(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative

Articolo 480 - Codice Penale

Il pubblico ufficiale (357), che, nell’esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente, in certificati o autorizzazioni amministrative, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni (487, 493).

Articolo 480 - Codice Penale

Il pubblico ufficiale (357), che, nell’esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente, in certificati o autorizzazioni amministrative, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni (487, 493).

Note

Tabella procedurale

Arresto: non consentito.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: non consentite.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

In tema di falsità ideologica in certificati o autorizzazioni amministrative (art. 480 c.p.) deve escludersi la configurabilità del reato quando postulandosi la medesima con riferimento al contenuto valutativo del documento che sia costituito da un giudizio di conformità della situazione in esso descritta alla pertinente normativa tale giudizio sia formulato non già sulla base della falsa rappresentazione di elementi di fatto che ne costituiscano il presupposto ma invece sulla base di una determinata interpretazione che si assuma errata di quella stessa normativa. (Nella specie in applicazione di tale principio la Corte ha annullato senza rinvio con la formula “il fatto non sussiste” la sentenza di merito con la quale era stata affermata la sussistenza del reato con riguardo all’attestazione funzionale al rilascio di un’autorizzazione paesaggistica della ritenuta conformità alla normativa urbanistica di un intervento edilizio realizzato previa cessione in favore di un lotto edificato della maggiore cubatura consentita in lotti non contigui). Cass. pen. V 19 febbraio 2018 n. 7879  

La condotta di chi previa presentazione di una falsa denuncia di smarrimento di una carta d’identità intestata ad altro soggetto ottenga poi il rilascio di un duplicato della medesima recante la propria fotografia ed i propri connotati fisici dà luogo alla configurabilità del reato di cui all’art. 483 c.p. (falsità ideologica commessa dal privato in atti pubblici) per quanto riguarda la falsa denuncia di smarrimento; del reato di cui agli artt. 48 e 476 c.p. (falso materiale in atto pubblico commesso mediante induzione in errore del pubblico ufficiale) per quanto riguarda la formazione del c.d. “cartellino” con le false sembianze ed i falsi connotati fisici dell’apparente intestatario; del reato di cui agli artt. 48 e 480 c.p. (falso ideologico in certificazione amministrativa sempre commesso mediante induzione in errore del pubblico ufficiale) per quanto riguarda il rilascio a seguito della suddetta formazione del cartellino della nuova carta d’identità. Cass. pen. sez. V 18 dicembre 2001 n. 45208

Il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati (art. 480 c.p.) può concorrere con quello di peculato in quanto gli stessi tutelano beni giuridici diversi ed hanno riferimento a condotte diverse posto che la prima fattispecie punisce un’azione falsificatrice autonoma e non indispensabile per la configurazione della condotta appropriativa tipica del peculato. Cass. pen. sez. V 10 luglio 2014 n. 30512

Integra gli estremi dei reati di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico (art. 479 c.p.) ed in certificati o autorizzazioni amministrative (art. 480 c.p.) la condotta di colui che in qualità di titolare di scuola guida falsifichi rispettivamente il registro delle presenze dei frequentanti e l’attestato finale di frequenza dei corsi per il recupero dei punti della patente a seguito di infrazioni del codice della strada stante la natura pubblica di siffatta duplice attività di attestazione delle autoscuole – dotate delle necessarie autorizzazioni amministrative – che debbono consegnare l’attestazione finale anche ai competenti uffici amministrativi per l’aggiornamento dell’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida il quale dipende pertanto dalla attività delegata alle scuole guida per consentire ai soggetti interessati di ritornare in possesso dei punti persi. Cass. pen. sez. V 29 marzo 2011 n. 13069

In tema di falso ideologico in autorizzazioni amministrative se l’atto da compiere trova il proprio fondamento anche implicito in previsioni normative che dettano criteri di valutazione piuttosto che essere assolutamente libero nei parametri di giudizio si è in presenza di un esercizio di discrezionalità tecnica che vincola la valutazione del pubblico ufficiale ad una verifica della conformità della situazione fattuale a detti criteri potendo pertanto risultare falso se essi non sono rispettati. (Fattispecie nella quale la Corte ha affermato che l’autorizzazione paesaggistica contiene l’attestazione della conformità urbanistica e della compatibilità ambientale delle opere da edificare esprimendo un giudizio oggettivo fondato su criteri normativi con conseguente configurabilità del reato di falso se detto giudizio non è rispondente ai parametri cui esso è vincolato). Cass. pen. sez. III- 12 ottobre 2018 n. 46239

Nel reato di falso ideologico è da ricondurre all’area del dolo e non a quella dell’errore professionale la condotta del medico che ai fini del rilascio del certificato relativo alla capacità a deambulare delle persone richiedenti il contrassegno necessario per i parcheggi preferenziali invece di effettuare un accertamento diagnostico sulla “attuale” capacità di deambulazione del soggetto interessato in coerenza con quanto previsto dall’art. 381 del D.P.R. n. 495 del 1992 effettua una valutazione in forma prognostica sul decadimento futuro delle facoltà motorie in quanto la percezione della differenza tra i due accertamenti (quello attuale e quello prognostico) non necessita di particolari competenze specialistiche e non richiede l’esercizio di alcuna discrezionalità tecnica. Cass. pen. sez. II 27 gennaio 2015 n. 3718

Deve riguardarsi come impossibile per assoluta inidoneità dell’azione il reato di falso ideologico per induzione in autorizzazione amministrativa (artt. 48 e 480 c.p.) ipotizzato a carico di soggetto il quale a corredo di una domanda di concessione edilizia aveva prodotto una planimetria mancante dell’indicazione dell’esistenza in un fondo confinante di un manufatto posto a distanza inferiore rispetto all’erigendo edificio a quella di dieci metri tra pareti finestrate prescritta dal D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 avuto riguardo alla circostanza che nella specie detto manufatto siccome costituito da una tettoia sostenuta da soli pilastri senza pareti non rientrava nelle previsioni di cui al citato D.M. per cui la sua presenza sarebbe stata comunque indifferente ai fini dell’accoglibilità della domanda di concessione. Cass. pen. sez. fall. 27 agosto 2004 n. 35578

Non sussiste il tentativo di falsità ideologica del pubblico ufficiale (artt. 56 48 e 480 c.p.) allorché quest’ultimo non si sia determinato in conseguenza delle false dichiarazioni rese dal privato a porre in essere una condotta qualificabile come atto idoneo e diretto in modo non equivoco alla emissione del provvedimento ideologicamente falso in quanto solo gli atti del pubblico ufficiale conseguenti all’induzione in inganno possono assurgere ad elemento del tentativo del falso del pubblico ufficiale e non già il mero inganno del privato che può integrare un diverso autonomo reato. Ne consegue che le false dichiarazioni del privato in ordine alla conclusione dei lavori entro il termine previsto dalla legge per l’applicabilità del condono edilizio non costituiscono atti idonei ad indurre i competenti organi comunali al rilascio di una falsa concessione in sanatoria allorché l’induzione in errore non si sia verificata e l’autorità competente lungi dal predisporre (pur senza pervenire all’emissione) il provvedimento di concessione edilizia o comunque qualche altra attività preliminare finalizzata all’emissione dello stesso abbia emesso a seguito dei necessari accertamenti ordinanza di demolizione del manufatto. Cass. pen. sez. V 10 dicembre 2002 n. 41205

In tema di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati e in autorizzazioni amministrative (art. 480 c.p.) dovendosi qualificare la prescrizione di un farmaco da parte del medico convenzionato con il servizio sanitario come un certificato destinato a provare che è stata effettuata la visita dell’assistito e contestualmente che questi ha necessità del farmaco prescritto e diritto ad effettuare l’acquisto per il tramite del servizio farmaceutico risulta configurabile il suddetto reato qualora il medico convenzionato rilasci prescrizioni farmaceutiche al nome di ignari pazienti da lui non conosciuti e non visitati. (Nella specie su sollecitazione da parte di collega non più esercente la professione il quale poi all’insaputa dell’agente si sarebbe servito di dette prescrizioni per ni illeciti). Cass. pen. sez. V 28 settembre 2001 n. 34814

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