Art. 270 sexies – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Condotte con finalità di terrorismo

Articolo 270 sexies - Codice Penale

(1) Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l’Italia (157).

Articolo 270 sexies - Codice Penale

(1) Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l’Italia (157).

Note

(1) Questo articolo è stato inserito dall’art. 15, comma 1, del D.L. 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, nella L. 31 luglio 2005, n. 155.

Tabella procedurale

Massime

Ai fini della configurabilità del reato di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale, commesso dalla persona che abbia acquisito autonomamente informazioni strumentali al compimento di atti con la suddetta finalità, è comunque necessario che il soggetto agente ponga in essere comportamenti significativi sul piano materiale, univocamente diretti alla commissione delle condotte di cui all’art. 270-sexies cod. pen., senza limitarsi ad una mera attività di raccolta di dati informativi o a manifestare le proprie scelte ideologiche. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurabile in sede cautelare il reato di cui all’art. 270-quinquies cod. pen. sulla base di molteplici indici fattuali concreti, tra i quali: il possesso da parte dell’imputato di video ed immagini riconducibili alla propaganda terroristica per lo Stato islamico o illustrativi di tecniche per la preparazione di ordigni esplosivi, scaricati con elevata frequenza nell’arco di un significativo periodo di tempo, nonché di appunti manoscritti riproducenti la celebrazione di simboli e delle pratiche terroristiche dell’”Isis” e in cui l’indagato si proclamava “servo di Allah” votato al martirio; la partecipazione a chat di gruppo e canali di propaganda jihadista nei quali venivano manifestati propositi terroristici e di esaltazione del martirio e della guerra santa contro gli infedeli; il rinvenimento all’interno della sua abitazione di materiale destinato alla fabbricazione di un ordigno rudimentale). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 22086 del 23 luglio 2020 (Cass. pen. n. 22086/2020)

In tema di associazioni con finalità di terrorismo internazionale, la natura di associazione terroristica si ricava non solo dall’inclusione dell’organizzazione negli elenchi di associazioni terroristiche stilati dagli organismi sovranazionali, ma anche dalla disamina del concreto manifestarsi dell’organizzazione stessa alla stregua degli indici descrittivi fattuali indicati dall’art. 270-sexies cod. pen. (Fattispecie in tema di riconoscimento dell’”IS” come associazione terroristica operante in una dimensione spaziale globale, che si avvale di strutture dislocate in vari paesi, protesa all’affermazione della “jihad globale” e finalizzata a commettere atti di violenza stragista per destabilizzare i pilastri degli ordinamenti costituzionali degli Stati e per attentare, in maniera indiscriminata e imprevedibile, alla vita ed integrità delle persone). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10380 del 8 marzo 2019 (Cass. pen. n. 10380/2019)

L’atto terroristico è compatibile – alla luce della normativa internazionale ed in particolare dell’art. 2 della Convenzione di New York del 1999, recepita dalla L. n. 7 del 2003 – con un contesto bellico, considerato che riveste natura terroristica anche l’atto diretto contro un obiettivo militare, quando le peculiari e concrete situazioni di fatto facciano apparire certe ed inevitabili le gravi conseguenze per la vita e l’incolumità fisica della popolazione civile, contribuendo a diffondere paura e panico nella collettività. Ne deriva che, ai fini dell’individuazione della natura dell’atto incriminato, l’elemento discretivo, in un contesto bellico o di occupazione militare, non è tanto lo strumento adoperato quanto l’obiettivo avuto di mira, di guisa che costituisce atto terroristico quello che sia in tempo di pace, sia nel corso di un conflitto armato, si diriga contro un civile o una persona che non partecipi o non partecipi più attivamente alle ostilità. (Fattispecie relativa alla configurazione del delitto di cui all’art. 270 bis c.p. nei confronti di alcuni appartenenti all’organizzazione “Ansar al Islam”, che nel quadro della jihad islamica, avevano provveduto al proselitismo, al reclutamento e alla raccolta di finanziamenti preordinati a preparare e ad eseguire azioni terroristiche contro governi cosiddetti ‘infedelì, ritenendo la natura terroristica degli attentati dinamitardi e delle azioni dei cosiddetti “kamikaze” compiuti in luoghi affollati dalla popolazione civile, pur se indirizzati contro obiettivi militari, nel corso di un conflitto armato). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 39545 del 22 ottobre 2008 (Cass. pen. n. 39545/2008)

Non ricorre la circostanza aggravante della finalità di terrorismo prevista dall’art. 270 sexies c.p. nei fatti di devastazione commessi, in occasione della morte di un tifoso di calcio, da un gruppo di altri tifosi e concretatisi in aggressioni violente alle forze di polizia, lancio di bombe carta, assalto a caserme e incendio di autobus della stessa polizia, danneggiamento indiscriminato di auto e moto in sosta, in quanto in tali condotte, quantunque gravi, non è ravvisabile, in assenza di elementi di più adeguata strutturazione, la prospettiva teleologica ineludibile nella finalità medesima. (Principio affermato in tema di procedimento incidentale de libertate ). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 25949 del 27 giugno 2008 (Cass. pen. n. 25949/2008)

L’art. 270 sexies c.p. rinvia, quanto alla definizione delle condotte terroristiche o commesse con finalità di terrorismo, agli strumenti internazionali vincolanti per l’Italia, e, in tal modo, introduce un meccanismo idoneo ad assicurare automaticamente l’armonizzazione degli ordinamenti degli Stati facenti parte della comunità internazionale in vista di una comune azione di repressione del fenomeno del terrorismo transnazionale. Ne consegue che, a seguito della integrazione della citata norma da parte della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo, fatta a New York l’8 dicembre 1999 e ratificata dall’Italia con la legge 14 gennaio 2003 n. 7, costituiscono atto terroristico anche gli atti di violenza compiuti nel contesto di conflitti armati rivolti contro un obiettivo militare, quando le peculiari e concrete situazioni fattuali facciano apparire certe ed inevitabili le gravi conseguenze in danno della vita e dell’incolumità fisica della popolazione civile, contribuendo a diffondere nella collettività paura e panico. (In applicazione di tale principio, la Corte ha affermato che, in base all’art. 270 sexies, che contiene una norma definitoria incidente sulla portata della disposizione incriminatrice di cui all’art. 270 bis c.p., sono qualificabili come atti terroristici anche le azioni suicide commesse da c.d. kamikaze nel contesto di un conflitto armato). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1072 del 17 gennaio 2007 (Cass. pen. n. 1072/2007)

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