(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici

Articolo 476 - Codice Penale

Il pubblico ufficiale (357), che, nell’esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero (491), è punito con la reclusione da uno a sei anni.
Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso (2699 ss. c.c.), la reclusione è da tre a dieci anni (482, 490, 492, 493).

Articolo 476 - Codice Penale

Il pubblico ufficiale (357), che, nell’esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero (491), è punito con la reclusione da uno a sei anni.
Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso (2699 ss. c.c.), la reclusione è da tre a dieci anni (482, 490, 492, 493).

Note

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: primo comma, non consentito; secondo comma, consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Rientrano nella nozione di atto pubblico rilevante ai fini dell’integrazione del reato di falso ideologico in atto pubblico anche gli atti cosiddetti interni ovvero quelli destinati ad inserirsi nel procedimento amministrativo offrendo un contributo di conoscenza o di valutazione nonché quelli che si collocano nel contesto di una complessa sequela procedimentale – conforme o meno allo schema tipico – ponendosi come necessario presupposto di momenti procedurali successivi. (In applicazione del principio la Corte ha riconosciuto la natura di atto pubblico al modulo utilizzato per il censimento della popolazione). Cass. pen. sez. V 11 aprile 2011 n. 14486

L’alterazione della copia autentica di un atto non rientra nella previsione di cui all’art. 478 c.p. (falsità materiale commessa da un pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti) che punisce la formazione di copie false ma integra il reato di cui all’art. 476 c.p. in relazione all’art. 482 dello stesso codice (falsità materiale commessa dal privato in atto pubblico) poiché tale norma pur non applicabile agli atti derivativi comprende certamente l’alterazione della copia dopo il rilascio della stessa in forma legale atteso che questa incide sull’autenticazione che è atto pubblico originale. (Fattispecie relativa ad alterazione commessa da un privato di copia notarile di un contratto). Cass. pen. sez. V 6 dicembre 2000 n. 12731

In tema di falso deve ritenersi che un atto abbia natura di autorizzazione quando ne derivi immediatamente la rimozione di ostacoli giuridici all’esercizio di una determinata attività non quando esso disciplini in via generale le condizioni che legittimino l’esercizio di una tale attività in un futuro indeterminato ovvero le condizioni che possano giustificare in concreto il rilascio di una specifica autorizzazione ad esercitarla. (Fattispecie in tema di disposizione del presidente di una Asl che conteneva una disciplina generale in ordine all’uso del mezzo personale [l’automobile] e non una specifica autorizzazione ad usarlo). Cass. pen. sez. V 28 aprile 2000 n. 5105

In tema di reato di falso in atto pubblico non può ritenersi legittimamente contestata sì che non può essere ritenuta in sentenza dal giudice la fattispecie aggravata di cui all’art. 476 comma secondo cod. pen. qualora nel capo d’imputazione non sia esposta la natura defacente dell’atto o direttamente o mediante l’impiego di formule equivalenti ovvero attraverso l’indicazione della relativa norma. (In applicazione del principio le Sezioni unite hanno escluso che la mera indicazione dell’atto in relazione al quale la condotta di falso è contestata sia sufficiente a tal fine in quanto l’attribuzione ad esso della qualità di documento defacente costituisce il risultato di una valutazione). Cass. pen. sez. un. 4 giugno 2019 n. 24906

Il reato di falso ideologico in atto pubblico è configurabile anche in relazione agli atti “interni” a condizione che gli stessi siano tipici o si inseriscano in un “iter” procedimentale prodromico all’adozione di un atto finale destinato ad assumere valenza probatoria di quanto in esso esplicitamente od implicitamente attestato. (Nella specie la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di condanna di un medico chirurgo cui era contestato di aver redatto falsamente una relazione richiesta dalla direzione ospedaliera per il successivo inoltro alla Prefettura ed al Ministero della salute in risposta ad un’interrogazione parlamentare riguardante un presunto caso di malasanità). Cass. pen. sez. V 9 dicembre 2010 n. 43512

Le modiche o le aggiunte in un atto pubblico dopo che è stato regolarmente e definitivamente formato integrano un falso punibile anche quando il soggetto abbia agito per stabilire la verità effettuale del documento; tuttavia ai fini della punibilità occorre che le aggiunte successive non si identifichino in mere correzioni o integrazioni che lungi dal modificare l’elemento contenutistico dell’atto già formalmente perfetto siano invece dirette a completamento essenziale del relativo procedimento di formazione. (Nella specie la Corte ha ritenuto non punibili le addizioni apportate in assenza delle parti dal notaio ad un contratto di compravendita immobiliare che si siano tradotte nella correzione dell’errore materiale ovvero nella espressa indicazione dell’errore medesimo che lungi dall’alterare la genuinità dell’atto lo abbiano confermato nella finalità probatoria del negozio voluto e concluso dalle parti). Cass. pen. sez. V 19 maggio 2004 n. 23327

L’interesse giuridico protetto nei delitti di falso ed in particolare in quelli documentali ha carattere plurioffensivo. Ne consegue che l’avviso dell’udienza preliminare di cui all’art. 419 primo comma c.p.p. deve essere notificato anche al denunziante di un falso documentale incidente anche in via di pericolo sul suo specifico diritto. Cass. pen. sez. V 30 dicembre 2002 n. 43703

Nei reati di falso in atti la punibilità è esclusa solo nel caso di grossolana falsificazione immediatamente riconoscibile da chiunque. (Nella specie relativa alla falsificazione di ricevute di pagamento di somme versate all’amministrazione comunale per l’estinzione di sanzioni amministrative la S.C. ha escluso che la grossolanità del falso potesse desumersi dall’utilizzo da parte dell’agente di fotocopie di bollettini su cui venivano riportati a mano i dati relativi alle somme versate e ai contravventori osservando che i destinatari dei bollettini falsificati non avevano mai sollevato dubbi al riguardo e che il ricorso a fotocopie di bollettini da riempire costituisce prassi non infrequente negli uffici pubblici). Cass. pen. sez. VI 29 aprile 2015 n. 18015

L’alterazione della copia informale di una bolletta di pagamento non integra il reato di cui agli artt. 476 -482 c.p. che sussiste solo in presenza dell’alterazione di copie autentiche di atti pubblici né il meno grave reato di cui all’art. 485 c.p. che ha ad oggetto la falsificazione delle scritture private. (Fattispecie relativa a copia digitale falsificata di una bolletta di pagamento rinvenuta nel computer dell’indagato in sede di perquisizione). Cass. pen. sez. V 19 febbraio 2015 n. 7714

È innocuo e quindi non punibile per inidoneità dell’azione il falso sia ideologico che materiale che determina un’alterazione irrilevante ai fini dell’interpretazione dell’atto non modificandone il senso. Cass. pen. sez. V 14 ottobre 2008 n. 38720

In materia di falso per poter qualificare come certificato amministrativo un atto proveniente da un pubblico ufficiale devono concorrere due condizioni: a) che l’atto non attesti i risultati di un accertamento compiuto dal pubblico ufficiale redigente ma riproduca attestazioni già documentate; b) che l’atto pur quando riproduca informazioni desunte da altri atti già documentati non abbia una propria distinta e autonoma efficacia giuridica ma si limiti a riprodurre anche gli effetti dell’atto preesistente. (Nella fattispecie di falso materiale per contraffazione relativa ad atto di un dirigente di Asl che aveva formato un atto presidenziale falso la Corte ha affermato che mancando un atto in precedenza documentato la «disposizione presidenziale» contraffatta non può essere considerata certificato amministrativo). Cass. pen. sez. V 28 aprile 2000 n. 5105

In tema di falsità documentale commessa dal pubblico ufficiale ai fini dell’individuazione di tale qualifica occorre avere riguardo non tanto al rapporto di dipendenza tra il soggetto e la P.A. ma ai caratteri propri dell’attività in concreto esercitata dal soggetto ed oggettivamente considerata. (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 476 c.p. nei confronti di un soggetto incaricato in forza di convenzione di espletare adempimenti amministrativi consistiti nella consulenza per la redazione ed istruttoria delle pratiche della locale “Fondazione Onlus” contro l’usura e quindi di adempimenti strettamente connessi al cuore dell’attività tipica dell’ente riguardando sia la funzione di garanzia per i legittimati alle relative istanze sia il rapporto con l’azienda di credito erogatrice del mutuo atti attraverso i quali l’ente esprimeva la sua volontà). Cass. pen. sez. V 16 dicembre 2008 n. 46310

In tema di falsità materiale l’espressione «esercizio delle sue funzioni» cui il legislatore fa ricorso per sanzionare più severamente il falso commesso dal pubblico ufficiale deve riferirsi all’ambito di competenza funzionale dello stesso. A ciò consegue che se nell’agente non è mai venuta meno tale qualifica l’alterazione che costui abbia compiuto di un atto pubblico viene correttamente ricondotta sotto la previsione dell’art. 476 c.p. e non sotto quella della falsità materiale commessa da privato. (Fattispecie relativa ad un medico dipendente ospedaliero condannato nella fase di merito per avere alterato una cartella clinica precedentemente da lui redatta in modo corretto. La difesa dell’imputato ricorrente aveva sostenuto che l’esercizio delle funzioni era cessato con la originaria compilazione della cartella e che quindi la successiva alterazione poteva al pi ricondursi alla fattispecie incriminatrice di cui all’art. 482 c.p. La Suprema Corte nell’enunciare il principio sopra riportato ha rigettato il ricorso). Cass. pen. sez. V 17 aprile 2000 n. 4679

Costituisce atto pubblico di fede privilegiata ex art. 476 comma secondo cod. pen. il decreto di riabilitazione dei protesti trattandosi di atto del pubblico ufficiale che comprova l’attività di quest’ultimo – costituita dall’esame dei documenti e dalla relativa valutazione tecnica in ordine alla sussistenza dei requisiti per la riabilitazione – e integra il presupposto per la cancellazione del protesto. Cass. pen. sez. V 4 luglio 2019 n. 29381

In tema di falso documentale sono documenti dotati di fede privilegiata ex art. 476 comma secondo cod. pen. quelli emessi dal pubblico ufficiale investito di una speciale potestà documentatrice attribuita da una legge o da norme regolamentari anche interne ovvero desumibili dal sistema in forza della quale l’atto assume una presunzione di verità assoluta ossia di massima certezza eliminabile solo con l’accoglimento della querela di falso o con sentenza penale. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto atto pubblico di fede privilegiata il verbale redatto dal responsabile del procedimento relativo all’attribuzione di un incarico in una ASL che attestava falsamente l’avvenuto esame dei “curricula vitae” dei candidati in realtà nemmeno depositati alla data indicata nel verbale). Cass. pen. sez. V 26 giugno 2019 n. 28047

In tema di falso ideologico in atto pubblico aggravato ex art. 476 secondo comma cod. pen. sono documenti dotati di fede privilegiata quelli che emessi da pubblico ufficiale autorizzato dalla legge da regolamenti oppure dall’ordinamento interno della P.A. ad attribuire all’atto pubblica fede attestino quanto da lui fatto e rilevato o avvenuto in sua presenza. Ne consegue che la natura di atto pubblico di fede privilegiato necessita del concorso di un duplice requisito: a) la provenienza da un pubblico ufficiale autorizzato dalla legge da regolamenti oppure dall’ordinamento interno della p.a. ad attribuire all’atto pubblica fede; b) l’attestazione del p.u. di verità circa i fatti da lui compiuti o avvenuti in sua presenza e della formazione dell’atto nell’esercizio del potere di pubblica certificazione. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la natura defaciente di una concessione edilizia priva dell’attestazione del p.u. di fatti giuridicamente rilevanti avvenuti alla sua presenza). Cass. pen. sez. V 20 gennaio 2017 n. 2714

In tema di falso ideologico in atto pubblico aggravato ex art. 476 comma secondo cod. pen. la forza probante privilegiata degli atti pubblici originali è limitata ai sensi dell’art. 2700 cod. civ. alla provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato e a quei fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti ma non anche alla valutazione di tali fatti a meno che la legge non attribuisca al pubblico ufficiale tale potere con valore legale. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza che aveva escluso la natura defaciente di atti istruttori predisposti da pubblici funzionari in relazione a pratiche di finanziamento contenenti giudizi e valutazioni sui progetti presentati dalle imprese). Cass. pen. sez. VI 14 giugno 2016 n. 24768

Riveste natura di atto pubblico defacente l’attestazione del funzionario di dogana in ordine al numero dei campioni esaminati (nella specie fusti contenenti olio) trattandosi di annotazione che attesta il compimento da parte del pubblico ufficiale di una specifica attività che si inserisce nell’iter amministrativo preordinato all’attestazione della qualità del prodotto; ne deriva che le false attestazioni in ordine all’esecuzione di prelievi su un numero di fusti inferiore al vero integrano il reato di falso ideologico aggravato ex art. 476 comma secondo c.p.. Cass. pen. sez. V 18 marzo 2009 n. 11944

Integra il delitto di falsità materiale commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico defaciente la condotta del medico ospedaliero che rediga un certicato con false attestazioni in quanto ciò che caratterizza l’atto pubblico defaciente anche in virtù del disposto di cui all’art. 2699 c.c. è – oltre all’attestazione di fatti appartenenti all’attività del pubblico ufficiale o caduti sotto la sua percezione – la circostanza che esso sia destinato « ab initio» alla prova e cioè precostituito a garanzia della pubblica fede e redatto da un pubblico ufficiale autorizzato nell’esercizio di una speciale funzione certificatrice; ne deriva che la diagnosi riportata nel certificato ha natura di fede privilegiata essendo preordinata alla certificazione di una situazione – caduta nella sfera conoscitiva del p.u. – che assume anche un rilievo giuridico esterno alla mera indicazione sanitaria o terapeutica. (Nella specie il medico aveva aggiunto al testo originario l’ulteriore attestazione della rottura dei denti incisivi dell’arcata superiore del paziente per consentirgli un maggiore ristoro). Cass. pen. sez. V 26 febbraio 2007 n. 7921

In tema di falso documentale il registro di protocollo è atto di fede privilegiata in quanto in esso il pubblico ufficiale attesta l’avvenuta ricezione di un documento dall’esterno la data della ricezione e la numerazione progressiva che gli viene attribuita sicchè la materiale apposizione sul documento del timbro riproducente la data di ricezione ed il numero attribuitogli non costituisce altro che una prosecuzione di tale attività certificativa onde la registrazione e la riproduzione della stessa sul documento costituiscono un’operazione unica e contestuale avente la stessa natura di atto pubblico. Ne deriva che costituisce falsità punibile ai sensi dell’art. 476 c.p. l’apposizione di una falsa data di ricezione col timbro di protocollo destinato a fare fede del ricevimento o della spedizione da parte dell’ufficio pubblico; nè rileva che alla falsità della data apposta con il detto timbro non corrisponda uguale annotazione nell’apposito registro in quanto il timbro di protocollo è lo strumento che proietta sull’atto che proviene ab externo il crisma dell’attestazione della data di ricezione facendo fede della stessa. Cass. pen. sez. V 26 febbraio 2004 n. 8684

In tema di falso documentale il timbro del protocollo apposto sulla corrispondenza pervenuta ad un ufficio pubblico ha natura di atto pubblico; ed infatti posto che il registro di protocollo è indiscutibilmente atto di fede privilegiata in quanto in esso il P.U. attesta l’avvenuta ricezione dall’esterno di un documento nonchè la data di tale ricezione e la numerazione progressiva che gli viene attribuita la materiale apposizione sul documento medesimo del timbro riproducente la data di ricezione ed il numero attribuitogli non costituisce altro che una prosecuzione di detta attività certificatrice ond’è che registrazione e riproduzione della stessa sul documento costituiscono un’operazione unica e contestuale avente la stessa natura. Cass. pen. sez. V 5 dicembre 2003 n. 46863

Il provvedimento di sgravio scale emesso dall’Agenzia delle Entrate ha natura di atto pubblico defacente ai sensi dell’art. 476 comma secondo cod. pen. in quanto comprova l’attività del funzionario responsabile di esame dei documenti e delle motivazioni addotte dal contribuente ne esprime la relativa valutazione tecnica ed è costitutivo dell’effetto di estinzione del debito erariale. Cass. pen. sez. V 17 agosto 2016 n. 34912

In tema di reati contro la fede pubblica la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà priva di una delle molteplici sottoscrizioni degli apparenti dichiaranti non integra una ipotesi di falso innocuo o grossolano posto che la mancanza di una firma pur incidendo sulla completezza strutturale dell’atto non lo rende inidoneo al raggiungimento dello scopo e non elimina il pericolo di lesione dell’interesse protetto dalla norma. Cass. pen. sez. V 18 dicembre 2013 n. 51166

La configurabilità del reato di cui all’art.87-bis d.P.R. n. 570 del 1960 relativo alla esposizione di fatti non corrispondenti al vero nella dichiarazione autenticata di accettazione della candidatura alle elezioni comunali prescinde dalla possibilità di controllo da parte degli organi competenti sulla corrispondenza al vero di quanto dichiarato. Cass. pen. sez. III 18 novembre 2013 n. 46177

La dichiarazione di non versare in alcuna delle situazioni di incandidabilità previste dall’ordinamento resa all’atto della accettazione della candidatura a sindaco da soggetto definitivamente condannato per falso ideologico commesso nella sua qualità di pubblico ufficiale integra il reato previsto dall’art. 87 bis d.P.R. n. 570 del 1960. (In motivazione la Corte ha affermato che la formulazione dell’art. 58 comma primo lett. c) del D.Lgs. n. 267 del 2000 nel prevedere tra gli impedimenti alla candidatura l’aver riportato una condanna a pena superiore a mesi sei di reclusione per delitti commessi con abuso o con violazione dei pubblici poteri si riferisce a tutte le condotte criminose concretamente connotate da un abuso o violazione inerente ad una pubblica funzione o servizio indipendentemente dalle qualificazioni formali contenute nella sentenza passata in giudicato e dalla mancata irrogazione della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici). Cass. pen. sez. III 18 novembre 2013 n. 46177

Integra il reato di falsità materiale (art. 476 c.p.) la condotta di colui che forma una circolare dell’Assessorato regionale alla sanità retrodatata e sottoscritta da soggetto che all’epoca non ricopriva più l’incarico di assessore in quanto si tratta di atto destinato a fare sì che l’autore appaia legittimato al suo compimento considerato che la falsa indicazione della data si risolve nella falsa indicazione della provenienza dell’atto dal soggetto effettivamente legittimato ad adottarlo e che pertanto la retrodatazione è solo una modalità di contraffazione del documento che vale a fare falsamente apparire l’atto come proveniente dall’Assessore alla sanità della Regione. Cass. pen. sez. V 16 gennaio 2006 n. 1491

L’archivio informatico di una P.A. deve essere considerato alla stregua di un registro tenuto da un soggetto pubblico con la conseguenza che la condotta del pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni e facendo uso dei supporti tecnici di pertinenza della P.A. confezioni un falso atto informatico destinato a rimanere nella memoria dell’elaboratore integra una falsità in atto pubblico a seconda dei casi materiale o ideologica punibile rispettivamente ai sensi degli artt. 476 e 479 c.p. se posta in essere antecedentemente alla formulazione dell’art. 491 bis c.p.. (Fattispecie in tema di archivio informatico del patronato ENASCO). Cass. pen. sez. V 25 marzo 2005 n. 11930

L’iscrizione nell’Albo nazionale dei costruttori costituisce un atto pubblico e non un certificato o un’autorizzazione. Ne consegue che le false iscrizioni nel predetto Albo integrano il delitto di falsità materiale in atto pubblico (art. 476 cod. pen). Cass. pen. sez. V 12 marzo 2004 n. 11915

In tema di falso documentale integra il reato di cui all’art. 476 c.p.(falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici) la condotta del pubblico ufficiale il quale manipoli le domande di condono edilizio – modificandole e sostituendo la documentazione allegata (disegni schede catastali e modelli ministeriali) così da far conseguire la sanatoria per opere realizzate dopo la presentazione delle domande ovvero per supercifi superiori a quelle originariamente indicate – in quanto il documento del privato recepito dalla Pubblica Amministrazione riceve un contenuto aggiuntivo per effetto delle successive integrazioni di fonte pubblicistica e per tale nuovo profilo che presenta autonomia funzionale è qualificabile come atto pubblico. Cass. pen. sez. V 26 febbraio 2004 n. 8684

Integra il reato di falsità ideologica o materiale in atti pubblici la condotta del dipendente pubblico che nelle sue funzioni di addetto alla gestione degli archivi informatici di una pubblica amministrazione inserisce deliberatamente dati falsi negli elaboratori elettronici dell’archivio o modica quelli esistenti in relazione ad atti o a documenti ivi registrati. Cass. pen. sez. VI 28 luglio 2003 n. 31720

Anche a seguito della privatizzazione del pubblico impiego l’atto di collocamento in aspettativa adottato da un dirigente amministrativo costituisce atto pubblico in quanto espressione di potere autoritativo e certificativo incidente sul rapporto di servizio del dipendente e sull’organizzazione dell’ufficio. Ne consegue che integra il reato di falsità materiale di cui all’art. 476 c.p. l’apposizione su tale atto di una falsa firma da parte un dirigente della pubblica amministrazione (nella specie titolare del settore attività economiche e produttive di un comune). Cass. pen. sez. V 30 giugno 2003 n. 27881

L’attestazione del pubblico ufficiale sulle schede catastali presentate dal privato in relazione alla data dell’avvenuto deposito e al loro contenuto costituisce atto pubblico facente fede fino a querela di falso per cui integra gli estremi del reato di cui all’art. 476 comma 2 c.p. l’alterazione della data di deposito della scheda ovvero la sua sostituzione con altra di contenuto diverso. (Nell’affermare tale principio la Corte ha precisato che le schede catastali che nascono come scritture private redatte dall’interessato acquistano natura di atto pubblico nel momento in cui vengono consegnate alla pubblica amministrazione che ne attesta l’avvenuto deposito e che ha il potere di controllarne la veridicità del contenuto attraverso idonei accertamenti). Cass. pen. sez. VI 4 marzo 2003 n. 9955

È atto pubblico nel caso di opere commissionate dalla pubblica amministrazione il registro contabile dei lavori di appalto in quanto documento tenuto dal direttore dei lavori circa i fatti di cui forma attestazione in vista del conto finale e dunque della regolazione del credito dell’appaltatore nei confronti dell’amministrazione. Cass. pen. sez. V 20 novembre 2002 n. 38846

L’archivio informatico di una pubblica amministrazione deve essere considerato alla stregua di un registro (costituito da materiale non cartaceo) tenuto da un soggetto pubblico con la conseguenza che la condotta del pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni e facendo uso dei supporti tecnici di pertinenza della P.A. confezioni un falso atto informatico destinato a rimanere nella memoria dell’elaboratore integra una falsità in atto pubblico a seconda dei casi materiale o ideologica (artt. 476 e 479 c.p.) ininfluente peraltro restando la circostanza che non sia stato stampato alcun documento cartaceo. (Fattispecie relativa a fraudolento inserimento di dati falsi nella banca dati dell’Inps precedente all’entrata in vigore della L. 23 dicembre 1993 n. 547 che ha introdotto l’art. 491 bis c.p. di cui la Corte ha precisato la natura di norma interpretatrice in quanto si limita a chiarire che le fattispecie di falso sono ravvisabili anche quando la falsificazione sia avvenuta a mezzo di un supporto informatico o comunque con la sua alterazione). Cass. pen. sez. V 3 settembre 2001 n. 32812

In tema di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici costituiscono atto pubblico le «note di missione» attraverso le quali viene attestato l’espletamento di missioni per ragioni di servizio con relativa trasferta atteso che pure in relazione ai così detti atti interni della pubblica amministrazione sussiste l’interesse giuridico alla tutela della pubblica fede che risulta leso anche quando la falsità riguarda tale categoria di atti comunque destinati ad assumere funzione probatoria. Cass. pen. sez. V 20 febbraio 2001 n. 6900

In tema di falso documentale l’etichetta di revisione applicata alla carta di circolazione di motocicli ed autoveicoli non ha natura giuridica di atto pubblico bensì di certificato amministrativo in quanto destinato ad attestare l’esito positivo dell’attività documentata dalla pratica di revisione di cui si limita a riprodurre gli effetti. Cass. pen. sez. V 26 ottobre 2017 n. 49221

Integra il reato di falso materiale in atto pubblico l’alterazione di una cartella clinica mediante l’aggiunta di una annotazione ancorché vera in un contesto cronologico successivo e pertanto diverso da quello reale; né a tal fine rileva che il soggetto agisca per ristabilire la verità effettuale in quanto la cartella clinica acquista carattere definitivo in relazione ad ogni singola annotazione ed esce dalla sfera di disponibilità del suo autore nel momento stesso in cui la singola annotazione viene registrata trattandosi di atto avente funzione di diario della malattia e di altri fatti clinici rilevanti la cui annotazione deve avvenire contestualmente al loro verificarsi. Cass. pen. sez. V 11 settembre 2013 n. 37314

Integra il reato di falso ideologico la compilazione con indicazioni non veritiere di una scheda di dimissione ospedaliera (S.D.O.) che ha natura di atto pubblico coerente con il suo inserimento in cartella clinica oltre che con la sua valenza non meramente ricognitiva ma di attestazione degli elementi necessari per la richiesta di rimborso. (La Corte ha precisato che la corretta compilazione della S.D.O. e la codifica delle ulteriori informazioni sanitarie necessarie possono essere configurate come un parere tecnico che tuttavia essendo formulato da soggetti cui la legge riconosce una particolare perizia ed ancorato a parametri valutativi dettagliatamente predeterminati è destinato a rappresentare la realtà al pari di una descrizione o di una constatazione). Cass. pen. sez. V 14 agosto 2013 n. 35104

La “scheda operatoria” redatta da un medico ospedaliero è caratterizzata dalla produttività di effetti incidenti su situazioni giuridiche soggettive di rilevanza pubblicistica nonché dalla attestazione tipica della funzione del sanitario ospedaliero che assume funzione di pubblico ufficiale; trattasi pertanto di atto pubblico defacente che attesta le fasi e le modalità di svolgimento dell’attività chirurgica secondo le competenze dei sanitari impegnati nell’ambito della struttura ospedaliera ed ai fini ad essa pertinenti. Di conseguenza la falsa attestazione contenuta in detta scheda integra il reato di cui all’art. 476 comma secondo c.p..(Nella specie nella scheda operatoria si attestava falsamente che “il mediastino posteriore risulta sede di verosimile infiltrazione neoplastica” e si ometteva di indicare l’avvenuta rimozione di una garza ivi colposamente dimenticata). Cass. pen. sez. V 9 giugno 2011 n. 23255

Integra il reato di falso materiale in atto pubblico la condotta del medico che prestando la propria opera professionale in una struttura privata convenzionata col servizio sanitario nazionale alteri la cartella clinica in quanto in tal caso il medico assume la qualità di pubblico ufficiale che svolge una pubblica funzione certificativa e la cartella clinica riveste natura di atto pubblico. Cass. pen. sez. V 24 maggio 2010 n. 19557

Integra il delitto di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico la falsificazione dei reports di stampa contenenti esami emocromocitometrici a corredo della documentazione clinica mediante aggiunta a penna dei valori dei parametri della coagulazione allo scopo di farli apparire come eseguiti e repertati nei giorni ivi indicati nonché delle schede cartonate sui prelievi considerato che essi sono atti pubblici giacché ancorché atti interni alla struttura ospedaliera sono destinati a provare le indagini di laboratorio svolte dagli operatori sanitari pubblici ed i relativi risultati e a documentare il decorso della malattia del paziente ad integrazione e corredo della cartella clinica. Cass. pen. sez. V 3 giugno 2008 n. 22192

Integra il reato di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art. 476 c.p. ) la condotta del medico ospedaliero che altera mediante cancellazione con correttore e riscrittura la cartella clinica in alcune parti formate ad opera di soggetti diversi considerato che detta cartella acquista carattere definitivo in relazione ad ogni singola annotazione ed esce dalla sfera di disponibilità del suo autore nel momento stesso in cui la singola annotazione viene registrata e che le modiche o aggiunte in un atto pubblico dopo che è stato definitivamente formato integrano un falso punibile ancorché il soggetto abbia agito per ristabilire la verità effettuale salvo che esse si risolvano in mere correzioni di errori materiali. Cass. pen. sez. V 30 settembre 2005 n. 35167

In tema di falsità in atto pubblico ha natura di atto pubblico la cartella clinica redatta dal medico dipendente di una clinica convenzionata con il Servizio sanitario nazionale. Cass. pen. sez. V 19 maggio 2004 n. 23324

La cartella clinica della cui regolare compilazione è responsabile il primario adempie alla funzione di diario della malattia e di altri fatti clinici rilevanti la cui annotazione deve quindi avvenire contestualmente al loro verificarsi uscendo al tempo stesso dalla disponibilità del suo autore ed acquistando carattere di definitività per cui tutte le successive modiche aggiunte alterazioni e cancellazioni integrano falsità in atto pubblico. Cass. pen. sez. V 23 marzo 2004 n. 13989

In tema di falso documentale costituisce atto pubblico il verbale del Consiglio di Istituto di una scuola pubblica in quanto atto idoneo a documentare nell’ambito della P.A. le attività e gli adempimenti necessari per la realizzazione dei compiti istituzionali ed a produrre effetti nei confronti dei terzi. Integra pertanto il reato di cui all’art. 476 c.p. la condotta del soggetto che in qualità di preside dell’Istituto falsifichi istigando altro soggetto all’esecuzione materiale il detto verbale con aggiunte concernenti l’utilizzo di locali ulteriori rispetto a quelli riportati nell’ordine del giorno del Consiglio di Istituto e di cui si sia chiesta l’autorizzazione all’utilizzo in quanto il parere formulato dal Consiglio al riguardo è obbligatorio anche se non vincolante per il Sindaco cui spetta la decisione relativa e costituisce atto di un procedimento amministrativo necessario e preordinato a valutare la compatibilità tra eventuali usi occasionali o ordinari di detti locali da parte di altri soggetti. Cass. pen. sez. V 22 dicembre 2005 n. 46852

La prova scritta del candidato di un pubblico concorso costituisce atto pubblico e non già scrittura privata ove sia redatta su fogli appositamente timbrati firmati e progressivamente numerati dai componenti della commissione. Tali incombenti rappresentano infatti il risultato di un’attività di controllo posta in essere dal pubblico funzionario nell’esercizio delle funzioni a lui demandate al ne di attestare la genuinità e la provenienza delle scritturazioni che il candidato è abilitato ad apporre sui fogli appositamente vistati e numerati. Sicché non essendo concepibile che nello stesso atto possano coesistere due distinte nature (una pubblica per la parte contenente le dette attestazioni e l’altra privata per la parte grafica redatta dallo stesso candidato) deve ritenersi che il carattere pubblico informi l’intero documento dato il contesto unitario ed inscindibile e dunque anche nella parte relativa alla componente grafica proveniente dal privato cittadino). Cass. pen. sez. V 12 giugno 2003 n. 25516

Il registro personale del professore sul quale devono essere annotati la materia spiegata gli esercizi assegnati e corretti le assenze e le mancanze degli alunni i voti dagli stessi riportati è atto pubblico in quanto attesta attività compiute dal pubblico ufficiale che lo redige con riferimento a fatti avvenuti alla sua presenza o da lui percepiti. Cass. pen. sez. V 6 dicembre 2000 n. 12726

In tema di falso gli statini di esame universitario rivestono natura di atto pubblico (e dunque ricadono nella previsione legislativa sanzionata dall’art. 476 c.p.) in quanto provengono da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni non rilevando affatto che essi possano essere stati compilati “a ricalco” mediante un procedimento chimico in base al quale con un’unica scritturazione si compilano più documenti. Cass. pen. sez. V 23 febbraio 2000 n. 2151

In tema di reati contro la fede pubblica il delitto di falso materiale in atto pubblico consistito nella contraffazione ad opera del difensore delle firme poste in calce ai verbali delle dichiarazioni rilasciate ex art. 391 bis cod. proc. pen. si consuma nel momento dell’ utilizzo processuale di detto verbale. Cass. pen. sez. V 17 febbraio 2017 n. 7615

La contraffazione degli attestati di versamento (cosiddetti modelli F24) rilasciati al privato dagli istituti di credito delegati per la riscossione delle imposte integra il reato di falsità materiale in atto pubblico di cui agli artt. 476 e 482 cod. pen. trattandosi di atti che attestano il pagamento avvenuto alla presenza del dipendente della banca delegata ed il conseguente adempimento dell’obbligazione tributaria con efficacia pienamente liberatoria. Cass. pen. sez. V 13 dicembre 2013 n. 50569

Il verbale di operazioni inerenti l’ascolto e la trascrizione di conversazioni tratte da intercettazioni ambientali pur rivestendo natura di atto pubblico non può essere considerato defacente ai sensi dell’art. 476 comma secondo cod. pen. in quanto il contenuto di esso non ha un valore precostituito per legge nè può essere liberamente apprezzato dal giudice. Cass. pen. sez. II 26 novembre 2013 n. 47076

Agli effetti della tutela apprestata dall’art. 476 cpv. c.p. il registro tenuto presso il reparto di pronto soccorso dei pubblici ospedali rientra fra gli atti che fanno prova fino a querela di falso. Cass. pen. sez. VI 26 aprile 2012 n. 15953

È atto pubblico con fede privilegiata il d.a.s. (documento di accompagnamento semplificato) utilizzato per la circolazione dei prodotti assoggettati ad accisa che ha sostituito il certificato mod. H ter 16 (cosiddetto certificato di provenienza degli oli minerali) non potendosi far rientrare lo stesso nella categoria dei certificati od attestati. Cass. pen. sez. V 14 dicembre 2010 n. 44023

Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico l’alterazione dell’iscrizione di un professionista nel relativo albo che è atto amministrativo di accertamento costitutivo di uno “status” professionale. (Fattispecie in materia di iscrizione nell’albo dei pubblicisti). Cass. pen. sez. V 13 luglio 2010 n. 27095

Integra il delitto di falsità materiale (art. 476 c.p.) il pubblico ufficiale che contraffà le dichiarazioni fideiussorie di un ente pubblico considerato che dette dichiarazioni costituiscono atti pubblici giacché attraverso esse si esprime la volontà negoziale produttiva di effetti costitutivi traslativi dispositivi modificativi o estintivi rilevanti per l’ente e per la consistenza del suo patrimonio. Cass. pen. sez. V 16 dicembre 2008 n. 46310

L’inottemperanza del conducente di un veicolo all’invito a fermarsi da parte di un ufficiale di polizia municipale integra l’illecito amministrativo previsto dall’art. 192 comma primo c.s. e non il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità previsto dall’art. 650 c.p. stante l’operatività del principio di specialità di cui all’art. 9 L. 24 novembre 1981 n. 689 (modiche al sistema penale ) applicabile quando il medesimo fatto sia punito da una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa. Cass. pen. sez. I 25 settembre 2008 n. 36736

I modelli F24 e le relative dichiarazioni di versamento non sono atti pubblici ma scritture private; ne consegue che la loro falsità ideologica è penalmente irrilevante. Cass. pen. sez. II 28 febbraio 2008 n. 9146

In tema di falsità materiale integra il reato di cui all’art. 476 c.p. la formazione di un atto presentato come la riproduzione fotostatica di un documento originale in realtà inesistente del quale si intenda artificiosamente attestare l’esistenza e i connessi effetti probatori. (Fattispecie in tema di copia di atto di affidamento di incarico per lo svolgimento di attività progettuali retribuite da parte di un’Università) Cass. pen. sez. VI 12 febbraio 2008 n. 6572

Il visto espresso con una firma del pubblico ufficiale quando sia destinato a provare determinate attività di controllo da lui esercitate costituisce atto completo e autonomo anche in mancanza di una dichiarazione scritta dell’autore della firma poiché a tale carenza suppliscono l’esistenza della connessione intercorrente con la sua attività e il significato che al visto stesso è attribuito per convenzione e per necessità logica. Cass. pen. sez. V 23 febbraio 2007 n. 7638

In tema di falso documentale la materiale falsificazione dell’atto di autentica notarile di una scrittura di compravendita commessa dal privato integra il reato di falsità materiale in atto pubblico di cui agli articoli 476 e 482 c.p. in quanto nella scrittura privata autenticata è contenuta la documentazione contestuale di due atti che sono tuttavia distinti essendo l’uno privato e l’altro (autentica notarile) atto pubblico. Cass. pen. sez. V 7 aprile 2004 n. 16267

Integra il delitto di falsità ideologica la condotta del notaio che attesti falsamente essere state apposte in sua presenza sottoscrizioni in calce a dichiarazioni negoziali. Cass. pen. sez. V 27 agosto 2001 n. 31935

Agli effetti delle norme sul falso documentale il registro per l’apposizione delle firme dei sottoposti alla libertà controllata è atto pubblico in quanto il predetto registro è obbligatoriamente tenuto per l’esercizio di una pubblica funzione di controllo sul rispetto di un obbligo imposto dalla legge demandato all’ufficio di pubblica sicurezza del luogo o in mancanza al comando carabinieri territorialmente competente che ha il dovere di segnalare tempestivamente al magistrato di sorveglianza le violazioni accertate. (Fattispecie in tema di soppressione di atto vero). Cass. pen. sez. VI 18 luglio 2001 n. 29109

Il reato di falsità materiale in atti pubblici concorre con quello di contraffazione delle impronte di una P.A. in ragione del diverso bene giuridico tutelato dalle due fattispecie che per la prima deve essere individuato nella fede pubblica documentale e per la seconda nella fiducia attribuita ai mezzi simbolici di autenticazione pubblica. (Fattispecie relativa alla contraffazione di una carta d’identità e delle impronte dell’ente che apparentemente aveva rilasciato il documento ). Cass. pen. sez. IV 9 luglio 2008 n. 27973

Integra soltanto il delitto di falsità materiale (art. 476 c.p.) e non anche la «falsità ideologica» punita dall’art. 479 c.p. la falsa rappresentazione della realtà mediante l’alterazione di un documento pubblico giacché in tal caso la falsità consiste nella alterazione della «genuinità» del documento. Cass. pen. sez. V 21 aprile 2006 n. 14292

Non sussiste un rapporto di specialità ma di mera interferenza tra il reato di riciclaggio (art. 648 bis c.p.) e quello di falso documentale (art. 476 e 482 c.p.) il quale può presentarsi come occasionale modalità di realizzazione del primo ma non è assorbito in esso in quanto ai sensi dell’art. 84 c.p. intercorre un rapporto di complessità tra fattispecie solo quando sia la legge a prevedere un reato come elemento costitutivo o circostanza aggravante di un altro e non quando siano le particolari modalità di realizzazione in concreto del fatto tipico a determinare un’occasionale convergenza di più norme e quindi un concorso di reati; con la conseguenza che in tanto è possibile parlare di una complessità eventuale in quanto sia la stessa legge a prevedere un reato come modalità eventuale di consumazione dell’altro. Cass. pen. sez. V 7 aprile 2004 n. 16267

Integra il reato di falsità materiale in atto pubblico (art. 476 c.p.) – anche nell’ipotesi che il fatto sia stato commesso prima dell’introduzione nel codice penale dell’art. 491 bis ad opera dell’art. 3 della legge 23 dicembre 1993 n. 547 – la condotta del pubblico dipendente che inserisca nell’archivio informatico dell’Albo nazionale dei costruttori dati non corrispondenti alle delibere adottate dai competenti organi deliberativi del predetto Albo – determinando l’iscrizione illecita di numerose imprese per categorie e per importi di lavori che in realtà non erano stati loro riconosciuti – in quanto nella previsione di cui all’art. 476 c.p. rientrava ancor prima che entrasse in vigore l’espressa previsione dell’art. 491 bis la condotta del pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni avesse formato un atto informatico sostanzialmente o formalmente falso posto che anche attraverso lo strumento informatico il pubblico ufficiale può nell’esercizio delle sue funzioni formare un documento rappresentativo di atti o fatti destinato a dare quella certezza alla cui tutela sono preposte le norme penali. Cass. pen. sez. V 12 marzo 2004 n. 11915

La falsificazione delle ricevute bancarie di delega ai versamenti tributari poiché l’attestazione della banca sulla distinta predisposta dal cliente prende rilievo di piena efficacia probatoria e liberatoria di adempimento dell’obbligazione tributaria secondo il regime legale vigente in materia configura la fattispecie criminosa di cui agli artt. 476 secondo comma e 482 non diversamente di quanto viene riconosciuto per la privilegiata valenza probatoria degli atti correlativi in tema di alterazione di ricevute attestanti il pagamento di tasse automobilistiche e di bollette doganali oltre che specificamente in materia di delega di pagamento dell’imposta Irpef attestata dal funzionario bancario. (Fattispecie relativa a falsificazione delle predette attestazioni compiuta dal commercialista a danno dei clienti). Cass. pen. sez. V 12 maggio 2000 n. 5584

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