(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica

Articolo 445 - Codice Penale

Chiunque, esercitando, anche abusivamente, il commercio di sostanze medicinali, le somministra in specie, qualità o quantità non corrispondente alle ordinazioni mediche, o diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da € 103 a € 1.032 (448, 452).

Articolo 445 - Codice Penale

Chiunque, esercitando, anche abusivamente, il commercio di sostanze medicinali, le somministra in specie, qualità o quantità non corrispondente alle ordinazioni mediche, o diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da € 103 a € 1.032 (448, 452).

Note

Tabella procedurale

Arresto: non consentito.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: consentito il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali. 290 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

In tema di reati contro l’incolumità pubblica per la configurabilità del delitto di disastro colposo (artt. 434 e 449 cod. pen.) è necessario che l’evento si verifichi diversamente dall’ipotesi dolosa (art. 434 comma primo cod. pen.) nella quale la soglia per integrare il reato è anticipata al momento in cui sorge il pericolo per la pubblica incolumità mentre qualora il disastro si verifichi risulterà integrata la fattispecie aggravata prevista dal secondo comma dello stesso art. 434. Cass. pen. sez. IV 26 luglio 2018 n. 35684

Ai fini della configurabilità del delitto di disastro colposo previsto dall’art. 449 cod. pen. è necessario che si verifichi un accadimento macroscopico dirompente e quindi caratterizzato per il fatto di recare con sé una rilevante possibilità di danno alla vita o all’incolumità di un numero collettivamente non individuabile di persone anche se appartenenti a categorie diverse in un modo non precisamente definibile o calcolabile e altresì che l’eccezionalità della dimensione dell’evento desti un senso di allarme per la effettiva capacità diffusiva del nocumento. (In applicazione del principio la S.C. ha ritenuto immune da vizi la sentenza che aveva accertato il disastro colposo in un caso di rilascio di un ingente quantitativo di prodotti petroliferi e di scarico di acque reflue industriali in pubblica fognatura poi confluiti in un fiume e quindi in mare con gravi danni alla fauna ittica alle comunità ornitiche del fiume e alla vegetazione spondale). Cass. pen. sez. IV 5 ottobre 2017 n. 45836

Ai fini della configurabilità del delitto di disastro colposo previsto dall’art. 449 cod. pen. è necessario e sufficiente che si verichi un accadimento macroscopico dirompente e quindi caratterizzato nella comune esperienza per il fatto di recare con sé una rilevante possibilità di danno alla vita o all’incolumità di numerose persone in un modo che non è precisamente definibile o calcolabile. (In applicazione del principio la S.C. ha confermato la sentenza di merito la quale con motivazione esaustiva e non illogica aveva escluso il reato di disastro colposo nel caso di una cabina della funivia che procedendo troppo velocemente non si era arrestata automaticamente all’arrivo alla stazione ma era andata a cozzare contro il respingente di fine corsa così determinandosi il ferimento delle diciassette persone a bordo). Cass. pen. sez. IV 10 aprile 2015 n. 14859

Per la configurabilità del reato di disastro innominato colposo di cui agli articoli 449 e 434 c.p. è necessaria una concreta situazione di pericolo per la pubblica incolumità nel senso della ricorrenza di un giudizio di probabilità relativo all’attitudine di un certo fatto a ledere o a mettere in pericolo un numero non individuabile di persone anche se appartenenti a categorie determinate di soggetti. A tal fine l’effettività della capacità diffusiva del nocumento (cosiddetto pericolo comune) deve essere con valutazione ex ante accertata in concreto ma la qualificazione di grave pericolosità non viene meno allorché eventualmente l’evento dannoso non si è verificato: ciò perché si tratta pur sempre di un delitto colposo di comune pericolo il quale richiede per la sua sussistenza soltanto la prova che dal fatto derivi un pericolo per l’incolumità pubblica e non necessariamente anche la prova che derivi un danno. Cass. pen. sez. IV 18 maggio 2007 n. 19342

Ai fini della sussistenza della fattispecie legale dell’incendio colposo previsto dall’art. 449 c.p. o la mera accensione del fuoco dovuta o meno a fatto del soggetto cui si addebita l’incendio o a qualsiasi altra causa non ha giuridico rilievo. Ciò che rileva invece sono le cause (azioni od omissioni) che hanno reso possibile al fuoco di divampare in incendio assumendo le caratteristiche della vastità diffusibilità e difficoltà di estinzione. (Nella fattispecie all’imputato sorvegliante di una discarica di rifiuti era contestato di aver favorito il propagarsi dell’incendio non avendo egli provveduto ad adottare tutte quelle precauzioni – realizzazione di spazio parafuoco compattamento del terreno ecc. – necessarie a prevenire il pericolo). Cass. pen. sez. IV 24 settembre 2003 n. 36612

Risponde del reato di incendio colposo ai sensi degli artt. 449 e 423 c.p. anche chi pur non avendo dato materialmente origine al fuoco tuttavia abbia dato causa colposamente all’incendio verificatosi per aver posto le condizioni necessarie non già a far sviluppare il fuoco ma a cagionare l’incendio che è manifestazione del divampare delle fiamme con pericolo per la pubblica incolumità. (Nella fattispecie relativa ad incendio divampato in una discarica di rifiuti al ricorrente gestore della discarica era stato addebitato di non aver provveduto ad adottare le cautele necessarie ad evitare il pericolo). Cass. pen. sez. IV 24 settembre 2003 n. 36612

In tema di delitti colposi di danno il titolare della posizione di garanzia nei confronti della collettività in caso di calamità o disastri naturali che si verifichino in aree più vaste di quelle comunali è il prefetto della provincia al quale spetta l’organizzazione e il coordinamento della protezione civile l’iniziativa di raccogliere le informazioni e valutare lo stato di allarme la dislocazione sul territorio delle forze a disposizione la gestione di tutti gli interventi preventivi e successivi volti a scongiurare o a ridurre i danni attraverso l’impiego di poteri straordinari che egli può esercitare in deroga ad ogni disposizione di legge e nel solo rispetto dei principi generali dell’ordinamento. Cass. pen. sez. IV 13 settembre 2001 n. 33577

Il delitto di disastro colposo di cui all’art. 449 c.p. richiede un avvenimento grave e complesso con conseguente pericolo per la vita o l’incolumità delle persone indeterminatamente considerata al riguardo; è necessaria una concreta situazione di pericolo per la pubblica incolumità nel senso della ricorrenza di un giudizio di probabilità relativo all’attitudine di un certo fatto a ledere o a mettere in pericolo un numero non individuabile di persone anche se appartenenti a categorie determinate di soggetti; ed inoltre l’effettività della capacità diffusiva del nocumento (c.d. pericolo comune) deve essere accertata in concreto ma la qualificazione di grave pericolosità non viene meno allorché casualmente l’evento dannoso non si è verificato. Cass. pen. sez. IV 19 maggio 2000 n. 5820

La disposizione di cui al secondo comma dell’art. 449 c.p. (delitti colposi di danno) relativa al raddoppio della pena in determinate ipotesi prevede un titolo autonomo di reato e non una circostanza aggravante dell’ipotesi prevista nel primo comma dello stesso articolo. Ne consegue che non è ipotizzabile un giudizio di comparazione con le circostanze attenuanti. Cass. pen. sez. IV 21 giugno 2004 n. 27851

In tema di incendio la circostanza che il fuoco sia sorto per causa accidentale o sia stato appiccato da altri non esclude la responsabilità di chi colposamente venendo meno alla sua posizione di garanzia abbia creato le condizioni per il suo ulteriore propagarsi. (Fattispecie relativa all’incendio della motonave “Achille Lauro” in cui detta posizione di garanzia è stata riconosciuta al comandante al direttore ed al primo ufficiale di macchina). Cass. pen. sez. IV 11 agosto 2010 n. 31680

I reati di incendio doloso e di incendio colposo possono concorrere quando le imputazioni si riferiscono a persone diverse ma non in relazione ad uno stesso imputato dovendo escludersi che il medesimo evento possa essere attribuito alla stessa persona sia a titolo di colpa che di dolo (la Corte ha precisato che il reato di incendio colposo soprattutto nella sua forma omissiva è del tutto diverso dal reato di incendio doloso sia in relazione all’elemento psicologico che alla condotta negando che l’uno sia specificazione dell’altro e che possa farsi ricorso ai criteri della continenza e della specialità). Cass. pen. sez. V 20 dicembre 2002 n. 43464

Il concorso colposo è configurabile anche rispetto al delitto doloso non ostandovi la previsione di cui all’art. 42 comma secondo c.p. che riferendosi soltanto alla parte speciale del codice non interessa le disposizioni di cui agli artt. 110 e 113 c.p. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta la responsabilità di un soggetto per aver contribuito a cagionare l’incendio appiccato dolosamente da persona rimasta ignota). Cass. pen. sez. IV 22 novembre 2002 n. 39680

In tema di causalità un sisma non costituisce di per sé causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento (nella specie consistito nel crollo totale di tre sole costruzioni di un centro abitato) in assenza del crollo totale di tutte le altre costruzioni dello stesso centro abitato. (Fattispecie in tema di crollo colposo di costruzioni: in motivazione la Corte ha precisato che i terremoti di massima intensità sono eventi rientranti tra le normali vicende del suolo e non possono essere considerati come eventi eccezionali ed imprevedibili quando si verifichino in zone già qualificate ad elevato rischio sismico o comunque formalmente qualificate come sismiche). Cass. pen. sez. IV 1 luglio 2010 n. 24732

In tema di delitti contro l’incolumità pubblica le condotte colpose integranti pericolo di crollo di una costruzione non configurano il delitto di cui all’art. 449 c.p. che richiede il verificarsi di un disastro inteso come disfacimento dell’opera. (Nella specie la Corte ha escluso che il grave genetico disastro statico di un edificio tanto rilevante da determinare pericolo di collasso configurasse la fattispecie di disastro innominato colposo). Cass. pen.,sez. IV 6 maggio 2009 n. 18977

Risponde del delitto di incendio colposo il sindaco il quale a conoscenza delle gravi ed insistenti perdite verificatesi nella rete di distribuzione comunale del metano abbia omesso di adottare un provvedimento urgente di sospensione dell’erogazione del gas nella zona dove si era registrato il pericolo consentendo così che si verificasse un’esplosione a cui seguiva l’incendio di uno stabile. Cass. pen. sez. IV 31 ottobre 2008 n. 40785

Il direttore dei lavori è responsabile a titolo di colpa del crollo di costruzioni anche nell’ipotesi di sua assenza dal cantiere dovendo egli esercitare un’oculata attività di vigilanza sulla regolare esecuzione delle opere edilizie ed in caso di necessità adottare le necessarie precauzioni d’ordine tecnico ovvero scindere immediatamente la propria posizione di garanzia da quella dell’assuntore dei lavori rinunciando all’incarico ricevuto. Cass. pen. sez. IV 8 maggio 2008 n. 18445

Per la configurabilità del delitto di crollo colposo occorre che il fatto dia luogo a concreto pericolo da valutarsi ex ante per la vita o l’incolumità di un numero indeterminato di persone anche se appartenenti tutte a determinate categorie restando irrilevante il mancato verificarsi del danno e differenziandosi la detta ipotesi di reato da quella contravvenzionale di cui all’art. 676 comma secondo c.p. proprio per la presenza in essa del pericolo per la pubblica incolumità derivante dal diffondersi del crollo nello spazio circostante. Cass. pen. sez. I 11 dicembre 2003 n. 47475

Il delitto di crollo di costruzione nella ipotesi colposa prevista dall’art. 449 c.p. richiede l’insorgere di un pericolo effettivo per la incolumità pubblica che per i suoi caratteri di estensione e diffusività è diverso dal pericolo alle persone previsto nella contravvenzione di rovina di edifici o altre costruzioni (art. 676 c.p.). Cass. pen. sez. IV 26 gennaio 1973 n. 151

Ai fini della configurabilità del delitto di disastro colposo previsto dall’art. 449 c.p. è necessario e sufficiente che si verifichi un accadimento macroscopico dirompente e quindi caratterizzato nella comune esperienza per il fatto di recare con sé una rilevante possibilità di danno alla vita o all’incolumità di numerose persone in un modo che non è precisamente definibile o calcolabile. (La Corte ha ritenuto sussistente il reato di disastro colposo nel caso di un convoglio ferroviario fermo sui binari che si era mosso senza governo acquisendo progressiva velocità a causa della pendenza dei binari verso valle sino a raggiungere 80 Km orari immettendosi su un binario destinato al traffico ordinario e invadendo infine due carreggiate stradali). Cass. pen. sez. IV 20 aprile 2012 n. 15444

In tema di disastro ferroviario colposo sussiste il delitto di cui all’art. 449 c.p. solo quando effettivamente si verifichi un evento di gravità complessità ed estensione straordinari dal quale la legge penale presume il pericolo per la pubblica incolumità. (Fattispecie relativa alla collisione tra due convogli ferroviari avvenuta a velocità non elevata cui erano conseguiti danni non rilevantissimi alle cose e alle persone in riferimento alla quale la Corte ha escluso la consumazione del disastro riconoscendo la sussistenza esclusivamente del pericolo dello stesso ai fini della configurabilità del diverso delitto di cui all’art. 450 c.p. ). Cass. pen. sez. IV 31 ottobre 2008 n. 40799

Per la sussistenza del delitto di naufragio colposo di natante di proprietà dell’autore del reato è necessario che dall’evento disastroso discenda un concreto pericolo per l’incolumità pubblica il quale consiste nella concreta esposizione anche solo delle persone presenti sull’imbarcazione all’imponderabile forza distruttiva dell’evento medesimo. Cass. pen. sez. IV 30 marzo 2009 n. 13893

Il comandante di una nave ai sensi dell’art. 298 codice navale ha l’obbligo di assumere la direzione personale della manovra all’entrata e all’uscita dei porti dei canali dei umi e in genere in ogni circostanza in cui la navigazione presenti particolari difficoltà e tale situazione si verifica allorché o per le avverse condizioni meteorologiche in cui si svolge la navigazione (nebbia tempesta piovaschi ecc.) o per la natura particolare dei luoghi in cui essa si compie (insenature zone con fondali bassi o con isolotti o con altri ostacoli naturali) o per il concorso di entrambe queste cause venga posta in essere una situazione di pericolo grave per la sicurezza della navigazione e per la tutela di quegli interessi che sono collegati all’esercizio della navigazione stessa. Egli ha altresì l’obbligo di preparare e predisporre tutti i mezzi occorrenti per il regolare svolgimento della navigazione (tra tali mezzi rientrano anche le varie apparecchiature per il rilevamento e il mantenimento della rotta e il segnare le varie rotte sulle carte nautiche che devono essere sempre a disposizione dell’ufficiale di guardia o di rotta) nonché l’obbligo di predisporre tutte le precauzioni atte a fronteggiare situazioni di emergenza o di pericolo specie quando tali situazioni appaiono probabilmente verificabili per il concorso delle circostanze particolari sopraindicate. Il comandante della nave risponde perciò di naufragio colposo anche se al momento del sinistro la condotta materiale della nave sia affidata all’ufficiale di guardia e l’evento si sia verificato per avere costui compiuto erronee manovre e abbandonato la rotta indicatagli ove egli non abbia preso alcuna particolare precauzione per garantire alla nave la sicurezza della navigazione nel particolare frangente (concorrendo sia l’avversità delle condizioni meteorologiche che la difficoltà della zona piena di isole e di isolotti) e abbia altresì trascurato di esercitare un qualsiasi controllo sulla condotta dell’ufficiale di guardia e sulla manovra che questo dirigeva pur conoscendo che costui poteva ordinare delle deviazioni per correggere l’incidenza delle correnti sulla rotta indicata tanto più se abbia anche omesso di apprestare le carte nautiche con la rotta rigorosamente tracciata. Cass. pen. sez. I 26 novembre 1962

La disposizione di cui all’art. 449 comma secondo c.p. – per la quale la pena è raddoppiata tra l’altro se si tratta di caduta di un aeromobile adibito a trasporto di persone – prevede un reato autonomo e non una circostanza aggravante dell’ipotesi prevista nell’art. 449 comma primo c.p. e richiede una stabile correlazione tra un soggetto o un bene ed un determinato utilizzo con la conseguenza che il trattamento sanzionatorio più grave non è circoscritto ai soli aeromobili che abbiano in corso un trasporto di persone ma all’ordinaria destinazione del veicolo e alla connessa maggiore probabilità che dalla caduta derivi un danno di particolare gravità. Ne consegue che detta previsione è applicabile al velivolo adibito al servizio 118 di elisoccorso regionale ancorché la caduta di quest’ultimo avvenga nel corso di un volo di posizionamento. Cass. pen. sez. IV 21 settembre 2012 n. 36639

D.P.R. 29 dicembre 1984 n. 1219) assegna agli addetti al traffico aereo ed al capo di tale servizio il ruolo di collaboratori operativi del direttore dell’aeroporto per il controllo ed il coordinamento delle attività strettamente connesse al traffico stesso. Anche costoro di conseguenza sono gravati a titolo di responsabilità concorrente ed autonoma dal dovere di verificare prima che sia autorizzato il decollo di un aeromobile che il comandante del velivolo abbia provveduto agli adempimenti concernenti la sicurezza del volo tra i quali la compilazione dei documenti la cui tenuta a bordo è prescritta dal codice della navigazione (ivi compresi il piano di carico e la c.d. carta di centraggio) e di verificare altresì la regolarità di detti documenti e la compatibilità tra i dati in essi prospettati e quelli disponibili per l’autorità aeroportuale con riguardo alle caratteristiche tecniche del mezzo interessato. (Fattispecie relativa alla caduta al suolo di un velivolo poco dopo il decollo effettuato in una avversa situazione climatica senza che fossero controllati centraggio e piano di carico e in una condizione di rilevante sovrappeso aggravata dalla presenza sullo scafo di uno strato di ghiaccio che non era stato rimosso prima della partenza così come impongono regole tecniche di esercizio attraverso la c.d. procedura di de-icing. In motivazione la Corte – dopo aver riferito anche agli addetti al traffico aereo l’obbligo di osservanza dell’art. 802 c.n. che prescrive di non autorizzare il decollo quando l’esercente ed il comandante non abbiano rispettato la prescrizione degli artt. 771-890 stesso codice – ha precisato che non esclude la colpa degli interessati l’adozione da parte del direttore aeroportuale di una disposizione che consente il recapito dei piani di carico all’ufficio di controllo del traffico ad intervalli di due ore). Cass. pen. sez. IV 14 febbraio 2003 n. 7291

In tema di disastro aviatorio colposo grava sui dirigenti della società di gestione dei servizi aeroportuali la responsabilità di assicurare prima del decollo di un aeromobile la verifica delle c.d. attività di centraggio e la compilazione dei piani di carico nonché il collegamento tra il comandante del velivolo e gli uffici di controllo del traffico ai fini della consegna della relativa documentazione affinché l’eventuale autorizzazione alla partenza sia rilasciata dopo le verifiche spettanti appunto alla direzione del traffico. (In motivazione la Corte ha individuato le fonti normative della posizione di garanzia nel D.M. 19 luglio 1982 n. 356 e nella circolare della Direzione generale dell’Aviazione civile in data 1 agosto 1985 la Corte ha precisato inoltre che non esclude la colpa degli interessati l’adozione da parte del direttore aeroportuale di una disposizione che consente il recapito dei piani di carico all’ufficio di controllo del traffico ad intervalli di due ore). Cass. pen. sez. IV 14 febbraio 2003 n. 7291

Per la configurazione del reato di incendio colposo di cosa altrui non è necessaria la prova del pericolo effettivo per la pubblica incolumità poichè quando il fuoco si sviluppa su cose che non siano di proprietà dell’agente tale pericolo si presume “iuris et de iure”. Cass. pen. sez. IV 18 novembre 2008 n. 43126

In tema di incendio colposo il legale rappresentante della ditta incaricata dello spettacolo pirotecnico assume una posizione di garanzia che si sostanzia nell’obbligo di assicurarsi con uno sforzo di diligenza e di attenzione maggiore trattandosi dello svolgimento di un’attività pericolosa che lo spettacolo si svolga in presenza di condizioni di sicurezza idonee a prevenire rischi nei confronti dei terzi e ad assolvere al precetto del neminem ledere (Nella specie l’imputato aveva eseguito uno spettacolo pirotecnico in una giornata particolarmente calda e in prossimità di un’area boschiva cagionando colposamente un incendio di circa 20.0000 ettari di terreno boschivo). Cass. pen. sez. IV 2 febbraio 2005 n. 3458

Risponde del delitto di incendio colposo – cagionato dalla perdita di gas dalla conduttura di una stufa alimentata da gas di petrolio per uso domestico liquefatto in bombole – il venditore che consegna all’utente finale recipienti contenenti gas non confezionati a norma dell’art. 6 L. 1 ottobre 1985 n. 539 ed in particolare non accompagnati dalle istruzioni per l’uso e dalle avvertenze relative ai rischi connessi non consentendo così a colui che ne viene in possesso di porre in essere le manovre di sicurezza necessarie o diversamente di evitare quelle che possono costituire causa di grave pericolo per il detentore e per i terzi. Cass. pen. sez. fall. 23 settembre 2004 n. 37452

In tema di incendio colposo la posizione di garanzia dell’installatore di un impianto di qualsiasi genere non è limitata al mero accertamento della sua funzionalità ma si estende ad una verifica complessiva della struttura in cui l’impianto è inserito con obbligo di controllo sia del funzionamento del medesimo sia dell’assenza di situazioni di pericolo ricollegabili comunque al suo funzionamento; a meno che questa verifica complessiva del sistema non sia stata affidata a terzi. (Fattispecie relativa all’installazione di un caminetto causa di incendio di un’abitazione). Cass. pen. sez. IV 11 agosto 2004 n. 34371

Per la configurabilità del reato di incendio colposo il fuoco causato dalla condotta imprudente e negligente dell’agente deve essere caratterizzato dalla vastità delle proporzioni dalla tendenza a progredire e dalla difficoltà di spegnimento restando irrilevante che resti circoscritto entro un limite oltre il quale non possa estendersi; in presenza di tali caratteristiche il giudice il cui accertamento di fatto non è sindacabile in sede di legittimità se condotto con criteri non illogici deve prescindere dall’accertamento di un pericolo concreto in quanto nel reato in questione il pericolo per la pubblica incolumità è presunto. (Nel caso di specie l’incendio si era sviluppato all’interno di una camera iperbarica entro cui si trovavano alcuni pazienti sottoposti al trattamento di ossigenoterapia e la Corte ha ritenuto sussistente il reato di incendio colposo in presenza di un fuoco che si era propagato in maniera particolarmente rapida e aggressiva e che si era spento in pochi minuti senza che avesse la possibilità di estendersi ulteriormente). Cass. pen. sez. IV 6 febbraio 2004 n. 4981

Nel delitto di disastro colposo previsto dall’art. 449 cod. pen. il momento di consumazione del reato coincide con l’evento tipico della fattispecie e quindi con il verificarsi del disastro da intendersi come fatto distruttivo di proporzioni straordinarie dal quale deriva pericolo per la pubblica incolumità ma rispetto al quale sono effetti estranei ed ulteriori il persistere del pericolo o il suo inveramento nelle forme di una concreta lesione; ne consegue che non rileva ai fini dell’individuazione del “dies a quo” per la decorrenza del termine di prescrizione la mancata rimozione degli effetti dannosi della condotta in quanto la fattispecie di disastro non può essere ricostruita secondo uno schema bifasico ove ad una prima condotta commissiva faccia seguito una seconda di natura omissiva violativa dell’obbligo di far cessare la situazione antigiuridica prodotta. (Fattispecie relativa alla realizzazione di discariche che avevano determinato l’avvelenamento di pozzi di captazione per l’acqua potabile in cui la Corte ha ritenuto che la consumazione del disastro colposo non potesse considerarsi protratta oltre il momento in cui avevano avuto fine le condotte inquinanti). Cass. pen. sez. IV 19 ottobre 2018 n. 47779

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