(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione

Articolo 469 - Codice Penale

Chiunque, con mezzi diversi dagli strumenti indicati negli articoli precedenti, contraffà le impronte di una pubblica autenticazione o certificazione, ovvero, non essendo concorso (110) nella contraffazione, fa uso della cosa che reca l’impronta contraffatta, soggiace alle pene rispettivamente stabilite nei detti articoli, ridotte di un terzo (1131 bis c.n.).

Articolo 469 - Codice Penale

Chiunque, con mezzi diversi dagli strumenti indicati negli articoli precedenti, contraffà le impronte di una pubblica autenticazione o certificazione, ovvero, non essendo concorso (110) nella contraffazione, fa uso della cosa che reca l’impronta contraffatta, soggiace alle pene rispettivamente stabilite nei detti articoli, ridotte di un terzo (1131 bis c.n.).

Note

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Integra il delitto di cui all’art. 469 c.p. (contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione e uso della cosa contraffatta) la condotta di colui che utilizza un biglietto di una partita di calcio con il sigillo scale contraffatto posto che per impronta di pubblica autenticazione o certificazione si intende non solo quella proveniente da un ente pubblico ma anche quella imposta dalla legge su determinati beni al fine di garantire al fruitore la autenticità della provenienza e della correlativa certificazione. (In motivazione la Corte ha anche escluso la necessità che l’impronta contraffatta debba concretizzarsi in un simbolo evidenziando che nessuna disposizione normativa nega rilevanza a contrassegni di altro tipo come quelli raffiguranti caratteri alfabetici o numerici). Cass. pen. sez. V 5 giugno 2015 n. 24276

Integra il reato di contraffazione delle impronte di una pubblica certificazione (art. 469 c.p.) la condotta di colui che appone sulla fotocopia falsamente formata – relativa ad una domanda di finanziamento al competente ufficio della regione Lazio -le impronte dell’Ente contraffatte le quali attribuiscono carattere ufficiale al certificato attestante la presentazione della predetta domanda. Cass. pen. sez. V 10 novembre 2010 n. 39630

È configurabile il reato di contraffazione di impronta di una pubblica autenticazione o certificazione ancorché essa sia apposta su un atto inesistente sotto il profilo giuridico in quanto ciò che rileva a tal fine è l’effettività della contraffazione indipendentemente dall’esistenza di un falso documentale. Cass. pen. sez. V 18 novembre 2008 n. 43088

Integra il reato di uso di cose che recano impronte falsificate (art. 469 c.p.) la condotta di colui che utilizza numerosi lingotti solo apparentemente d’oro ed in realtà di metallo recanti un’impronta contraffatta indicante falsamente la provenienza da una ditta autorizzata alla produzione lavorazione e commercializzazione di metalli preziosi in quanto per impronta di pubblica autenticazione o certificazione si intende non solo quella proveniente da un ente pubblico ma anche quella imposta dalla legge su determinati beni al fine di garantire al fruitore la autenticità della provenienza e della correlativa certificazione ed infatti con riguardo ai metalli preziosi i punzoni recanti i rispettivi titoli sono sottoposti ad una rigorosa regolamentazione che riguarda sia i soggetti legittimati a farne uso sia le caratteristiche strutturali di tali strumenti assolvendo al fine di garanzia. Cass. pen. sez. V 23 gennaio 2006 n. 2708

Integra gli estremi del delitto di cui all’art. 469 c.p. la riproduzione mediante un programma informatico dell’impronta impressa dall’ufficio postale attestante l’avvenuto pagamento di bollettini di conto corrente (fattispecie nella quale la Corte ha diversamente qualificato il fatto originariamente contestato come il reato di cui all’art. 468 c.p.). Cass. pen. sez. V 30 novembre 2005 n. 43369

In tema di reati di falso configura l’ipotesi criminosa di cui all’art. 469 c.p. (contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione) il trasferimento dell’impronta genuina su di un documento originariamente privo della medesima mediante il fotomontaggio ottenuto utilizzando un documento di natura completamente diversa che recava il timbro autentico. (Nella fattispecie l’imputato aveva fotocopiato privandolo del contenuto un precedente verbale di elezione di domicilio recante il timbro della stazione dei Carabinieri presso la quale il documento era stato formato). Cass. pen. sez. V 28 ottobre 2004 n. 42259

Integra gli estremi del delitto di cui all’art. 469 c.p. (contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione) il rinvenimento a bordo di un’autovettura di una placca contraffatta intestata Ministero della Giustizia che abiliti alla sosta anche in zone non consentite posto che il divieto sanzionato dalla norma penale comprende anche l’uso atipico di un oggetto munito di impronta dello Stato. Ne deriva che l’esposizione della placca che contrassegni un corpo dello Stato ancorché avvenuta durante la circolazione del veicolo e non solo quando sia utilizzata per sostare con l’auto in zone sottoposte a divieto integra la condotta di uso richiesta dall’art. 469 c.p. in quanto svolge la funzione di sottrarre più facilmente il veicolo dotato di tale impronta ai controlli generando un affidamento negli addetti alla circolazione. Cass. pen. sez. V 23 settembre 2004 n. 37404

Qualora un soggetto commetta un reato in concorso con altri la mera consapevolezza da parte dello stesso delle false generalità dei complici non comprova la partecipazione dell’agente alla falsificazione dei documenti d’identità adoperati da questi ultimi e alla contraffazione delle relative impronte pubbliche. Cass. pen. sez. I 30 agosto 1996 n. 8150

La contraffazione del numero originale del telaio impresso sul ciclomotore dalla casa costruttrice non integra né l’ipotesi delittuosa di cui all’art. 469 c.p. né quella contravvenzionale di cui all’art. 52 c.s. La prima infatti si riferisce alla contraffazione ed all’uso di impronte di pubblica autenticazione o certificazione mentre l’altra non si realizza per i ciclomotori di cui all’art. 24 c.s. che sono estranei alla suindicata previsione normativa. Cass. pen. sez. V 13 marzo 1995 n. 2515

Ai fini della sussistenza del delitto di contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione di cui all’art. 469 c.p. anche la traslazione di una impronta genuina su di un documento che ne è privo è un mezzo idoneo alla realizzazione di quella immutatio veri che la legge intende reprimere. (Nella specie si era accertato che l’impronta riprodotta sui disegni allegati al progetto ed alla domanda di concessione era stata ottenuta ricorrendo all’espediente di ritagliare un’impronta genuina sovrapponendola al documento che ne era privo ed eseguendo poi una copia eliografica dell’atto così predisposto si era fatto apparire come concesso un nulla-osta alla costruzione da parte dei vigili del fuoco nulla-osta invece che non era stato rilasciato). Cass. pen. sez. V 4 aprile 1990 n. 4847

L’ipotesi delittuosa prevista dall’art. 469 c.p. presuppone una falsificazione dell’impronta del sigillo di un pubblico ufficio attuata di volta in volta con i più diversi mezzi (ritocco di un altro timbro o sigillo disegno contraffatto del sigillo vero incisione mediante riproduzione di quest’ultimo). Il reato previsto dall’art. 468 c.p. presuppone invece che si abbia la disponibilità di uno strumento idoneo non ad una sola ma a tante riproduzioni della stessa impronta facilmente attuabili mediante la semplice apposizione del sigillo sul documento falsificato. Cass. pen. sez. V 24 settembre 1984 n. 7363

L’uso di documenti recanti impronte contraffatte ricade sotto la specifica sanzione prevista dall’art. 469 c.p. Cass. pen. sez. I 25 maggio 1982 n. 5171

La falsificazione di targhe automobilistiche integra gli estremi del reato di contraffazione di impronte di pubblica certificazione. Cass. pen. sez. II 11 aprile 1981 n. 3194

Il reato di cui all’art. 469 cod. pen. non concorre con i reati di falsità in atti ma trovano applicazione solo le disposizioni relative ai secondi quando il contrassegno apposto sul documento risulti un elemento essenziale di questo nel senso che la falsificazione del contrassegno stesso è indispensabile ai fini della falsificazione del documento. (Fattispecie in cui la condotta di contraffazione di un permesso per invalidi era stata realizzata attraverso la fotocopia di altro documento nella parte che ne includeva il contrassegno). Cass. pen. sez. V 16 gennaio 2014 n. 1702

Non vi è rapporto di specialità tra il reato di contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione (art. 469 c.p.) ed il reato di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi (art. 497 bis c.p.) trattandosi di fattispecie incriminatrici che tutelano beni giuridici diversi e che pertanto concorrono. Cass. pen. sez. V 28 luglio 2011 n. 30120

Integra il delitto di cui all’art. 469 c.p. (contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione e uso della cosa contraffatta) – e non quello di cui all’art. 489 c.p. (uso di atto falso) – la condotta di colui che utilizza un documento di circolazione recante stampigliata l’impronta di un timbro della Motorizzazione civile contraffatto considerato che la falsità di cui all’art. 489 riguarda gli atti e non i sigilli o le impronte. Cass. pen. sez. V 29 novembre 2006 n. 39452

Si verifica nullità della sentenza ai sensi dell’art. 522 comma secondo c.p.p. per mancanza di correlazione tra contestazione e pronunzia nel caso in cui l’imputato rinviato a giudizio per rispondere del reato di contraffazione di pubblici sigilli o strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione sia poi condannato per il reato di contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione. La condotta dell’agente infatti è essenzialmente diversa in quanto nella prima ipotesi criminosa (art. 468 c.p.) l’autore falsifica lo strumento destinato a riprodurre l’impronta rendendo possibile una riproduzione anche in serie di essa; nella seconda (art. 469 c.p.) egli falsifica la impronta stessa senza creare una falsa matrice ma operando direttamente sul documento mediante incisioni disegni colorazioni od altro in modo che la contraffazione richieda di volta in volta un’opera particolare. Cass. pen. sez. V 20 giugno 2001 n. 25004

In materia di reati contro la fede pubblica mentre l’ipotesi delittuosa prevista dall’art. 469 c.p. presuppone una falsificazione dell’impronta del sigillo di un pubblico ufficio attuata di volta in volta con i più diversi mezzi il reato previsto dall’art. 468 c.p.presuppone invece che si abbia la disponibilità di uno strumento idoneo non ad una sola ma a tante riproduzioni della stessa impronta facilmente attuabili mediante la semplice apposizione del sigillo sul documento falsificato. Cass. pen. sez. V 25 gennaio 1999 n. 6037

Non sussiste rapporto di specialità tra il reato di cui all’art. 469 c.p. (contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione) e il reato di cui all’art. 1 della legge n. 406 del 1981 (Abusiva riproduzione di prodotti fonografici). Ciò in quanto sono differenti sia i beni tutelati che la condotta nel primo caso la condotta è costituita dalla contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione e la tutela concerne la fiducia attribuita ai mezzi simbolici di tale autenticazione. Nel secondo caso la condotta è costituita dalla riproduzione non consentita e con qualsiasi mezzo di prodotti fonografici e la tutela concerne il diritto di autore. Cass. pen. sez. V 13 agosto 1998 n. 9475

La contraffazione dello stemma della Repubblica sui moduli delle carte di identità integra la fattispecie criminosa di cui all’art. 469 c.p. (contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione) in relazione all’art. 468 stesso codice e non il reato di falso materiale commesso dal privato in certificati amministrativi previsto dagli artt. 477 e 482 c.p. Cass. pen. sez. V 3 maggio 1990 n. 6395

La differenza tra i reati di cui agli artt. 467 e 468 c.p. e il reato previsto dall’art. 469 c.p. consiste in ci che nei primi due l’impronta viene falsificata sullo strumento (sigillo timbro) destinato a riprodurla sì che poi sia possibile una facile riproduzione anche in serie di essa mentre nel terzo l’agente si vale ai fini della falsificazione di altri mezzi (incisioni disegni colorazione) in modo che la contraffazione richieda di volta in volta un’opera particolare. Vi è quindi nella previsione dell’art. 469 c.p. una minore capacità di danno che giustifica la riduzione di un terzo delle pene previste negli artt. 467 e 468 c.p. Cass. pen. sez. V 28 gennaio 1987 n. 876

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