Art. 432 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Attentati alla sicurezza dei trasporti

Articolo 432 - Codice Penale

Chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti, pone in pericolo la sicurezza dei pubblici trasporti per terra, per acqua o per aria, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Si applica la reclusione da tre mesi a due anni a chi lancia corpi contundenti o proiettili contro veicoli in movimento, destinati a pubblici trasporti per terra, per acqua o per aria.
Se dal fatto deriva un disastro (428, 430), la pena è della reclusione da tre a dieci anni (449, 450).

Articolo 432 - Codice Penale

Chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti, pone in pericolo la sicurezza dei pubblici trasporti per terra, per acqua o per aria, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Si applica la reclusione da tre mesi a due anni a chi lancia corpi contundenti o proiettili contro veicoli in movimento, destinati a pubblici trasporti per terra, per acqua o per aria.
Se dal fatto deriva un disastro (428, 430), la pena è della reclusione da tre a dieci anni (449, 450).

Note

Tabella procedurale

Arresto: primo comma, facoltativo in flagranza; secondo comma, non consentito; terzo comma, obbligatorio in flagranza. 381 c.p.p.; 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: primo e secondo comma, non consentito; terzo comma, consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: primo e terzo comma, consentite; secondo comma, consentito il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali. 280287 c.p.p.; 290 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: primo e secondo comma,Tribunale monocratico; terzo comma,Tribunale collegiale. 33 ter c.p.p.; 33 bis c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Nei reati di attentato alla sicurezza dei trasporti (art. 432 c.p.) e di interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità (art. 340 c.p.), il bene giuridico protetto va ravvisato, rispettivamente, nella pubblica incolumità e nel regolare ed ordinato andamento dell’attività della pubblica amministrazione. Ne consegue che il privato denunciante non assume la qualità di persona offesa e non è legittimato a proporre opposizione avverso la richiesta di archiviazione formulata dal P.M. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3412 del 31 gennaio 2011 (Cass. pen. n. 3412/2011)

Integra il delitto d’attentato alla sicurezza dei trasporti la condotta di chi, per facilitarsi la fuga da un treno dove aveva perpetrato dei furti, chiude i rubinetti di conduzione dell’aria compressa che alimenta l’apparato frenante delle carrozze, obbligando in tal modo i macchinisti ad azionare il freno d’emergenza e far proseguire la marcia del convoglio a bassa velocità fino alla più vicina stazione, atteso che tale condotta determina una situazione gravemente e concretamente pregiudizievole per la sicurezza del treno e dei viaggiatori. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 45499 del 9 dicembre 2008 (Cass. pen. n. 45499/2008)

Il delitto previsto dall’art. 432 c.p. è un reato a forma libera con evento di pericolo, posto a tutela della pubblica incolumità, con il limite applicativo determinato dalla necessità che la sicurezza messa in pericolo attenga ai trasporti pubblici (ossia ai servizi di trasporto destinati al pubblico, siano essi gestiti dallo Stato o da altro ente pubblico, o da un’impresa esercente pubblici servizi od anche da un privato concessionario od autorizzato), non potendo la nozione di pubblico trasporto farsi derivare dalle modalità e dai luoghi di transito, ma unicamente dalla fruizione di mezzi di trasporto da parte di un numero indeterminato di soggetti. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 21833 del 22 giugno 2006 (Cass. pen. n. 21833/2006)

Il reato previsto dall’art. 432, comma primo, c.p. (attentato alla sicurezza dei trasporti), è un reato a forma libera con evento di pericolo, la cui valutazione deve essere riferita alle circostanze del caso concreto e non effettuata in astratto in relazione a situazioni predeterminate; tale accertamento si risolve in un giudizio di fatto che, se sorretto da adeguata motivazione immune da vizi logici e giuridici, sfugge al sindacato di legittimità. (La Corte, nella specie, ha ritenuto idonea ad integrare la situazione di pericolo richiesto dalla norma incriminatrice, la condotta di un pilota di un aeromobile leggero che viaggiava nella zona di un aeroporto tenendo spenta la radio di bordo, precludendosi volontariamente ogni contatto con la torre di controllo, pur trovandosi in una zona di avvicinamento all’aeroporto ad intenso traffico e viaggiando su un velivolo abbastanza lento e con limitate capacità di evitare una collisione, anche senza la ricorrenza di situazioni di rischio di collisione fra velivoli). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10023 del 23 settembre 2000 (Cass. pen. n. 10023/2000)

Il reato previsto dall’art. 432 comma primo, c.p. è reato di condotta a forma libera che può essere costituito da qualsiasi comportamento, attivo o omissivo, idoneo a determinare un evento di pericolo concreto, non necessariamente un danno materiale. L’indagine sulla sussistenza, o meno, del detto pericolo si risolve in un giudizio di fatto che, se sorretto da adeguata motivazione, immune da vizi logici e giuridici, sfugge al sindacato di legittimità. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10560 del 25 luglio 1990 (Cass. pen. n. 10560/1990)

Nel caso di incidente automobilistico, provocato da colpa dei conducenti, con conseguenze particolarmente gravi alle persone e alle cose, ben può ricorrere, col concorso di altre condizioni, l’ipotesi di disastro colposo di cui all’art. 449 c.p. in relazione all’art. 434 stesso codice. Più specificamente, l’incidente che abbia posto in pericolo la sicurezza di un pubblico trasporto – nella specie autocorriera in servizio pubblico – può inquadrarsi nella previsione dell’art. 432 prima ed ultima parte in relazione all’art. 449 c.p. Né è esclusa la sussistenza del disastro quando siano rimaste vittime del danno soltanto le persone trasportate, poiché la nozione di disastro prescinde dalla qualità dei soggetti passivi del reato e richiede un evento particolarmente grave e complesso che colpisca persone e cose, sia suscettibile di mettere in pericolo e realizzare il danno di un certo numero di persone, indipendentemente dalla loro più o meno intensa esposizione al rischio e di diffondere, altresì, un esteso senso di commozione e di allarme. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1686 del 8 febbraio 1990 (Cass. pen. n. 1686/1990)

Deve intendersi per disastro un evento di danno, che espone a pericolo collettivamente, con effetti gravi, complessi ed estesi, un numero indeterminato di persone, generando pubblica commozione. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 7387 del 22 luglio 1981 (Cass. pen. n. 7387/1981)

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