(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Inosservanza di pene accessorie

Articolo 389 - Codice Penale

Chiunque, avendo riportato una condanna, da cui consegue una pena accessoria (2836; trans. 21), trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti a tale pena, è punito con la reclusione da due a sei mesi.
La stessa pena si applica a chi trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti ad una pena accessoria provvisoriamente applicata.

Articolo 389 - Codice Penale

Chiunque, avendo riportato una condanna, da cui consegue una pena accessoria (2836; trans. 21), trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti a tale pena, è punito con la reclusione da due a sei mesi.
La stessa pena si applica a chi trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti ad una pena accessoria provvisoriamente applicata.

Note

Tabella procedurale

Arresto: non consentito.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: non consentite.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

In tema di assegni bancari, la nuova disciplina relativa all’inosservanza delle sanzioni amministrative accessorie, introdotta dal D.L.vo 30 dicembre 1999, n. 507, non ha depenalizzato le violazioni dei divieti commesse nella vigenza della normativa antecedente, atteso che l’art. 7 della L. 15 dicembre 1990, n. 386, come sostituito dall’art. 32 del citato D.L.vo, conserva immutata la sua ratio in relazione al permanere della previsione di illiceità penale della medesima condotta, consistente nella inottemperanza al divieto temporaneo di emettere assegni; pertanto, con riferimento alle condotte trasgressive del divieto di emettere assegni, poste in essere in epoca antecedente all’entrata in vigore della nuova disciplina di cui al D.L.vo 507 del 1999, trova applicazione il delitto previsto dall’art. 389 c.p., in luogo di quello punito più gravemente dall’art. 7 della L. n. 386 del 1990 e ciò in forza del principio del favor rei di cui all’art. 2 terzo comma c.p. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 44733 del 20 novembre 2003 (Cass. pen. n. 44733/2003)

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