(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Avvelenamento di acque o di sostanze alimentari

Articolo 439 - Codice Penale

(1) Chiunque avvelena acque o sostanze destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, è punito con la reclusione non inferiore a quindici anni.
Se dal fatto deriva la morte di alcuno, si applica l’ergastolo; e, nel caso di morte di più persone, si applica la pena [di morte (2)] (442, 446, 448, 452).

Articolo 439 - Codice Penale

(1) Chiunque avvelena acque o sostanze destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, è punito con la reclusione non inferiore a quindici anni.
Se dal fatto deriva la morte di alcuno, si applica l’ergastolo; e, nel caso di morte di più persone, si applica la pena [di morte (2)] (442, 446, 448, 452).

Note

(1) A norma dell’art. 15 della L. 14 gennaio 2013, n. 9, la condanna definitiva per i delitti previsti da questo articolo, comporta il divieto di ottenere:
a) iscrizioni o provvedimenti comunque denominati, a contenuto autorizzatorio, concessorio o abilitativo, per lo svolgimento di attività imprenditoriali;
b) l’accesso a contributi, finanziamenti o mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o dell’Unione europea, per lo svolgimento di attività imprenditoriali.
(2) Si veda la nota 1 sub art. 9.

Tabella procedurale

Arresto: obbligatorio in flagranza. 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Corte d’assise. 5 c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Per la configurabilità del reato di avvelenamento (ipotizzato nella specie come colposo) di acque o sostanze destinate all’alimentazione pur dovendosi ritenere che trattasi di reato di pericolo presunto è tuttavia necessario che un «avvelenamento» di per sé produttivo come tale di pericolo per la salute pubblica vi sia comunque stato; il che richiede che vi sia stata immissione di sostanze inquinanti di qualità ed in quantità tali da determinare il pericolo scientificamente accertato di effetti tossico-nocivi per la salute. (Nella specie in applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto fondata ed assorbente la censura con la quale da parte dell’imputato dichiarato responsabile del reato de quo a causa dello sversamento accidentale in un corso di acqua pubblica di un quantitativo di acido cromico si era denunciato il mancato accertamento in sede di merito dell’effettiva pericolosità della concentrazione di detta sostanza in corrispondenza del punto d’ingresso delle acque nell’impianto di potabilizzazione essendosi ritenuto sufficiente il mero superamento dei limiti tabellari). Cass. pen. sez. IV 17 aprile 2007 n. 15216

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall’art. 439 c.p. l’avvelenamento delle acque destinate all’alimentazione non deve avere necessariamente potenzialità letale essendo sufficiente che abbia la potenzialità di nuocere alla salute. Le acque considerate dall’art. 439 c.p. sono quelle destinate all’alimentazione umana abbiano o non abbiano i caratteri biochimici della potabilità secondo la legge e la scienza. Pertanto è configurabile la fattispecie criminosa prevista dall’indicata norma anche se l’avvelenamento delle acque sia stato operato in acque batteriologicamente non pure dal punto di vista delle leggi sanitarie ma comunque idonee e potenzialmente destinabili all’uso alimentare. (Fattispecie in cui trattandosi di sversamento nel terreno di sostanze inquinanti di origine industriale penetranti in falde acquifere con conseguente avvelenamento dell’acqua di vari pozzi della zona è stata respinta la tesi difensiva secondo cui per acqua destinata all’alimentazione deve intendersi solo l’acqua «potabile» a norma dell’art. 249 T.U. leggi sanitarie). Cass. pen. sez. IV 29 giugno 1985 n. 6651

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