(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Violazione di sigilli

Articolo 349 - Codice Penale

Chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell’Autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o la identità di una cosa (260, 261 c.p.p.; 752768 c.p.c.; 705 c.c.; 84, 87 l. fall.), è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 103 a € 1.032 (350).
Se il colpevole è colui che ha in custodia (350) la cosa, la pena è della reclusione da tre a cinque anni e della multa da € 309 a € 3.098.

Articolo 349 - Codice Penale

Chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell’Autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o la identità di una cosa (260, 261 c.p.p.; 752768 c.p.c.; 705 c.c.; 84, 87 l. fall.), è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 103 a € 1.032 (350).
Se il colpevole è colui che ha in custodia (350) la cosa, la pena è della reclusione da tre a cinque anni e della multa da € 309 a € 3.098.

Note

Tabella procedurale

Arresto: primo comma, non consentito; secondo comma, facoltativo. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: primo comma, non consentite; secondo comma, consentite. 280, 287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

In tema di violazione di sigilli, il dissequestro, determinando la cessazione del vincolo cautelare, priva i sigilli di rilevanza giuridica ed impedisce la configurabilità stessa del reato ove il privato li rimuova senza attendere l’intervento degli organi esecutivi all’uopo delegati. (Fattispecie in tema di ripresa dell’attività edilizia prima della materiale rimozione dei sigilli). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 44288 del 30 ottobre 2019 (Cass. pen. n. 44288/2019)

L’illecito amministrativo di cui all’art. 179 D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, che sanziona il conducente del mezzo che circoli con il cronotachigrafo manomesso o alterato, concorre con il reato di cui all’art. 349 cod. pen., non sussistendo un rapporto di specialità tra le dette disposizioni ai sensi dell’art. 9 legge 24 novembre 1981, n. 689, in quanto esse si distinguono quanto al soggetto attivo (limitato dalla norma amministrativa a “chi circola” o “al titolare della licenza o dell’autorizzazione al trasporto che mette in circolazione” il mezzo nelle condizioni dapprima indicate), alla condotta punita (in quanto la violazione del sigillo tipica della fattispecie penale interviene autonomamente e comunque prima della condotta contemplata dall’illecito amministrativo) e all’elemento soggettivo (circoscritto nel reato al solo dolo). (In motivazione, la Corte ha anche rilevato che le norme tutelano beni giuridici diversi, atteso che l’art. 179 del D.L.vo n. 285 del 1992 considera i rischi derivanti dalla circolazione stradale, mentre l’art. 349 cod. pen. mira a preservare l’identità della cosa cui fa riferimento il sigillo, precisando, tuttavia, che la diversità dei beni giuridici coinvolti non esclude il ricorso al principio di specialità). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 36705 del 30 agosto 2019 (Cass. pen. n. 36705/2019)

In tema di violazione dei sigilli, l’elemento soggettivo del reato previsto dall’art. 349 cod. pen. è integrato dal dolo generico, per cui è sufficiente che il soggetto attivo si rappresenti e voglia realizzare la violazione dei sigilli apposti per legge o sulla base di un provvedimento dell’autorità competente, senza che sia necessario il fine specifico di recare un “vulnus” alla conservazione o all’identità della cosa sequestrata. (Nella fattispecie la Corte di cassazione ha ritenuto che il parere favorevole al rilascio del permesso di costruire, non essendo equipollente al positivo rilascio del medesimo permesso, non legittima l’inizio o la prosecuzione dei lavori su un immobile cui siano stati apposti i sigilli). Cassazione penale, Sez. VII, ordinanza n. 24276 del 31 maggio 2019 (Cass. pen. n. 24276/2019)

Il delitto di violazione dei sigilli di cui all’art. 349 cod. pen. si perfeziona con qualsiasi condotta idonea ad eludere l’obbligo di immodificabilità del bene, pur in assenza di sigilli o segni esteriori dell’avvenuto sequestro, sempre che si tratti di soggetto comunque edotto del vincolo posto sul bene. (Fattispecie in cui la conoscenza del sequestro è stata desunta dal rapporto di affinità esistente tra l’imputato e il proprietario del bene sottoposto a vincolo). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 43169 del 1 ottobre 2018 (Cass. pen. n. 43169/2018)

Ai fini della configurazione del reato di violazione di sigilli previsto dall’art. 349, comma secondo, cod. pen. nei confronti di colui che ha in custodia la cosa, la prova della sussistenza del dolo, che differenzia tale ipotesi delittuosa dall’agevolazione colposa sanzionata amministrativamente dall’art. 350 cod. pen., deve essere fornita dalla pubblica accusa e non può essere desunta dalla negligenza e trascuratezza del custode; tuttavia è onere di quest’ultimo addurre gli elementi specifici che gli hanno impedito di attivarsi, qualora risulti accertato che egli, benché direttamente a conoscenza della effrazione dei sigilli, abbia omesso di avvertire dell’accaduto l’autorità. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 7371 del 16 febbraio 2017 (Cass. pen. n. 7371/2017)

Il delitto di violazione di sigilli, di cui all’art. 349 cod. pen., si configura anche quando la ripresa dell’attività edilizia sia avvenuta successivamente alla pronuncia di dissequestro del bene, da parte dell’autorità giudiziaria ma prima della rimozione dei sigilli da parte degli organi dell’esecuzione, atteso che sino a tale momento permane il vincolo di indisponibilità materiale del bene e l’efficacia dei sigilli che lo rendono manifesto. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5430 del 6 febbraio 2017 (Cass. pen. n. 5430/2017)

In tema di violazione dei sigilli, l’elemento soggettivo del reato è integrato dal dolo generico, per la cui sussistenza è sufficiente che il soggetto attivo si rappresenti e voglia realizzare la violazione dei sigilli apposti per legge o sulla base di un provvedimento dell’autorità competente per garantire la conservazione o l’identità di un bene, senza che sia necessario il fine specifico di recare un “vulnus” alla conservazione o all’identità della cosa sequestrata. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1743 del 16 gennaio 2017 (Cass. pen. n. 1743/2017)

Non integra il reato di violazione di sigilli, l’asportazione da veicolo assoggettato a sequestro amministrativo del foglio o cartello adesivo apposto sullo stesso e recante l’indicazione del disposto sequestro a norma dell’art. 394, comma nono, reg. cod. strad. (In motivazione, la Corte ha osservato che la segnalazione dello stato di sequestro amministrativo, di cui alla disposizione citata, non costituisce un vincolo equivalente ai “sigilli”, distintamente apponibili, secondo quanto previsto dal comma quinto dello stesso articolo, solo in caso di necessità). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 39368 del 30 settembre 2015 (Cass. pen. n. 39368/2015)

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall’art. 349 c.p., non occorre che i sigilli siano stati materialmente apposti, né tanto meno che gli stessi siano stati oggetto di rottura o di rimozione, essendo sufficiente l’esistenza di qualche atto attraverso il quale sia stata resa manifesta la volontà dello Stato di garantire la cosa sequestrata contro ogni condotta di disposizione o manomissione da parte di persone non autorizzate, poiché oggetto specifico della tutela penale è l’interesse pubblico a garantire il rispetto dovuto al particolare stato di custodia imposto, per disposizione di legge o per ordine dell’autorità, ad una determinata cosa mobile o immobile, al fine di assicurarne la conservazione, l’identità e la consistenza oggettiva. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che correttamente la sentenza impugnata avesse reputato sufficiente la notifica all’imputato del provvedimento di sequestro di un immobile, oggetto di lavori abusivi, con contestuale nomina dello stesso a custode del manufatto ed espressa intimazione a non immutare lo stato dei luoghi). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 24684 del 11 giugno 2015 (Cass. pen. n. 24684/2015)

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall’art. 349 cod. pen., anche nella forma aggravata dall’avere agito nella qualità di custode, non occorre che i sigilli siano già materialmente apposti né che siano oggetto di rottura o rimozione, essendo sufficiente l’esistenza di qualche segno esteriore attraverso il quale sia resa manifesta la volontà dello Stato di garantire la cosa sequestrata contro ogni atto di disposizione o manomissione da parte di persona non autorizzata. (Fattispecie in cui era stato apposto un cartello con l’indicazione dell’avvenuto sequestro). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3133 del 23 gennaio 2014 (Cass. pen. n. 3133/2014)

Risponde del reato di violazione di sigilli, in concorso con terzi, il custode del bene in sequestro che non abbia adeguatamente vigilato sull’integrità dei sigilli apposti, a nulla rilevando il fatto che risiedesse in luogo diverso da quello ove era sito il bene in sequestro, non potendo valere detta circostanza come forza maggiore impeditrice dell’esercizio del dovere di vigilanza. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 35956 del 7 ottobre 2010 (Cass. pen. n. 35956/2010)

Il reato di violazione di sigilli è configurabile anche nel caso in cui i sigilli siano stati apposti esclusivamente per impedire l’uso illegittimo della cosa, perchè questa finalità deve ritenersi compresa in quella, menzionata nell’art. 349 c.p., di assicurare la conservazione o la identità della cosa. (Nella specie, i sigilli erano stati apposti dalla Polizia municipale ad una macchinetta da caffé e ad una scaffalatura in cui erano esposte bevande, all’interno di un pubblico esercizio nel quale si effettuava attività di somministrazione di alimenti e bevande senza autorizzazione). Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 5385 del 10 febbraio 2010 (Cass. pen. n. 5385/2010)

Il reato di violazione di sigilli è configurabile anche nel caso in cui i sigilli siano apposti solo su una parte della res sequestrata, in quanto l’apposizione dei medesimi è operata a tutela del vincolo che riguarda l’integrità e l’immodificabilità dell’intera res in sequestro ed investe qualsiasi attività che si svolga in sostanziale contrasto con il vincolo medesimo. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 31138 del 24 luglio 2008 (Cass. pen. n. 31138/2008)

In tema di violazione dei sigilli, l’elemento psicologico del reato è configurabile anche nella forma del dolo eventuale, non rilevando l’eventuale buona fede dell’agente cui incombe l’obbligo, nei casi dubbi, di interpellare il proprio difensore ovvero la stessa autorità procedente. (Fattispecie nella quale è stato ritenuto sussistente l’elemento psicologico del reato in esame, sub specie di dolo eventuale, per l’installazione di un prefabbricato su un’area oggetto di sequestro, in relazione alla quale era in precedenza intervenuto un provvedimento di dissequestro parziale riguardante i soli muri di recinzione ). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 21918 del 30 maggio 2008 (Cass. pen. n. 21918/2008)

Il reato di violazione dei sigilli presenta natura plurioffensiva in ragione della sua idoneità a ledere, oltre che l’interesse della Pubblica autorità ad assicurare l’indisponibilità del bene per ragioni di giustizia o altro, anche un parallelo o concorrente interesse di un soggetto privato alla conservazione della identità del bene. (Fattispecie nella quale la violazione dei sigilli apposti su manufatto abusivo e la conseguente prosecuzione dei lavori avevano arrecato danni al Comune, costituitosi parte civile onde ottenere il risarcimento degli stessi). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 23128 del 14 giugno 2007 (Cass. pen. n. 23128/2007)

In tema di violazione di sigilli, poiché per la regolarità della nomina a custode giudiziario non sono prescritte forme speciali di comunicazione della stessa, essendo sufficiente la realizzazione del risultato della effettiva conoscenza, sussiste l’ipotesi aggravata della qualità di custode, di cui al comma secondo dell’art. 349 c.p., nel caso in cui la nomina sia stata comunicata all’interessato per telefono. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 17487 del 19 maggio 2006 (Cass. pen. n. 17487/2006)

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 349 c.p., (violazione dei sigilli) vanno qualificati quali sigilli anche i cartelli apposti sul luogo con la indicazione del provvedimento di sequestro, atteso che ciò che rileva è la funzione strumentale di identificare esattamente il bene e la intimazione a chiunque di astenersi da qualsiasi atto che possa attentare alla indisponibilità della cosa. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 6446 del 21 febbraio 2006 (Cass. pen. n. 6446/2006)

L’appropriazione di un bene ereditario, sul quale erano stati apposti i sigilli, da parte di un erede testamentario in possesso dei beni ereditari, e che abbia accettata l’eredità, configura il reato di violazione dei sigilli, di cui all’art. 349 c.p., ma non anche quello di appropriazione indebita, atteso che questi diviene con l’accettazione proprietario del compendio ereditario. (Nell’occasione la Corte ha ulteriormente affermato che non riverbera sul principio di cui sopra l’eventuale successivo accertamento in sede civile della fondatezza dell’azione di rivendicazione promossa da un erede pretermesso, con conseguente revisione della proprietà dei beni ereditari). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2028 del 18 gennaio 2006 (Cass. pen. n. 2028/2006)

Quando su un bene in sequestro venga commesso il reato di violazione dei sigilli, la nuova apposizione dei sigilli non richiede un ulteriore provvedimento giudiziale, stante la permanenza degli effetti del sequestro già disposto. (Peraltro, nel caso di specie, relativo ad un’ipotesi di illecito edilizio, le ulteriori infrazioni dei sigilli si erano anche concretate nella prosecuzione dei lavori abusivi, tanto da legittimare un altro provvedimento di sequestro e la riapposizione dei sigilli all’intero manufatto). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 45631 del 16 dicembre 2005 (Cass. pen. n. 45631/2005)

Il reato di violazione di sigilli ha natura istantanea e si perfeziona per il solo fatto della rimozione, rottura, apertura, distruzione dei sigilli, ovvero con la realizzazione di qualsiasi comportamento idoneo a frustrare l’assicurazione della cosa mediante i sigilli pur lasciando intatti i medesimi. Il momento di perfezionamento del reato può essere desunto anche da indizi gravi, precisi e concordanti e da nozioni di comune esperienza: quindi si può ritenere, in virtù di considerazioni logiche (l’inosservanza dei doveri imposti avviene a distanza di qualche tempo), di fatti notori (sospensione dell’attività edilizia durante il periodo natalizio), di massime di esperienza (l’accertamento viene effettuato tempestivamente a seguito, per lo più, di denuncia anonima) che il momento consumativo del delitto coincida con quello dell’accertamento, salva l’esistenza di ipotesi anomale e particolari da provare rigorosamente, le quali intaccano la detta presunzione rendendo almeno dubbia l’epoca di commissione dei fatti. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 13147 del 12 aprile 2005 (Cass. pen. n. 13147/2005)

Oggetto della tutela penale nel delitto di violazione di sigilli è la forma simbolica apposta sulla res la quale manifesta la volontà dello Stato di assicurare una cosa mobile od immobile, al fine di evitare atti di disposizione o manomissione della stessa da parte di persone non autorizzate. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 42900 del 4 novembre 2004 (Cass. pen. n. 42900/2004)

In tema di violazione dei sigilli, il soggetto nominato custode giudiziario è obbligato ad esercitare sulla cosa sottoposta a sequestro una custodia continua ed attenta e nel caso di mancato impedimento dell’evento può essere giustificato solo fornendo la prova che l’omessa vigilanza è stata dovuta a caso fortuito o forza maggiore, e non già adducendo di aver affidato i propri compiti di custodia ad altra persona (nel caso di specie, al coniuge). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 26848 del 15 giugno 2004 (Cass. pen. n. 26848/2004)

Non ricorre la fattispecie criminosa di cui all’art. 349 c.p. (violazione di sigilli) allorchè i sigilli non siano apposti al fine di assicurare la conservazione o l’identità di un bene ma adempiano alla diversa finalità, tipicamente sanzionatoria, di impedire il proseguimento di un’attività commerciale non autorizzata. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3416 del 29 gennaio 2004 (Cass. pen. n. 3416/2004)

Integra il reato di cui all’art. 349 c.p. la condotta di colui che, in qualità di titolare di un’azienda agricola, manometta alcuni contrassegni auricolari di bovini, in quanto le marche auricolari — che costituiscono il modo esclusivo ed ufficiale, mediante il quale le autorità sanitarie certificano l’identità di un bovino e possono, per esigenze di tutela alimentare, seguirne le vicende dalla nascita alla macellazione — rientrano a pieno titolo nel novero dei sigilli di cui all’art. 349 c.p., preordinati ad assicurare l’identità di un bene, posto che la ratio cui risponde l’apposizione delle marche auricolari agli animali da consumo alimentare è conforme alla ratio della norma incriminatrice che è quella di consentire un’attività amministrativa preordinata al pubblico interesse e non altrimenti praticabile se non attraverso il mantenimento dell’integrità dei contrassegni e sigilli identificativi. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2636 del 27 gennaio 2004 (Cass. pen. n. 2636/2004)

Nel delitto di violazione di sigilli, di cui all’art. 349 c.p., la finalità di assicurare la conservazione della cosa ricomprende anche la interdizione all’uso, atteso che oggetto giuridico del reato è la tutela della intangibilità della cosa che la pubblica amministrazione e l’autorità giudiziaria vuole garantire contro ogni atto di disposizione o di manomissione. (Nell’occasione la Corte ha ritenuto la legittimità del provvedimento oppositivo dei sigilli emesso per impedire la prosecuzione di una attività esercitata in violazione delle norme igienico-sanitarie affermando come non siano rilevanti i fini o motivi che ispirano il provvedimento autoritativo). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2600 del 26 gennaio 2004 (Cass. pen. n. 2600/2004)

In tema di violazione dei sigilli, non è configurabile la responsabilità del proprietario del suolo, e per accessione del fabbricato abusivamente edificato, senza una preventiva indagine in ordine all’elemento psicologico del reato, che nella specie deve assumere i connotati del dolo, e non può farsi sussistere per la semplice acquiescenza alle iniziative di terzi, anche se prossimi congiunti. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 28904 del 8 luglio 2003 (Cass. pen. n. 28904/2003)

Il delitto di violazione di sigilli, previsto dall’art. 349 c.p., si consuma non soltanto con la distruzione materiale dei sigilli, ma anche con ogni altra condotta diretta a violare il vincolo di indisponibilità sotteso allo loro apposizione, atteso che la norma in questione tutela non solo l’integrità materiale ma anche quella funzionale dei sigilli. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 26185 del 18 giugno 2003 (Cass. pen. n. 26185/2003)

In caso di violazione di sigilli, punita dall’art. 349 c.p., risponde della stessa il titolare dell’impresa individuale di smaltimento dei rifiuti, al cui centro di raccolti i sigilli risultavano apposti, sulla base del principio del cui prodest, atteso che deve presumersi che la prosecuzione dell’attività non possa che essere riferita al titolare della stessa, in assenza della prova della estraneità del medesimo alla attività illecita. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 24897 del 10 giugno 2003 (Cass. pen. n. 24897/2003)

In tema di violazione di sigilli, ai fini della sussistenza dell’ipotesi aggravata della qualità di custode, di cui al comma secondo dell’art. 349 c.p., non è necessario che il provvedimento di nomina sia stato accettato, trattandosi di un munus publicum obbligatorio che non può essere rifiutato ai sensi dell’art. 366, comma secondo, c.p. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 19643 del 28 aprile 2003 (Cass. pen. n. 19643/2003)

Il reato di violazione di sigilli, di cui all’art. 349 c.p., è configurabile allorché si eseguono nella stessa area occupata dalla costruzione abusiva opere distinte, ma ad essa inequivocabilmente collegate, atteso che il sequestro dell’immobile, e la conseguente apposizione dei sigilli mirano ad impedire la prosecuzione dei lavori e l’ultimazione dell’opera, così che assume rilievo penale anche la condotta che, pur non determinando la distruzione effettiva dei sigilli, eluda il vincolo di immodificabilità imposto, tutelando la norma dell’art. 349 sia l’integrità materiale dei sigilli quanto quella strumentale e funzionale. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 16000 del 7 aprile 2003 (Cass. pen. n. 16000/2003)

La prosecuzione dell’attività edilizia in un cantiere sequestrato e sottoposto a sigilli non configura l’ipotesi di reato di cui all’art. 334 c.p., (sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro), ma la diversa ipotesi di cui all’art. 349 c.p. (violazione di sigilli), per la violazione del vincolo di immodificabilità della cosa che l’apposizione dei sigilli mira a garantire nell’interesse dell’amministrazione della giustizia. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 10267 del 6 marzo 2003 (Cass. pen. n. 10267/2003)

In tema di violazione di sigilli, la nomina di un diverso custode dei manufatti abusivi, disposta in occasione di un ulteriore sequestro, non esclude la qualità di custode in capo al precedente custode designato, atteso che per aversi revoca della nomina del precedente custode occorre un provvedimento esplicito in tal senso.
Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3519 del 24 gennaio 2003 (Cass. pen. n. 3519/2003)

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 349 c.p., violazione di sigilli, non è necessaria la preventiva redazione del verbale di sequestro, atteso che l’obbligo della intangibilità dei sigilli nasce dalla loro materiale apposizione in quanto la norma tutela il rispetto dei segni esteriori del comando dell’autorità. (Nell’occasione la Corte ha inoltre affermato che in merito alla avvenuta apposizione dei sigilli è sufficiente la deposizione del pubblico ufficiale che ha compiuto l’atto). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 42951 del 19 dicembre 2002 (Cass. pen. n. 42951/2002)

Il delitto di violazione dei sigilli di cui all’art. 349 c.p. si perfeziona con qualsiasi condotta idonea ad escludere l’obbligo di immodificabilità del bene, pur in assenza di sigilli o segni esteriori dell’avvenuto sequestro, sempre che si tratti di soggetto comunque edotto del vincolo posto sul bene. (Fattispecie nella quale l’autore della violazione era il soggetto nominato custode del bene, edotto formalmente dell’esistenza del vincolo). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 37570 del 8 novembre 2002 (Cass. pen. n. 37570/2002)

Il reato di violazione dei sigilli, di cui all’ar. 349 c.p., ha carattere istantaneo e si perfeziona per il solo fatto della disobbedienza al divieto di infrangere la conservazione o la identità della res sotto sequestro. Ne deriva che ogni successiva, eventuale infrazione costituisce un nuovo, autonomo reato, eventualmente unificabile per continuazione con le violazioni precedenti. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 21405 del 31 maggio 2002 (Cass. pen. n. 21405/2002)

Il delitto di violazione dei sigilli previsto dall’art. 349 c.p. si consuma non solo con la materiale rottura dei sigilli, ma anche con ogni altra condotta idonea ad eludere il vincolo di indisponibilità e di immodificabilità sotteso alla loro posizione. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 36210 del 8 ottobre 2001 (Cass. pen. n. 36210/2001)

Per la configurazione del reato di violazione di sigilli apposti per disposizione della autorità — reato che ha diversa oggettività giuridica rispetto a quella del furto aggravato dalla violenza sulle cose — non è necessaria una condotta violenta, essendo sufficiente qualsiasi azione diretta ad eludere il divieto che i sigilli simboleggiano. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9022 del 10 agosto 2000 (Cass. pen. n. 9022/2000)

Non integra il reato di cui all’art. 349, primo comma, c.p. la mera rimozione dei sigilli di un contatore dell’Enel, ricorrendo, invece, in tale fattispecie, la semplice violazione del disposto dell’art. 20, secondo comma, del D.M. 8 luglio 1924. Ciò perché i sigilli non hanno, nel caso, la funzione di assicurare la conservazione o la identità della res, per disposizione di legge o per ordine dell’autorità, ma, piuttosto, quella di garantire la sicurezza e l’autenticità della misurazione della energia erogata nell’interesse sia del fabbricante fornitore sia dell’Erario. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1566 del 3 luglio 2000 (Cass. pen. n. 1566/2000)

In tema di violazione di sigilli il custode è obbligato ad esercitare sulla cosa sottoposta a sequestro una custodia continua ed attenta, e non può sottrarsi a tale obbligo se non adducendo oggettive ragioni di impedimento e chiedendo ed ottenendo, per esse, di essere esonerato dall’incarico e sostituito nella funzione di custodia o, qualora non abbia avuto la possibilità ed il tempo di chiedere il detto esonero, fornendo la prova del caso fortuito o della forza maggiore come cause impeditive dell’esercizio, da parte sua, del menzionato dovere di vigilanza.

Qualora venga riscontrata la violazione dei sigilli, di essa risponde, da solo o in concorso con altri, il custode giudiziario della cosa sottoposta a sequestro, il quale aveva il dovere giuridico di impedire che il fatto si verificasse. In tal caso si verte in ipotesi di responsabilità personale diretta, non oggettiva, ed incombe sul custode l’onere della prova degli eventuali caso fortuito o forza maggiore, quali cause impeditive dell’esercizio del dovere di vigilanza e custodia. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2989 del 10 marzo 2000 (Cass. pen. n. 2989/2000)

Per la sussistenza del reato di cui all’art. 349 c.p., il vincolo di immodificabilità della cosa può essere frustrato da qualsiasi attività che, anche in assenza di materiale effrazione, violi la funzione strumentale e funzionale del sigillo che è quella di identificare esattamente il bene e di intimare a chiunque di astenersi da qualsiasi atto che possa, comunque, alterare l’indisponibilità della cosa. (Fattispecie in tema di prosecuzione di lavori su manufatto abusivo sottoposto a sequestro). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2508 del 29 febbraio 2000 (Cass. pen. n. 2508/2000)

Non ricorre il delitto di cui all’art. 349 c.p., violazione di sigilli, quando il sigillo non è apposto per assicurare la conservazione o l’identità della cosa, ma solo per impedirne l’uso. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 13710 del 1 dicembre 1999 (Cass. pen. n. 13710/1999)

La sussistenza del reato di cui all’art. 349 c.p. (violazione di sigilli) non è esclusa né dall’eventuale illegittimità del sequestro, né dalla apposizione dei sigilli solo su una parte dell’immobile sequestrato, perché questi sono apposti a tutela del vincolo che riguarda l’integrità e la non modificabilità dell’intera zona sequestrata ed investe qualsiasi attività vi si svolga in contrasto con il vincolo stesso. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 13075 del 15 novembre 1999 (Cass. pen. n. 13075/1999)

Per la configurabilità dell’aggravante di cui al capoverso dell’art. 349 c.p. è sufficiente che il violatore dei sigilli sia colui che abbia in custodia la res, che cioè sia stato nominato custode, anche se eventualmente la nomina risulti illegittima, giacché la norma tutela il vincolo, previsto per legge, di immodificabilità della cosa per finalità pubbliche, mentre gli eventuali vizi non consentono la cosiddetta autotutela, ma devono essere fatti valere nei modi di legge. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8643 del 25 luglio 1998 (Cass. pen. n. 8643/1998)

Con l’entrata in vigore della legge 8 agosto 1992, n. 359, che ha trasformato l’Enel da ente pubblico economico in società per azioni non è stata abrogata la normativa di cui al D.M. 8 luglio 1924, il cui art. 20, comma secondo, consente al soggetto fornitore di energia elettrica, indipendentemente dalla sua veste di ente pubblico o società privata, di apporre i sigilli sui contatori di erogazione. Pertanto l’Enel è legittimata ad apporre i sigilli ai contatori non perché ente pubblico, ma solo quale erogatore di energia elettrica, e la loro violazione integra il reato di cui all’art. 349 c.p. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 7224 del 17 giugno 1998 (Cass. pen. n. 7224/1998)

La violazione dei sigilli apposti dall’Enel sul contatore-misuratore dell’energia elettrica erogata non integra la fattispecie delittuosa di cui all’art. 349, primo comma, c.p. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2895 del 6 marzo 1998 (Cass. pen. n. 2895/1998)

È configurabile il reato di cui all’art. 349 c.p. (violazione di sigilli) nell’ipotesi in cui, sequestrato il cantiere edile, si eseguano nella stessa area occupata dalla costruzione abusiva opere distinte collegate inequivocabilmente al predetto fabbricato; il sequestro dell’immobile abusivo, invero, mira ad impedire la prosecuzione dei lavori e l’ultimazione dell’opera, sicché è penalmente rilevante anche quella condotta che, pur non determinando la distruzione effettiva dei sigilli, sia volta a frustrare il vincolo di immodificabilità imposto dalla misura cautelare, e ciò in quanto la legge tutela tanto l’integrità materiale dei sigilli quanto quella strumentale e funzionale. (Nella specie erano stati realizzati nella stessa area occupata dalla costruzione abusiva un muro di cinta ed una cisterna). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11834 del 18 dicembre 1997 (Cass. pen. n. 11834/1997)

In tema di violazione dei sigilli, di cui all’art. 349 c.p., oggetto della tutela penale non è la cosa su cui sono apposti i sigilli, ma il mezzo giuridico che assicura la intangibilità della stessa. Ne consegue che tale ipotesi delittuosa non è integrata qualora i sigilli non siano stati apposti. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto configurabile il diverso reato di cui all’art. 334, comma secondo, c.p., avendo l’agente utilizzato un impianto sottoposto a sequestro probatorio su cui non erano stati apposti i sigilli, determinando una irreversibile alterazione della consistenza di esso). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7964 del 26 agosto 1997 (Cass. pen. n. 7964/1997)

Il reato di violazione di sigilli, di cui all’art. 349 c.p., sussiste non solo se e quando i sigilli risultino in concreto manomessi, ma anche quando, pur essendo lasciati intatti, vengono posti in essere atti equivalenti a violazione dei divieti che essi stanno a simboleggiare. (Nella specie la S.C. ha osservato che i sigilli al complesso meccanico denominato «riunito», che comprende la sedia per il paziente e gli strumenti elettrici per le cure odontoiatriche, erano stati apposti anche allo scopo di evitare che il reato di esercizio abusivo della professione medica fosse dall’imputato portato ad ulteriori conseguenze e l’avere egli continuato ad utilizzarlo, ripristinarlo o facendo ripristinare il relativo collegamento elettrico a mezzo di fili volanti, integra gli estremi del delitto di cui all’art. 349 c.p.; né può essere ravvisata nel fatto l’ipotesi di errore materiale di cui all’art. 47 c.p., poiché il collegamento elettrico dei detti strumenti, realizzato con fili volanti, eludeva chiaramente il divieto che con il sequestro era stato imposto e la condotta dell’imputato non fu in ciò sicuramente fuorviata da alcun errore materiale sul fatto). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 6232 del 26 giugno 1997 (Cass. pen. n. 6232/1997)

L’inefficacia o l’illegittimità del provvedimento di sequestro e di apposizione dei sigilli non esclude il delitto di cui all’art. 349 c.p., considerato che la norma richiede soltanto che l’apposizione dei sigilli derivi da una disposizione di legge o da un ordine dell’autorità. Una volta che il vincolo sia apposto, a tutela dell’identità e della conservazione della cosa, esso non può essere violato dal privato (proprietario, custode o terzo) sino a che non venga formalmente rimosso dall’autorità competente. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso, l’imputato lamentava erronea applicazione della legge penale, sostenendo che non sussisteva il delitto di violazione dei sigilli dal momento che gli stessi [ovverosia il sequestro penale relativo all’immobile adibito abusivamente ad albergo] erano divenuti inefficaci per effetto della depenalizzazione della contravvenzione di cui all’art. 665 c.p.). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3954 del 29 aprile 1997 (Cass. pen. n. 3954/1997)

I sigilli possono essere apposti anche dagli ufficiali di P.G., quando procedono ad autonomo sequestro; infatti l’art. 349 c.p. (Violazione di sigilli) quando menziona l’«Autorità» non si riferisce soltanto a quella giudiziaria o amministrativa, ma anche a quella che sia diretta promanazione o espressione della predetta. Cassazione penale, Sez. III, ordinanza n. 2209 del 17 settembre 1996 (Cass. pen. n. 2209/1996)

Per la sussistenza del delitto di cui all’art. 349 c.p. non è necessario che il responsabile venga colto sul fatto oppure che i lavori siano in corso al momento dell’accertamento oppure venga utilizzata la cosa oggetto di sequestro, ma è sufficiente che esistano indizi gravi, precisi e concordanti perché il fatto della violazione dei sigilli possa essere riferibile all’imputato ed, una volta individuato il responsabile, salva la dimostrazione di particolari ipotesi di caso fortuito o forza maggiore, ovvero di una colpevole vigilanza. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 245 del 22 giugno 1996 (Cass. pen. n. 245/1996)

In tema di violazioni dei sigilli è sufficiente e necessario che i sigilli siano stati apposti per disposizione di legge o per ordine di un’autorità competente, amministrativa o giudiziaria, indipendentemente dalla legittimità o dall’efficacia del provvedimento e non ha perciò alcun rilievo il fatto che il sequestro non sia stato poi convalidato dall’autorità giudiziaria. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 4915 del 16 maggio 1996 (Cass. pen. n. 4915/1996)

La pretesa illegittimità del sequestro non costituisce né causa di giustificazione né di insussistenza del reato di cui all’art. 349 c.p. (violazione di sigilli), la cui aggravante è configurabile anche nell’ipotesi di illegittima nomina del custode giacché la norma tutela il vincolo, previsto per legge, di immodificabilità della cosa per finalità pubbliche, mentre gli eventuali vizi consentono la cosiddetta autotutela ma devono essere fatti valere nei modi di legge. Cassazione penale, Sez. III, ordinanza n. 3005 del 16 novembre 1995 (Cass. pen. n. 3005/1995)

In tema di violazione di sigilli, di cui all’art. 349 c.p., dalla mancata specificazione del divieto di non proseguire le opere non può derivare di per sé la configurabilità della buona fede, poiché è dato di comune esperienza anche per i cittadini privi di cultura, che gli ordini dell’autorità vanno osservati, o che, quanto meno, prima di aggirarne il contenuto, il singolo sia tenuto ad espletare ogni opportuno accertamento per stabilirne caratteri e limiti. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11219 del 15 novembre 1995 (Cass. pen. n. 11219/1995)

Nell’ipotesi di prosecuzione di lavori edilizi in un edificio sottoposto a sequestro reso palese dall’apposizione di sigilli e di cartelli che lo espliciti è ravvisabile esclusivamente il delitto di cui all’art. 349 c.p. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6650 del 6 giugno 1994 (Cass. pen. n. 6650/1994)

In tema di violazione di sigilli, il dissequestro, determinando la cessazione del vincolo cautelare, priva i sigilli di rilevanza giuridica ed impedisce la configurabilità stessa del reato ove il privato li rimuova senza attendere l’intervento degli organi esecutivi all’uopo delegati. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6342 del 30 maggio 1994 (Cass. pen. n. 6342/1994)

Per accertare se due o più violazioni di norme penali possano essere considerate in continuazione (art. 81 cpv. c.p.), bisogna stabilire se esse siano riconducibili ad un medesimo disegno criminoso, — in una unità di ordine intellettivo — perché con lo stesso collegate da un rapporto che può spaziare dalla stretta conseguenzialità alla semplice eventualità, ma non deve giammai sconfinare nella mera occasionalità. Alla luce dei dati di comune esperienza, chi ha deciso di realizzare una costruzione abusiva si prefigge, sin dall’inizio, di portarla a termine, travolgendo qualunque ostacolo di carattere giuridico e, quindi, anche la apposizione di sigilli. Ciò perché il sequestro del manufatto in costruzione costituisce un evento tutt’altro che occasionale, e pertanto, rientra nella preventiva rappresentazione del programma criminoso in termine di alta probabilità. Ne consegue che l’unicità del disegno criminoso fra il reato di costruzione senza concessione edilizia e quello di violazione dei sigilli, nonché tra le diverse violazioni dell’art. 349 c.p., può essere esclusa solo ex post, sulla base di concreti elementi di fatto, e non già «a priori». Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3353 del 18 marzo 1994 (Cass. pen. n. 3353/1994)

Per la configurabilità del reato di violazione di sigilli di cui all’art. 349 c.p. non occorre che il provvedimento di sequestro sia stato preventivamente notificato né occorre la rottura o la rimozione di sigilli, che potrebbero anche non essere stati apposti dal momento che oggetto specifico della tutela penale è l’interesse pubblico a garantire il rispetto dovuto al particolare stato di custodia imposto per disposizione di legge o per ordine dell’autorità al fine di assicurarne la conservazione, l’identità e la consistenza oggettiva, è necessario, comunque, un qualche segno esteriore attraverso il quale sia resa manifesta la volontà dello Stato volta a garantire la cosa sequestrata contro ogni atto di disposizione o manomissione da parte di persona non autorizzata. (Fattispecie: applicazione di un cartello indicante «cantiere in sequestro»). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2732 del 4 marzo 1994 (Cass. pen. n. 2732/1994)

Il reato di violazione di sigilli prevista dall’art. 349, secondo comma, c.p. si distingue dall’ipotesi di agevolazione colposa di cui all’art. 350 c.p. per l’elemento psicologico, nel senso che, mentre la prima ipotesi si caratterizza per la condotta del custode, dolosamente diretta a porre in essere la violazione, la seconda si verifica in quei casi in cui la violazione dei sigilli è resa possibile dalla negligenza e trascuratezza del custode. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1945 del 17 febbraio 1994 (Cass. pen. n. 1945/1994)

Nel delitto di violazione dei sigilli, oggetto della tutela penale non è la «cosa», assicurata dai sigilli stessi, bensì il mezzo giuridico che ne garantisce l’assoluta intangibilità. Ciò perché la ratio della norma incriminatrice risiede nella necessità di presidiare con una sanzione penale il mancato rispetto dello stato di custodia, nel quale vengano a trovarsi determinate cose, mobili od immobili, per effetto della manifestazione di volontà della pubblica amministrazione caratterizzata dall’apposizione dei sigilli. Quindi, la «finalità di assicurare la conservazione» della cosa sigillata, alla quale fa riferimento l’art. 349 c.p., viene frustrata anche mediante il semplice uso di essa, poiché il concetto di «conservazione» comprende non solo la categoria dell’indisponibilità, ma anche quella dell’interdizione dell’uso. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7961 del 24 agosto 1993 (Cass. pen. n. 7961/1993)

In tema di violazione di sigilli (art. 349, comma secondo, c.p.), il custode è obbligato ad esercitare sulla cosa sottoposta a sequestro, e sulla integrità dei relativi sigilli, una custodia continua ed attenta. Egli non può sottrarsi a tale obbligo se non adducendo oggettive ragioni di impedimento e, quindi, chiedendo ed ottenendo di essere sostituito, ovvero, qualora non abbia avuto il tempo e la possibilità di farlo, fornendo la prova del caso fortuito o della forza maggiore che gli abbiano impedito di esercitare la dovuta vigilanza. Ne consegue che, qualora venga riscontrata la violazione di sigilli, senza che il custode abbia provveduto ad avvertire dell’accaduto l’autorità, è lecito ritenere che detta violazione sia opera dello stesso custode, da solo o in concorso con altri, tranne che lo stesso non dimostri di non essere stato in grado di avere conoscenza del fatto per caso fortuito o per forza maggiore. Ciò non configura alcuna ipotesi di responsabilità oggettiva, estranea alla fattispecie, ma un onere della prova che incombe sul custode. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4815 del 11 maggio 1993 (Cass. pen. n. 4815/1993)

È configurabile la continuazione tra il reato di costruzione abusiva e quello di violazione dei sigilli. Infatti da un punto di vista astratto, poiché la violazione dei sigilli, nel caso della costruzione abusiva, si realizza anche attraverso la prosecuzione dei lavori di costruzione, è conforme alla logica ritenere che colui il quale si determina a realizzare una costruzione edilizia in violazione delle disposizioni vigenti in merito, ben può preventivamente proporsi di aggiungere, alle violazioni necessarie per pervenire allo scopo finale, anche quella di non tener conto di eventuali sequestri del manufatto e relative apposizioni di sigilli pur di proseguire e completare la costruzione. (Fattispecie in cui il P.M. ricorrente affermava che erroneamente il giudice di merito aveva ritenuto la continuazione tra i reati de quibus, sostenendo che non sarebbe logicamente ammissibile la «prefigurazione» anche del reato di violazione di sigilli da parte di colui che decida di realizzare una costruzione abusiva; la Cassazione ha respinto siffatto assunto, enunciando il principio di cui in massima). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2996 del 26 marzo 1993 (Cass. pen. n. 2996/1993)

La violazione di sigilli punita dall’art. 349 c.p. è reato istantaneo, che si perfeziona con il solo fatto della rimozione, rottura, apertura, distruzione dei sigilli, ovvero con la realizzazione di un qualsiasi comportamento idoneo a rendere frustrante l’assicurazione della cosa mediante i sigilli, pur lasciando intatti i medesimi. Ogni evento ulteriore, in particolare la manomissione della cosa posta sotto il sigillo, è irrilevante, potendo solo dar luogo ad altro reato, ovvero costituire effetto valutabile per la determinazione della gravità del reato. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4601 del 26 gennaio 1993 (Cass. pen. n. 4601/1993)

La norma di cui all’art. 349 c.p. (violazione di sigilli) si riferisce non solo agli ordini dati dall’autorità giudiziaria di apposizione di sigilli, ma anche a quelli emessi da qualunque pubblica autorità che abbia il potere di intervenire nei settori di sua competenza, come il sindaco in materia di edilizia. (Nella specie, relativa ad inammissibilità di ricorso di imputato che aveva dedotto l’illegittimità dell’apposizione dei sigilli sia con riferimento all’oggetto del sequestro penale, sia con riferimento agli agenti che li avevano apposti, la S.C. ha rilevato che i verbalizzanti operarono su direttive impartite dal sindaco nell’espletamento di uno specifico atto di autotutela della pubblica amministrazione, emesso al fine di garantire la possibilità di esecuzione di ulteriori provvedimenti rientranti nella propria competenza e riguardanti la tutela del territorio). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9394 del 4 settembre 1992 (Cass. pen. n. 9394/1992)

Nel caso di prosecuzione dell’attività edificatoria di una costruzione abusiva sottoposta a sequestro con apposizione di sigilli ricorre l’ipotesi di reato di cui all’art. 349 c.p. Né la responsabilità per la violazione dei sigilli è esclusa da eventuali vizi nella procedura di apposizione, posto che le relative irregolarità o illegittimità vanno sollevate nella sede competente. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7891 del 9 luglio 1992 (Cass. pen. n. 7891/1992)

La fruizione tutelata dalla legge a mezzo dell’apposizione dei sigilli non è quella di esplicare il «vincolo materiale» sulla cosa, ma quella di manifestare erga omnes la presenza del vincolo giuridico di indisponibilità derivante dall’intervenuto sequestro. Ne consegue che è del tutto indifferente lo strumento materiale attraverso cui il detto vincolo venga posto in evidenza purché sia idoneo alla esatta identificazione del bene nonché alla intimazione, nei confronti di tutti, di astenersi da qualsiasi atto che ne possa, comunque, alterare l’indisponibilità. (Fattispecie: apposizione di un cartello indicante: «immobile sotto sequestro»). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5311 del 5 maggio 1992 (Cass. pen. n. 5311/1992)

Nelle ipotesi di concorso di persone nel reato di violazione di sigilli la qualità personale di custode che ai sensi del secondo comma dell’art. 349 c.p. aggrava il reato, si comunica ai concorrenti con il temperamento, introdotto dall’art. 1 della L. n. 19 del 1990 che ha modificato l’art. 59 c.p., secondo cui le circostanze aggravanti sono valutate a carico dell’agente soltanto se da lui conosciute o colpevolmente ignorate o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa. (La Cassazione ha precisato che nella qualità di custode non può riconoscersi una circostanza inerente alla persona del colpevole da valutarsi, ai sensi dell’art. 118 c.p., come novellato dall’art. 3 della L. n. 19 del 1990, soltanto riguardo alla persona cui si riferisce, in quanto l’art. 70 c.p. qualifica come circostanze inerenti alla persona del colpevole unicamente quelle che riguardano l’imputabilità — età, stato di mente, ubriachezza, sordomutismo — e la recidiva). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6577 del 13 giugno 1991 (Cass. pen. n. 6577/1991)

Il reato di violazione di sigilli di cui all’art. 349 c.p. è configurabile anche se questi siano costituiti da semplici cartelli apposti dall’autorità, purché dagli stessi risulti chiaramente il divieto di mutare l’identità attuale della cosa. (Nella specie è stato ritenuto sufficiente ed idoneo un cartello con la dicitura «cantiere in sequestro»).

Il divieto di cui all’art. 349 c.p. (violazione di sigilli) mira non soltanto ad assicurare l’identità della cosa, ma anche ad assicurarne la conservazione, sicché la sua violazione ricorre anche nell’ipotesi di prosecuzione dei lavori edilizi, in quanto questi mutano l’identità del manufatto e ne alterano la stessa conservazione. Ne consegue che risponde del suddetto reato l’autore di una costruzione abusiva che, nonostante il sequestro disposto dall’autorità, prosegua indebitamente i lavori. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3325 del 26 marzo 1991 (Cass. pen. n. 3325/1991)

In assenza di una specifica definizione legislativa, il sigillo può essere costituito da qualsiasi segno esteriore e percettibile (bollo, timbro in ceralacca, strisce di carta, cartelli, fili di ferro e così via) che in modo anche simbolico, e quindi senza necessità di rendere inaccessibile o di racchiudere in congegni materiali la res serbanda, valga a manifestare la volontà pubblica di intangibilità di una determinata cosa mobile o immobile al fine di assicurarne la conservazione, l’identità e la consistenza oggettiva. Ne consegue che il delitto di violazione di sigilli sussiste e si perfeziona non solo nel caso di rottura o di rimozione dei sigilli propriamente detti, ma anche quando si infrange il divieto che i sigilli simboleggiano e cioè con qualsiasi condotta che sia idonea a rendere frustranea l’assicurazione della cosa e ad escludere il vincolo di immodificabilità che su di essa è imposto. (Nella specie si è ritenuto che rientri nella condotta sopra descritta il caso del proprietario custode di una costruzione abusiva che, reso edotto del divieto di immutare lo stato dell’opera, impartitogli per iscritto pedissequamente al decreto di sequestro ed evidenziato dall’esposizione di cartelli, prosegua egualmente nei lavori abusivi, anche se non proceda alla materiale eliminazione dei lavori stessi). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3009 del 8 marzo 1991 (Cass. pen. n. 3009/1991)

Oggetto della tutela penale nel reato di violazione dei sigilli non è l’integrità dei sigilli in sé, ma la conservazione e identità della cosa sottoposta a sequestro, sicché detto reato si realizza, indipendentemente dalla rimozione dei sigilli simboleggianti il divieto, con qualsiasi attività idonea a rendere frustranea l’assicurazione della cosa e ad eludere il vincolo di immodificabilità che su di essa è imposto per volontà pubblica. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1055 del 30 gennaio 1991 (Cass. pen. n. 1055/1991)

I vizi del provvedimento di sequestro non escludono il reato di violazione di sigilli poiché la norma incriminatrice richiede solo che la loro apposizione derivi da una disposizione di legge o da un ordine dell’autorità. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 14393 del 2 novembre 1990 (Cass. pen. n. 14393/1990)

La violazione dei sigilli non consiste nell’atto materiale dell’infrazione ma nella condotta diretta in maniera specifica a violare la misura cautelare e strumentalizzata al proseguimento dei lavori abusivi, sicché il reato può concretarsi in qualunque atto comunque diretto al mancato rispetto dell’effettuato sequestro. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 4211 del 26 marzo 1990 (Cass. pen. n. 4211/1990)

Il reato di violazione dei sigilli sussiste fino a quando la pubblica amministrazione non dimostra, ordinando la rimozione degli appositi sigilli, che è venuto meno il vincolo gravante sulla cosa e ciò indipendentemente dal fatto che l’apposizione degli stessi sia stata o meno convalidata. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 926 del 24 gennaio 1989 (Cass. pen. n. 926/1989)

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