(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Procurata evasione

Articolo 386 - Codice Penale

Chiunque procura o agevola la evasione di una persona legalmente arrestata o detenuta per un reato (390, 391), è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Si applica la reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso a favore di un condannato [alla pena di morte (1) o] all’ergastolo.
La pena è aumentata (64) se il colpevole, per commettere il fatto, adopera alcuno dei mezzi indicati nel primo capoverso dell’articolo precedente.
La pena è diminuita (65):
1) se il colpevole è un prossimo congiunto (307);
2) se il colpevole, nel termine di tre mesi dall’evasione, procura la cattura della persona evasa o la presentazione di lei all’Autorità (390, 391).
La condanna importa in ogni caso l’interdizione dai pubblici uffici (28).

Articolo 386 - Codice Penale

Chiunque procura o agevola la evasione di una persona legalmente arrestata o detenuta per un reato (390, 391), è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Si applica la reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso a favore di un condannato [alla pena di morte (1) o] all’ergastolo.
La pena è aumentata (64) se il colpevole, per commettere il fatto, adopera alcuno dei mezzi indicati nel primo capoverso dell’articolo precedente.
La pena è diminuita (65):
1) se il colpevole è un prossimo congiunto (307);
2) se il colpevole, nel termine di tre mesi dall’evasione, procura la cattura della persona evasa o la presentazione di lei all’Autorità (390, 391).
La condanna importa in ogni caso l’interdizione dai pubblici uffici (28).

Note

(1) Si veda la nota 1 sub art. 9.

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: primo comma, non consentito; secondo comma, consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280, 287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Ai fini della configurabilità del delitto di procurata evasione, è sufficiente che il soggetto in cui favore la condotta venga compiuta sia “legalmente” arrestato in relazione alle circostanze obiettivamente sussistenti al momento dei fatti, anche se poi non venga aperto un procedimento penale con riferimento allo specifico reato per il quale è stata applicata la misura pre-cautelare. (Nella specie, la Corte ha ritenuto correttamente motivata la decisione impugnata che aveva ravvisato il delitto di procurata evasione con riguardo a fatto commesso in favore di persona arrestata dalla polizia giudiziaria, in presenza dei presupposti di legge, per resistenza a pubblico ufficiale, e poi iscritta solo per altre fattispecie nel registro delle notizie di reato). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 16460 del 20 aprile 2015 (Cass. pen. n. 16460/2015)

Risponde del reato di cui all’art. 386 c.p. anche colui che abbia agevolato l’evasione di una persona in stato di arresto presso la propria abitazione. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio la sentenza con la quale erano stati assolti gli imputati, sul rilievo che il reato contestato, a causa del mancato coordinamento tra gli artt. 385, comma terzo e 386 c.p. dopo la riforma introdotta con la legge n. 352 del 1982, era configurabile solo nel caso in cui il soggetto sia legalmente detenuto o arrestato con affidamento alle forze dell’ordine o alle guardie carcerarie). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 14612 del 27 aprile 2006 (Cass. pen. n. 14612/2006)

Il reato di procurata evasione, previsto dall’art. 386 c.p. è perpetrabile anche mediante omissione. (Fattispecie in cui l’agevolazione dell’evasione di taluni reclusi era stata attuata mediante la totale omissione di controlli). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3251 del 22 marzo 1991 (Cass. pen. n. 3251/1991)

Non integra l’ipotesi criminosa prevista dall’art. 386 c.p., neanche nella forma dell’agevolazione, la condotta di chi, avendo assunto l’obbligo anomalo di riaccompagnare in carcere un detenuto allo scadere del permesso concessogli ai sensi dell’art. 30 L. 26 luglio 1975, n. 354, senza facilitare in alcun modo il mancato rientro nell’istituto penitenziario, tralasci di adempierlo. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5241 del 30 aprile 1988 (Cass. pen. n. 5241/1988)

L’art. 386 del c.p., punendo al primo comma colui che procura o agevola l’evasione di una persona legalmente arrestata o detenuta, prevede un delitto che può concretarsi in due distinte forme di attività, la prima diretta allo svolgimento di un ruolo determinante e di primo piano nella preparazione immediata o nell’esecuzione dell’evasione e la seconda intesa invece a favorire la fuga, predisponendo i mezzi opposti o assicurando gli aiuti necessari allo scopo. Poiché in entrambe le forme l’attività delittuosa deve essere finalizzata all’evasione della persona arrestata o detenuta, il delitto in questione consiste in un fatto di compartecipazione al reato di evasione, di cui all’art. 385 c.p., che la legge ha incriminato automaticamente, con la previsione di una specifica figura di reato, allo scopo di punirlo più gravemente, almeno di norma, di quanto non avverrebbe con l’applicazione delle norme sul concorso di persone nel reato. Per la configurabilità del delitto previsto dall’art. 386 c.p., nelle forme, a seconda dei casi, del reato consumato o tentato, è sempre necessario che la persona arrestata o detenuta effettivamente evada o tenti di evadere o che comunque abbia quanto meno la sicura volontà di evadere; ma quando l’evasione si sia verificata, è anche sufficiente, perché il delitto si realizzi nella forma dell’agevolazione, che l’agente abbia promesso allo scopo la sua assistenza o il suo aiuto, a nulla invece rilevando che i mezzi materiali in questo senso predisposti non si siano rivelati in concreto necessari o utili alla fuga. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 886 del 22 gennaio 1980 (Cass. pen. n. 886/1980)

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