Art. 13 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Estradizione

Articolo 13 - Codice Penale

L’estradizione (697 ss. c.p.p.) è regolata dalla legge penale italiana, dalle convenzioni e dagli usi internazionali (10, 26 Cost.) (1).
L’estradizione non è ammessa, se il fatto che forma oggetto della domanda di estradizione, non è preveduto come reato dalla legge italiana e dalla legge straniera.
L’estradizione può essere conceduta od offerta, anche per reati non preveduti nelle convenzioni internazionali, purché queste non ne facciano espresso divieto.
Non è ammessa l’estradizione del cittadino, salvo che sia espressamente consentita nelle convenzioni internazionali.

Articolo 13 - Codice Penale

L’estradizione (697 ss. c.p.p.) è regolata dalla legge penale italiana, dalle convenzioni e dagli usi internazionali (10, 26 Cost.) (1).
L’estradizione non è ammessa, se il fatto che forma oggetto della domanda di estradizione, non è preveduto come reato dalla legge italiana e dalla legge straniera.
L’estradizione può essere conceduta od offerta, anche per reati non preveduti nelle convenzioni internazionali, purché queste non ne facciano espresso divieto.
Non è ammessa l’estradizione del cittadino, salvo che sia espressamente consentita nelle convenzioni internazionali.

Note

(1) La legge costituzionale 21 giugno 1967, n. 1, in sede di interpretazione autentica delle disposizioni contenute negli artt. 10, ultimo comma, e 26, ultimo comma, della Costituzione, che escludono l’estradizione per reati politici, ha stabilito che esse non si applicano ai delitti di genocidio, sui quali si veda la L. 9 ottobre 1967, n. 962.
Tra le numerose Convenzioni di estradizione si vedano quella europea di Parigi 13 dicembre 1957, ratificata dall’Italia con L. 30 gennaio 1963, n. 300 e il Trattato di estradizione fra Italia e Stati Uniti d’America ratificato con L. 26 maggio 1984, n. 225.

Tabella procedurale

Massime

La mancanza di querela non impedisce l’estradizione verso l’estero per il reato di truffa in base alla Convenzione europea di estradizione, che non prevede, tra le condizioni richieste perché vi si faccia luogo, il controllo sui presupposti per la procedibilità del reato secondo la legislazione delle Parti contraenti. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7975 del 27 febbraio 2020 (Cass. pen. n. 7975/2020)

In tema di estradizione dall’estero, l’accordo che prevede la commutazione dell’ergastolo in una pena detentiva temporanea diviene inefficace in caso di mancata consegna dell’estradando (resosi, nella specie, irreperibile), in quanto il mancato perfezionamento della procedura estradizionale determina la risoluzione delle speciali condizioni cui la stessa era subordinata. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 49872 del 9 dicembre 2019 (Cass. pen. n. 49872/2019)

Ai fini della concedibilità dell’estradizione per l’estero, perché sia soddisfatto il requisito della doppia incriminabilità di cui all’art. 13, comma secondo, cod. pen., non è necessario che lo schema astratto della norma incriminatrice estera trovi il suo esatto corrispondente in una norma dell’ordinamento italiano, ma è sufficiente che lo stesso “fatto” sia previsto come reato da entrambi gli ordinamenti, a nulla rilevando l’eventuale diversità, oltre che del trattamento sanzionatorio, anche del titolo e di tutti gli elementi richiesti per la configurazione del reato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto sussistente il predetto requisito in relazione alla richiesta estradizionale avanzata dallo Stato del Kirghizistan per i reati di contrabbando doganale e di contraffazione di documenti e sigilli statali, rilevando che il primo reato concerne un’ipotesi aggravata di contrabbando astrattamente costituente reato anche per l’ordinamento interno, mentre le condotte contraffattrici sono riconducibili ai delitti di falso in certificazioni amministrative e falso ideologico). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 26718 del 17 giugno 2019 (Cass. pen. n. 26718/2019)

Ai fini della concedibilità dell’estradizione per l’estero, non assume rilievo l’eventuale difformità del trattamento sanzionatorio previsto nello Stato richiedente, potendo l’aspetto sanzionatorio rientrare tra le condizioni ostative all’estradizione solo nell’ipotesi in cui il trattamento sia del tutto irragionevole e manifestamente in contrasto con il principio di proporzionalità della pena. (In motivazione la Corte ha aggiunto che, in ogni caso, le eventuali riserve in ordine alla severità e rigidità del sistema punitivo dello Stato richiedente possono rilevare nelle valutazioni di ordine politico spettanti al Ministro della Giustizia, in sede di decisione sulla richiesta di estradizione ai sensi dell’art. 708 cod. proc. pen.). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 16507 del 13 aprile 2018 (Cass. pen. n. 16507/2018)

In tema di rapporti giurisdizionali con autorità straniere, la condizione di reciprocità, alla quale è subordinata ai sensi dell’art. 702 cod. proc. pen. la facoltà di intervento dello Stato estero nel procedimento di estrazione passiva, deve intendersi soddisfatta solo nella ipotesi in cui sia accertata la garanzia, da parte dello Stato richiedente, di una prestazione sostanzialmente “equivalente” in favore dello Stato italiano, corrispondente cioè al contenuto “materiale” del modello sostanziale di condotta delittuosa o dell’evenienza procedimentale che vengono in rilevo nel caso considerato. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 14237 del 23 marzo 2017 (Cass. pen. n. 16507/2017)

I provvedimenti di espulsione di un soggetto verso l’Italia da parte di un Stato estero, ovvero di consegna allo Stato italiano a seguito di espulsione, non pongono limiti all’esercizio dell’azione penale in Italia e non comportano l’applicazione della procedura di estradizione, trattandosi di atti che, troncano ogni rapporto di ospitalità o di residenza con lo Stato che provvede alla consegna e dimostra, in tal modo, il proprio disinteresse ad attivare forme di protezione nei confronti di tale soggetto. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 29628 del 13 luglio 2016 (Cass. pen. n. 29628/2016)

Ai fini della concedibilità dell’estradizione per l’estero, per soddisfare il requisito della doppia incriminabilità, di cui all’art. 13, secondo comma, cod. pen., non è necessario che lo schema astratto della norma incriminatrice dell’ordinamento straniero trovi il suo esatto corrispondente in una norma del nostro ordinamento, ma è sufficiente che lo stesso fatto sia previsto come reato da entrambi gli ordinamenti, a nulla rilevando l’eventuale diversità del titolo e la difformità del trattamento sanzionatorio. (Nella specie la Corte di merito aveva ritenuto irrilevante la circostanza che talune condotte oggetto dei reati ipotizzati dallo Stato estero non integrassero uno specifico reato per l’ordinamento italiano ma solo segmenti della truffa perpetrata ai danni della J.P. Morgan Bank). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 15927 del 5 aprile 2013 (Cass. pen. n. 15927/2013)

In tema di estradizione verso l’estero, non sussiste la violazione del principio della doppia incriminabilità previsto dall’art. II del Trattato di estradizione tra Italia e Stati Uniti d’America, ratificato con L. 26 maggio 1984, n. 225, in relazione ad una domanda di estradizione fondata su un titolo di arresto emesso per il reato di inosservanza di un provvedimento del tribunale (contempt of Court), al fine di consentire la celebrazione del giudizio in relazione a reati previsti da entrambi gli ordinamenti penali. (Nel caso di specie, la persona richiesta in estradizione, dopo la scarcerazione su cauzione, si era sottratta alla celebrazione del processo per l’imputazione di associazione finalizzata al narcotraffico). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5668 del 5 febbraio 2008 (Cass. pen. n. 5668/2008)

L’estradizione verso la Romania non può essere concessa se per il reato di truffa (art. 640, comma primo, c.p.), posto a fondamento della richiesta, non sia stata presentata querela, giacché l’art. 33, comma primo, lett. c) della Convenzione di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Romania, conclusa a Bucarest l’11 novembre 1971 e ratificata con legge 20 febbraio 1975 n. 127, prevede che l’estradizione non è concessa se per il reato per il quale è richiesta, sussistano cause che impediscono l’esercizio dell’azione penale secondo la legislazione di una delle parti contraenti. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9260 del 9 marzo 2005 (Cass. pen. n. 9260/2005)

Ai fini della concedibilità dell’estradizione per l’estero, non assume rilievo l’eventuale difformità del trattamento sanzionatorio previsto nello Stato richiedente, potendo l’aspetto sanzionatorio rientrare tra le condizioni ostative alla pronuncia favorevole alla estradizione solo qualora sia del tutto irragionevole e si ponga manifestamente in contrasto con il generale principio di legalità e proporzionalità delle pene. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 121 del 10 gennaio 2005 (Cass. pen. n. 121/2005)

In tema di estradizione, il principio di specialità, contenuto nel primo comma dell’art. 14 della convenzione europea di estradizione, resa esecutiva con legge 30 gennaio 1963, n. 300, pone precisi limiti alla giurisdizione del giudice procedente impedendogli di perseguire l’estradato per reati per i quali non è stata concessa l’estradizione, ma tali effetti preclusivi vengono meno se l’estradato, fuggito nuovamente all’estero venga arrestato in altro Stato e riconsegnato sulla base di una nuova e diversa procedura estradizionale. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 32356 del 23 luglio 2004 (Cass. pen. n. 32356/2004)

Il principio di specialità previsto dalla convenzione europea di estradizione e dall’art. 721 c.p.p. non opera in materia di misure di prevenzione, in quanto queste sono applicate sulla base di un giudizio di pericolosità attuale del soggetto, ai cui fini l’esistenza di precedenti fatti specifici, eventualmente costituenti reato, rappresenta soltanto uno degli elementi presi in considerazione. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 19900 del 28 aprile 2004 (Cass. pen. n. 19900/2004)

Ai fini della concedibilità dell’estradizione per l’estero, per soddisfare il requisito della doppia incriminabilità, di cui all’art. 13, secondo comma, c.p., non è necessario che lo schema astratto della norma incriminatrice dell’ordinamento straniero trovi il suo esatto corrispondente in una norma del nostro ordinamento, ma è sufficiente che lo stesso fatto sia previsto come reato da entrambi gli ordinamenti, a nulla rilevando l’eventuale diversità, oltre che del trattamento sanzionatorio, anche del titolo e di tutti gli elementi richiesti per la configurazione del reato (in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto corretta la sentenza favorevole all’estradizione richiesta dalla Romania sulla base della convenzione europea del 1957 di un soggetto condannato per tentato omicidio, ancorchè per la configurazione di tale delitto secondo l’ordinamento italiano siano richiesti elementi costitutivi non del tutto analoghi a quelli previsti dall’ordinamento rumeno). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 47614 del 12 dicembre 2003 (Cass. pen. n. 47614/2003)

In tema di estradizione per l’estero, la nozione di reato politico a fini estradizionali trova fondamento non nell’art. 8 c.p., nel quale il reato politico è definito in funzione repressiva, bensì nelle norme costituzionali, che lo assumono in una più ampia funzione di garanzia della persona umana, finalizzata a limitare il diritto punitivo dello Stato straniero. Per quanto concerne il cittadino straniero in Italia, la Costituzione non fornisce una nozione rigida di reato politico, ma la subordina alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. Tra tali norme si pongono le convenzioni internazionali sottoscritte e ratificate dallo Stato italiano, ed in particolare la Convenzione europea sul terrorismo del 1977, nella quale, indipendentemente dalle loro finalità, sono definiti non politici determinati atti delittuosi (in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito con la quale veniva dichiarata l’estradabilità in favore della Francia di un cittadino tunisino con riferimento alla condotta di partecipazione ad associazione criminale diretta al compimento di atti terroristici diretti all’eversione dello Stato francese, con modalità violente comprensive dell’uso di materie espodenti e attentati alla vita e all’integrità fisica di cittadini ignari). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 31123 del 23 luglio 2003 (Cass. pen. n. 31123/2003)

In materia di estradizione, ai fini del principio della doppia incriminazione (art. 13 c.p.) non rilevano le eventuali condizioni di procedibilità né le eventuali cause di estinzione del reato maturate secondo la legislazione dello Stato richiesto, rilevando unicamente, a tal fine, la conformità del fatto ad una fattispecie astratta che sia prevista come reato da entrambi gli ordinamenti. Ne consegue che l’art. VIII del Trattato tra Italia e Stati Uniti d’America, ratificato con legge 26 maggio 1984, n. 225, per il quale l’estradizione non è consentita «nel caso in cui l’azione penale o l’esecuzione della pena sono prescritte per decorso del tempo secondo le leggi della Parte richiedente», deve essere necessariamente inteso nel senso che non viene riconosciuta rilevanza all’eventuale prescrizione del reato secondo le leggi dello Stato richiesto. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 24717 del 27 giugno 2002 (Cass. pen. n. 24717/2002)

Ai fini della estradizione del cittadino straniero dall’Italia Stato estero, il principio della necessità della doppia incriminazione va inteso nel senso che sono escluse dagli elementi oggetto di verifica le condizioni di procedibilità. (Fattispecie nella quale il reato per il quale era stata richiesta la estradizione era qualificabile come truffa semplice, perseguibile nel nostro ordinamento, ma non in quello dello Stato richiedente, a querela di parte). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1850 del 8 luglio 2000 (Cass. pen. n. 1850/2000)

Il requisito della doppia incriminazione, di cui all’art. 13 c.p. e all’art. 11 del trattato di estradizione fra l’Italia e gli Stati Uniti d’America del 13 ottobre 1983, ratificato con L. 26 maggio 1984, n. 225, non postula l’esatta corrispondenza della configurazione normativa e del trattamento della fattispecie, ma solo la applicabilità della sanzione penale, in entrambi gli ordinamenti, ai fatti per cui si procede. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 297 del 29 marzo 1999 (Cass. pen. n. 297/1999)

In tema di estradizione per l’estero, poiché l’art. 11 comma secondo della Costituzione di Bosnia-Erzegovina stabilisce che saranno rispettati i diritti e le libertà fondamentali definiti nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, con priorità su tutte le altre leggi, e poiché l’art. 1 del Protocollo n. 6 di detta Convenzione stabilisce che la pena di morte è abolita, è concedibile l’estradizione richiesta dalla Repubblica di Bosnia-Erzegovina nei confronti di un cittadino accusato di omicidio, reato per il quale, ricorrendo determinate aggravanti, è applicabile astrattamente, in base al codice penale di tale Stato, la pena di morte, dovendo ritenersi verificata la condizione posta dalla sentenza della Corte cost. n. 223 del 1996, che, nel dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’art. 698, comma secondo, c.p.p., ha affermato che per la concedibilità della estradizione è necessaria la garanzia assoluta che lo Stato richiedente non applichi la pena di morte. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 111 del 24 febbraio 1998 (Cass. pen. n. 111/1998)

L’art. 3, comma 2 della Convenzione europea di estradizione prevede la possibilità per lo Stato richiesto di rifiutare la estradizione per sospetto di processo politico. Il giudizio sulla eventuale sussistenza di una estradizione cosiddetta mascherata o di altra situazione idonea ad incidere negativamente sui diritti fondamentali dell’estradando deve peraltro basarsi su elementi idonei a far ritenere fondato il pericolo in questione e detti elementi debbono potersi ricavare dagli atti ovvero debbono essere prospettati dall’interessato secondo un preciso onere di allegazione: l’esercizio, in via esclusiva, di un potere di iniziativa officioso del giudice, in assenza di concreti ed apprezzabili sospetti, costituirebbe fatto non amichevole e non corretto nei confronti dello Stato richiedente. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3281 del 27 novembre 1995 (Cass. pen. n. 3281/1995)

Ai fini della concedibilità dell’estradizione per l’estero, per soddisfare il requisito della doppia incriminabilità, di cui all’art. 13, comma 2, c.p., non è necessario che lo schema astratto della norma incriminatrice dell’ordinamento straniero trovi il suo esatto corrispondente in una norma del nostro ordinamento, ma è sufficiente che lo stesso fatto sia previsto come reato da entrambi gli ordinamenti, a nulla rilevando l’eventuale diversità del titolo e la difformità del trattamento sanzionatorio. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che legittimamente fosse stata pronunciata, ai sensi dell’art. 705 c.p.p. ed in conformità all’art. 2, comma 2, del trattato di estradizione ratificato con L. 26 maggio 1984 n. 225, sentenza favorevole all’estradizione negli Usa di un soggetto accusato, fra l’altro, sotto il titolo di conspiracy — ancorché esprimente un concetto astrattamente diverso da quello dell’associazione per delinquere — di comportamenti concretamente riconducibili anche alla figura dell’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, quale delineata nell’art. 74 del D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309).


Il principio della «doppia incriminabilità», stabilito in materia di estradizione dall’art. 13, comma 2, c.p., non si estende anche ai mezzi di prova ed è perciò ammissibile che l’incriminazione da parte dello Stato richiedente si basi su prove che non sarebbero utilizzabili nel nostro ordinamento, salva restando la valutazione della loro pertinenza. (Nella specie, enunciato tale principio, la Corte ha peraltro osservato che, vertendosi in caso di decisione favorevole all’estradizione negli Usa di soggetto accusato di reati in materia di stupefacenti e lamentandosi nel ricorso da costui proposto avverso la detta decisione che l’accusa sarebbe stata basata su elementi acquisiti mediante l’opera di un agente provocatore, non poteva neppure dirsi che detta opera avesse travalicato i limiti previsti dalla normativa italiana, essendosi l’agente provocatore limitato a ritardare, a fini investigativi, l’esecuzione del possibile sequestro di un quantitativo di sostanza stupefacente, analogamente a quanto consentito, nell’ordinamento nazionale, dall’art. 98, comma 2, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4407 del 4 ottobre 1995 (Cass. pen. n. 4407/1995)

Ai fini dell’estradizione del cittadino straniero dall’Italia allo Stato estero il principio della necessità della doppia incriminazione va inteso nel senso che sono escluse dagli elementi oggetto di verifica le condizioni di procedibilità. (Affermando siffatto principio la Cassazione ha ritenuto infondato un ricorso col quale si deduceva che la richiesta di estradizione per il reato di uso di atto falso era inaccoglibile per difetto di querela). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4298 del 4 gennaio 1995 (Cass. pen. n. 4298/1995)

In materia di estradizione tra lo Stato italiano ed il Regno del Belgio la Convenzione bilaterale sottoscritta a Roma il 15 gennaio 1875 che disciplina i relativi rapporti non contempla i reati fiscali per cui deve escludersi che la frode fiscale sia reato per il quale possa farsi luogo all’estradizione richiesta dal Governo del Belgio. Nella suddetta convenzione le parti contraenti hanno indicato all’art. 2 n. 16, tra i reati per cui è ammessa l’estradizione, l’escroquerie e la tromperie; con tali termini essi peraltro hanno voluto chiaramente riferirsi a figure di reati contro il patrimonio commessi mediante frode, previsti in entrambi gli ordinamenti del diritto penale comune. La semplice assonanza non è sufficiente a far ritenere che la frode fiscale rientri tra tali reati; la sua natura di «reato fiscale» lo pone fuori dell’area di criminalità comune che i contraenti hanno inteso reprimere e ciò d’altra parte si ricava dal fatto che ai reati fiscali non si fa alcun cenno nella convenzione in questione pur essendo stata la lista dei reati più volte aggiornata. L’estradizione per i «reati fiscali» è invero ammessa solo nelle ipotesi in cui sia espressamente prevista, mentre un’ulteriore conferma, relativamente ai rapporti italo-belgi della volontà a suo tempo espressa dai contraenti escludente dall’applicazione della estradizione i detti reati si ravvisa nella convenzione firmata a Bruxelles il 20 novembre 1978, ratificata con L. 15 agosto 1981, n. 500, non ancora in vigore solo per il mancato scambio delle ratifiche, la quale all’art. 22 prevede che «in materia di tasse, di imposte e di dogane e di cambio, l’estradizione sarà accordata alle condizioni previste dalla presente convenzione nella misura in cui sarà stato deciso mediante scambio di lettere per ciascun reato o categoria di reati specificatamente indicati». Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2293 del 29 agosto 1994 (Cass. pen. n. 2293/1994)

Il principio di specialità, contenuto nel primo comma dell’art. 14 della Convenzione europea di estradizione – resa esecutiva con L. 30 gennaio 1963 n. 300 – non comporta una automatica e totale sospensione della giurisdizione del giudice procedente, ma pone dei limiti al suo potere, derivanti dalla necessità di impedire che si tragga occasione dalla presenza dell’estradato nel territorio nazionale per l’esecuzione di provvedimenti restrittivi della libertà personale relativi a fatti anteriori alla consegna, per i quali non è stata concessa l’estradizione. Tuttavia l’estradato, qualora – allontanandosi dal territorio nazionale – venga meno all’osservanza dell’obbligo relativo alla sua presenza coatta nel territorio dello Stato italiano, non può più innovare in suo favore l’applicazione del principio di specialità, atteso che in tal caso lo Stato richiedente, ai sensi dell’art. 14 secondo comma della convenzione citata, ha la facoltà di adottare tutte le misure necessarie ai fini dell’esercizio della giurisdizione. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1183 del 6 maggio 1994 (Cass. pen. n. 1507/1993)

Il principio di specialità di cui all’art. 14 della convenzione europea di estradizione firmata a Parigi il 13 dicembre 1957 non preclude in modo assoluto l’esercizio della giurisdizione da parte dello Stato richiesto, ma vi pone solo delle limitazioni, imposte dall’evidente necessità di impedire che si tragga occasione dalla presenza fisica dell’estradato nel territorio nazionale per sottoporlo a provvedimenti restrittivi della libertà personale diversi da quelli per i quali l’estradizione è stata concessa e anteriori alla consegna. Al di fuori di questa ipotesi, non sussiste alcun ostacolo normativo alla possibilità di procedere nei confronti del cittadino estradato per altri fatti, commessi in Italia in danno di cittadini, dovendosi solo prescindere dal compimento di qualsiasi atto che postuli la disponibilità della persona dell’imputato e, quindi, anche dall’esecuzione di un’eventuale sentenza di condanna a pena detentiva fino a quando per tale diverso titolo, ricorrendone i presupposti, non sia richiesta e concessa un’estradizione suppletiva. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1507 del 8 giugno 1993 (Cass. pen. n. 1507/1993)

Il principio di specialità, riaffermato nel primo comma dell’art. 14 della Convenzione europea di estradizione (firmata a Parigi il 13 dicembre 1957 e ratificata con legge n. 300 del 1963) non preclude in assoluto l’esercizio della giurisdizione da parte dello Stato richiedente per i fatti anteriori alla data dell’estradizione e diversi da quelli per i quali l’estradizione è stata concessa, ponendo solo una serie di limitazioni all’esercizio dei poteri giurisdizionali; in particolare, per espressa deroga contenuta nel secondo comma del citato art. 14, è consentito adottare «le misure necessarie in vista sia di un eventuale allontanamento dal territorio» dell’estradato, «sia di una interruzione della prescrizione… ivi compreso il ricorso ad un procedimento contumaciale». (Nella specie la Cassazione ha ritenuto legittimo che si fosse proceduto per fatti del tipo suddetto per evitare la prescrizione e per l’eventuale richiesta di estradizione suppletiva). Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 6682 del 4 giugno 1992 (Cass. pen. n. 6682/1992)

In materia di estradizione, il principio di specialità non comporta una sospensione della giurisdizione del giudice italiano, che resta piena, ma determina soltanto una limitazione ai poteri sovrani in materia giurisdizionale attribuiti agli organi giudiziari del Paese richiedente, limitazione che automaticamente viene meno quando il Paese richiesto, con suo provvedimento insindacabile nell’ordinamento interno, rimuove il limite posto alla sovranità del Paese procedente. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2402 del 5 marzo 1992 (Cass. pen. n. 2402/1992)

La regola della specialità dell’estradizione, per cui la persona consegnata non può essere sottoposta a giudizio per un «fatto diverso» anteriore all’estradizione, importa l’obbligo dello Stato richiedente di attenersi al fatto per il quale l’estradizione fu concessa, ma non implica né il divieto di modificare il titolo delittuoso, né il divieto di completare ed integrare l’imputazione con elementi e circostanze di contorno nel rispetto delle norme processuali interne: sempre che sia lasciato immutato il fatto-reato nella sua materialità e struttura essenziale. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 12211 del 29 novembre 1991 (Cass. pen. n. 12211/1991)

Ai fini dell’individuazione dei limiti di operatività del divieto di estradizione per reati politici, la determinazione dei connotati del reato politico deve trarsi anche dal contesto costituzionale, cioè dai principi fondamentali enunciati dalla Costituzione a tutela dei diritti fondamentali della persona umana; tra tali principi devono comprendersi anche quelli fissati nelle norme che, seppur inserite nella parte relativa ai diritti e doveri dei cittadini, ineriscono ai diritti fondamentali quali la libertà di espressione del proprio pensiero, la libertà di associazione, la libertà sindacale etc., nonché quelli sanciti negli artt. 24 e 27 Cost. relativi al diritto di difesa ed alla natura e finalità della pena.

In tema di divieto di estradizione per reati politici, ai fini dell’individuazione del «reato politico», oltre che all’oggetto dell’incriminazione, al bene giuridico tutelato ed ai motivi della condotta criminosa, che hanno indubbia rilevanza come elementi sicuramente sintomatici della possibilità che la richiesta di estradizione mascheri un attentato alla personalità dell’estradando, bisogna fare riferimento, ampliando il concetto di reato politico, a quei fattori di natura collettiva e sociale dai quali possa emergere il pericolo di inquinamento della funzione repressiva, come concepita dalla nostra Carta costituzionale. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3768 del 12 dicembre 1990 (Cass. pen. n. 3768/1990)

La nozione di reato politico, quale limite all’estradizione, può trarsi soltanto dal contesto costituzionale e, perciò, dai principi fondamentali da questo posti a tutela dei fondamentali diritti della persona umana. Tra questi primeggia quello stabilito dall’art. 27, comma terzo, Cost. sull’essenza, natura e consistenza della pena, dal quale discende la conclusione che scopo delle norme costituzionali vietanti l’estradizione per reati politici è essenzialmente quello di vietare che lo Stato italiano collabori a rendere possibile lo scatenarsi di vendette guidate da passioni di parte, o da interessi privi di valore al di fuori di una determinata cerchia politica. Ciò che conta per l’individuazione della natura politica del delitto è l’esistenza — o l’inesistenza — di fattori di natura collettiva o sociale, dai quali emerga il pericolo che possa restare inquinata la funzione repressiva, come concepita dalla Corte costituzionale. Nell’individuazione di tale natura devono inoltre confluire anche i valori fissati dalla Costituzione per il riconoscimento del diritto d’asilo (ossia le libertà democratiche fondamentali garantite costituzionalmente), in quanto integratori dell’aspetto generale dello spirito informatore della Costituzione, in relazione alla tutela della personalità umana. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3329 del 23 gennaio 1990 (Cass. pen. n. 3329/1990)

Il principio di specialità contenuto nel primo comma dell’art. 14 della convenzione europea di estradizione non preclude qualsiasi esercizio della giurisdizione in riferimento a fatti anteriori alla data dell’estradizione e diversi da quelli per i quali l’estradizione venne concessa, ma costituisce soltanto una limitazione ai poteri sovrani che in materia giurisdizionale competono agli organi giudiziari del paese richiedente. Pertanto, senza violare il principio di specialità il giudice può prosciogliere dal reato addebitato se il fatto non sussiste o l’imputato non lo ha commesso, o il fatto non è preveduto dalla legge come reato, o se il reato è estinto o se l’azione penale non poteva essere iniziata o proseguita. All’applicazione della causa estintiva non è di ostacolo l’obbligo dell’interrogatorio dell’imputato, previsto dall’art. 376, c.p.p., perché questo obbligo deve ritenersi osservato anche attraverso il processo verbale giudiziario contenente le dichiarazioni dell’estradato che la convenzione riconosce indispensabile per la documentazione della procedura di estradizione supplettiva o attraverso le dichiarazioni rese dall’incolpato ai sensi dell’art. 14, lett. a) della convenzione stessa. È altresì possibile svolgere atti di polizia giudiziaria e di istruzione preliminare, nonché tutti quegli atti istruttori che sono indispensabili per accertare nelle sue reali caratteristiche il fatto e per qualificarlo giuridicamente in modo compiuto, nonché per assicurare tutti quegli elementi probatori che altrimenti potrebbero essere dispersi. Resta preclusa la possibilità di emettere atti che comportino una coazione nei confronti dell’estradando o di disporre il rinvio a giudizio dell’incolpato. Ma, al fine di impedire la prescrizione il giudice può emettere tutti gli atti di cui all’art. 160, comma secondo, c.p. e può anche ricorrere al giudizio contumaciale. Tale forma di giudizio può essere utilizzata anche per poter precostituire quel titolo di condanna esecutiva occorrente per richiedere l’estradizione supplettiva nei casi in cui non sia consentito emettere mandato di cattura o atto equipollente. Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 2 del 21 aprile 1989 (Cass. pen. n. 2/1989)

Il giudizio di garanzia giurisdizionale previsto dal nostro sistema in tema di estradizione passiva ha per oggetto non solo l’osservanza delle disposizioni di diritto oggettivo che regolano il rapporto, ma anche la tutela dei diritti fondamentali dell’individuo riconosciuti dall’ordinamento italiano, i quali, attraverso la cooperazione prestata con l’estradizione, potrebbero essere violati. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2189 del 13 novembre 1987 (Cass. pen. n. 2189/1987)

La cosiddetta litispendenza internazionale di cui all’art. 8 della Convenzione europea di estradizione firmata a Parigi il 13 dicembre 1957 e ratificata con L. 30 gennaio 1963 n. 300, non esplica nessuna influenza nel procedimento di competenza della sezione istruttoria di cui agli artt. 664 e seguenti del c.p.p., poiché l’esercizio della facoltà di rifiuto di concessione dell’estradizione, ai sensi del predetto art. 8, è riservato in via esclusiva agli organi del Governo e per essi al Ministero di grazia e giustizia che è il titolare del relativo potere. Pertanto, in caso di litispendenza internazionale, la sezione istruttoria, qualora ricorrano tutte le altre condizioni richieste, deve esprimere parere favorevole all’estradizione onde non pregiudicare i poteri discrezionali dell’Autorità amministrativa riconosciuti dall’art. 8 sopra citato. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 310 del 7 aprile 1982 (Cass. pen. n. 310/1982)

In materia di estradizione il principio di reciprocità non ha valore generale, automaticamente applicabile, ma trova applicazione solo se sia previsto da specifiche norme dello Stato italiano, come negli artt. 300 c.p. o 16 disp. prel. c.c., oppure se sia inserita la relativa clausola nella Convenzione internazionale, oppure se sussista, in relazione a concreti rapporti, una reciprocità internazionale di fatto, indipendentemente da apposite clausole. Nella Convenzione europea di estradizione, aperta alla firma a Parigi il 13 dicembre 1957 e ratificata e resa esecutiva in Italia con L. 30 gennaio 1963, risulta accolto il principio apposto all’automatica applicazione della regola della reciprocità. (La Corte di cassazione ha chiarito che nella suindicata Convenzione è consentito, unicamente come facoltà attribuita alle parti contraenti, di applicare tale regola per quanto concerne i reati esclusi dalle sue previsioni (art. 2, paragrafo 7); ed, in relazione alle riserve di una parte, è confermato che alle altre parti contraenti è attribuita una mera facoltà discrezionale di uniformarsi alle eventuali riserve (art. 26 paragrafo 3). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 301 del 16 marzo 1982 (Cass. pen. n. 301/1982)

Per l’estradizione del cittadino straniero dall’Italia allo Stato estero richiedente è necessario che il fatto costituisca reato secondo la legislazione di entrambi gli Stati, ma non occorre che nei due ordinamenti sia identica la figura giuridica del reato stesso; e neppure è necessario che la persona offesa abbia proposto querela, quando questa sia richiesta dall’ordinamento italiano, ma non da quello straniero, per la procedibilità del reato. L’estradizione del cittadino straniero dall’Italia può essere concessa anche quando il reato, secondo la legge italiana, sia da considerare estinto per amnistia. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2832 del 10 dicembre 1965 (Cass. pen. n. 2832/1965)

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