(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Inquinamento ambientale

Articolo 452 bis - Codice Penale

È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:
1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;
2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.
Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.

Articolo 452 bis - Codice Penale

È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:
1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;
2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.
Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.

Note

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Il delitto di inquinamento ambientale di cui all’art. 452-bis cod pen. introdotto dalla legge n. 68 del 2015 è un reato di danno che non tutela la salute pubblica ma l’ambiente in quanto tale e presuppone l’accertamento di un concreto pregiudizio a questo arrecato secondo i limiti di rilevanza determinati dalla nuova fattispecie incriminatrice che non richiedono la prova della contaminazione del sito nel senso indicato dagli artt. 240 e segg. d.lgs 3 aprile 2006 n. 152. Cass. pen. sez. III 6 novembre 2018 n. 50018 

Ai fini dell’integrazione del reato di inquinamento ambientale di cui all’art. 452-bis cod. pen. le condotte di “deterioramento” o “compromissione” del bene non richiedono l’espletamento di specifici accertamenti tecnici. (Nella fattispecie la S.C. ha ritenuto immune da censure il provvedimento di conferma del sequestro di impianti idraulici utilizzati per prelievi idrici da un lago che aveva escluso la necessità di un accertamento tecnico avendo dato atto dell’elemento oggettivo costituito dal rilevante abbassamento delle acque del lago). Cass. pen. sez. III 21 giugno 2018 n. 28732

La condotta “abusiva” di inquinamento ambientale idonea ad integrare il delitto di cui all’art. 452-bis cod. pen. comprende non soltanto quella svolta in assenza delle prescritte autorizzazioni o sulla base di autorizzazioni scadute o palesemente illegittime o comunque non commisurate alla tipologia di attività richiesta ma anche quella posta in essere in violazione di leggi statali o regionali – ancorchè non strettamente pertinenti al settore ambientale – ovvero di prescrizioni amministrative; ne consegue che ai fini della integrazione del reato non è necessario che sia autonomamente e penalmente sanzionata la condotta causante la compromissione o il deterioramento richiesti dalla norma. (Fattispecie di inquinamento di corso d’acqua cagionato da un accumulo di reflui – penalmente irrilevanti singolarmente considerati essendo inferiori ai valori limite stabiliti nel D.L.vo n. 152 del 2006 – provenienti da impianto di depurazione privo di autorizzazione allo scarico). Cass. pen. sez. III 30 marzo 2017 n. 15865

Ai fini della configurabilità del reato di inquinamento ambientale di cui all’art. 452-bis cod. pen. non è richiesta una tendenziale irreversibilità del danno; ne consegue che le condotte poste in essere successivamente all’iniziale deterioramento o compromissione del bene non costituiscono un “post factum” non punibile ma integrano invece singoli atti di un’unica azione lesiva che spostano in avanti la cessazione della consumazione sino a quando la compromissione o il deterioramento diventano irreversibili o comportano una delle conseguenze tipiche previste dal successivo reato di disastro ambientale di cui all’art. 452 quater dello stesso codice. Cass. pen. sez. III 30 marzo 2017 n. 15865

Il delitto di inquinamento ambientale di cui all’art. 452-bis cod. pen. è reato di danno integrato da un evento di danneggiamento che nel caso del “deterioramento” consiste in una riduzione della cosa che ne costituisce oggetto in uno stato tale da diminuirne in modo apprezzabile il valore o da impedirne anche parzialmente l’uso ovvero da rendere necessaria per il ripristino una attività non agevole mentre nel caso della “compromissione” consiste in uno squilibrio funzionale che attiene alla relazione del bene aggredito con l’uomo e ai bisogni o interessi che il bene medesimo deve soddisfare. (In applicazione del principio la S.C. ha ritenuto l’evento di danno perfezionato nella ridotta utilizzazione di un corso d’acqua in conformità alla sua destinazione quale diretta conseguenza della condotta di inquinamento). Cass. pen. sez. III 30 marzo 2017 n. 15865

La condotta “abusiva” di inquinamento ambientale idonea ad integrare il delitto di cui all’art. 452-bis cod. pen. (disposizione introdotta dalla legge 22 maggio 2015 n. 68) comprende non soltanto quella svolta in assenza delle prescritte autorizzazioni o sulla base di autorizzazioni scadute o palesemente illegittime o comunque non commisurate alla tipologia di attività richiesta ma anche quella posta in essere in violazione di leggi statali o regionali ancorchè non strettamente pertinenti al settore ambientale – ovvero di prescrizioni amministrative. (Fattispecie di inquinamento di acque marine derivante da un’attività di bonifica di fondali effettuata in spregio delle relative prescrizioni progettuali). Cass. pen. sez. III 3 novembre 2016 n. 46170

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