(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa

Articolo 334 - Codice Penale

Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale (189, 388) o dall’autorità amministrativa e affidata alla sua custodia, al solo scopo di favorire il proprietario di essa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 51 a € 516 (31).
Si applicano la reclusione da tre mesi a due anni e la multa da € 30 a € 309, se la sottrazione, la soppressione, la distruzione, la dispersione o il deterioramento sono commessi dal proprietario della cosa (388), affidata alla sua custodia (31).
La pena è della reclusione da un mese ad un anno e della multa fino a € 309, se il fatto è commesso dal proprietario della cosa medesima non affidata alla sua custodia.

Articolo 334 - Codice Penale

Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale (189, 388) o dall’autorità amministrativa e affidata alla sua custodia, al solo scopo di favorire il proprietario di essa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 51 a € 516 (31).
Si applicano la reclusione da tre mesi a due anni e la multa da € 30 a € 309, se la sottrazione, la soppressione, la distruzione, la dispersione o il deterioramento sono commessi dal proprietario della cosa (388), affidata alla sua custodia (31).
La pena è della reclusione da un mese ad un anno e della multa fino a € 309, se il fatto è commesso dal proprietario della cosa medesima non affidata alla sua custodia.

Note

Tabella procedurale

Arresto: non consentito.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: non consentite.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Il momento consumativo del reato previsto dall’art. 334 cod. pen. può essere ritenuto, anche sulla base di elementi indiziari, coincidente con quello dell’accertamento, salvo che venga rigorosamente provata l’esistenza di situazioni idonee a confutare la valutazione presuntiva e a rendere almeno dubbia l’epoca di commissione del fatto. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la sentenza dichiarativa dell’intervenuta prescrizione del reato, osservando che, in mancanza di elementi di segno contrario, doveva presumersi che la distruzione dell’autovettura in sequestro fosse avvenuta in epoca prossima alla data in cui l’autorità procedente si era recata sul luogo della custodia per dare attuazione al provvedimento, tanto più che la difesa non aveva dedotto alcunché per dimostrare che la distruzione fosse avvenuta in data antecedente). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5871 del 6 febbraio 2019 (Cass. pen. n. 5871/2019)

Ai fini della configurabilità del reato di sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro penale o amministrativo, la nozione di proprietario non coincide con quella civilistica, dovendosi intendere in senso estensivo sì da includervi anche la persona che abbia l’effettiva disponibilità del bene sottoposto al sequestro e che ne sia reale utilizzatore. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la sentenza impugnata, in quanto il giudice di merito aveva omesso di verificare se l’imputato, nominato custode di un’autovettura a seguito di sequestro amministrativo, potesse o meno qualificarsi come proprietario del mezzo o, comunque, avesse l’effettiva disponibilità dello stesso). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 22529 del 21 maggio 2018 (Cass. pen. n. 22529/2018)

Per la punibilità del reato previsto dall’art. 334, comma secondo, cod. pen è richiesto il dolo generico, consistente nella consapevolezza del vincolo giudiziario che grava sul bene e nella volontà di compiere atti contrari ai doveri di custodia, in modo tale da impedire i controlli sul bene o l’esercizio dell’azione esecutiva. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 25756 del 23 maggio 2017 (Cass. pen. n. 25756/2017)

Non integra il reato di cui all’art. 334 cod. pen. la sottrazione di beni sottoposti a fermo amministrativo a norma dell’art. 214 D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, ostandovi il principio di tassatività e determinatezza delle fattispecie penali, che, per il divieto di analogia in “malam partem”, esclude la riconducibilità del fermo amministrativo alla nozione di sequestro amministrativo . Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 29145 del 8 luglio 2015 (Cass. pen. n. 29145/2015)

Il concorso apparente di norme tra le previsioni di cui all’art. 334 cod. pen. e di cui all’art. 213, comma quarto, cod. strada, con conseguente applicazione al responsabile della sola sanzione amministrativa prevista dal codice della strada, ricorre esclusivamente se la sottrazione del veicolo sottoposto a sequestro è stata realizzata mediante la circolazione dello stesso, mentre, quando tale sottrazione è realizzata con modalità diverse dalla diretta circolazione del mezzo su di una strada, è configurabile la fattispecie prevista dall’art. 334 cod. pen. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 18423 del 5 maggio 2014 (Cass. pen. n. 18423/2014)

Integra il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro in un procedimento penale e non l’illecito amministrativo previsto dall’art. 213, comma quarto, cod. strada, la condotta dell’imputato che non consegni all’autorità procedente il veicolo sottoposto a sequestro amministrativo ed affidatogli in custodia, in quanto proprietario. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1 del 2 gennaio 2014 (Cass. pen. n. 1/2014)

Integra l’ipotesi delittuosa prevista dall’art. 334 c.p. e non quella, di natura amministrativa, prevista dall’art. 213 Cod. Strada, la condotta del proprietario di veicolo sottoposto a sequestro amministrativo di cui è custode, il quale lo alieni a terzi e, dopo l’alienazione, continui a circolarvi. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 40592 del 16 ottobre 2012 (Cass. pen. n. 40592/2012)

Per la punibilità del reato previsto dall’art. 334, comma secondo, c.p. è richiesto il dolo generico, consistente nella consapevolezza di disporre del bene o di agire in violazione del vincolo su di esso gravante e nell’intenzione di compiere atti contrari ai doveri di custodia, impedendo che sulla cosa possa esercitarsi l’azione esecutiva. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 12101 del 30 marzo 2012 (Cass. pen. n. 12101/2012)

La condotta di chi circola abusivamente con il veicolo sottoposto a sequestro amministrativo, ai sensi dell’art. 213 c.s., integra esclusivamente l’illecito amministrativo previsto dal quarto comma dello stesso articolo e non anche il delitto di sottrazione di cose sottoposte a sequestro di cui all’art. 334 c.p., atteso che la norma sanzionatoria amministrativa risulta speciale rispetto a quella penale, con la conseguenza che il concorso tra le stesse deve essere ritenuto solo apparente. Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 1963 del 21 gennaio 2011 (Cass. pen. n. 1963/2011)

Integra il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro in un procedimento penale (art. 334 c.p.) la stipulazione di negozi dispositivi dei diritti sulle quote di una società di cui è stato disposto il sequestro preventivo, se diretta ad eludere tale vincolo ed idonea a rendere anche solo più difficoltoso il conseguimento delle finalità cui lo stesso è funzionale. Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 43428 del 7 dicembre 2010 (Cass. pen. n. 43428/2010)

Deve escludersi la configurabilità del reato previsto dall’art. 334 c.p. nel caso di circolazione abusiva con veicolo sottoposto a sequestro amministrativo a norma dell’art. 213, D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, in quanto, sussistendo un rapporto di specialità tra la fattispecie penale e quella sanzionata amministrativamente dall’art. 213, comma quarto, del predetto decreto, la relativa condotta rientra esclusivamente nel campo di applicazione di tale ultima disposizione speciale. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 17837 del 5 maggio 2008 (Cass. pen. n. 17837/2008)

La abusiva messa in circolazione da parte del custode e del proprietario di un veicolo, sottoposto a provvedimento di sequestro amministrativo, integra oltre l’illecito amministrativo di cui all’art. 213, comma quarto c.s., anche la condotta punita dall’art. 334 c.p., in quanto tale utilizzazione presuppone la sottrazione del bene al vincolo di indisponibilità, fatti salvi i casi di oggettiva inoffensività, e può comportare, ove concretamente accertato, anche il deterioramento del bene stesso. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2163 del 15 gennaio 2008 (Cass. pen. n. 2163/2008)

Integra gli estremi del reato di cui all’art. 334 c.p. la circolazione abusiva di un veicolo sottoposto a sequestro amministrativo, a norma dell’art. 213 c.s., purchè da essa consegua in concreto un deterioramento della res. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 42792 del 20 novembre 2007 (Cass. pen. n. 42792/2007)

Integra la sola violazione amministrativa di cui all’art. 213, comma quarto, c.s. l’uso da parte del proprietario di un veicolo sottoposto a sequestro amministrativo ed affidato alla sua custodia, in quanto la stessa deve ritenersi speciale rispetto alla norma incriminatrice di cui all’art. 334 c.p., in difetto di una condotta più ampia e compromissoria del vincolo del sequestro amministrativo. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 40345 del 31 ottobre 2007 (Cass. pen. n. 40345/2007)

Non sussiste il reato di cui all’art. 334 c.p. qualora la sottrazione riguardi beni sottoposti a provvedimento di fermo amministrativo a norma dell’art. 213 D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, ostandovi il principio di tassatività e determinatezza delle fattispecie penali che, per il divieto di analogia in malam partem esclude la riconducibilità del fermo amministrativo nella nozione di sequestro amministrativo. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 35391 del 24 settembre 2007 (Cass. pen. n. 35391/2007)

Integra il delitto di sottrazione di cose sottoposte a sequestro (art. 334, comma secondo, c.p.) la condotta del proprietario-custode che sottragga o disperda i beni sottoposti a sequestro preventivo (nella specie, bovini) che gli siano stati affidati in giudiziale custodia; né, ai fini della configurabilità del delitto in questione, rileva il fatto che alla sentenza di condanna (nella specie, per pascolo abusivo) non abbia fatto seguito la confisca, considerato che, in ogni caso, il sopravvenire di una causa di nullità, di inefficacia o di perenzione del sequestro non determina automaticamente l’immediata caducazione del vincolo reale di indisponibilità ed il conseguente recupero della libera disponibilità dei beni sequestrati, essendo, a tal fine, sempre necessaria la decisione incidentale o definitiva dell’autorità giudiziaria sulla destinazione dei beni sequestrati. Ne consegue che l’omessa statuizione del giudice di merito al riguardo legittima semplicemente il ricorso davanti al giudice dell’esecuzione, il quale, ai sensi dell’art. 676 c.p.p., ha, tra l’altro, la competenza a decidere anche in ordine alla confisca dei beni sequestrati. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 37266 del 9 novembre 2006 (Cass. pen. n. 37266/2006)

Il sequestro amministrativo di autovettura priva di copertura assicurativa, avendo come finalità soltanto quella di sottrarre il veicolo alla circolazione, non si estende automaticamente a tutti gli oggetti in esso contenuti, la cui sottrazione, quindi, non sempre costituisce reato ai sensi dell’art. 334 c.p. (Nella specie, in applicazione di tale principio, è stato escluso che costituisse reato la sottrazione di un contrassegno assicurativo di pertinenza di altro veicolo, esposto su quello oggetto del sequestro). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 26267 del 27 luglio 2006 (Cass. pen. n. 26267/2006)

Sussiste il delitto di sottrazione di cose sequestrate ogni volta che venga posta in essere una azione diretta ad eludere il vincolo imposto sulla cosa, in relazione alla particolare natura del bene. (Fattispecie in cui venivano concesse in uso a terzi, macchine per il gioco del videopoker, sottoposte al vincolo del sequestro, eludendo il vincolo imposto sulle stesse per impedire l’attività illecita). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 31979 del 29 luglio 2003 (Cass. pen. n. 31979/2003)

Integra il delitto di cui all’art. 334 c.p. (danneggiamento di cose sottoposte a sequestro da parte del proprietario non custode) la condotta di un venditore ambulante che, ricevuta la comunicazione verbale di sequestro della merce, la getti in strada per deteriorarla allo scopo di contestare l’operato dei vigili urbani. (Fattispecie in cui è stata esclusa la configurabilità del delitto di violenza a pubblico ufficiale di cui all’art. 336 c.p.). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6261 del 7 febbraio 2003 (Cass. pen. n. 6261/2003)

In tema di sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a pignoramento o sequestro, la nozione di «proprietario» quale soggetto attivo del reato comprende, nel caso di beni appartenenti a società, coloro i quali di fatto esercitino poteri di gestione del patrimonio sociale, e dunque debbano rispondere della integrità dei beni relativi, compresi quelli sottoposti ad atti limitativi della pubblica autorità. (In motivazione la Corte ha specificato come i soggetti in questione — analogamente a quanto si ritiene in materia infortunistica — non si identifichino necessariamente negli amministratori della società, dovendosi piuttosto aver riguardo alla concreta attribuzione dei poteri gestionali nella compagine sociale). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2985 del 25 gennaio 2002 (Cass. pen. n. 2985/2002)

Integra il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro (nella specie preventivo) la distrazione dall’azienda assoggettata al vincolo dei sottoprodotti dell’industria enologica, come le fecce e le vinacce vergini, provenienti dalla produzione del vino e destinati ad essere inseriti in un ulteriore processo di utilizzazione economica, in quanto il vincolo ricadente sull’azienda si estende automaticamente a tutti i beni del complesso aziendale, compresi prodotti e sottoprodotti. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 228 del 8 gennaio 2002 (Cass. pen. n. 228/2002)

Integra gli estremi del reato di cui all’art. 334 c.p. qualsiasi utilizzo della cosa sequestrata il quale finisca per determinare la compromissione delle finalità di preservazione cui tenda il vincolo di intangibilità assicurato dalla misura cautelare, e perciò qualsiasi uso della stessa che — ad esempio — comportando la amozione del bene, ne determini comunque un deprezzamento, né si rende necessario — al riguardo — che quest’uso si traduca altresì in una compromissione delle capacità di funzionamento tecnico dello stesso. (Nella specie la S.C. ha confermato la pronuncia dei giudici di merito i quali avevano ravvisato gli estremi del reato nella condotta del custode-proprietario di un ciclomotore sottoposto a sequestro, il quale aveva circolato con il veicolo percorrendo circa 720 chilometri). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7930 del 6 luglio 2000 (Cass. pen. n. 7930/2000)

La sottrazione di beni pignorati integra non il reato di cui all’art. 334 c.p., ma quello, perseguibile a querela di parte, di cui all’art. 388 dello stesso codice, non rilevando che la persona offesa sia una pubblica amministrazione, sia perché nel nostro ordinamento la presenza di un interesse pubblico pregiudicato dal reato non implica di per sé la perseguibilità di ufficio, come è confermato da altre figure criminose per le quali è prevista la perseguibilità a querela anche quando soggetto passivo sia lo Stato, sia perché la eventuale difficoltà pratica di individuare, in taluni casi, l’organo pubblico legittimato, previa valutazione discrezionale, a proporre la querela attiene ad un aspetto di mero fatto non interferente con la “ratio” e con la lettera della disciplina. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9870 del 17 settembre 1998 (Cass. pen. n. 9870/1998)

Con la legge 24 novembre 1981, n. 689 il legislatore ha modificato l’art. 334 c.p. intendendo mantenere nell’ambito di operatività della norma solo quelle fattispecie, perseguibili d’ufficio, che trovano fondamento nella violazione di vincoli di natura penale o amministrativa, scorporando da tale disposizione e trasferendo nel testo degli artt. 388 e 388 bis quelle ipotesi che trovano il loro fondamento in violazioni di vincoli di natura privatistica, perseguibili a querela, quale quella che attiene alle cose sottoposte a pignoramento, istituto che non perde la sua natura anche se creditore pignorante è lo Stato o altro ente pubblico. Ne consegue che, mentre sono perseguibili d’ufficio i reati il cui scopo è di tutelare il vincolo del sequestro disposto dal magistrato nel corso di un procedimento penale o dalla pubblica amministrazione nell’esercizio dei suoi poteri di autotutela (artt. 334 e 335 c.p.), è perseguibile a querela il reato di sottrazione del compendio pignorato (art. 388 c.p.), la cui funzione è quella di garantire un vincolo di natura civilistica. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6879 del 9 giugno 1998 Cass. pen. n. 6879/1998)

La sottrazione di cosa sottoposta a pignoramento, chiunque sia il soggetto a favore del quale il pignoramento sia stato eseguito, rientra nell’ipotesi del terzo comma dell’art. 388 c.p. Ne consegue che la punibilità del reato è subordinata alla querela della persona offesa. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9105 del 8 ottobre 1997 (Cass. pen. n. 9105/1997)

In caso di cosa sottoposta a sequestro probatorio su iniziativa della polizia giudiziaria, è del tutto irrilevante, ai fini della configurabilità del reato di sottrazione o danneggiamento di cosa sottoposta a sequestro, di cui all’art. 334, comma secondo, c.p., il fatto che il sequestro sia stato convalidato dal pubblico ministero oltre il termine stabilito dall’art. 355 c.p.p., in quanto solo la giuridica inesistenza del sequestro fa venire meno il reato in questione; mentre eventuali cause di invalidità o di inefficacia di esso non autorizzano alcun atto di disposizione della cosa sequestrata fino a quando dette cause non siano state formalmente riconosciute dal giudice che sia stato al riguardo investito attraverso l’attivazione dei normali rimedi giuridici. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7964 del 26 agosto 1997 (Cass. pen. n. 7964/1997)

La sottrazione di cose pignorate su istanza dell’autorità amministrativa integra il reato di cui all’art. 388 c.p., perseguibile a querela di parte, e non l’ipotesi di reato di cui all’art. 334 c.p. Ciò in quanto, a seguito della modifica di quest’ultimo articolo apportata dalla legge 24 novembre 1981 n. 689 (depenalizzazione), nessun riferimento persiste nella norma alla fattispecie della sottrazione o del danneggiamento delle cose sottoposte a pignoramento. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4090 del 8 maggio 1997 (Cass. pen. n. 4090/1997)

Nell’ipotesi di sottrazione di un bene sottoposto a pignoramento ad istanza dell’Intendenza di Finanza ed affidato al soggetto agente in custodia giudiziale, è configurabile il reato di cui all’art. 388 e non quello di cui all’art. 334 c.p. In quest’ultima fattispecie non è presente la previsione suddetta in aderenza ai lavori preparatori, dai quali si evince che coscientemente si è voluto inserire la condotta de qua nell’art. 388 – procedibile a querela (la cui presentazione non è obbligatoria da parte della P.A.) – in vista della prevalenza dell’interesse privato su quello pubblico ed in considerazione non della posizione del custode, pubblico ufficiale, ma della fonte (penale, amministrativa o civile) del vincolo e della funzione del sequestro (penale o amministrativo) o del pignoramento. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 4048 del 7 maggio 1997 (Cass. pen. n. 4048/1997)

La sottrazione di beni pignorati su istanza di un ente pubblico rientra nella previsione dell’art. 388 c.p. (mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice) e non già in quella dell’art. 334 c.p. (sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro). Invero quest’ultima norma non fa affatto riferimento alle cose sottoposte a pignoramento mentre alle medesime lo fa espressamente l’altra disposizione. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3417 del 11 aprile 1997 (Cass. pen. n. 3417/1997)

La sottrazione da parte del custode di cose pignorate per il recupero di spese giudiziarie configura il reato di cui all’art. 388 c.p. e non già quello previsto dall’art. 334 c.p.: ciò alla luce della collocazione sistematica delle due disposizioni – rispettivamente tra i delitti che offendono l’autorità delle decisioni giudiziarie e tra quelli commessi dai pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione – nonché considerato che l’art. 334 c.p. si riferisce a cose sottoposte a sequestro penale e non anche a cose sottoposte a pignoramento. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2752 del 21 marzo 1997 (Cass. pen. n. 2752/1997)

A seguito delle modifiche apportate dall’art. 86 della legge 24 novembre 1981, n. 689, la sottrazione di beni pignorati ad istanza dello Stato o di altro ente pubblico integra il reato di cui all’art. 388 c.p. (mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice), procedibile a querela di parte, e non quello di cui all’art. 334 c.p. (sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro), perseguibile di ufficio. Infatti quest’ultima norma non fa riferimento alle cose sottoposte a pignoramento, mentre ad esse fa riferimento l’art. 388, comma terzo, c.p. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 710 del 31 gennaio 1997 (Cass. pen. n. 710/1997)

Deve ritenersi integrato il reato di abuso di ufficio, sussistendo il requisito della doppia ingiustizia, dal comportamento del custode di beni mobili sequestrati dall’autorità giudiziaria il quale, violando i doveri connessi al suo ufficio, procede alla sostituzione di un motoveicolo sequestrato con altro di minore valore, in concorso con il vigile urbano che ha operato il sequestro, e ciò al fine di fare conseguire al proprietario del mezzo un ingiusto vantaggio di natura patrimoniale. Tale reato non è assorbito dal concorrente reato di cui all’art. 334 c.p., in quanto attraverso la sostituzione del mezzo si realizza l’oggettività dell’atto illegittimo del pubblico ufficiale, quale ulteriore evento di sostanziale sottoposizione a vincolo cautelativo di un bene che non poteva esservi assoggettato, e si rafforza l’elemento specifico del dolo specifico, quale volontà consapevole di rendere definitivo il vantaggio di natura patrimoniale del proprietario per effetto della operata simulazione. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 446 del 24 gennaio 1997 (Cass. pen. n. 446/1997)

La sottrazione di cose sottoposte a pignoramento, nell’ambito di procedura per il recupero di spese giudiziarie, ad istanza dell’autorità amministrativa, configura il reato di cui all’art. 388 c.p. (mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice), punibile a querela della persona offesa e non già quello di cui all’art. 334 c.p. (sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro in un procedimento penale o dall’autorità amministrativa), perseguibile d’ufficio. Invero nel testo dell’art. 334 c.p.p. non v’è alcun riferimento a cose sottoposte a pignoramento e l’accostamento dei due istituti, radicalmente differenti tra loro, non può compiersi, in assenza di unitaria disciplina legislativa, senza rischiare la commistione di connotati giuridici diversi. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7567 del 26 luglio 1996 (Cass. pen. n. 7567/1996)

La sottrazione di cose sottoposte a pignoramento nell’ambito di procedura per il recupero delle spese giudiziarie promosso dall’autorità amministrativa, integra l’ipotesi di reato previsto dall’art. 334 c.p. (sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro disposto nel caso di procedimento penale o dall’autorità amministrativa) e non quella prevista dal successivo art. 388 c.p. (mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice) e pertanto è perseguibile d’ufficio. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7516 del 2 luglio 1994 (Cass. pen. n. 7516/1994)

Nell’ipotesi di prosecuzione di lavori edilizi in un edificio sottoposto a sequestro reso palese dall’apposizione di sigilli e di cartelli che lo espliciti è ravvisabile esclusivamente il delitto di cui all’art. 334 dello stesso codice. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6650 del 6 giugno 1994 (Cass. pen. n. 6650/1994)

Anche in presenza di una causa di nullità o di perenzione del sequestro, il privato non può disporre liberamente della cosa sequestrata prima che ne venga ordinata la restituzione dalla autorità giudiziaria, non essendo ammissibile che egli si arroghi il diritto di sindacare la legittimità del vincolo giuridico. (Nella specie il ricorrente, imputato del reato di cui all’art. 334 c.p., lamentava la carenza di motivazione del provvedimento di convalida del sequestro e la cassazione ha escluso, sulla scorta del principio di cui in massima, che siffatta carenza potesse giustificare la sottrazione della cosa al vincolo imposto) Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2021 del 3 marzo 1993 (Cass. pen. n. 2021/1993)

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