(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico

Articolo 483 - Codice Penale

Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale (357), in un atto pubblico (2699 c.c.), fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni (492).
Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile, la reclusione non può essere inferiore a tre mesi (495).

Articolo 483 - Codice Penale

Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale (357), in un atto pubblico (2699 c.c.), fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni (492).
Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile, la reclusione non può essere inferiore a tre mesi (495).

Note

Tabella procedurale

Arresto: non consentito.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: non consentite.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

In tema di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico, è esclusa la configurabilità del dolo generico quando la dichiarazione ritenuta non veritiera sia contenuta in un modulo prestampato ed attesti soltanto la rispondenza di una data situazione di fatto ad una normativa genericamente indicata senza, però, la precisa indicazione delle condizioni normative e delle circostanze fattuali attestate, in quanto per l’integrazione del delitto è necessaria la coscienza e volontà di agire contro il dovere giuridico di dichiarare il vero, non essendo, invece, sufficiente la mera colposa omissione di indagine sul significato delle indicazioni contenute nel modulo. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto non configurabile il reato per assenza di dolo nel caso del titolare di un opificio che aveva dichiarato, su un modello prestampato, che l’attività da lui svolta era conforme alla normativa vigente in materia di smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi, essendosi poi accertato che l’opificio non risultava autorizzato allo scarico in pubblica fognatura). Cass. pen. sez. V 22 gennaio 2020 n. 2496

 

Non integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico la condotta di colui che in sede di dichiarazione sostitutiva di atto notorio – come disciplinata dall’art. 46 comma 1 lett. aa) d.P.R. 20 dicembre 2000 n. 445 nel testo previgente all’ultima modica – dichiari di non aver riportato condanne penali ancorchè destinatario di sentenza di applicazione della pena su richiesta poiché il dichiarante non è tenuto a riferire nulla di più di quanto risulti dal certificato penale. Cass. pen. sez. II 11 settembre 2019 n. 37556

Integra il delitto di induzione indebita ex art. 319-quater cod. pen. la condotta di un appartenente alle forze dell’ordine che riceva prestazioni sessuali gratuite da prostitute extracomunitarie in cambio della rivelazione di notizie riservate relative ad un procedimento penale a loro carico e dell’aiuto a sottrarsi alle investigazioni. Cass. pen. sez. VI 2 settembre 2019 n. 36827

La falsa attestazione di regolare revisione apposta con falso tagliando sulla carta di circolazione di un autoveicolo non inficiando la validità del documento nella sua interezza ed essendo emendabile con la cancellazione parziale prevista dall’art. 537 comma 2 cod. proc. pen. non giustifica la confisca del documento. Cass. pen. sez. V 10 aprile 2019 n. 15802

In tema di delitto di falsità ideologica di cui all’art. 483 cod. pen. il dolo di concorso è costituito dalla volontà cosciente di compiere il fatto nella consapevolezza di agire contro il dovere di dichiarare il vero e di contribuire all’altrui condotta seppur unilateralmente o senza concerto anche senza convergenza psicologica sull’evento finale perseguito da altri concorrenti. (Nella fattispecie la Suprema Corte ha confermato la condanna per concorso nel delitto di falsità ideologica del rappresentante legale di una società che aveva fornito al proprio consulente dati non veritieri con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio trasmessa all’Agenzia delle Dogane). Cass. pen. sez. III 4 ottobre 2018 n. 44097

Integra il reato di cui all’art. 483 cod. pen. l’attestazione di permanenza della morosità resa dal locatore in un procedimento per convalida di sfratto nonostante il pagamento parziale da parte del locatario di due dei canoni mensili dovuti accettati dallo stesso locatore. (Nella specie la Corte ha escluso la natura valutativa di giudizio di tale dichiarazione di persistente morosità effettuata dai locatori di un appartamento per il tramite del loro difensore e procuratore). Cass. pen. sez. V 22 giugno 2017 n. 31078

Integra il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 cod. pen.) la falsa attestazione sostitutiva di certificazione relativa allo status di disoccupato di alcuni componenti il proprio nucleo familiare – resa ai sensi dell’art. 46 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (d.P.R. n. 445 del 2000) – al fine di incidere sulla formazione della graduatoria per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica trattandosi di dichiarazione preordinata a provare la verità dei fatti oggetto di rappresentazione al pubblico ufficiale. Cass. pen. sez. V 7 aprile 2017 n. 17774

In tema di falsità le planimetrie raffiguranti lo “stato di fatto” presentate a corredo di un progetto edilizio devono sempre riprodurre la realtà in maniera fedele senza che rispetto ad eventuali difformità delle stesse dal vero possa applicarsi la cd. “soglia di tolleranza” di cui all’art. 34 comma 2-ter D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 (che esclude la ricorrenza di una “parziale difformità” dell’opera dal permesso di costruire nel caso di valori non eccedenti il due per cento delle misure progettuali) in quanto detta soglia concerne soltanto gli interventi e le opere siccome realizzati e non gli elaborati grafici rappresentativi dell’esistente. (Fattispecie relativa allo “stato di fatto” di un progetto finalizzato al rilascio di un permesso di costruire in sanatoria con riferimento al quale la Corte ha osservato come a nulla rilevasse il fatto che le riscontrate difformità progettuali oltre a non superare la predetta soglia non incidevano neppure incidessero su consistenza e rendita catastale dell’immobile attesa l’attitudine dello “stato di fatto” a prevalere anche su risultanze catastali eventualmente diverse). Cass. pen. sez. III 28 marzo 2017 n. 15228

Non integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato (art. 483 cod. pen.) la condotta di colui che in sede di autocertificazione allegata alla domanda di ammissione per l’aggiudicazione di un appalto pubblico riempia un modulo prestampato fornito dall’ente appaltante dichiarando di non avere subìto condanne incidenti sulla propria affidabilità morale e professionale ancorché destinatario di due risalenti condanne per reati scali e fallimentari stante la plausibilità dell’assenza in capo all’imputato della piena consapevolezza e volontà della falsità delle sue dichiarazioni. Cass. pen. sez. V 17 giugno 2015 n. 25468

Non integra il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che depositi presso l’ufficio del registro delle imprese tenuto dai funzionari della Camera di commercio bilanci di esercizio di una società non formalmente approvati in quanto non sussiste alcuna norma che conferisca attitudine probatoria all’attività dei suddetti funzionari in ordine al contenuto degli atti di cui ricevono il deposito. Cass. pen. sez. V 13 gennaio 2015 n. 1205

Integra il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico la condotta di colui che avendo riportato condanne penali attesta falsamente di essere in possesso dei requisiti morali previsti per l’apertura di un esercizio di vendita di beni al dettaglio al fine di consentire ad una cooperativa di ex detenuti l’esercizio di un’attività commerciale in quanto l’inapplicabilità delle incapacità derivanti da condanne penali o civili prevista dall’art. 5 comma secondo della legge 22 giugno 2000 n. 193 recante modiche all’art. 20 della l. n. 354 del 1975 per la costituzione e lo svolgimento dei rapporti di lavoro nonché per favorire l’associazione in cooperative sociali “ex lege” n. 381 del 1991 non opera in riferimento all’esercizio di attività di impresa. Cass. pen. sez. V 9 dicembre 2014 n. 51107

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico la falsa attestazione di distruzione accidentale della carta di identità effettuata mediante dichiarazione resa all’ufficio anagrafe del Comune in quanto tale dichiarazione è destinata a provare la verità del fatto della distruzione che costituisce il necessario presupposto del procedimento amministrativo di rilascio di un duplicato. Cass. pen. sez. V 13 gennaio 2014 n. 1145

Il delitto di falso ideologico di cui all’art. 483 c.p. in caso di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà finalizzata all’ammissione al patrocinio a spese dello Stato si perfeziona nel momento e nel luogo in cui la dichiarazione sostitutiva viene presentata all’ufficio pubblico cui è destinata. Cass. pen. sez. I 19 giugno 2013 n. 26698

Il delitto previsto dall’art. 483 c.p. sussiste solo se l’atto pubblico nel quale la dichiarazione del privato è trasfusa è destinato a provare la verità dei fatti attestati e cioè quando una norma giuridica obbliga il privato a dichiarare il vero ricollegando specifici effetti all’atto-documento nel quale la sua dichiarazione è stata inserita dal pubblico ufficiale ricevente. (Fattispecie nella quale la Corte ha escluso la sussistenza del reato in relazione alla mendace affermazione contenuta in una querela di falso proposta davanti al giudice tributario della non autenticità della sottoscrizione apposta in calce ad una relata di notifica sul rilievo che trattasi di mera prospettazione difensiva). Cass. pen. sez. VI 30 maggio 2013 n. 23587

Integra il reato di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico (art. 483 cod. pen.) la falsa denuncia di smarrimento del passaporto in quanto con essa si attesta in un atto pubblico un fatto del quale l’atto è destinato a provare la verità con l’effetto di innescare l’attivazione del procedimento amministrativo di rilascio del duplicato. Cass. pen. sez. VI 25 febbraio 2013 n. 9063

Risponde del reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) colui che falsamente attesti l’avvenuto completamento delle opere edilizie entro i termini utili per il rilascio della concessione in sanatoria anche dopo l’abrogazione della legge n. 15 del 4 gennaio 1968 attuata attraverso il d.l.vo n. 445 del 2000 rilevando ai fini della sussistenza del delitto in questione la destinazione lo scopo e gli effetti della falsa dichiarazione. Cass. pen. sez. V 2 novembre 2012 n. 42524

Integra il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico la condotta di colui che attesta falsamente in una dichiarazione sostitutiva di certificazione ex art. 2 L. 4 aprile 1968 n. 15 il diritto al riconoscimento dei permessi ex art. 33 L. 5 febbraio 1992 n. 104 per accudire un familiare portatore di handicap in realtà deceduto in epoca antecedente. La Corte ha chiarito che si tratta infatti di dichiarazione che costituisce presupposto indispensabile del provvedimento autorizzatorio che ha natura pubblicistica essendo la sua adozione collegata al riconoscimento di un diritto mentre non rileva la natura privata del rapporto di lavoro del dipendente autorizzato. Cass. pen. sez. II 19 gennaio 2012 n. 2072

Non integra il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico la condotta di colui che fermato per un controllo dalla Polizia alla guida della propria autovettura dichiari falsamente di essere in possesso di patente di guida e di averla dimenticata a casa. Cass. pen. sez. V 3 novembre 2011 n. 39610

Non integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la falsa attestazione di smarrimento di un libretto di deposito al portatore fatta in sede di ricorso per la procedura di ammortamento presentato al Presidente del Tribunale in quanto detto ricorso è atto del privato privo di natura pubblicistica. Cass. pen. sez. V 28 luglio 2011 n. 30099

Integra il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che in sede di autocertificazione indirizzata al Consiglio superiore della magistratura e preordinata ad ottenere la nomina a vice procuratore onorario dichiari falsamente di non trovarsi in alcune delle condizioni di incompatibilità previste dalla normativa in materia pur rivestendo la carica di consigliere comunale; né in tal caso è applicabile l’art. 51 c.p. sub specie di diritto di dimettersi da consigliere comunale entro dieci giorni dalla nomina a vice procuratore onorario e prima di esercitarne le funzioni in quanto sussiste l’obbligo di dichiarare il vero al momento della presentazione della domanda al di là di qualsiasi facoltà di rimuovere in caso di nomina la ragione di incompatibilità nel termine previsto dalla legislazione speciale. Cass. pen. sez. V 21 giugno 2011 n. 24866

Integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che – in sede di dichiarazione allegata al contratto di fornitura di energia elettrica stipulato con l’ENEL -attesti di adibire l’energia ad un uso diverso da quello reale (nella specie ad irrigazione agricola anziché all’interno di immobili abusivi) trattandosi di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà ex art. 48 D.P.R. n. 309 del 1991 destinata a provare la verità delle asseverazioni in essa contenute; inoltre tale dichiarazione è resa a funzionario dell’ENEL che riveste la qualifica di pubblico ufficiale posto che a tal fine non rileva il rapporto di dipendenza del soggetto rispetto allo Stato o ad altro ente pubblico ma è richiesto soltanto l’esercizio effettivo di una pubblica funzione. Cass. pen. sez. V 9 giugno 2011 n. 23211

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la falsa denuncia di smarrimento della patente di guida presentata ai carabinieri considerato che la stessa attestazione di ricezione della denuncia è dichiarativa di attività svolta dal pubblico ufficiale e riveste efficacia probatoria costituendo presupposto necessario per attivare il procedimento amministrativo di rilascio del duplicato della patente. Cass. pen. sez. V 23 febbraio 2011 n. 7022

Integra il reato di falsità ideologica commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che nella domanda preordinata ad ottenere l’arruolamento nell’esercito italiano renda ex art. 46 e 76 D.L.vo n. 45 del 2000 false dichiarazioni in ordine alla votazione conseguita in sede di diploma di scuola media secondaria trattandosi di procedura amministrativa in cui non solo il titolo di studio ma anche l’esito degli esami sostenuti assume rilievo nella valutazione comparativa dei richiedenti con la conseguenza che all’attestazione del privato nella dichiarazione sostitutiva deve riconoscersi valenza probatoria anche con riguardo al giudizio riportato nel predetto diploma. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione con cui il gip dichiarava non doversi procedere in ordine al delitto di cui all’art. 483 c.p. perché il fatto non sussiste sulla base del presupposto che l’art. 46 lett. m) del D.P.R. n. 445 del 2000 individua come fatti soggetti ad autocertificazione il titolo di studio e gli esami sostenuti ma non anche il giudizio o il voto riportato). Cass. pen. sez. V 1 febbraio 2011 n. 3681

Non integra il reato di falsità ideologica del privato in atto pubblico la dichiarazione relativa al conseguimento di un diploma scolastico contenente la falsa indicazione del giudizio finale riportato perché il reato si configura soltanto se una specifica norma giuridica attribuisca all’atto la funzione di provare i fatti attestati collegando l’efficacia probatoria al dovere del dichiarante di affermare il vero. (In motivazione la S.C. ha richiamato il disposto dell’art. 46 comma primo lett. m.) del D.L.vo 28 dicembre 2000 n. 445 che prevede come fatti soggetti ad autocertificazione il titolo di studio e gli esami sostenuti ma non anche il giudizio o il voto riportato). Cass. pen. sez. V 2 dicembre 2010 n. 42871

Integra il reato di falsità ideologica del privato in atto pubblico la dichiarazione relativa al conseguimento di un diploma scolastico contenente la falsa indicazione del giudizio finale in quanto il giudizio al pari del voto costituisce una specificazione del conseguimento di un determinato titolo di studio. (Nella specie la Corte ha disatteso l’eccezione difensiva fondata sull’art. 46 comma primo lett. m.) del D.L.vo 28 dicembre 2000 n. 445 che prevede come fatti soggetti ad autocertificazione il titolo di studio e gli esami sostenuti ma non anche il giudizio o il voto riportato). Cass. pen. sez. V 1 dicembre 2010 n. 42665 

Integra il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che in sede di autocertificazione attesti falsamente il possesso dei requisiti necessari per partecipare ad una gara di appalto ed in particolare di non avere riportato condanne penali consistite in sentenze di applicazione della pena; né in tal caso il decorso del quinquennio di cui all’art. 445 c.p.p. rileva ai fini della sussistenza della buona fede posto che l’effetto estintivo legato al decorso del termine quantunque “ope legis” richiede pur sempre un provvedimento del giudice che verifichi la sussistenza dei presupposti di legge. Cass. pen. sez. V 19 ottobre 2010 n. 37237

Integra il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di coloro che in qualità rispettivamente di proprietario e di tecnico attestino falsamente nella comunicazione e nella allegata relazione depositate presso il locale Comune la necessità e l’urgenza di demolire un tramezzo divisorio perché pericolante in quanto concretantesi in un atto avente valenza probatoria privilegiata con esclusione della necessità di produrre ogni altra documentazione ed inoltre destinato sebbene privo di riflessi diretti e immediati nei rapporti con la P.A. – ad inserirsi con un contributo di conoscenza e valutazione nel procedimento amministrativo funzionale all’accertamento della situazione di fatto e di diritto risalente al proprietario ed alla eventuale adozione delle conseguenti decisioni amministrative nei suoi confronti. Cass. pen. sez. V 6 ottobre 2010 n. 35845

Non integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta del privato che – in sede di atto di compravendita -dichiari falsamente al notaio rogante la sussistenza della procura in realtà revocata a contrattare in nome e per conto del fratello la cessione di quote nonchè la vendita di proprietà immobiliari ad altra società in quanto detto atto non ha la funzione di attestare la verità delle dichiarazioni dei contraenti in ordine alle loro qualità personali. Cass. pen. sez. V 20 luglio 2010 n. 28529

In tema di falsità documentali integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la falsa dichiarazione del privato – in sede di atto sostitutivo di notorietà – in ordine ai propri redditi preordinata ad ottenere la percezione degli assegni familiari; né è necessario a tal fine che l’autore del documento sia indicato mediante la sottoscrizione essendo sufficiente come nella specie l’apposizione di una sigla e comunque che egli sia individuabile in virtù di elementi contenuti nel documento o da esso richiamati. Cass. pen. sez. V 8 luglio 2010 n. 26182

Integra il reato di cui all’art. 483 c.p. la falsità ideologica dei fogli di trasporto di soggetti emodializzati presso centri di dialisi che hanno natura di atti pubblici trattandosi di documenti amministrativi destinati a provare la verità delle dichiarazioni dei privati in essi riportati che vengono recepite quali condizioni per l’emanazione di mandati di pagamento da parte delle AA.SS.LL. competenti. (Fattispecie nella quale la falsità consisteva nella falsa attestazione dell’effettuazione di viaggi singoli laddove si trattava di viaggi collettivi). Cass. pen. sez. II 8 luglio 2010 n. 26031

Il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico ha natura di reato di pura condotta sicché il relativo perfezionamento prescinde dal conseguimento di un eventuale ingiusto profitto. (Fattispecie in tema di dichiarazione sostitutiva di certificazione della condizione economica familiare finalizzata al conseguimento di una borsa di studio). Cass. pen. sez. V 7 giugno 2010 n. 21580

D.P.R. n. 445 del 2000 in relazione all’art. 483 c.p.) la condotta di colui che in sede di dichiarazione sostitutiva di atto notorio resa ai sensi dell’art. 47 D.P.R. n. 445 del 2000 allegata ad istanza preordinata ad ottenere il passaporto attesti falsamente di non avere mai riportato condanne penali ancorché si tratti di precedenti non ostativi al rilascio del passaporto. Cass. pen. sez. V 26 aprile 2010 n. 16275

Integra il reato di falsità ideologica commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che in sede di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà allegata a domanda di concessione edilizia in sanatoria attesti falsamente la data di ultimazione dell’opera da sanare considerato che l’ordinamento attribuisce a detta dichiarazione valenza probatoria privilegiata – con esclusione di produzioni documentali ulteriori – e quindi di dichiarazione destinata a dimostrare la verità dei fatti cui è riferita e ad essere trasfusa in atto pubblico. Cass. pen. sez. V 22 gennaio 2010 n. 2978

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che in sede di dichiarazione sostitutiva di atto notorio attesti falsamente di non avere subìto condanne penali considerato che in tal caso la dichiarazione del privato viene equiparata ad un atto pubblico destinato a provare la verità dello specifico contenuto della dichiarazione ivi compresa l’inesistenza di condanne in capo al dichiarante con la conseguenza che le false attestazioni al riguardo mettono in pericolo il valore probatorio dell’atto escludendo perciò stesso l’innocuità del falso. Cass. pen. sez. V 18 giugno 2009 n. 25469

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta del coniuge che in sede di istanza di trascrizione tardiva del matrimonio concordatario dichiari contrariamente al vero che l’altro coniuge è a conoscenza e non si oppone alla suddetta istanza considerato che la previsione di cui all’art. 8 dell’Accordo di revisione del concordato con la S.Sede prevede che la trascrizione del matrimonio possa essere effettuata anche posteriormente su richiesta dei due contraenti o anche di uno di essi con la conoscenza e senza l’opposizione dell’altro. Cass. pen. sez. V 22 maggio 2009 n. 21467

In tema di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico il dolo deve essere escluso qualora la falsità sia il risultato di una leggerezza o di una negligenza non essendo prevista nel sistema la figura del falso documentale colposo. Cass. pen. sez. VI 9 aprile 2009 n. 15485

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p. ) la condotta di colui che attesti falsamente il possesso dei requisiti morali richiesti ex art. 5 commi secondo e quarto D.L.vo n. 114 del 1998 per l’esercizio di attività commerciali omettendo ancorché il modulo sottoscritto indichi esplicitamente tutte le ipotesi ostative e tutti gli avvertimenti per il caso di falsità di avere subito una sentenza di applicazione della pena per delitto (nella specie ricettazione ) in quanto le dichiarazioni sostitutive attestanti stati e qualità personali ex art. 46 del D.P.R. n. 445 del 2000 «sono considerate come fatte a pubblico ufficiale » e d’altro canto l’atto nel quale tali dichiarazioni sono trasfuse è destinato a provare la verità dei fatti attestati e a produrre specifici effetti. Cass. pen. sez. V 31 marzo 2008 n. 13556

Integra la condotta di falsità materiale in atto pubblico la falsificazione di atti contenuti nei supporti del sistema informatico di un ente pubblico anche quando gli stessi siano documentati in forma cartacea. (Nella specie era stato alterato nel sistema informatico di un ospedale il contenuto di un referto medico). Cass. pen. sez. VI 23 febbraio 2009 n. 7752

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che nella dichiarazione sostitutiva di certificazione presentata al Comune e preordinata ad ottenere la reintestazione dell’autorizzazione amministrativa relativa ad un pubblico esercizio attesti falsamente di non aver riportato condanne penali in quanto detta autocertificazione riveste la funzione (art. 46 del d.P.R. n. 445 del 2000) di provare i fatti attestati evitando al privato l’onere di provarli con la produzione di certificati (nella specie certificato del casellario giudiziale) e così collegando l’efficacia probatoria dell’atto al dovere del dichiarante di dichiarare il vero. Cass. pen. sez. V 11 febbraio 2009 n. 6063

Integra il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico la condotta di colui che presenta false attestazioni in ordine alla disponibilità dei mezzi necessari all’espletamento dell’attività di gestione dei rifiuti al fine di conseguire l’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali atteso che quest’ultimo è organismo pubblico e l’iscrizione acquista anche carattere pubblicistico costituendo requisito per lo svolgimento della suddetta attività e per la partecipazione alle gare d’appalto per la fornitura di servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti. Cass. pen. sez. V 22 dicembre 2008 n. 47558

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che in qualità di legale rappresentante di una società a responsabilità limitata attesti falsamente – in sede di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà allegata a domanda di partecipazione a gare per l’affidamento di lavori pubblici l’insussistenza di cause di esclusione previste dalla legge omettendo di dichiarare che il vicepresidente della stessa società dotato di poteri di rappresentanza conferitigli dal C.d.A. aveva subito una sentenza di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. per i reati di falso in atto pubblico truffa in danno di ente pubblico e corruzione attiva propria. Cass. pen. sez. V 29 ottobre 2008 n. 40374

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico e non quello di falso per induzione del P.U. in atto pubblico la condotta del privato parte di un contratto di compravendita immobiliare che dichiari falsamente al notaio rogante la conformità dell’immobile alle caratteristiche previste dalla concessione ed ivi autorizzate in quanto in tal caso sussiste a carico del privato l’obbligo giuridico di dire la verità in ordine alla condizione giuridica dell’immobile oggetto d’alienazione e alla corrispondenza dello stesso agli estremi della concessione trattandosi d’obbligo preordinato alla tutela d’interessi pubblici connessi all’ordinata trasformazione del territorio prevalenti rispetto agli interessi della proprietà mentre nessun obbligo di verificare la corrispondenza di tali dichiarazioni al vero incombe sul notaio rogante tenuto solo a recepire le dichiarazioni del privato in ordine all’esistenza e agli estremi della concessione. (Nella specie le mendaci dichiarazioni riguardavano la condizione giuridica d’immobili costituenti in origine spazi tecnici cantine soffitti ecc. trasformati illecitamente in unità abitative ). Cass. pen. sez. V 19 settembre 2008 n. 35999

Il delitto di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico presuppone l’esistenza di un dovere giuridico dell’attestante di esporre la verità stabilito in modo indubbio esplicitamente o implicitamente dalla legge regolatrice dell’atto; pertanto non integra il delitto previsto dall’art. 483 c.p. la condotta del privato che nella «dichiarazione di morte » indichi falsamente circostanze diverse dall’avvenuto decesso di una persona. Cass. pen. sez. V 12 agosto 2008 n. 33382

Non integra gli estremi del reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che in sede di domanda di partecipazione ad un concorso per istruttore amministrativo indetto dal comune dichiari nel modulo prestampato fornito dalla P.A. di non avere procedimenti penali in corso ancorché destinatario di un’iscrizione nel registro degli indagati in quanto la formula adottata dalla P.A. « procedimento penale in corso» non consente di stabilire con esattezza se intenda riferirsi alla pendenza dell’azione penale o anche alle mere iscrizioni nel registro di cui all’art. 335 c.p.p. Cass. pen. sez. V 14 marzo 2008 n. 11625

Nel delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) il momento consumativo coincide – non già nell’atto del privato che rende la dichiarazione infedele – ma nella relativa percezione da parte del pubblico ufficiale che la trasfonde nell’atto pubblico; ne deriva che ex art. 8 c.p.p. la competenza territoriale deve essere determinata nel luogo in cui la falsa attestazione del privato perviene al pubblico ufficiale e non in quella in cui essa sia proferita oralmente o redatta per iscritto. Cass. pen. sez. V 5 marzo 2008 n. 10046

Non integra gli estremi del reato di falso ideologico commessa dal privato in atto pubblico la condotta di colui che presenti all’ufficio tecnico comunale una richiesta di autorizzazione – non contenente esplicite attestazioni né corredata dalla relazione tecnica e dagli elaborati progettuali – concernente l’installazione di una tenda solare che risulti collocata prima della presentazione di detta istanza considerato che la previsione di cui all’art. 23 D.P.R. n. 380 del 2001 – che disciplina la denuncia di inizio attività – non ricollega alcuna conseguenza penale all’eventuale falsit_ dell’istanza prevedendo esclusivamente l’avvio del procedimento penale e disciplinare per la falsa attestazione effettuata nella relazione o negli elaborati del progettista con cui l’istante può al massimo concorrere ex art. 110 c.p. e che comunque non trattandosi di attestazione di fatti resa a pubblico ufficiale in atto pubblico ma di semplice istanza essa assume rilievo esclusivamente in relazione al procedimento amministrativo nel quale sia stata presentata o all’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 37 D.P.R. n. 380 del 2001. Cass. pen. sez. V 17 dicembre 2007 n. 46825

In caso di condanna irrevocabile per reato successivamente depenalizzato per effetto del D.L.vo 30 dicembre 1999 n. 507 (nella specie emissione di assegno bancario senza copertura) esula la configurabilità del delitto di cui all’art. 483 c.p. qualora l’agente in una dichiarazione sostitutiva di certificazione destinata ad un pubblico ufficio in data posteriore all’intervenuta depenalizzazione abbia affermato di non aver riportato condanne penali; e ciò avuto riguardo al fatto che ai sensi dell’art. 101 del citato D.L.vo n. 507 del 1999 il giudice dell’esecuzione deve con procedura «de plano» attivabile anche « ex officio» revocare la sentenza di condanna e dichiarare che il fatto non è previsto dalla legge come reato. Cass. pen. sez. V 26 novembre 2007 n. 43919

Integra il reato di cui all’art. 483 c.p. (falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico) la condotta di colui che nella dichiarazione sostitutiva di certificazione attestante il possesso dei requisiti di onorabilità di cui all’art. 2 L. n. 82 del 1994 presentata alla camera di commercio e preordinata ad ottenere l’iscrizione nel registro delle imprese artigiane attesti falsamente che nei suoi confronti non siano state pronunciate sentenze di condanna per reati non colposi a pena detentiva superiore a due anni o sentenze di condanna contro la fede pubblica o il patrimonio. Cass. pen. sez. V 24 ottobre 2007 n. 39317

Integra il delitto di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico la falsa attestazione del legale rappresentante di una società circa il possesso da parte di quest’ultima di un requisito indispensabile per la partecipazione alla gara per l’aggiudicazione di un appalto pubblico a nulla rilevando che tale attestazione sia contenuta in una autocertificazione con sottoscrizione non autenticata ma ritualmente prodotta a corredo dell’istanza principale unitamente alla fotocopia di un documento di identificazione in conformità del modello legale vigente. Cass. pen. Sezioni Unite 24 settembre 2007 n. 35488

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico la falsa dichiarazione sostitutiva di notorietà allegata all’istanza di ammissione al gratuito patrocinio e preordinata a comprovare lo stato di non abbienza. (La Corte ha inoltre precisato che ai fini della sussistenza del reato non ha rilievo la circostanza che le false attestazioni non comportino il superamento della soglia di reddito richiesta dalla legge per l’ottenimento del beneficio in quanto il bene tutelato dalla disposizione di cui all’art. 483 c.p. è la fede pubblica che viene leso per il mero fatto che il cittadino faccia dichiarazioni false all’autorità richiedente). Cass. pen. sez. V 4 aprile 2007 n. 13828

Non costituisce falsità ideologica del privato in atto pubblico l’attestazione di permanenza della morosità resa dal locatore in un procedimento di convalida di sfratto pur in presenza di un avvenuto pagamento di canoni arretrati che lo stesso locatore abbia però rifiutato in quanto ritenuto inefficace. Cass. pen. sez. II 8 marzo 2007 n. 9779

Non integra gli estremi del delitto di falso ideologico in atto pubblico commesso dal pubblico ufficiale indotto in errore dal privato ma quello di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico la condotta di colui che attesti falsamente al Conservatore del registro delle imprese il possesso dei requisiti necessari per l’iscrizione nel registro delle imprese considerato che il privato è autore mediato del delitto di falso di cui agli articoli 48 e 479 c.p. a condizione che egli induca in errore il pubblico ufficiale con la conseguenza che ove l’attività del pubblico ufficiale non si limiti a recepire le dichiarazioni del privato ma sia preordinata accertarne la reale conformità ai dati richiesti dalla legge come nella specie in cui il controllo del Conservatore ha escluso l’evento della richiesta iscrizione non sussiste il falso per induzione in errore pur restando ferma la falsità dell’attestazione del privato ai fini dell’art. 483 c.p. Cass. pen. sez. V 23 febbraio 2007 n. 7664

Integra la condotta criminosa di falsità ideologica del privato in atto pubblico il rilascio di false dichiarazioni allo spedizioniere doganale preposto alla formazione della bolletta doganale dal momento che l’attività da questi svolta costituisce esercizio di una pubblica funzione amministrativa. Cass. pen. sez. II 7 febbraio 2007 n. 5224

Non integra il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta del privato (nella specie proprietario e costruttore di un edificio) che attesti falsamente con dichiarazione diretta al sindaco l’ultimazione dei lavori di un fabbricato considerato che tale dichiarazione non è destinata a confluire in un atto pubblico e quindi a provare la verità dei fatti in essa attestati mentre la fattispecie criminosa di cui all’art. 483 c.p. è configurabile solo nel caso in cui una specifica norma giuridica attribuisca all’atto la funzione di provare i fatti attestati dal privato al pubblico ufficiale. (In applicazione di questo principio la S.C. ha censurato la decisione del giudice di merito – che ha ritenuto integrato il delitto di cui all’art. 483 c.p. considerando la dichiarazione del ricorrente destinata ad essere trasfusa in un iter amministrativo finalizzato ad ottenere il rilascio del certificato di abitabilità – rilevando che la dichiarazione del privato costituisce un mero presupposto del certificato di abitabilità sulla base del quale la competente autorità può e deve attivare i controlli del caso). Cass. pen. sez. V 6 giugno 2006 n. 19361

Integra il delitto di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta del soggetto che attesti al pubblico ufficiale una situazione concreta ed obiettiva attinente alla propria persona non rispondente al vero e in particolare una residenza anagrafica non più attuale nella dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà la quale è destinata per espressa disposizione di legge a provare la veridicità delle asseverazioni in essa contenute e ad essere poi trasfusa in un atto pubblico consistente nel caso di specie nell’autorizzazione al transito in una zona a traffico limitato riservata ai soggetti residenti in una certa area della città. Cass. pen. sez. I 3 luglio 2006 n. 22888

La norma di cui all’art. 76 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (D.L.vo n. 445 del 2000) stabilendo la sanzione penale per chiunque rilascia dichiarazioni mendaci forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal medesimo T.U. rimanda al c.p. e alle leggi speciali in materia: ne consegue che risponde del reato di cui all’art. 483 il privato che renda false attestazioni circa gli stati le qualità personali ed i fatti indicati nell’art. 46 del citato Testo Unico al fine di partecipare a una gara di appalto. Cass. pen. sez. V 15 giugno 2006 n. 20570

Le false dichiarazioni del privato concernenti la sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge o dagli strumenti urbanistici per il rilascio di concessione edilizia essendo destinate a dimostrare la verità dei fatti cui si riferiscono e ad essere recepite quali condizioni per la emanazione o per la efficacia dell’atto pubblico producendo cioè immediati effetti rilevanti sul piano giuridico sono idonee ad integrare se ideologicamente false il delitto di cui all’art. 483 c.p. Cass. pen. sez. V 9 febbraio 2006 n. 5122

La falsa attestazione della propria presenza in ufficio da parte di un pubblico dipendente posta in essere mediante fraudolenta timbratura del cartellino in quanto commessa da soggetto che pur investito di qualifica pubblicistica agisce come privato non integra il reato di falso ideologico in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale ma quello di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico con conseguente configurabilità anche dell’aggravante di cui all’art. 61 n. 9 c.p. Cass. pen. sez. V 7 dicembre 2005 n. 44689 

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la falsa denuncia di smarrimento del certificato di proprietà di un’autovettura effettuata mediante dichiarazione raccolta dai carabinieri in quanto tale denuncia è destinata a comprovare la verità del fatto dello smarrimento che costituisce il necessario presupposto del procedimento amministrativo di rilascio di un duplicato (art. 13 comma primo e secondo D.M. n. 514 del 1992). Cass. pen. sez. V 11 ottobre 2005 n. 36643

Integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che rende false attestazioni in ordine al patrimonio ed al reddito familiare nella dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà rilevante per l’accesso alla graduatoria preordinata all’assegnazione di sussidi da parte dell’Opera universitaria in quanto la L. n. 15 del 1968 facoltizza il privato alla dichiarazione sostitutiva che diviene atto pubblico per il solo fatto della sottoscrizione autenticata dal funzionario preposto a ricevere l’atto stabilendo che tali dichiarazioni «sono considerate come fatte a pubblico ufficiale» (art. 26 commi primo e secondo) e d’altro canto il privato ha l’obbligo giuridico di affermare il vero ogniqualvolta sussiste una norma che ricolleghi ai fatti che egli attesta al pubblico ufficiale – il quale a sua volta ne documenti l’attestazione – determinati effetti; né vale ad escludere la sussistenza del reato la circostanza che l’attestazione sia soggetta a verifiche o controlli i quali in ogni caso intervengono quando il falso è già consumato. Cass. pen. sez. V 30 settembre 2005 n. 35163

Sussiste il delitto di falsità ideologica del privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) qualora un esperto qualificato iscritto in un albo speciale riversi – così assumendo spontaneamente responsabilità attestativa – in un atto pubblico redatto dal cancelliere false attestazioni in merito a circostanze di fatto oggetto di percezione diretta costituenti premessa di un provvedimento dell’autorità (amministrativa o giudiziaria) che in sua assenza dovrebbe o potrebbe disporre l’accertamento d’ufficio. (Fattispecie in cui un funzionario del centro servizi dell’ufficio imposte dirette aveva in concorso con un ragioniere formato una falsa perizia estimativa giurata – atto destinato a provare la verità – firmata dal libero professionista ma preparata dal pubblico funzionario nella quale si affermava falsamente dinanzi al cancelliere un valore non corrispondente al vero dell’avviamento di una farmacia commerciale già appartenente a persona deceduta attribuendole un valore inferiore per favorire gli eredi in sede di liquidazione dell’imposta di successione). Cass. pen. sez. V 7 giugno 2004 n. 25336

È configurabile il reato di cui all’art. 483 c.p. (falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico) nel caso di falsa denuncia di smarrimento del certificato d’uso di un motore marino presentata ad un organo di polizia giudiziaria e poi utilizzata una volta munita dell’attestazione di ricezione da parte di detto organo per ottenere dalla competente amministrazione un duplicato del documento falsamente denunciato come smarrito. (Nella specie tale condotta era stata posta in essere allo scopo di poter rivendere un natante che l’agente aveva acquistato da un terzo il quale a garanzia del suo credito rimasto insoddisfatto aveva trattenuto il certificato originale). Cass. pen. sez. V 22 aprile 2004 n. 18587

Dà luogo alla configurabilità del reato di cui all’art. 483 c.p. (falsità ideologica commessa dal privato in atti pubblici) la condotta di chi falsamente dichiarando al competente ufficio della motorizzazione civile di essere proprietario di un autoveicolo ottenga in tal modo la reimmatricolazione del medesimo con rilascio di nuove targhe e nuova carta di circolazione. Cass. pen. sez. V 22 aprile 2004 n. 18584

Costituisce falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) quella consistita nell’avere l’agente in sede di notifica di un provvedimento di polizia che imponeva il ritiro dei documenti validi per l’espatrio falsamente attestato di non essere titolare di carta d’identità perché a suo tempo scaduta e mai rinnovata. Cass. pen. sez. V 23 marzo 2004 n. 13992

È configurabile il reato di falso di cui all’art. 483 c.p. (falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico) nelle valutazioni estimative – contenute nella perizia giurata dinanzi al cancelliere – che attribuisca al bene da stimare un valore pari alla metà di quello reale trattandosi di enunciati valutativi che si fondano su premesse contenenti false attestazioni. Cass. pen. sez. V 17 febbraio 2004 n. 6244

La falsità ideologica può essere consumata anche mediante un’attestazione incompleta ogniqualvolta il contenuto espositivo dell’atto sia comunque tale da far assumere all’omissione dell’informazione relativa ad un determinato fatto il significato di negazione della sua esistenza. Ne consegue che integra il reato di cui all’art. 483 c.p. (falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico) l’omissione contenuta in una perizia giurata destinata all’autorità giudiziaria relativa alla natura edificabile del bene oggetto di stima. Cass. pen. sez. V 17 febbraio 2004 n. 6244

Il dolo integratore del delitto di falsità ideologica di cui all’art. 483 c.p. è costituito dalla volontà cosciente e non coartata di compiere il fatto e nella consapevolezza di agire contro il dovere giuridico di dichiarare il vero. Cass. pen. sez. II 15 dicembre 2003 n. 47867

Il delitto di falsa attestazione al pubblico ufficiale in un atto pubblico di fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità è integrato anche quando l’agente prospetti come vere circostanze delle quali non sia effettivamente a conoscenza perché l’oggetto dell’attestazione è proprio la sua cognizione di verità del fatto e del relativo carattere mendace lo stesso agente è pienamente consapevole. Cass. pen. sez. V 6 ottobre 2003 n. 37938

Ai fini della configurabilità del reato di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico non è necessario che esista una norma giuridica che con riferimento al contenuto obblighi il privato a possedere i requisiti dichiarati ma è sufficiente che il suddetto atto precostituito per la prova del fatto attestato abbia un contenuto non veritiero. (Fattispecie in cui anche dopo l’abrogazione avvenuta con L. 26 settembre 1996 n. 507 dell’obbligo di presentare dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà per ottenere le iscrizioni necessarie ad esercitare l’attività di autocarrozzeria attestante il possesso di attrezzature occorrenti per l’attività di autoriparazione è stato ritenuto che l’atto contenente la falsa attestazione costituisca il reato di cui all’art. 483 c.p. in quanto la legge sopra richiamata non ha inciso né sulla norma penale né su norme extrapenali costituenti presupposto di quella penale). Cass. pen. sez. V 27 maggio 2003 n. 23224

Sussiste il reato di falso ideologico commesso dal privato nel caso di dichiarazione mendace di essere in regola con il pagamento dei contributi verso la cassa edile allegata all’offerta per l’aggiudicazione di un appalto pubblico atteso che l’obbligo giuridico di dire la verità risiede nell’art. 24 comma 2 della direttiva 93/37/CEE recepita sul punto dal D.L. 30 luglio 1994 n. 478 non convertito i cui effetti sono peraltro stabilizzati dalla legge 29 marzo 1995 n. 95. Cass. pen. sez. V 23 maggio 2003 n. 22880

Non integra il reato di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la falsa denuncia di smarrimento di un certificato di proprietà di un’autovettura effettuata mediante dichiarazione raccolta dai carabinieri in quanto l’atto pubblico redatto dal pubblico ufficiale e contenente le dichiarazioni dell’imputato non è destinato in virtù di una norma di legge a provare la verità di quanto dichiarato né sussiste a carico del privato l’obbligo giuridico di dichiarare il vero in tale situazione. Cass. pen. sez. V 14 aprile 2003 n. 17363

Le false dichiarazioni rese da un privato nella domanda di condono integrano il reato di cui all’art. 483 c. p. anche a seguito dell’abrogazione della L. 4 gennaio 1968 n. 15 attuata dall’art. 77 del D.L.vo 28 dicembre 2000 n. 445 in seguito alla quale la sottoscrizione della dichiarazione sostitutiva di atto notorio non deve essere più essere autenticata dal pubblico ufciale. Cass. pen. sez. III 3 marzo 2003 n. 9527

La falsità delle dichiarazioni rese al pubblico ufficiale nella domanda di sanatoria edilizia è punita ai sensi dell’art. 26 della legge 4 gennaio 1968 n. 15 con la sanzione prevista dall’art. 483 c.p. (falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico); ne consegue che nel caso in cui le predette dichiarazioni siano allegate a corredo di una domanda di definizione agevolata di violazione edilizia non rileva ai fini della configurabilità del reato la natura di mera autorizzazione amministrativa della concessione in sanatoria che è soltanto l’atto finale del procedimento. Cass. pen. sez. V 26 settembre 2001 n. 34815

La denuncia di smarrimento di un documento d’identità non è assimilabile a quella che abbia ad oggetto un assegno bancario atteso che essa è dotata di giuridica rilevanza siccome condizione indispensabile per il rilascio di un duplicato del documento smarrito. Ne consegue che in caso di falsità di detta denuncia è configurabile il reato di cui all’art. 483 c.p. Cass. pen. sez. V 8 agosto 2000 n. 8891

In tema di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico configura il reato di cui all’art. 483 c.p. la falsa denuncia di smarrimento della carta di credito ad organi di polizia. Ciò poiché a differenza di quanto accade per lo smarrimento dell’assegno un obbligo di denuncia a carico del privato dello smarrimento della carta di credito è espressamente previsto nella disciplina contrattuale di tale documento che prevede la denunzia che pertanto deve essere veritiera derivando anche effetti connessi alla difesa dell’interesse pubblico che sia salvaguardato il sistema finanziario dal rischio di riciclaggio del denaro. Peraltro nel caso della carta di credito la denuncia trasfusa nell’atto pubblico fa prova essa stessa dell’avvenuto smarrimento e non necessita di successiva verifica giudiziale: in tal senso producendo l’effetto immediato del blocco dello strumento di pagamento la denunzia si accredita di un contenuto di verità non richiesta alla denunzia di smarrimento dell’assegno. Cass. pen. sez. V 27 giugno 2000 n. 7496

Il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico sussiste solo quando l’atto pubblico nel quale la dichiarazione del privato è stata trasfusa sia destinato a provare la verità dei fatti attestati e cioè quando una norma giuridica obblighi il privato a dichiarare il vero ricollegando specifici effetti all’atto documento nel quale la sua dichiarazione è stata inserita dal pubblico ufficiale ricevente. Ne consegue che non è configurabile il delitto di cui all’art. 483 c.p. nel caso di falsa denuncia di smarrimento del «foglio rosa» in realtà mai conseguito ricevuta a verbale da un ufficiale di polizia giudiziaria non essendovi alcuna particolare norma che attribuisca specifici effetti alla dichiarazione resa dal privato. Cass. pen. sez. V 28 aprile 2000 n. 5118

Il delitto di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) è configurabile solo nei casi in cui una specifica norma giuridica attribuisca all’atto la funzione di provare i fatti attestati dal privato al pubblico ufficiale così collegando l’efficacia probatoria dell’atto medesimo al dovere del dichiarante di affermare il vero; ne deriva che non può integrare il reato de quo la falsa denuncia di smarrimento di un assegno effettuata mediante dichiarazione raccolta a verbale da un ufficiale di polizia giudiziaria alla quale nessuna disposizione conferisce l’idoneità a provare la verità del fatto denunciato e la preesistenza del documento asseritamente smarrito. Cass. pen. Sezioni Unite 9 marzo 2000 n. 28

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico ai sensi del combinato disposto degli artt. 76 del d.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445 e 483 cod. pen. la condotta di colui che in una autocertificazione sostitutiva diretta all’amministrazione penitenziaria ai fini del rinnovo di una convenzione professionale dichiari di non avere procedimenti penali in corso pur essendogli stato notificato in precedenza avviso di richiesta di proroga delle indagini preliminari per altro reato. (In motivazione la Corte ha precisato che l’interessato una volta venuto a conoscenza di una pendenza giudiziaria deve accertarsi presso la segreteria del pubblico ministero circa l’intervenuta archiviazione del procedimento e non affidarsi alla sola circostanza che sia trascorso il termine previsto dall’art. 405 cod. proc. pen.). Cass. pen. sez. V 15 giugno 2018 n. 27702

Integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e non il più grave delitto di cui all’art. 479 cod. pen. la predisposizione da parte del presidente del consiglio di amministrazione di una società dell’elenco riepilogativo dei soci presenti da allegare al verbale di assemblea redatto dal notaio contenente indicazioni mendaci o false firme di delega. (In motivazione la Corte ha precisato che l’elenco dei soci presenti assolve alla specifica funzione di attestare al notaio la composizione dell’assemblea al fine di consentire il controllo della validità delle deliberazioni assunte). Cass. pen. sez. VI 13 settembre 2017 n. 41768

Il reato di falso di cui all’art. 483 c.p. resta assorbito in quello di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato in tutti i casi in cui l’uso o la presentazione di dichiarazioni o documenti falsi costituiscano elementi essenziali di quest’ultimo pur quando la somma indebitamente percepita o non pagata dal privato non superando la soglia minima di erogazione – euro 3.999,96 – dia luogo a una mera violazione amministrativa. Cass. pen. Sezioni Unite 25 febbraio 2011 n. 7537

Integra il reato di indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato la condotta del privato che in sede di dichiarazione sostitutiva di certificazione dichiari un reddito inferiore a quello effettivamente percepito al fine di ottenere il conseguimento di un canone meno elevato per l’affitto di un alloggio appartenente alla locale Provincia e gestito dall’ATER trattandosi di erogazioni pubbliche di natura assistenziali; in tal caso il reato di falsità ideologica del privato in atto pubblico è assorbito nella fattispecie di cui all’art. 316 ter c.p. anche nell’ipotesi in cui il fatto integri una mera violazione amministrativa. Cass. pen. sez. V 9 ottobre 2009 n. 39340

In tema di falsità documentali integra il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p. ) e non quello di falso per induzione in atto pubblico ( art. 48 e 479 c.p. ) la falsa dichiarazione in ordine ai beni da ricomprendere nell’asse ereditario rilasciata dal privato al pubblico ufficiale che nel caso di accettazione con beneficio di inventario rediga il relativo verbale in quanto detto verbale costituisce atto pubblico preordinato a descrivere l’entità del patrimonio del defunto attraverso gli accertamenti dello stesso pubblico ufficiale che redige l’atto riportando (ex art. 192 disp. att. c.p.c. ) anche le dichiarazioni del privato il quale ha l’obbligo di dire la verità trattandosi di atto destinato a provare la verità dei fatti ; né a tal fine rileva il fatto che sia possibile superare il valore probatorio delle dichiarazioni rese dal privato tramite ulteriori accertamenti che comunque interverrebbero quando il falso è già consumato. Cass. pen. sez. V 9 luglio 2008 n. 28210

Il reato di cui all’art. 95 D.P.R. n. 115 del 2002– che sanziona le falsità o le omissioni nelle dichiarazioni o nelle comunicazioni per l’attestazione delle condizioni di reddito in vista dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato – è integrato non già da qualsivoglia infedele attestazione ma dalle dichiarazioni con cui l’istante affermi contrariamente al vero di avere un reddito inferiore a quello fissato dal legislatore come soglia di ammissibilità ovvero neghi o nasconda mutamenti significativi del reddito dell’anno precedente tali cioè da determinare il superamento di detta soglia. Ne deriva che la norma di cui all’art. 95 D.P.R. n. 115 del 2002 è speciale rispetto a quella di cui all’art. 483 c.p. (falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico) con la conseguenza che i due reati non sono in rapporto di concorso formale. (In applicazione di questo principio la S.C. ha censurato la decisione con cui la Corte d’appello ha ritenuto integrati gli estremi di cui all’art. 483 c.p. per false dichiarazioni dell’imputato circa il proprio reddito ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato ancorchè avesse accertato che nel periodo interessato l’imputato avesse percepito modesti redditi da lavoro largamente al di sotto della soglia oltre la quale non è prevista l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato). Cass. pen. sez. V 18 marzo 2008 n. 12019

Il delitto di falsa attestazione del privato di cui all’art. 483 c.p. può concorrere – quando la falsa dichiarazione sia prevista di per sé come reato – con quello della falsità per induzione in errore del pubblico ufficiale nella redazione dell’atto al quale la attestazione inerisca (artt. 48 e 479 c.p.) sempre che la dichiarazione non veridica del privato concerna fatti dei quali l’atto del pubblico ufficiale è destinato a provare la verità. (Fattispecie nella quale gli imputati avevano partecipato alla licitazione per l’appalto di lavori di costruzione allegando alla domanda di ammissione le false dichiarazioni sostitutive di certificazione della loro iscrizione all’Albo nazionale costruttori richieste dal bando di gara; i successivi atti deliberativi dell’aggiudicazione dell’appalto erano stati redatti sulla base delle anzidette dichiarazioni facenti fede di quanto dichiarato). Cass. pen. Sezioni Unite 24 settembre 2007 n. 35488

Integra il reato di indebita percezione di elargizioni a carico dello Stato previsto dall’art. 316 ter comma primo c.p. e non quello di truffa aggravata ai sensi dell’art. 640 bis stesso codice l’indebito conseguimento nella misura superiore al limite minimo in esso indicato del cosiddetto reddito minimo di inserimento previsto dal D.L.vo 18 giugno 1998 n. 237. (Nell’enunciare tale principio la Corte ha ritenuto che nel reato di cui all’art. 316 ter c.p. restano assorbiti solo i delitti di falso di cui agli artt. 483 e 489 c.p. ma non le altre falsità eventualmente commesse al fine di ottenere l’erogazione le quali all’occorrenza concorrono con il primo reato). Cass. pen. Sezioni Unite 27 aprile 2007 n. 16568

Integra il reato di cui all’art. 483 c.p. (falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico) la condotta del privato che al fine di ottenere erogazioni pubbliche attesta falsamente di avere il «c.d. reddito minimo da inserimento» che ne legittima la concessione considerato che qualora non si verifichi l’integrazione della fattispecie speciale per assorbimento di cui all’art. 316 ter c.p. (indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato) in ragione del mancato raggiungimento della soglia quantitativa prevista dall’art. 316 ter comma secondo c.p. riprende vigore ed efficacia la norma generale nella specie integrata dalla previsione di cui all’art. 483 c.p. Cass. pen. sez. V 24 novembre 2006  n. 38941

Il reato di falsità ideologica in atti pubblici commesso dal privato se finalizzato alla indebita percezione di erogazioni pubbliche non concorre ostandovi il principio di specialità con quello di cui all’art. 316 ter c.p. ma è da questo assorbito. Cass. pen. sez. VI 27 luglio 2006 n. 26262

Il privato che falsamente attesti il completamento delle eseguite opere edilizie entro i termini utili per la concessione in sanatoria risponde del reato di cui all’art. 483 c.p. in ordine alla falsa attestazione resa al pubblico ufficiale ma non del reato di cui all’art. 480 c.p. quale autore indiretto della falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale che abbia rilasciato la concessione in sanatoria sulla base della falsa attestazione. Cass. pen. sez. V 20 giugno 2006 n. 21209

Risponde del reato di calunnia e non di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico colui il quale dichiari falsamente al pubblico ufficiale lo smarrimento di un assegno atteso che in questo modo accusa implicitamente il portatore del titolo di credito di essersene impossessato fraudolentemente. Cass. pen. sez. VI 18 giugno 2003 n. 26110

In caso di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che ai fini del conseguimento di una concessione in sanatoria attesti falsamente la data di ultimazione delle opere edilizie eseguite il dichiarante si rende autore diretto di falso ai sensi dell’art. 483 c.p. ma non può al tempo stesso ritenersi a norma degli artt. 48 e 480 (o 479) c.p. autore indiretto o mediato della falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale che rilasci la concessione in sanatoria sul presupposto di quella falsa attestazione. Ed infatti salvo autonomo accertamento a cura del sindaco della verità del fatto dichiarato dal privato la concessione anzidetta è intesa ad accertare l’esistenza non già di quello stesso fatto bensì dell’atto pubblico nel quale sia stata trasfusa la dichiarazione sostitutiva allegata alla richiesta del privato. (Nel caso di specie la S.C. ha annullato senza rinvio la sentenza di appello che riformando la pronuncia assolutoria del primo giudice aveva condannato l’imputato sia per il reato di cui all’art. 483 che per quello di cui agli artt. 48-479 c.p.) Cass. pen. sez. V 19 maggio 2003 n. 22021

In tema di falsità in atti quando il pubblico ufficiale inconsapevolmente raccolga dal privato una falsa attestazione relativa a fatti dei quali essa è destinata a provare la verità e quando detta attestazione venga poi utilizzata dal soggetto ingannato per descrivere od attestare una situazione di fatto più ampia di quella certificata dal mentitore resta integrata la fattispecie del falso ideologico per induzione (artt. 48-479 48-480 48-481 c.p.) la quale nel caso di specie concorre con il delitto di cui all’art. 483 c.p. atteso che la falsa dichiarazione del privato prevista di per sè come reato è in rapporto strumentale con la falsità ideologica che il pubblico ufficiale in quanto autore mediato ha posto in essere. (Fattispecie relativa al rilascio di una concessione edilizia in sanatoria da parte del sindaco tratto in inganno da una falsa attestazione dell’interessato il quale aveva affermato in dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che determinate opere di trasformazione edilizia erano state ultimate anteriormente alla data del 31 dicembre 1993). Cass. pen. sez. V 26 ottobre 2001 n. 38453

Il reato di cui al combinato disposto degli artt. 483 c.p. e 26 della legge 4 gennaio 1968 n. 15 è configurabile anche quando le false affermazioni contenute nell’atto di notorietà riguardino fatti stati o qualità personali di soggetti diversi dal dichiarante sempre che questi ne sia a diretta conoscenza. (Nella specie in applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto che correttamente fosse stata affermata la sussistenza del reato in un caso in cui gli imputati avevano falsamente attestato allo scopo di evitare l’applicazione di una sanzione amministrativa che alcune opere edilizie irregolari erano state realizzate dal loro dante causa. Cass. pen. sez. V 23 marzo 2001 n. 11644

Sussiste il “falso innocuo” quando l’infedele attestazione (nel falso ideologico) o la compiuta alterazione (nel falso materiale) sono del tutto irrilevanti ai fini del significato dell’atto e del suo valore probatorio e pertanto non esplicano effetti sulla sua funzione documentale con la conseguenza che l’innocuità deve essere valutata non con riferimento all’uso che dell’atto falso venga fatto ma avendo riguardo all’idoneità dello stesso ad ingannare comunque la fede pubblica. (In applicazione del principio la S.C. ha ritenuto corretta la decisione impugnata la quale aveva ravvisato la sussistenza del reato di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico nella falsa dichiarazione resa in occasione dello svolgimento di una procedura di appalto pubblico di possedere i requisiti richiesti dall’art. 38 comma secondo lett. c) d.l.vo 12 aprile 2006 n. 163 per la partecipazione alla gara). Cass. pen. sez. V 18 novembre 2014 n. 47601

Non integra gli estremi dell’elemento soggettivo della fattispecie incriminatrice di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che avendo riportato due sentenze di applicazione della pena rispettivamente per reati scali e societari attesti in sede di dichiarazione sostitutiva trasmessa al settore tecnico amministrativo provinciale foreste di non avere riportato condanne penali in quanto la peculiare natura e gli effetti della sentenza di patteggiamento – che ancorché equiparata alla sentenza di condanna ai sensi dell’art. 445 comma primo bis c.p.p. non implica un accertamento della penale responsabilità dell’imputato – e le modiche legislative introdotte con i decreti legislativi n. 74 del 2000 e n. 61 del 2002 in materia di reati scali e societari con le conseguenti difficoltà interpretative rendono plausibile l’assenza in capo all’imputato della piena consapevolezza e volontà della falsità delle sue dichiarazioni. Cass. pen. sez. V 18 gennaio 2010 n. 2088

Non integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) la condotta di colui che dichiari falsamente al notaio – in sede di redazione di un atto pubblico di donazione – di avere usucapito alcuni immobili oggetto della donazione in quanto detto atto destinato a trasferire la proprietà dei beni donati al donatario non è invece destinato a provare la verità dei fatti dichiarati dal donante. Cass. pen. sez. V 4 febbraio 2008 n. 5365

Sussiste il falso innocuo quando esso si riveli in concreto inidoneo a ledere l’interesse tutelato dalla genuinità dei documenti e cioè quando non abbia la capacità di conseguire uno scopo antigiuridico nel senso che l’infedele attestazione o la compiuta alterazione appaiano del tutto irrilevanti ai fini del significato dell’atto e del suo valore probatorio e pertanto inidonee al conseguimento delle finalità che con l’atto falso si intendevano raggiungere; in tal caso infatti la falsità non esplica effetti sulla funzione documentale che l’atto è chiamato a svolgere che è quella di attestare i dati in esso indicati con la conseguenza che l’innocuità non deve essere valutata con riferimento all’uso che dell’atto falso venga fatto. (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello ha ritenuto sussistente ex art. 483 c.p. la responsabilità di un ex sindaco e di un segretario comunale che avevano sottoscritto una lettera con falsa data diretta al Ministero dell’industria con la quale si dichiarava che il comune esprimeva parere favorevole alla realizzazione di un impianto di cogenerazione di energia elettrica). Cass. pen. sez. V 23 gennaio 2008 n. 3564

È punibile ai sensi dell’art. 483 c.p. in forza del richiamo contenuto nell’art. 21 L. 7 agosto 1990 n. 241 la produzione a sostegno di una richiesta di iscrizione nel registro degli esercenti il commercio di un’autocertificazione falsamente attestante che il richiedente non è mai stato dichiarato fallito nulla rilevando la mancata autenticazione della relativa sottoscrizione non essendo questa più richiesta dalla legge in base alle disposizioni dettate dall’art. 3 comma undicesimo L. 15 marzo 1997 n. 127 e successive modificazioni quali riprese da ultimo dall’art. 38 del T.U. emanato con D.L.vo 28 dicembre 2000 n. 445. Cass. pen. sez. V 22 dicembre 2006 n. 42291

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