(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Autocalunnia

Articolo 369 - Codice Penale

Chiunque, mediante dichiarazione ad alcuna delle Autorità indicate nell’articolo precedente, anche se fatta con scritto anonimo o sotto falso nome, ovvero mediante confessione innanzi all’Autorità giudiziaria, incolpa se stesso di un reato che egli sa non avvenuto, o di un reato commesso da altri, è punito con la reclusione da uno a tre anni (370, 384).

Articolo 369 - Codice Penale

Chiunque, mediante dichiarazione ad alcuna delle Autorità indicate nell’articolo precedente, anche se fatta con scritto anonimo o sotto falso nome, ovvero mediante confessione innanzi all’Autorità giudiziaria, incolpa se stesso di un reato che egli sa non avvenuto, o di un reato commesso da altri, è punito con la reclusione da uno a tre anni (370, 384).

Note

Tabella procedurale

Arresto: non consentito.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: non consentite.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Commette autocalunnia e non favoreggiamento personale chi, pur di giovare al vero autore di un delitto che è stato già commesso, si addebita elementi, sia pure esclusivamente materiali del fatto, che lo espongono alla instaurazione del procedimento penale, ciò in quanto il delitto di autocalunnia è ipotesi specifica rispetto al titolo generico e sussidiario del favoreggiamento personale, che può applicarsi solo quando il fatto che lo costituisce non sia espressamente previsto da altra norma. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 44737 del 20 novembre 2003 (Cass. pen. n. 44737/2003)

Nel delitto di autocalunnia la “ritrattazione” dell’incolpazione è idonea ad elidere l’offensività dell’azione solo se interviene senza soluzione di continuità con la presentazione della falsa denuncia e nel medesimo contesto, prima cioè che l’amministrazione della giustizia sia in qualche modo sviata od ostacolata; in tal caso, viene meno il carattere lesivo della stessa condotta autocalunniatrice per inidoneità dell’azione, ai sensi dell’art. 49 c.p.

Non è esclusa la punibilità del delitto di autocalunnia nel caso in cui, anche prima del giudizio, intervenga la spontanea “ritrattazione” dell’incolpazione, trattandosi di un post factum rispetto ad un reato che si è già perfezionato con la presentazione della denuncia alla polizia giudiziaria. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 37016 del 26 settembre 2003 (Cass. pen. n. 37016/2003)

La causa di non punibilità di cui all’art. 384 c.p. postula lo stato di necessità, cioè una situazione non determinata dal soggetto attivo, e pertanto essa non può essere invocata quando la situazione di pericolo sia stata volontariamente posta in essere dallo stesso agente. (Nella fattispecie il ricorrente aveva lamentato la mancata applicazione dell’esimente in questione al reato di autocalunnia «commesso al fine di procurarsi l’impunità per il reato di falsa testimonianza». La corte ha, comunque, ritenuto che nel caso di specie non ricorresse neppure il carattere dell’inevitabilità del pericolo, richiamato dall’art. 384 c.p., in quanto escluso dalla possibilità per l’imputato di una utile e tempestiva ritrattazione). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3374 del 8 marzo 1990 (Cass. pen. n. 3374/1990)

Il termine «confessione» adottato dall’art. 369 c.p. (autocalunnia) non vale a limitare la sussistenza del reato solo al caso dell’autoincolpazione avvenuta davanti al giudice, ma ad esso si riferisce come ad una delle modalità tipiche di perpetrazione del reato, che ricorre anche nel caso di dichiarazioni rese a qualsiasi autorità cui incomba l’obbligo di riferire all’autorità giudiziaria. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8606 del 25 agosto 1986 (Cass. pen. n. 8606/1986)

L’autocalunnia, per il modo con cui si compie, è ipotesi specifica rispetto al titolo generico e sussidiario del favoreggiamento, che può applicarsi soltanto quando il fatto che lo costituisce non sia espressamente preveduto da altra norma Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8483 del 25 agosto 1986 (Cass. pen. n. 8483/1986)

È ammissibile il concorso tra i reati di autocalunnia e di falsa testimonianza, avendo essi una diversa obiettività giuridica, in quanto lesivi di due diversi beni tutelati dalla legge. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6495 del 14 luglio 1984 (Cass. pen. n. 6495/1984)

Commette autocalunnia sia chi incolpa sé stesso di un reato che egli sa non avvenuto, sia chi incolpa sé stesso, di un reato che sia stato effettivamente commesso ma da altri. In tale seconda ipotesi l’azione postula che chi si autocalunnia sia incolpevole, cioè non abbia commesso o non sia concorso a commettere il reato. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9436 del 11 novembre 1983 (Cass. pen. n. 9436/1983)

L’autocalunnia è reato di pericolo e si configura ogni volta che l’accusa falsa abbia idoneità potenziale a determinare l’avvio di indagini senza che a tali ultimi fini abbia rilevanza alcuna il mancato inizio delle indagini stesse. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7856 del 4 agosto 1981 (Cass. pen. n. 7856/1981)

Sussiste il concorso nel reato di autocalunnia quando l’azione del soggetto attivo essenziale è stata concordata con terzi, tanto più se questi intervengano a sostenere le false autoincolpazioni. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 403 del 23 gennaio 1981 (Cass. pen. n. 403/1981)

Commette autocalunnia e non favoreggiamento personale chi, pur di giovare al vero autore di un delitto che è stato già commesso, si addebita elementi, sia pure esclusivamente materiali del fatto, che lo espongono all’instaurazione del procedimento penale, perché in base a tale criterio di specialità lo specifico delitto di autocalunnia prevale su quello generico e sussidiario di favoreggiamento personale. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4934 del 18 aprile 1980 (Cass. pen. n. 4934/1980)

Commette concorso nel reato di autocalunnia e non il reato di calunnia colui che sostenga le medesime accuse contro di sé formulate dall’autocalunniatore. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10194 del 29 novembre 1979 (Cass. pen. n. 10194/1979)

È configurabile il delitto di autocalunnia mediante incolpazione implicita allorché taluno dichiari, all’autorità giudiziaria o ad altra autorità tenuta a riferire alla predetta, non rispondente al vero l’accusa precedentemente formulata nei confronti di altra persona relativamente ad un fatto costituente reato, sempre che l’accusa ritrattata risponda al vero e di ciò il soggetto sia consapevole. In detta ipotesi l’autore della dichiarazione, pur senza accusarsi esplicitamente di avere falsamente incolpato un innocente e cioè di aver commesso calunnia nei confronti del medesimo, necessariamente, in base al tenore stesso della ritrattazione dell’accusa (della cui fondatezza egli è invece consapevole) ed in forza del significato auto – accusatorio che la logica alternativa (inclusio unius, exclusio alterius) conferisce a detta ritrattazione, pone in essere l’implicita falsa affermazione a proprio carico di un reato inesistente (calunnia). Né la circostanza che la ritrattazione, implicitamente autocalunniosa, dell’accusa iniziale avvenga nel corso di un processo penale nel quale detta accusa sia stata ritenuta degna di fede e formalmente tradotta in imputazione, priva il fatto dell’idoneità a ledere l’interesse protetto con la norma penale di cui all’art. 369 c.p., determinandone per questa via l’impunibilità ai sensi dell’art. 49 c.p. perché non può in assoluto escludersi la possibilità che la falsa ritrattazione, scuotendo il credito riposto nel denunciante, o provocando un esercizio a vuoto di ulteriore attività processuale per la verifica del fondamento della falsa dichiarazione di innocenza del denunciato, esplichi una influenza fuorviante per il corso della giustizia. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3897 del 23 marzo 1976 (Cass. pen. n. 3897/1976)

L’autocalunnia è un reato istantaneo che si perfeziona nel momento stesso in cui l’autoaccusa viene manifestata all’autorità giudiziaria o a quella che alla stessa ha l’obbligo di riferire. Pertanto, la ritrattazione successiva al suindicato momento non esclude la sussistenza del reato neppure nell’ipotesi che essa avvenga prima della trasmissione della notitia criminis all’autorità giudiziaria da parte di quella che l’ha ricevuta. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5675 del 24 maggio 1975 (Cass. pen. n. 5675/1975)

Per la sussistenza del delitto di autocalunnia non è sufficiente che l’agente sostenga una qualche falsità da cui successivamente possa derivare una sua incriminazione, ma occorre anche che egli, al momento della falsa dichiarazione, si renda conto di accollarsi la responsabilità di un fatto costituente reato. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2288 del 16 novembre 1970 (Cass. pen. n. 2288/1970)

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