(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni

Articolo 473 - Codice Penale

(1) (2) (3) Chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000.
Soggiace alla pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 3.500 a euro 35.000 chiunque contraffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali, nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati.
I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale.

Articolo 473 - Codice Penale

(1) (2) (3) Chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000.
Soggiace alla pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 3.500 a euro 35.000 chiunque contraffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali, nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati.
I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale.

Note

(1) Questo articolo è stato così sostituito dall’art. 15, comma 1, lett. a), della L. 23 luglio 2009, n. 99. Si riporta il testo precedente:
«(Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell’ingegno o di prodotti industriali). 1. Chiunque contraffà o altera i marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, delle opere dell’ingegno o dei prodotti industriali, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 2.065 euro.
«Alla stessa pena soggiace chi contraffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali, nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati.
«Le disposizioni precedenti si applicano sempre che siano state osservate le norme delle leggi interne o delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale.».
(2) Si veda l’art. 16 della L. 23 luglio 2009, n. 99, di cui si riporta il testo: «(Destinazione di beni sequestrati o confiscati nel corso di operazioni di polizia giudiziaria per la repressione di reati di cui agli articoli 473, 474, 517 ter e 517 quater del codice penale). 1. I beni mobili iscritti in pubblici registri, le navi, le imbarcazioni, i natanti e gli aeromobili sequestrati nel corso di operazioni di polizia giudiziaria per la repressione di reati di cui agli articoli 473, 474, 517 ter e 517 quater del codice penale sono affidati dall’autorità giudiziaria in custodia giudiziale agli organi di polizia che ne facciano richiesta per essere utilizzati in attività di polizia ovvero possono essere affidati ad altri organi dello Stato o ad altri enti pubblici non economici, per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale.
«2. Gli oneri relativi alla gestione dei beni e all’assicurazione obbligatoria dei veicoli, dei natanti e degli aeromobili sono a carico dell’ufficio o comando usuario.
«3. Nel caso in cui non vi sia alcuna istanza di affidamento in custodia giudiziale ai sensi del comma 1, l’autorità giudiziaria competente dispone la distruzione dei beni sequestrati secondo le modalità indicate all’articolo 83 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271. In caso di distruzione, la cancellazione dei veicoli dai pubblici registri è eseguita in esenzione da qualsiasi Tributo o diritto.
«4. I beni mobili di cui al comma 1, acquisiti dallo Stato a seguito di provvedimento definitivo di confisca, sono assegnati, a richiesta, agli organi o enti che ne hanno avuto l’uso. Qualora tali enti od organi non presentino richiesta di assegnazione, i beni sono distrutti ai sensi del comma 3.
«5. Per quanto non disposto dai commi 1, 2, 3 e 4 si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell’articolo 301 bis del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43.».
(3) A norma dell’art. 15 della L. 14 gennaio 2013, n. 9, la condanna definitiva per i delitti previsti da questo articolo, comporta il divieto di ottenere:a) iscrizioni o provvedimenti comunque denominati, a contenuto autorizzatorio, concessorio o abilitativo, per lo svolgimento di attività imprenditoriali; b) l’accesso a contributi, finanziamenti o mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o dell’Unione europea, per lo svolgimento di attività imprenditoriali.

Tabella procedurale

Arresto: primo comma, non consentito; secondo comma, facoltativo in flagranza; facoltativo qualora ricorra la circostanza aggravante prevista dall’art. 474 ter c.p. 381 c.p.p.; 474 ter c.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: primo comma, non consentite; secondo comma consentite; consentite qualora ricorra la circostanza aggravante prevista dall’art. 474 ter c.p. 280287 c.p.p.; 474 ter c.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Ai fini dell’integrazione dei reati di cui agli artt. 473 e 474 cod. pen. un marchio si intende contraffatto quando la confusione con un segno distintivo similare emerga non in via analitica attraverso il solo esame particolareggiato e la separata valutazione di ogni singolo elemento ma in via globale e sintetica con riguardo cioè all’insieme degli elementi salienti – grafici fonetici o visivi – tenendo altresì presente che ove si tratti di un marchio “forte” sono illegittime anche le variazioni sia pure rilevanti ed originali che lasciano sussistere l’identità sostanziale del nucleo ideologico in cui si riassume l’attitudine individuante. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto integrata la contraffazione per essere stato utilizzato un segno distintivo di una nota griffe in particolare una campana aperta anche se all’interno della stessa era contenuta una scritta differente). Cass. pen. sez. II- 2 ottobre 2019 n. 40324

Integra la fattispecie criminosa di cui all’art. 473 cod. pen. la contraffazione avvenuta in Italia di un marchio ivi registrato a nulla rilevando che nel paese ove i beni sono destinati ad essere esportati non si sia proceduto alla registrazione del marchio medesimo. (In motivazione la Corte ha precisato che trattandosi di reato di pericolo ciò che rileva è la mera attività di contraffazione o alterazione dell’altrui marchio in quanto foriera dell’immissione sul mercato di beni suscettibili di ledere la fede pubblica e ingenerare confusione nuocendo all’affidamento dei consumatori). Cass. pen. sez. V 21 giugno 2019 n. 27743

L’uso di marchi e segni distintivi punito dall’art. 473 cod. pen. essendo inteso a determinare un collegamento tra il marchio contraffatto e un certo prodotto precede l’immissione in circolazione dell’oggetto falsamente contrassegnato e se ne distingue mentre l’uso punito più severamente dall’art. 474 cod. pen. è direttamente connesso all’immissione in circolazione del prodotto falsamente contrassegnato e presuppone che sia stato già apposto il contrassegno su una determinata merce. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto correttamente determinata ai sensi degli artt. 12 e 16 cod. proc. pen. la competenza territoriale dell’autorità giudiziaria nel cui circondario era stata operata l’apposizione delle etichette contraffatte su alcuni prodotti alimentari in luogo di quella competente per la sede dello studio grafico che aveva realizzato la contraffazione su commissione dei titolari dello stabilimento produttivo). Cass. pen. sez. V- 14 giugno 2019 n. 26398

In tema di contraffazione dei c.d. modelli ornamentali brevettati spetta al giudice penale decidere in via incidentale sulla validità o meno della registrazione del modello quando la questione assuma rilevanza ai fini della qualificazione giuridica del fatto oggetto dell’imputazione. (Fattispecie nella quale in relazione alla contestazione di contraffazione di modelli ornamentali di fibbie la Corte rilevata la corretta valutazione sulla validità dei brevetti dei modelli ha ritenuto configurabile il reato di cui all’art. 473 cod. pen.). Cass. pen. sez. III 22 luglio 2016 n. 31868

Il presupposto del ‘fumus commissi delictì’ nei procedimenti per i reati di contraffazione e alterazione di marchi o segni distintivi è configurabile in fase cautelare ove questi ultimi risultino depositati registrati o brevettati nelle forme di legge non richiedendosi alcuna indagine in ordine alla loro validità sostanziale. Cass. pen. sez. V 5 giugno 2015 n. 24331

Il delitto di ricettazione è configurabile anche nell’ipotesi di acquisto o ricezione al fine di profitto di cose con segni contraffatti nella consapevolezza dell’avvenuta contraffazione atteso che la cosa nella quale il falso segno è impresso – e che con questo viene a costituire un’unica entità – è provento della condotta delittuosa di falsificazione prevista e punita dall’art. 473 c.p.. Cass. pen. sez. II 7 novembre 2012 n. 42934

In tema di contraffazione di segni distintivi alla luce delle modiche apportate all’art. 473 cod. pen. dalla l. n. 99 del 2009 non è sufficiente per la configurabilità del reato che prima della sua consumazione sia stata depositata la domanda tesa ad ottenere il titolo di privativa ma è invece necessario che questo sia stato effettivamente conseguito. Cass. pen. sez. V 26 giugno 2012 n. 25273

Ai fini della configurabilità del reato di contraffazione ed alterazione di marchi o segni distintivi (art. 473 c.p.) deve escludersi la rilevanza del marchio cosiddetto tridimensionale quando lo stesso sia composto unicamente da elementi privi di carattere distintivo rispetto ai prodotti o servizi cui si riferisce presentando forme usuali allo specifico settore di appartenenza del prodotto senza inserire il marchio della casa produttrice del prodotto simile. Cass. pen. sez. II 1 aprile 2011 n. 13396

Ai fini della configurazione del reato di cui all’art. 473 c.p. (contraffazione alterazione o uso di segni distintivi di opere dell’ingegno o di prodotti industriali) non è sufficiente la mera possibilità di confusione tra due marchi regolarmente registrati ma è necessaria la materiale contraffazione o alterazione dell’altrui marchio. Cass. pen. sez. V 23 marzo 2006 n. 10193

Non integra il reato di cui agli artt. 473 e 474 c.p. in tema di contraffazione di segni distintivi di opere industriali ma il reato di cui all’art. 11 D.L.vo n. 313 del 2001 l’apposizione di una falsa marcatura “CE” su giocattoli posti in commercio perché quelle fattispecie criminose fanno riferimento al marchio come segno o logo idoneo a distinguere il prodotto industriale da altri e non come elemento che serve ad attestare la conformità del prodotto a normative speciche. Cass. pen. sez.II 18 settembre 2009 n. 36228

Integra reato di cui all’art. 473 c.p. la contraffazione o l’alterazione di segni distintivi di opere dell’ingegno o di prodotti industriali che siano tali da ingenerare confusione nei consumatori e da nuocere al generale affidamento mentre ricorre il reato previsto dall’art. 127 comma primo D.L.vo 10 febbraio 2005 n. 30 nel caso in cui l’abusiva utilizzazione di un prodotto leda solo lo specifico interesse patrimoniale di chi lo ha brevettato in quanto il bene protetto dal primo reato è la fede pubblica e quello tutelato dal secondo è il patrimonio e dunque una sfera di interessi esclusivamente privati come è comprovato dalla procedibilità a querela di parte. (Nel caso di specie è stata ritenuta la configurabilità del reato di cui all’art. 127 comma primo D.L.vo 10 febbraio 2005 n. 30 in relazione alla contraffazione o alterazione di un brevetto europeo concernente opere industriali ). Cass. pen. sez. V 2 ottobre 2008 n. 37553

Il delitto di ricettazione (art. 648 c.p.) e quello di commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.) possono concorrere atteso che le fattispecie incriminatrici descrivono condotte diverse sotto il profilo strutturale e cronologico tra le quali non può configurarsi un rapporto di specialità e che non risulta dal sistema una diversa volontà espressa o implicita del legislatore. Cass. pen. Sezioni Unite 7 giugno 2001 n. 23427

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