizione all’Inps di false fotocopie, non autenticate e disconosciute dall’Inps, di ricevute postali di versamento di somme corrispondenti al debito contestato per contributi non versati). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11185 del 26 ottobre 1998 (Cass. pen. n. 11185/1998)

Può parlarsi di reato impossibile solo quando l’evento risulta impossibile in ragione della inidoneità dell’azione o della inesistenza dell’oggetto mentre in ogni altro caso in cui barriere o ostacoli di tipo materiale o giuridico impediscono l’evento, non potrà parlarsi di una sua “impossibilità” in senso tecnico e di conseguenza invocare la impunità. È perciò del tutto irrilevante che le violenze o le minacce esercitate per indurre un soggetto a ritirare la querela non possano, per la procedibilità d’ufficio del reato originario, sortire alcun effetto processuale favorevole per l’autore o il mandante della violenza. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11890 del 18 dicembre 1997 (Cass. pen. n. 11890/1997)

L’esclusione della punibilità, sancita nel primo capoverso dell’art. 49 c.p., per l’ipotesi della presenza del cosiddetto agente provocatore, deve necessariamente supporre la derivazione assoluta ed esclusiva dell’azione delittuosa dallo stimolo istigatore dello stesso soggetto, e non può conseguentemente ritenersi ammissibile quando trattasi di determinazione proveniente anche da attività di soggetti diversi dall’agente provocatore. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9370 del 28 ottobre 1996 (Cass. pen. n. 9370/1996)

In tema di spaccio di sostanze stupefacenti, per aversi consumazione del reato di cessione, non occorre che la droga sia materialmente consegnata all’acquirente, essendo sufficiente che sulla consegna si sia formato il consenso tra le parti. Il fatto che il venditore non disponga al momento della conclusione dell’accordo del quantitativo pattuito, ma sia in grado di procurarselo e di consegnarlo entro breve tempo, è del tutto irrilevante ai fini della sussistenza del reato e non equivale ad una inesistenza originaria e assoluta dell’oggetto dell’azione, né determina una inefficienza causale della condotta, sì che possa farsi ricorso alla figura del reato impossibile prevista dal secondo comma dell’art. 49 c.p. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5301 del 4 giugno 1996 (Cass. pen. n. 5301/1996)

La configurabilità del tentativo di rapina non può essere esclusa per la presenza presso la banca ai cui danni la condotta era diretta, di un dispositivo antirapina. Quest’ultimo infatti non rende «impossibile» l’azione criminosa sia perché non intrinsecamente riferibile ai mezzi ed all’azione del colpevole, sia per la possibilità di suo non funzionamento e/o di funzionamento difettoso. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4187 del 19 aprile 1995 (Cass. pen. n. 4187/1995)

In tema di simulazione di reato la ritrattazione che sia avvenuta in un unico contesto (inteso in termini di continuità e di durata) con la denuncia simulatoria, determina il venir meno dell’idoneità offensiva dell’azione; la resipiscenza realizzata in un continuum rispetto al comportamento anteriore, in modo da escludere anche la possibilità di investigazioni ed accertamenti preliminari, fa venir meno infatti il carattere lesivo della condotta simulatoria, dando luogo ad un reato impossibile per inidoneità dell’azione a norma dell’art. 49 c.p. (Nella specie la ritrattazione, di cui, in applicazione di detto principio, è stata riconosciuta in astratto l’idoneità ad escludere la pericolosità della condotta, era stata effettuata davanti alla stessa autorità entro trentacinque minuti dalla presentazione della denuncia). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2104 del 28 febbraio 1995 (Cass. pen. n. 2104/1995)

Non vi è reato impossibile ma reato punibile a titolo di tentativo allorquando l’oggetto, cui è indirizzata l’azione criminosa, manchi solo occasionalmente dal luogo di custodia. (Nella fattispecie, le forze dell’ordine, dopo avere scoperto in un nascondiglio eroina, hanno sostituito la sostanza con sabbia e hanno poi sorpreso gli imputati mentre si appropriavano della stessa, credendola stupefacente. I prevenuti sono stati condannati per tentativi di acquisto di droga a fine di spaccio, dopo essere stati assolti perché non punibili ai sensi dell’art. 49, comma secondo, c.p.). Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 382 del 18 gennaio 1995 (Cass. pen. n. 382/1995)

In tema di falso nummario, la grossolanità idonea ad integrare gli estremi del reato impossibile (art. 49 c.p.) ricorre solo quando il falso sia riconoscibile ictu oculi dalla generalità dei consociati espressa dall’uomo qualunque di comune esperienza ed il relativo giudizio va riferito non solo alle caratteristiche oggettive della banconota, ma anche, in considerazione del normale uso delle stesse, alle modalità di scambio ed alle circostanze nelle quali esso avviene. (Fattispecie riguardante il delitto di cui all’art. 455 c.p., nella quale la S.C. ha disposto l’annullamento con rinvio sul rilievo che la sentenza impugnata, avendo dato atto di una contraffazione «rozza» delle banconote, aveva poi escluso la grossolanità del falso, significando che esso poteva non essere percepito ove lo scambio fosse avvenuto con frettolosità o in condizioni di luce non favorevoli, senza specificare le modalità dello scambio in concreto operato). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1278 del 3 febbraio 1994 (Cass. pen. n. 1278/1994)

Per ritenere l’ipotesi del reato impossibile, l’inidoneità degli atti deve essere assoluta, in rapporto all’evento voluto, con valutazione astratta dell’inefficienza strutturale e strumentale del mezzo, che non deve consentire neppure un’attuazione eccezionale del proposito criminoso. Pertanto l’attività dell’agente provocatore è causa estrinseca per nulla incidente sull’attuazione della condotta del reo a raggiungere il risultato che era nei suoi propositi, sicché gli atti da costui compiuti conservano pienamente la loro efficienza causale e sintomatica. (Fattispecie in tema di sollecitazione alla vendita di stupefacenti da parte di agente della polizia nell’esercizio delle funzioni di istituto volte alla repressione del traffico di droga). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8267 del 30 agosto 1993 (Cass. pen. n. 8267/1993)

L’art. 49 c.p. prevede la non punibilità dell’agente quando per l’inidoneità dell’azione o per la inesistenza dell’oggetto di essa, è impossibile che si verifichi l’evento dannoso o pericoloso, che costituisce la conseguenza del reato. L’inesistenza dell’oggetto materiale del reato acquista rilevanza giuridica ed esclude la sussistenza del delitto tentato soltanto quando esso sia inesistente in rerum natura oppure sia assoluta ed originaria, e non anche quando si sia in presenza di una mancanza accidentale o temporanea della cosa. Il giudizio, circa l’inesistenza dell’oggetto materiale, al di fuori dell’ipotesi dell’inesistenza in rerum natura dell’oggetto materiale del reato, deve essere accertata con giudizio ex ante, cosiddetta prognosi postuma, nel senso che il giudice dovrà porsi nella stessa condizione in cui era l’agente ed escluderà, in relazione alle concrete circostanze ed alle maggiori conoscenze dell’agente stesso, la sussistenza del reato, soltanto quando l’esistenza dell’oggetto appaia improbabile allorché viene posta in essere l’azione. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3405 del 24 marzo 1992 (Cass. pen. n. 3405/1992)

La figura del reato impossibile per inidoneità dell’azione presuppone la inefficienza originaria causale dell’azione da valutare in concreto, ma con giudizio ex ante. È necessario, quindi, perchè un’azione possa essere considerata inidonea che la sua incapacità a condurre all’evento sia assoluta, intrinseca ed originaria e tale risulti secondo una valutazione oggettiva da compiersi risalendo al momento iniziale di essa. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3745 del 5 aprile 1991 (Cass. pen. n. 3745/1991)

L’opera dell’agente provocatore che determini il delitto non esclude la punibilità ai sensi dell’art. 49 capoverso c.p., perché l’impossibilità del verificarsi dell’evento va considerata in funzione dell’inidoneità dell’azione: la quale deve essere assoluta in rapporto all’evento voluto, con valutazione in concreto, ma con giudizio ex ante, dell’inefficienza strutturale dell’atto, che non deve consentire neppure un’attuazione eccezionale del proposito criminoso, sicché l’attività dell’agente provocatore, essendo causa estrinseca per nulla incidente sull’attitudine della condotta del reo a raggiungere il risultato voluto, non esclude l’efficacia causale della condotta stessa. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 15335 del 21 novembre 1990 Cass. pen. n. 15335/1990)

Il reato impossibile presuppone l’originaria, assoluta inefficienza causale dell’azione, da valutare oggettivamente in concreto e con giudizio ex ante, in relazione al caso in esame ed alla fattispecie legale. Il verificarsi dell’evento e, conseguentemente, il pericolo di offesa per il bene tutelato, debbono, cioè, profilarsi come impossibili a causa delle intrinseche caratteristiche dell’azione. Ne deriva che non ricorre l’ipotesi del reato impossibile per inidoneità dell’azione, in caso di falso ideologico, ove, al fine di stabilire se sussista la falsità contestata all’imputato, siano necessari accertamenti ed indagini (fattispecie in tema di falsità ideologica in atto pubblico). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 15193 del 19 novembre 1990 8Cass. pen. n. 15193/1990)

Non ricorre l’ipotesi del reato impossibile per inidoneità dell’azione nel caso di detenzione per fine di spaccio di una pluralità di confezioni di eroina che, sommate tra loro superino in percentuale pura il limite minimo necessario per la produzione dell’effetto drogante, a nulla rilevando che ciascuna confezione contenga, in concentrazione pura, una quantità di sostanza stupefacente inferiore a detto limite. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 12068 del 6 settembre 1990 (Cass. pen. n. 12068/1990)

L’ipotesi di reato impossibile ricorre ogni qual volta il reato non possa verificarsi o per l’inidoneità dell’azione o per l’inesistenza dell’oggetto. In tema di falso, l’inidoneità dell’azione ricorre nel cosiddetto falso grossolano, nel falso, cioè, che per essere macroscopicamente rilevabile, non è idoneo a trarre in inganno alcuno, mentre l’inesistenza dell’oggetto ricorre nel cosiddetto falso inutile, nel falso, cioè, che cade su un atto, o su una parte di esso assolutamente privo di valenza probatoria. (Nella specie la Cassazione ha escluso che potesse ravvisarsi un’ipotesi di reato impossibile nel fatto di un portalettere che, in tale qualità, aveva apposto la falsa firma di diversi destinatari nello speciale registro dell’Amministrazione postale per l’arrivo e la consegna delle raccomandate, ed era stato conseguentemente ritenuto responsabile dai giudici di merito del delitto di falsità materiale in atto pubblico di cui all’art. 476 c.p.). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11498 del 17 agosto 1990 (Cass. pen. n. 11498/1990)

In materia di reato impossibile, nel caso di inidoneità dell’azione o inesistenza dell’oggetto di essa, l’impossibilità dell’evento deve porsi in termini di assolutezza e di attualità e giammai di eventualità o di rinvio ad un futuro più o meno prossimo, per quanto voluto ed auspicato dall’agente. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 10835 del 27 luglio 1990 (Cass. pen. n. 10835/1990)

Perché un’azione possa considerarsi inidonea agli effetti dell’art. 49, primo capoverso, in relazione all’art. 56 c.p., è necessario che la sua incapacità a produrre l’evento sia assoluta, intrinseca e originaria e tale risulti secondo una valutazione oggettiva da compiersi risalendo al momento iniziale dell’azione. La inidoneità degli atti, valida per integrare la figura del delitto tentato, deve essere, invero, considerata sotto il profilo potenziale, dal punto di vista dell’attitudine causale a conseguire il risultato prestabilito, indipendentemente da ogni intervento che in concreto abbia impedito la realizzazione dell’evento. Per la configurabilità del reato impossibile, pertanto, l’inidoneità, in rapporto all’evento voluto, deve essere assoluta, con valutazione astratta della inefficienza strutturale e strumentale del mezzo che non deve consentire neppure una attuazione eccezionale del proposito criminoso. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 721 del 21 gennaio 1989 (Cass. pen. n. 721/1989)

L’azione è inidonea, ed il reato è, quindi impossibile, quando in concreto è assolutamente inadeguata ed inefficiente ai fini della realizzazione del presupposto criminoso; l’inidoneità degli atti, valida ad escludere la figura del delitto tentato, va stabilita facendo riferimento all’inefficacia intrinseca ed originaria degli atti stessi a produrre, sotto il profilo esclusivamente potenziale, l’evento consumativo. Siffatta inadeguatezza alla produzione del risultanto criminoso, che deve essere apprezzata con giudizio ex ante, in altri termini, non può essere tale in sé e per sé, indipendentemente da ogni fattore estraneo che in concreto abbia impedito la lesione dell’interesse giuridico protetto. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9624 del 1 ottobre 1988 (Cass. pen. n. 9624/1988)

Ai fini della configurabilità del reato impossibile, ai sensi dell’art. 49 comma secondo c.p., l’inidoneità dell’azione va valutata in rapporto alla condotta originaria dell’agente, la quale per inefficienza strutturale o strumentale del mezzo usato ed indipendentemente da cause estranee o estrinseche, deve essere priva in modo assoluto di determinazione causale nella produzione dell’evento. L’accertamento di tale requisito, che non può prescindere dalla considerazione del caso concreto e dal riferimento alla fattispecie legale, deve, perciò, avere riguardo all’inizio dell’azione la cui inidoneità deve essere assoluta, nel senso che rispetto ad essa il verificarsi dell’evento si profili come impossibile e non soltanto come improbabile. (Nella specie è stata esclusa l’applicazione dell’art. 49 comma secondo c.p. in un’ipotesi in cui, al fine di «sollecitare la soluzione del problema della droga in sede legislativa e politica», era stata offerta la droga a terze persone, con l’asserita certezza che l’offerta non sarebbe stata accolta). Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 6218 del 4 luglio 1983 (Cass. pen. n. 6218/1983)

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