(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti

Articolo 478 - Codice Penale

Il pubblico ufficiale (357), che, nell’esercizio delle sue funzioni, supponendo esistente un atto pubblico o privato, ne simula una copia e la rilascia in forma legale, ovvero rilascia una copia di un atto pubblico o privato (492) diversa dall’originale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso (2699 ss. c.c.), la reclusione è da tre a otto anni.
Se la falsità è commessa dal pubblico ufficiale (357) in un attestato sul contenuto di atti, pubblici o privati, la pena è della reclusione da uno a tre anni (482, 493).

Articolo 478 - Codice Penale

Il pubblico ufficiale (357), che, nell’esercizio delle sue funzioni, supponendo esistente un atto pubblico o privato, ne simula una copia e la rilascia in forma legale, ovvero rilascia una copia di un atto pubblico o privato (492) diversa dall’originale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso (2699 ss. c.c.), la reclusione è da tre a otto anni.
Se la falsità è commessa dal pubblico ufficiale (357) in un attestato sul contenuto di atti, pubblici o privati, la pena è della reclusione da uno a tre anni (482, 493).

Note

Tabella procedurale

Arresto: primo e secondo comma, facoltativo in flagranza; terzo comma, non consentito. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: primo e terzo comma, non consentito; secondo comma, consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: primo e secondo comma, consentite; terzo comma non consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

In tema di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici l’accertamento circa la falsità del contenuto della attestazione non riguarda solo la formulazione espressa ma anche i suoi presupposti necessari e cioè le c.d. attestazioni implicite quando una determinata attività non menzionata nell’atto costituisce indefettibile presupposto di fatto o condizione normativa dell’attestazione stessa. (Fattispecie in cui il direttore dei lavori affidati da un ente pubblico per la messa in sicurezza di una strada aveva falsamente certificato l’avvenuta eliminazione del pericolo senza però aver avuto contezza dei lavori effettivamente eseguiti). Cass. pen. sez. V 20 giugno 2018 n. 28594

Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico mediante induzione in errore del pubblico ufficiale la presentazione alla conservatoria dell’Agenzia del Territorio di falsi atti giudiziari di trasferimento delle proprietà di beni immobili determinando in tal modo il funzionario delegato alla relativa trascrizione nei pubblici registri ai sensi degli artt. 2657 e ss. cod. civ. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che la condotta si riferisse ad un’ipotesi di falsità materiale di cui all’art. 478 cod. pen.). Cass. pen. sez. V 1 agosto 2017 n. 38381

Sussiste il reato di cui all’art. 478 c.p. nel caso di rilascio da parte del pubblico ufficiale di copia autentica di atto che non esiste né rileva che esso sia ricostruibile dall’esame di quelli esistenti. Infatti l’atto deve avere tutti i requisiti previsti dalla legge e deve essere completo ed autonomo per consentire la riproduzione e la copia legale. (Fattispecie concernente copia di inesistente atto relativo al suicidio di un detenuto rilasciata da direttore di casa circondariale il quale pretendeva che l’atto anche se insussistente in forma e in termini autonomi era ricostruibile dall’esame del registro da cui risultavano i rapporti). Cass. pen. sez. II 31 maggio 1990 n. 7701

Risponde di falsità in copia di atto pubblico di fede privilegiata colui che inducendo in errore il notaio ottenga da questi la copia autentica di un inesistente certificato di invalidità civile. Cass. pen. sez. V 6 febbraio 1987 n. 1366

In caso di contraffazione di copia non autenticata di atto pubblico il cui originale sia realmente esistente pur se difforme dalla copia stessa non è ravvisabile alcuna delle ipotesi di reato previste dal legislatore in tema di falsità documentale in quanto la copia assume il carattere di documento solo in seguito alla pubblica autenticazione di tutto il contenuto dell’atto. Cass. pen. sez. V 12 maggio 1986 n. 3671

In tema di reato di falsità materiale in copie autentiche di atti pubblici previsto dall’art. 478 c.p. la falsa attestazione di conformità apposta dal pubblico ufficiale costituisce elemento integrante della fattispecie in argomento e non reato autonomo. Cass. pen. sez. VI 11 giugno 1984 n. 5342

Ai fini delle norme sul falso documentale si distinguono gli atti pubblici originali dagli atti pubblici derivativi i quali a differenza dei primi riproducono in modo completo e fedele (copie) oppure in sintesi (certificati e attestati) il contenuto di altri documenti e riguardano perciò fatti che pur se noti al pubblico ufficiale per conoscenza diretta (come nel caso degli attestati) nondimeno ricollegano la loro forza probante al contenuto di atti preesistenti. Cass. pen. sez. V 10 maggio 1984

Agli effetti del reato di cui all’art. 478 c.p. il «rilascio» implica che la copia esca dalla sfera individuale dell’autore per fatto volontario di questo in modo che essa cominci a produrre nei rapporti esterni quell’efficacia probatoria che è attribuita alle copie autentiche vere. Sicché commette il reato predetto il segretario comunale che rilasci copie del verbale di una seduta del consiglio comunale difformi dall’originale per farle afflggere all’albo pretorio ed inoltrarle poi agli organi di controllo. Cass. pen. sez. V 11 giugno 1982 n. 5822

Per la sussistenza del reato di cui all’art. 478 c.p. è sufficiente che l’autenticazione avvenga ad opera di pubblico ufficiale cui sia riconosciuto dall’ordinamento il potere di autenticazione a nulla rilevando che egli abbia competenza specifica a rilasciare copia autentica soltanto degli atti esistenti nel proprio ufficio perché anche l’autenticazione da parte di un pubblico ufficiale incompetente contribuisce a dare all’atto supposto esistente ed alla sua copia parvenza di legalità e quindi idoneità ad ingannare la pubblica fede. Cass. pen. sez. VI 16 ottobre 1980 n. 10447

La falsa attestazione di eseguita trascrizione da parte del conservatore dei registri immobiliari costituisce il reato di cui all’art. 478 terzo comma c.p. Infatti la cosiddetta certificazione di eseguita trascrizione che il conservatore deve rilasciare ai sensi del secondo comma dell’art. 2664 c.c. su uno degli originali della nota riferisce sinteticamente sull’esistenza e sul contenuto dell’atto di trascrizione e rientra quindi nella categoria degli attestati. Cass. pen. sez. V 2 giugno 1980 n. 7125

La norma contenuta nell’art. 478 comma primo c.p. punisce la formazione ed il rilascio in forma legale della pretesa copia di un atto inesistente sicché l’autenticazione del pubblico ufficiale e cioè la falsa attestazione di conformità costituisce elemento integrativo della fattispecie delittuosa e non l’autonoma figura delittuosa di cui all’art. 476 stesso codice. Poiché la falsificazione di un’atto è causa di nullità e non di inesistenza giuridica nel caso in cui l’originale sia stato falsamente formato e successivamente riprodotto in copia il fatto non può ricondursi sotto la previsione normativa dell’art. 478 c.p. che punisce la creazione artificiosa della copia di un originale solo supposto perché tale previsione postula che l’originale sia «supposto» esistente e che quindi in realtà non esista bensì sotto la previsione della norma che punisce la falsificazione dell’originale. La riproduzione fotografica di un falso originale ben può essere considerata prova della contraffazione del documento riprodotto allorquando la riproduzione stessa riveli la precedente materiale formazione di un falso originale completo in tutti i suoi elementi compresa la sottoscrizione e quindi munito di tutti i requisiti di individuazione e di contenuto propri dell’atto falsamente creato e successivamente riprodotto in copia. Cass. pen. sez. V 3 marzo 1980 n. 3023

Il delitto di cui all’art. 478 c.p. si perfeziona con il rilascio della copia difforme dall’originale sicché è irrilevante ai fini del dolo la certezza morale che l’atto originale sarebbe stato in seguito completato. (Nella specie con l’apposizione della firma da parte dell’autore). Cass. pen. sez. V 11 giugno 1982 n. 5822

La supposizione dell’agente che la difformità tra copia e originale limitata alla riproduzione di firme inesistenti possa rientrare tra le imperfezioni meramente formali inidonee ad impedire un giudizio di sostanziale conformità integra un errore sulla reale portata della disposizione dell’art. 478 c.p. come tale non scusabile. Cass. pen. sez. V 9 dicembre 1981 n. 10901

L’alterazione della copia autentica di un atto non rientra nella previsione di cui all’art. 478 c.p. (falsità materiale commessa da un pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti) che punisce la formazione di copie false ma integra il reato di cui all’art. 476 c.p. in relazione all’art. 482 dello stesso codice (falsità materiale commessa dal privato in atto pubblico) poiché tale norma pur non applicabile agli atti derivativi comprende certamente l’alterazione della copia dopo il rilascio della stessa in forma legale atteso che questa incide sull’autenticazione che è atto pubblico originale. (Fattispecie relativa ad alterazione commessa da un privato di copia notarile di un contratto). Cass. pen. sez. V 6 dicembre 2000 n. 12731

Nell’ipotesi in cui vengono rilasciate copie autentiche di originali inesistenti perché privi delle necessarie sottoscrizioni il reato configuratosi è quello di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici e non quello di cui all’art. 479 c.p. Cass. pen. sez. V 2 marzo 1990 n. 2769

Commette il reato di falsità materiale in atti pubblici previsto e punito dall’art. 476 c.p. e non quello di falsità in attestati sul contenuto di atti di cui all’ultimo comma dell’art. 478 stesso codice il pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni aggiungendo documenti a determinati verbali di delibera di atti pubblici fa apparire contrariamente al vero che i verbali stessi i quali compresi nella figura dell’atto-procedimento tali documenti devono recepire hanno ricevuto l’approvazione dell’organo di controllo. Cass. pen. sez. V 9 luglio 1981 n. 6770

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