(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità

Articolo 481 - Codice Penale

Chiunque, nell’esercizio di una professione sanitaria o forense, o di un altro servizio di pubblica necessità (359), attesta falsamente, in un certificato, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da € 51 a € 516.
Tali pene si applicano congiuntamente se il fatto è commesso a scopo di lucro.

Articolo 481 - Codice Penale

Chiunque, nell’esercizio di una professione sanitaria o forense, o di un altro servizio di pubblica necessità (359), attesta falsamente, in un certificato, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da € 51 a € 516.
Tali pene si applicano congiuntamente se il fatto è commesso a scopo di lucro.

Note

Tabella procedurale

Arresto: non consentito.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: non consentite.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Le false attestazioni contenute in elaborati allegati alla relazione di asseverazione integrata nella dichiarazione di inizio di attività edilizia (DIA) integrano il reato di falsità ideologica in certificati (art. 481 cod. pen.) in quanto la citata relazione ha natura di certificato. Cass. pen. sez. V 3 maggio 2017 n. 21159

Le false attestazioni contenute nella relazione di accompagnamento alla dichiarazione di inizio di attività edilizia (DIA) integrano il reato di falsità ideologica in certificati (art. 481 cod. pen.) in quanto detta relazione ha natura di certificato in ordine alla descrizione dello stato attuale dei luoghi alla ricognizione degli eventuali vincoli esistenti sull’area o sull’immobile interessati dall’intervento alla rappresentazione delle opere che si intende realizzare e all’attestazione della loro conformità agli strumenti urbanistici ed al regolamento edilizio. Cass. pen. sez. III 23 gennaio 2017 n. 3067

In tema di opere soggette a presentazione di denuncia di inizio attività (DIA) assume la qualità di persona esercente un servizio di pubblica necessità e risponde quindi del reato di falsità ideologica in certificati il progettista che nella relazione iniziale di accompagnamento di cui all’art. 23 comma primo del D.P.R. n. 380 del 2001 renda false attestazioni sempre che le stesse riguardino lo stato dei luoghi e la conformità delle opere realizzande agli strumenti urbanistici e non anche la mera intenzione del committente o la futura eventuale difformità di quest’ultima rispetto a quanto poi in concreto realizzato. Cass. pen. sez. III 16 luglio 2010 n. 27699

Non integra gli estremi costitutivi della fattispecie di falso ideologico in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 481 c.p.) la condotta di colui che in qualità di geometra redattore del progetto e della relazione allegati alla denuncia di inizio di attività presentata al locale Comune attesti che essa sia preordinata alla realizzazione di una vasca interrata destinata alla raccolta di acqua anziché alla realizzazione di una piscina in quanto la relazione allegata alla denuncia di inizio di attività ha natura di certificato solo in relazione alle attestazioni relative allo stato dei luoghi ed alla correlata dichiarazione di compatibilità delle opere realizzande con gli strumenti urbanistici vigenti. (In applicazione di questo principio la S.C. – censurando la decisione del giudice di merito che nella specie ha ritenuto integrato il reato di cui all’art. 481 c.p. – ha affermato in motivazione che l’attestazione della volontà del committente non assume i connotati di una realtà oggettiva percepibile sensorialmente e verificabile alla stregua di un’errata indicazione progettuale di misure ed estensioni non conformi allo stato dei luoghi e non ha pertanto natura di certificato dovendosi intendere per tale solo l’attestazione di fatti oggettivi percepiti con i sensi in atto destinato a provare la verità). Cass. pen. sez. V 24 febbraio 2010 n. 7408

I delitti contro la fede pubblica tutelano direttamente non solo l’interesse pubblico alla genuinità materiale e alla veridicità ideologica di determinati atti ma anche quello del soggetto privato sulla cui sfera giuridica l’atto sia destinato a incidere concretamente con la conseguenza che egli in tal caso riveste la qualità di persona offesa dal reato (Nel caso di specie la S.C. ha ritenuto l’incidenza diretta sulla sfera giuridica della società assicuratrice costituitasi parte civile del falso ex art. 481 c.p.). Cass. pen. sez. V 20 gennaio 2009 n. 2076

In materia di falso la relazione d’asseverazione del progettista allegata alla denuncia d’inizio d’attività edilizia (DIA) ha natura di “certificato” sicché risponde del delitto previsto dall’art. 481 c.p. il professionista che redige la suddetta relazione di corredo attestando contrariamente al vero la conformità agli strumenti urbanistici. Cass. pen. sez. III 19 gennaio 2009 n. 1818

Integra il reato di cui all’art. 481 c.p. la falsa attestazione da parte di un esercente la professione legale dell’autenticità della firma figurante in calce ad un atto di conferimento di procura speciale apparentemente proveniente dalla persona offesa di un reato nulla rilevando ai fini della pretesa innocuità del falso il fatto che per errore l’atto anzidetto sia stato redatto su di un modulo predisposto per l’imputato. Cass. pen. sez. V 16 aprile 2007 n. 15150

In tema di delitto di falsità ideologica dell’esercente un servizio di pubblica necessità non rientrano nella nozione di «certificati» quegli atti che nell’ambito di un procedimento amministrativo per il rilascio di un’autorizzazione non hanno la funzione di dare all’Amministrazione un’esatta informazione su circostanze di fatto e quindi di provare la verità di quanto in essi affermato ma sono espressivi di un giudizio di valutazioni e convincimenti soggettivi sia pure erronei ma che non alterano i fatti. (Fattispecie in cui si è esclusa la natura di «certificati» agli atti prodotti a sostegno della domanda di autorizzazione per la realizzazione e l’esercizio di una centrale termoelettrica asseritamente falsi perché alcuni denominati «progetti preliminari» ed uno «tracciato di fattibilità» oltre che per l’omessa attestazione di conformità urbanistica quando erano tutti in realtà «meri studi di fattibilità» i primi per la mancanza dei documenti richiesti dal regolamento attuativo della legge quadro sui lavori pubblici e l’altro per la mancanza di elaborati grafici relativi a sezioni significative di una parte della costruenda opera e di una relazione geognostica). Cass. pen. sez. II 31 gennaio 2007 n. 3628

In tema di reati di falso il certificato di morte redatto dal medico necroscopico delegato dell’ufficiale dello stato civile è atto pubblico siccome proveniente da un pubblico ufficiale che attesta fatti di sua diretta percezione (effettività del decesso eventuali indizi di reato ecc.); mentre quello redatto dal medico curante in ordine al momento e alle cause della morte – come risultano dall’attività sanitaria espletata prima del decesso – è qualificabile come atto pubblico soltanto se il sanitario opera all’interno di una struttura pubblica e se con tale atto concorre a formare la volontà della P.A. in materia di assistenza sanitaria o esercita in sua vece poteri autorizzativi e certificativi: in questi casi infatti il medico opera come pubblico ufficiale. Qualora invece il medico curante nell’immediatezza dell’evento rilasci il certificato di morte non destinato all’utilizzazione da parte dell’ufficiale dello stato civile egli opera come semplice esercente una professione sanitaria essendo indifferente che egli sia anche un funzionario del Servizio sanitario nazionale. Ne consegue che in caso di falsità ideologica del certificato il reato ipotizzabile è quello di cui all’art. 481 c.p. la cui pena edittale è preclusiva dell’applicazione di misure cautelari anche soltanto interdittive. (Fattispecie in tema di attestazione da parte di medici curanti dell’ora e luogo del decesso di pazienti invece non sottoposti a visita dopo la morte). Cass. pen. sez. V 7 novembre 2006 n. 36778

Integra il reato di cui all’art. 481 c.p. (falso ideologico commesso da persone esercenti un servizio di pubblica necessità) la condotta del legale che autentichi la rma apocrifa del cliente apposta in calce ad un atto di rinuncia agli atti del giudizio; né ha rilievo la circostanza che nella specie l’autentica del difensore non sia necessaria ad assicurare la certezza della provenienza della rinuncia in quanto è sufficiente che si tratti di atto idoneo a conseguire un qualsiasi effetto giuridicamente apprezzabile in ragione dell’affidamento nella funzione o nel servizio pubblico prestato dal soggetto da cui tale atto proviene. Cass. pen. sez. V 20 marzo 2006 n. 9578

In tema del reato di falsità ideologica in certificato commesso da persona esercente un servizio di pubblica necessità il direttore dei lavori che attesti la conformità degli interventi edilizi nella certificazione presentata per il rilascio di una concessione edilizia deve considerarsi esercente un servizio di pubblica necessità atteso che sia il progetto quanto la relazione sono atti professionali che per legge richiedono un titolo di abilitazione e che sono vietati a chi non sia autorizzato allo esercizio della professione specifica. Cass. pen. sez. III 9 marzo 2006 n. 8303

Non rientra fra i certificati attestanti fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità di cui all’art 481 c.p. la relazione tecnica allegata alla comunicazione prevista dall’art. 26 legge 28 febbraio 1985 n. 47 atteso che la sua funzione è quella di rendere nota alla P.A. l’intenzione di realizzare le opere in essa descritta al momento ancora inesistenti. Cass. pen. sez. V 1 luglio 2005 n. 24562

In materia di falso la relazione allegata alla denuncia di inizio di attività edilizia (DIA) non ha natura di «certificato» in quanto a differenza di quest’ultimo non è destinata a provare la oggettiva verità di ciò che in essa è affermato: per la parte progettuale essa manifesta una intenzione e non registra una realtà oggettiva; per la eventuale attestazione di assenza di vincoli esprime un giudizio dell’agente passibile anche di errore che non ne muta la natura. Ne consegue che non risponde del delitto previsto dall’art. 481 c.p. il professionista che redige la suddetta relazione di corredo (fattispecie relativa a denuncia di inizio di opere diverse da quelle poi realizzate e di attestazione di assenza di vincoli architettonici). Cass. pen. sez. V 23 giugno 2005 n. 23668

Il soggetto che esercita la professione forense indipendentemente dagli atti specifici compiuti svolge un servizio di pubblica utilità: ne consegue che risponde del reato di falsità ideologica ai sensi dell’art. 481 c.p. l’avvocato che falsamente attesti l’autenticità della firma apposta dal cliente in calce a un ricorso per cassazione. (La Corte ha escluso che la mancanza di abilitazione al patrocinio davanti alle magistrature superiori incida sulla configurabilità del reato attesa comunque l’abilitazione dell’imputato all’esercizio della professione forense). Cass. pen. sez. V 14 giugno 2005 n. 22496

Bene è ritenuta la sussistenza del reato di cui all’art. 481 c.p. (falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità) a carico di un professionista il quale nella relazione tecnica da allegare alla denuncia di inizio lavori secondo la disciplina all’epoca vigente dettata dall’art. 4 del D.L. 5 ottobre 1993 n. 398 conv. con modiche in legge 4 dicembre 1993 n. 493 nel testo sostituito dall’art. 2 comma 60 della legge 23 dicembre 1996 n. 662 abbia attestato contrariamente al vero che i lavori non avrebbero interessato immobili vincolati ai sensi della legge 29 giugno 1939 n. 1437. Cass. pen. sez. V 24 maggio 2005 n. 19494

Sussiste il reato di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 481 c.p.) allorché si presenti una denuncia di inizio di attività edilizia che presuppone opere da realizzare pur essendo le opere previste già materialmente eseguite; né la rilevanza penale può essere esclusa a seguito dell’entrata in vigore del D.P.R. n. 380 del 2001 dall’1 al 9 gennaio 2002 e segnatamente dell’art. 29 il quale – prevedendo che nel caso di dichiarazioni non veritiere contenute nella relazione ex art. 23 l’amministrazione ne dà comunicazione al competente organo professionale per l’irrogazione delle sanzioni disciplinari – non incide sulla sussistenza del reato in questione sia perché il contenuto depenalizzante di tale previsione non comprende tutti i proli di rilevanza penale connessi alla denuncia di inizio attività ed alla stessa relazione di cui all’art. 23 che non comprende la specifica ipotesi di falsità contestata sia perché la comunicazione all’Ordine professionale per l’applicazione delle sanzioni disciplinari non esclude che le medesime dichiarazioni non veritiere non possano essere rilevanti anche agli effetti penali. Cass. pen. sez. V 6 maggio 2004 n. 21639

L’attestazione da parte dell’assicuratore di dati non veritieri nel certificato di assicurazione (nella specie relativa alla R.C.A.) integra il delitto di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità previsto dall’art. 481 c.p. mentre la contraffazione o l’alterazione dello stesso documento configura il reato di falsità in scrittura privata previsto dall’art. 485 dello stesso codice. Cass. pen. Sezioni Unite 11 maggio 2002 n. 18056

In materia di falso le planimetrie presentate a corredo della richiesta di certificazioni o autorizzazioni redatte secondo le vigenti disposizioni dall’esercente una professione necessitante speciale autorizzazione dello Stato hanno natura di certificato poiché assolvono la funzione di dare alla pubblica amministrazione una esatta informazione dello stato dei luoghi. Ne consegue che rispondono del delitto previsto dall’art. 481 c.p. il professionista che redige le planimetrie e la committente che firma la domanda fondata sulla documentazione infedele. (Fattispecie relativa a progetto di modica edilizia da cui emergeva una falsa rappresentazione dello stato dei luoghi). Cass. pen. sez. V 28 aprile 2000 n. 5098 

Il fine di lucro richiesto dalla fattispecie aggravata di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità non si può presumere solo perché la falsa attestazione sia operata da chi svolgendo attività professionale per sé remunerata eserciti un servizio di pubblica necessità ma deve essere dimostrato come raggiungibile proprio attraverso la falsa attestazione indipendentemente da chi ne sia il beneficiario. Cass. pen. sez. V 23 marzo 2010 n. 11081

Il reato di cui all’art. 20 comma 13 d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 introdotto dalla legge 12 luglio 2011 n. 106 che punisce le false dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni circa l’esistenza dei requisiti e presupposti per il rilascio del permesso di costruire ha un ambito applicativo che si sovrappone interamente alla fattispecie di falso ideologico in certificati commesso da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 481 cod. pen.) e di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 cod. pen.) di cui assorbe il disvalore e si consuma quando oggetto di asseverazione non siano esclusivamente fatti che cadono sotto la percezione materiale dell’autore della dichiarazione ma giudizi. Cass. pen. sez. III 13 giugno 2017 n. 29251

Commettono il delitto di falsità ideologica in certificati (previsto dall’art. 481 cod. pen.) e non quello più grave di falsità ideologica in atto pubblico (previsto dall’art. 483 cod. pen.) il professionista che redige planimetrie finalizzate alla domanda per il rilascio del permesso di costruire non corrispondenti alla realtà ed il committente che le allega alla domanda stessa giacché dette planimetrie non sono destinate a provare la verità di quanto rappresentatovi ma svolgono la funzione di dare alla P.A. – la quale resta pur sempre titolare del potere di procedere ad accertamenti autonomi – un’esatta informazione sullo stato dei luoghi. Cass. pen. sez. III 28 marzo 2017 n. 15228

È configurabile il concorso tra i reati di truffa e falsità ideologica di cui all’art. 481 cod. pen. stante la diversa natura dell’oggetto giuridico rispettivamente tutelato dalle due norme l’uno attinente al patrimonio e l’altro alla fede pubblica. Cass. pen. sez. III 3 ottobre 2016 n. 41167

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