(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro

Articolo 437 - Codice Penale

Chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni (32 quater, 449, 451).
Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.

Articolo 437 - Codice Penale

Chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni (32 quater, 449, 451).
Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.

Note

Tabella procedurale

Arresto: primo comma, facoltativo in flagranza; secondo comma, obbligatorio in flagranza. 381 c.p.p.; 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: primo comma, non consentito; secondo comma, consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Il delitto di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro è un reato doloso di pericolo ove il pericolo consiste nella verificazione in conseguenza della condotta di rimozione o di omissione del disastro o dell’infortunio che costituisce secondo quanto previsto dal secondo comma dell’art. 437 una circostanza aggravante. Cass. pen. sez. IV 3 febbraio 2017 n. 5273

Il bene giuridico tutelato dalla fattispecie di cui all’art. 437 c.p. concerne anche la sicurezza sul lavoro di una comunità ristretta di lavoratori o di singoli lavoratori in quanto tale disposizione incrimina espressamente la rimozione o l’omissione dolosa di cautele destinate a prevenire infortuni sul lavoro i quali riguardano di solito singoli soggetti e non indistinte collettività di persone. Cass. pen. sez. I 26 marzo 2007 n. 12464

Ai fini della configurabilità dell’ipotesi delittuosa descritta dall’art. 437 cod. pen. è necessario che l’omissione la rimozione o il danneggiamento dolosi degli impianti apparecchi o segnali destinati a prevenire infortuni sul lavoro si inserisca in un contesto imprenditoriale nel quale la mancanza o l’inefficienza di quei presidi antinfortunistici abbia l’attitudine almeno in via astratta a pregiudicare l’integrità sica di una collettività di lavoratori o comunque di un numero di persone gravitanti attorno all’ambiente di lavoro sufficiente a realizzare la condizione di una indeterminata estensione del pericolo. Cass. pen. sez. I 31 gennaio 2019 n. 4890

Il reato di cui all’ art. 437 primo comma cod. pen. ove la condotta consista nell’omissione (e non nella rimozione) di cautele contro infortuni sul lavoro ha natura permanente e la permanenza cessa quando il dispositivo omesso sia collocato o non sia più utilmente collocabile ovvero trattandosi di reato proprio quando la posizione di garanzia venga dismessa. (Nella fattispecie relativa all’omessa adozione di cautele contro l’esposizione dei lavoratori ad amianto la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva dichiarato estinto il reato per prescrizione ritenendo che il relativo termine decorresse per ciascun imputato dalla data di cessazione della carica). Cass. pen. sez. IV 16 aprile 2018 n. 16715

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 437 c.p. nella nozione di omissione dolosa rientra anche il mancato consapevole ripristino di apparecchiature antinfortunistiche che a causa di precedente manomissione abbiano perduto la loro efficacia di prevenzione degli infortuni sul lavoro. Cass. pen.,sez. I 15 luglio 2009 n. 28850

La circostanza aggravante prevista dall’art. 437 comma secondo c.p. (accadimento di infortunio o disastro come conseguenza della rimozione od omissione dolosa delle cautele destinate a prevenirli) è configurabile solo quando gli infortuni o i disastri siano accaduti sul luogo di lavoro in cui le cautele non sono state adottate e non anche allorché essi abbiano avuto luogo altrove. Cass. pen. sez. I 22 febbraio 2007 n. 7337

Nel reato di cui all’art. 437 c.p. il pericolo derivante dalla rimozione od omissione di apparecchi destinati a prevenire infortuni sul lavoro deve avere il carattere della diffusività nel senso che l’insufficienza deve avere l’attitudine di pregiudicare anche solo astrattamente l’integrità sica delle persone gravitanti attorno l’ambiente di lavoro. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto corretta la sentenza del giudice di merito che aveva ravvisato il suddetto reato nella mancata collocazione di presidi antinfortunistici in una cartiera di modeste dimensioni in considerazione del numero dei macchinari interessati della plurima necessità di intervento di diversi operatori nonché della contemporanea attivazione di più linee di produzione). Cass. pen. sez. I 20 febbraio 2006 n. 6393

Integra il reato di rimozione od omissione dolosa di cautela contro gli infortuni (art. 437 c.p.) anche la condotta di chi non impieghi dispositivi che abbiano una mera potenzialità antinfortunistica e nel contempo abbiano rilevanti funzioni tecniche per il funzionamento degli impianti. Cass. pen. sez. IV 6 febbraio 2007 n. 4675

Nel reato di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro il dolo è correlato alla consapevolezza dell’esistenza di una situazione di pericolo discendente dal funzionamento di un’apparecchiatura segnale o impianto destinato a prevenire l’infortunio e privo della cautela imposta e alla volontà di accettare il rischio di quest’ultimo consentendo il funzionamento senza la cautela stessa. Cass. pen. sez. I 24 aprile 2008 n. 17214

Il reato di cui all’art. 437 c.p. è previsto nella sola forma dolosa non essendo ricompreso tra i delitti colposi di danno previsti dall’art. 449 c.p. Cass. pen. sez. IV 6 febbraio 2007 n. 4675

In tema di infortuni sul lavoro per la configurabilità del reato di cui all’art. 437 c.p. la natura dolosa dello stesso richiede che l’agente cui sia addebitabile la condotta omissiva o commissiva sia consapevole che la cautela che non adotta o quella che rimuove servano (oltre che per eventuali altri usi) per evitare il verificarsi di eventi dannosi (infortuni o disastri) sicchè se la condotta pur tipica secondo la descrizione contenuta nell’art. 437 è adottata senza la consapevolezza della sua idoneità a creare la situazione di pericolo non può essere ritenuto esistente il dolo che richiede una rappresentazione anticipata delle conseguenze della condotta dell’agente anche nel caso in cui queste conseguenze non siano volute ma comunque accettate. Cass. pen. sez. IV 6 febbraio 2007 n. 4675

Il delitto di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro è un delitto doloso di pericolo ove il pericolo consiste nella verificazione in conseguenza della condotta di rimozione o di omissione del disastro o dell’infortunio che costituisce secondo quanto previsto dal secondo comma dell’art. 437 una circostanza aggravante. (La Corte ha altresì precisato che la nozione di disastro siccome qualifica anche la previsione del mero pericolo che il disastro si verifichi non comprende soltanto gli eventi di vasta portata o tragici ma anche quegli eventi lesivi connotati da diffusività e non controllabilità che pure per fattori meramente casuali producano un danno contenuto sicché i parametri della «imponenza» e della «tragicità» non possono essere assunti come misura del «disastro» genericamente inteso). Cass. pen. sez. I 14 giugno 2006 n. 20370

Qualora dall’ommissione dolosa di impianti diretti a prevenire disastri o infortuni su lavoro sia derivato un disastroso incendio nel quale abbiano perso la vita più operai nell’espletamento di attività lavorative sussiste concorso formale tra il reato di cui all’art. 437 comma secondo c.p. e quello previsto dall’art. 589 commi secondo e terzo c.p. atteso che le due fattispecie incriminatrici considerano situazioni tipiche distinte e tutelano beni giuridici differenti. Cass. pen. sez. IV 30 giugno 2015 n. 27151

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