Art. 300 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Condizione di reciprocità

Articolo 300 - Codice Penale

Le disposizioni degli articoli 295, 296, 297 (1) e 299 si applicano solo in quanto la legge straniera garantisca, reciprocamente, al Capo dello Stato italiano o alla bandiera italiana parità di tutela penale.
I Capi di missione diplomatica sono equiparati ai Capi di Stati esteri, a norma dell’articolo 298 (1), soltanto se lo Stato straniero concede parità di tutela penale ai Capi di missione diplomatica italiana.
Se la parità della tutela penale non esiste, si applicano le disposizioni dei titoli dodicesimo (575 ss.) e tredicesimo (624 ss.); ma la pena è aumentata (64).

Articolo 300 - Codice Penale

Le disposizioni degli articoli 295, 296, 297 (1) e 299 si applicano solo in quanto la legge straniera garantisca, reciprocamente, al Capo dello Stato italiano o alla bandiera italiana parità di tutela penale.
I Capi di missione diplomatica sono equiparati ai Capi di Stati esteri, a norma dell’articolo 298 (1), soltanto se lo Stato straniero concede parità di tutela penale ai Capi di missione diplomatica italiana.
Se la parità della tutela penale non esiste, si applicano le disposizioni dei titoli dodicesimo (575 ss.) e tredicesimo (624 ss.); ma la pena è aumentata (64).

Note

(1) Questo articolo è stato abrogato dall’art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.

Tabella procedurale

Massime

Agli effetti dell’art. 300 c.p. si ha reciprocità sempre che lo Stato estero consideri alla stessa stregua nei loro elementi essenziali i delitti a contenuto analogo commessi nel suo territorio. Basta che anche lo Stato estero consideri l’offesa come delitto diverso per qualificazione e nomen juris, da quello cui darebbe vita se l’offesa fosse diretta contro qualsiasi altra persona: in tal caso, invero, ricorre una specifica ipotesi criminosa la quale, distinguendosi da ogni altra consimile, accorda ai capi di Stato estero come tali ed in quanto tali, una particolare e differenziata tutela per ciò che riguarda il loro nome e il loro prestigio. In siffatta differenziazione si identica e si riscontra la parità di tutela penale nel suo concetto sostanziale, a prescindere dalla diversa quantità di pena comminata e dalle forme della sua esecuzione (regime carcerario) le quali altro non costituiscono che il semplice mezzo per l’attuazione pratica dell’accordata pari tutela. Cass. pen. 8 marzo 1951

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