Art. 285 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Devastazione, saccheggio e strage

Articolo 285 - Codice Penale

Chiunque, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato, commette un fatto diretto a portare la devastazione, il saccheggio (419) o la strage (422) nel territorio dello Stato (4) o in una parte di esso è punito con [la morte (1)] (302, 303, 311 ss., 363, 364; 77 c.p.m.p.).

Articolo 285 - Codice Penale

Chiunque, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato, commette un fatto diretto a portare la devastazione, il saccheggio (419) o la strage (422) nel territorio dello Stato (4) o in una parte di esso è punito con [la morte (1)] (302, 303, 311 ss., 363, 364; 77 c.p.m.p.).

Note

(1) Si veda la nota 1 sub art. 9.

Tabella procedurale

Arresto: obbligatorio in flagranza 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite 280, 287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Corte di assise 5 c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio 50 c.p.p.

Massime

L’art. 285 c.p. prevede la commissione di un fatto, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato, diretto a portare nel territorio dello Stato o in una parte di esso, la devastazione, il saccheggio o la strage. Pertanto, il reato è correlato ad un duplice dolo specifico, in rapporto al fine dell’attentato ed all’intento di cagionare determinati nocumenti. Ma tali obiettivi criminosi, secondo il significato letterale della norma, risultano prospettati alternativamente, sicché è sufficiente, ai fini della consumazione del delitto, un fatto diretto a realizzarne uno, con esclusione degli altri. (Sulla scorta del principio enunciato la Suprema Corte ha escluso la violazione della relazione tra sentenza ed accusa contestata, poiché il giudice istruttore, nell’ordinanza di rinvio a giudizio, aveva precisato che la condotta degli imputati era diretta a cagionare solo devastazione (art. 419 c.p.), con esclusione, quindi, dell’ipotesi di strage, art. 422 c.p., ma pure sempre nell’ambito della fattispecie di cui all’art. 285 citato). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11290 del 9 dicembre 1993 (Cass. pen. n. 11290/1993)

Il delitto di cui all’art. 285 c.p. si differenzia da quello di cui all’art. 422 c.p. unicamente per la presenza, nel primo, del dolo specifico costituito dalla intenzione che l’evento si ripercuota sulle istituzioni statuali come lesione anche alla personalità giuridica dello Stato. Il dolo specifico costituito dalla intenzione di uccidere, richiesto dall’art. 422 c.p., non può essere surrogato dal dolo eventuale che riguarda il dolo generico e che, essendo indiretto, è ontologicamente incompatibile con quello specifico. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10233 del 19 ottobre 1988 (Cass. pen. n. 10233/1988)

La riconosciuta natura eversiva di una associazione (nella specie «Ordine Nero») non può trasformare, per ciò solo, un delitto di strage comune in quella politica prevista dall’art. 285 c.p.

Non integra il delitto di strage politica, di cui all’art. 285 c.p., bensì quello di strage comune, previsto dall’art. 422 stesso codice, l’attentato compiuto contro la sede di un partito politico. Tali organismi, infatti, non possono identificarsi, istituzionalmente, con la personalità dello Stato, né con alcuna delle sue articolazioni, anche se la Costituzione, all’art. 49, li prevede come strumenti per realizzare il diritto dei cittadini di concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale. (Fattispecie relativa ad attentato compiuto da «Ordine Nero» contro una sede del partito socialista italiano). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4932 del 5 giugno 1986 (Cass. pen. n. 4932/1986)

Integra il reato di saccheggio il fatto commesso da una pluralità di persone che si impossessa indiscriminatamente di una rilevante quantità di oggetti con azione sorretta da spirito di assoluta prepotenza e non curanza per l’ordine costituito. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 13466 del 17 dicembre 1980 (Cass. pen. n. 13466/1980)

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 285 c.p. in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione. Invero, la previsione per tale reato della pena dell’ergastolo costituisce esplicazione della facoltà discrezionale del legislatore e, comunque, non si sottrae al giudice, mediante l’applicazione delle attenuanti comuni o generiche, la possibilità di far luogo alla pena della reclusione in luogo di quella dell’ergastolo. La strage è reato comune contro la pubblica incolumità se l’agente non abbia avuto altro fine che quello di uccidere private persone; diventa reato speciale contro la personalità dello Stato se l’intento dell’agente sia stato quello di far ripercuotere l’evento sulla compagine statale come lesione alla persona giuridica dello Stato. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1538 del 9 febbraio 1979 (Cass. pen. n. 1538/1979)

L’elemento materiale del delitto previsto dall’art. 285 del c.p. consiste nel compimento di qualsiasi fatto diretto a portare la devastazione, il saccheggio o la strage nel territorio dello Stato o in una parte di esso. È, quindi, sufficiente, per l’essenza del reato, che sia posto in essere un tentativo idoneo a produrre l’evento considerato dalla legge. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1684 del 14 febbraio 1978 (Cass. pen. n. 1684/1978)

Il delitto di strage politica previsto dall’art. 285 c.p. si differenzia da quello di strage comune soltanto per la presenza, nel primo reato, dell’elemento psicologico subspecifico (fine – motivo), che segna la connessione tra l’azione e l’intento finalistico di recare offesa alla personalità dello Stato, restando per il resto identiche le due figure delittuose nell’elemento obiettivo e nell’elemento subiettivo proprio del reato (dolo). In altri termini, la strage è reato comune (contro la pubblica incolumità) se l’agente non abbia avuto altro fine che quello di uccidere private persone; diventa reato speciale politico. Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 1 del 18 marzo 1970 (Cass. pen. n. 1/1970)

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