Art. 479 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici

Articolo 479 - Codice Penale

Il pubblico ufficiale (357), che, ricevendo o formando un atto nell’esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, soggiace alle pene stabilite nell’articolo 476 (487, 493; 1127 c.n.).

Articolo 479 - Codice Penale

Il pubblico ufficiale (357), che, ricevendo o formando un atto nell’esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, soggiace alle pene stabilite nell’articolo 476 (487, 493; 1127 c.n.).

Note

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito nell’ipotesi riferibile all’art. 476 c.p.. 476 c.p.; 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

 

Massime

Integra il reato di falsità ideologica in atto pubblico la condotta del medico che attesti in moduli per prescrizioni del Servizio Sanitario Nazionale e in un certificato medico di aver visitato un paziente in data antecedente a quella effettiva, avendo la datazione della certificazione diagnostica valore fidefacente della accertata sussistenza della patologia in un determinato momento. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 45441 del 26 febbraio 2021 (Cass. pen. n. 7591/2021)

Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico la condotta del carabiniere che, in sede di compilazione del memoriale di servizio giornaliero dell’Arma dei carabinieri, attesti falsamente di avere eseguito in un determinato contesto temporale attività di servizio, poiché le annotazioni di detto memoriale hanno natura di atto pubblico, ai sensi del Regolamento generale dell’Arma, che assegna a detto documento la funzione di registrare i comandi impartiti e i servizi, interni ed esterni alla caserma, assegnati ai militari dipendenti. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 45441 del 8 novembre 2020 (Cass. pen. n. 45441/2020)

Ai fini della configurazione del reato di falso ideologico in atto pubblico, costituiscono atti pubblici non solo quelli destinati ad assolvere una funzione attestativa o probatoria esterna, con riflessi diretti ed immediati nei rapporti tra privati e pubblica amministrazione, ma anche gli atti cosiddetti interni, cioè, sia quelli destinati ad inserirsi nel procedimento amministrativo, offrendo un contributo di conoscenza o di valutazione, sia quelli che si collocano nel contesto di un complesso “iter” – conforme o meno allo schema tipico – ponendosi come necessario presupposto di momenti procedurali successivi. (Nella specie, la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione del giudice di merito che aveva ravvisato il falso ideologico in atto pubblico nella condotta del ricorrente che, in qualità di sindaco, nel contesto di una procedura di affidamento di un determinato servizio, aveva disposto la sostituzione del preventivo di spesa depositato da un’impresa con altro preventivo non protocollato, da allegare alla determina sottoscritta dal dirigente competente e dotata del visto di copertura finanziaria, ma non ancora pubblicata). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 38455 del 17 settembre 2019 (Cass. pen. n. 38455/2019)

Ai fini degli artt. 476, comma secondo e 479 cod. pen., il verbale di una seduta della giunta comunale, redatto dal segretario comunale nell’esercizio delle funzioni attribuitegli dall’art. 97, comma 4, lett. a) del d. lgs. 18 agosto 2000, n. 267, è un atto pubblico che, ai sensi dell’art. 2700 cod. civ., fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha redatto, delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti. (Fattispecie relativa ad un verbale recante la falsa attestazione dell’allontanamento, prima dell’adozione di una delibera, di un assessore che aveva invece partecipato al voto). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 26616 del 17 giugno 2019 (Cass. pen. n. 26616/2019)

In tema di reati di falso, si configura l’ipotesi criminosa prevista dal combinato disposto degli artt. 48 e 479 cod. pen. quando l’attestazione, di cui l’atto pubblico è destinato a provare la verità, proviene dal pubblico ufficiale, autore immediato, in seguito ad errore determinato dall’inganno del terzo, autore mediato; mentre si configura l’ipotesi prevista dall’art. 483 cod. pen., qualora l’attestazione del privato, della quale l’atto pubblico è destinato a provare la verità, ha ad oggetto fatti che il notaio si limita a riportare nell’atto pubblico come riferiti dal privato, sicché l’attestazione del notaio è limitata soltanto all’esatta riproduzione nell’atto della dichiarazione del privato, autore immediato della falsità. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto immune da censure la condanna per violazione degli artt. 48-479 cod. pen., riportata dall’imputato per aver esibito, nel contesto della stipula di un atto pubblico, falsi documenti di identità che inducevano il notaio, tenuto a verificare l’identità delle parti nei modi previsti dalla legge notarile, ad una falsa attribuzione delle dichiarazioni negoziali ricevute). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 22839 del 23 maggio 2019 (Cass. pen. n. 22839/2019)

Integra il reato di falso in atto pubblico la condotta del titolare di delegazione “ACI”, che gestisce il cosiddetto “sportello telematico dell’automobilista” (STA), allorchè attesti falsamente l’apposizione in sua presenza delle sottoscrizioni dei soggetti venditori di beni mobili registrati. (In motivazione, la Corte ha precisato che il titolare dello “STA” riveste la qualità di pubblico ufficiale, in quanto l’art. 7 del D.L. 4 luglio 2006, n. 223 gli attribuisce compiti di autenticazione propri della pubblica amministrazione). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 45299 del 9 settembre 2018 (Cass. pen. n. 45299/2018)

Integra il delitto di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico la falsa attestazione del legale rappresentante di una società circa il possesso, da parte di quest’ultima, di un requisito indispensabile per la partecipazione alla gara per l’aggiudicazione di un appalto pubblico, non rilevando ad escludere il reato che tale attestazione sia contenuta in una autocertificazione con sottoscrizione non autenticata, ma ritualmente prodotta a corredo dell’istanza principale, unitamente alla fotocopia di un documento di identificazione, nè che detti documenti siano stati inviati per via telematica (secondo lo schema legislativo previsto dagli artt. 38, comma 3, del d.P.R. n. 445 del 2000 e 15, comma 2, legge 15 maggio 1997, n. 59). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 17921 del 20 aprile 2018 (Cass. pen. n. 17921/2018)

Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico, mediante induzione in errore del pubblico ufficiale, la falsa dichiarazione resa dal paziente al medico del pronto soccorso circa l’origine causale delle lesioni lamentate e sottoposte all’esame dei sanitari. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che le dichiarazioni relative ad inesistenti incidenti stradali possano assumere rilievo in relazione al meno grave reato di cui all’art. 483 cod. pen.). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 37971 del 28 luglio 2017 (Cass. pen. n. 37971/2017)

Integra un’ipotesi di falsità in atto pubblico, e non in certificati amministrativi, la condotta di falsificazione del certificato di proprietà di un veicolo, atteso che tale documento, attestando la proprietà del veicolo stesso e registrando le eventuali iscrizioni pregiudizievoli ed i cambi di proprietario o possessore, è dotato di una propria, distinta ed autonoma efficacia giuridica, non limitata alla riproduzione degli effetti di atti preesistenti. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 25042 del 19 maggio 2017 (Cass. pen. n. 25042/2017)

In tema di falso documentale, il falso ideologico per omissione è integrato allorché l’attestazione incompleta – perché priva dell’informazione su un determinato fatto – attribuisca all’atto il significato di un’attestazione non conforme ai fatti; tuttavia la condotta illecita è configurabile soltanto se sussiste un relativo obbligo giuridico di rappresentazione. (In applicazione di questo principio la S.C., rigettando il ricorso proposto dal P.M., ha confermato l’assoluzione per il reato di falso ideologico nei confronti di un notaio, il quale aveva omesso di inserire nell’atto pubblico di compravendita immobiliare delle difformità edilizie, che le parti avevano concordato di non menzionare, in quanto, nel caso di specie, il notaio non era tenuto ad indicare quegli interventi edilizi “minori”, non incidenti sulla commerciabilità del bene). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 22200 del 8 maggio 2017 (Cass. pen. n. 22200/2017)

Non è configurabile il delitto di falso ideologico in atto pubblico per induzione in errore del pubblico ufficiale (artt. 48 e 479 cod. pen.) nella mera redazione di un verbale di sequestro che attesti la effettiva consegna del bene da parte del titolare, non potendo essere attribuito a quanto attestato nel suddetto atto pubblico, di natura non dispositiva, un significato implicito o sottinteso di dichiarazioni non veritiere del privato circa la provenienza o l’impiego del bene stesso. (Nella specie, la S.C. ha annullato la sentenza del giudice di appello che aveva ritenuto sussistente il reato di falso ideologico nella annotazione della consegna di un caricatore per arma, contenuta nel verbale di sequestro, alla quale, nella ipotesi accusatoria, era stato attribuito un significato sottinteso – e non esplicitato – di attestazione che il caricatore oggetto di sequestro fosse quello inserito in una pistola ritrovata in precedenza). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 18509 del 13 aprile 2017 (Cass. pen. n. 18509/2017)

Non sussiste il reato di cui agli artt. 48 e 479 cod. pen. nel caso del conservatore dei registri immobiliari che proceda alla trascrizione del certificato di successione, formato dall’Agenzia delle Entrate, fondato su di una falsa dichiarazione di successione dell’imputato, poichè in detta ipotesi il pubblico ufficiale non compie alcuna autonoma attestazione in merito alla veridicità del contenuto della dichiarazione di successione, ma si limita ad annotare un atto pubblico redatto da altro pubblico ufficiale. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3832 del 25 gennaio 2017 (Cass. pen. n. 3832/2017)

I delitti contro la fede pubblica, per la loro natura plurioffensiva, tutelano non solo l’interesse pubblico alla genuinità materiale e alla veridicità ideologica di determinati atti, ma anche quello dei soggetti privati nella cui sfera giuridica l’atto sia destinato a incidere, con la conseguenza che essi sono legittimati a costituirsi parte civile. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto il comune danneggiato dal reato e legittimato a costituirsi parte civile in relazione al reato di false attestazioni contenute nella relazione di accompagnamento ad una dichiarazione di inizio di attività edilizia). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3067 del 23 gennaio 2017 (Cass. pen. n. 3067/2017)

Integra il delitto di cui all’art. 479 cod. pen. la condotta del componente di una commissione di concorso, il quale dichiari falsamente, nel verbale di insediamento, l’insussistenza nei suoi confronti di cause di astensione ex art. 51 cod. proc. civ., laddove, invece, rivesta il ruolo di controinteressato, ancorchè non costituito, in un giudizio amministrativo instaurato da uno dei candidati. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 856 del 10 gennaio 2017 (Cass. pen. n. 856/2017)

In tema di falso documentale, è configurabile in capo al notaio – salvo ogni accertamento in ordine all’elemento soggettivo – la responsabilità penale a titolo di concorso per omesso impedimento della falsa e rilevante dichiarazione del venditore, in relazione alla attestazione, non conforme a verità, dell’esistenza di una situazione costituente il presupposto giuridico indispensabile, anche se implicito, per il compimento dell’atto dispositivo. (Fattispecie di trasferimento immobiliare, nella quale era stata falsamente attestata la sussistenza, in capo alla parte venditrice, di un diritto di proprietà esclusivo anzichè di un diritto di comproprietà; in motivazione, la S.C. ha affermato che la funzione dell’atto pubblico di compravendita non si restringe unicamente a quella di provare l’avvenuta libera manifestazione di volontà dei contraenti, ma si estende anche e soprattutto a quella di provare la verità di tali manifestazioni e la giuridica disponibilità da parte del venditore del bene che egli dichiara di cedere, in quanto la prestazione d’opera, in virtù dell’art. 47 della legge notarile, non si riduce al mero accertamento della volontà delle parti, ma si estende alle attività preparatorie e successive, onde assicurare la certezza dell’atto da rogare e il conseguimento dello scopo tipico). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 50668 del 29 novembre 2016 (Cass. pen. n. 50668/2016)

Integra il reato previsto dall’art. 479 cod. pen. il rilascio di autorizzazione paesaggistica, da parte del responsabile dell’ufficio tecnico competente, nella consapevolezza della falsità di quanto attestato dal richiedente circa la sussistenza dei presupposti giuridico-fattuali per l’accoglimento della relativa domanda. (In motivazione, la S.C. ha precisato che l’autorizzazione paesaggistica ha natura di atto pubblico – comprovando l’attività di esame e valutazione da parte dell’organo tecnico dei documenti prodotti dal richiedente e producendo un effetto ampliativo della sfera giuridico-patrimoniale del proprietario – il cui rilascio impone in capo all’organo competente l’obbligo giuridico di svolgere in qualunque modo, e non necessariamente con un sopralluogo, le necessarie preventive verifiche in merito alla sussistenza delle relative condizioni). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 42064 del 6 ottobre 2016 (Cass. pen. n. 42064/2016)

Integra il reato di cui all’art. 479 cod. pen. la falsificazione del provvedimento di autorizzazione paesaggistica, avendo questa la natura di atto pubblico, poichè destinata a comprovare l’attività di esame della documentazione prodotta dal richiedente e ad esprimere la relativa valutazione tecnica del pubblico ufficiale Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 35556 del 26 agosto 2016 (Cass. pen. n. 35556/2016)

Integra il delitto di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico la falsa attestazione compiuta da un militare (nella specie, un sottufficiale della Guardia di Finanza) sui fogli di servizio giornaliero con riferimento alla durata e alle modalità dell’attività svolta, qualora, per il contenuto relativo anche a manifestazione esterna della volontà e dell’azione della P.A., il documento dispieghi un oggettivo rilievo e un interesse eccedente l’area del mero rapporto di impiego tra ente pubblico e dipendente. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8934 del 27 febbraio 2015 (Cass. pen. n. 8934/2015)

In tema di falso documentale, la falsità in atto pubblico può integrare il falso per omissione allorché l’attestazione incompleta – perché priva dell’informazione su un determinato fatto – attribuisca al tenore dell’atto un senso diverso, così che l’enunciato descrittivo venga ad assumere nel suo complesso un significato contrario al vero. (Fattispecie in cui la Corte ha confermato la sentenza di assoluzione di un sanitario, che non aveva annotato nella cartella clinica del paziente alcuni eventi significativi, in quanto il suo comportamento complessivo non lasciava trasparire alcuna volontà omissiva, atteso che alcuni esami erano stati richiesti per via telematica e il loro esito era stato trascritto dagli infermieri nel loro diario). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5635 del 5 febbraio 2015 (Cass. pen. n. 5635/2015)

I delitti contro la fede pubblica, per la loro natura plurioffensiva, tutelano direttamente non solo l’interesse pubblico alla genuinità materiale e alla veridicità ideologica di determinati atti, ma anche quello dei soggetti privati sulla cui sfera giuridica l’atto sia destinato a incidere concretamente, con la conseguenza che essi, in tal caso, sono legittimati a costituirsi parte civile. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto danneggiati dal reato e legittimati a costituirsi parte civile gli abitanti residenti in un quartiere che, in conseguenza delle false attestazioni del dirigente comunale, avevano subito un peggioramento della qualità della vita e delle condizioni di vivibilità dell’intera zona a causa della eliminazione di una area adibita a verde attrezzato). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2511 del 21 gennaio 2015 (Cass. pen. n. 2511/2015)

Integra il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 cod. pen.) la condotta di chi, nella veste di legale rappresentante di una società, attesta falsamente ad un notaio che il capitale sociale è interamante versato e che l’aumento di capitale da deliberare è stato parimenti versato nelle casse sociali. (Fattispecie in cui la Corte, annullando senza rinvio la sentenza impugnata, ha escluso la riconducibilità del fatto al reato di falso ideologico in atto pubblico mediante induzione del pubblico ufficiale, posto che l’attestazione compiuta dal notaio non riguardava l’effettivo avvenuto versamento o aumento di capitale ma solo la formalizzazione in sua presenza delle dichiarazioni relative a tale accadimento). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 44369 del 24 ottobre 2014 (Cass. pen. n. 44369/2014)

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 479 c.p., sono qualificabili come ideologicamente falsi il verbale di seduta di laurea e lo stesso diploma quando gli stessi sono stati formati o emessi sulla base di documenti e certificati concernenti esami di profitto viziati da falsità materiale e/o ideologica, in quanto relativi a prove di esame mai sostenute. (In motivazione, la Corte ha evidenziato che il verbale e il diploma di laurea, pur essendo atti dispositivi, fanno tuttavia riferimento all’adempimento da parte del candidato di tutte le condizioni stabilite dal regolamento universitario, e quindi attestano l’esistenza di una situazione di fatto costituente il presupposto per il loro compimento; con la conseguenza che i componenti la commissione di laurea in buona fede sono autori immediati del reato di falso ideologico, in quanto tratti in inganno dal relativo “statino”, anch’esso falso, attestante la piena regolarità del percorso universitario). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 37240 del 8 settembre 2014 (Cass. pen. n. 37240/2014)

Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico la condotta del pubblico ufficiale che, formando una relazione di servizio, espone una parziale rappresentazione di quanto accaduto, tacendo dati la cui omissione, non ultronea nell’economia dell’atto, produce il risultato di una documentazione incompleta e comunque contraria, anche se parzialmente, al vero. (Fattispecie in cui un comandante di tenenza della guardia di finanza aveva attestato su un foglio di servizio l’avvenuto svolgimento di un’attività compiuta da alcuni militari in un determinato territorio, senza, tuttavia, aggiungere che altra attività era stata compiuta dai medesimi finanzieri quello stesso giorno in altro comune). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 32951 del 24 luglio 2014 (Cass. pen. n. 32951/2014)

Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico, mediante induzione in errore del pubblico ufficiale (artt. 48 e 479 c.p.), la condotta di colui che, presentandosi al punto di pronto soccorso di un ospedale, rende dichiarazioni non veritiere, idonee a trarre in inganno i sanitari, che, confidando nella verità di quanto loro esposto, redigono certificati medici falsi. (Fattispecie relativa a certificati di malattia relativi a sinistri mai verificatisi). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 32759 del 23 luglio 2014 (Cass. pen. n. 32759/2014)

La falsità ideologica è configurabile anche rispetto ad una manifestazione di giudizio, quale è la sentenza, sia pure con riferimento alla sussistenza di alcuni presupposti necessari per l’adozione dell’atto, fra i quali rientra la legittimazione del difensore a compiere attività processuali, fondata sull’esistenza di una valida procura “ad litem”, in mancanza della quale il giudice sarebbe tenuto a dichiarare la inammissibilità dell’azione. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurabile il delitto di falso ideologico indotto nel comportamento di alcuni avvocati che, falsificando le firme di soggetti ignari sui mandati “ad litem”, avevano iniziato numerosissimi contenziosi giudiziari per richiedere la restituzione delle spese di spedizione e/o dei canoni di abbonamento ad una società di gestione telefonica, ottenendo sentenze di accoglimento della domanda). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5861 del 6 febbraio 2014 (Cass. pen. n. 5861/2014)

Sussiste il concorso materiale e non l’assorbimento tra il reato di falso ideologico in atto pubblico e quello di abuso d’ufficio, in quanto offendono beni giuridici distinti; il primo, infatti, mira a garantire la genuinità degli atti pubblici, il secondo tutela l’imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione. Pertanto, mentre tra gli stessi ben può sussistere nesso teleologico (in quanto il falso può essere consumato per commettere il delitto di cui all’art. 323 cod. pen.), la condotta dell’abuso d’ufficio certamente non si esaurisce in quella del delitto di falso in atto pubblico nè coincide con essa. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5546 del 4 febbraio 2014 (Cass. pen. n. 5546/2014)

Ha natura di atto pubblico il certificato di morte redatto dal medico operante in una struttura pubblica, in ordine al momento, al luogo ed alle cause del decesso. (Fattispecie in tema di falsità ideologica). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9086 del 25 febbraio 2013 (Cass. pen. n. 9086/2013)

In tema di falso ideologico per induzione in errore (artt. 48 e 479 c.p.), la responsabilità dell’autore mediato della falsità posta in essere dal pubblico ufficiale presuppone che l’atto da quest’ultimo redatto debba essere da lui formato sulla base di un’attestazione di fatti dichiarati da un terzo e dei quali egli non abbia diretta conoscenza, esulando, quindi, detta responsabilità qualora sia stato il pubblico ufficiale, al di fuori di ogni previsione normativa, ad essersi incautamente avvalso delle dichiarazioni del terzo, rivelatesi mendaci, in luogo di prendere diretta conoscenza dei fatti oggetto di attestazione. (Nella specie, in applicazione di tale principio, trattandosi di un caso in cui, nel verbale di una delibera adottata dalla giunta di un comune, in presenza del segretario comunale cui esclusivamente spettava attestarne la conformità al vero, era stata inserita la falsa indicazione del nome di un professionista come quello al quale sarebbe stato da conferire l’incarico di progettare alcune opere pubbliche, la Corte ha escluso che potesse incorrere in responsabilità quale autore mediato di detta falsità il sindaco che, su richiesta degli impiegati incaricati di mettere in bella copia il verbale in questione, nella cui bozza il nome del professionista designato era rimasto in bianco perché, sul punto, non vi era stato accordo, aveva fornito la summenzionata indicazione). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6388 del 8 febbraio 2013 (Cass. pen. n. 6388/2013)

In tema di falso ideologico in atto pubblico, nel caso in cui il pubblico ufficiale, chiamato ad esprimere un giudizio, sia libero anche nella scelta dei criteri di valutazione, la sua attività è assolutamente discrezionale e, come tale, il documento che contiene il giudizio non è destinato a provare la verità di alcun fatto. Diversamente, se l’atto da compiere fa riferimento anche implicito a previsioni normative che dettano criteri di valutazione si è in presenza di un esercizio di discrezionalità tecnica, che vincola la valutazione ad una verifica di conformità della situazione fattuale a parametri predeterminati, sicchè l’atto potrà risultare falso se detto giudizio di conformità non sarà rispondente ai parametri cui esso è implicitamente vincolato. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1417 del 11 gennaio 2013 (Cass. pen. n. 1417/2013)

Ai fini della configurabilità dell’elemento soggettivo del reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (nella specie consulente del P.M.), il giudice di merito deve attentamente vagliare se la condotta di infedeltà sia determinata da consapevole intenzione di rendere una falsa rappresentazione della realtà (nella specie relativa allo svolgimento di attività di autopsia e alla inutilità della rinnovazione della consulenza) oppure sia il risultato di imperizia e di colposa incapacità professionale, con la conseguenza che, a tal fine, occorre acquisire il dato certo su ciò che può essere considerato il movente del comportamento ascritto come mendace al soggetto agente. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 32856 del 25 agosto 2011 (Cass. pen. n. 32856/2011)

Integra il reato di cui agli artt. 476 e 479 c.p. (falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici) – e non quello di cui all’art. 480 c.p. che ricorre soltanto nel caso in cui l’attestata veridicità della sottoscrizione sia priva della menzione di attività dal notaio compiute o percepite personalmente – il notaio che attesti falsamente di avere presenziato – nel proprio studio – alla firma apposta in calce ad un contratto di compravendita di un automobile e, quindi, alla personale identificazione della stessa. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 30195 del 28 luglio 2011 (Cass. pen. n. 30195/2011)

Integra il reato di falso ideologico la formazione, da parte di membri di una Commissione di concorso per funzionario pubblico, di un “elenco di voti” delle prove scritte dei candidati ammessi alle prove orali, pubblicato sul sito internet della locale provincia e trasmesso agli organi competenti, in assenza dei verbali attestanti lo svolgimento delle prove del concorso, solo successivamente predisposti, così determinando lo stravolgimento delle scansioni temporali del procedimento caratterizzato da progressività. (La Corte ha precisato che “l’elenco dei voti” presuppone l’esistenza dei verbali dai quali deve essere tratto, sicché la previa formazione e pubblicazione di tale elenco e successivamente la formazione e pubblicazione dei verbali che tali voti indicano costituisce una procedura obiettivamente falsa). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 24917 del 21 giugno 2011 (Cass. pen. n. 24917/2011)

Il medico specializzando riveste la qualità di pubblico ufficiale ed ha, per conseguenza, natura di atto pubblico il cosiddetto foglio di obiettività facente parte della cartella clinica, da questi compilato, considerato che egli gode di un’autonomia vincolata nell’esercizio delle attività teoriche e pratiche previste dagli ordinamenti e regolamenti didattici, svolgendo la sua attività sotto la guida e le direttive di un tutore, sicché l’atto medico da esso compiuto e il documento amministrativo che lo attesta devono considerarsi come il portato di una partecipazione congiunta del medico in formazione e del “tutor”, che attribuisce al documento il carattere dell’atto pubblico. Ne consegue che la sottrazione del predetto foglio di obiettività dalla cartella clinica e la sua sostituzione con altro recante data falsa e annotazioni in parte diverse da quelle originariamente apposte, integrano i reati di falsità materiale e ideologica in atto pubblico. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 16857 del 2 maggio 2011 (Cass. pen. n. 16857/2011)

Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico (art. 479 c.p.), la condotta di colui che, in qualità di medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, attesti falsamente la sussistenza di turbe comportamentali e psichiche tali da richiedere un trattamento sanitario obbligatorio, trattandosi di pubblico ufficiale che concorre a formare la volontà della P.A. in materia sanitaria, esercitando per conto di quest’ultima poteri certificativi. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 16368 del 26 aprile 2011 (Cass. pen. n. 16368/2011)

Rientrano nella nozione di atto pubblico rilevante ai fini dell’integrazione del reato di falso ideologico in atto pubblico, anche gli atti cosiddetti interni, ovvero quelli destinati ad inserirsi nel procedimento amministrativo, offrendo un contributo di conoscenza o di valutazione, nonché quelli che si collocano nel contesto di una complessa sequela procedimentale – conforme o meno allo schema tipico – ponendosi come necessario presupposto di momenti procedurali successivi. (In applicazione del principio la Corte ha riconosciuto la natura di atto pubblico al modulo utilizzato per il censimento della popolazione). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 14486 del 11 aprile 2011 (Cass. pen. n. 14486/2011)

Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico (art. 479 c.p.), la condotta del pubblico ufficiale che fornisca in sede di relazione di servizio una parziale rappresentazione dei fatti caduti sotto la sua diretta percezione, considerato che la relazione di servizio costituisce atto pubblico e che, ai fini dell’elemento soggettivo, è sufficiente il dolo generico, consistente nella rappresentazione e nella volontà dell’”immutatio veri”, mentre non è richiesto l’”animus nocendi” né l’”animus decipiendi”, con la conseguenza che il delitto sussiste non solo quando la falsità sia compiuta senza l’intenzione di nuocere ma anche quando la sua commissione sia accompagnata dalla convinzione di non produrre alcun danno. (Nella specie, il pubblico ufficiale, ispettore di polizia penitenziaria, aveva attestato il rinvenimento di soli due ovuli contenenti sostanza stupefacente omettendo di riferire sul rinvenimento di ulteriori trenta ovuli di droga). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6182 del 18 febbraio 2011 (Cass. pen. n. 6182/2011)

In tema di reati contro la fede pubblica, il contratto di nomina del direttore generale di un Comune ai sensi dell’art. 108, D.L.vo. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) ha natura di atto pubblico, in quanto, pur se destinato a regolare un rapporto privatistico di prestazione d’opera a tempo determinato, costituisce il momento terminale di una sequenza procedimentale di diritto pubblico, il cui completo svolgimento è attestato dal pubblico ufficiale stipulante nell’esercizio delle corrispondenti funzioni pubbliche. (In motivazione, la Corte ha escluso che l’atto in questione abbia natura di certificazione amministrativa). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 35088 del 29 settembre 2010 (Cass. pen. n. 35088/2010)

Integra il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico (art. 479 c.p.), la condotta di colui che, in qualità di comandante dei vigili urbani, attesti falsamente – a seguito di sopralluogo – la conformità di una casa di riposo (cosiddetta “casa protetta”) ai requisiti di legge ai fini dell’esercizio dell’attività. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 26181 del 8 luglio 2010 (Cass. pen. n. 26181/2010)

Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico la falsificazione delle cedole che documentano la vendita da parte del curatore delle armi esistenti nell’attivo fallimentare, perchè hanno natura di atto pubblico. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 24015 del 23 giugno 2010 (Cass. pen. n. 24015/2010)

Non integra il reato di falso ideologico in atto pubblico per induzione in errore del pubblico ufficiale l’allegazione alla domanda di rinnovo di un provvedimento concessorio di un falso documento che non abbia spiegato alcun effetto, in quanto privo di valenza probatoria, sull’esito della procedura amministrativa attivata. (Fattispecie relativa a rinnovo di una concessione mineraria). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11952 del 26 marzo 2010 (Cass. pen. n. 11952/2010)

Commette il reato di falso ideologico in atto pubblico mediante induzione in errore del pubblico ufficiale colui il quale riferisce o comunque indica all’ufficiale notificante circostanze non vere, in tal modo determinando un’errata relazione di notifica. (Fattispecie relativa alla dolosa predisposizione di false targhette sui citofoni delle abitazioni con il fine di indurre l’ufficiale giudiziario ad attestare di aver omesso la notifica per assenza degli interessati). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3993 del 29 gennaio 2010 (Cass. pen. n. 3993/2010)

Integra il delitto di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico la falsa attestazione della durata e delle modalità dell’impiego di dipendenti di un ente pubblico, qualora, per il contenuto relativo anche a manifestazione esterna della volontà e dell’azione della P.A., il documento dispieghi un oggettivo rilievo e un interesse eccedente l’area del mero rapporto di impiego tra ente pubblico e dipendente. (Fattispecie concernente relazioni redatte da appartenente alla polizia provinciale e attestanti interventi mai effettuati). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 19 del 4 gennaio 2010 (Cass. pen. n. 19/2010)

Non sussiste rapporto di specialità tra l’illecito amministrativo di cui all’art. 303, comma primo, D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 e il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico contestato all’importatore che abbia dichiarato nella bolletta doganale compilata merce diversa da quella effettivamente ricevuta. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 48054 del 16 dicembre 2009 (Cass. pen. n. 48054/2009)

In tema di falsità in atti, la scheda tecnica relativa ad edificio da costruire redatta dal funzionario dell’ufficio tecnico comunale ha natura di atto pubblico, in quanto ha la funzione di accertare la corrispondenza del progetto allo strumento urbanistico. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 38332 del 30 settembre 2009 (Cass. pen. n. 38332/2009)

Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico la condotta del notaio che apponga, in calce ad una dichiarazione di vendita di un’automobile, una falsa autentica di firma, attestando così falsamente che firma e data sono apposte in sua presenza, da soggetti che egli ha previamente identificato. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 25894 del 19 giugno 2009 (Cass. pen. n. 25894/2009)

Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico la falsa attestazione, contenuta nella relazione finale redatta dal responsabile di un centro di riabilitazione convenzionato, in ordine alle prestazioni sanitarie e ai cicli terapeutici effettuati nei confronti di determinati pazienti, necessaria per il conseguimento dei rispettivi rimborsi da parte del servizio sanitario nazionale. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 25664 del 18 giugno 2009 (Cass. pen. n. 25664/2009)

Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico la condotta del medico specialista ambulatoriale dell’Unità Sanitaria Locale, il quale, esercitando funzioni di pubblico ufficiale, attesti falsamente di avere effettuato una visita medica all’esito della quale sarebbero state accertate lesioni personali, rivelatesi in realtà inesistenti. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 24057 del 11 giugno 2009 (Cass. pen. n. 24057/2009)

L’incompletezza di una attestazione dà luogo ad una falsità ideologica qualora il contesto espositivo dell’atto sia tale da far assumere all’omissione dell’informazione, relativa ad un determinato fatto, il significato di negazione della sua esistenza. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 18191 del 4 maggio 2009 (Cass. pen. n. 18191/2009)

In tema di falso documentale, costituiscono atti pubblici i verbali di conferimento di incarico ai consulenti del pubblico ministero; ne deriva che integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico il magistrato del P.M. che sottoscriva gli incarichi di consulenza aventi ad oggetto, nella specie, la trascrizione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, affidandoli ‘in biancò all’ufficiale di polizia giudiziaria per il successivo completamento e, quindi, attestando falsamente di avere provveduto personalmente a detta doverosa attività svolgendo i necessari controlli, ivi compresi quelli relativi alla sussistenza dei requisiti tecnici di capacità e preparazione del consulente. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 16895 del 21 aprile 2009 (Cass. pen. n. 16895/2009)

Integra il reato di falsità ideologica in atto pubblico la condotta del notaio che, nell’atto di ricevere un testamento in forma pubblica – atto solenne, caratterizzato da massimo rigore pubblicistico, che postula la piena capacità del testatore di esprimere la sua volontà e di comprendere successivamente la lettura della scheda testamentaria predisposta dal notaio per controllarne la corrispondenza alla propria effettiva volontà – attesti di avere ricevuto dichiarazioni di ultima volontà liberamente e spontaneamente espresse dal testatore che, invece, versi in stato di grave semincoscienza per il suo stato di salute (nella specie, coma diabetico) attribuendo la mancata sottoscrizione dell’atto a grave debolezza della mano anziché alle predette condizioni fisiche. (Fattispecie in cui si è ritenuto che il notaio ha il dovere di accertare la capacità del testatore per la sussistenza della quale non è sufficiente che questi si limiti a segni del capo o movimenti corporei, nella specie liberamente interpretati da soggetto che gli stia accanto e del quale si ometta di attestarne la presenza, e che, d’altro canto, lo stato di salute mentale, ancorché dichiarato dal notaio rogante, può essere, anche in sede civile, ai fini della validità del testamento pubblico, contestato con ogni mezzo di prova, senza neanche bisogno di proporre querela di falso). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4694 del 3 febbraio 2009 (Cass. pen. n. 4694/2009)

Integra il delitto di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici la dichiarazione del notaio di avere raggiunto la certezza in ordine all’identità della persona comparsa, qualora tale dichiarazione, in assenza di una compiuta attività di controllo degli elementi di riscontro dell’identità personale, sia basata esclusivamente sull’esibizione di un documento di identità apparentemente genuino e successivamente rivelatosi falso. (In motivazione, la S.C. ha altresì osservato che l’accertamento del notaio non può essere fondato sulle mere garanzie fornite, in ordine all’identità della persona comparsa, dalle altre persone interessate all’atto). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 38714 del 14 ottobre 2008 (Cass. pen. n. 38714/2008)

Il permesso di soggiorno rilasciato a cittadini extracomunitari costituisce un atto pubblico, per cui è configurabile il reato di tentato falso ideologico in atto pubblico per induzione nel caso in cui taluno tenti di ottenere la concessione del permesso mediante false dichiarazioni o attestazioni. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 38226 del 7 ottobre 2008 (Cass. pen. n. 38226/2008)

È configurabile il reato previsto dall’art. 479 c.p. in relazione alla formazione di carte di circolazione ad opera di un dipendente della Motorizzazione civile, addetto ad altro servizio di certificazione, attraverso l’accesso al sistema informatico della Direzione generale della M.C.T.C. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35839 del 18 settembre 2008 (Cass. pen. n. 35839/2008)

Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico (art. 479 c.p. ) la condotta del pubblico ufficiale che renda un’attestazione difforme dalla realtà nell’esercizio di una potestà certificativa inerente all’esercizio delle funzioni istituzionalmente attribuitegli. Ne deriva che ai fini della configurabilità del delitto in questione occorre che l’attestazione resa dal pubblico ufficiale (nella specie apposizione del timbro datario ) rientri tra le attribuzioni proprie del profilo professionale di sua pertinenza, nell’ambito dell’ufficio di appartenenza. (In applicazione di questo principio la S.C. ha censurato la decisione con cui il giudice di appello ha confermato l’affermazione di responsabilità in ordine al delitto di cui all’art. 479 c.p., nei confronti di un dirigente tecnico regionale in servizio presso l’ufficio di gabinetto del Presidente della Regione per avere, su istigazione di altro dipendente regionale, apposto timbri d’ufficio e averli siglati, in modo da non far risultare pervenute in data successiva due istanze di aspettativa e di annullamento di timbrature di presenza, al fine di non far apparire sussistente la causa di ineleggibilità dipendente dall’inosservanza della richiesta di aspettativa con il prescritto anticipo senza verificare se l’apposizione del timbro datario rientrasse tra le attribuzioni professionali di pertinenza dell’imputato, nell’ambito dell’ufficio di gabinetto del Presidente della Regione, e senza verificare le funzioni che egli esercitava in concreto e i rapporti istituzionali tra l’esercizio di tali funzioni e quelle proprie dell’ufficio di protocollo). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 30314 del 18 luglio 2008 (Cass. pen. n. 30314/2008)

Il privato che rediga materialmente una sentenza concorre nel reato di falso ideologico commesso dal giudice che attesti, con la sua sottoscrizione, la paternità del provvedimento. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 28753 del 10 luglio 2008 (Cass. pen. n. 28753/2008)

Integra il delitto di falsità ideologica in atto pubblico commessa dal pubblico ufficiale (art. 479 c.p. ), la condotta di colui che, in qualità di procuratore della Repubblica, ancorché sospeso da tali funzioni, appone una data anteriore a quella reale a un provvedimento di delega al compimento di indagini ; né rileva, a tal fine, la non attualità della pubblica funzione, considerato che la previsione di cui all’art. 360 c.p. per la quale quando la qualità di pubblico ufficiale è elemento costitutivo di un reato, la cessazione di tale qualità, nel momento in cui il reato è commesso, non esclude l’esistenza di questo pone un principio di carattere generale applicabile in ogni caso in cui sia ravvisabile un rapporto funzionale tra la pur cessata qualità di pubblico ufficiale e la commissione del reato. (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello ha ritenuto la sussistenza della responsabilità dell’imputato, affermando che nella specie l’illecito perpetrato si era potuto realizzare solo e proprio attraverso l’indebito perpetuarsi dell’esercizio di una pubblica funzione, in una data (dissimulata dalla falsità dell’attestazione ) in cui essa era già venuta meno in capo all’agente ). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 22203 del 3 giugno 2008 (Cass. pen. n. 22203/2008)

Integra il delitto di falso ideologico del pubblico ufficiale in atto pubblico e non quello di cui all’art. 480 c.p. (falso ideologico in autorizzazioni amministrative ) la condotta dell’assistente dell’ufficio sanitario locale, il quale formi falsi libretti di idoneità sanitari destinati a marittimi in procinto di imbarcarsi, apponendovi le firme contraffatte dei medici e attestando falsamente la sottoposizione dei richiedenti alla visita medica e agli esami clinici preordinati al rilascio del medesimo libretto, considerato che l’autorità sanitaria competente al rilascio, in tal caso, non si limita a riprodurre attestazioni già documentate ma compie un’autonoma valutazione sullo stato di salute del richiedente ; né assume rilievo, ai fini dell’esclusione dell’integrazione del delitto in questione, il fatto che il soggetto attivo non rivesta la qualità di funzionario ma quella di semplice assistente, in quanto, ai sensi del novellato disposto di cui all’art. 357 c.p., ciò che rileva è lo svolgimento in concreto della pubblica funzione, prescindendo dal rapporto di dipendenza del soggetto con l’ente pubblico e dalle sue caratteristiche. (Nella fattispecie il soggetto agente era addetto all’ufficio competente al rilascio del libretto sanitario con funzioni di compilatore materiale dei libretti e spesso di dirigente in assenza del titolare ). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 21839 del 29 maggio 2008 (Cass. pen. n. 21839/2008)

Integra gli estremi del reato di falsità ideologica in atto pubblico la condotta di colui che, in qualità di proprietario, amministratore o collaboratore di un’officina autorizzata alla revisione delle auto, attesti falsamente sul libretto di circolazione l’avvenuta revisione delle auto, in quanto contiene l’attestazione del pubblico ufficiale di un’attività direttamente compiuta o di un fatto avvenuto alla sua presenza; si tratta, infatti, di attività della P.A. disciplinata da norme di diritto pubblico (art. 80, commi primo — sedicesimo, c.s.) di guisa che a coloro che la svolgono è riservata la qualifica di pubblici ufficiali in quanto formano o concorrono a formare la volontà della P.A. per mezzo dei poteri certificativi ad essi conferiti dalla legge. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 14256 del 4 aprile 2008 (Cass. pen. n. 14256/2008)

Integra il concorso di persone nel reato di falso ideologico in atto pubblico (art. 110 e 479 c.p. ) e non quello di tentativo di induzione in inganno del pubblico ufficiale, autore del falso la condotta del destinatario di un provvedimento di abbattimento di animale che dichiari falsamente il decesso del bovino infetto, al veterinario della ASL, il quale, a sua volta, attesti falsamente, senza i dovuti controlli, l’esecuzione del provvedimento di abbattimento, in quanto il consapevole comportamento del privato concorre con efficacia causale nel determinare il reato di falso. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 13558 del 31 marzo 2008 (Cass. pen. n. 13558/2008)

Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico per induzione (artt. 48 e 479 c.p.) — e non quello di falsità ideologica in certificati per induzione (artt. 480 c.p.) — la condotta di colui che dichiari falsamente l’avvenuta prestazione di giornate lavorative necessarie per beneficiare di prestazioni previdenziali, in quanto gli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli, previsti dalla L. n. 264 del 1949, da compilarsi a cura della commissione comunale per la manodopera agricola, sono atti pubblici che si distinguono dai certificati amministrativi poiché costituiscono documentazione di attività compiuta dal pubblico ufficiale alla quale la legge attribuisce valore costitutivo di diritti e di obblighi. (Nella specie, la Corte ha rilevato che dalla iscrizione in detti elenchi, che postula la verifica di determinate condizioni, deriva per gli iscritti il diritto a beneficiare di tutta la previdenza ed assistenza prevista dalle relative norme in materia di assegni familiari, assistenza sanitaria, indennità di disoccupazione e analoghe provvidenze). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10774 del 10 marzo 2008 (Cass. pen. n. 10774/2008) 

Integra il reato di falsità ideologica commessa dal p.u. in atto pubblico (art. 479 c.p.) — e non quello di falsità ideologica commessa dal p.u. in certificati o autorizzazioni amministrative (art. 480 c.p.) — la condotta del medico di base che rediga una proposta di trattamento sanitario obbligatorio nei confronti di un paziente del quale attesti falsamente l’alterazione psichica, senza sottoporlo a visita, considerato che il provvedimento che dispone il t.s.o. di un infermo di mente è adottato dal sindaco su proposta motivata di un medico, convalidata da un altro medico della struttura sanitaria pubblica, che si inserisce nell’attività della P.A. disciplinata dalla legge n. 180 del 1978 quale atto di impulso di natura costrittiva (derivando da esso l’obbligatoria soggezione del paziente ad ulteriori visite) di un procedimento amministrativo. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4451 del 29 gennaio 2008 (Cass. pen. n. 4451/2008)

La relazione di servizio dell’agente di polizia giudiziaria (nella specie, un appartenente al Corpo della Guardia di Finanza) è atto pubblico fidefaciente pur quando è redatta in riferimento ad un episodio accaduto fuori dell’orario di servizio, sicché eventuali falsità del contenuto sono penalmente rilevanti senza che possa essere invocato, quale esimente, la regola del nemo tenetur se detegere per avere l’autore attestato il falso, al fine di non fare emergere la sua penale responsabilità in riferimento all’episodio oggetto della relazione di servizio. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3557 del 23 gennaio 2008 (Cass. pen. n. 3557/2008)

I delitti contro la fede pubblica tutelano direttamente non solo l’interesse pubblico alla genuinità materiale e alla veridicità ideologica di determinati atti, ma anche quello del soggetto privato sulla cui sfera giuridica l’atto sia destinato a incidere concretamente, con la conseguenza che egli, in tal caso, riveste la qualità di persona offesa dal reato e, in quanto tale, è legittimato a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione. Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 46982 del 18 dicembre 2007 (Cass. pen. n. 46982/2007)

Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico la condotta di coloro che, in qualità rispettivamente di Presidente e di membro della Commissione speciale di cui all’art. 14 della L. n. 219 del 1981 — che assorbe le competenze della Commissione edilizia e che è preordinata alla determinazione e all’assegnazione, tramite il Sindaco, dei contributi previsti dalla suddetta legge per la ricostruzione e riparazione delle unità immobiliari colpite dall’evento sismico — autorizzino varianti in corso d’opera, attestando la presenza di presupposti la cui inesistenza emerga dai grafici progettuali presentati con la domanda, contrastanti con la normativa urbanistica e la autorizzazione stessa. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 42009 del 14 novembre 2007 (Cass. pen. n. 42009/2007)

Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico per induzione in errore del pubblico ufficiale (art. 48 e 479 c.p.), la condotta di colui che produca al pubblico ufficiale un falso contrassegno di assicurazione, per ottenere la restituzione dell’autovettura sequestratagli, considerato che, in tal caso, il pubblico ufficiale non si limita a prendere atto delle dichiarazioni del soggetto privato ma compie un accertamento autonomo, ancorché, nella specie, fondato sulla falsa documentazione esibitagli a fondamento della copertura assicurativa. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 37568 del 11 ottobre 2007 (Cass. pen. n. 37568/2007)

Il falso ideologico in documenti a contenuto dispositivo può investire le attestazioni, anche implicite, contenute nell’atto e i presupposti di fatto giuridicamente rilevanti ai fini della parte dispositiva dell’atto medesimo, che concernano fatti compiuti o conosciuti direttamente dal pubblico ufficiale, ovvero altri fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità. Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 35488 del 24 settembre 2007 (Cass. pen. n. 35488/2007)

È configurabile il delitto di falso ideologico in un atto pubblico a contenuto dispositivo nella cui parte descrittiva, che costituisce presupposto necessario alle susseguenti determinazioni, si afferma volutamente l’esistenza di una situazione di fatto contraria al vero, anche quando tale atto dispositivo sia un provvedimento giurisdizionale, purchè la falsità della conclusione dispositiva assunta dal giudice dipenda non dalla invalidità delle argomentazioni, ma dalla falsità delle premesse fattuali dalle quali tali argomentazioni muovono. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 20550 del 25 maggio 2007 (Cass. pen. n. 20550/2007)

Ha natura di atto pubblico la attestazione di eseguita visita medico-oculistica e la conseguente diagnosi compiuta dal medico ospedaliero nell’esercizio delle sue funzioni. (Fattispecie nella quale il certificato medico rilasciato all’esito della visita ed attestante che il paziente aveva un visus naturale di 10 su 10 era funzionale al conseguimento dell’attestato di idoneità, necessario alla assunzione del richiedente la visita come vigile urbano).

In tema di falso ideologico in atto pubblico, con riferimento alle diagnosi ed alle valutazioni compiute dal medico, va ritenuto che anche tali giudizi di valore, al pari degli enunciati in fatto, possono essere non veritieri. Sicché, nell’ambito di contesti che implichino l’accettazione di parametri valutativi normativamente determinati o tecnicamente indiscussi, le valutazioni formulate da soggetti cui la legge riconosce una determinata perizia possono non solo configurarsi come errate, ma possono rientrare altresì nella categoria della falsità ideologica allorché il giudizio faccia riferimento a criteri predeterminati in modo da rappresentare la realtà al pari di una descrizione o di una constatazione. Ne consegue che è ideologicamente falsa la valutazione che contraddica criteri indiscussi o indiscutibili e sia fondata su premesse contenenti false attestazioni (Fattispecie in tema di misurazione della vista compiuta da medico ospedaliero nell’esercizio delle sue funzioni, con successivo rilascio di certificato medico attestante, contrariamente al vero, che il paziente visitato aveva un « visus» naturale di 10 su 10, certificato poi utilizzato per ottenere l’attestato di idoneità necessario all’assunzione quale vigile urbano). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 15773 del 19 aprile 2007 (Cass. pen. n. 15773/2007)

Nel reato determinato dall’altrui inganno, non è configurabile, in capo all’autore mediato, la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico, allorché la dichiarazione sulla cui base l’atto è formato debba essere sottoposta a controllo e valutazione da parte della P.A., il cui eventuale errore non può farsi ricadere sul privato che non abbia compiuto alcuna alterazione della realtà fattuale. (Fattispecie relativa a pretesa falsità ideologica per induzione in errore, addebitata, in riferimento a domanda di trasferimento da docente, nella quale l’istante aveva dichiarato il possesso di titolo di precedenza, allegando il relativo documento giustificativo, sulla cui rilevanza ai fini dichiarati l’ufficio aveva omesso di esercitare i dovuti controlli). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 13779 del 4 aprile 2007 (Cass. pen. n. 13779/2007)

In tema di appalti pubblici, integra il delitto di falso ideologico previsto dall’art. 479 c.p. l’attestazione, totalmente o parzialmente non veritiera, redatta dal direttore dei lavori circa il loro stato di avanzamento, per conto della committenza pubblica. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7638 del 23 febbraio 2007 (Cass. pen. n. 7638/2007)

Integra il delitto di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico — e non quello di falsità ideologica commessa dal P.U. in certificati o in autorizzazioni amministrative — la condotta di colui che, nella qualità di funzionario della ex USL, attesta falsamente, in una relazione inviata al Sindaco del Comune di pertinenza, di avere eseguito un sopralluogo presso il locale impianto fognario e di averne constatato la totale inefficienza, considerato che la falsa attestazione ha per oggetto un atto pubblico — non già un certificato amministrativo — ed, a tal fine, non ha rilievo la sua natura di atto interno inserito in un determinato iter procedurale, posto che può rivestire natura di atto pubblico allorché abbia rilevanza giuridica. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7636 del 23 febbraio 2007 (Cass. pen. n. 7636/2007)

La bolletta doganale di importazione ha natura di atto pubblico e costituisce fattispecie documentale a formazione progressiva in quanto trae origine dalla dichiarazione dell’importatore e si perfeziona, dopo i dovuti controlli, con l’attestazione, da parte del pubblico ufficiale, della conformità delle dichiarazioni documentali alla situazione riscontrata. Ne consegue che ricorre il delitto di cui agli articoli 48 e 479 c.p. ogni qualvolta la falsità delle attestazioni compiute dal funzionario dell’amministrazione doganale sia dovuta all’induzione in errore operata dal privato. (Nella specie le bollette doganali, relative all’importazione di banane da Paesi extracomunitari, riportavano falsamente come importatore non il nominativo del reale destinatario della merce, ma quello dell’intestatario del certificato di importazione, al fine di consentire al primo di godere del dazio di importazione agevolato spettante solo al secondo). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4950 del 7 febbraio 2007 (Cass. pen. n. 4950/2007)

Integra gli estremi del reato di falso ideologico per induzione in atto pubblico (art. 48 e 479 c.p.), la condotta di colui che, in qualità di direttore dei lavori, appaltati dal comune, attesta, nei primi stati di avanzamento, erroneamente — per induzione del privato (nella specie imprenditore) e del geometra dello stesso Comune, in qualità di assistente di cantiere — l’avvenuta esecuzione di opere in realtà mai realizzate, considerato che, in tal caso, il predetto direttore dei lavori, basandosi sulle misurazioni e sui rilievi dell’assistente di cantiere, ha rappresentato una situazione di fatto più ampia di quella riportata in tali documenti, attestando l’effettiva corrispondenza al contratto dei lavori eseguiti dall’impresa appaltatrice, sicché la falsa dichiarazione del mentitore è solo uno degli elementi che determina la falsa attestazione del soggetto ingannato. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 545 del 12 gennaio 2007 (Cass. pen. n. 545/2007)

Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico (art. 479 c.p.) la condotta del dipendente comunale che, in qualità di tecnico municipale e di direttore dei lavori, attesti falsamente l’ultimazione e l’esecuzione dei lavori in conformità alle prescrizioni contrattuali, considerato che dette attestazioni non costituiscono giudizio di valore, puramente soggettivo, ma giudizi del tutto oggettivi e tecnici vincolati al progetto approvato e preordinati a controllarne la regolare e fedele esecuzione, con la conseguenza che la valutazione, pur sussistente, presuppone un’inevitabile attività di constatazione. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 38153 del 21 novembre 2006 (Cass. pen. n. 38153/2006)

Integra il reato di falsità ideologica in atto pubblico (art. 479 c.p.) la condotta del difensore che documenta e poi utilizza processualmente le informazioni delle persone in grado di riferire circostanze utili alla attività investigativa, verbalizzate in modo incompleto o non fedele, in quanto l’atto ha la stessa natura e gli stessi effetti processuali del corrispondente verbale redatto dal pubblico ministero. Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 32009 del 28 settembre 2006 (Cass. pen. n. 32009/2006)

La falsa attestazione sullo svolgimento di attività lavorativa in Italia da parte di cittadino extracomunitario, assunta a presupposto di fatto per il rilascio del permesso di soggiorno da parte del pubblico ufficiale che forma l’atto, integra la fattispecie di cui agli artt. 48 e 479 c.p. e non quella di cui all’art. 495 c.p. in quanto la dichiarazione stessa non ha alcun rilievo autonomo ma è destinata a confluire nell’atto pubblico e rappresenta uno degli elementi che concorrono all’attestazione del pubblico ufficiale, alla quale si perviene mediante false notizie e informazioni ricevute dal privato. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 29860 del 8 settembre 2006 (Cass. pen. n. 29860/2006)

Integra il delitto di cui all’art. 479 c.p. (falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico) — e non quello di cui all’art. 480 c.p. (falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative), la condotta del pubblico ufficiale che, in qualità di ispettore del lavoro, attesti falsamente in verbali della USL di avere effettuato ispezioni presso la sede di alcune ditte, considerato che tali verbali hanno natura di atto pubblico, in quanto attestano attività direttamente compiute dal pubblico ufficiale o comprovano atti o fatti che abbiano luogo alla sua presenza e che, come tali, non rientrano nella nozione di certificato amministrativo, comprensiva di attività originali di verità o di scienza. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 25028 del 19 luglio 2006 (Cass. pen. n. 25028/2006)

Poiché l’art. 49 legge 16 febbraio 1913 n. 89 sull’ordinamento del notariato non esige che la conoscenza della identità della parte sia personale, cioè anteriore all’attestazione, ma consente al notaio di raggiungere tale certezza «anche al momento dell’attestazione, valutando tutti gli elementi atti a formare il suo convincimento» non può senz’altro affermarsi la falsità dell’attestazione di certezza allorquando il notaio abbia eseguito l’identificazione attraverso un falso documento esibito dalla parte interessata. (Nell’annullare con rinvio la sentenza affermativa di responsabilità, la Corte ha rilevato che il reato di falsità ideologica può però sussistere ove, in punto di fatto, restino accertate caratteristiche proprie del documento o altre circostanze idonee a far sorgere quantomeno il sospetto che si trattasse di documento falso). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 16497 del 15 maggio 2006 (Cass. pen. n. 16497/2006)

Non integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico la falsa attestazione del pubblico dipendente circa la sua presenza in ufficio riportata nei cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, in quanto documenti che non hanno natura di atto pubblico, ma di mera attestazione del dipendente inerente al rapporto di lavoro, soggetto a disciplina privatistica, documenti che, peraltro, non contengono manifestazioni dichiarative o di volontà riferibili alla P.A. (Fattispecie in cui gli imputati, pubblici dipendenti, si erano allontanati dal luogo di lavoro senza far risultare tale allontanamento, non dovuto a ragioni di servizio, attraverso la prescritta marcatura del cartellino). Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 15983 del 10 maggio 2006 (Cass. pen. n. 15983/2006)

In tema di falsità ideologica, l’inganno da cui deriva la responsabilità ex art. 48 c.p. può consistere, in qualunque artificio o altro comportamento atto a sorprendere l’altrui buona fede, attraverso il quale l’autore mediato induca in errore l’autore immediato del delitto. A tal fine possono rilevare, accanto a condotte descrittive o constatative volte a rappresentare una distorta realtà fattuale, anche condotte di natura puramente valutativa ovvero prospettazioni fatte in assenza di parametri normativi predeterminati, quando le stesse provengano da soggetti la cui posizione istituzionale o le cui qualità professionali siano tali da suscitare ragionevole affidamento nel pubblico ufficiale. (Fattispecie di falso ideologico, nella quale la Corte ha ritenuto idonea per la configurabilità del reato la attestazione contraria a verità resa dal titolare dell’ufficio tecnico comunale circa l’esistenza di una «progettazione esecutiva» di lavori pubblici — la cui nozione all’epoca dei fatti non risultava ancora normativamente determinata — alla quale era seguita la relativa approvazione da parte del consiglio comunale). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 13249 del 13 aprile 2006 (Cass. pen. n. 13249/2006)

Integra il delitto di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico (art. 479 c.p.) la condotta del notaio che provveda ad autenticare sottoscrizioni non apposte in sua presenza relative alla dichiarazione di vendita di un veicolo. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 12693 del 11 aprile 2006 (Cass. pen. n. 12693/2006)

In materia di reati elettorali, la condotta del pubblico ufficiale (nella specie cancelliere presso il locale tribunale) che attesti falsamente l’autenticità delle firme contenute nella presentazione della lista dei candidati per le elezioni provinciali, integra il reato — derubricato in contravvenzione dall’art. 1 della L. n. 61 del 2004 — previsto dall’art. 90 del D.P.R. n. 570 del 1960, che sanziona le ipotesi di falso concernenti le sottoscrizioni delle liste elettorali e delle candidature con riguardo alle elezioni degli organi delle amministrazioni comunali, a cui rinvia l’art. 8, comma secondo, L. n. 122 del 1951, relativo all’elezione del Consiglio provinciale; pertanto, non è applicabile a tale condotta la disciplina codicistica, nella specie l’art. 479 c.p. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10377 del 24 marzo 2006 (Cass. pen. n. 10377/2006)

In tema di falso documentale, integra il reato di falso ideologico (art. 479 c.p.), la condotta del docente di un centro studi, legalmente riconosciuto, che attesti falsamente la regolare frequenza di studenti di altri istituti privati alle lezioni — frequenza che consentiva di presentarsi agli esami finali per il conseguimento del diploma di Stato come alunni interni del predetto centro studi, in quanto tali esenti dall’esame preliminare su tutte le materie del corso —, mediante omessa indicazione delle assenze nei registri di classe, considerato che il professore di un istituto legalmente riconosciuto riveste la qualità di pubblico ufficiale, in quanto l’insegnamento è pubblica funzione e le scuole secondarie private sono equiparate alle scuole pubbliche dalla legge 19 gennaio 1942, n. 86 e i registri di classe di una scuola legalmente riconosciuta rivestono parimenti natura di atto pubblico. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9793 del 21 marzo 2006 (Cass. pen. n. 9793/2006)

È configurabile il reato di falsità ideologica in atto pubblico nella condotta di un sottufficiale della Guardia di finanza che, in calce all’inventario fornito dalla ditta in sede di verifica fiscale, attesti, falsamente, l’avvenuta distruzione della merce, in quanto si tratta di attestazione fidefaciente, proveniente da un pubblico ufficiale ed attestante un fatto avvenuto sotto la diretta percezione, o del quale si certifica, comunque, l’avvenuta realizzazione: di conseguenza, la giurisdizione spetta al giudice ordinario. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4695 del 6 febbraio 2006 (Cass. pen. n. 4695/2006)

Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico, ai sensi dell’art. 479 c.p. (e non quello in certificato amministrativo di cui all’art. 480 c.p.), la condotta del funzionario sanitario regionale che, nell’esercizio delle sue funzioni preordinate a controllare la regolarità tecnico-sanitaria delle richieste di rimborso presentate dalle cliniche convenzionate, ne attesti falsamente la regolarità, in quanto il visto di regolarità apposto su dette richieste è atto pubblico e non certificato amministrativo, considerato che esso non riproduce attestazioni già documentate ma attesta il risultato di un accertamento effettuato dal detto funzionario, che, pertanto riveste una propria autonoma efficacia giuridica, cui consegue la liquidazione del compenso al richiedente.

Sussiste il concorso materiale e non l’assorbimento tra il reato di falso ideologico in atto pubblico (art. 479 c.p.) e quello di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.) nel caso in cui la condotta del delitto di abuso d’ufficio non si esaurisca in quella del delitto di cui all’art. 479 c.p. ma vi siano due distinte condotte; ne deriva che tale concorso sussiste nel caso di false attestazioni in ordine alla regolarità di richieste di rimborso inoltrate da cliniche convenzionate cui consegua l’erogazione di indebiti compensi, in quanto, in tal caso, il falso è destinato ad occultare l’abuso. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1491 del 16 gennaio 2006 (Cass. pen. n. 1491/2006)

Integra il delitto di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico (art. 479 c.p.) la condotta del notaio che proceda ad autenticare in calce ad una procura speciale sottoscrizioni non apposte in sua presenza, in quanto detta attestazione — riconducendo tali sottoscrizioni ai rispettivi autori apparenti — comprova l’esistenza di un fatto in realtà inesistente, vulnerando la funzione autenticativa e certificativa propria del notaio e ledendo il bene giuridico della pubblica fede e dell’affidamento dei terzi; né, al riguardo, rileva il fatto che si tratti di atto nullo, considerato che solo l’inesistenza giuridica, e non la mera nullità del documento, fa venire meno la tutela penale nel caso di falso documentale. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 45295 del 14 dicembre 2005 (Cass. pen. n. 45295/2005)

Integra solo la condotta di falso ideologico in atto pubblico (art. 479 c.p.) e non anche quella di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.), la condotta del pubblico ufficiale che, in qualità di vigile urbano, compili, in distinte occasioni, verbali di contravvenzione, contenenti attestazioni ideologicamente false, in quanto il carattere sussidiario e residuale del reato di abuso d’ufficio — desumibile dalla esplicita riserva «salvo che il fatto non costituisca più grave reato» contenuta anche nella nuova formulazione dell’art. 323 c.p., dovuta alla legge n. 234 del 1997 — implica che, qualora la condotta addebitata si esaurisca nella commissione di un fatto qualificabile come falso ideologico in atto pubblico, solo di tale reato l’agente deve rispondere e non anche dell’abuso d’ufficio, da considerare assorbito nell’altro, a nulla rilevando, in contrario, la diversità dei beni giuridici protetti dalle due norme incriminatrici. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 45225 del 13 dicembre 2005 (Cass. pen. n. 45225/2005)

Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico la condotta del tecnico comunale che, in esito all’accertamento tecnico, ometta di indicare nelle certificazioni rilasciate al privato l’esistenza, nella zona interessata dalla costruzione, di vincoli ambientali o paesaggistici. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 44308 del 5 dicembre 2005 (Cass. pen. n. 44308/2005)

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