(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Inondazione, frana o valanga

Articolo 426 - Codice Penale

Chiunque cagiona un’inondazione o una frana, ovvero la caduta di una valanga, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni (449, 450).

Articolo 426 - Codice Penale

Chiunque cagiona un’inondazione o una frana, ovvero la caduta di una valanga, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni (449, 450).

Note

Tabella procedurale

Arresto: obbligatorio in flagranza. 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale collegiale. 33 bis c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

L’evento di frana rilevante agli effetti della legge penale nella fattispecie dolosa prevista dall’art. 426 c.p. ed in quella colposa prevista dall’art. 449 c.p. consiste in un fenomeno di proporzioni ragguardevoli per vastità e difficoltà di contenimento senza che sia necessario verificare il concreto ed effettivo pericolo per la pubblica incolumità essendo tale pericolo presunto dalla legge. Cass. pen. sez. I 3 febbraio 2004 n. 4040

Il fatto che taluno sia titolare di una posizione di garanzia e risulti colposamente venuto meno all’osservanza di adempimenti connessi a detta posizione non implica di per sè che egli possa essere automaticamente ritenuto responsabile di ogni evento rientrante fra quelli teoricamente riconducibili alla suddetta inosservanza occorrendo invece che risulti positivamente dimostrata la sussistenza di un concreto nesso causale tra l’inosservanza e l’evento effettivamente verificatosi pur tenendo presente la regola secondo cui in materia di c.d. «causalità omissiva» al criterio della certezza degli effetti della condotta si può sostituire quello della probabilità nel senso che il nesso causale può essere ravvisato quando si accerti che la condotta doverosa omessa avrebbe avuto non già la certezza ma serie ed apprezzabili possibilità di evitare l’evento. (Nella specie in applicazione di tali principi la Corte ha annullato con rinvio per difetto di motivazione la sentenza del giudice di merito che aveva affermato la penale responsabilità di un prefetto in ordine al reato di omicidio colposo plurimo sulla sola base del fatto che l’imputato male adempiendo ai compiti che gli erano affidati dalla legge non si era preoccupato in presenza di un pericolo imminente di inondazioni dovute ad eventi atmosferici di straordinaria intensità di informare adeguatamente la popolazione e di vietare la circolazione su strade da ritenere a rischio; dal che secondo l’accusa era derivata la morte di alcune persone che si trovavano in viaggio su dette strade). Cass. pen. sez. IV 13 settembre 2001 n. 33577

Non rientra nella fattispecie (inondazione o frana) prevista dall’art. 426 c.p. come pure nell’ipotesi colposa di cui al successivo art. 449 il concreto ed effettivo pericolo per la pubblica incolumità essendo tale pericolo presunto dalla legge; tuttavia non può costituire inondazione o frana qualsiasi allagamento o smottamento dovendo il fenomeno assumere in ogni caso proporzioni ragguardevoli per vastità e difficoltà di contenimento. Cass. pen. sez. I 26 gennaio 1994 n. 750

Per le ipotesi colpose di disastro contemplate dall’art. 449 c.p. vale la medesima presunzione assoluta di pericolo postulata per le ipotesi dolose di cui all’art. 426 c.p. di tal che per la loro integrazione non è necessario il requisito della concreta pericolosità per l’incolumità pubblica. Cass. pen. sez. V 17 agosto 1990 n. 11486

Il concetto di «inondazione» inerisce ad un disastro cagionato dall’elemento liquido di vaste dimensioni per entità ed estensione con carattere della prorompente diffusione e diffusibilità e coinvolgente un numero indeterminato di persone o tutta una popolazione locale; anche se la vastità del disastro normalmente fa sorgere la pubblica commozione tale elemento non è richiesto dalla legge per la integrazione dell’illecito. Cass. pen. sez. I 14 luglio 1984 n. 6569

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