Art. 207 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Revoca delle misure di sicurezza personali

Articolo 207 - Codice Penale

Le misure di sicurezza non possono essere revocate se le persone ad esse sottoposte non hanno cessato di essere socialmente pericolose (203).
La revoca non può essere ordinata se non è decorso un tempo corrispondente alla durata minima stabilita dalla legge per ciascuna misura di sicurezza (212; 679 c.p.p.) (1).
(Omissis) (2).

Articolo 207 - Codice Penale

Le misure di sicurezza non possono essere revocate se le persone ad esse sottoposte non hanno cessato di essere socialmente pericolose (203).
La revoca non può essere ordinata se non è decorso un tempo corrispondente alla durata minima stabilita dalla legge per ciascuna misura di sicurezza (212; 679 c.p.p.) (1).
(Omissis) (2).

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 23 aprile 1974, n. 110, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma nella parte in cui attribuisce al Ministro di grazia e giustizia — anziché al giudice di sorveglianza — il potere di revocare le misure di sicurezza, nonché ai sensi dell’art. 27 della legge n. 87/1953, l’illegittimità costituzionale dello stesso comma in quanto non consente la revoca delle misure di sicurezza prima che sia decorso il tempo corrispondente alla durata minima stabilita dalla legge.
(2) Questo comma è stato abrogato dall’art. 89 della L. 26 luglio 1975, n. 354.

Tabella procedurale

Massime

Ai fini dell’ammissibilità dell’istanza di revoca anticipata di una misura di sicurezza personale, avanzata da un condannato in espiazione della pena, non è necessario che sia prossimo il termine della pena. (Fattispecie in tema di espulsione dello straniero dal territorio dello Stato). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 49242 del 26 ottobre 2017 (Cass. pen. n. 49242/2017)

La revoca anticipata di una misura di sicurezza presuppone una verifica attuale in termini di assoluta certezza che la persona ad essa sottoposta abbia cessato di essere pericolosa, verifica che consenta di anticipare il giudizio di riesame della pericolosità che deve essere fatto al termine del periodo minimo ai sensi dell’art. 208 c.p. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 46938 del 2 dicembre 2004 (Cass. pen. n. 46938/2004)

Il magistrato di sorveglianza, nel disporre la libertà vigilata nei confronti di persona condannata alla quale sia stata comminata tale misura di sicurezza, è tenuto ad accertare la persistenza della pericolosità sociale riferita al momento dell’applicazione della misura. In tale situazione la revoca anticipata di detta misura rimane esclusa, a norma dell’art. 207 c.p., «se la persona ad essa sottoposta non ha cessato di essere socialmente pericolosa»: la puntuale osservanza di tale regola postula una sicura e positiva valutazione della cessazione della pericolosità per fatti sopravvenuti e concludenti, non consentendo il mero dubbio al riguardo il superamento – anche dopo l’intervento della Corte costituzionale – della prognosi già effettuata e l’anticipazione del riesame della pericolosità da effettuarsi a norma del successivo art. 208. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2095 del 10 luglio 1993 (Cass. pen. n. 2095/1993)

È costituzionalmente legittima la presunzione di pericolosità sociale e cioè l’obbligatorietà ed automatica applicazione della misura di sicurezza quando si sia in presenza di condizioni, le quali consentono di far ritenere, sulla base di valutazioni obiettive ed uniformi desunte dalla comune esperienza, la probabilità di un futuro comportamento criminoso da parte dell’agente entro un certo spazio di tempo, corrispondente alla durata minima stabilita dalla legge per ciascuna misura di sicurezza; del resto, la rigida logica della presunzione di pericolosità non è più assoluta dopo che la Corte costituzionale, dichiarando costituzionalmente illegittimi il secondo ed il terzo comma dell’art. 207 c.p., ha reso possibile verifiche giudiziali del perdurare o meno della pericolosità sociale del soggetto anche prima che sia decorso il tempo corrispondente alla durata minima stabilita dalla legge per ciascuna misura di sicurezza. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5856 del 19 giugno 1986 (Cass. pen. n. 5856/1986)

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