(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi

Articolo 434 - Codice Penale

Chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti, commette un fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa ovvero un altro disastro è punito, se dal fatto deriva pericolo per la pubblica incolumità, con la reclusione da uno a cinque anni.
La pena è della reclusione da tre a dodici anni se il crollo o il disastro avviene (449, 676, 677).

Articolo 434 - Codice Penale

Chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti, commette un fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa ovvero un altro disastro è punito, se dal fatto deriva pericolo per la pubblica incolumità, con la reclusione da uno a cinque anni.
La pena è della reclusione da tre a dodici anni se il crollo o il disastro avviene (449, 676, 677).

Note

Tabella procedurale

Arresto: primo comma, facoltativo in flagranza; secondo comma, obbligatorio in flagranza. 381 c.p.p.; 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: primo comma, non consentito; secondo comma, consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: primo comma, Tribunale monocratico; secondo comma, Tribunale collegiale. 33 ter c.p.p.; 33 bis c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

In tema di disastro colposo per “costruzione” di cui all’art. 434 cod. pen. si intende qualsiasi manufatto tridimensionale anche diverso da un edificio che comporti una ben definita occupazione del terreno e dello spazio aereo e che per la sua natura e per le ripercussioni che la norma di cui all’art. 434 cod. pen. assegna alla sua caduta sia atto a determinare conseguenze tali da minacciare la vita o l’incolumità sica di una cerchia indeterminata di persone. (In applicazione di tale principio la S.C. ha escluso che il crollo di un di un palo della luce possa integrare il delitto previsto dagli artt. 434 e 449 cod. pen.). Cass. pen. sez. IV 26 luglio 2018 n. 35684

Il disastro innominato di cui all’art. 434 cod. pen. è un delitto a consumazione anticipata in quanto la realizzazione del mero pericolo concreto del disastro è idonea a consumare il reato mentre il verificarsi dell’evento funge da circostanza aggravante; pertanto è compito del giudice di merito accertare se l’imputato abbia dato luogo a fatti diretti a determinare un evento disastroso per poi stabilire se l’attività compiuta abbia causato le conseguenze disastrose. Cass. pen. sez. IV 27 aprile 2018 n. 18384

Nel delitto di crollo colposo si richiede che il crollo assuma la fisionomia del disastro cioè di un avvenimento di tale gravità da porre in concreto pericolo la vita delle persone indeterminatamente considerate in conseguenza della diffusività degli effetti dannosi nello spazio circostante; invece per la sussistenza della contravvenzione di rovina di edifici non è necessaria una tale diffusività e non si richiede che dal crollo derivi un pericolo per un numero indeterminato di persone. (La S.C. ha qualificato l’originaria imputazione di cui agli artt. 434 e 449 c.p. riferita ad un caso in cui si era verificato durante lavori di straordinaria manutenzione il crollo del solaio senza interessamento delle strutture portanti e senza danni alle persone nella contravvenzione prevista dall’art. 676 secondo comma c.p.). Cass. pen. sez. IV 4 maggio 2015 n. 18432

In tema di causalità un sisma non costituisce di per sé causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento (nella specie consistito nel crollo totale di tre sole costruzioni di un centro abitato) in assenza del crollo totale di tutte le altre costruzioni dello stesso centro abitato. (Fattispecie in tema di crollo colposo di costruzioni: in motivazione la Corte ha precisato che i terremoti di massima intensità sono eventi rientranti tra le normali vicende del suolo e non possono essere considerati come eventi eccezionali ed imprevedibili quando si verifichino in zone già qualificate ad elevato rischio sismico o comunque formalmente qualificate come sismiche). Cass. pen. sez. IV 1 luglio 2010 n 24732

Non integra il delitto di crollo di costruzione o altri disastri dolosi previsto dall’art. 434 c.p. il fatto di chi abbia aperto la valvola di una bombola di gas nel suo appartamento condominiale al fine di far saturare l’ambiente per suicidarsi determinando così il crollo dell’edificio. Cass. pen. sez. I 27 ottobre 2009 n. 41306

Requisito del reato di disastro di cui all’art. 434 c.p. è la potenza espansiva del documento unitamente all’attitudine ad esporre a pericolo collettivamente un numero indeterminato di persone sicché ai fini della configurabilità del medesimo è necessario un evento straordinariamente grave e complesso ma non eccezionalmente immane. (Fattispecie di disastro ambientale caratterizzata da una imponente contaminazione di siti mediante accumulo sul territorio e sversamento nelle acque di ingenti quantitativi di rifiuti speciali altamente pericolosi). Cass. pen. sez. III 29 febbraio 2008 n. 9418

Per la configurabilità del reato di disastro innominato colposo di cui agli articoli 449 e 434 c.p. è necessaria una concreta situazione di pericolo per la pubblica incolumità nel senso della ricorrenza di un giudizio di probabilità relativo all’attitudine di un certo fatto a ledere o a mettere in pericolo un numero non individuabile di persone anche se appartenenti a categorie determinate di soggetti. A tal fine l’effettività della capacità diffusiva del nocumento (cosiddetto pericolo comune) deve essere con valutazione « ex ante» accertata in concreto ma la qualificazione di grave pericolosità non viene meno allorché eventualmente l’evento dannoso non si è verificato: ciò perché si tratta pur sempre di un delitto colposo di comune pericolo il quale richiede per la sua sussistenza soltanto la prova che dal fatto derivi un pericolo per l’incolumità pubblica e non necessariamente anche la prova che derivi un danno. Cass. pen. sez. IV 18 maggio 2007 n. 19342

In tema di disastro colposo la responsabilità dei titolari di una tipografia per il crollo dello stabile causata da lavori di ampliamento dei locali destinati alla predetta attività non può essere affermata in base alla mancata verifica della compatibilità con le strutture dello stabile di tale incremento là dove l’evento dannoso non poteva ritenersi ex ante prevedibile in assenza di elementi concreti per dubitare di un qualche deficit strutturale dell’edificio giacché diversamente in ragione dell’attività svolta e dell’ampliamento che si era realizzato i titolari avrebbero potuto fare affidamento sulla corretta costruzione dell’edificio e quindi sull’assenza di difetti strutturali incompatibili con l’intervento ampliativo. Cass. pen. sez. IV 22 settembre 2006 n. 31462

Ai fini della configurabilità dell’ipotesi delittuosa di cui all’art. 434 c.p. per crollo di una costruzione deve intendersi la rovina lo sfasciamento la caduta e ogni altra disgregazione delle strutture essenziali della costruzione tale che la forza di coesione tra i singoli elementi costitutivi venga superata e spinta dalla forza di gravità. Cass. pen. sez. I 19 dicembre 1989 n. 17549

In tema di crollo colposo di costruzioni il progettista il costruttore e il direttore dei lavori di un edificio eretto in zona non dichiarata sismica non sono tenuti ad adottare quelle cautele che particolarmente la legge prescrive per le costruzioni in zone a rischio sismico. Tuttavia ove l’edificio venga progettato e/o realizzato senza l’osservanza delle norme della buona tecnica di edilizia civile e delle regole comunemente adottate in materia sì da porre in essere una costruzione caratterizzata da anormale fragilità qualora sopravvenga un movimento tellurico che ne cagioni la rovina è ravvisabile rapporto di (con) causalità tra la rimproverabile condotta dei soggetti sopra indicati (ovvero di taluno tra essi) e l’evento de quo senza che possa accamparsi imprevedibilità del terremoto il quale pur nella eccezionalità rientra tra gli accadimenti dei quali deve tenersi conto nell’esplicazione delle considerate attività professionali. (Fattispecie di crollo di un edificio in occasione del sisma che nel novembre 1980 colpì alcune zone della Campania e della Basilicata. Fu accertato che le fondamenta del manufatto presentavano gravi carenze tali da renderlo estremamente fragile sicché alla prima scossa tellurica si sbriciolò cagionando la morte di tutti i quaranta abitanti. Il progettista-direttore dei lavori si difendeva sostenendo tra l’altro l’imprevedibilità dell’evento terremoto in zona non dichiarata [al tempo] a rischio sismico). Cass. pen. sez. IV 18 dicembre 1989 n. 17492

Il disastro innominato di cui all’art. 434 c.p. è un delitto a consumazione anticipata in quanto la realizzazione del mero pericolo concreto del disastro è idonea a consumare il reato mentre il verificarsi dell’evento funge da circostanza aggravante; il dolo è intenzionale rispetto all’evento di disastro ed è eventuale rispetto al pericolo per la pubblica incolumità. (Fattispecie di reiterata abusiva attività estrattiva da una cava con alterazione di corsi d’acqua inondazioni infiltrazioni instabilità ambientale e pregiudizio per la dinamica costiera). Cass. pen. sez. IV 11 ottobre 2011 n. 36626

L’evento del delitto di crollo sia nell’ipotesi dolosa (art. 434 c.p.) che in quella colposa (art. 449 in relazione all’art. 434 c.p.) deve possedere modi di essere ed effetti tanto gravi ed estesi da colpire collettivamente costituendo un pericolo di carattere personale e diffuso e perciò attinente alla «pubblica incolumità» mentre nell’ipotesi contravvenzionale (art. 676 c.p.) è sufficiente il semplice «pericolo alle persone». Cass. pen. sez. IV 25 settembre 1985 n. 8171

Il delitto di disastro colposo innominato (art. 434 c.p.) è un delitto di danno essendo compreso tra i delitti colposi di danno previsti dall’art. 449 c.p. Cass. pen. sez. IV 6 febbraio 2007 n. 4675

In tema di reati contro l’incolumità pubblica per la configurabilità del delitto di disastro colposo (artt. 434 e 449 c.p.) è necessario che l’evento si verifichi diversamente dall’ipotesi dolosa (art. 434 comma primo c.p.) nella quale la soglia per integrare il reato è anticipata al momento in cui sorge il pericolo per la pubblica incolumità e qualora il disastro si verifichi risulterà integrata la fattispecie aggravata prevista dal secondo comma dello stesso art. 434. Cass. pen. sez. IV 6 febbraio 2007 n. 4675

Il delitto di disastro colposo innominato (artt. 434 e 449 c.p.) è integrato da un «macroevento» che comprende non soltanto gli eventi disastrosi di grande immediata evidenza (crollo naufragio deragliamento ecc.) che si verificano magari in un arco di tempo ristretto ma anche quegli eventi non immediatamente percepibili che possono realizzarsi in un arco di tempo anche molto prolungato che pure producano quella compromissione delle caratteristiche di sicurezza di tutela della salute e di altri valori della persona e della collettività che consentono di affermare l’esistenza di una lesione della pubblica incolumità. Cass. pen. sez. IV 6 febbraio 2007 n. 4675

L’art. 434 c.p. si configura come norma di chiusura nel quadro della categoria dei delitti di disastro e pertanto l’espressione «fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti» rinvia solo a quelli che prevedono delitti di disastro e non anche al delitto di incendio previsto dall’art. 423 c.p. Quando entrambi i reati siano posti in essere mediante la stessa condotta materiale ed arrechino un’identica offesa agli interessi tutelati sussiste tuttavia tra essi un rapporto di sussidiarietà o di consunzione nel senso che se il reato di crollo viene commesso cagionando un incendio trova applicazione soltanto la norma che incrimina il crollo doloso aggravato in quanto reato più grave. Cass. pen. sez. I 2 marzo 2006 n. 7629

Per la sussistenza del delitto di cui agli artt. 449 e 434 c.p. è necessario che il crollo della costruzione abbia assunto la fisionomia di un disastro cioè proporzioni notevoli – non limitate ad un qualsiasi distacco con conseguente caduta al suolo di singoli elementi costruttivi – e tali da mettere in pericolo una cerchia indeterminata di persone. (Nella specie la Corte ha evidenziato che il crollo aveva interessato un’ampia porzione delle facciate tergali di due fabbricati e di settori di vari solai ai piani con lesioni di altri edifici ed instabilità della stessa piazza del castello di Ambra e con pericolo non solo degli abitanti degli edifici ma anche di una squadra di operai e di persone indeterminate che si trovavano nei paraggi). Cass. pen. sez. IV 16 dicembre 1997 n. 11771

Poiché il concetto di crollo totale o parziale di una costruzione implica la disintegrazione delle strutture essenziali di essa in modo che la forza di coesione tra i singoli elementi costruttivi venga superata e vinta dalla forza di gravità non è sufficiente ad integrare il reato di cui agli artt. 434 449 c.p.il pericolo di un qualsiasi distacco con conseguente caduta al suolo di singoli elementi costruttivi ancorché stabilmente inserito nella costruzione qualora non sia possibile che le strutture essenziali di essa risultino definitivamente compromesse. (Nella fattispecie a seguito di un’esplosione causata dall’accensione del motore di un veicolo custodito nell’autorimessa di un edificio da cui era fuoriuscito g.p.l. erano stati gravemente danneggiati alcuni garages vicini le cui porte erano state divelte verso l’esterno e l’appartamento sovrastante. La Corte di cassazione ha escluso che ricorressero gli estremi del crollo). Cass. pen. sez. IV 27 settembre 1994 n. 10162

Nei reati contro la P.A. il giudizio di prognosi sfavorevole sulla pericolosità sociale dell’incolpato non è di per sé impedito dalla circostanza che l’indagato abbia dismesso la carica o esaurito l’ufficio nell’esercizio del quale aveva realizzato la condotta addebitata purché il giudice fornisca adeguata e logica motivazione sulle circostanze di fatto che rendono probabile che l’agente pur in una diversa posizione soggettiva possa continuare a porre in essere condotte antigiuridiche aventi lo stesso rilievo ed offensive della stessa categoria di beni e valori di appartenenza del reato commesso. (Nella specie la Corte ha ritenuto la sussistenza del “periculum in mora” in ordine ai reati di cui agli artt. 434 primo e secondo comma 437 primo e secondo comma e 439 c.p. relativamente alla eventualità che gli indagati quali titolari dello stabilimento industriale inquinante ponessero in essere interventi di fatto a tutela della proprietà e quindi per finalità opposte a quelle del sequestro preventivo cui era stato sottoposto lo stabilimento medesimo. Cass. pen. sez. I 4 aprile 2013 n. 15667

In tema di crollo di costruzioni o di altri disastri dolosi la inidoneità dell’azione valida per integrare tali fattispecie criminose deve essere considerata sotto il profilo potenziale indipendentemente da ogni altro evento esterno o sopravvenuto; mentre la inidoneità onde configurare nella specie un reato impossibile deve essere assoluta in virtù di una valutazione astratta della inefficienza strutturale e strumentale del mezzo che non deve consentire neppure una attuazione eccezionale del proposito criminoso. Ne consegue che commette il delitto di cui all’art. 434 c.p. colui che cerchi di far esplodere il gas contenuto in due bombole al fine di cagionare il crollo dell’edificio depositate in un appartamento la cui porta di ingresso sia socchiusa senza che a causa della chiusura di altre parti esterne vi fosse la possibilità di dispersione del gas. Cass. pen. sez. I 16 aprile 1987 n. 4871

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