(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Incendio

Articolo 423 - Codice Penale

Chiunque cagiona un incendio è punito con la reclusione da tre a sette anni (449).
La disposizione precedente si applica anche nel caso d’incendio della cosa propria, se dal fatto deriva pericolo per la incolumità pubblica (425).

Articolo 423 - Codice Penale

Chiunque cagiona un incendio è punito con la reclusione da tre a sette anni (449).
La disposizione precedente si applica anche nel caso d’incendio della cosa propria, se dal fatto deriva pericolo per la incolumità pubblica (425).

Note

Tabella procedurale

Arresto: obbligatorio in flagranza. 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280, 287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Ai fini dell’integrazione del delitto di incendio (doloso o colposo) occorre distinguere tra il concetto di “fuoco” e quello di “incendio” in quanto si ha incendio solo quando il fuoco divampi irrefrenabilmente in vaste proporzioni con fiamme divoratrici che si propaghino con potenza distruttrice così da porre in pericolo la incolumità di un numero indeterminato di persone. Cass. pen. sez. I 23 marzo 2017 n. 14263

È configurabile il concorso tra il delitto di incendio e quello di omicidio anche nella forma del tentativo non potendosi identificare il pericolo per l’incolumità pubblica proprio del primo reato nel pericolo per la vita e l’incolumità delle persone. (Nella specie la condotta dell’agente era consistita nell’appiccare il fuoco a una catasta di legna immediatamente prospiciente il vano cucina di appartamento abitato dal coniuge in direzione del quale erano stati collocati tre candelotti di fuochi d’artificio e due bombole di gas con gli ugelli aperti). Cass. pen. sez. I 15 luglio 2010 n. 27542

L’obbligo di provvedere al taglio di rami di alberi in vicinanza di una linea elettrica in modo da assicurare una distanza di sicurezza dai conduttori aerei ed evitare – così – corti circuiti fa capo – come previsto dall’art. 121 della legge n. 1775 del 1933 – (esclusivamente) al proprietario-gestore della linea elettrica (nella specie l’Enel) e per esso all’incaricato del controllo sul tratto interessato e non è delegabile o trasferibile neppure al proprietario del fondo oggetto della servitù di elettrodotto a carico del quale pertanto in ipotesi di incendio colposo conseguente ad un fenomeno di arco voltaico non si renderà configurabile alcun tipo di responsabilità penale. Ed ove poi quest’ultimo con contratto stipulato all’atto della costituzione della servitù di elettrodotto avesse assunto su di sè l’obbligo di provvedere al taglio dei rami il conseguente titolo di responsabilità contrattuale non potrà in sede penale essere assunto in considerazione ai fini delle statuizioni civili posto che l’azione civile da danno che può far valere nel processo penale è soltanto quella collegata direttamente e strettamente al fatto reato e posto che sia le pretese della parte civile che le eccezioni dell’imputato e dei responsabili civili ad esse correlative debbono avere fondamento esclusivo nel titolo rappresentato dal «fatto di reato» e non possono in alcun modo riguardare titoli diversi aventi rilevanza solo civilistica e perciò suscettibili di essere fatti valere solo nella loro sede propria rappresentata da un autonomo processo civile. Cass. pen. sez. IV 2 giugno 2000 n. 6571

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’articolo 423 secondo comma c.p. per «cosa propria» deve intendersi quella su cui grava il diritto di proprietà dell’agente e non quella semplicemente posseduta o sulla quale altri vanti un diritto reale limitato. (Nella specie la Corte ha ritenuto che non potesse considerarsi proprietario del bene colui che lo amministra e lo detiene in virtù di una carica societaria). Cass. pen. sez. V 31 marzo 2000 n. 4129

La presunzione “iuris et de iure” del pericolo nel caso di incendio di cosa altrui è configurabile anche con riferimento a cosa parzialmente altrui (nella specie bene del quale il reo era comproprietario). Cass. pen. sez. I 15 luglio 2009 n. 28843

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’articolo 423 secondo comma c.p. per «cosa propria» deve intendersi quella su cui grava il diritto di proprietà dell’agente e non quella semplicemente posseduta o sulla quale altri vanti un diritto reale limitato. (Nella specie la Corte ha ritenuto che non potesse considerarsi proprietario del bene colui che lo amministra e lo detiene in virtù di una carica societaria). Cass. pen. sez. V 31 marzo 2000 n. 4129

I delitti di incendio e di danneggiamento seguito da incendio si distinguono in relazione all’elemento psicologico in quanto mentre il primo è connotato dal dolo generico ovvero dalla volontà di cagionare l’evento con fiamme che per le loro caratteristiche e la loro violenza tendono a propagarsi in modo da creare un effettivo pericolo per la pubblica incolumità il secondo è connotato dal dolo specifico di danneggiare la cosa altrui senza la previsione che ne deriverà un incendio con le caratteristiche prima indicate o il pericolo di siffatto evento. Cass. pen. sez. I 4 luglio 2019 n. 29294

Il discrimine tra il reato di danneggiamento seguito da incendio (art. 424 c.p.) e quello di incendio (art. 423 c.p.) è costituito dall’elemento psicologico del reato. Nell’ipotesi prevista dall’art. 423 c.p. esso consiste nel dolo generico cioè nella volontà di cagionare un incendio inteso come combustione di non lievi proporzioni che tende ad espandersi e non può facilmente essere contenuta e spenta mentre invece il reato di cui all’art. 424 c.p. è caratterizzato dal dolo specifico consistente nel voluto impiego del fuoco al solo scopo di danneggiare senza la previsione che ne deriverà un incendio con le caratteristiche prima indicate o il pericolo di siffatto evento. Pertanto nel caso di incendio commesso al fine di danneggiare quando a detta ulteriore e specifica attività si associa la coscienza e la volontà di cagionare un fatto di entità tale da assumere le dimensioni previste dall’art. 423 c.p. è applicabile quest’ultima norma e non l’art. 424 c.p. nel quale l’incendio è contemplato come evento che esula dall’intenzione dell’agente. Cass. pen. sez. V 16 gennaio 2014 n. 1697

Il concorso colposo è configurabile anche rispetto al delitto doloso non ostandovi la previsione di cui all’art. 42 comma secondo c.p. che riferendosi soltanto alla parte speciale del codice non interessa le disposizioni di cui agli artt. 110 e 113 c.p. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta la responsabilità di un soggetto per aver contribuito a cagionare l’incendio appiccato dolosamente da persona rimasta ignota). Cass. pen. sez. IV 22 novembre 2002 n. 39680

Nel caso di incendio commesso al fine di danneggiare quando a detta ulteriore e specifica attività si associa la coscienza e la volontà di cagionare un fatto di entità tale da assumere le dimensioni previste dall’art. 423 c.p. è applicabile quest’ultima norma e non l’art. 424 c.p. nel quale l’incendio è contemplato come evento che esula dall’intenzione dell’agente. Cass. pen. sez. I 12 aprile 2013 n. 16612

Il discrimine tra il reato di danneggiamento seguito da incendio (art. 424 c.p.) e quello di incendio (art. 423 c.p.) è segnato dall’elemento psicologico del reato. Nell’ipotesi prevista dall’art. 423 c.p. esso consiste nel dolo generico cioè nella volontà di cagionare un incendio inteso come combustione di non lievi proporzioni che tende ad espandersi e non può facilmente essere contenuta e spenta. Il reato di cui all’art. 424 c.p. è invece caratterizzato dal dolo specifico consistente nel voluto impiego del fuoco al solo scopo di danneggiare senza la previsione che ne deriverà un incendio con le caratteristiche prima indicate o il pericolo di siffatto evento. Pertanto nel caso di incendio commesso al fine di danneggiare quando a detta ulteriore e specifica attività si associa la coscienza e la volontà di cagionare un fatto di entità tale da assumere le dimensioni previste dall’art. 423 c.p. è applicabile quest’ultima norma e non l’art. 424 c.p. nel quale l’incendio è contemplato come evento che esula dall’intenzione dell’agente. Cass. pen. sez. I 13 giugno 2003 n. 25781

Integra il delitto di incendio tentato l’appiccare un fuoco che sia poi domato sul nascere prima di poter divampare in vaste proporzioni con fiamme divoratrici che si propaghino con potenza distruttrice sì da porre in pericolo l’incolumità di un numero indeterminato di persone. Cass. pen. sez. I 2 febbraio 2009 n. 4417

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